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Gualtieri “Atteggiamento sbagliato su Ceuta ora si ritorce contro l’Italia”

RIMINI (ITALPRESS) – “La vicenda della Spagna è molto triste, personalmente ho sofferto per l’assenza di solidarietà nei confronti di un governo dell’Unione oggetto di una operazione cinica a Ceuta, penso che anche la scelta recente del governo spagnolo di non prendere dublinanti italiani dimostra un diverso livello di spessore morale nei confronti di questa vicenda. Paghiamo non solo un atteggiamento sbagliato sulla vicenda di Ceuta che ora si ritorce contro l’Italia, ma anche un festeggiamento frettoloso nei confronti del nuovo Patto di asilo e migrazione che non solo non supera Dublino, ma per certi aspetti ne rafforza alcuni principi che noi ritenevamo sbagliati”. Così il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nel corso di un punto stampa al Meeting di Rimini.
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Veicoli cinesi a nuova energia guadagnano terreno in Italia

Veicoli cinesi a nuova energia guadagnano terreno in Italia

ROMA (XINHUA/ITALPRESS) – Le case automobilistiche cinesi stanno rapidamente guadagnando terreno nel mercato italiano dei veicoli a nuova energia, grazie a prezzi competitivi, a una gamma di modelli in espansione e alla crescente domanda di ibridi plug-in.

I dati forniti dall’associazione italiana dell’industria automobilistica UNRAE hanno mostrato che BYD ha immatricolato 33.973 autovetture in Italia nei primi sette mesi del 2026, con un aumento di quasi il 195% su base annua. La sua quota di mercato è salita dall’1,18% al 3,2%.

Nel solo mese di luglio, BYD ha immatricolato 4.466 autovetture, con un aumento del 127,05% rispetto a un anno prima.

Motus-E, associazione italiana che promuove la mobilità elettrica e la crescita del settore dei veicoli elettrici in Italia, ha riferito che il Paese ha immatricolato 86.003 veicoli elettrici a batteria (BEV) da gennaio a luglio, con un aumento del 70,4% su base annua.

La Leapmotor T03, city car cinese completamente elettrica, ha totalizzato 22.353 immatricolazioni, pari a circa il 26% del mercato dei BEV. Nel frattempo, la Dolphin Surf di BYD è diventata a luglio l’auto completamente elettrica più venduta in Italia, con 572 immatricolazioni, ha riferito Motus-E.

In una concessionaria BYD a Roma, il consulente alle vendite Gianmaria Migliore ha affermato che l’azienda sta riscontrando un “interesse molto forte” da parte dei clienti anche ad agosto, tradizionalmente un periodo più tranquillo per il settore automobilistico.

“I clienti sono attratti dal marchio per diverse ragioni, tra cui prezzo, qualità, tecnologia ed esperienza di guida”, ha riferito Migliore a Xinhua.

Il consulente ha affermato che gli ibridi plug-in sono particolarmente apprezzati perchè le infrastrutture di ricarica in Italia sono ancora limitate, e molti consumatori non hanno accesso alla ricarica domestica. La Atto 2 DM-i e la Dolphin G DM-i, presentata di recente, sono tra i modelli che stanno attirando un forte interesse, ha aggiunto.

L’Italia “è uno dei mercati chiave” nella strategia europea di BYD, ha dichiarato BYD Europe in una nota a Xinhua, aggiungendo che i consumatori italiani apprezzano in particolare veicoli compatti, pratici e convenienti.

BYD Europe ha affermato che i consumatori italiani sono sempre più aperti ai veicoli a nuova energia, pur continuando a dare priorità a design, tecnologia, sicurezza e rapporto qualità-prezzo. Più di un veicolo ibrido plug-in su quattro venduto in Italia è di marchio BYD, ha aggiunto l’azienda.

Il successo di modelli compatti come la Dolphin Surf riflette uno spostamento verso veicoli elettrici “pratici, accessibili e ideali per l’uso quotidiano in città”, ha affermato.

“Il nostro obiettivo non è semplicemente vendere veicoli in Europa, ma diventare un partecipante di lungo periodo nell’ecosistema automobilistico europeo”, ha dichiarato BYD Europe, aggiungendo che la localizzazione rimane una “parte importante” della sua strategia europea.

