Ricerca per:

Brennan vince la seconda tappa della Vuelta, Pogacar resta in maglia rossa

Brennan vince la seconda tappa della Vuelta, Pogacar resta in maglia rossa

MANOSQUE (FRANCIA) (ITALPRESS) – Matthew Brennan trionfa nella seconda tappa della Vuelta a Espana 2026, la Monaco-Manosque di 214.3 chilometri: il corridore britannico della Visma – Lease a Bike è stato abile ad interpretare una volata inusuale partita con largo anticipo. Secondo posto per lo spagnolo Pau Miquel (Bahrain-Victorious), terzo l’iridato sloveno Tadej Pogacar (Uae Teams Emirates-XRG), che mantiene la maglia rossa di leader della classifica generale conquistata ieri nella cronometro individuale nel Principato di Monaco. Il percorso collinare ha favorito l’attacco iniziale da parte di quattro battistrada: sono stati Ethan Hayter (Soudal Quick-Step), Koen Bouwman (Jayco AlUla), Sinhuè Fernandez (Burgos Burpellett BH) e Diego Uriarte (Equipo Kern Pharma) a dettare il ritmo in testa al gruppo. Nelle retrovie la Lidl-Trek e la Visma-Lease a Bike hanno cercato di limitare i danni tenendo i fuggitivi a circa 1’30” di distanza. Ai -50 dal traguardo Ethan Hayter ha cercato l’assolo per conquistare secondi preziosi per indossare la maglia rossa e strapparla a Pogacar, dopo l’azione il britannico della Soudal si è rialzato facendosi raggiungere dal gruppo, tornato compatto fino al traguardo. A 2 km dal traguardo Wout Van Aert, su un tratto in leggera salita, ha tentato l’azione da finisseur, con Pogacar alle spalle: lo sloveno ha ricucito lo strappo, poi dalle retrovie è arrivato Brennan che ha sorpreso praticamente tutti. Domani è in programma la terza tappa, la Gruissan Aude-Font Romeu, di 174 chilometri: una frazione inizialmente facile; poi si inizia a salire. Due i GPM con l’arrivo in quota a 1936 metri dopo una salita di 10 km con pendenze medie del 5%. C’è spazio dunque per gli attaccanti e per chi vuole giù mettere in discussione la leadership di Pogacar.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Norris trionfa in Olanda su Antonelli e Russell, poi Hamilton e Leclerc

Norris trionfa in Olanda su Antonelli e Russell, poi Hamilton e Leclerc

ZANDVOORT (OLANDA) (ITALPRESS) – Lando Norris concede il bis dopo l’Ungheria e trionfa anche nel Gran Premio d’Olanda 2026 di Formula 1. L’iridato in carica della McLaren, autore di una grande prova di forza, si impone davanti alla Mercedes di Andrea Kimi Antonelli, andando a centrare la sua tredicesima affermazione in carriera. Il leader del Mondiale, però, allunga ulteriormente in classifica nei confronti del compagno di box George Russell che, nonostante la sofferenza nel finale, riesce a salire sul podio. Lewis Hamilton e la sua Ferrari, invece, restano fuori dalla top 3 per un soffio. Quinto posto per l’altra Rossa di Charles Leclerc che, dopo un buon avvio, non riesce a tornare in lotta per il podio. Il ‘padronè di casa Max Verstappen (Red Bull) finisce a muro nel secondo giro e saluta con uno zero Zandvoort, che dal prossimo anno non farà più parte del calendario. Il suo compagno di squadra Liam Lawson, invece, ottiene una settima posizione alle spalle della McLaren di Oscar Piastri. A completare la top 10 di giornata sono Nico Hulkenberg (Audi), Fernando Alonso (Aston Martin) e Pierre Gasly (Alpine). La Formula 1 tornerà in pista nel weekend del 6 settembre a Monza per il Gran Premio d’Italia.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

“Strega comanda colore”, quando il teatro fa ridere e poi lascia il cuore senza parole

