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Emergenza idrica ad Amaroni: scatta la sospensione notturna dell’erogazione

Il perdurare delle temperature elevate e l’eccessivo consumo di acqua potabile stanno impedendo il normale recupero dei livelli dei serbatoi comunali, causando disservizi soprattutto nelle zone alte del paese, dove non è più possibile garantire una regolare distribuzione. A comunicarlo è il sindaco di Amaroni Gino Ruggiero, che annuncia l’adozione di una misura già sperimentata negli scorsi anni: la sospensione notturna dell’erogazione idrica. A partire dalla sera di mercoledì 12 agosto, e fino a nuovo avviso, l’acqua sarà interrotta dalle ore 23 alle ore 6 del giorno successivo. Una decisione necessaria, spiega il primo cittadino, per consentire ai serbatoi di recuperare livelli minimi di sicurezza e garantire, nelle ore diurne, un’erogazione quanto più possibile regolare. La riduzione controllata della fornitura idrica non è una novità per Amaroni, perché già in passato l’amministrazione aveva dovuto ricorrere a misure analoghe per fronteggiare periodi di forte stress della rete. Oggi, però, la combinazione tra caldo persistente e consumi impropri rende la situazione particolarmente critica. Ruggiero richiama con forza la cittadinanza a un uso responsabile e consapevole dell’acqua, evitando sprechi e utilizzi non indispensabili. È inammissibile, sottolinea il sindaco, che alcune famiglie rimangano senz’acqua mentre altri cittadini ne fanno un uso sconsiderato. Il sindaco ribadisce che la collaborazione di tutti è indispensabile per garantire una distribuzione equa della risorsa idrica e ridurre i disagi alla popolazione. In questo periodo di particolare criticità, ogni comportamento virtuoso contribuisce a tutelare l’intera comunità.
Carmela Commodaro

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Chiaravalle, nasce “Radici e Futuro”: la nuova aggregazione civica si prepara alle Comunali 2027

Presentato a Palazzo Staglianò il simbolo della coalizione fondata da La Panchina, Saturno, Radici e Ali e Noi Moderati. Falvo: «L’alternativa esiste»

