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Ue, Moratti “Pragmatismo e neutralità tecnologica per le politiche green”

Ue, Moratti “Pragmatismo e neutralità tecnologica per le politiche green”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Le ondate di calore non sono più emergenze stagionali ma segnali di un cambiamento strutturale che impone all’Europa politiche nuove, tanto di mitigazione quanto di adattamento. Lo sottolinea Letizia Moratti, europarlamentare di Forza Italia e presidente della Consulta Nazionale del partito, intervistata da Claudio Brachino per Primo Piano Europa, format tv dell’agenzia Italpress.
“Le ondate di calore sono la conseguenza del cambiamento climatico e questo va detto con assoluta chiarezza”, afferma Moratti. “L’Europa è il continente che si riscalda di più: la media delle temperature europee negli ultimi anni è raddoppiata rispetto a quella media mondiale”. Un dato che impone, secondo l’europarlamentare, un cambio di paradigma nelle politiche pubbliche. Le conseguenze di queste ondate – blackout elettrici, tensioni negli ospedali, disagi nelle città – richiedono risposte che vadano oltre la gestione dell’emergenza.
“Dobbiamo avere politiche di mitigazione, ma anche politiche di adattamento – spiega Moratti -. Più verde nelle città, ospedali climatizzati, risorse sociali per i più vulnerabili, investimenti in reti elettriche e ferroviarie più resilienti”.
Una visione che abbraccia tanto la dimensione ambientale quanto quella sociale, nella convinzione che le due componenti non possano essere disgiunte. Un legame che emerge con tutta la sua urgenza guardando al settore automotive, “che pesa per l’8% del PIL europeo e che coinvolge non soltanto le grandi imprese ma soprattutto le piccole e medie imprese della filiera e i lavoratori”.
Quindi per l’esponente di Forza Italia il cambiamento climatico “va affrontato in maniera pragmatica”. Gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050 devono rimanere, ma le industrie vanno accompagnate nel processo di transizione. Il rischio opposto è quello di un paradosso pericoloso: “L’Europa contribuisce mondialmente al 6% delle emissioni, la Cina al 33%. Se delocalizziamo in Cina, deindustrializziamo l’Europa e non raggiungiamo gli obiettivi di decarbonizzazione”.
La posizione di Forza Italia e del Partito Popolare Europeo si traduce in una tema chiave: neutralità tecnologica. “Non solo l’elettrico, ma anche il biofuel, l’e-fuel, l’idrogeno, il nucleare di ultima generazione – spiega Moratti -. Inoltre ci sono settori che non possono essere totalmente elettrificati, come la ceramica, il vetro, l’acciaio. Deve essere il mercato a determinare il mix, non regole europee imposte dall’alto”.
Sul fronte energetico, il quadro è altrettanto chiaro: “Paghiamo l’energia dalle tre alle cinque volte i prezzi americani e siamo dipendenti da fonti fossili esterne”. Le rinnovabili – eolico e fotovoltaico – sono necessarie e vanno incrementate, ma non sufficienti da sole: “Non garantiscono la continuità dell’energia, quindi abbiamo bisogno di un mix che dia stabilità”. I Paesi che includono il nucleare nel proprio mix energetico, ricorda Moratti, hanno costi inferiori rispetto all’Italia, che ne è priva.