Ci sono spettacoli che fanno ridere. Altri che fanno riflettere. E poi ce ne sono alcuni, più rari, capaci di fare entrambe le cose e, quasi senza avvertire, di portarti in un punto in cui il sorriso si ferma e gli occhi si fanno lucidi.
È quello che è accaduto a Palermiti con “Strega comanda colore”, l’ultima commedia dell’associazione Palermiti ARTEM, andata in scena il 21 agosto nell’ambito della programmazione dell’Agosto Palermitese 2026. Una commedia brillante, scritta e diretta da Igor Gullà, capace per buona parte dello spettacolo di trascinare il pubblico tra situazioni esilaranti, equivoci e personaggi eccentrici, per poi aprire improvvisamente una finestra su qualcosa di molto più profondo.E lì la risata lascia spazio all’emozione.
Il risultato è una commedia che ha nella leggerezza la propria forma, ma nella sensibilità la propria forza.
La storia ruota attorno a Milena Loggia, interpretata da Ilenia Marcella, una psicologa costretta a ricominciare a lavorare dopo un lungo periodo di inattività. A complicare la sua vita c’è il nipote Lillo, un ragazzo autistico interpretato da Domenico Aloisi, e una famiglia tutt’altro che semplice. Il fratello Nuccio, Sergio Tripodi, cerca di aiutarla ingaggiando un educatore professionale, Domingo Servideo, dalla dubbia professionalità.
Intorno a Milena si muove una galleria di personaggi improbabili: Mara Tinta, interpretata da Sonia Regozzini, ex alcolista; Ottavia Dieci, Francesca Pia Vallone, una ragazza che ha perso la memoria; uno stranissimo tecnico informatico, Mario Cristofaro; e un commissario, Roberto Aiello, alle prese con un’indagine nella quale finisce coinvolto proprio Lillo.
Il caos è servito. E funziona.
Perché ogni personaggio, anche quello apparentemente marginale, entra in un meccanismo preciso. Le storie si intrecciano, gli equivoci si moltiplicano e il pubblico viene trascinato dentro una vicenda che riesce a essere brillante senza perdere mai di vista ciò che vuole raccontare.
Poi arriva Lailah, interpretata da Rebecca Ranieri.
Ed è qui che “Strega comanda colore” cambia profondità.
Lailah è un personaggio particolare, difficile da raccontare senza togliere qualcosa alla sorpresa. È dalla sua presenza che la vicenda prende una direzione inattesa, conducendo verso quel territorio emotivo nel quale il pubblico smette per un attimo di ridere e comincia semplicemente ad ascoltare.
L’idea di Lailah, racconta Gullà, è stata proprio la scintilla da cui è nata la storia: il desiderio, impossibile nella realtà, di poter incontrare ancora una persona amata che non c’è più. Anche soltanto per pochi minuti. Anche soltanto per sapere che sta bene.
L’arte, però, può andare oltre ciò che la realtà concede.
E forse è proprio questo uno dei motivi per cui il teatro, quando riesce davvero nel suo intento, può arrivare così lontano. Ridere senza ferire. C’è poi Lillo.
E qui la scrittura avrebbe potuto facilmente cadere nella trappola dello stereotipo. Non lo fa.
Lillo non è il personaggio comico. È un personaggio che, attraverso la sua autenticità, genera situazioni comiche.
«Ho voluto sin dall’inizio rappresentare il personaggio in maniera reale e mai sopra le righe», spiega Gullà. «Il personaggio innesca situazioni comiche senza essere comico».
È una differenza decisiva.
Parlare di autismo attraverso il teatro significa camminare su un terreno delicato: trovare il sorriso senza trasformarlo in derisione, permettere al pubblico di ridere senza mai chiedergli di ridere di qualcuno.
Domenico Aloisi raccoglie questa sfida con una prova che lascia il segno. Il pubblico ride, ma ride per la verità delle situazioni, non perché Lillo venga trasformato in una caricatura.
È questa misura a permettere alla commedia di mantenere la propria leggerezza senza tradire la delicatezza del tema.
Anche Milena nasce da un’esperienza che ha lasciato nell’autore una traccia profonda. Il personaggio prende il nome dalla cugina di Gullà, insegnante di sostegno, che ha seguito un bambino autistico non verbale riuscendo, in un anno, a ottenere risultati importanti. Un’esperienza osservata da vicino, capace di far conoscere all’autore quella particolare luce negli occhi dei genitori quando una difficoltà diventa una conquista.
