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Transformation hub, il progetto di Generali e Luiss per un nuovo modello di lavoro

Transformation hub, il progetto di Generali e Luiss per un nuovo modello di lavoro

ROMA (ITALPRESS) – Accompagnare i grandi cambiamenti del mondo del lavoro promuovendo un nuovo modello di relazioni industriali partecipativo e inclusivo. E’ stato questo il tema al centro dell’incontro “Costruire insieme il lavoro che verrà”, nella sede nazionale del CNEL a Roma, durante il quale è stato presentato il progetto “Transformation Hub”, una iniziativa unica in Italia, nata dall’accordo tra Generali e le organizzazioni sindacali, con la collaborazione scientifica dell’Università Luiss.
Nel corso dell’evento sono state illustrate le attività degli “Hub”, le tre commissioni paritetiche nate dal Contratto Integrativo siglato da Generali con FIRST/CISL, FISAC CGIL, UILCA, FNA e SNFIA, un’intesa già riconosciuta dal CNEL come “Buona Pratica Aziendale” per aver anticipato i contenuti della nuova normativa sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese. Gli Hub, sostenuti dal contributo scientifico della Luiss, focalizzano il confronto su tre direttrici chiave: Intelligenza Artificiale e modelli di organizzazione del lavoro, sostenibilità e implementazione in azienda dei Modelli ESG, demografia, invecchiamento attivo e gestione delle competenze.
L’Ateneo intitolato a Guido Carli coordina il piano di lavoro triennale del progetto attraverso una metodologia che combina ricerca applicata, analisi d’impatto, percorsi formativi congiunti per manager e sindacati e laboratori di policy e governance. Un percorso già operativo: durante l’incontro sono stati condivisi anche i risultati della prima fase di avvio – che tra aprile e maggio 2026 ha visto lo svolgimento di quattro sessioni di lavoro guidate dai docenti Luiss con circa 50 rappresentanti aziendali e sindacali – con l’obiettivo di tradurli in obiettivi di ricerca a supporto dell’evoluzione dell’organizzazione del lavoro.
L’appuntamento – aperto dai saluti del Presidente del CNEL Renato Brunetta, dell’Amministratore Delegato di Generali Philippe Donnet (intervenuto con un videomessaggio), e del Presidente della Luiss Giorgio Fossa – ha visto la partecipazione del Country General Manager di Generali Italia Gianluca Perin, del Presidente della Commissione Partecipazione del CNEL Emanuele Massagli e del Direttore Generale Luiss Rita Carisano. I lavori, moderati da Francesco Giorgino, sono proseguiti con un’analisi dei singoli hub guidata da Maria Cristina Muglia, Responsabile Relazioni sindacali Generali, insieme ai docenti Luiss Giuseppe Italiano, Matteo Caroli e Maria Rita Testa e ai rappresentanti sindacali Emanuele Bartolucci, Laura Delù e Claudia Zanelli, per concludersi con l’intervento del Professore Emerito della Sapienza Arturo Maresca.
“Per troppo tempo il nostro sistema produttivo ha guardato alla partecipazione dei lavoratori con diffidenza, come a un costo o a un vincolo all’autonomia dell’impresa. E’ arrivato il momento di cambiare prospettiva e di adottare il “paradigma partecipativo”, che trasforma quello che veniva percepito come un onere in un investimento in produttività, competenze, merito e qualità del lavoro. Mettere insieme capitale e lavoro, conoscenza e responsabilità significa creare valore per l’impresa e rafforzarne la capacità competitiva”, ha affermato il presidente del CNEL, Renato Brunetta. “La legge n. 76 del 2025 – ha proseguito Brunetta – offre finalmente gli strumenti per dare attuazione all’articolo 46 della Costituzione e affida un ruolo centrale al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, istituendo presso di esso la Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori. Il CNEL, casa dei corpi intermedi, è quindi chiamato ad accompagnare questa transizione, valorizzando le buone pratiche che stanno già maturando nelle aziende. Il Bollino CNEL assegnato a Generali, tra i primi a essere attribuiti, e il modello dei Transformation Hub dimostrano che la partecipazione può già tradursi in realtà. Il nostro compito è farla crescere e diffonderla, perchè l’intelligenza del lavoro entri nelle scelte dell’impresa. Così l’innovazione diventa progresso economico e sociale”.
“La collaborazione con Generali presentata oggi presso il CNEL rappresenta un vero e proprio unicum e dimostra la capacità di Luiss di porsi come ponte strategico tra ricerca scientifica avanzata, imprese e mondo del lavoro” – ha commentato Giorgio Fossa, Presidente dell’Università Luiss Guido Carli, che ha aggiunto – “Il confronto di oggi ha evidenziato come le transizioni globali spingano anche verso una modernizzazione delle relazioni industriali dove competenze e partecipazione sono al centro. Luiss in questo progetto con Generali ha messo a disposizione tutta la propria eccellenza scientifica per testare un modello che credo sarà esportabile in altre aziende”.
“Presentare oggi i Transformation Hub nell’autorevole sede del CNEL rappresenta un momento importante di un percorso che nasce dalla convinzione che i grandi cambiamenti debbano essere compresi e governati attraverso il dialogo e la partecipazione.” Ha dichiarato Gianluca Perin, Country General Manager di Generali Italia. “Come Generali, con questo progetto, abbiamo scelto di riunire attorno allo stesso tavolo impresa, organizzazioni sindacali e mondo accademico per affrontare temi che stanno ridefinendo il lavoro e la società: dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità sociale fino al cambiamento demografico. La collaborazione con l’Università Luiss Guido Carli è un elemento centrale di questo modello, perchè ci consente di affiancare al confronto tra le parti il rigore della ricerca e una visione di lungo periodo. L’ambizione dei Transformation Hub è contribuire a costruire una cultura della partecipazione capace di anticipare le trasformazioni e generare valore per le persone, le imprese e il Paese”.

