PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Matteo Santoro e Chiara Pellacani medaglia d’oro nel trampolino 3 metri agli Europei di tuffi di Parigi. Gli azzurri, campioni mondiali in carica a Singapore 2025, dominano la gara e chiudono con un totale di 305.85 punti al termine delle cinque rotazioni. Prova magistrale di Santoro e Pellacani, che precedono la coppia formata da Ilia Molchanov ed Elizevata Kuzina, argento con 286.17 punti. La medaglia di bronzo va ai tedeschi Luis Carlo Avila Sanchez e Lena Corona Hentschel (284.19 punti). Ai piedi del podio ci sono gli ucraini Kyrylo Azarov e Diana Karnafel (273.60) e gli svizzeri Erik Passerone e Michelle Luisa Heimberg (263.85). Deludono i francesi Gwendal Bisch e Nais Gullet, sesti con 252.33 punti. Si tratta della seconda medaglia d’oro – la quinta complessiva – per l’Italia agli Europei, dopo quella nel team event di tuffi con Jodoin Di Maria, Santoro, Pelligra e Pellacani. – foto Ipa Agency – (ITALPRESS).
PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Filippo Pelati e Lucrezia Ruggiero medaglia d’argento nel duo misto tecnico agli Europei di nuoto artistico di Parigi. Dopo il bronzo nel misto libero, gli azzurri fanno il bis totalizzando 229.0092 punti con una routine completamente nuova – e preparata appositamente per la rassegna francese – intitolata “Guarda! E’ amore”, e si fermano a soli sei decimi di punto dal gradino più alto del podio. La medaglia d’oro va alla coppia britannica formata da Isabelle Thorpe e Ranjuo Tomblin, d’oro anche nel programma libero ieri, con 229.6783 punti. Bronzo agli Atleti Neutrali, che si tolgono dalla lotta per l’oro a causa di un errore nella compilazione della coach card da parte dello staff, con 215.9201 punti messi insieme da Alina Rumiantseva e Zakhar Trofimov. Ai piedi del podio ci sono Spagna (210.8584) e Israele (193.8017). Si tratta della quarta medaglia agli Europei per l’Italia, dopo l’oro nel team event di tuffi – con Pellacani, Jodoin Di Maria, Santoro e Pelligra – l’argento di Filippo Pelati nel solo tecnico di nuoto artistico e il bronzo di Pelati/Ruggiero nel misto libero. – foto Ipa Agency – (ITALPRESS).
PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – La Cina ha pubblicato un piano quinquennale a favore del proprio sistema nazionale di cooperative di approvvigionamento e commercializzazione, con l’obiettivo di rafforzare i servizi agricoli e garantire la sicurezza alimentare nel periodo 2026-2030.
Secondo la Federazione nazionale cinese delle cooperative di approvvigionamento e commercializzazione, il piano delinea 18 compiti principali incentrati sulla garanzia della sicurezza alimentare e sulla promozione della rivitalizzazione rurale.
Entro il 2030, il sistema costruirà o ristrutturerà oltre 100 depositi strategici di fertilizzanti a livello nazionale e circa 1.000 centri di distribuzione a livello di contea nelle principali contee produttrici di cereali.
Per quest’anno, il sistema punta a costruire o ristrutturare circa 20 depositi strategici di fertilizzanti a livello nazionale e oltre 200 centri di distribuzione a livello di contea, “creando una rete fluida ed efficiente per la distribuzione dei mezzi di produzione agricola, al fine di salvaguardare la sicurezza alimentare nazionale”, secondo quanto riferito dalla Federazione.
La stessa Federazione ha fatto sapere che quest’anno il sistema costruirà o ristrutturerà 200 centri di servizi agricoli, accelerando lo sviluppo di servizi di emergenza, come l’essiccazione e lo stoccaggio, per ridurre le perdite di cereali successive al raccolto.
Le cooperative di approvvigionamento e commercializzazione sono organizzazioni che operano al servizio dell’agricoltura, delle aree rurali e degli agricoltori sotto la guida del Partito comunista cinese. Costituiscono un importante strumento attraverso il quale il Partito e il governo svolgono il lavoro relativo all’agricoltura, alle aree rurali e agli agricoltori, nonchè una forza fondamentale per promuovere lo sviluppo agricolo e rurale della Cina.
Grazie a una vasta rete di base estesa in tutto il Paese, il sistema delle cooperative svolge un ruolo essenziale di collegamento tra i mercati urbani e rurali. Mette in contatto gli agricoltori con i consumatori, agevola la distribuzione dei prodotti agricoli e rifornisce le aree rurali di materiali di produzione essenziali e beni di prima necessità.
