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Pentone, Arresto di un pregiudicato per spaccio di sostanze stupefacenti.

Nei giorni scorsi, i Carabinieri della Stazione di Pentone hanno arrestato un pregiudicato del luogo per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
In particolare, nel corso di una perquisizione domiciliare, i Carabinieri hanno rinvenuto, occultata in una cavità ricavata dietro un pannello del bagno, una busta contenente circa 50 grammi di marijuana che è stata sequestrata per le successive analisi di laboratorio.
Il soggetto è stato sottoposto agli arresti domiciliari su disposizione dell’Autorità giudiziaria che ha convalidato l’arresto, disponendo la successiva liberazione.
Il procedimento penale è tuttora pendente nella fase delle indagini preliminari.

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Il Comune di Squillace al 10° Forum Cets – Parchi marini regionali della Calabria

Anche il Comune di Squillace al 10° Forum CETS per la presentazione e l’approvazione del Piano d’Azione 2025/2030, svoltosi giovedì 11 dicembre a Catanzaro Lido. Per il Comune erano presenti il sindaco Enzo Zofrea e l’assessore al turismo Natascia Mellace. Il Forum, introdotto e moderato dal dirigente della Regione Calabria Roberto Cosentino, ha registrato la presentazione della Strategia e del Piano di Azioni 2025/2030, a cura del direttore generale dell’Ente per i Parchi Marini Regionali Raffaele Greco, della responsabile IT e Comunicazione Maria Laura Papasergio, del responsabile dell’Area Tecnico Scientifica e CETS Pietro Pileci e di Maria Villani, responsabile progetti Federparchi – Europarc Italia. La sessione di discussione della Strategia e del Piano di Azioni ha visto gli interventi dell’assessore regionale all’Ambiente Antonio Montuoro, del presidente CAI Calabria Pino Greco, del direttore generale del Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità Urbana Salvatore Siviglia, del presidente della Federazione Italiana Escursionismo Paolo Latella e di Agostino Agostinelli, membro del Consiglio Direttivo di Federparchi – Europarc Italia. In chiusura, gli interventi del direttore generale dell’EPMR Raffaele Greco e l’assessore regionale al Turismo Giovanni Calabrese. L’iniziativa rientra nel percorso di adesione alla Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS) e rappresenta un passaggio decisivo per definire, in modo condiviso, la visione e le azioni che guideranno lo sviluppo sostenibile dei sei Parchi Marini Regionali e delle aree costiere interessate. Secondo l’assessore comunale squillacese Mellace, è stato un appuntamento fondamentale, perché la CETS non è solo un riconoscimento amministrativo: è una scelta strategica per garantire un futuro sano alle nostre comunità e ai nostri ecosistemi. «Il nostro territorio – ha rimarcato – è un mosaico straordinario di paesaggi marini, collinari e boschivi: custodi di biodiversità, storia e tradizioni. E il nostro compito, come Comune, è costruire un’offerta turistica inclusiva e accessibile, capace di unire mare, collina e montagna; valorizzare la nostra identità; garantire accoglienza per tutti: disabili, famiglie, anziani. Un territorio che accoglie è un territorio che cresce». In quest’ottica, Natascia Mellace ha presentato l’iniziativa “Terra Viva”, inserita nel Tema 2 del Piano d’Azione – Sostenere la conservazione attraverso il turismo; un progetto che promuove itinerari lenti, cicloturismo, cammini culturali e spirituali, esperienze naturalistiche, l’uso di materiali non impattanti, l’ospitalità ecosostenibile, l’artigianato, la tradizione culinaria e il benessere psicofisico a contatto con la natura. «Un modello replicabile tutto l’anno – ha detto – basato su rete, collaborazione e condivisione di buone pratiche. Il Comune di Squillace, attraverso deliberazione di Giunta, ha adottato la Carta Europea del Turismo Sostenibile e aderito al Forum permanente, impegnandosi a contribuire attivamente all’attuazione del Piano d’Azione. La nostra missione è chiara: proteggere ciò che abbiamo oggi per consegnarlo, arricchito, alle generazioni future».
Carmela Commodaro