L’azienda ha inoltre sottolineato il potenziale per una cooperazione più profonda tra partner automobilistici cinesi ed europei nei settori della tecnologia, della produzione, delle catene di approvvigionamento e della sostenibilità, mentre l’industria automobilistica europea accelera la propria transizione verso l’elettrificazione.
(ITALPRESS).
– Foto Xinhua –

Caso Flotilla, la Turchia chiede un mandato d’arresto internazionale per Netanyahu

Caso Flotilla, la Turchia chiede un mandato d’arresto internazionale per Netanyahu

ANKARA (TURCHIA) (ITALPRESS) – La Turchia ha chiesto all’Interpol di emettere un mandato di cattura internazionale per il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, nell’ambito del procedimento giudiziario che vede al centro l’intercettazione, in acque internazionali, della Global Sumud Flotilla da parte della Marina israeliana. Lo ha reso noto oggi il ministro della Giustizia turco, Akin Gurlek. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma social NSosyal, Gurlek ha precisato che, presso l’11ma Corte penale di Istanbul, è in corso un processo contro 35 imputati, tra cui Netanyahu e il funzionario israeliano Afek Moskovitch. I mandati di arresto in Turchia erano già stati emessi per Netanyahu e Moskovitch il 14 luglio, come ricorda l’agenzia di stampa turca Anadolu. Le accuse a carico di Netanyahu sono di “crimini contro l’umanità”, “genocidio”, “privazione aggravata della libertà”, “lesioni personali intenzionali”, “tortura”, “danneggiamento di proprietà”, “rapina aggravata” e “dirottamento di mezzi di trasporto”, ha ancora precisato il ministro turco della Giustizia. “Non permetteremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati nè che i responsabili siano protetti da uno scudo di impunità”, ha concluso Gurlek. La risposta di Tel Aviv non si è fatta attendere. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan “è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà rifugio ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un numero record di giornalisti e politici che gli si oppongono”, è la replica dell’ufficio del primo ministro israeliano. “Ora cerca di estendere la sua aggressione contro Israele alla Siria. Israele non lo tollererà”, prosegue l’ufficio. “Il patetico tentativo di Erdogan di intimidire i leader e i soldati di Israele, l’unica vera democrazia in Medio Oriente, non avrà successo”, conclude l’ufficio di Netanyahu.
(ITALPRESS).

