Al Premio Ischia i risultati Ipsos Doxa, il 48% degli italiani vittima di fake news
NAPOLI (ITALPRESS) – Gli italiani ritengono che sia ancora importante essere informati e il tempo dedicato alla lettura di notizie e all’aggiornamento sugli avvenimenti nazionali e globali non è in calo, ma in molti considerano difficile poter accedere oggi ad un’informazione di qualità, mentre la diffusione della disinformazione rappresenta una preoccupazione diffusa. E per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, nonostante una certa consapevolezza dei benefici di questa nuova tecnologia, resta maggioritaria la quota di pubblico che ne percepisce i rischi per il giornalismo.
Questi, in estrema sintesi, sono gli spunti principali della ricerca Ipsos Doxa “Le Pratiche di Fruizione del Pubblico, Rischi e Opportunità nel Panorama Informativo Italiano” che viene presentata oggi, a Lacco Ameno al Premio Ischia di giornalismo internazionale giunto alla sua 47esima edizione.
La ricerca Ipsos Doxa, condotta nel giugno 2026 su un campione di 1.500 italiani tra i 16 e i 65 anni, analizza come il pubblico italiano si stia adattando a un ecosistema mediatico in profonda trasformazione. Ecco una sintesi del rapporto.
1)L’informazione giornalistica, pur restando centrale, viene oggi distribuita in modo sempre meno diretto: a mediarla intervengono piattaforme e “gatekeeper” diversificati – testate tradizionali, istituzioni, influencer, opinionisti e utenti comuni – ciascuno dei quali contribuisce a plasmare il modo in cui le notizie vengono esperite dal pubblico.
2)Nonostante i cambiamenti nelle modalità di fruizione e la progressiva perdita di contatto tra i media legacy (TV, stampa, radio) e il pubblico – soprattutto gli under 35 – il bisogno di informarsi resta avvertito da tutti e considerato rilevante nella società odierna. Il 49% della popolazione ritiene “molto importante” informarsi (percentuale che sale al 93% includendo chi lo considera “abbastanza importante”. Tra gli under 35 la quota di chi lo giudica “molto importante”; scende al 39%, ma rimane comunque elevata (91% sommando entrambe le risposte). L’autopercezione prevalente è che il tempo dedicato all’informazione non sia in calo, nè tra la popolazione generale nè tra i più giovani: la maggioranza ritiene infatti di dedicarvi il giusto tempo (75% della popolazione, 69% degli under 35).
3)Tuttavia, una persona su due (51%) considera difficile accedere oggi a un’informazione di qualità in Italia. Le piattaforme che stanno sostituendo i media legacy non godono della stessa fiducia, mentre al contempo anche la professione giornalistica presenta un’immagine sociale appannata. La disinformazione rappresenta una preoccupazione diffusa: il 48% della popolazione dichiara di essere caduto vittima di fake news almeno qualche volta. Tra i giovani emerge intanto la pratica di utilizzare l’AI generativa come strumento di verifica.
4)Nonostante una certa consapevolezza dei benefici dell’intelligenza artificiale, resta maggioritaria la quota di pubblico che ne percepisce i rischi per il giornalismo: un terzo della popolazione teme soprattutto che l’AI possa essere usata per creare notizie false o manipolate, senza che il lettore se ne accorga.
5)Guardando al futuro, la spinta propulsiva sembra provenire, oltre che dai pubblici ancora legati ai media legacy, dal segmento di popolazione più aperto all’uso di strumenti di AI generativa per informarsi. Telegiornali (36%) e siti/app di news (33%) restano i mezzi considerati più importanti per i prossimi 4-5 anni, ma i chatbot AI (23%) emergono come terza opzione, con percentuali più alte tra gli under 35 (29%).
6)Infine, la ricerca evidenzia come la riconfigurazione della dieta multimediale lasci scoperti alcuni bisogni informativi importanti. Emergono infatti significativi squilibri tra l’interesse del pubblico e la quantità di informazione disponibile su temi specifici: ambiente, sostenibilità e cambiamento climatico; innovazione, tecnologia e AI; lifestyle, salute e salute mentale.
– Foto ufficio stampa Premio Ischia –
(ITALPRESS).







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