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Squillace, bollette Tari: la dichiarazione del consigliere di opposizione Pasquale Muccari

A Squillace, il dibattito politico si infiamma attorno al piano economico finanziario della Tari, redatto dalla giunta Zofrea. Il Consigliere dell’opposizione, Pasquale Muccari, ha sollevato forti critiche in merito alla vicenda, osservando che il piano economico finanziario della Tari 2025 non è stato votato dal suo gruppo, proprio in previsione di aumenti delle tariffe, che, secondo Muccari, sono di almeno 70 euro a famiglia. Riguardo ai conguagli riferiti ad anni precedenti, Muccari chiede se è necessario pagarli in un’unica soluzione o è possibile richiedere una rateizzazione; inoltre, se si tratta di un debito di tipo strutturale, esso si potrebbe estinguere utilizzando l’avanzo libero di bilancio comunale. L’ex sindaco chiede, inoltre, se l’onere sia stato spalmato solo sulle utenze domestiche e non anche su quelle commerciali. Infine, il consigliere pone un aspetto di probabile illegittimità negli atti, in quanto i ruoli esattoriali sono stati firmati da un funzionario responsabile a scavalco, che, secondo Muccari, non avrebbe titolo.
Carmela Commodaro

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Gdf sequestra beni per 600mila euro a due soggetti legati alla cosca Arena

Nei giorni scorsi, militari del Servizio Centrale I.C.O. e del Comando Provinciale della Guardia di
Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione ai decreti di sequestro emessi dal Tribunale di Catanzaro Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura di Catanzaro – Direzione Distrettuale Antimafia, con cui è stato disposto il sequestro di diverse unità immobiliari, polizze assicurative e n. 1 autovettura, per un valore complessivo di circa € 600.000, direttamente e/o indirettamente riconducibili a n. 2 soggetti, fino all’anno 2019 intranei al gruppo mafioso “ARENA”, rientranti nella categoria dei soggetti connotati da “pericolosità sociale qualificata”, come previsto dal Decreto Legislativo n. 159/2011, in quanto indiziati di appartenere alle associazioni di cui all’articolo 416-bis c.p. o indiziati di uno dei delitti previsti dall’art. 51 comma 3-bis c.p.p.. I soggetti destinatari dei provvedimenti cautelari sono stati coinvolti nell’anno 2017 nell’operazione convenzionalmente denominata “Jonny”, in ragione della documentata commistione affaristica tra gli stessi ed il prefato sodalizio nello svolgimento delle attività nel settore del c.d. “gaming”. Difatti, l’attività investigativa aveva ricostruito, peraltro, come la cosca “ARENA” avesse acquisito e mantenuto una “posizione dominante” nel settore della raccolta delle scommesse on-line, esercitata anche con modalità illecite. Uno dei proposti è deceduto durante il processo mentre l’altro è stato recentemente condannato – non ancora in via definitiva – nel giudizio di rinvio celebrato dinanzi Corte d’Appello di Catanzaro.
I provvedimenti cautelari di prevenzione sono stati adottati dal Tribunale di Catanzaro, sulla base delle
articolate indagini economico – patrimoniali coordinate dalla Procura della Repubblica di Catanzaro – D.D.A., eseguite dagli specialisti della Sezione Misure di Prevenzione – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Catanzaro e del Servizio Centrale I.C.O., che hanno palesato un’evidente sproporzione tra il valore dei beni nella disponibilità dei proposti ed i redditi dichiarati.
Gli accertamenti dei Finanzieri hanno già condotto all’emissione di analoghi provvedimenti ablativi, nei confronti di altri soggetti coinvolti nella medesima indagine, che hanno determinato il sequestro di ulteriori beni del valore di oltre 9 milioni di euro.
I decreti di sequestro sono stati disposti ai sensi dell’art. 20 del d.lgs. n. 159/2011, in attesa del
contraddittorio che avrà luogo dinanzi al Tribunale Ordinario di Catanzaro – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione, nell’ambito dei relativi procedimenti di prevenzione, volti alla verifica della sussistenza dei presupposti per la confisca dei beni, che sono ancora in corso.