Quella luce è finita dentro il personaggio.
E Ilenia Marcella riesce a darle corpo, costruendo una Milena fragile, esasperata, ma ancora capace di cercare una via d’uscita quando tutto sembra perduto.
«Mi interessa far divertire il pubblico», racconta Gullà, «ma allo stesso tempo raccontargli una storia che accomuni le persone, che li faccia sentire parte del racconto. Mi piace parlare della vita. La nostra esistenza non è fatta solo di sorrisi».
Forse è questa frase a spiegare meglio di qualsiasi altra cosa ciò che accade durante lo spettacolo.
Si ride perché la vita fa ridere. Si piange perché la vita, qualche volta, fa male.
E si torna a sorridere perché, nonostante tutto, vale la pena continuare a cercare un colore dentro le giornate.
Il teatro che Palermiti ha costruito
“Strega comanda colore” è anche il risultato di una storia che a Palermiti dura dal 2008, quando nasce l’associazione ARTEM.
Negli anni sono arrivati spettacoli, eventi musicali, tradizioni, due presepi viventi e la rappresentazione della Passione di Cristo. Poi, nel 2017, il sogno più grande: l’inaugurazione del piccolo teatro da 99 posti, costruito con il lavoro e l’aiuto di tante persone del paese.
Novantanove posti possono sembrare pochi.
Per una piccola comunità, invece, possono essere novantanove possibilità di incontrarsi.
Il teatro ha ospitato quattro stagioni teatrali, laboratori per ragazzi e compagnie provenienti da altre realtà, diventando uno spazio di scambio e di confronto. E quando arriva la commedia di ARTEM, ormai, il pubblico risponde.
«Il pubblico è la parte fondamentale», dice Gullà. «Senza pubblico il teatro non esiste».
È una frase semplice che racconta tutta la fatica di portare avanti una realtà culturale in un piccolo paese.
E il futuro, per ARTEM, passa soprattutto dai ragazzi. La vera vittoria, racconta Gullà, sarebbe scoprire tra bambini e giovani qualcuno che abbia la passione e la volontà di raccogliere un giorno questo percorso.
Perché la vittoria non sarebbe semplicemente continuare.
Sarebbe continuare senza di loro.
E poi rimane Lailah
Forse, alla fine, è proprio questo che resta di “Strega comanda colore”.
Non una morale precisa. L’autore non vuole imporla. La commedia lascia allo spettatore la libertà di scegliere quale filo seguire: quello di Milena, quello di Lillo, quello di Lailah, quello della famiglia, della fragilità, della perdita, della cura, della possibilità di ricominciare.
Ognuno può trovare il proprio significato.
Ma c’è un momento, dopo le risate e gli applausi, in cui qualcosa rimane sospeso.
È il pensiero di Lailah.
Il desiderio impossibile di poter incontrare ancora qualcuno che abbiamo amato e che non c’è più. Poterlo vedere per un istante. Sapere che sta bene. Dirgli magari soltanto una cosa. O forse non dirgli niente.
Solo averlo di nuovo davanti.
Una volta, uscendo da uno spettacolo di ARTEM, qualcuno disse a Gullà:
«Mi fate sentire meglio ogni volta che vengo da voi».
Forse è questa la misura più vera di un teatro.
Non quante risate riesce a strappare. Non quanti applausi riceve.
Ma quello che lascia dentro quando le luci si spengono.
E quella sera, a Palermiti, “Strega comanda colore” ha lasciato qualcosa.
Ha ricordato che ci sono persone che vorremmo poter incontrare ancora. Che ci sono fragilità che hanno bisogno di essere guardate con occhi diversi. Che dietro ogni comportamento c’è una storia che spesso non conosciamo.
E che, qualche volta, il teatro può regalarci ciò che la vita non può più concederci: un ultimo incontro, un ultimo sorriso, la sensazione che per un istante chi abbiamo perduto sia tornato vicino a noi.
Poi cala il sipario. Restano gli applausi. Restano le luci.
E resta quella domanda silenziosa che forse ognuno porta a casa con sé:
se potessi riavere per un solo istante una persona che ami e che non c’è più, cosa le diresti?
Forse non servirebbe dire nulla. Forse basterebbe guardarla. E sapere, finalmente, che sta bene.
Maria Luisa Iezzi