Un nuovo soggetto civico entra ufficialmente nello scenario politico di Chiaravalle Centrale in vista delle elezioni comunali del 2027. Si chiama “Radici e Futuro per Chiaravalle Centrale” ed è l’aggregazione nata dall’incontro tra il sodalizio La Panchina, l’associazione Saturno, il movimento Radici e Ali e il partito Noi Moderati. La presentazione pubblica si è svolta a Palazzo Staglianò, dove è stato svelato anche il simbolo destinato a contraddistinguere la lista nella prossima competizione elettorale. A rappresentare il comitato fondatore sono stati Lucio Falvo, Saverio Barbieri, Claudio Foti e Vincenzo Fabiano. Ad aprire l’incontro è stato Lucio Falvo, al quale è toccato il compito di scoprire ufficialmente il nuovo contrassegno e di illustrarne il significato politico e identitario. La denominazione “Radici e Futuro” intende tenere insieme due dimensioni: da una parte l’appartenenza alla storia, alla memoria e alle tradizioni della comunità chiaravallese; dall’altra la necessità di proiettare la città verso lo sviluppo, l’innovazione e una nuova stagione amministrativa. A rafforzare il messaggio è il motto “Oltre i confini del presente”, concepito come invito a superare le difficoltà dell’oggi per immaginare una prospettiva più ampia di crescita. Nel cuore del simbolo compare il borgo, con le sue architetture e il campanile, elemento attraverso il quale la coalizione vuole sottolineare la centralità del territorio e dei bisogni concreti della comunità. Accanto, un albero dalle radici ben visibili richiama la solidità delle origini, la cultura e la memoria cittadina. Sul lato opposto, il sole che sorge tra le colline rappresenta invece la speranza, la rinascita e quella che i promotori definiscono una nuova alba per Chiaravalle, fino a richiamare simbolicamente un nuovo “Risorgimento” della città. A racchiudere l’immagine, gli archi nei colori verde, bianco e rosso, esplicito riferimento ai valori istituzionali e repubblicani. Falvo ha quindi affidato al palco il primo messaggio politico della nuova aggregazione: «Siamo partiti. L’alternativa finalmente esiste. È reale, concreta e viva». L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una proposta capace di governare la città ponendo al centro «il bene della comunità e non l’interesse di pochi», attraverso un percorso sintetizzato nelle parole “ascoltare, costruire, cambiare con voi”. Se Falvo ha tracciato il perimetro politico e simbolico dell’iniziativa, Saverio Barbieri ha spostato immediatamente l’attenzione sul terreno dei programmi. Ha anticipato una serie di incontri pubblici che, nelle intenzioni del gruppo, dovranno portare a Chiaravalle rappresentanti del Governo nazionale, personalità istituzionali ed esperti per affrontare in maniera concreta il tema dello sviluppo delle aree interne. Uno dei punti considerati strategici è il completamento della Trasversale delle Serre, infrastruttura che Barbieri ha indicato come una possibile leva di trasformazione per l’intero comprensorio una volta ultimati definitivamente i lavori, in una prospettiva temporale indicata nell’arco dei prossimi quattro anni. Per la nuova aggregazione, tuttavia, la disponibilità di nuove infrastrutture dovrà essere accompagnata da una capacità politica di programmare sviluppo, investimenti e servizi, evitando che le opportunità restino isolate e prive di una visione territoriale complessiva. Di natura più strettamente politica l’intervento di Vincenzo Fabiano, che ha ricostruito il percorso compiuto da Noi Moderati prima dell’adesione al nuovo progetto civico. Fabiano ha ricordato come il partito abbia inizialmente cercato un dialogo ritenuto naturale con le altre componenti del centrodestra chiaravallese. Un confronto che, secondo la ricostruzione proposta durante l’incontro, si sarebbe però arenato di fronte alla volontà del sindaco uscente di riproporre la propria candidatura senza aprire realmente ad altre ipotesi. Di fronte a quella che Fabiano ha descritto come una chiusura politica, Noi Moderati ha scelto la strada della discontinuità, aderendo alla costruzione di un progetto nuovo e autonomo per Chiaravalle. Particolarmente duro, invece, il giudizio espresso da Claudio Foti sull’attuale esperienza amministrativa. Foti ha parlato apertamente di «clientelismo e visione zero», richiamando le difficoltà finanziarie dell’ente, le opere rimaste ferme e quelle inaugurate ma successivamente chiuse. Nel suo intervento ha inoltre contestato un modello amministrativo che, a suo giudizio, avrebbe puntato sulla realizzazione di opere legate alla disponibilità dei bandi senza costruire, parallelamente, una adeguata programmazione su progetti di gestione e valorizzazione nel tempo. Sul punto, i quattro esponenti hanno comunque cercato di definire con precisione l’identità politica dell’operazione: costruire un’alternativa “per” Chiaravalle e non semplicemente “contro” qualcuno. Una distinzione più volte sottolineata durante l’incontro, pur accompagnata da una severa critica all’amministrazione uscente. Secondo i promotori di “Radici e Futuro”, infatti, l’attuale esperienza di governo cittadino avrebbe mostrato limiti sul piano politico, amministrativo, finanziario e culturale, ai quali si aggiungerebbe una progressiva riduzione degli spazi di confronto democratico e di discussione pubblica. Non è mancato, infine, un breve siparietto polemico proprio sulle condizioni di Palazzo Staglianò. Durante l’incontro è stato fatto notare il soffitto vistosamente segnato dall’acqua causata, secondo quanto riferito dai presenti, dal malfunzionamento dell’impianto di climatizzazione. Una circostanza utilizzata dai promotori come ulteriore elemento simbolico della propria critica, trattandosi di un immobile oggetto di un intervento inaugurato appena un anno fa. Con la presentazione del simbolo, dunque, la campagna verso il 2027 entra ufficialmente in una nuova fase. “Radici e Futuro per Chiaravalle Centrale” promette adesso di spostare il confronto dai nomi ai contenuti, attraverso incontri, proposte e un programma da costruire pubblicamente. Il messaggio lanciato da Palazzo Staglianò è, almeno nelle intenzioni dei fondatori, quello di una coalizione che vuole presentarsi non come semplice sommatoria di sigle, ma come un nuovo spazio civico e politico capace di contendere il governo della città e di proporre una diversa idea di Chiaravalle Centrale. In conclusione, i promotori hanno ribadito la volontà di mantenere aperto il confronto e di allargare ulteriormente il perimetro dell’alleanza ad altre forze politiche e civiche disponibili a condividere il progetto.