Incontro tra due “sorelle di dolore” apre la 47^ edizione del Meeting di Rimini

Incontro tra due “sorelle di dolore” apre la 47^ edizione del Meeting di Rimini

RIMINI (ITALPRESS) – Due donne segnate dalla stessa giornata e da due sofferenze radicalmente diverse hanno aperto la 47esima edizione del Meeting di Rimini con una testimonianza nella quale il dolore non è stato cancellato, ma ha trovato una strada verso l’amicizia e la speranza. Nell’incontro “Il dolore, l’amicizia, la speranza”, svoltosi alle 12.00 nella sala D3, Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel, e Nassera Kermiche, madre di Adel, uno dei due giovani responsabili dell’attentato, hanno raccontato il percorso che le ha condotte a cercarsi e a diventare “sorelle di dolore”. A introdurre l’incontro è stato Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS, che ha ricordato i fatti del 26 luglio 2016: padre Hamel, 85 anni, fu assassinato al termine della Messa nella chiesa di Saint-E’tienne-du-Rouvray, vicino a Rouen; i due attentatori, tentando la fuga all’arrivo della polizia, furono uccisi. La notizia della morte del sacerdote raggiunse Roseline poco dopo, mentre Nassera apprese prima del coinvolgimento del figlio e, nel pomeriggio, della sua morte. Scholz ha presentato le ospiti come due donne capaci di rendere visibile che l’amore può «muovere e trasformare le nostre esistenze in un modo del tutto imprevedibile». La loro storia, raccolta nel libro “Sorelle di dolore”, pubblicato in Italia da Edizioni Ares e Libreria Editrice Vaticana, è diventata una testimonianza pubblica sulla possibilità che due ferite apparentemente inconciliabili non abbiano come ultimo esito l’odio o l’isolamento.
Roseline Hamel ha ripercorso le ore trascorse con il fratello alla vigilia dell’attentato. Era arrivata con la famiglia il 25 luglio, giorno di Sant’Anna, per accompagnare padre Jacques durante la sua ultima settimana di lavoro prima delle vacanze. Quella sera avevano parlato anche della violenza estrema compiuta da giovani convinti di agire in nome della religione. Padre Hamel aveva osservato che quei ragazzi venivano manovrati «come delle marionette» fino a non riuscire più a pensare con la propria testa, ad amare, a piangere o a riconoscere i genitori. Durante la cena aveva poi espresso una felicità insolita per lui: «Devo comunicarvi una cosa importante: sono davvero felicissimo di essere qui a tavola con voi». La mattina seguente Roseline sentì il fratello alzarsi, preparare il caffè e uscire verso la chiesa. Poco dopo, mentre la famiglia faceva colazione, una telefonata chiese conferma di una presa di ostaggi. Roseline pensò a uno scherzo e rispose che il fratello sarebbe tornato dalla Messa entro un quarto d’ora. Uscita di casa, trovò le strade bloccate dalle forze dell’ordine e fu condotta con i familiari in un vicino locale di onoranze funebri. Per ore rimase fiduciosa: le sembrava impensabile che qualcuno potesse colpire un sacerdote anziano mentre celebrava la Messa insieme a parrocchiani per lo più anziani. Poi una dipendente le comunicò che una delle due vittime era morta e che si trattava di suo fratello. «Io rimango scioccata, come se fossi stata colpita da un proiettile, come se un ordigno esplosivo fosse esploso in me», ha ricordato. La giornata proseguì in una condizione che Roseline ha descritto come una bolla, una dimensione parallela dalla quale attendeva ancora un lieto fine che non sarebbe arrivato.
Anche Nassera Kermiche ha ricostruito l’inizio di quella giornata. Aveva visto Adel verso le sette e mezza del mattino e lo aveva invitato a tornare a letto. Poco dopo ricevette la telefonata di una commissaria che le chiese se il figlio fosse in casa. Convinta che fosse ancora al piano inferiore, andò a controllare e scoprì che era uscito. La commissaria le parlò dell’attentato nella chiesa di Saint-E’tienne-du-Rouvray, senza darle altre informazioni. Nassera accese la televisione e mandò una delle figlie verso la chiesa, ma l’area era completamente bloccata. Continuò a sperare che Adel rientrasse, anche perchè avrebbe dovuto essere a casa entro le 12.30 a causa di una restrizione. Alle 11.30 un giornalista arrivò all’abitazione dicendo di aver sentito il nome Kermiche sul sagrato della chiesa. Con il trascorrere delle ore, l’assenza del figlio e le domande della polizia, l’angoscia aumentò. Le forze dell’ordine perquisirono l’abitazione per quattro ore, tolsero telefoni e televisione alla famiglia e successivamente la condussero in commissariato. Fu lì che una poliziotta le disse: «Sì, è coinvolto ed è morto». «Questa notizia ci è davvero piombata addosso come se ci fosse crollato il cielo sulla testa», ha raccontato. La tragedia produsse per Nassera anche un forte isolamento sociale. Per un mese la famiglia visse fuori casa, assediata dai giornalisti, mentre lei cercava incessantemente di comprendere come suo figlio avesse potuto prendere parte all’attentato. Tentò presto di contattare le suore e i parrocchiani presenti in chiesa, ma comprese che il trauma era ancora troppo recente. Riprese comunque il lavoro, sostenuta dai figli, dai responsabili scolastici e dai colleghi, perchè sentiva di dover restare in piedi per la propria famiglia e per gli studenti che la aspettavano.