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CARABINIERI CATANZARO. CONTROLLI STRAORDINARI A SELLIA MARINA. DENUNCIATO UN GIOVANE AUTOMOBILISTA E CHIUSI DUE BAR

Nei giorni scorsi i Carabinieri hanno effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio a Sellia Marina e Botricello. Durante il servizio un giovane di 22 anni, controllato mentre era alla guida di un veicolo, è stato trovato in possesso di una dose di marijuana. Alla richiesta di sottoporsi ai previsti accertamenti sanitari per verificare l’eventuale alterazione psicofisica, il conducente ha opposto rifiuto. Tale comportamento ha comportato la denuncia e l’applicazione delle sanzioni previste dalla normativa vigente, ovvero il ritiro della patente e il sequestro del veicolo con contestuale segnalazione anche alla Prefettura.
Parallelamente, con il supporto del NAS di Catanzaro e dell’ASP di Catanzaro, i Carabinieri hanno effettuato verifiche negli esercizi commerciali della zona. In particolare in due Bar sono state riscontrate gravi carenze igienico-sanitarie, la mancata segnalazione di inizio attività (SCIA) e la presenza di 5 kg di alimenti non conformi, immediatamente sequestrati. A seguito delle irregolarità accertate, sono state elevate sanzioni amministrative per un totale di 6.000 euro e disposta la chiusura delle attività.
Nell’ambito dell’intero servizio, i Carabinieri hanno controllato decine di veicoli e circa cinquanta persone in transito lungo la SS 106, rafforzando la presenza sul territorio a garanzia degli utenti della strada e della sicurezza.
L’attività rientra nell’ambito dei controlli intensificati disposti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Catanzaro, i quali saranno ulteriormente rafforzati con l’avvicinarsi delle festività natalizie.

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Squillace, bollette Tari: le delucidazioni del sindaco

In questi giorni i cittadini di Squillace stanno ricevendo le bollette della tassa rifiuti (Tari) con un aumento rispetto agli anni precedenti. E in molti si stanno recando negli uffici comunali per avere chiarimenti. Da parte del sindaco Enzo Zofrea arriva ora la spiegazione. «Capisco la preoccupazione – afferma, dopo essere stato contattato da noi – per questo è importante spiegare con parole semplici da cosa deriva questo incremento. Il Comune è stato chiamato dalla Regione Calabria a pagare un conguaglio di circa 234 mila euro relativo agli anni 2020, 2021 e 2022.
Si tratta di somme dovute per il servizio di trattamento e smaltimento dei rifiuti che in quei tre anni non erano state ancora saldate». Zofrea spiega che «la legge nazionale e regionale è molto chiara:
tutti i costi del servizio rifiuti devono essere coperti tramite la Tari, senza possibilità per il Comune di usare fondi diversi. Significa che l’amministrazione è obbligata per legge a recuperare queste somme attraverso le bollette Tari». Il sindaco aggiunge che «per evitare un impatto troppo pesante tutto in una volta, il Comune ha chiesto e ottenuto una rateizzazione, ma comunque la copertura del debito deve avvenire tramite la tassa rifiuti, come previsto dalla normativa. Comprendiamo il disagio e la preoccupazione, ma è importante sapere che questo aumento non dipende da scelte dell’amministrazione, bensì da un obbligo normativo che riguarda tutti i Comuni».
Carmela Commodaro

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“Occhiu non vidi, cori non doli”, spettacolo di solidarietà della Comunità Psichiatrica Villa Arcobaleno a Catanzaro