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Strega comanda colore incanta Palermiti: risate, emozioni e comunità al Teatro Artem

Il Teatro Artem di Palermiti, domenica 9 agosto, si è trasformato in un luogo vibrante di emozioni, dove la commedia “Strega comanda colore” ha regalato al pubblico una serata indimenticabile. Le risate, la gioia e anche momenti di riflessione hanno attraversato la platea, creando un’atmosfera capace di unire generazioni, storie e sensibilità diverse. La compagnia dell’associazione Artem (Associazione Rappresentazioni Teatro & Musica) ha portato in scena la brillante commedia di Igor Gullà, sostenuta dalla scenografia curata da Domenico Aloisi e dalle musiche dello stesso Gullà. Gli interpreti, Roberto Aiello, Domenico Aloisi, Mario Cristofaro, Ilenia Marcella, Rebecca Ranieri, Sonia e Zelia Regozzini, Domingo Servideo, Wanda e Sergio Tripodi, e Francesca Pia Vallone, hanno dato vita a un racconto vivace, colorato, capace di coinvolgere e sorprendere. Domenica sera il teatro non è stato soltanto un luogo di spettacolo, ma le sue mura sono diventate spazio di condivisione, un rifugio dove le storie si incontrano e si riconoscono. Artem ha voluto ringraziare il caro pubblico che, con la sua presenza e le sue risate, continua a regalare emozioni sempre più belle, alimentando un percorso culturale che cresce di anno in anno. Particolarmente significativo è stato rivedere tra gli spettatori molti concittadini emigrati, tornati a Palermiti per riabbracciare il proprio paese anche attraverso la cultura e il teatro. La loro presenza ha aggiunto un valore speciale alla serata, trasformandola in un momento di comunità ritrovata. L’appuntamento con “Strega comanda colore” non finisce qui. La prossima serata al Teatro Artem sarà venerdì 21 agosto alle ore 21.30, sempre con la stessa commedia che ha già conquistato il pubblico. Un’occasione per rivivere la magia del teatro e per continuare a colorare, insieme, le sere d’estate palermitane.
Carmela Commodaro

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Cena Sotto le Stelle: Vallefiorita riscopre il piacere dello stare insieme