Dopo la morte del fratello, Roseline ha iniziato una lunga ricerca di senso. Per mesi, ha raccontato, ha dialogato con Dio e cercato nel Vangelo una parola capace di rispondere alle sue domande. Una storia sull’uomo schiacciato dal peso di un fardello, portato sulle spalle dall’amico proprio quando credeva di essere stato abbandonato, le offrì una prima risposta. Il dolore, tuttavia, rimaneva. Dopo un anno Roseline si sentiva pronta a lasciarsi morire, ma vedere la sofferenza dei figli e dei nipoti le fece comprendere che doveva trovare la forza di continuare. Davanti alla Pietà della sua chiesa pregò la Vergine Maria di aiutarla a seguire i passi del fratello «alla ricerca della giustizia, della verità e della pace». La svolta arrivò una mattina, davanti a una tazza di caffè, con una domanda semplice: chi poteva soffrire più di lei? Roseline cominciò a pensare alla madre di Adel. Non la conosceva, ma immaginava una donna costretta a portare insieme il dolore per la morte di un figlio e il peso di ciò che quel figlio aveva fatto. «No, non posso lasciarla da sola, perchè sta soffrendo più di me», si disse. Dopo aver chiesto consiglio all’arcivescovo di Rouen, che la incoraggiò, Roseline iniziò a cercare un contatto. Le due donne cominciarono a sentirsi al telefono ogni due settimane. Le prime conversazioni furono brevi, poi divennero progressivamente più lunghe e profonde. Dopo circa sei mesi Roseline le chiese se avrebbe potuto incontrarla tornando a Saint-E’tienne-du-Rouvray. Nassera rispose senza esitazione: «Signora, è da tempo che vi aspetto». Roseline aveva cercato la madre di Adel per non lasciarla sola e scoprì che, dall’altra parte, Nassera la stava già aspettando. Due percorsi nati separatamente cominciavano così a incontrarsi: l’una cercava di comprendere la sofferenza dell’altra, l’altra cercava di avvicinarsi alle persone ferite dall’azione di suo figlio.
Nassera ha definito la richiesta di Roseline «un soffio di vita». Le prime telefonate durarono pochi minuti, poi dieci, fino a trasformarsi in conversazioni di un’ora. Da quei primi contatti nacque progressivamente un rapporto che nessuna delle due avrebbe potuto immaginare dopo quanto accaduto il 26 luglio 2016. Uno dei momenti più significativi di questo percorso, raccontato anche nel libro, avvenne sulla tomba di Adel, che per ragioni di sicurezza deve rimanere anonima. Roseline vi lasciò un biglietto, nascosto sotto alcuni sassolini e protetto da un foglio di plastica: «Adel, l’anima di mio fratello, padre Hamel, mi conduce fino a te. E’ una testimonianza del suo perdono. La fede dei credenti è speranza, il perdono è la via della pace». Pregava il Dio di Abramo affinchè Adel trovasse pace e fosse riconosciuto come «l’anima di un figlio sensibile e amorevole». Nassera decise di raccogliere quel foglio e conservarlo: parole di quel peso, per lei, non potevano rimanere sepolte sotto le pietre. Otto anni più tardi, rileggendo il messaggio, la stessa Roseline si è domandata come fosse riuscita a scrivere quelle parole appena due anni dopo l’assassinio del fratello. «Mio fratello mi ha dato queste parole», ha spiegato al Meeting, riconoscendovi ciò che aveva imparato da Jacques fin dall’infanzia. Quel biglietto rappresentò per lei «il primo frutto del martirio di padre Hamel». Il perdono, nella storia di Roseline e Nassera, non significa dimenticare quanto accaduto nè confondere le responsabilità. Padre Hamel rimane la vittima e Adel uno dei suoi assassini. Significa piuttosto riconoscere, senza cancellare questa verità, la sofferenza dell’altra. E’ da questo riconoscimento che è nato un rapporto che, soltanto pochi anni prima, sarebbe sembrato impossibile.
Raccontare pubblicamente questa storia non è stato semplice per Nassera, che dopo l’attentato ha dovuto fare i conti con la vergogna, il senso di colpa e soprattutto con una domanda: cosa avrebbe potuto fare per impedire che suo figlio arrivasse a quel punto? Madre di cinque figli, cresciuti nello stesso modo, ha ricordato Adel come un ragazzo inizialmente gioioso e amante della vita, cambiato progressivamente dopo l’incontro con persone capaci di esercitare su di lui un’influenza più forte di quella della famiglia. Nassera ha raccontato di aver visto quella radicalizzazione e di aver cercato di fermarla, rivolgendosi alla polizia, alle autorità e al sindaco e provando a trovare per il figlio un lavoro, una formazione e la possibilità di conseguire la patente. «Devo poter testimoniare. Devo poter dire quello che ho fatto», ha spiegato. Per lei raccontare significa anche respingere l’idea di una famiglia rimasta indifferente davanti alla trasformazione di Adel. All’inizio, tuttavia, Nassera non voleva esporsi: temeva l’odio e l’umiliazione degli altri. E’ stato l’incontro con Roseline a darle la forza di raccontare ciò che era accaduto e i tentativi compiuti per impedire che Adel arrivasse a quel gesto. Da questa esigenza è nato il libro “Sorelle di dolore”, pubblicato dapprima in Francia e ora disponibile in italiano. Concludendo l’incontro, Scholz ha ringraziato entrambe per il coraggio di condividere una vicenda davanti alla quale ogni spiegazione rischia di essere insufficiente. «L’amore veramente può muovere il cielo, il sole, le stelle e anche il nostro cuore, se lo facciamo entrare anche in momenti così drammatici come quello che è accaduto a loro due», ha affermato. La storia di Roseline e Nassera non cancella il male, non confonde le responsabilità e non pretende di dare una risposta semplice al dolore. Mostra però che anche dopo una tragedia rimane una scelta: chiudersi nella propria sofferenza oppure riconoscere quella dell’altro. Roseline e Nassera hanno scelto di incontrarsi, senza permettere che fosse l’odio ad avere l’ultima parola.

