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Squillace, nuovo finanziamento regionale per la viabilità: 150mila euro per strade più sicure e moderne

Un nuovo tassello si aggiunge al percorso di crescita del Comune di Squillace. L’amministrazione comunale, infatti, ha ottenuto un finanziamento regionale di 150mila euro, risorse destinate alla manutenzione e al miglioramento della viabilità comunale, con l’obiettivo di rendere le strade più sicure, funzionali e accessibili per residenti e visitatori. Il finanziamento, riferisce il sindaco Enzo Zofrea, rappresenta un ulteriore risultato della programmazione portata avanti dall’amministrazione, che continua a intercettare fondi senza gravare sul bilancio comunale. Secondo quanto evidenziato dall’amministrazione, si tratta del frutto di un lavoro costante di programmazione, progettazione e partecipazione ai bandi, portato avanti con impegno dagli uffici comunali. Le risorse permetteranno di intervenire sulla rete viaria cittadina, migliorando la sicurezza della circolazione e la qualità delle infrastrutture. Un beneficio diretto per chi vive quotidianamente il territorio e per chi lo visita. L’amministrazione comunale esprime un sentito ringraziamento all’assessore regionale Filippo Mancuso per l’attenzione e la vicinanza dimostrate verso Squillace e per il costante impegno a favore dello sviluppo delle comunità calabresi. Un riconoscimento viene rivolto anche agli uffici regionali e all’ufficio tecnico comunale, che hanno lavorato alla predisposizione della candidatura. «Continueremo a lavorare con serietà e determinazione – sottolinea l’amministrazione – perché ogni finanziamento ottenuto rappresenta un’opportunità concreta di crescita. I risultati raggiunti confermano che la strada intrapresa è quella giusta e che Squillace può guardare al futuro con fiducia, continuando a cogliere tutte le occasioni di sviluppo per la comunità». Il nuovo intervento sulla viabilità si inserisce così in un quadro più ampio di progettualità che sta permettendo al Comune di rafforzare servizi e infrastrutture, valorizzando il territorio e migliorando la qualità della vita dei cittadini.
Carmela Commodaro

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Ambito Territoriale Sociale di Soverato: avviati 40 Progetti di Vita per una presa in carico integrata delle persone più fragili

L’Ambito Territoriale Sociale di Soverato compie un importante passo avanti nel percorso di rafforzamento del sistema integrato dei servizi alla persona, con l’avvio di 40 Progetti di Vita destinati ai cittadini più fragili del territorio.
L’iniziativa si inserisce in un quadro normativo delineato dalla Legge 328/2000 poi ridefinito dalla Riforma della Disabilità del 2024, tramite la Legge 227/2021 e il D.Lgs. 62/2024 che hanno posto al centro delle politiche sociali la personalizzazione degli interventi e la costruzione di percorsi individualizzati capaci di rispondere ai bisogni complessi delle persone e delle loro famiglie.
Il Progetto di Vita rappresenta un percorso di crescita, autonomia e inclusione che deve accompagnare ogni persona con delle fragilità nelle diverse fasi della vita. Il nostro obiettivo è costruire una comunità sempre più accogliente, capace di offrire opportunità concrete e di rimuovere ostacoli che limitano la piena partecipazione alla vita collettiva – dichiara il sindaco Daniele Vacca in qualità di presidente dell’ambito territoriale – Intendo ringraziare per il grande lavoro svolto Paola Grande responsabile delle Politiche sociali del Comune di Soverato, la Dott.ssa Barone Maria Rosaria responsabile della Neuropsichiatria Infantile di Soverato e la Dott.ssa Maria Concetta LoPrete e la Dott.ssa Maria Foresta del Distretto Sanitario di Soverato e tutta l’equipe multidisciplinare coinvolta – conclude Vacca.
Per la definizione e l’attuazione dei Progetti di Vita è stata attivata l’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM), che ha visto il coinvolgimento di tutti i servizi territoriali competenti: Equipe Multidisciplinare di Ambito, Distretto Sanitario, Neuropsichiatria Infantile (NPI), Centro di Salute Mentale (CSM), Servizio per le Dipendenze (SerD), Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta e, soprattutto, le famiglie dei beneficiari, protagoniste del percorso di progettazione e condivisione degli interventi.
Questo importante risultato si aggiunge ai numerosi interventi socio-assistenziali già attivati dall’Ambito Territoriale Sociale di Soverato e si inserisce nel più ampio percorso di raggiungimento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), obiettivo strategico per garantire servizi sempre più efficaci, uniformi e accessibili a tutti i cittadini.
L’Ambito Territoriale Sociale di Soverato continuerà a investire nella programmazione e nel potenziamento dei servizi, promuovendo modelli di intervento integrati e personalizzati che mettano al centro la dignità della persona e il benessere delle comunità locali.