– Foto ufficio stampa Generali –
(ITALPRESS).

CyberShield AI Italia rilancia la sfida della cybersecurity

CyberShield AI Italia rilancia la sfida della cybersecurity

ROMA (ITALPRESS) – L’intelligenza artificiale sta cambiando le regole della cybersecurity. Se da una parte offre strumenti sempre più avanzati per individuare e contrastare le minacce, dall’altra accelera gli attacchi, amplia la superficie digitale da proteggere e impone alle aziende di sapere esattamente dove e come viene utilizzata. Una trasformazione che porta la sicurezza informatica fuori dal solo perimetro tecnico e la rende una questione di governance, competenze, dati e resilienza del Sistema Paese.
E’ il quadro emerso da “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) e ospitato nel Salone d’Onore della Caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma, sotto l’Alto Patrocinio dell’Arma dei Carabinieri e con il Parlamento europeo – Ufficio in Italia in qualità di Official Partner. Una giornata che ha riunito istituzioni, mondo della difesa, aziende, ricerca e innovazione per mettere a fuoco le nuove vulnerabilità e le strategie necessarie a proteggere infrastrutture e asset strategici. «CyberShield AI Italia nasce con l’obiettivo di creare un’agorà dell’innovazione e un momento di confronto tra i principali protagonisti del mondo della difesa», ha dichiarato Gabriele Ferrieri, Presidente dell’ANGI. «La presenza di alcune delle più importanti istituzioni e aziende italiane ci ha permesso di mettere a fuoco una priorità fondamentale: rinnovare il partenariato pubblico-privato per vincere la sfida della nostra generazione e rafforzare la sicurezza delle infrastrutture critiche e strategiche del Paese».
Per Ferrieri la sfida riguarda anche la capacità dell’Italia di mantenere un ruolo competitivo nello sviluppo delle nuove tecnologie: «Dobbiamo rispondere a un contesto geopolitico sempre più dinamico e, allo stesso tempo, rafforzare la competitività italiana nella ricerca e nello sviluppo, affinchè il nostro Paese possa essere sempre più protagonista al fianco dei partner europei e dei membri dell’Alleanza NATO. I contributi emersi saranno raccolti nel nostro Defence Innovation Paper, che consegneremo al Governo, alle istituzioni e alle rappresentanze delle Commissioni parlamentari come contributo dei giovani innovatori italiani». A dare la misura del cambiamento sono anche i dati dell’Osservatorio Innovazione e Difesa 2026, realizzato da LAB21 in collaborazione con ANGI, a cura del Prof. Roberto Baldassari, Direttore Generale LAB21 e Direttore del Comitato Scientifico ANGI. Il 38,4% degli intervistati individua nell’intelligenza artificiale e nei sistemi autonomi il
principale fattore destinato a trasformare la difesa nei prossimi cinque anni, davanti alla crescente centralità della dimensione cyber, indicata dal 27,6%. Il rischio non riguarda soltanto gli attacchi ai sistemi. Nell’AI generativa, deepfake e manipolazione dell’informazione rappresentano la principale minaccia percepita per il 44,2% del campione, mentre il 27,3% indica i cyberattacchi automatizzati e sempre più sofisticati. E quando si guarda alla protezione delle infrastrutture critiche, il 32,5% individua proprio nelle competenze e nel fattore umano l’anello più debole. E’ su questo terreno che le aziende stanno già modificando le proprie strategie. Per Gianluca Meomartini, Regional Vice President of Sales, Southern EMEA di Bitdefender, la domanda su chi possa beneficiare maggiormente dell’intelligenza artificiale, tra attaccanti e difensori, non ha una risposta univoca. «La risposta immediata è entrambi, ma dobbiamo prestare attenzione perchè l’intelligenza artificiale sta entrando sempre di più nelle aziende e potrebbe diventare essa stessa un veicolo di compromissione. La nostra proposta è utilizzare l’AI in un’ottica preventiva, aumentando visibilità e controllo su dove e come viene utilizzata. La governance dell’AI è una strategia che le aziende devono adottare da subito».
Ma è soprattutto la velocità a rappresentare uno degli elementi di rottura rispetto al passato.
«Oggi il tempo per fermare un attacco si misura in minuti, mentre fino all’anno scorso si misurava in giorni», ha ottolineato Alessandro Raponi, CEO di Tropico Security. Una rapidità che obbliga la difesa a evolversi altrettanto velocemente e che sta riportando al centro anche tecniche come la deception, attraverso esche digitali capaci di intercettare l’attaccante.
«Stiamo andando verso un modello nel quale la detection, insieme ad altri strumenti, può portare anche alla remediation, quindi alla neutralizzazione dell’attacco».