– Foto ufficio stampa Meeting di Rimini –

(ITALPRESS).

Manfredi “Concentrato su Napoli, non mi candido alle primarie”

RIMINI (ITALPRESS) – “Credo che sia una fase molto importante perché le primarie, se è necessario farle perché dipende anche dall’eventuale approvazione della legge elettorale, non devono essere conflittuali, ma costruttive rispetto al progetto politico del campo largo. In primo luogo bisogna avere una base programmatica comune, inoltre, ci vuole un patto forte tra tutti quelli che sono i soggetti in campo: Schlein, Conte e tutti gli altri che si vorranno candidare, perché alla fine ci vorrà un sostegno reciproco rispetto a quello che sarà il vincitore”. Lo afferma il sindaco di Napoli e presidente Anci, Gaetano Manfredi, nel corso di un punto stampa al Meeting di Rimini.
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Giochi Mediterraneo, Mattarella al Castello Aragonese a Taranto

TARANTO (ITALPRESS) – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Castello Aragonese di Taranto in occasione dell’apertura dei Giochi del Mediterraneo. Il Capo dello Stato riceve le delegazioni dei Paesi esteri partecipanti ai Giochi del Mediterraneo in programma fino al 3 settembre, prima di recarsi allo stadio Iacovone per la cerimonia inaugurale dove dichiarerà ufficialmente aperti i Giochi. Con il Capo dello Stato, al Castello aragonese anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana.

gm/azn
(Fonte video: Quirinale)

La Venere d’Italia Calabria 2026 è Francesca Desirée Romano: emozioni, mito e talento a Squillace Lido

La nuova Venere d’Italia Calabria 2026 è Francesca Desirée Romano, giovane della provincia di Cosenza, che al termine della finale regionale a Squillace Lido ha raccontato di vivere un sogno, felice di rappresentare la terra in cui è nata, la Calabria. Per lei, portare la regione alla finalissima nazionale sarà «un privilegio e una grande responsabilità», parole che hanno segnato una serata intensa, ricca di emozioni e colpi di scena. Nel parco “Simone Carabetta” si è svolta la manifestazione regionale Venere d’Italia, organizzata dall’agente Calabria-Basilicata Mariarosaria Barranca, che ha curato ogni dettaglio di un evento capace di unire spettacolo, narrazione e valorizzazione del territorio. Dodici le finaliste nazionali in passerella: oltre alla vincitrice, Alessia Elia, Francesca Comberiati, Francesca Longo, Francesca Pilò, Giorgia Anastasi, Miriam Juliano, Sara Cardamone, Sara Rappoli, Roberta Talarico, Virginia Viapiana e Maria Ranieri, protagoniste di una competizione elegante e serrata. La giuria, composta da Caterina Stranieri, presidente e direttore artistico della manifestazione, insieme a Mario Gregoraci, Giuseppe Zavaglia, Consuelo Paola Taverniti, Anna La Croce, Deborah Procopio, Claudia Procopio e Arianna Tolomeo, ha seguito con attenzione ogni uscita. La conduzione della serata è stata affidata a Helena Carrozzino, mentre il fotografo ufficiale, Ivan Comi, dell’agenzia Paloma&Barrett, ha immortalato i momenti più significativi. Numerosi gli sponsor che hanno sostenuto l’evento, tra cui Boutique Charm, Hi!Poke, Le Ricchezze del Mare, Ristorante Lido di Squillace, Ethra Beauty Wellness e Accorinti Auto.
Dopo i saluti istituzionali del presidente del Consiglio comunale squillacese Claudio Panaia, la serata si è aperta con una suggestiva performance dedicata alle donne dell’Odissea, le figure che Ulisse incontra nel suo viaggio. Sulle musiche di James Horner tratte dal film Troy, le concorrenti hanno fatto il loro ingresso attraverso porte immaginarie: Athena, simbolo di saggezza; Calipso, la tentazione di fermarsi; Circe, la trasformazione; Nausicaa, la gentilezza; Penelope, la casa. Una messa in scena curata nei dettagli, con abiti evocativi e atmosfere capaci di trasportare il pubblico nel mito. Ogni gruppo è stato accompagnato dalla voce narrante dell’attore Giuseppe Zavaglia, mentre la voce potente di Anna La Croce ha scandito i passaggi tra un quadro e l’altro. Il momento decisivo non è stato privo di tensione, perché la votazione della giuria ha registrato un ex aequo tra Francesca Desirée Romano e Sara Cardamone, costringendo le due concorrenti a una nuova sfilata per decretare la vincitrice definitiva della finale regionale 2026. Alla fine, la corona è andata alla Romano, che rappresenterà la Calabria alla finalissima nazionale. Grande soddisfazione è stata espressa dall’agente regionale Mariarosaria Barranca, che ha ringraziato il Comune di Squillace per il supporto e ha sottolineato l’importanza di un evento capace di valorizzare talento, cultura e identità territoriale.
Carmela Commodaro