Il 10 agosto scorso, nella cornice della Villa Comunale di Vallefiorita, la comunità si è ritrovata per vivere una serata che ha saputo unire gusto, convivialità e la magia semplice e autentica del cielo stellato. La Cena Sotto le Stelle, organizzata dalla Pro Loco con il patrocinio del Comune e la collaborazione dell’Avis, ha trasformato uno spazio familiare in un luogo di incontro capace di far sentire ogni partecipante parte di qualcosa di più grande. L’atmosfera, resa ancora più speciale dalla luce soffusa e dal profumo dei piatti della tradizione calabrese, ha accompagnato un menù che ha celebrato i sapori del territorio: un ricco antipasto calabrese, un primo piatto preparato con cura e un buon vino condiviso tra amici, famiglie e nuovi volti. Ma il vero ingrediente della serata è stato lo stare insieme. In un tempo in cui la frenesia quotidiana spesso allontana, ritrovarsi attorno a una tavola, parlare, ridere e condividere un pasto diventa un gesto prezioso, quasi necessario. La convivialità non è solo un modo di mangiare, ma è anche un modo di essere comunità, di riconoscersi, di sentirsi parte di una storia comune. La Villa Comunale, con il suo verde e il suo silenzio interrotto dalle voci allegre dei partecipanti, ha ricordato quanto gli spazi pubblici possano diventare luoghi di relazione, capaci di accogliere e di far nascere nuove connessioni. Una cena all’aperto, sotto le stelle, diventa così un’occasione per rallentare, per guardarsi negli occhi, per riscoprire il valore della presenza reciproca. La Pro Loco, insieme all’Avis e al Comune, ha voluto regalare alla cittadinanza un momento semplice ma significativo, dimostrando ancora una volta quanto le iniziative nate dal volontariato e dalla collaborazione possano arricchire la vita di un paese. Il ringraziamento rivolto a tutti coloro che hanno partecipato e contribuito alla riuscita dell’evento non è solo formale, ma è il riconoscimento di una comunità che risponde, che partecipa, che sceglie di esserci. La serata si è conclusa con la stessa dolcezza con cui era iniziata, lasciando nei presenti la sensazione di aver vissuto qualcosa di speciale. Una cena, certo, ma anche un abbraccio collettivo sotto il cielo di Vallefiorita, dove ogni stella sembrava brillare un po’ di più grazie alla forza dello stare insieme.
Carmela Commodaro

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L’amore, la fede e la speranza che vincono ogni battaglia: a Stalettì la presentazione di “Miracolo d’amore” di Ruggero Pegna

Un vero e proprio miracolo d’amore. È questo il dono che Ruggero Pegna ha offerto al pubblico sia tra le pagine del suo libro, sia durante la serata del 9 agosto scorso a Casa Nazareth di Stalettì. Davanti a una nutrita platea, l’evento ha proposto un vero e proprio bagno d’amore, speranza e forza di volontà, immerso nella consapevolezza dell’importanza di crederci sempre e di lottare contro ogni avversità che la vita può riservare. L’incontro, organizzato dai Piccoli Missionari della Trinità e moderato dal giornalista Salvatore Condito, si è aperto con i saluti del priore Franco Lio. Il padrone di casa ha invitato i presenti a non perdere mai l’ascolto verso chi soffre, soffermandosi sull’essenza dell’amore e della speranza che, unite a una profonda fede, hanno trasformato la vita dello stesso Pegna. La presentazione, profonda e a tratti commovente, ha fatto emergere come l’unione tra fede, determinazione e speranza possa superare ogni male e difficoltà quotidiana. Un messaggio che rispecchia appieno la storia personale e professionale dell’autore. Noto promoter e produttore culturale, Pegna ha affrontato anni fa una durissima battaglia contro la leucemia, superata grazie a un trapianto di midollo e a un percorso interiore segnato dalla preghiera e da una straordinaria forza d’animo. La sua esperienza diretta trasforma le sue parole da semplice narrazione a testimonianza viva di resilienza e rinascita. Durante l’incontro, l’attenzione del pubblico è rimasta altissima. Diversi sono stati gli interventi e i dialoghi con l’autore, tra cui quelli del narratore di Calabria Gianpiero Taverniti e della giornalista Danila Letizia, che hanno sottolineato la forza del messaggio trasmesso dal volume. Una condivisione nata dalla forza del bene, dalle preghiere e dalla speranza che, alla fine, ha restituito il bene più prezioso, cioè la vita.
Carmela Commodaro

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Vincenzo Ursini vince il Premio “Teseo”