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IL LANCIO DEL FORMAGGIO RINNOVA LA SUA STORIA A FILADELFIA: VINCE LA TRADIZIONE

Grande partecipazione per uno dei riti popolari più antichi del territorio. Il successo dei fratelli Bretti suggella una giornata che trasforma un antico gioco in un racconto collettivo di cultura, appartenenza e memoria

FILADELFIA  – Grande partecipazione ed entusiasmo per il tradizionale appuntamento con il lancio del formaggio, manifestazione organizzata dall’Associazione Agorà che ogni anno richiama appassionati e curiosi, mantenendo viva una delle più antiche tradizioni popolari del territorio.
A conquistare il gradino più alto del podio sono stati i fratelli Pino e Pietro Bretti, che hanno così riacquistato il titolo di vincitori dopo diversi anni. Un successo accolto con grande soddisfazione dai due concorrenti, protagonisti di una prova impeccabile che ha permesso loro di precedere gli altri partecipanti.
Al secondo posto si è classificata la coppia formata da Giovanni Caruso ed Enzo Carchedi, autori di un’ottima prestazione che li ha visti contendersi fino all’ultimo la vittoria finale. Terza posizione, invece, per Pasquale Mancari e Giovanni Ruscio, che hanno completato il podio di una competizione avvincente e combattuta.
Soddisfatta la presidente dell’Associazione Agorà Simona Gugliotta che ha espresso parole di apprezzamento per la riuscita della manifestazione e per la numerosa partecipazione registrata: «Negli anni – ha dichiarato – siamo riusciti a realizzare l’obiettivo che ci eravamo prefissati: riportare alla luce e valorizzare un gioco tradizionale di Filadelfia, facendolo conoscere alle nuove generazioni e mantenendo vivo un importante patrimonio della nostra comunità».
L’evento si conferma così uno degli appuntamenti più sentiti della tradizione locale, capace di unire sport, cultura e memoria storica in una giornata di festa e condivisione.

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Squillace, completato l’intervento di pulizia al Ponte del Diavolo

Il recente intervento di pulizia e sfalcio nell’area del Ponte del Diavolo o Ponte del Ghetterello, come viene chiamato nei documenti più antichi, restituisce dignità e bellezza a uno dei luoghi più iconici del territorio di Squillace. Un’azione concreta che valorizza un bene storico e paesaggistico di grande fascino, immerso nella natura e avvolto da racconti che da secoli alimentano l’immaginario collettivo. L’opera, collocata lungo l’antico tracciato che collegava Squillace al fondovalle dell’Alessi, è considerata una delle strutture più suggestive dell’area. La tradizione popolare racconta che il ponte sia stato costruito dal Diavolo in una sola notte, in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avrebbe attraversato. Ma l’astuzia di un pastore, che fece passare per primo un cane (in alcune versioni, una pecora), avrebbe beffato il maligno, dando origine a una delle leggende più amate della comunità locale. Questa narrazione, tramandata oralmente per generazioni, si intreccia con la storia reale del ponte, che affonda le sue radici nel Medioevo. Le sue caratteristiche costruttive, con l’arco a schiena d’asino, la pietra locale, la posizione strategica, richiamano le tecniche dei maestri costruttori attivi tra il XII e il XIV secolo, quando Squillace era un importante centro fortificato del Regno di Napoli. Oltre alla leggenda, il ponte rappresenta un tassello significativo della viabilità medievale che collegava il borgo alle aree agricole e ai mulini della valle. Documenti ottocenteschi lo citano come “Ponte del Ghetterello”, probabilmente dal nome di un antico fondo rurale o di una famiglia proprietaria dei terreni circostanti. La sua posizione, sospesa tra natura selvaggia e antichi percorsi, lo ha reso nei secoli un punto di riferimento per pastori, contadini e viandanti. Oggi continua a essere un simbolo identitario, un luogo che racconta la storia di una comunità capace di custodire e tramandare il proprio patrimonio. La pulizia e lo sfalcio dell’area circostante rappresentano un passo importante verso la valorizzazione del sito. L’intervento permette di restituire decoro all’intero contesto paesaggistico; favorire la fruibilità da parte di cittadini e visitatori; promuovere il turismo lento e la riscoperta dei percorsi naturalistici; tutela del patrimonio attraverso azioni di manutenzione costante. Un lavoro che non è solo tecnico, ma culturale: prendersi cura dei luoghi significa prendersi cura della memoria. Il Ponte del Diavolo non è soltanto un manufatto antico, ma anche un frammento di identità collettiva. Ogni intervento di tutela contribuisce a preservare un patrimonio che appartiene a tutti, un luogo dove storia, natura e tradizioni popolari si incontrano. Continuare su questa strada significa rendere sempre più accessibile e valorizzato un bene che merita di essere conosciuto, vissuto e raccontato. Perché custodire il nostro patrimonio significa custodire noi stessi.
Carmela Commodaro