Ecco perchè l’europarlamentare guarda con interesse al nucleare di nuova generazione, “peraltro già entrato nella tassonomia europea come energia pulita”. Il mix tecnologico è “assolutamente indispensabile per garantire costi inferiori per le aziende e le famiglie e per conseguire quella indipendenza energetica che diventa anche una questione di sicurezza per l’Europa”.
Nessun passo indietro sugli obiettivi climatici del 2050, ma una revisione profonda degli strumenti per raggiungerli.
“Bisogna lavorare per obiettivi intermedi più realistici, per la neutralità tecnologica e soprattutto perchè non ci siano più divieti e costi, ma incentivi”, sostiene Moratti. Incentivi che consentano alle aziende una transizione realistica, che proteggano le famiglie da bollette insostenibili, che salvaguardino le piccole e medie imprese che, a differenza delle multinazionali, non possono abbandonare il territorio europeo. “Una politica pragmatica che arrivi agli obiettivi climatici, ma che salvi le nostre imprese e i nostri lavoratori”.
Un esempio concreto di questo approccio è rappresentato dalla battaglia condotta da Moratti e da FI-PPE contro la direttiva sulle acque reflue. La norma, nelle intenzioni giusta nel voler ridurre i microinquinanti, imponeva alle aziende farmaceutiche costi definiti “esorbitanti e insostenibili” per il trattamento delle acque, senza che fosse verificata in modo rigoroso la reale incidenza del settore farmaceutico e cosmetico sull’inquinamento.
Le conseguenze pratiche sarebbero state pesantissime per i pazienti europei. “L’amoxicillina, antibiotico di base tra i meno costosi, rischiava di uscire dalla produzione perchè i costi annui del trattamento avrebbero superato il prezzo del farmaco stesso – spiega Moratti -. Lo stesso per la metformina, farmaco fondamentale per il diabete”. Il rischio era l’impossibilità di produrre farmaci generici a basso costo, con ricadute gravissime sull’accesso alle cure per milioni di cittadini europei. “Abbiamo fermato la norma e abbiamo chiesto alla Commissione una valutazione di impatto prima di procedere”.
Una vittoria che l’europarlamentare inserisce in un quadro più ampio di revisione delle normative europee, incluse quelle sull’accesso ai medicinali innovativi, che in Italia “purtroppo arrivano in misura ridotta rispetto al passato”.
Nell’intervista con Brachino, Moratti affronta anche il tema dell’immigrazione irregolare e delle norme approvate a livello europeo: “Tengono conto del disagio e delle paure che i cittadini hanno rispetto a un’immigrazione irregolare e illegale”, sottolinea. Le nuove norme europee impegnano l’Unione e gli Stati membri a politiche comuni e coordinate: rafforzamento dei controlli alle frontiere, cooperazione con l’Interpol e creazione di hub extraeuropei “in modo tale che i cittadini che non hanno il diritto di entrare in Europa vengano fermati prima”.
Misure che l’eurodeputata definisce “apolitiche e apartitiche”, frutto di una risposta pragmatica a una sfida concreta che attraversa trasversalmente tutti i Paesi del continente.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