Vincenzo Ursini, poeta e scrittore catanzarese, con il romanzo “Il compagno di Vallechiara” ha vinto l’ottava edizione del premio nazionale “Teseo” di Milazzo, promosso e organizzato dall’omonima associazione presieduta dal dottor Attilio Andriolo.
La cerimonia di premiazione si terrà nella splendida località della provincia di Messina, fondata dai Greci intorno al 716 a.C., venerdì 28 agosto, a partire dalle ore 17.00, presso la Villa Bonaccorsi-Paradiso, alla presenza di poeti e scrittori di tutta Italia.
Dopo aver vinto nei giorni scorsi il premio “Città di Paterno”, promosso dall’amministrazione comunale, con la lirica dal titolo “Andate!, lo scrittore calabrese si è aggiudicato ora il 1° premio “Teseo”, riservato alla narrativa inedita: autore, quindi, che spazia con grande facilità dalla poesia alla narrativa, vincendo alcuni dei più importanti concorsi letterari.
Vincenzo Ursini aveva già vinto in precedenza la 6ª edizione dello stesso premio, con il romanzo “La Ritornanza” pubblicato nel mese di marzo di quest’anno dalla “Nuova Accademia dei Bronzi”.
Al 2° posto, ex-aequo si sono classificati rispettivamente Giuseppe Pellizzeri con il romanzo “Gli occhi dell’icona” e Umberto e Donatella Russo con “Il castello maledetto”.
Il 3° posto è stato assegnato, sempre ex-aequo, a Pio Basilico con “Diario di un professore di paese” e William Susi con “La Susi, una domma come tante ma non come tutte”.
La giuria, presieduta dal prof. Giuseppe Rando, e composta dalla prof.ssa Erminia Calvaruso, dalla dr.ssa Anna Bonanno, dal dott. Lillo Centorrino e dalla dr.ssa Teresa Vario, ha assegnato il premio al romanzo di Vincenzo Ursini, “una storia – a detta dell’autore – sul peso delle ideologie e sulla forza sottile perdono” .
L’edizione di quest’anno del premio “Teseo” prevedeva altre sezioni (romanzi editi, silloge inedita, silloge edita, racconto breve, racconto giallo, poesia in italiano, dialettale e in lingua straniera) i cui vincitori saranno tutti premiati pure il 28 agosto.
«Il compagno di Vallechiara di Vincenzo Ursini – scrive la professoressa Francesca Misasi, poetessa vicentina di eccellente qualità – è la storia di una gioventù ribelle, a tratti rabbiosa, idealista, sognatrice, politicamente attiva e impegnata nella ricerca di un cambiamento radicale ma non privo di quella tensione etica verso una società più giusta. Ed è questo il filo sottile che lega i personaggi principali. Non c’è, infatti, nel romanzo, la caratterizzazione perfetta del personaggio ma c’è l’espressione della soggettività, del pensiero, della fragilità e dell’intimità di ognuno di loro. L’autore, con rara sensibilità interpretativa della psiche umana, analizza pensieri, sentimenti ed emozioni di ogni singolo protagonista, delineato e tratteggiato nella sua funzione di interprete simbolico della realtà che vive.»
Al centro della narrazione c’è Mico Veraldi, io narrante e protagonista principale della storia, “figlio del Sud e dei sacrifici”, militante del PCI insieme ai suoi amici più cari Aldo, Rocco. Peppe e Rosa, un gruppetto di visionari che perseguono ideali forse troppo elevati ma che restano fedeli al loro codice morale e alla fierezza della propria terra. Non sono certo i “vinti” di Verga che cercano di opporsi al proprio destino venendo schiacciati per le loro ambizioni e non rappresentano la gioventù emarginata delle periferie che vive alla giornata tra mille espedienti come i “Ragazzi di strada di Pasolini”.
I ragazzi di Vallechiara scommettono sulla forza dei propri ideali, sulle idee di un partito nato per eliminare le disuguaglianze sociali ed economiche ma molto lontani dal voler rovesciare il sistema con la violenza. Per Mico e compagni il fascismo, più che un nemico da combattere era un’ideologia da abbattere, era l’idea delirante di una società dove non c’era posto per l’uguaglianza e la difesa dei deboli ma, soprattutto, non c’era il senso antologico dell’essere. Il fascismo per quei giovani era ammaestramento, tentativo di conformare il popolo attraverso la coercizione e la propaganda. Il loro sogno invece, era credere in una politica educativa e in una società aperta e contrassegnata dalla libertà e dal pensiero critico. Un romanzo dove la memoria diventa presenza che si trasforma in grumi di “miele e fiele” (Pratolini) e dove si respira il toccante dispiegarsi del “vero” senza addolcimenti mentre il sussulto delle emozioni si coagula su quel piccolo mondo di sognatori, di visionari e idealisti capaci di mescolare il desiderio di sconfiggere l’utopia e l’impegno collettivo, ad amori giovanili intensi e intrisi di tenerezza.
«Vincere di nuovo il premio Teseo – ha dichiarato Vincenzo Ursini – è per me motivo di grande soddisfazione, perché essere premiato in un concorso serio e prestigioso come questo, da una giuria di indiscussa qualità e imparzialità, mi sprona a continuare sulla strada intrapresa: quella della rielaborazione di vicende ed episodi degli anni post-Sessantotto, durante i quali noi, giovani studenti, credevamo di cambiare il mondo con la sola forza delle idee e della parola».