L’esperto Francesco Pungitore spiega la nuova fase del regolamento europeo: aziende, pubbliche amministrazioni, professionisti e scuole dovranno censire gli strumenti utilizzati, contrastare la “shadow AI”, proteggere i dati e dimostrare di avere formato il personale. Previste sanzioni, richieste correttive e verifiche delle autorità competenti
Il 2 agosto 2026 segna un passaggio decisivo nell’applicazione dell’AI Act europeo. Non è la data in cui nasce la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, né il giorno in cui diventano improvvisamente operative tutte le norme previste dal regolamento. È, però, il momento in cui entra nella sua fase generale la macchina della vigilanza e diventano applicabili importanti obblighi di trasparenza, con la possibilità concreta di controlli, contestazioni e sanzioni.
«Il 2 agosto non rappresenta un punto di partenza assoluto, ma un cambio di passo», spiega Francesco Pungitore, docente, giornalista, scrittore (suo è il recente volume “Complessità umana. Linearità artificiale”) formatore esperto nel campo dell’intelligenza artificiale, direttore tecnico dell’accordo di rete tra comuni, scuole e università che ha dato vita all’Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale che ha sede in Calabria, a Torre di Ruggiero. «Da questa data le organizzazioni non potranno più limitarsi a dichiarare genericamente di utilizzare l’AI. Dovranno sapere quali sistemi stanno usando, chi li utilizza, per quali finalità, con quali dati e sotto la responsabilità di chi».
La Commissione europea ha confermato che dal 2 agosto 2026 diventano applicabili le regole generali di vigilanza e controllo e gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act. Occorre tuttavia evitare interpretazioni semplicistiche: una parte della disciplina sui sistemi ad alto rischio è stata rinviata. Le regole per alcuni sistemi indicati nell’Allegato III, tra cui applicazioni nei settori del lavoro, dell’istruzione, dei servizi essenziali e della migrazione, entreranno pienamente in applicazione dal 2 dicembre 2027. Per i sistemi ad alto rischio incorporati in prodotti regolamentati, il termine è invece fissato al 2 agosto 2028.
«Bisogna essere precisi: dal 2 agosto 2026 non diventa operativo nello stesso momento ogni singolo articolo dell’AI Act», sottolinea Pungitore. «Diventano però concretamente operativi la vigilanza generale, la trasparenza verso cittadini e utenti e il sistema attraverso il quale le autorità possono chiedere documenti, verificare le procedure e contestare le violazioni».
Chi effettuerà i controlli in Italia
La legge italiana 23 settembre 2025, numero 132, ha individuato nell’Agenzia per l’Italia digitale, AgID, e nell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, ACN, le autorità nazionali competenti in materia di intelligenza artificiale.
Ad AgID sono attribuiti, tra gli altri, compiti relativi all’innovazione, alla promozione e alle procedure riguardanti gli organismi di valutazione della conformità. L’ACN esercita invece le funzioni di vigilanza del mercato, comprese le attività ispettive e sanzionatorie, e opera come punto di contatto nazionale. Restano ferme le competenze settoriali di autorità come il Garante per la protezione dei dati personali, la Banca d’Italia, la Consob e l’Ivass.
«Un controllo non riguarderà necessariamente soltanto il software acquistato ufficialmente dall’organizzazione», chiarisce Pungitore. «Potrà riguardare anche le modalità reali con cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata nei processi di lavoro, le istruzioni date ai dipendenti, la gestione dei dati, la tracciabilità delle attività e la formazione ricevuta dal personale».
Le verifiche potranno quindi partire da un incidente, da una segnalazione, da un trattamento illecito di dati personali, da un contenuto non correttamente dichiarato come artificiale o dalla scoperta di un sistema utilizzato senza adeguate procedure interne.
Sanzioni fino a 35 milioni di euro
L’AI Act prevede sanzioni differenziate in base alla gravità della violazione. Per il mancato rispetto dei divieti relativi alle pratiche di intelligenza artificiale considerate inaccettabili, la sanzione può arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7 per cento del fatturato mondiale annuo dell’impresa.
Per la violazione di altri obblighi previsti dal regolamento, compresi determinati obblighi a carico di fornitori e utilizzatori e quelli sulla trasparenza, il limite può raggiungere 15 milioni di euro o il 3 per cento del fatturato mondiale. La fornitura alle autorità di informazioni inesatte, incomplete o fuorvianti può comportare sanzioni fino a 7,5 milioni di euro o all’1 per cento del fatturato. Per le piccole e medie imprese viene applicato, nei casi previsti, il valore economicamente più basso. Le autorità possono inoltre adottare avvertimenti, ordini correttivi e misure non monetarie, secondo criteri di effettività e proporzionalità.