Lavoro, Meloni “La norma sul salario giusto una vittoria del Paese”

Lavoro, Meloni “La norma sul salario giusto una vittoria del Paese”

PADOVA (ITALPRESS) – “Credo di essere l’unico presidente del Consiglio ad aver partecipato nel corso del suo mandato ai congressi di tutte e tre le principali organizzazioni sindacali e penso che questo dica quanto il confronto con le parti sociali sia stato e sia per noi una cifra del lavoro, dell’attività e delle convinzioni di questo governo. E’ un approccio che abbiamo cercato di dimostrare in molte occasioni fin dal nostro insediamento, alcune non sono state comprese ma lo abbiamo sempre fatto con convinzione”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo al XIX Congresso nazionale della Uil in corso nella Fiera di Padova alla presenza, tra gli altri, della ministra del Lavoro, Marina Calderone; della segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola; del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. La premier, accolta in sala da un robot umanoide, dopo aver ascoltato la relazione del segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, ha ringraziato l’Unione italiana dei lavoratori “per aver saputo interpretare il confronto tra governo e parti sociali nella sua accezione più nobile e alta” e ha voluto lasciare un “messaggio molto semplice che però in questi anni ha rappresentato la chiave di tante piccole rivoluzioni. Quel messaggio è che la porta del governo, la mia porta, rimarrà sempre aperta al confronto e alla proposta”.
Meloni ha poi ricordato “la scelta di far corrispondere il salario giusto al trattamento economico complessivo sancito dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Sicuramente era una rivendicazione della Uil, sicuramente è stata una vittoria, io credo che sia stata una vittoria di tutti i lavoratori italiani, io credo che sia stata una vittoria della nazione nel suo complesso – ha aggiunto -. Con il decreto lavoro noi abbiamo fissato nero su bianco un principio che in Italia non era mai stato riconosciuto e cioè che la contrattazione collettiva, la contrattazione di qualità, è lo strumento più efficace che abbiamo a disposizione per far crescere le tutele, difendere i diritti, rafforzare le retribuzioni dei lavoratori ed è una scelta di campo, perchè per la prima volta lo Stato afferma che la dignità di uno stipendio passa dalla qualità del contratto e non semplicemente da una cifra stabilita a tavolino magari calata da parte dello Stato stesso”. Poi il tema della condizionalità degli incentivi occupazionali, “noi sappiamo bene che per anni lo Stato ha distribuito soldi a pioggia a tutti, anche a chi delocalizzava, a chi non rispettava le regole sulla sicurezza. Noi abbiamo anche qui con coraggio scelto di dire basta, perchè i soldi che lo Stato distribuisce non sono soldi suoi, sono i soldi che raccoglie dalle tasse e dai sacrifici dei lavoratori di questa nazione e vanno spesi con equità, con responsabilità e con l’obiettivo di migliorare la condizione di vita delle persone. Nel mercato del lavoro questo significa che quelle risorse devono essere destinate a chi applica contratti giusti e rispetto ai diritti dei lavoratori – ha ricordato -. Tutto questo ci consente anche di combattere quei contratti pirata che applicano condizioni sfavorevoli quando non addirittura umilianti. Abbiamo deciso, come è stato correttamente ricordato, anche di sostenere i rinnovi nei contratti del settore privato con la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali. Provvedimento che era anch’esso richiesto dalla Uil, che era richiesto dalle parti sociali perchè rafforza il legame tra produttività e salario e contribuisce a dare ancora centralità alla contrattazione collettiva. E’ un provvedimento efficace, è un provvedimento al quale vogliamo dare continuità e stabilità. Io ne ho già parlato con il ministro Calderone e con il ministro Giorgetti, e voglio dire al segretario Bombardieri che il governo raccoglie un’istanza che è vostra e non solamente vostra di garantire che questa misura possa essere confermata anche nella prossima legge di bilancio”.
Il segretario generale della Uil, infatti, proprio nella sua relazione aveva chiesto “al Governo, sia pure in una situazione di bilancio che appare problematica, di considerare il rinnovo dei contratti una priorità e, a tal proposito, di prevedere penalizzazioni per i settori che non li rinnovino, oltrechè per quelle aziende che usano la riduzione del costo del lavoro come strumento per la loro competitività. Al Governo, soprattutto – e lo sottolineo – chiediamo di confermare la detassazione per i contratti che si rinnoveranno nel 2027 e nel 2028”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Tarquinio “L’Europa sia un gigante forte e gentile, basta doppi standard su Gaza”