Il salto tecnologico rischia però di aprire un divario tra le organizzazioni più strutturate e una parte del tessuto produttivo italiano. David Gubiani, Regional Director of Sales Engineering, Southern EMEA & Israel di Check Point Software Technologies, richiama soprattutto l’attenzione sulle piccole e medie imprese: «Esistono già strumenti capaci di individuare e proteggere dalle minacce, ma la governance non è ancora applicata da tutti.
Se guardiamo alle PMI, che sono il tessuto connettivo del Paese, dobbiamo chiederci quante abbiano politiche di sicurezza, personale adeguato e programmi di formazione. L’AI ha impresso alla tecnologia una velocità enorme, mentre la formazione rischia di rimanere indietro».
La sicurezza, dunque, non può più essere aggiunta a valle di un progetto tecnologico. Deve essere prevista fin dall’origine. E’ il punto evidenziato da Massimo Palermo, Vice President Sales – Italy & Malta di Fortinet: «E’ ormai impensabile progettare servizi digitali e applicazioni senza pensare contemporaneamente alla cybersecurity. La sicurezza deve essere integrata sin dalla fase di progettazione». Un principio che passa dalla Security by Design alla Security by Default, fino al modello Zero Trust: «Never Trust, Always Verify. I controlli non possono limitarsi al momento del login, ma devono accompagnare tutta l’attività».
La sicurezza deve però essere garantita anche quando la tecnologia viene utilizzata fuori dagli ambienti tradizionali, in condizioni operative nelle quali affidabilità e continuità diventano essenziali. E’ il punto sottolineato da Luca Santonico, MoD & Partner Account Manager di Panasonic Connect – TOUGHBOOK, che ha richiamato l’esperienza maturata a fianco degli operatori sul campo. «In contesti operativi complessi non è possibile avere una tecnologia che non sia sufficientemente stabile. La nostra ingegneria lavora sulla struttura dell’hardware per eliminare ogni possibile insidia ed evitare interruzioni», ha spiegato Santonico. Un’esigenza che oggi incontra direttamente l’intelligenza artificiale: «Abbiamo integrato processori di intelligenza neurale che consentono di ospitare on-premise software di AI, senza dover necessariamente ricorrere a connessioni al cloud, riducendo così le condizioni di rischio per gli operatori sul campo».
Accanto alla protezione delle infrastrutture c’è poi un patrimonio che diventa sempre più prezioso con la diffusione dell’AI: i dati. «Le organizzazioni devono considerare il dato un vero e proprio asset strategico e non più un sottoprodotto dei sistemi», ha spiegato Davide Marini, Country Manager Italy di NetApp. Conoscere dove si trovano le informazioni, chi vi accede e come vengono protette diventa il punto di partenza per costruire cyber resilience e continuità operativa. E cambia anche il concetto di sovranità: «Non significa soltanto avere il dato in un data center sul territorio nazionale, ma averne il pieno controllo e il pieno governo».
Una visione che trova riscontro anche nell’Osservatorio: per il 34,1% degli italiani la sovranità digitale significa innanzitutto controllo e protezione dei dati strategici, mentre il 28,9% la associa alla riduzione della dipendenza da tecnologie e fornitori extraeuropei.
In questo scenario la partita riguarda anche la capacità di valorizzare l’industria nazionale. Antonio Capobianco, Founder e CEO di Fata Informatica, mette al centro il rapporto tra grandi organizzazioni e piccole e medie imprese: «La parola chiave è fiducia. Le grandi amministrazioni devono avere il coraggio di dare fiducia alle PMI». Un rapporto che, secondo Capobianco, può consentire alle imprese di crescere, sviluppare nuove soluzioni e contribuire direttamente alla resilienza del Paese.
E mentre l’intelligenza artificiale sta già modificando il presente, l’industria guarda alla prossima frontiera. Raffaele Chiappini, CEO di Quantum Intelligence Cybersecurity Srl, richiama la necessità di prepararsi all’evoluzione del quantum computing partendo dalle competenze. «Per essere pronti alle sfide e alle minacce di domani c’è bisogno di cooperazione tra Europa, istituzioni italiane, pubbliche amministrazioni, industria, PMI, università e ricerca». L’obiettivo, aggiunge, è permettere ai giovani di studiare e sperimentare direttamente queste tecnologie, affinchè possano diventare «il veicolo dei nuovi sistemi di sicurezza di domani».
Da CyberShield AI Italia emerge una direzione chiara: la cybersecurity deve evolvere insieme all’innovazione, integrando tecnologia, competenze e collaborazione pubblico- privato per anticipare le nuove minacce e rafforzare la resilienza del Sistema Paese. L’iniziativa si è svolta con il sostegno di Bitdefender, CyberQuam, Check Point, Fata Informatica, IT Centric, Fortinet, NetApp, Panasonic Connect – TOUGHBOOK, Tropico Security e Studio Guarino, insieme ai partner AI.ESRA, aizoOn Technology Consulting, BIP CyberSec, LibraCyber, Lutech, Negg Group, Polo Strategico Nazionale, RINA, SAP, Teleconsys, Tinexta e Zenita Group.
-foto ufficio stampa ANGI –
(ITALPRESS).