«Le cifre massime non devono essere usate per creare allarmismo», osserva Pungitore. «Ma sarebbe altrettanto sbagliato pensare che l’AI Act sia soltanto un insieme di principi etici senza conseguenze. Dal 2 agosto la conformità deve poter essere dimostrata con atti, registri, procedure, contratti, istruzioni e attività formative».
Chatbot, deepfake e contenuti sintetici: cosa cambia
Una delle novità più visibili riguarda la trasparenza. Chi mette a disposizione sistemi che interagiscono direttamente con le persone, come chatbot e assistenti virtuali, deve informare l’utente che sta dialogando con un sistema di intelligenza artificiale, salvo che ciò sia evidente dalle circostanze.
I fornitori di sistemi che generano o manipolano testi, immagini, audio e video devono rendere gli output riconoscibili anche attraverso marcature in formato leggibile dalle macchine. Per i sistemi di generazione di contenuti già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026 è previsto un periodo transitorio, con adeguamento entro il 2 dicembre 2026.
Chi pubblica un deepfake deve dichiarare che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente. Anche i testi prodotti dall’AI e destinati a informare il pubblico su questioni di interesse generale devono essere segnalati, salvo i casi in cui siano stati sottoposti a un’effettiva revisione umana e una persona o un’organizzazione assuma la responsabilità editoriale della pubblicazione.
Le persone esposte a sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica devono inoltre essere adeguatamente informate. Resta vietato, salvo limitate ragioni mediche o di sicurezza, utilizzare sistemi di riconoscimento delle emozioni negli ambienti di lavoro e nelle istituzioni scolastiche.
«Non basta inserire in fondo a una pagina una formula generica come “contenuto creato con l’AI”», precisa Pungitore. «L’informazione deve essere chiara, tempestiva e comprensibile. La persona deve poter capire quando sta interagendo con una macchina e quando ciò che vede, ascolta o legge è stato generato oppure alterato artificialmente».
Il fenomeno della “shadow AI”
Uno dei principali problemi per aziende, studi professionali e uffici pubblici è rappresentato dalla cosiddetta shadow AI, cioè l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale non autorizzati, non censiti o non sottoposti a valutazione da parte dell’organizzazione.
Può accadere quando un dipendente utilizza il proprio account personale per sintetizzare un documento aziendale, quando copia dati di clienti dentro un chatbot pubblico, quando installa un’estensione del browser non approvata oppure quando affida a un sistema generativo la preparazione di una valutazione, di un contratto o di una comunicazione ufficiale senza comunicarlo ai responsabili.
«La shadow AI è l’intelligenza artificiale sommersa», spiega Pungitore. «L’organizzazione pensa di utilizzare due o tre strumenti ufficiali, ma nel frattempo i dipendenti ne stanno usando dieci, spesso con account personali e senza sapere dove finiscono i dati inseriti».
I rischi riguardano la possibile diffusione di dati personali, segreti commerciali, informazioni sanitarie, documenti riservati e credenziali. A questi si aggiungono errori, allucinazioni, discriminazioni, violazioni del diritto d’autore, dipendenza da fornitori non verificati e impossibilità di ricostruire il percorso attraverso il quale è stata assunta una decisione. La shadow AI non è una categoria giuridica autonoma prevista dal regolamento, ma costituisce una grave debolezza organizzativa. Se un ente non conosce gli strumenti effettivamente utilizzati dai propri dipendenti, difficilmente potrà garantire trasparenza, sicurezza, protezione dei dati e responsabilità.
«Vietare tutto non è quasi mai la soluzione», aggiunge Pungitore. «Serve invece offrire strumenti approvati, creare ambienti sicuri, stabilire quali dati non possono essere inseriti e predisporre un canale attraverso il quale i dipendenti possano segnalare nuovi casi d’uso».
La formazione è obbligatoria dal 2 febbraio 2025
Un capitolo centrale riguarda l’AI literacy, cioè la capacità delle persone di comprendere il funzionamento essenziale, le opportunità, i rischi e i limiti dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati.
L’obbligo non nasce il 2 agosto 2026. L’articolo 4 dell’AI Act è applicabile dal 2 febbraio 2025. Da un anno e mezzo, quindi, fornitori e utilizzatori professionali di sistemi di AI devono adottare misure adeguate per favorire un livello sufficiente di competenza del personale e delle altre persone che operano per loro conto.