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ADDIO A FELICE CARPANZANO, IL CORDOGLIO DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI MONTEPAONE: «DIVENNE UNO DI NOI»

Sindaco e amministratori in coro: “Nella nostra comunità si è distinto per la grande professionalità e disponibilità sempre dimostrata”

MONTEPAONE -«Esprimiamo il proprio cordoglio per la scomparsa di Felice Carpanzano. già assessore ai lavori pubblici al Comune di Catanzaro e consigliere comunale, che oggi ci ha lasciati. è quanto affermano il sindaco Mario Migliarese e l’Amministrazione comunale di Montepaone.
Gli amministratori montepoanesi aggiungono: «Il nostro illustre concittadino aveva scelto Montepaone come sua città di adozione. Nella nostra comunità si è distinto per la grande professionalità e disponibilità sempre dimostrata. La sua passione civile non si è mai spenta anche quando il fisico non è più riuscito a stare al passo con la mente. Anche negli ultimi mesi il suo senso civico e l’amore per la comunità lo hanno spinto a prendere parte attivamente alla campagna elettorale, che si è conclusa con l’elezione della Moglie, avv. Silvana Filastò, in consiglio Comunale».
Poi concludono: «Alla moglie Silvana, e a tutta la famiglia, le più sentite condoglianze».

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Uomo ferito da coltellate a  Vallefiorita, è in gravi condizioni

Uomo ferito da coltellate nel catanzarese, è in gravi condizioni I carabinieri indagano per capire quanto accaduto      

  CATANZARO,  – Un uomo è stato trovato ferito con lesioni compatibili con armi da taglio. Il fatto è avvenuto nella zona delle case popolari a Vallefiorita, in provincia di CATANZARO. La segnalazione è giunta ai carabinieri della locale stazione che recandosi sul posto hanno rinvenuto l’uomo in gravi condizioni. L’uomo è stato trasferito al pronto soccorso dell’ospedale di CATANZARO. Le indagini sono condotte dai carabinieri del Reparto operativo, in particolare per comprendere se le coltellate siano state autoinflitte o l’uomo sia stato vittima di una aggressione. (ANSA).

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Stalettì, Caminia diventa più accessibile: nuove rampe, pedane e servizi per tutti

Un passo avanti importante verso una Caminia più inclusiva e accogliente. Il Comune di Stalettì rende noto che sono stati completati i lavori di rifacimento della nuova rampa di accesso alla spiaggia e della pedana nella zona di Caminia, un intervento che migliora in modo significativo la fruibilità dell’arenile per residenti, turisti e persone con mobilità ridotta. La nuova rampa, progettata con criteri di accessibilità universale, consente un accesso più agevole e sicuro alla spiaggia, riducendo le barriere fisiche che spesso limitano la possibilità di vivere il mare in autonomia. La pedana, completamente rinnovata, garantisce un percorso stabile e lineare, pensato per carrozzine, passeggini e per chiunque abbia difficoltà motorie. Si tratta di interventi che vanno oltre la semplice manutenzione, in quanto rappresentano un investimento culturale, un segnale concreto di attenzione verso i diritti di tutti i cittadini e un passo avanti nella costruzione di un territorio più equo. L’amministrazione comunale, inoltre, ha arricchito la dotazione del litorale con una sedia galleggiante per persone con disabilità, dotata di braccioli galleggianti e tre ruote, che permette di raggiungere l’acqua e vivere l’esperienza della balneazione in totale sicurezza. Un ausilio fondamentale per garantire autonomia in acqua e permettere a tutti di godere del mare di Caminia. Le tre sedie job comunali sono disponibili nelle spiagge libere di Caminia lato Cabana e nei pressi del chiosco Calipso; e nella spiaggia libera di Copanello tra il Lido Gabbiano e il Lido Polizia. Questi interventi, definiti spesso piccoli, hanno in realtà un impatto enorme sulla qualità della vita e sulla percezione del territorio. Rendere una spiaggia accessibile significa garantire pari opportunità, poiché il mare diventa un bene condiviso, non riservato a pochi; promuovere il turismo inclusivo, in quanto un territorio attento ai bisogni di tutti è più attrattivo e competitivo; rafforzare il senso di comunità, perché l’accessibilità è un gesto di civiltà che racconta la visione di un’amministrazione e dei suoi cittadini; e valorizzare un luogo simbolo, giacché Caminia è uno dei tratti più suggestivi della costa ionica, e renderlo fruibile a tutti significa custodirne il valore. Il Comune di Stalettì conferma così la volontà di investire in un modello di sviluppo che unisce tutela del territorio, accoglienza e inclusione. Interventi come questi non solo migliorano l’esperienza dei bagnanti, ma contribuiscono a costruire un’identità territoriale moderna, attenta e rispettosa.
Carmela Commodaro