L’articolo “Strega comanda colore”, quando il teatro fa ridere e poi lascia il cuore senza parole proviene da S1 TV.

Restare: il coraggio di non fuggire più. Presentato a Squillace il romanzo di Danilo Conti

Nel castello di Squillace, grazie al patrocinio del Comune, il 22 agosto, è stato presentato “Restare. Smettere di vivere in difesa”, romanzo psicologico di Danilo Conti che indaga la fragilità maschile contemporanea. I saluti istituzionali sono stati portati dall’assessora comunale al Turismo Natascia Mellace, mentre l’attore Giuseppe Zavaglia ha letto alcuni brani, accompagnati dalle riflessioni dell’autore. Conti racconta la storia di Nicodemo Barone, 34 anni, cresciuto con l’idea che tenere le relazioni in superficie fosse l’unico modo per non soffrire. L’immagine infantile dei genitori in crisi, osservata sui gradini di casa, ha generato in lui una postura difensiva fatta di controllo e distanza. Il romanzo segue la sua lenta trasformazione: la separazione, la paternità condivisa, l’amore che cambia forma, la malattia del padre, la vulnerabilità della madre, fino alla conquista di una “casa intera”, emotiva e identitaria. Nel dialogo con la giornalista Carmela Commodaro, Conti ha spiegato come Nicodemo non sia solo un individuo, ma un archetipo della fragilità maschile di oggi. La sua difesa emotiva nasce da meccanismi psicologici comuni: paura del fallimento, timore dell’abbandono, incapacità di sostenere le crepe della vita. La paternità diventa il punto di svolta che incrina la corazza, mentre le figure di Claudia ed Elena rappresentano due modi diversi di amare: uno che chiede protezione, l’altro che invita alla maturità. Oggetti e simboli (la tazza scheggiata, le scale, i silenzi) diventano metafore di una crescita che procede per piccoli gesti. Conti rivendica una narrativa che non urla, ma osserva: una scrittura che dà voce a uomini reali, alle loro paure quotidiane, alla “solitudine buona” che permette di ricostruirsi. Restare, spiega l’autore, è un atto di coraggio, perché significa scegliere la presenza, non vivere più in difesa, abitare le proprie fragilità senza fuggire. È un messaggio che parla a chiunque abbia imparato a proteggersi troppo. La serata si è chiusa con un gesto semplice e significativo: l’autore ha invitato il pubblico a scrivere le proprie impressioni su un registro, trasformando l’incontro in un dialogo condiviso, vivo, capace di restare.
Carmela Commodaro

L’articolo Restare: il coraggio di non fuggire più. Presentato a Squillace il romanzo di Danilo Conti proviene da S1 TV.