Il satellite cinese-europeo Smile invia le prime immagini dallo spazio

Il satellite cinese-europeo Smile invia le prime immagini dallo spazio

PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Il Solar Wind Magnetosphere Ionosphere Link Explorer (SMILE), un satellite frutto della collaborazione tra Cina ed Europa, ieri ha diffuso la prima serie di immagini e dati scientifici, entrando così nella fase di operazioni scientifiche regolari.

Tra queste immagini figura la prima panoramica continua dell’aurora boreale, che ne mostra la struttura dettagliata su lunghi periodi di tempo. Un’altra immagine rivela i resti luminosi di una stella esplosa a circa 160.000 anni luce di distanza. Il satellite ha inoltre raccolto le prime misurazioni ad alta risoluzione dei campi magnetici e degli ioni in un’orbita terrestre molto elevata.

Gli scienziati ritengono questi primi risultati molto promettenti. I dati aiuteranno i ricercatori a comprendere meglio come l’attività del Sole influisca sull’ambiente spaziale terrestre.

SMILE è stato lanciato il 19 maggio dalla Guyana francese. Dopo circa un mese di aggiustamenti orbitali, ha raggiunto la sua orbita operativa il 20 giugno. Tutti gli strumenti sono stati accesi e hanno funzionato normalmente. E’ stata quindi completata la calibrazione e SMILE ha iniziato a raccogliere dati validi.

La missione SMILE è il primo progetto di esplorazione scientifica spaziale tra Cina ed Europa caratterizzato da una collaborazione a livello di missione, completa e approfondita, con l’obiettivo di svelare i misteri dell’interazione tra il vento solare e la magnetosfera terrestre.