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Where Italy Begins: a Squillace trionfa il modello di turismo identitario del Calabria Food Fest 2026

Cucina, mito, cinema, prodotti identitari e radici. Sono questi i pilastri che hanno decretato il successo di “Where Italy Begins”, l’edizione 2026 del Calabria Food Fest che ha avuto nel borgo e nel Castello Normanno di Squillace, il 20 e il 21 giugno scorsi, il suo fulcro operativo. L’evento si è confermato un eccezionale catalizzatore culturale, capace di unire ospiti internazionali e comunità locale in un’esperienza condivisa di racconto e valorizzazione del territorio. Promossa da Sognare Insieme Viaggi, l’iniziativa ha visto la partecipazione attiva del Ministero degli Esteri, dell’Arsac e del Comune di Squillace, insieme al patrocinio della Calabria Film Commission e di Calabria Straordinaria. Il festival consolida così il percorso virtuoso inaugurato nel 2025 all’interno del progetto “Le Montagne del Sole” del Ministero del Turismo, guidato dal Gal Serre Calabresi, con l’obiettivo di strutturare un modello di turismo di comunità basato sull’accoglienza d’atmosfera e sul dialogo internazionale. L’edizione di quest’anno ha tratto ispirazione dal mito, richiamato anche dal celebre archeologo François Lenormant, secondo cui la Calabria sarebbe la terra che ha dato il nome all’Italia tramite i primi coloni greci. Questo legame simbolico si è tradotto nella valorizzazione pratica del comparto agroalimentare locale, grazie alla sinergia tra Arsac e Sognare Insieme Viaggi. Numerosissime le eccellenze del territorio coinvolte: dal Consorzio della Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP a marchi e produttori storici come Guglielmo Caffè, Librandi, Ferrocinto, Statti, Senatore Vini, Barone G.R. Macrì, Agriocostaviola, Carpewine, Sassone Tartufi, Dedoni, Gruppo G Calabria, Magisa, Pasta Cozzolino, Frisa di Calabria, Tropp, Pikrò, Az. Ag. Giovanna Fusto, Olio Bongarzone, Oleificio Torchia e Casa Comerci. Le aziende sono state al centro di site visit e degustazioni curate dallo chef Domenico Origlia e dalla brigata dell’Associazione Provinciale Cuochi Catanzaresi, culminate in una cena di gala firmata dallo chef Luigi Quintieri e dal suo Cooking Team, insieme all’Associazione Regionale Cuochi Pittagorici. Per due giorni Squillace è diventata un crocevia globale di relazioni, arricchito da quattordici tour operator di fascia alta provenienti da Stati Uniti, Canada, Svizzera, Danimarca, Ungheria e Grecia, impegnati in una sezione di fam-trip. Tra le tante personalità presenti spiccavano i nomi dell’attrice statunitense Susan Kelechi Watson (This Is Us), la cantautrice Ginger Winn, la regista Rosemarie Sparacio, la pastry chef newyorkese Bilena Settepani (volto di GialloZafferano), la chef Silvia Barban, Federica Di Lieto (Masterchef 10), il comico canadese Marc-Anthony Sinagoga, la travel creator Alyssa Ramos e i seguitissimi content creator italoamericani Caleb & Andrea. Dalla Grecia sono giunti invece lo chef Giovanni Scaraggi (MasterChef Grecia), la travel content creator Eleni Florou e l’attrice Georgia Xirou. Uno dei momenti chiave si è svolto tra le mura del Castello Normanno, illuminato di rosso in omaggio al peperoncino IGP di Calabria. Qui, Anton Giulio Grande (presidente della Calabria Film Commission) e Giovanni Maria De Vita (responsabile del Programma Turismo delle Radici del MAECI) hanno dialogato con gli ospiti sui temi del cineturismo. «Il film-induced tourism rappresenta oggi uno dei più efficaci strumenti di promozione territoriale», ha dichiarato Grande, sottolineando come il festival abbia unito cinema e tradizioni in un’ottica di “jet setting”. De Vita ha poi aggiunto che «il turismo delle radici rappresenta un ponte tra l’Italia e le comunità di origine italiana nel mondo», evidenziando il forte interesse del pubblico internazionale nel riscoprire le proprie origini. Soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Squillace, Enzo Zofrea, che ha sottolineato come un luogo nato storicamente per la difesa sia diventato un baluardo di convivialità. «I borghi – ha sottolineato – possono essere protagonisti di una proposta turistica di qualità». Angela Donato, titolare di Sognare Insieme Viaggi, ha infine evidenziato l’anima profonda del progetto. «La risposta ricevuta – ha detto – conferma che esiste una crescente domanda di viaggi capaci di creare legami profondi con i territori e con le loro storie». Il Calabria Food Fest si congeda da Squillace confermandosi un vero e proprio laboratorio itinerante capace di trasformare il gusto in memoria e la memoria in flussi turistici concreti: un circolo virtuoso che sta già dando i suoi frutti, come dimostrano le prime prenotazioni già registrate per l’edizione del 2027.
Carmela Commodaro