Tarquinio “L’Europa sia un gigante forte e gentile, basta doppi standard su Gaza”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Aiuti alla cooperazione e allo sviluppo da difendere senza condizionalità securitarie, allargamento europeo ai Balcani che procede ma con tensioni politiche interne, una svolta necessaria su Gaza dove “la pace dichiarata non c’è”, e una difesa comune europea ancora tutta da costruire. Marco Tarquinio, europarlamentare del Partito Democratico e membro del gruppo S&D, traccia un quadro ampio della politica estera e delle relazioni internazionali dell’Unione in un’intervista a Claudio Brachino per Primo Piano Europa, format tv dell’agenzia Italpress.
Punto di partenza è una relazione approvata dall’Assemblea di Strasburgo nella stessa settimana in cui il Parlamento europeo ha adottato il regolamento rimpatri una relazione di segno opposto, negoziata da Tarquinio per il gruppo S&D insieme a un relatore del Partito Popolare Europeo, che riguarda la Commissione Sviluppo e Cooperazione Internazionale. “I sostegni allo sviluppo e gli aiuti umanitari dell’Europa sono oggi la maggiore forza di sviluppo e umanitaria sulla scena globale dopo la ritirata degli Stati Uniti d’America”, afferma Tarquinio, sottolineando che il testo approvato “ha salvato il cuore dei principi che muovono questo tipo di azione”, ovvero la costruzione di legami con altri paesi nell’interesse reciproco, in un approccio win-win, senza introdurre le condizionalità spinte da una parte dello schieramento di destra ed estrema destra dell’Assemblea.
In termini quantitativi, ricorda l’europarlamentare, le risorse in gioco sono enormi: “Gli aiuti allo sviluppo e gli aiuti umanitari dell’Unione Europea muovono qualcosa come 300 miliardi di euro complessivi, mettendo insieme le forze dell’Unione Europea in quanto tale, degli Stati membri, della società civile, le dimensioni cooperative e imprenditoriali”. L’obiettivo dichiarato è mantenere questa azione nella sua vocazione originaria: “Non farlo deragliare in senso meramente securitario, che è una delle tendenze di questo tempo. Tutte queste iniziative contribuiscono a creare una dimensione di difesa per l’Europa perchè creano relazioni virtuose con i nostri interlocutori”.
Secondo l’esponente dem “l’Unione Europea può essere un gigante forte e gentile sulla scena internazionale, a differenza di imperi che stanno agendo chiaramente all’interno di uno schema di competizione per l’egemonia. L’Europa ha degli interessi da difendere, ma soprattutto un modello da proporre che è alternativo radicalmente alla logica e alla la pratica della guerra, sia sul piano delle armi, sia sul piano del commercio e delle relazioni”.
Sul fronte dell’allargamento, Tarquinio si sofferma in particolare sull’Albania: “Sono aperti tutti quelli che vengono definiti cluster negoziali”, spiega, precisando che si tratta di oltre 30 materie oggetto di negoziato, dallo stato di diritto alla libertà di stampa, dalla tutela ambientale all’autonomia della giustizia. “L’Albania ha aperto tutti i capitoli negoziali e dovrebbe chiuderli entro il 2027”.
Sulla Siria, Tarquinio è il negoziatore del gruppo S&D per una relazione che verrà votata in autunno dal Parlamento europeo.