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La chiesetta di Santa Maria della Pietà, il gioiello gotico che Squillace non può permettersi di perdere

L’Archeoclub “Guido Rhodio” torna a puntare i riflettori sulla chiesetta di Santa Maria della Pietà, uno dei monumenti più preziosi del centro storico di Squillace, testimonianza rara del gotico calabrese e custode di una storia che affonda le radici nel Medioevo. A rilanciare con forza il tema della sua riqualificazione è il presidente dell’associazione Gabriele Mauro, che richiama l’attenzione su un percorso iniziato anni fa e mai giunto a compimento, nonostante le premesse fossero promettenti. La chiesetta, incastonata tra le vie antiche del borgo, è da sempre considerata un unicum architettonico. La tradizione la colloca tra il XIV e il XV secolo, quando Squillace viveva una stagione di vivace fermento religioso e culturale. L’edificio, dedicato alla Pietà, presenta elementi gotici che richiamano modelli diffusi nell’Italia meridionale angioina: archi acuti, linee essenziali, una sobrietà che esalta la spiritualità del luogo. Per secoli ha rappresentato un punto di riferimento per la comunità, legata alle confraternite locali e alle celebrazioni mariane. Nel Novecento, con il progressivo spopolamento del centro storico, la chiesetta ha iniziato a mostrare segni di fragilità, diventando simbolo di un patrimonio che rischiava di scivolare nell’oblio. Proprio per evitarlo, nel 2020 si era parlato con insistenza della sua riqualificazione. Un progetto concreto, sostenuto da un finanziamento di un milione di euro ottenuto grazie all’impegno dell’allora sindaco Guido Rhodio e dell’assessore alla Cultura Berenice Brutto, sembrava destinato a restituire dignità al monumento. I lavori, inizialmente rimandati, furono nuovamente annunciati nel 2022, quando diversi articoli di stampa ne pubblicizzarono l’avvio, alimentando la speranza di vedere finalmente restaurato un pezzo fondamentale della memoria squillacese. Ma nulla si concretizzò. Mauro non usa mezzi termini nel descrivere il proprio stato d’animo. Non si tratta, precisa Mauro, di una polemica politica, bensì della “rabbia e del dispiacere” per un’occasione perduta. Un finanziamento sostanzioso, frutto del lavoro di persone che avevano creduto profondamente nel valore del monumento, è svanito senza lasciare traccia. E con esso, la possibilità di salvare un gioiello gotico che avrebbe potuto diventare un punto di forza culturale e turistico per l’intera comunità. L’amore per i monumenti, ricorda Mauro, è essenziale per riscoprire la storia e per costruire certezze, perché un patrimonio che crolla è come un sogno che si spezza. Per questo l’Archeoclub non intende arrendersi. Il presidente annuncia che continuerà a battersi affinché il progetto di riqualificazione possa essere nuovamente avviato, nel solco di quanto avevano fortemente voluto Rhodio e Brutto. La chiesetta della Pietà non è soltanto un edificio, ma è un frammento importante della storia locale, un ponte tra passato e futuro, un simbolo che Squillace non può permettersi di perdere.
Carmela Commodaro