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Squillace, la Scuola Diocesana di Teologia conclude l’anno accademico nella basilica cattedrale

Nella basilica cattedrale di Squillace, lunedì scorso, si è svolta la cerimonia conclusiva dell’anno accademico della Scuola Diocesana di Teologia. L’evento ha riunito studenti, docenti, formatori e sacerdoti in un clima di profonda gratitudine e comunione ecclesiale, segnando il momento culminante di un intenso cammino di studio e crescita spirituale. Il culmine è stato rappresentato dalla consegna di circa 250 attestati, un riconoscimento significativo sia per gli studenti che hanno completato il primo anno del percorso formativo, sia per coloro che hanno felicemente concluso il biennio di studi. Dopo l’introduzione iniziale, la parola è passata ai rappresentanti delle tre sedi della Scuola Diocesana: Catanzaro, Soverato e Sersale. Attraverso brevi e toccanti testimonianze, i portavoce hanno raccontato il valore profondo dell’esperienza vissuta. Il percorso formativo si è rivelato molto più di un semplice impegno accademico, poiché ha favorito la nascita di legami umani e spirituali solidi; ha radicato nei partecipanti il senso del servizio alla Chiesa; non sono mancati momenti di verifica e confronto costruttivo, finalizzati a migliorare ulteriormente l’offerta formativa per i prossimi anni. A siglare l’incontro è stato l’intervento dell’arcivescovo mons. Claudio Maniago, il quale ha espresso viva soddisfazione per una partecipazione così numerosa, calorosa e motivata. Il presule ha voluto rimarcare la vera identità della Scuola. «La Scuola Diocesana di Teologia – ha affermato – non ha una finalità esclusivamente accademica, ma rappresenta uno strumento prezioso per la vita pastorale della nostra Chiesa locale. L’obiettivo è formare cristiani sempre più consapevoli, capaci di approfondire le ragioni della propria fede e di testimoniarla con competenza e responsabilità nella società e nelle comunità parrocchiali». La serata si è conclusa con la consegna formale dei diplomi, un segno concreto che premia l’impegno e il sacrificio profusi dagli studenti durante l’anno. Tuttavia, come è stato sottolineato a più riprese, questo traguardo non rappresenta una fine, ma un nuovo punto di partenza. La formazione teologica e spirituale è infatti un percorso permanente: ogni credente è chiamato a continuare questo cammino nel quotidiano delle proprie parrocchie, crescendo nella conoscenza del Vangelo per annunciarlo al mondo con autenticità e competenza.
Carmela Commodaro