“Stiamo rivitalizzando tutte le relazioni”, dice Tarquinio, che si fa portavoce di una proposta concreta: consentire ai rifugiati siriani integrati in Europa di tornare temporaneamente in Siria per valutare la situazione “senza perdere lo stato di rifugiati nell’Unione Europea, creando un movimento virtuoso, delle porte girevoli”. Una misura che definisce “molto importante” per favorire un rientro graduale e consapevole. Ma la priorità resta la transizione politica: “Il ruolo delle donne, il rispetto di tutte le minoranze. La Siria è un paese mosaico – musulmani di diverse correnti, cristiani, alawiti – e questo va preservato in un Paese che ha subito una guerra civile drammatica e conta ancora milioni di sfollati interni e molti profughi all’estero”.
Il passaggio più netto riguarda il conflitto a Gaza. “Si è dichiarato che c’era una pace, ma quella pace non c’è e continua una condizione di assedio di un popolo ridotto a vivere in spazi estremamente risicati”, denuncia Tarquinio, che ha portato al Parlamento europeo questa settimana un’installazione artistica – un tavolo le cui gambe sono protesi di vittime di guerra, accompagnata da una performance di Alessandro Bergonzoni – per tenere viva la cultura del negoziato. I responsabili di quanto accade a Gaza, secondo Tarquinio, sono individuabili: “Netanyahu, Ben Gvir, Smotrich”.
E l’accusa all’Unione Europea è diretta: “Non riesce ad agire perchè non sta facendo le cose giuste. C’è un doppio standard: nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina sono stati messi in campo diversi strumenti, anche le sanzioni, nei confronti di Israele non stiamo mettendo in campo nulla”. Tarquinio cita anche il blocco sull’etichettatura dei prodotti provenienti dai coloni illegali in Cisgiordania, ostacolato da una minoranza di paesi tra cui, lamenta, “anche il governo italiano. I cittadini e i consumatori hanno il diritto di sapere che cosa acquistano e da dove viene”, ribadisce.
Sul tema della difesa europea, Tarquinio prende le distanze dalla sola logica del riarmo. Richiamando una ricerca dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (Iriad), che denuncia l’assenza di una vera difesa comune: “C’è una competizione tra i campioni produttivi nazionali dei diversi Paesi che non stanno lavorando insieme. Il caso più clamoroso è la rottura della trattativa per costruire insieme un caccia franco-tedesco”. Ancora più grave, ai suoi occhi, il ritorno negli arsenali di alcuni paesi europei di armi precedentemente bandite: “Le bombe a grappolo, le mine antiuomo. Stiamo andando nella direzione sbagliata”. La proposta alternativa è quella di una “difesa a due braccia: una militare ma non aggressiva, nel solco dell’articolo 11 della Costituzione e dell’articolo 3 dei Trattati europei, e una civile non violenta, fatta di corpi civili di pace – la proposta storica di Alex Langer, già approvata tre volte dal Parlamento europeo ma ignorata dagli Stati membri”.
“Dobbiamo raggiungere un’autonomia strategica, che si ottiene con una difesa comune, che significa ridurre le spese militari con un’economia di scala, e sviluppare tutte le altre modalità che fanno dell’Europa un soggetto diverso da Stati Uniti e Cina sulla scena globale”.