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Meeting Rimini, Scholz “Grati per l’esposizione dell’Ecce Homo”

RIMINI (ITALPRESS) – “Il Meeting da quando è nato ha sempre cercato di esporre delle opere d’arte importanti e quando si è presentata questa opportunità l’abbiamo colta subito a cuore aperto. Sappiamo che sarà apprezzata e che” i visitatori “sono desiderosi di incontrare questa opera che ha tanto da dirci, da comunicare e, rispetto al titolo del Meeting, ha un significato importante perchè se parliamo dell’amore che muove il sole e le altre stelle, vediamo nella figura del Cristo Ecce Homo il culmine di un amore che si sacrifica per il bene del mondo. Siamo particolarmente grati” per questa esposizione “di un’opera così importante nel padiglione del Meeting”. Lo afferma Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’Amicizia tra i popoli, nel corso di un punto stampa al Meeting di Rimini parlando dell’esposizione dell’Ecce Homo di Antonello da Messina. “Grazie al Mic e a tutti coloro che hanno contribuito a organizzare questa esposizione molto ben riuscita”, aggiunge.

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Meeting Rimini, Cannella “Esposizione dell’Ecce Homo ha significato profondo”

RIMINI (ITALPRESS) – “Il Meeting di Rimini è un luogo dove esporre l’Ecce Homo ha un significato profondo perché nella visione del Ministero la Cultura, i beni culturali e le opere non vanno ‘musealizzate’ e mantenute all’interno di istituzioni chiuse nelle quali bisogna accedere per poterne fruire, vanno esposte, socializzate, vanno date al grande pubblico in tutti i luoghi dove possa goderne, non solo della bellezza estetica, ma del significato profondo che quell’opera esprime: una radice, una storia, un talento che è l’Italia, il nostro dna. L’esposizione dell’Ecce Homo rientra in una strategia di acquisizione dei beni culturali che intende arricchire il patrimonio nazionale e rendere fruibile le principali opere d’arte”. Così Giampiero Cannella, sottosegretario alla Cultura, al Meeting di Rimini, in occasione dell’esposizione dell’Ecce Homo di Antonello da Messina.

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“Ecce Homo” al Meeting di Rimini, Lupi “Un dovere prendersi cura della cultura”

RIMINI (ITALPRESS) – “Questa iniziativa non è isolata e ritorna al cuore e al significato della cultura e dell’arte, l’arte nasce dal popolo, da una comunità viva, è l’espressione maggiore di una sensibilità, una visione, identità e di un rapporto con la realtà. Il fatto che il Mic abbia voluto fortemente che le opere d’arte iniziassero a tornare nei territori, a incontrare il popolo è un elemento non solo nuovo, ma per noi fondamentale. Per questo per noi l’esposizione” dell’Ecce Homo “è un evento importantissimo, si tratta del ritorno al valore, al segno e al senso della cultura, il ritorno al pilastro fondamentale di una comunità: si riparte dalla cultura, dalla formazione e si possono affrontare tutte le sfide”. Così il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, nel corso di un punto stampa al Meeting di Rimini in occasione dell’esposizione dell’Ecce Homo di Antonello da Messina.
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