La Cooperativa Sociale CO.RI.S.S. è orgogliosa di annunciare un evento teatrale straordinario che si terrà il Domenica 14 Dicembre 2025, ore 17,30, al Teatro Comunale di Catanzaro, ubicato su corso Mazzini. Un momento di forte impatto emotivo e sociale, dal titolo “Occhiu non Vidi, Cori non Doli”, che vedrà protagonisti gli ospiti della Comunità Psichiatrica Villa Arcobaleno di Limbadi (VV), sotto la direzione artistica di professionisti e operatori impegnati nel percorso di recupero e integrazione sociale. Un appuntamento di sensibilizzazione e solidarietà dedicato alla scoperta del potere terapeutico e trasformativo del teatro. Un evento unico nel suo genere “Occhiu non Vidi, Cori non Doli” nasce dall’intento di promuovere la cultura, come strumento di lotta allo stigma e di inclusione sociale, attraverso una rappresentazione teatrale che coinvolge direttamente le persone in percorsi di riabilitazione psichiatrica. La rappresentazione vedrà gli ospiti di Villa Arcobaleno mettere in scena una produzione teatrale originale, frutto di laboratori creativi e di un percorso di formazione condiviso, volto a valorizzare le storie, le emozioni e le capacità di ciascuno. La Cooperativa CO.RI.S.S., attraverso gli ospiti e gli operatori della suddetta Comunità Terapeutica, da circa 20 anni, continua a mettere in scena, dopo essersi cimentata con i grandi classici della letteratura italiana come “La Patente “di Luigi Pirandello o “Natale in Casa Cupiello”, tante altre commedie dialettali brillanti per valorizzare la nostra “lingua”, come veicolo di valorizzazione delle nostre stesse tradizioni. La presidenza del Sindacato Libero Scrittori Italiani sezione Calabria, per voce di Luigi Stanizzi, rimarca l’importanza di questa iniziativa, che coniuga efficacemente cultura e solidarietà, da prendere come esempio virtuoso e modello da imitare. L’evento, patrocinato dal Comune di Catanzaro, è reso possibile grazie alla collaborazione di enti pubblici, associazioni del territorio, alla Consulta Dipartimentale della Salute Mentale dell’ASP di Catanzaro, al Coordinamento delle Associazioni per la Salute Mentale CASM e alla sensibilità di numerosi sponsor, tutti impegnati nel sostegno alla salute mentale e all’inclusione sociale. Un ringraziamento speciale va agli ospiti ed agli operatori della Comunità Villa Arcobaleno di
Limbadi, che hanno creduto nel progetto e hanno messo a disposizione le competenze e le risorse necessarie alla sua realizzazione. Invitiamo tutta la comunità di Catanzaro e
della Calabria a partecipare numerosa a questa giornata di riflessione, partecipazione e solidarietà. La cultura può essere un potente mezzo di cambiamento e di crescita collettiva: insieme, possiamo costruire una società
più inclusiva, empatica e consapevole. L’iniziativa sarà meglio illustrata nel corso della Conferenza Stampa, che si terrà giovedì 11 Dicembre 2025, alle ore 10, nella Sala dei Concerti del Municipio di Catanzaro, sita in via Iannoni, alla presenza di alcuni attori e protagonisti dell’evento, nonché dei rappresentanti della Giunta comunale di Catanzaro e delle principali associazioni attive nel campo della psichiatria. CO.RI.S.S. – Comunità Psichiatrica “Villa Arcobaleno – Limbadi: “Promuoviamo diritti, inclusione e benessere attraverso l’arte e la solidarietà”.