Incendio a Taormina, le fiamme minacciano le abitazioni

TAORMINA (MESSINA) (ITALPRESS) – Un incendio di vaste proporzioni è divampato in zona Rossella, in Contrada Mastrissa, frazione che ricade nei comuni di Taormina e Castelmola. Il rogo sta mettendo a rischio diverse abitazioni. Sono accorsi sul posto i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile. Le fiamme hanno “aggredito” rapidamente le colline di Mastrissa e il pericolo in corso ha determinato in via precauzionale anche la decisione di una temporanea chiusura di un tratto della A18, poiché l’incendio si sviluppa proprio a monte della sede stradale.
xe1/fsc/azn

Sinistra Italiana Calabria «Emodinamica itinerante, Piano di Rientro e sottofinanziamento: Sanità calabrese ancora al collasso»

In merito al dibattito avviato in questi giorni sull’emodinamica itinerante, riteniamo opportuno esprimere una nostra valutazione, partendo da una considerazione imprescindibile: quando si interviene in situazioni cardiologiche, il fattore tempo può determinare la differenza tra la vita e la morte. È per questo che l’idea dell’“emodinamica itinerante”, così come viene raccontata dalla Regione Calabria, ci lascia profondamente preoccupati. La Regione Calabria ha approvato un atto di indirizzo per avviare un servizio di Emodinamica itinerante negli ospedali spoke. Il modello prevede che équipe di professionisti provenienti dai centri hub si spostino negli ospedali spoke, secondo protocolli operativi condivisi, mentre il monitoraggio dei risultati sarà affidato ad Azienda Zero. Secondo il cronoprogramma della Giunta, la prima fase dovrebbe riguardare gli ospedali di Corigliano-Rossano, Paola e Lamezia Terme, che dispongono delle apparecchiature e sono in attesa del completamento delle procedure di accreditamento. In una seconda fase, il progetto dovrebbe essere esteso anche a Vibo Valentia, Polistena e Locri. È veramente preoccupante constatare come venga rappresentata la proposta di riorganizzazione della rete cardiologica regionale. Siamo di fronte, ancora una volta, alla politica degli annunci: si prende una criticità enorme, si costruisce intorno un modello organizzativo temporaneo e lo si presenta come una risposta definitiva. Risulta, inoltre, indispensabile fare chiarezza sull’esistenza e sull’adeguatezza di protocolli operativi, procedure condivise e percorsi definiti per la gestione di eventuali complicanze. In questo quadro preoccupante, esprimiamo perplessità sul comunicato emesso dai direttori di cardiologia a difesa del nuovo modello organizzativo regionale per l’emodinamica, che sembra andare nella direzione di sostenere il Governo regionale, affermando una realtà lontana dalle criticità e dalle urgenze significative per la sanità calabrese. E ancora più grave è che questa discussione si inserisca in un sistema sanitario regionale già profondamente drammatico. La Calabria non è ancora uscita dal Piano di Rientro e non è stata individuata una soluzione strutturale al problema del sottofinanziamento, una condizione che si trascina da decenni e che è ormai diventata cronica. Il 7 luglio 2026 la Giunta regionale ha approvato il nuovo Piano di Rientro sanitario per il triennio 2026-2028. Occhiuto lo presenta come il piano destinato a portare finalmente la sanità calabrese verso la gestione ordinaria. Nel novembre 2022 ne era già stato approvato un altro, che avrebbe dovuto produrre risultati analoghi. Prima ancora, altri quattro piani erano stati predisposti dai commissari che lo hanno preceduto. E siamo ancora qui. Ancora nel Piano di Rientro. • Nel frattempo, la migrazione sanitaria continua ad aumentare, coinvolgendo anche prestazioni di bassa complessità. • A ciò si aggiunge lo scarso utilizzo delle risorse del PNRR, pari al 17%, accompagnato dalla carenza di una concreta capacità di trasformare tali risorse in servizi sanitari funzionanti. Non basta realizzare strutture se poi queste risultano prive di medici, infermieri e del personale necessario a garantire l’assistenza. È emblematico, anche nelle poche Case di Comunità attive, il fatto che non siano disponibili pediatri, a causa della mancata applicazione dell’Accordo integrativo regionale, già siglato nei primi mesi del 2025. Il vero problema si chiama sottofinanziamento. Non lo dice soltanto Sinistra Italiana. Lo ha evidenziato anche l’ISTAT nel Rapporto annuale 2026, sottolineando come le risorse non siano sempre allocate in proporzione ai bisogni della popolazione e indicando proprio Calabria e Basilicata tra le realtà caratterizzate da maggiore prevalenza di cronicità e da una spesa sanitaria pro capite inferiore alla media nazionale. Più bisogni, meno risorse. Il Sistema Sanitario Calabrese è ormai al collasso, anche per responsabilità diretta della classe dirigente calabrese, che sul piano gestionale non riesce a introdurre azioni correttive efficaci. E allora perché il Presidente della Regione non utilizza fino in fondo il proprio ruolo nella Conferenza Stato-Regioni per pretendere una revisione dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale? Perché non chiede con forza l’applicazione piena dei criteri previsti dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662, compresi quelli epidemiologici, che dovrebbero consentire di distribuire maggiori risorse alle regioni dove è maggiore il bisogno di assistenza? È questa la battaglia che serve alla sanità calabrese, quella per ottenere risorse adeguate ai bisogni reali. Non l’ennesima operazione di comunicazione. Non c’è più spazio per decisioni improvvisate o per interventi presentati come risolutivi senza una programmazione seria e senza le necessarie garanzie per cittadini e professionisti.