La formazione deve essere proporzionata alle conoscenze, all’esperienza, al ruolo ricoperto, al contesto d’uso e alle persone che potrebbero essere coinvolte o danneggiate dal sistema. Non esiste un numero unico di ore valido per tutti, né un attestato europeo standard obbligatorio. Occorre però essere in grado di dimostrare che l’organizzazione ha valutato il fabbisogno formativo e ha adottato misure concrete.
«La formazione del personale non comincia il 2 agosto 2026: è obbligatoria dal 2 febbraio 2025», rimarca Pungitore. «Chi arriva oggi senza avere ancora avviato un percorso di AI literacy presenta già un ritardo organizzativo di diciotto mesi».
Non basta un incontro generico o una dimostrazione delle funzioni di un chatbot. Un dirigente deve conoscere responsabilità e criteri decisionali; chi lavora nelle risorse umane deve comprendere i rischi di discriminazione; chi tratta dati personali deve conoscere i limiti di utilizzo; un addetto alla comunicazione deve sapere quando un contenuto sintetico va dichiarato; il personale informatico deve governare accessi, registri, fornitori e sicurezza.
«La vera AI literacy non consiste nell’imparare qualche prompt», continua Pungitore. «Significa sapere quando utilizzare l’AI, quando non utilizzarla, quali dati non inserire, come verificare una risposta e quando è obbligatorio l’intervento umano».
Per la violazione dell’articolo 4 non si applica automaticamente la fascia europea dei 15 milioni di euro o del 3 per cento prevista per altre specifiche inosservanze. Le autorità nazionali possono tuttavia adottare sanzioni e misure correttive proporzionate, soprattutto quando un incidente o una violazione risultino collegati alla mancanza di istruzioni e formazione.
Protezione dei dati: l’AI Act non sostituisce il GDPR
Il regolamento sull’intelligenza artificiale si aggiunge alle norme già esistenti e non sostituisce il GDPR. Continuano ad applicarsi il regolamento europeo 2016/679, il Codice italiano della privacy, la direttiva ePrivacy 2002/58/CE e, nei settori competenti, la direttiva europea 2016/680 sul trattamento dei dati da parte delle autorità giudiziarie e di polizia.
«Un dato personale copiato dentro un prompt resta un trattamento di dati personali», avverte Pungitore. «Il fatto che il trattamento avvenga attraverso un chatbot non elimina la necessità di avere una base giuridica, una finalità determinata, tempi di conservazione e adeguate misure di sicurezza».
Aziende ed enti devono quindi verificare quali dati vengono trasmessi ai fornitori, dove sono conservati, se vengono utilizzati per addestrare ulteriormente i modelli, quali subfornitori intervengono e se vi sono trasferimenti fuori dallo Spazio economico europeo.
Quando il trattamento può comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone, può rendersi necessaria una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati. Devono essere inoltre aggiornate informative, contratti con i responsabili esterni, sistemi di autorizzazione e procedure per l’esercizio dei diritti degli interessati.
Cosa devono fare le aziende
Per le imprese il primo passo è censire tutti i sistemi utilizzati, compresi quelli gratuiti, sperimentali o impiegati tramite account personali. È poi necessario distinguere se l’organizzazione opera come fornitore, utilizzatore professionale, importatore o distributore del sistema.
Occorre adottare una policy interna, classificare i dati che possono o non possono essere inseriti, verificare i contratti con i fornitori, documentare i casi d’uso, formare il personale e stabilire chi autorizza l’impiego di nuovi strumenti.
Particolare attenzione deve essere riservata ai sistemi utilizzati nella selezione, nella valutazione e nella gestione dei lavoratori. Anche prima dell’applicazione completa del regime europeo sui sistemi ad alto rischio, restano operativi il GDPR, il diritto del lavoro, i divieti contro la discriminazione e le regole sulla sorveglianza dei dipendenti.
Cosa devono fare professionisti e studi
Avvocati, commercialisti, consulenti, giornalisti, architetti, ingegneri e professionisti sanitari devono evitare di inserire informazioni riservate o coperte da segreto professionale in strumenti non autorizzati.
Le risposte generate devono essere controllate e non possono sostituire il giudizio professionale. È opportuno documentare gli strumenti utilizzati, definire regole per collaboratori e dipendenti, verificare la tutela della riservatezza e mantenere una chiara responsabilità umana sul lavoro finale. «L’AI può assistere il professionista, non assumersi la sua responsabilità», sintetizza Pungitore. «Una relazione sbagliata, un parere inventato o una diagnosi non verificata non diventano meno gravi perché sono stati prodotti da un algoritmo».