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Squillace, Intervista di Davide Mercurio (Collettivo OndaRock) con Fabrizio Rotundo (Relic Sound)

Dietro ogni concerto riuscito c’è una figura capace di trasformare la musica in esperienza: il fonico. Con Fabrizio Rotundo, musicista e tecnico del suono fondatore della Relic Sound, Davide Mercurio del Collettvo OndaRock-La Rete Squillace ha esplorato un mestiere tanto invisibile quanto centrale. Il percorso di Rotundo, come emerso dall’intervista con Mercurio, nasce dalla necessità di dare forma a una personalità sonora, anni di studio, live e collaborazioni, tra cui quella con OndaRocK. Ciò gli ha insegnato che “lavorare dal mixer significa mettere al centro l’emozione dell’artista”, custodendo la sua identità e traducendola per il pubblico. Per Fabrizio Rotundo non esistono ricette fisse. Il fonico è un facilitatore, deve ascoltare, adattarsi, comunicare con semplicità e muoversi tra tecnica e intuizione. Lo dimostra uno dei momenti più significativi della sua carriera, una notte al Festival Tarantella Power, con oltre venti musicisti sul palco e la presenza di Piero Pelù, che al termine si complimentò per l’eccezionale monitoraggio. La sua formazione da musicista è la chiave di tutto. Porta nel mix empatia, sensibilità ritmica e la capacità di valorizzare anche l’imperfezione che rende autentica una performance. Con la Relic Sound, oggi Rotundo continua a sviluppare nuovi progetti e ad alimentare quella curiosità che considera il vero motore del mestiere. Perché, come dice lui, «la situazione più importante è sempre quella che deve ancora arrivare». Il Collettivo OndaRocK ringrazia Fabrizio Rotundo per avere accompagnato Davide Mercurio e i lettori in questo viaggio; con il contributo inaspettato di Paolo Campanella, reclutato nelle vie rock di Squillace Lido, che ha sostenuto la realizzazione dell’intervista con foto e video.

Carmela Commodaro

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Il Premio internazionale turismo sostenibile intitolato a “Osvaldo Pieroni e Fulvio Beato” assegnato a Malta al documentario “Figli del Minotauro” di Eugenio Attanasio

Dicembre, tempo di transumanza. Con l’arrivo della bassa temperatura, infatti, gli allevatori silani scendono dall’altopiano per raggiungere i pascoli nelle marine. Contemporaneamente alla demonticazione (così si definisce questa discesa) delle mandrie della famiglia Mancuso, che da Tirivolo raggiungono Marcedusa; nell’isola di Malta, una giuria di sociologi presieduta dal prof. Tullio Romita della facoltà di Sociologia dell’Università della Calabria, ha assegnato il Premio Turismo Sostenibile intitolato a Osvaldo Pieroni e Fulvio Beato, due dei fondatori della Sociologia dell’Ambiente in Italia, a Eugenio Attanasio per il film ‘Figli del Minotauro/Storie di Uomini e animali” che vuole indicare la strada di un futuro sostenibile in cui uomini, animali e specie vegetali realizzano un ecosistema virtuoso, che ha modellato territorio e paesaggio calabrese per millenni. Eugenio Attanasio oltre che regista è un operatore culturale e uno storico del cinema, con decine di lavori tra film, documentari e libri realizzati in una lunga carriera iniziata giovanissimo. Si tratta di un Premio internazionale che riempie di significati l’opera prodotta dalla Cineteca della Calabria, che da anni compie un lavoro importante sul cinema e sulla storia del territorio, diffondendo all’estero un’idea di Calabria che produce cultura e mantiene una profonda identità, in un contesto epocale di grande trasformazione. Il film che ha avuto una distribuzione culturale importante presso Festival, Università italiane e straniere, Istituti culturali nel mondo – notevole ed efficace la campagna di comunicazione messa in atto dal giornalista professionista Luigi Stanizzi capo ufficio stampa della Cineteca – racconta una mitopoiesi sulla figura degli allevatori calabresi di podoliche, depositari di una cultura millenaria comune a tutto il bacino del Mediterraneo. Nel cast cinematografico figurano Mattia Isaac Renda, Gianluca Cortese, Salvatore Gullì, Alessandra Macchioni, Franco Primiero, Francesco Stanizzi; Antonio Renda per la parte fotografica; e Nicola Carvello per la cinematografia; i costumi sono di Stefania Frustaci. I riflessi sociologici nel film sono molteplici, esternati spesso dall’etnoantropologo Antonello Ricci, nella modellazione del paesaggio calabrese fatto proprio dal pascolo degli animali, e nella creazione di società umane fondate sulla pastorizia e sulla transumanza. Il pastoralismo rappresenta un mondo ma anche uno stile di vita, che all’estero gode di una tutela legislativa assai più efficace che in Italia, dove il pastore viene sempre visto come un isolato rappresentante di un’agricoltura estensiva e residuale, in un settore votato all’industrializzazione sempre più estrema. Invece è un modello da seguire per l’impatto benefico della sua attività sul territorio, da tutti i punti di vista, ambientale, economico, sociologico e culturale. I riconoscimenti dell’opera dimostrano come la narrazione della Calabria può finalmente emendarsi dall’immagine di terra di ‘ndrangheta, dal peccato originale di essere regione povera e terra di emigrazione, dagli stereotipi più comuni. È dunque possibile una nuova via del racconto in Calabria, letterario e cinematografico, cogliendo nel contemporaneo i segni di una civiltà contadina ancora assai vitale. Ultimi eredi di un mondo ancestrale, gli allevatori calabresi di podoliche, si muovono ancora andando dietro agli animali che si spostano in cerca di pascoli freschi, utilizzando ora il cavallo, ora il pick up, ora il quad, interpretando una modernità ancora sostenibile, dove uomini, animali, e specie vegetali creano un ecosistema.