– Foto Italpress –

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Ue, Capone “L’Europa sia al fianco dei giovani per il diritto di restare”

Ue, Capone “L’Europa sia al fianco dei giovani per il diritto di restare”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Rafforzare il legame tra Unione Europea e territori, tradurre le strategie comunitarie in opportunità concrete per i cittadini, difendere i Fondi di Coesione dal rischio di essere dirottati verso altre priorità. Sono alcune delle priorità di Loredana Capone, consigliera regionale della Puglia, vicepresidente nazionale del Partito Democratico e componente del Comitato Europeo delle Regioni. Ne parla a Claudio Brachino in un’intervista per Primo Piano Europa, format tv dell’agenzia Italpress.
Per Capone, l’esperienza a Bruxelles come membro del Comitato Europeo delle Regioni è anche un’opportunità per acquisire nuove competenze e condividere esperienze con altri amministratori locali europei per migliorare la spesa dei fondi comunitari, acquisendo anche una visione più ampia dei progetti da finanziare. “Quando lavori a un progetto non devi pensare soltanto all’obiettivo finale, ma devi guardarlo sotto diversi punti di vista. Ad esempio la progettazione di uno stadio non può limitarsi alla funzione sportiva, ma deve considerare inclusione, accessibilità, viabilità, pluralità di utilizzo”. Un approccio multidimensionale che, secondo la consigliera regionale pugliese, è la chiave per ottenere il riconoscimento europeo e centrare gli obiettivi fondamentali dell’Unione, tra cui il benessere delle persone, l’identità e la comunità di quelle persone e il miglioramento della loro qualità della vita.
Tra le priorità nell’impegno di Loredana Capone figurano le iniziative per garantire ai giovani “il diritto di restare. L’Europa innanzitutto ha rappresentato l’eliminazione delle barriere e dei confini e questo è importante, ha alimentato sicuramente il diritto a muoversi ed è una grande opportunità per tutti, pensiamo ad esempio al progetto Erasmus. Però questa deve essere una scelta e non un condizionamento”.
L’esperienza pugliese offre un caso di studio interessante: il bando NIDI (Nuove Iniziative Di Impresa), pensato per sostenere l’imprenditorialità giovanile attraverso finanziamenti diretti, senza la necessità di fideiussioni bancarie, accompagnati da percorsi di tutoraggio sul mercato e sulla gestione d’impresa.
Sul fronte dell’occupazione, i dati citati dalla consigliera mostrano una Puglia che cresce più della media italiana, ma il problema delle retribuzioni rimane aperto: “Se un ragazzo fa l’infermiere in Italia percepisce forse la metà dello stipendio che percepisce in un altro territorio europeo, quindi è più incentivato ad andarsene piuttosto che restare”. Un gap salariale che i contratti di lavoro non sempre riescono a colmare, rimanendo indietro rispetto all’inflazione.
Analogo il problema delle aree interne, dove la progressiva chiusura di servizi essenziali svuota i territori di attrattività per le nuove generazioni, innescando una spirale di abbandono difficile da invertire.
Sul fronte dei Fondi di Sviluppo e Coesione Loredana Capone esprime preoccupazione per il progressivo spostamento verso altre voci di spesa, prima l’energia, ora la difesa. “I fondi si riducono”, avverte la consigliera, e se a questo si aggiunge il possibile ridimensionamento della Politica Agricola Comune, il quadro che emerge è quello di “intere categorie importanti per il sistema economico italiano” che rischiano di perdere il supporto necessario al loro sviluppo. Sulla PAC, in particolare, Capone è netta: accorpare le risorse agricole in un unico fondo indifferenziato significherebbe perdere il focus specifico su un settore che richiede attenzione mirata. Per l’esponente dem le Regioni devono farsi portatrici di una visione moderna dell’agricoltura e dell’impresa, che passi per le reti tra aziende e per l’innovazione tecnologica.

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Allargamento Ue, gli italiani divisi sull’Ucraina