Cosa devono fare pubbliche amministrazioni e uffici
La legge italiana numero 132 del 2025 stabilisce che le pubbliche amministrazioni possono utilizzare l’intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi, ma devono garantire conoscibilità del funzionamento, tracciabilità dell’impiego e responsabilità umana.
L’AI deve avere una funzione strumentale e di supporto. La responsabilità dei provvedimenti e delle decisioni resta in capo alle persone. Le amministrazioni sono inoltre chiamate ad adottare misure tecniche, organizzative e formative adeguate.
Per un Comune, un ministero, un’azienda sanitaria o un altro ente pubblico ciò significa mappare i sistemi, verificare le basi giuridiche dei trattamenti, controllare gli acquisti, disciplinare l’uso dei chatbot pubblici, conservare la tracciabilità delle operazioni e impedire che un algoritmo produca automaticamente decisioni amministrative non comprensibili o non contestabili.
Il riferimento alla scuola
Anche le istituzioni scolastiche rientrano nel quadro generale, pur non essendo l’unico settore interessato. Il decreto ministeriale 9 agosto 2025, numero 166, ha introdotto le linee guida per l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle scuole.
Gli istituti devono prestare particolare attenzione alla protezione dei minori, alla scelta degli strumenti approvati, alla formazione di docenti e personale, alla sicurezza degli account e al mantenimento della responsabilità educativa e valutativa in capo agli insegnanti.
«Nella scuola innovare non significa delegare all’algoritmo la relazione educativa», afferma Pungitore. «L’AI può sostenere la didattica e l’organizzazione, ma non può sostituire la responsabilità del docente, né trasformare i dati degli studenti in materiale da sperimentazione incontrollata».
Il regime completo previsto dall’AI Act per alcuni sistemi educativi ad alto rischio entrerà in applicazione nel dicembre 2027. Sono però già vigenti gli obblighi di formazione, il GDPR, le norme sulla tutela dei minori e il divieto di utilizzare il riconoscimento delle emozioni nelle istituzioni scolastiche, salvo le limitate eccezioni previste dalla legge.
Le azioni da compiere subito
Secondo Pungitore, ogni organizzazione dovrebbe partire da alcune operazioni essenziali: istituire un registro dei sistemi di AI; individuare un responsabile o un gruppo di coordinamento; approvare una policy; mettere a disposizione strumenti autorizzati; vietare l’inserimento di determinate categorie di dati nei servizi pubblici; controllare i contratti con i fornitori; formare il personale per ruolo; conservare registri e documenti; predisporre verifiche umane e un canale per la segnalazione degli incidenti.
«La domanda da porsi non è più soltanto “possiamo usare questo strumento?”, ma “possiamo dimostrare di usarlo in modo legittimo, trasparente, sicuro e responsabile?”», conclude Pungitore.
«L’AI Act non chiede alle organizzazioni di fermare l’innovazione. Chiede di uscire dall’improvvisazione. Dal 2 agosto 2026 l’intelligenza artificiale utilizzata negli uffici, nelle aziende e nei servizi pubblici non può più restare una zona grigia».–
L’iniziativa promossa da Giovanni Sgrò, avviata a metà luglio e destinata a proseguire oltre Ferragosto, valorizza produzioni artigianali, sapori autentici e protagonisti di una regione ricca di storia, natura e qualità
La Calabria raccontata attraverso le sue eccellenze, le sue tradizioni e le storie di chi, ogni giorno, sceglie di investire nella qualità e nel territorio. È questo lo spirito del “Mese della Calabria”, l’iniziativa promossa da Giovanni Sgrò nell’ambito del progetto culturale Naturium, avviata a metà luglio e destinata a proseguire oltre Ferragosto. Non una semplice rassegna commerciale, ma un vero e proprio percorso di conoscenza e valorizzazione dedicato a una terra capace di esprimere produzioni artigianali, enogastronomiche e imprenditoriali di grande pregio. Una Calabria ricca di storia, biodiversità, saperi antichi e materie prime straordinarie, che Naturium sceglie di mettere al centro attraverso un racconto concreto, approfondito e mai superficiale. Il “Mese della Calabria”, infatti, non si limita a offrire una vetrina passiva dei prodotti regionali. Il programma comprende degustazioni, incontri con produttori, approfondimenti e momenti di confronto con i protagonisti dell’imprenditoria calabrese. Donne e uomini che hanno trasformato tradizioni familiari, intuizioni