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Il coraggio di raccontare la miastenia con ironia

Si intitola “Una storia sbilenca” ed è il viaggio del giovane squillacese Ferdinando Polito con la miastenia tra sfide, resilienza e lezioni di vita. Un’opera che unisce leggerezza e ironia al racconto di una patologia rara e cronica, la miastenia gravis, da parte dello stesso Ferdinando. L’autore accompagna il lettore in un viaggio personale e universale: dagli occhi curiosi di un bambino che si chiedeva “Ma sono tutti così stanchi?”, alle sfide dell’adolescenza segnata da bullismo e passioni, fino alla maturità, quando la malattia diventa “seconda ombra” accettata con consapevolezza.
Ne è nato un libro che non è rivolto solo ai pazienti miastenici, ma a chiunque voglia avvicinarsi al mondo delle malattie rare e delle disabilità invisibili con mente e cuore aperti. Un atto di coraggio e di testimonianza per colmare il vuoto di prospettiva lasciato dalla letteratura medica, dando finalmente voce al vissuto dei pazienti. Autorevole la prefazione a cura del dott. Roberto Micheli, già neuropsichiatra infantile agli Spedali Civili di Brescia, con il progetto grafico di Vincenzo Panaia.
Cosa ti ha spinto, dopo una lunga riflessione, a trasformare questa storia in un libro?  
L’idea di voler creare un libro che parlasse della miastenia dal punto di vista del paziente e non dal lato prettamente scientifico nasce da lontano. Tra l’altro io ho avuto la “fortuna” di poter raccontare la miastenia partendo dalla nascita percorrendo le varie fasi della crescita e della vita. La forma congenita come la mia è estremamente rara; basti pensare che i pazienti miastenici in Italia, secondo l’Osservatorio Malattie rare sono tra i 15.000 e i 17.000, di cui la maggior incidenza è nel sesso femminile tra i 20 e 30 anni e negli uomini anziani dopo i 60 anni. Stiamo parlando di una forma acquisita. La forma congenita si manifesta in appena il 5-10% dei pazienti. Sono essenzialmente tre i motivi che mi hanno convinto: innanzitutto la mancanza in ambito letterario di “narrazione” dal punto di vista del paziente nella sua quotidianità, con le sue difficoltà, il suo dover fare delle scelte per arrivare a fine giornata con quanta più riserva di energia possibile, cercando al contempo, di fare quante più cose possibili. Il secondo motivo è stato quello di cercare di far sentire meno sole queste 17.000 persone attraverso la mia esperienza e di sensibilizzare più persone possibili sul tema delle disabilità invisibili e delle malattie croniche e autoimmuni. Il terzo motivo è perché si parla poco della miastenia gravis. 