Le immagini e i dati appena diffusi sono stati raccolti dai quattro strumenti scientifici a bordo del satellite.
SMILE trasporta il primo strumento al mondo per immagini a raggi X molli (SXI) installato su un veicolo spaziale, in grado di trasformare in immagini il confine della magnetosfera, in precedenza “invisibile”. A bordo sono presenti anche uno strumento per immagini ultraviolette (UVI) dell’aurora, un analizzatore di ioni leggeri (LIA) e un magnetometro (MAG).

Insieme, questi strumenti consentono di acquisire simultaneamente immagini su scala globale dei cambiamenti della magnetosfera e di misurare direttamente le condizioni del vento solare nella posizione del satellite. Ciò offre agli scienziati uno strumento senza precedenti per studiare fenomeni di meteorologia spaziale come tempeste e sottotempeste magnetiche.

Nato da un’iniziativa di cooperazione avviata congiuntamente dall’Accademia cinese delle scienze e dall’Agenzia spaziale europea nel 2015, il progetto SMILE ha istituito un meccanismo di cooperazione paritario, reciprocamente vantaggioso e complementare.

La Cina è stata interamente responsabile dello sviluppo della piattaforma satellitare, della telemetria e del controllo, del supporto a terra e della realizzazione dei sistemi di applicazione scientifica, e ha guidato lo sviluppo dei carichi utili UVI, LIA e MAG. La parte europea si è occupata dello sviluppo del modulo di carico utile e dello SXI, e ha fornito il vettore di lancio, il sito di lancio e il supporto alla telemetria e al controllo durante la fase attiva.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

Al via “NON M’IngG4nno”, la campagna per far conoscere la malattia IgG4-correlata

Al via “NON M’IngG4nno”, la campagna per far conoscere la malattia IgG4-correlata