e competenze in attività capaci di coniugare innovazione e rispetto delle radici. L’obiettivo è andare oltre i prodotti più conosciuti, ricercando anche quelle nicchie di estrema qualità che spesso operano lontano dai grandi circuiti commerciali, ma custodiscono autenticità, professionalità e un legame profondo con i luoghi di origine. Dietro questa iniziativa c’è l’impegno certosino di Giovanni Sgrò, da tempo attento promotore di una cultura dell’alimentazione consapevole e del consumo responsabile. La sua ricerca non riguarda soltanto la qualità delle produzioni, ma anche i valori che animano le imprese selezionate: il rispetto dell’ambiente, la correttezza dei processi, la tutela della salute, la dignità del lavoro e una precisa visione etica dell’attività economica. Un approccio che rende il “Mese della Calabria” un progetto culturale prima ancora che promozionale. Ogni prodotto diventa così il punto di partenza per raccontare una comunità, un paesaggio, un metodo di lavorazione o una scelta imprenditoriale fondata sulla responsabilità. L’iniziativa continua e può essere vissuta direttamente a Montepaone, visitando il punto Naturium di via Nazionale e il vicino Urban Market. Due luoghi nei quali è possibile toccare con mano la varietà delle proposte, degustare, conoscere le storie dei produttori e riscoprire una Calabria operosa, creativa e capace di guardare al futuro senza rinunciare alla propria identità. Il “Mese della Calabria” si conferma, dunque, come un invito a conoscere meglio la regione attraverso ciò che produce di più autentico. Un viaggio nei sapori e nei saperi che restituisce l’immagine positiva di una terra nella quale qualità, natura, tradizione e impresa possono diventare parte di un unico racconto di valore.
ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Cresce l’export di auto cinesi, nel primo semestre +48%. Traina l’elettrico
– Boom di richieste per l’ecobonus sui veicoli commerciali, i fondi sono già esauriti
– Raccordo A4-Valtrompia, lavori in linea con il cronoprogramma
abr/gtr
ROMA (ITALPRESS) – In questo numero del Tg Ambiente, prodotto dall’Italpress in collaborazione con TeleAmbiente:
– Clima, il 2025 è il quarto anno più caldo in Italia dal 1961
– Mobilità elettrica, in Europa la rete cresce più delle auto
– A Prato nasce il Textile Hub per il riciclo del tessile
– Esistono davvero creme solari ecologiche?
mgg/gsl/mrv
Soverato 2 agosto 2026 – E’ calato il sipario sul Magna Graecia Film Festival, la manifestazione cinematografica ideata e diretta da Gianvito Casadonte. Otto serate dense di emozioni, proiezioni, incontri con registi, attori e personalità di spicco, dibattiti su sport, libri e giustizia, musica dal vivo e valorizzazione delle eccellenze del territorio, presentate da Carolina di Domenico e Marco Maccarini. Ambassador e madrina dell’edizione, l’attrice Fotinì Peluso. Il Magna Graecia Film Festival si conferma un ponte tra arte e territorio, diventando il fiore all’occhiello di una Calabria che sa raccontarsi attraverso bellezza, passione e talento. «Forse è proprio questo il compito della nostra generazione: costruire un nuovo rinascimento» – ha dichiarato nel suo discorso di chiusura Gianvito Casadonte. «Un rinascimento in cui l’intelligenza artificiale non sostituisca il pensiero umano, ma lo amplifichi. Un rinascimento in cui la cultura torni ad essere il motore dello sviluppo civile, economico e sociale. Ed è in fondo ciò che, con infinita umiltà ma con ostinazione, abbiamo cercato di fare in questi ventitré anni. È per questo che il Magna Grecia Film Festival continua ad esistere: non per celebrare il cinema, ma per celebrare l’uomo attraverso il cinema». Il momento di massimo respiro internazionale è stata la conversazione d’autore condotta da Silvia Bizio con il due volte Premio Oscar Kevin Spacey, insignito della prestigiosa Colonna d’Oro. In un racconto intimo e profondo, l’attore americano ha ripercorso la propria vita partendo dall’infanzia: «Quando avevo solo otto anni i miei genitori già sapevano che avrei voluto fare l’attore. Mio padre pensava fosse un’idea sciocca, ma ogni volta che mi faceva le prediche su come trovare un vero lavoro, mia madre gli diceva di tacere e che avrei vinto degli Oscar. Mia madre credeva così tanto in me che in cucina mi dava la bottiglia del ketchup e mi insegnava come accettare un Oscar: è da lei che ho imparato ad accettare premi come questi che mi state consegnando