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Incidente stradale sull’A2 al km 335, direzione sud

Squadra dei Vigili del Fuoco del Comando di Catanzaro – Distaccamento di Lamezia Terme è intervenuta questa mattina sull’autostrada A2, al km 335 in direzione sud, per un incidente stradale che ha coinvolto un’autovettura e un furgone.
Quattro le persone a bordo dell’autovettura rimaste ferite: una è stata trasportata presso una struttura ospedaliera di Catanzaro, mentre altre tre sono state trasferite presso strutture sanitarie della provincia di Vibo Valentia. Il personale dei Vigili del Fuoco ha collaborato con gli operatori sanitari del 118 per l’estrazione di uno dei passeggeri dall’abitacolo.
Le tre persone a bordo del furgone sono state invece sottoposte a controllo sanitario sul posto.
I Vigili del Fuoco hanno provveduto alla messa in sicurezza dei veicoli e dell’area interessata dall’incidente. Presenti sul posto anche la Polizia Stradale e personale ANAS.
Per consentire le operazioni di soccorso e messa in sicurezza, la carreggiata in direzione sud è stata temporaneamente chiusa al transito, con circa tre chilometri di coda

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Torre di Ruggiero, il fascino dei motori d’epoca conquista il centro storico

Ferrari, Porsche, Mercedes, Fiat e tante Vespa protagoniste dell’esposizione del “Davoli Classic Cars Biker Club”. Gagliardetti al sindaco Vito Roti e al presidente della Pro Loco Mario Gagliardi, poi spazio alla convivialità con panini, salsiccia, vino e birra

Il centro storico di Torre di Ruggiero si è trasformato in un suggestivo museo a cielo aperto dedicato alla storia dell’automobilismo e del motociclismo. Carrozzerie lucide, cromature, linee che appartengono a epoche diverse e motori capaci di evocare ricordi hanno accompagnato una partecipata esposizione di auto e moto d’epoca, realizzata con la presenza del Davoli Classic Cars Biker Club. Un appuntamento capace di attirare appassionati, curiosi, famiglie e semplici visitatori, riuniti intorno a mezzi che hanno segnato pagine importanti della storia del costume e della mobilità italiana ed europea. In mostra modelli di marchi prestigiosi come Ferrari, Porsche e Mercedes, accanto alle intramontabili Fiat, testimonianza di un’Italia che attraverso l’automobile ha raccontato anche la propria trasformazione sociale ed economica. Grande attenzione anche per le due ruote e, in particolare, per la Vespa, presente in numerose versioni: colori, allestimenti ed epoche differenti per uno dei simboli più riconoscibili del made in Italy nel mondo. Non soltanto motori, però. La serata ha avuto anche un significativo momento istituzionale. Il presidente del Club, Antonio Arcidiacono, insieme al socio Vincenzo Carroccia, ha consegnato i gagliardetti dell’associazione al sindaco di Torre di Ruggiero Vito Roti e al presidente della Pro Loco Mario Gagliardi, suggellando così l’incontro tra il sodalizio degli appassionati e la comunità che ha accolto la manifestazione. L’iniziativa si è inserita perfettamente nell’atmosfera estiva del paese, valorizzando il centro storico non soltanto come scenario, ma come vero spazio di incontro. Le auto e le moto sono diventate così un pretesto prezioso per fermarsi, osservare, raccontare aneddoti, confrontare ricordi e riscoprire quella dimensione della piazza nella quale generazioni diverse possono ancora incontrarsi. A completare il programma, infatti, una degustazione di panini con salsiccia accompagnati da birra e vino, che ha registrato una notevole partecipazione. Un momento semplice, legato ai sapori della tradizione, ma proprio per questo capace di restituire il senso più autentico della festa popolare. Lungo le vie del centro si è ricreata quella socialità che nei piccoli paesi conserva ancora un valore particolare: il piacere di stare insieme senza formalità, incontrare persone che non si vedevano da tempo, condividere un bicchiere di vino, discutere davanti a una vecchia Fiat o raccontare ai più giovani quando una Vespa rappresentava libertà, viaggio e indipendenza. È forse proprio questo l’elemento più interessante della manifestazione: la memoria collettiva. Un’auto d’epoca non è soltanto un oggetto da ammirare, ma può riportare alla mente viaggi, famiglie, mode e stagioni della vita. E quando questa memoria viene portata nelle strade di un centro storico e accompagnata dai sapori e dalla convivialità del territorio, l’esposizione supera i confini del semplice raduno motoristico. A Torre di Ruggiero, per una sera, motori, tradizione e comunità hanno viaggiato insieme, in un’occasione di incontro e partecipazione.