MILANO (ITALPRESS) – Alle Colonne di San Lorenzo di Milano, tra i passanti, una figura sembra dissolversi nel paesaggio. E’ un artista di strada, dipinto per fondersi con l’architettura circostante fino a diventare quasi indistinguibile.
Non è solo un esercizio di mimetismo urbano. E’ un’iniziativa che racconta l’inganno della malattia IgG4-correlata: una patologia rara che può coinvolgere organi diversi, presentarsi con manifestazioni apparentemente scollegate ed essere scambiata per altre condizioni. Per questo è soprannominata dagli specialisti “la grande imitatrice”.
Da qui prende forma “NON M’IngG4nno. La malattia IgG4-correlata. Conoscerla per riconoscerla”, campagna di sensibilizzazione promossa da Amgen, global leader nelle biotecnologie farmaceutiche, con ANMAR – Associazione Nazionale Malati Reumatici – e APMARR – Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, con il patrocinio di FIR – Fondazione Italiana del Rene e SIR – Società Italiana di Reumatologia.
Rara e immuno-mediata, la malattia IgG4-correlata, o IgG4-RD, è stata riconosciuta come entità clinica distinta solo negli ultimi due decenni. E’ una patologia sistemica e cronica che può coinvolgere uno o più organi, contemporaneamente o in fasi diverse.
La prevalenza stimata è di circa 5 casi ogni 100.000 abitanti. La malattia, più comune negli uomini, interessa più frequentemente le persone tra i 50 e i 70 anni, pur manifestandosi a qualsiasi età.6 Le cause della malattia non sono ancora completamente chiarite. Nel tempo, l’infiammazione persistente può favorire la formazione di fibrosi e compromettere la funzione degli organi coinvolti.
“L’ipotesi più accreditata è che fattori ambientali, come l’esposizione cronica a polveri di metalli o infezioni di microrganismi ancora sconosciuti, portino a un’infiammazione persistente negli organi colpiti”, spiega Emanuel Della Torre, Reumatologo, Allergologo e Immunologo dell’Ospedale San Raffaele di Milano. “Gli anticorpi IgG4 che danno il nome alla malattia rappresenterebbero, in questo contesto, un tentativo del nostro corpo, purtroppo poco efficace, di spegnere l’infiammazione piuttosto che la vera causa della malattia”.
La malattia può coinvolgere pancreas, fegato e vie biliari, ghiandole salivari e lacrimali, orbite oculari, reni, aorta e altri distretti dell’organismo. Per descriverne l’eterogeneità, gli specialisti distinguono quattro principali fenotipi clinici: pancreato-epato-biliare, retroperitoneale, testa-collo e sistemico. I segni e i sintomi dipendono dall’organo coinvolto e possono essere poco specifici: stanchezza, dolore, gonfiore possono apparire come problemi distinti, senza far emergere subito un’unica origine.
E’ proprio dalla capacità della malattia IgG4-correlata di confondersi con altre condizioni che nasce il senso di “NON M’IngG4nno”: un invito ad accrescere la conoscenza di una patologia rara e poco nota e delle sue diverse manifestazioni. La campagna prosegue su www.malattiaigg4correlata.it, piattaforma informativa realizzata con il contributo di un comitato scientifico di esperti e delle associazioni pazienti partner dell’iniziativa, con contenuti e risorse utili sulla patologia, sulle sue manifestazioni e sul percorso diagnostico.
“La malattia IgG4-correlata è una patologia rara e complessa, che può manifestarsi in modi molto diversi e interessare più organi. Proprio questa eterogeneità può rendere complicato il percorso verso la diagnosi”, commenta Katia Massaroni, Direttore Medico di Amgen Italia. “Diventa quindi importante favorire il dialogo tra i vari specialisti e promuovere anche una stretta collaborazione tra le associazioni pazienti – prosegue Massaroni. E’ dalla volontà di mettere in relazione competenze, esperienze e prospettive diverse che nasce la campagna “Non m’IngG4anno”: un’iniziativa con cui vogliamo contribuire ad accrescere la conoscenza della malattia e offrire informazioni utili a favorire il confronto con gli specialisti di riferimento”.
A causa della sua somiglianza con altre patologie, la malattia IgG4-correlata può essere confusa con condizioni diverse. Uno studio riporta che il 60% dei pazienti aveva ricevuto inizialmente una diagnosi errata di tumore maligno, più spesso di linfoma (47%) o di tumore del pancreas (30%).
“In presenza di una massa che coinvolge soprattutto il pancreas, ma anche il fegato e le vie biliari, nel 90-95% dei casi si tratta di un tumore e solo nel 5-10% di un’infiammazione”, spiega il Prof. Luca Frulloni, Gastroenterologo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. “Clinicamente non è possibile distinguere un tumore dalla malattia IgG4-correlata: la diagnosi si basa quindi su accertamenti radiologici e biopsia della lesione”.
La diagnosi non si basa su un singolo esame. Richiede l’integrazione della storia clinica del paziente, degli esami del sangue, delle indagini per immagini e, quando necessario, della biopsia.5 I criteri diagnostici e di classificazione della malattia sono stati definiti solo negli ultimi anni. Per questi motivi non è insolito che il percorso verso la diagnosi possa richiedere anche più di due anni.
Il ritardo diagnostico può avere conseguenze importanti: quando la malattia imita una neoplasia, può condurre anche a interventi chirurgici non necessari.6 Proprio per la varietà delle sue manifestazioni, la malattia IgG4-correlata richiede un approccio multidisciplinare.
“Il confronto tra reumatologi, patologi, radiologi e altri specialisti d’organo è essenziale per un inquadramento corretto e tempestivo, poichè si tratta di una condizione rara e sistemica che può mimare altre patologie spesso più frequenti o colpire più distretti corporei”, sottolinea il Dott. Francesco Ferro, Reumatologo dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.
Per molte persone, il percorso verso la diagnosi è segnato da visite e consulti con specialisti diversi, prima che emerga il collegamento tra manifestazioni apparentemente indipendenti. Un’incertezza che può incidere sulla vita quotidiana, sul lavoro e sulle relazioni familiari e sociali.
“Quando i sintomi sono diversi e apparentemente scollegati, il percorso verso la diagnosi può generare disorientamento, paura e un forte senso di solitudine”, riporta Antonella Celano, Presidente APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare. “E’ fondamentale che la persona venga ascoltata nella sua globalità e accompagnata in un percorso coordinato. Le Associazioni possono avere un ruolo importante nell’informare, orientare e far sentire le persone meno sole”.
“Le associazioni possono accogliere, ascoltare e orientare”, aggiunge Silvia Tonolo, Presidente ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici “aiutando pazienti e caregiver a individuare i centri e gli specialisti di riferimento e offrire informazioni corrette. Possono inoltre raccogliere bisogni e criticità e portarli all’attenzione di clinici e istituzioni. Una malattia può essere rara, ma la persona che la vive non deve diventare invisibile”.
La malattia IgG4-correlata richiede un monitoraggio nel tempo, perchè il processo infiammatorio può provocare danni permanenti agli organi coinvolti.
“Arrivare presto alla diagnosi è fondamentale perchè il danno d’organo può progredire in modo silenzioso”, conclude Gaetano La Manna Nefrologo, IRCCS Policlinico Di Sant’Orsola, Bologna. “Se l’infiammazione persiste, può lasciare spazio alla fibrosi, cioè a un danno cicatriziale non sempre reversibile. Riconoscere tempestivamente il coinvolgimento renale consente di avviare il percorso terapeutico più appropriato.
-foto ufficio stampa campagna “Non M’IngG4nno –
(ITALPRESS).