stasera». Spacey ha riflettuto anche sul senso profondo del proprio percorso e del mestiere dell’attore: «Vincere è una cosa, ma ho sempre imparato molto di più quando ho perso. Sono diventato più forte perdendo. Perché le sfide, l’avversità e l’incertezza sono le grandi attrazioni della vita e per gli artisti sono parte del nostro processo. La creatività fiorisce nel conflitto, l’eccellenza esplode nella sfida. Perché senza il buio non c’è il dramma, senza il dramma non c’è arte e senza arte non c’è luce. Attraverso il nostro lavoro possiamo tutti avvicinarci di più: la cosa più importante è che potete perdere di tutto, ma non dovete perdere mai voi stessi». Infine, ha affidato alla platea il suo messaggio di ripartenza riassunto in cinque parole simbolo: «Risanato, riparato, restaurato, rinato, rinnovato. Voglio ringraziare soprattutto i miei fan in Italia, che continuano a credere nel mio lavoro e mi danno la fiducia di continuare». Il MGFF si è concluso con la proiezione del suo celebre film Swimming with Sharks – Il prezzo di Hollywood. Nel corso della serata si è tenuta la cerimonia di premiazioni dei film in concorso. La Giuria del Concorso Italiano Opere Prime e Seconde, composta da Renato De Maria (Presidente), Marco D’Amore, Aurora Giovinazzo e Matteo Oscar Giuggioli ha attribuito i seguenti riconoscimenti: Miglior Opera Prima e Seconda Italiana – Tienimi Presente di Alberto Palmiero; Miglior Regia – Gioia Mia di Margherita Spampinato; Miglior Sceneggiatura – Breve Storia D’amore di Ludovica Rampoldi; Miglior Attore – Francesco Colella per La Gioia di Nicolangelo Gelormini; Miglior Attrice – Valeria Golino per La Gioia di Nicolangelo Gelormini; Menzione Speciale – Saul Nanni per La Gioia di Nicolangelo Gelormini; Premio Giuseppe Petitto – Aurora Quattrocchi per Gioia Mia. La Giuria del Concorso Internazionale opere prime e seconde (curato da Silvia Bizio), composta da Caterina Murino (Presidente), Ivan Carlei e Valeria Bilello ha assegnato il premio di Miglior Opera Internazionale aUn Poeta di Simon Mesa Soto. La Giuria del concorso Documentari (curato da Antonio Capellupo) composta da Domenico Vacca, Francesco Frangipane (Presidenti) e i ragazzi dell’Associazione Jump ha premiato come Miglior Documentario Il Pilastro di Roberto Beani con una Menzione Speciale perOceani di Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino. Sul palco è stata consegnata la Colonna d’Oro a Nadia Paone, vincitrice del David di Donatello 2026 per la categoria “Miglior suono”, grazie al suo straordinario lavoro nel film Primavera, diretto da Damiano Michieletto. Spazio anche alla grande lirica nel dialogo condotto da Marco Maccarini con la soprano Mariam Battistelli. Dall’adozione a Mantova dalle sue origini etiopi fino ai successi all’Opera di Vienna e alle collaborazioni con Andrea Bocelli, Marco Bellocchio e Vittorio Storaro, la cantante ha emozionato il pubblico ricordando le proprie radici: «Ogni volta che decido di cantare e salgo sul palco è un modo per ringraziare mia mamma per aver creduto in me. Quando nel 2010 sono tornata in Etiopia per riscoprire le mie origini, ho visto la vita che avrei potuto vivere e oggi mi sento molto privilegiata». Battistelli ha poi regalato un’indimenticabile esibizione dal vivo sulle note di Summertime e ‘O sole mio. Il MGFF OFF, spazio vivo di racconto e valorizzazione delle storie del territorio, condotto dalla giornalista Eugenia Ferragina, si è aperto invece nel segno della sensibilità e della vicinanza istituzionale con un accorato appello dedicato alla sicurezza stradale, un valore sacro da custodire quotidianamente. Sul palco, la presenza dei vertici dell’Arma dei Carabinieri – il Comandante Provinciale di Catanzaro Generale Giovanni Pellegrino, il Comandante della Compagnia di Soverato Capitano Gianluca Girardo e il Comandante della Stazione Luogotenente Carica Speciale Salvatore Simione, affiancati da quattro militari dello stand promozionale – ha accompagnato un toccante e corale pensiero di speranza rivolto alla giovane figlia del Luogotenente Minasi, di Santa Caterina dello Ionio, che sta affrontando una difficile battaglia in seguito a un grave incidente. Il filo conduttore dell’inclusione e dell’empatia ha attraversato l’intero panel grazie al lavoro costante delle interpreti LIS TeresaColonna e Sabrina Genovese, alle vibrazioni canore di Frank Murdolo e all’intervento dello psicoterapeuta Salvo Noè, che ha invitato la