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IRA FESTIVAL 2026 CHIUDE LA SUA SECONDA EDIZIONE:LA CALABRIA SI CONFERMA CROCEVIA INTERNAZIONALE DELLE ARTI PERFORMATIVE CONTEMPORANEE

Si è conclusa domenica 21 giugno la seconda edizione di IRA Festival, il progetto internazionale dedicato alle arti performative contemporanee che dal 18 al 21 giugno ha trasformato Soverato in una piattaforma di incontro tra artisti, operatori culturali, direttori di festival, curatori, produttori e pubblico provenienti da numerosi Paesi del mondo. Per quattro giorni la città calabrese è diventata un laboratorio diffuso di ricerca, creazione e confronto, accogliendo spettacoli, open studio, residenze artistiche, incontri professionali e momenti di dialogo che hanno attraversato teatri, cortili, palestre, campi da basket, sale parrocchiali e spazi non convenzionali, confermando la vocazione di IRA come progetto capace di intrecciare comunità locale e reti culturali internazionali. Ideato e diretto da Settimio Pisano e Pietro Monteverdi, IRA – International Institute for Performing Arts – si conferma una delle esperienze più innovative del panorama nazionale, un modello che unisce festival, piattaforma professionale e programma di residenze in un unico ecosistema dedicato alla crescita delle nuove generazioni artistiche e alla circolazione internazionale delle opere.

foto sono di Angelo Maggio

LE ULTIME DUE GIORNATE: TRA RICERCA, SPERIMENTAZIONE E SGUARDI SUL FUTURO

Le giornate del 20 e 21 giugno hanno rappresentato in maniera esemplare l’identità di IRA Festival, alternando momenti di creazione in divenire, spettacoli compiuti e occasioni di incontro tra artisti e operatori provenienti da differenti continenti.

Tra gli appuntamenti più significativi di sabato e domenica, si è distinta la prima assoluta di “Stanza (Soverato)” di Gaetano Palermo e Michele Petrosino, una performance one-to-one sviluppata all’interno di una camera d’albergo. Un lavoro radicale e intimo che ha invitato gli spettatori a confrontarsi con una dimensione sospesa tra sonno, vulnerabilità, esposizione e abbandono, ridefinendo il rapporto tra performer e osservatore.

Grande attenzione anche per l’Open Studio “MALIA – studio sull’incanto” della compagnia Parini Secondo, una ricerca scenica che intreccia suggestioni provenienti dalla musica trance e dal black metal, immaginari esoterici e dinamiche della seduzione contemporanea, dando vita a un universo performativo ipnotico e perturbante.

In serata il Teatro sul Mare ha accolto “Manifestus” di Jacopo Jenna, una riflessione coreografica sul potere delle immagini, sulla costruzione dei simboli e sulla memoria collettiva, in un lavoro che conferma la capacità dell’artista di coniugare ricerca storica e linguaggi performativi contemporanei.

Tra gli appuntamenti più seguiti della giornata anche “Special K” della compagnia cilena La Mona Ilustre, spettacolo che intreccia teatro fisico, umorismo e dimensione onirica per raccontare fragilità, desideri e contraddizioni dell’essere umano attraverso una scrittura scenica visionaria e coinvolgente.

Grande partecipazione inoltre per “Daughter of the Sea”, creazione della performer e coreografa hongkonghese Stella Chan, un lavoro che intreccia danza contemporanea, memoria e identità territoriale, evocando attraverso il corpo un dialogo profondo tra appartenenza, migrazione e rapporto con il mare.

A chiudere la giornata è stato “Under Control” dello sloveno Luka Piletič, intenso lavoro teatrale che mette in discussione i meccanismi del controllo sociale, dell’identità e della rappresentazione del corpo, portando in scena una riflessione sui limiti tra libertà individuale e condizionamento.

L’ultima giornata del festival ha proseguito il percorso di apertura ai processi creativi attraverso gli Open Studios delle residenze artistiche internazionali.

“Chucao: Sensitive Interface Biome” di María Catalina Jorquera ha proposto un ecosistema performativo ispirato al canto del Chucao, uccello endemico delle foreste australi cilene. Un dialogo continuo tra corpo, suono e tecnologia generativa che ha esplorato nuove forme di relazione tra esseri umani e ambiente naturale.