Qual è stato il momento più difficile da raccontare e quello più liberatorio?  
In realtà non c’è stato un momento difficile da raccontare; quando ho deciso di scrivere il libro avevo completamente terminato il percorso di accettazione e convivenza con Mia, come la chiamo nel libro. Sicuramente i momenti emozionanti sono stati quando ho dovuto ripercorrere con la mente tutte le difficoltà avute da bambino, l’impotenza nel non poter giocare con gli altri bimbi, la difficoltà nell’ottenere una diagnosi, il bullismo subito nell’adolescenza (sì, il libro affronta anche questo tema), ma anche tutte la varie conquiste e la completa accettazione nell’età adulta. 

Perché hai scelto un tono leggero e ironico per parlare di una patologia così complessa? 
Perché non volevo aggiungere carico emotivo ad una patologia già pesante di suo. La scrittura tuttavia evolve nel corso del libro con l’evolversi dell’età. Nell’infanzia ho scritto di folletti che manovravano le palpebre, di ginocchia sbucciate che non mi avevano fatto vincere il pallone d’oro, di visione doppia come i raggi X dei supereroi (la diplopia è uno dei sintomi della miastenia). Con l’avanzare dell’età e la maggior consapevolezza che la mia vita sarebbe stata sempre così, il tono cambia assumendo un carattere più riflessivo ed emozionante. Ma il fine è sempre quello: spiegare nel modo più semplice e fruibile a tutti questa mia “seconda ombra”.

In che modo la scrittura ti ha aiutato nel tuo percorso di accettazione della miastenia?  
In realtà è stato tutto l’inverso, la scrittura è stata la naturale conclusione della totale accettazione ed un potente mezzo per donare qualcosa agli altri.

Quali sono i pregiudizi più comuni che hai incontrato riguardo alle malattie rare e invisibili?  
Vedi, come scrivo nel libro, il mondo funziona per prove tangibili. L’assenza fortunatamente di dover utilizzare ausili (carrozzine, stampelle, tutori o esoscheletri), ha sempre fatto pensare agli altri che non avessi nulla. Ed anche quando tentavo di spiegare (non sempre onestamente) che un’attività non potevo farla, non perché non volessi, ma perché non potevo, molte volte non ero totalmente compreso. Funziona così con le patologie invisibili: si è scambiati perennemente per pigri o per scansafatiche, quando in realtà bisogna combattere ogni giorno anche per alzarsi dal letto il tutto, come ho detto, senza nessuna prova tangibile da mostrare. 
 
Cosa vorresti che un lettore che non conosce la miastenia portasse con sé dopo aver letto il libro?  
Vorrei che imparasse a conoscere questa malattia e conseguenzialmente acquisisse maggiore empatia verso chi combatte ogni giorno una battaglia invisibile agli occhi. Dalle recensioni positive che sto acquisendo in questi giorni, credo che ci sto riuscendo. 

Qual è la lezione più grande che la miastenia ti ha insegnato nella vita quotidiana?  
Ha avuto una funzione di filtro nella mia vita. Mi ha fatto capire chi davvero conta nella mia vita, mi ha insegnato che ognuno di noi ha un suo ritmo e un suo tempo nel fare o nel vivere le cose e le situazioni, mi ha insegnato a non vergognarmi per un limite che non mi sono scelto e che nonostante la sua presenza, non è lei a definirmi. Mi ha insegnato la resilienza, il poter e dover rialzarmi sempre dopo ogni caduta con un sorriso in più, mi ha insegnato l’empatia e soprattutto, mi ha insegnato ad inquadrare il mio problema in una prospettiva più ampia. 