platea a riscoprire la propria unicità e a imparare a “lasciare andare le cose per aiutare il sole a sorgere e tramontare”. Spazio anche al cinema indipendente, con l’assegnazione del premio Vittorio De Seta del Clorofilla Film Festival. A presentare il riconoscimento, il presidente di giuria Franco Blandi.Il premio è stato assegnato ad Angelo Resta per “Cutro, 94 & more…”, opera intensa che racconta la tragedia di Cutro. Il premio simbolo del festival, le Colonne d’Oro del brand GB Spadafora, sono state consegnate nel corso del festival a: Piero Ausilio, Lino Banfi, Rino Barillari, Carl Brave, Marco D’Amore, Isabella Ferrari, Irene Maiorino, Giulia Michelini, Caterina Murino, Kevin Spacey, Can Yaman, Pasquale Anselmo, Nadia Paone e al corpo della Protezione Civile Calabria. I riconoscimenti consegnati dal Presidente della Fondazione Calabria Film Commission, Anton Giulio Grande, sono andati alle due icone del cinema: Kevin Spacey e Isabella Ferrari. Il premio Ippocampo d’Oro creato dal gioielliere catanzarese Tommaso Megna, è stato consegnato a: Fotinì Peluso, Leonardo Metalli, Manuela Sain, Mariana Lancellotti, Darko Peric, Giulia Bevilacqua e Mariam Battistelli. Il MGFF è sostenuto dal Ministero della Cultura, Calabria Straordinaria – brand della Regione Calabria – Assessorato al Turismo – Calabria Film Commission e Comune di Soverato. Le Colonne d’Oro assegnate durante il festival sono realizzate dal Brand GB Spadafora. Grandi brand nazionali e regionali abbracciano la sfida culturale del Magna Graecia Film Festival: Webgenesys, Vecchio Amaro del Capo, Cinzano, Michele Placido Foundation, Banca Montepaone, Calabria Motori, Silpa Piscine, Gioielleria Megna, L’Aurora.
ROMA (ITALPRESS) – “Continuo a seguire con preoccupazione l’allarmante situazione a Ceuta, chiedendo a Dio, per intercessione della Madonna d’Africa, che si trovino soluzioni di pace, stabilità e giustizia”. Così Papa Leone XIV, dopo il primo Angelus di agosto, come riporta Vatican News, esprimendo la sua preoccupazione nel seguire il dramma delle decine di migliaia di migranti che nei giorni scorsi hanno cercato di raggiungere la Spagna dal Marocco. Il Pontefice ha poi rivolto un pensiero a chi soffre a causa dei tanti conflitti in corso nel mondo: “Continuiamo a pregare per la pace, perchè nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati. Il Signore conforti coloro che soffrono e benedica l’opera di chi porta aiuto e consolazione”, ha aggiunto.
Proseguono senza sosta i controlli interforze coordinati dalla Questura di Catanzaro per garantire una movida sicura e nel rispetto delle regole lungo la costa ionica, particolarmente affollata nel periodo estivo. L’obiettivo è quello di coniugare divertimento e sicurezza, tutelando le migliaia di giovani e turisti che ogni fine settimana frequentano i principali luoghi di aggregazione. Nella notte è scattato il sequestro preventivo di un noto locale di Soverato, da anni punto di riferimento della movida estiva. Il provvedimento è stato eseguito dalla Polizia amministrativa in esecuzione dell’ordinanza firmata dal Questore di Catanzaro, al termine di una complessa attività ispettiva svolta con il coinvolgimento di tutte le forze e gli enti competenti. Ai controlli, ciascuno per le proprie attribuzioni, hanno preso parte personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco, dell’Ispettorato del Lavoro, dell’Arpacal e dell’Asp. Nel corso delle verifiche sarebbero emerse numerose irregolarità amministrative e sotto il profilo della sicurezza, contestazioni rispetto alle quali la proprietà avrà la possibilità di far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti. Tra gli aspetti rilevati figurerebbero la presenza di un numero di avventori significativamente superiore rispetto alla capienza autorizzata e criticità riguardanti le vie di fuga, ritenute non adeguate a garantire il regolare deflusso delle persone in caso di emergenza. Le risultanze degli accertamenti hanno quindi determinato l’adozione del provvedimento di sequestro preventivo della struttura. L’operazione si inserisce nel più ampio piano di controlli predisposto dalla Questura di Catanzaro per l’intera stagione estiva, finalizzato a verificare il rispetto delle norme in materia di sicurezza, tutela dei lavoratori, igiene e ambiente, con l’obiettivo di assicurare che il divertimento si svolga in condizioni di piena sicurezza per cittadini e turisti. (font catanzaroinforma.it)