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Amaroni, serata dedicata alla salute: informazione, prevenzione e una comunità protagonista

Il Centro Ricreativo Sociale Amarorese ha ospitato una serata che resterà a lungo nella memoria della comunità. L’incontro dedicato a colesterolo, statine e gastroprotettori, organizzato con il patrocinio del Comune di Amaroni, ha richiamato oltre cento persone, confermando quanto il tema della prevenzione sia sentito e condiviso. La locandina dell’evento annunciava un parterre di relatori di altissimo livello: il professor Ludovico Abenavoli, direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Digerente dell’Umg; il dottor Michele Cacia, cardiologo dell’Ospedale Pugliese di Catanzaro; il dottor Benedetto Caroleo, primario di Medicina dell’Ospedale di Soverato; il dottor Mario De Onofrio, medico chirurgo dello stesso presidio; il dottor Brunello Cristofaro, medico di medicina generale in pensione; la dottoressa Maria Anastasio, la dottoressa Rosaria Sorrentino e la dottoressa Barbara Iencarelli, tutte impegnate nella medicina del territorio. A portare i saluti istituzionali sono stati Tonino Raimondo, presidente del Centro Ricreativo, e il sindaco Gino Ruggiero, sottolineando il valore sociale dell’iniziativa. Fin dalle prime battute è apparso chiaro che la serata non sarebbe stata una semplice conferenza, ma un vero momento di dialogo. Gli interventi dei medici hanno affrontato con linguaggio chiaro e rigoroso i temi più delicati legati alla gestione del colesterolo, all’uso corretto delle statine e al ruolo dei gastroprotettori, spiegando rischi, benefici, indicazioni e false credenze che spesso circolano nella quotidianità. La platea, attenta e partecipe, ha animato il dibattito con domande puntuali, testimonianze personali e richieste di chiarimento che hanno arricchito ulteriormente il confronto. L’atmosfera è rimasta sempre cordiale e costruttiva, segno di una comunità che non solo ascolta, ma vuole comprendere e prendersi cura della propria salute. La presenza di tanti operatori sanitari del territorio ha confermato la volontà di fare rete, mentre l’ampia partecipazione dei cittadini ha dimostrato quanto sia importante portare la divulgazione scientifica fuori dagli ambienti specialistici, rendendola accessibile e vicina alle persone. La serata si è conclusa con un apericena offerto agli ospiti, trasformando l’incontro in un momento di convivialità e socialità. Un modo semplice ma significativo per chiudere un appuntamento che ha unito informazione, prevenzione e comunità, mostrando ancora una volta come iniziative di questo tipo possano diventare un punto di riferimento per la crescita culturale e sanitaria del territorio.
Carmela Commodaro

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