A chi pensavi mentre scrivevi: ai pazienti, ai familiari o a chi non conosce affatto questa realtà?  
Il libro è rivolto, con un occhio di riguardo, ai pazienti miastenici, ma anche a chi non conosce affatto questa realtà e vuole approcciarsi al mondo delle disabilità invisibili senza pregiudizi.  

Quale messaggio speri arrivi più forte ai giovani che convivono con una malattia rara?  
Non vergognatevi mai per un qualcosa che non avete scelto e, per quanto possa essere difficile nonostante le difficoltà, i limiti e il continuo essere legati a terapie e farmaci per poter andare avanti, guardate sempre il bicchiere mezzo pieno. 

Come immagini che il tuo libro possa contribuire a colmare il “vuoto di prospettiva” che hai citato?  
Il libro esplora in prima persona la miastenia nella sua quotidianità, attraverso episodi, difficoltà e lezioni che molti pazienti miastenici si trovano ad affrontare. Non ha la volontà o la presunzione di essere un manuale medico, anche perché ogni caso, ogni terapia, ogni esperienza è differente dall’altra nonostante si stia parlando sempre della stessa patologia. La sintomatologia è la stessa, il manifestarsi o le terapie variano da paziente a paziente e lì è giusto che subentrino i professionisti. 

Che ruolo ha avuto il dott. Roberto Micheli nella tua vita e perché hai voluto che curasse la prefazione?  
Il dr. Micheli è colui che, esattamente 30 anni fa, nel 1995, mi diagnosticò la miastenia e “cucì” su di me la terapia che ancora oggi faccio. Ovvio, non è rimasta uguale a 30 anni fa, il corpo cambia, le esigenze anche, ma un buon 80% è ancora uguale a quell’agosto del 1995. Ho voluto fortemente che curasse la prefazione, perché nessuno conosce meglio di lui la mia storia da paziente. A lui devo molto e non solo per la prefazione. Se oggi sono qua a raccontare la miastenia, è anche merito suo. 

Quanto hanno influito le illustrazioni e il progetto grafico di Vincenzo Panaia nel dare identità al libro?  
Tantissimo! Ha capito subito cosa volevo per il libro, bisognava trasmettere un messaggio diretto ad ogni capitolo e ci è riuscito alla perfezione. La copertina è splendida, l’idea di questa ombra incombente è merito suo e racchiude perfettamente l’essenza della miastenia. E poi tanto altro, che scoprirete leggendo e sfogliando il libro. 

C’è un episodio particolare del tuo percorso di scrittura che ti ha fatto capire che “era il momento giusto”? 
C’è stato un episodio in un contesto quotidiano che mi ha fatto capire che era arrivato il momento giusto. Essermi nuovamente, dopo molteplici volte, trovato a dover spiegare le mie difficoltà e non essere capito, tutt’altro. Ho abbandonato quel contesto di mia spontanea volontà e mai decisione fu più azzeccata. Nella gestione della miastenia influisce anche lo stress e il voler lasciare andare situazioni, persone o elementi dannosi alla mia vita e alla patologia, ha un notevole peso positivo. 

Dopo “Una storia sbilenca” hai già in mente altri progetti letterari o di sensibilizzazione?  
Al momento no. Dopo Natale sarò coinvolto in progetti molto ampi. Procederò con la traduzione in lingua inglese, in quanto è stato richiesto, dopo essermi messo in contatto, dalla MGFA (Miastenia Gravis Foundation America) con sede a Westborough (Massachussets). Al contempo verrà creata una versione e-book per favorirne la diffusione anche su dispositivi mobili. 

Quale sarebbe il tuo sogno più grande legato a questo libro: più consapevolezza, più empatia, o magari un progetto concreto per i pazienti?
Vorrei che si sviluppasse maggiore empatia verso certe situazioni, più consapevolezza che esistono determinate situazioni non sempre visibili agli occhi, ma ugualmente pesanti e gravi, che meritano comunque una certa attenzione. 
Carmela Commodaro

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