Con “Vorreië ca scisse la lunë”, casagrande//giorgini ha presentato un concerto performativo nato da una ricerca sui canti di tradizione agricola abruzzese. Una partitura vocale e musicale capace di trasformare la memoria popolare in esperienza contemporanea e immersiva.

“NU” di Virginia Spallarossa ha invece offerto al pubblico uno studio essenziale e raffinato sul corpo e sulla sua capacità di generare senso attraverso il movimento, confermando il valore della ricerca sviluppata all’interno del programma residenziale. Su musica barocca, dolcezza e tormento, piacere e dolore, vita e morte, si intrecciano unendo l’integrità e la sacralità dei corpi dei due danzatori.

Tra gli appuntamenti più attesi della serata conclusiva, “NICO, DESERTSHORE” di Giovanfrancesco Giannini ha costruito un intenso dispositivo site-specific dedicato all’universo poetico e musicale di Nico, figura iconica della cultura europea del Novecento, mentre il Teatro Comunale ha accolto la prima europea di “Todo lo que me falta” di Juan Pablo Galimberti, lavoro teatrale che affronta il tema dell’identità, della mancanza e della costruzione della memoria personale attraverso una scrittura scenica potente e profondamente contemporanea.

UNA PIATTAFORMA INTERNAZIONALE NEL CUORE DELLA CALABRIA

A caratterizzare IRA Festival non è soltanto la qualità della proposta artistica ma soprattutto la sua dimensione internazionale.

Nel corso delle quattro giornate, Soverato ha ospitato direttori artistici, programmatori, produttori e curatori provenienti da numerosi Paesi, coinvolti in incontri professionali, momenti di networking e occasioni di confronto che hanno permesso agli artisti ospitati di presentare i propri lavori e costruire nuove opportunità di circuitazione internazionale.

In questo senso IRA non rappresenta semplicemente una vetrina di spettacoli ma un vero e proprio dispositivo di sviluppo culturale capace di creare connessioni concrete tra la Calabria e alcune delle più importanti reti internazionali delle arti performative contemporanee.

La presenza di operatori provenienti da realtà di primo piano del panorama mondiale conferma il crescente interesse verso un progetto che, in soli due anni, è riuscito a costruire una credibilità riconosciuta ben oltre i confini nazionali.

UN BILANCIO CHE GUARDA AL FUTURO

La seconda edizione di IRA Festival consegna al territorio un risultato importante: avere dimostrato che la Calabria può essere non soltanto luogo di ospitalità artistica ma anche centro di produzione culturale contemporanea, spazio di confronto internazionale e laboratorio permanente di innovazione.

L’intreccio tra spettacoli, residenze, piattaforma professionale e coinvolgimento della comunità ha generato un’esperienza che va oltre il formato tradizionale del festival, contribuendo a costruire nuove prospettive per il sistema culturale del Mezzogiorno.

A sintetizzare il significato di questo percorso sono le parole del co-direttore Pietro Monteverdi:

«Soverato è da ora sulla mappa delle arti performative mondiali. Abbiamo iniziato un percorso virtuoso e i continui attestati di stima che ci arrivano dai nostri colleghi da tutto il mondo ne sono la prova. Soverato e la Calabria sono nomi ora pronunciati a San Paolo, Santiago del Chile, Ginevra, Bruxelles, Hong Kong, Berlino e tanti altri luoghi del mondo.

Le grandi professionalità che hanno partecipato, direttori di alcune delle realtà più importanti del mondo, hanno dimostrato grande interesse verso il nostro progetto, riconoscendo l’enorme potenziale della nostra terra e il grande lavoro che abbiamo fatto in soli due anni di permanenza.

Adesso è il momento che il territorio risponda, si stringa intorno a noi e ci dia ancora più forza per crescere e stabilizzarci. Vi aspettiamo, abbiamo bisogno di voi».

È proprio in queste parole che si concentra il lascito più significativo dell’edizione 2026: la consapevolezza che, per alcuni giorni, la Calabria sia stata il centro di una rete internazionale di relazioni artistiche e culturali, e che da questa esperienza possa nascere un progetto stabile capace di generare opportunità, visibilità e nuove traiettorie di sviluppo per l’intero territorio.

IRA Festival chiude dunque la sua seconda edizione confermando la propria missione: costruire ponti tra periferie e centri, tra Sud Italia e mondo, tra ricerca artistica e comunità, trasformando Soverato in uno dei luoghi più dinamici e promettenti della scena performativa contemporanea internazionale.

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