Salone Nautico, Bucci “Salis esclusa dal palco? Non so nulla”

GENOVA (ITALPRESS) – “Io non ne so assolutamente nulla. Mi hanno chiamato e sono andato su”. Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci commentando l’esclusione della sindaca di Genova Silvia Salis dal taglio del nastro del Salone Nautico alla presenza della premier Giorgia Meloni. “Uno sgarbo? Io non vedo queste cose, ma non so nulla. Dal cerimoniale nemmeno a me avevano detto che dovevo andare su. Io da sindaco ci sono sempre andato”, ha aggiunto.

xa8/col5/gsl

Salone Nautico, Salis “Lavorare per farlo diventare il più importante del mondo”

GENOVA (ITALPRESS) – “L’ho detto più volte in questi giorni di avvicinamento: il Salone Nautico è il brand che identifica Genova nel mondo e del quale siamo tutti orgogliosi. Il Salone Nautico e Genova sono un binomio indissolubile. E’ il nostro brand identificativo”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis nel suo intervento all’inaugurazione della 66esima edizione del Salone Nautico internazionale.

xa8/sat/gsl

Salone Nautico, Salis “Lavorare per farlo diventare il più importante del mondo”

GENOVA (ITALPRESS) – “L’ho detto più volte in questi giorni di avvicinamento: il Salone Nautico è il brand che identifica Genova nel mondo e del quale siamo tutti orgogliosi. Il Salone Nautico e Genova sono un binomio indissolubile. E’ il nostro brand identificativo”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis nel suo intervento all’inaugurazione della 66esima edizione del Salone Nautico internazionale.

xa8/sat/gsl

Salone Nautico, Salis “Esclusa dal palco? Non personalizzo il mio ruolo”

GENOVA (ITALPRESS) – “Io rappresento la città di Genova, non voglio fare polemica. Devo dire che se l’obiettivo, come si vocifera, ma spero che non sia così, era quello di levarmi attenzione, non credo che sia stato raggiunto”. Lo ha detto la sindaca Silvia Salis commentando il caso della sua esclusione dal taglio del nastro del Salone Nautico avvenuto oggi alla presenza della premier Giorgia Meloni.

xa8/sat/gsl

Strada “Dalle istituzioni europee doppio standard sui crimini di guerra”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – “Il doppio standard delle istituzioni europee è quello che mina la nostra credibilità agli occhi di tutto il mondo”. Lo ha dichiarato l’eurodeputata del Partito Democratico Cecilia Strada in un’intervista al Parlamento europeo di Bruxelles, in merito all’operato delle istituzioni europee all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. “Se l’Europa vuole recuperare la sua funzione, dev’essere senza ambiguità ferma nel condannare le violazioni del diritto e dei diritti da qualunque parte arrivino: che sia Putin, che sia Trump, che sia Netanyahu”, ha poi aggiunto.

xf4/sat/gtr

Tg News – 1/10/2026

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Francia in fiamme per la rivolta degli studenti, oltre 600 fermi
– Ue all’Italia “Abbiamo già dato più flessibilità”
– Carburanti, anche Tamoil decide di tagliare i prezzi
– Garlasco, i Poggi non saranno parte civile contro Sempio
– Pg Corte Appello chiede prescrizione per Fini e i Tulliani
– Arrestato guru setta in Val di Susa
– Meloni a Genova per il Salone Nautico e polemiche organizzative
– Inail, per la sicurezza sul lavoro la prevenzione è un investimento
– Previsioni 3B Meteo 2 Ottobre
azn