Allargamento Ue, gli italiani divisi sull’Ucraina

MILANO (ITALPRESS) – L’allargamento dell’Unione Europea divide gli italiani, e lo fa in modo trasversale: Paese per Paese, argomento per argomento, con un’opinione pubblica che non si attesta su posizioni nette ma che pesa pro e contro con evidente cautela. E’ quanto emerge da un’analisi condotta da SWG e Polling Europe, illustrata da Rado Fonda, Head of Research dei due istituti, nel corso del format televisivo Primo Piano Europa dell’agenzia Italpress.
Il tema è al centro del dibattito nelle istituzioni europee, spinto soprattutto dalla proposta di un percorso di adesione accelerato e semplificato per l’Ucraina, paese in guerra con la Russia dal febbraio 2022. Una procedura che ha generato divisioni tra i governi del continente e che ora, come confermano i dati, trova una eco di incertezza anche tra i cittadini.
Il sondaggio ha sottoposto a un campione rappresentativo di cittadini italiani i nomi di tutti i Paesi attualmente candidati all’adesione all’UE, chiedendo se, a condizione che soddisfino i requisiti democratici, economici e politici previsti dai Trattati, ciascuno di essi debba essere ammesso nell’Unione.
Il risultato più netto riguarda l’Albania: il 47% degli italiani si dice favorevole all’ingresso di Tirana nell’UE, contro il 31% di contrari e un 22% che preferisce non esprimersi. Un consenso che Fonda riconduce al legame storico, geografico e umano che unisce i due Paesi: “Questo riflette un rapporto particolare che gli italiani hanno con l’Albania e quindi si trasforma poi in questa ampia apertura all’adesione”.
Al secondo posto nella graduatoria del gradimento si posiziona l’Ucraina, ma con uno scenario radicalmente diverso: il 40% degli italiani si dichiara favorevole all’ingresso di Kiev nell’Unione, e il 40% si dichiara contrario. Una spaccatura perfetta, che fotografa una società in bilico tra solidarietà e preoccupazione. Una divisione analoga si riscontra per Montenegro, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Moldavia e Macedonia del Nord, dove favorevoli e contrari si equivalgono sostanzialmente.
In fondo alla classifica figurano invece tre Paesi per i quali la contrarietà supera il favore: Kosovo, Georgia e Turchia.
Il dato italiano si inserisce in un contesto europeo anch’esso frammentato. Fonda fa riferimento a un’indagine di Polling Europe realizzata su un campione di cittadini dei principali paesi UE nel dicembre 2024: a livello aggregato, il 42% degli europei era favorevole all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione, contro il 36% di contrari. Una prevalenza dei favorevoli, dunque, ma di misura, e con differenze significative da paese a paese.
L’Italia si collocava in linea con la media europea, intorno al 42% di favorevoli. Sensibilmente al di sotto di questa soglia si trovavano Germania e Francia, tradizionalmente più prudenti nei confronti dell’allargamento rapido. In cima alla classifica della disponibilità figurava invece la Spagna, con il 58% di cittadini favorevoli all’adesione dell’Ucraina: un dato che riflette, tra l’altro, una tradizione politica iberica storicamente più orientata all’apertura verso Est.
Alla base della divisione c’è una valutazione composita di vantaggi e svantaggi. Sul fronte dei benefici attesi dall’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’UE, quello più citato è di natura solidaristica: l’adesione garantirebbe all’Ucraina una prospettiva di sicurezza per il futuro, sottraendola definitivamente alla sfera di influenza russa. Inoltre l’ingresso nell’UE limiterebbe le ambizioni espansionistiche della Russia, con ricadute positive per la stabilità dell’intero continente. Seguono il rafforzamento dell’economia europea e il contributo che l’Ucraina potrebbe dare alla difesa comune del continente. “C’è una consapevolezza, anche se ancora relativamente limitata, del fatto che l’Ucraina comunque darebbe un contributo per rafforzare l’Unione”, osserva Fonda.
Sul fronte opposto, i dubbi e le preoccupazioni sono altrettanto articolati. Il timore prevalente, e di gran lunga il più diffuso, è quello di un coinvolgimento dell’Unione Europea in un conflitto armato con la Russia. Se l’Ucraina entrasse nell’UE, con tutto ciò che questo comporta in termini di obblighi di assistenza reciproca, il rischio di un’escalation che trascini nell’orbita del conflitto anche gli altri Stati membri appare a molti italiani concreto e preoccupante. Al secondo posto tra gli svantaggi percepiti figura la questione della corruzione e dello stato di diritto: molti cittadini ritengono che l’Ucraina debba prima completare le riforme necessarie sul piano istituzionale e giudiziario, e solo successivamente essere ammessa nell’Unione. Un giudizio che non è necessariamente ostile, ma che condiziona il consenso al rispetto di determinati prerequisiti.
Seguono le preoccupazioni di ordine economico: gli attuali Paesi membri dovrebbero farsi carico di costi elevati per sostenere l’integrazione di un paese segnato da anni di guerra e da una struttura produttiva parzialmente distrutta. E poi c’è la questione agricola: l’Ucraina è uno dei maggiori produttori mondiali di grano e altri cereali, e la sua piena integrazione nel mercato unico rischierebbe di destabilizzare i mercati agricoli europei.

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(ITALPRESS).

Ue-Usa, Falcone “No al braccio di ferro sulla Digital Tax”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – “Io credo che dinanzi all’evoluzione geopolitica sia giusto che l’Europa possa irrogare una tassazione fiscale anche sulle big tech. Non si tratta di sanzioni, non sono delle punizioni, né tantomeno delle ritorsioni contro gli Stati Uniti o i paesi terzi”. Lo ha dichiarato Marco Falcone, eurodeputato di Forza Italia, in risposta alle minacce del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di imporre dazi del 100% ai Paesi che introdurranno la Digital Tax per le aziende Usa.

xf4/sat/gsl

Contratti, Bombardieri “Da Meloni impegno importante su detassazione rinnovi”

PADOVA (ITALPRESS) – L’apertura della premier Giorgia Meloni sulla detassazione dei rinnovi contrattuali “mi sembra un impegno importante. Sono soddisfatto, ovviamente aspettiamo di vedere fatti concreti, è un impegno e una
rivendicazione che avevamo già fatto nella precedente manovra, chiediamo che sia riconfermata per gli anni 2027-2028″. Così il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, a margine del XIX Congresso nazionale del sindacato a Padova. “E’ una misura importante che ridà più soldi in busta paga nel netto a
lavoratori e lavoratrici, e poi perché probabilmente aiuterà il rinnovo dei contratti sulle piattaforme dove si stanno

xb1/sat/gsl

Meloni “Contrattazione di qualità strumento più efficace per salari più alti”

PADOVA (ITALPRESS) – Il salario giusto “è stata una vittoria di tutti i lavoratori italiani, una vittoria della nazione nel suo complesso. Con il decreto Lavoro abbiamo fissato nero su bianco un principio mai riconosciuto: la contrattazione collettiva e di qualità è lo strumento più efficace che abbiamo a disposizione”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo al XIX Congresso nazionale della Uil.

sat/gsl
(Fonte video: Presidenza del Consiglio)

L’UFFICIO CENTRALE PER IL REFERENDUM ACCOGLIE IL RICORSO DELLA MINORANZA IN CONSIGLIO REGIONALE RIGUARDO LA NECESSITA’ DI INDIRE IL REFERENDUM POPOLARE SULLA NOMINA DEI SOTTOSEGRETARI

La minoranza in Consiglio Regionale: “Oggi hanno vinto i calabresi. Basta decisioni sulla loro testa. Saranno loro a decidere se sprecare ancora risorse per moltiplicare le poltrone.”

Oggi è una giornata importante! E’ appena arrivata una notizia che aspettavamo con ansia e di fronte alla quale non possiamo certamente restare “MUTI”, come il Presidente Occhiuto magari vorrebbe: l’Ufficio Centrale Regionale per il Referendum, istituito presso la Corte d’Appello di Catanzaro, ha accolto il nostro ricorso e ci ha dato ragione riguardo la necessità di indire un referendum popolare per la nomina dei Sottosegretari alla Giunta regionale in Calabria. Nelle settimane scorse, più volte dentro e fuori dal Consiglio regionale, avevamo avvisato il Presidente e la maggioranza riguardo l’opportunità di dare seguito alla decisione di nominare altre figure politiche non elette, pagate per centinaia di migliaia di euro all’anno senza nessuna reale mansione, solo per moltiplicare le poltrone e dare risposte ai vari partiti della coalizione. Il Presidente Occhiuto aveva, anche, provato a togliere la parola ai calabresi quando il 28 aprile il Segretario Generale, da lui nominato, aveva rigettato la nostra richiesta di referendum sulla modifica dello Statuto. Ma non ci siamo arresi davanti a questa azione antidemocratica e abbiamo fatto ricorso, con i Professori Andrea Lollo e Paolo Falzea e l’Avvocato Antonio Ionà e oggi l’Ufficio centrale regionale per il referendum ci ha dato completamente ragione. Non si può modificare lo Statuto regionale passando sulla testa dei calabresi. Ora la scelta spetta al Presidente Occhiuto che può tornare in aula per ripristinare lo strumento del referendum ed eliminare le figure dei Sottosegretari, oppure indire il referendum e chiedere al popolo calabrese di decidere se sprecare ancora soldi per altre poltrone inutili.

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