L’articolo Sinistra Italiana Calabria «Emodinamica itinerante, Piano di Rientro e sottofinanziamento: Sanità calabrese ancora al collasso» proviene da S1 TV.

Sisma 2016, al Meeting di Rimini la mostra che racconta la rinascita

Sisma 2016, al Meeting di Rimini la mostra che racconta la rinascita

RIMINI (ITALPRESS) – Rappresentare la sintesi di una grande esperienza, tragica, abissale e anche con elementi di solidarietà e riscossa, il passaggio dalla distruzione alla rinascita, mostrando che il cuore dell’Italia non è solo ferito, è vivo. Il terremoto del 2016 nell’Appennino centrale, infatti, ha aperto un abisso, ma dentro quell’abisso è emersa una carezza fatta di volti, lavoro, arte e speranza. E’ la mostra “L’abisso e la carezza. Visioni del cuore d’Italia ferito dal terremoto e della sua rinascita (2016-2026)”, promossa dal Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli, e Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS, a cura di Davide Rondoni e allestita nell’ambito della 47^ edizione del Meeting di Rimini. La mostra è stata resa possibile anche grazie al sostegno di Enel, Ministero della Cultura, Ales, le quattro regioni del Cratere Sismico (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria) e la Regione Friuli Venezia Giulia. “Facciamo memoria e tesoro della disperazione iniziale che Davide Rondoni, curatore della mostra, ha voluto definire ‘abissò, poi però accanto all’abisso, nel tempo e con tanta fatica, mettiamo la ‘carezzà della ricostruzione, è quella attenzione che dopo tanti anni di false partenze, di macchinosità burocratiche che avevano fatto perdere tanto tempo che nessuno ci restituirà, ecco il cambio di passo”, ha affermato il Commissario Straordinario alla Ricostruzione, Guido Castelli.
“Chiamando a raccolta le energie che sono tante, residue, ma ancora attivabili del Centro Italia ferito dal sisma, abbiamo messo in piedi una mostra che documenta come è possibile risorgere, come è possibile, anche dopo che qualcuno magari ha soffiato sul vento della disperazione e della stanchezza, riaccendere luce e speranza; frase non mia ma di Papa Leone”, ha aggiunto.
La mostra, infatti, racconta un’esperienza che partendo da un trauma ha però mosso energie positive e anche possibilità latenti offrendo così non solo nuove prassi ma anche nuove idee. Nella dolcezza del paesaggio, della spiritualità e della laboriosità del cuore d’Italia si sono trovate nuove linfe e si muovono speranze. Accanto alla distruzione emergono gesti di solidarietà, creatività e ricostruzione: la “carezza” come risposta, che, dentro la ferita, ha permesso il generarsi di energie nuove, pratiche innovative e speranze concrete.
“La vita umana è un pò un paradosso, di fronte a certi fatti lo vedi di più – ha spiegato Davide Rondoni, curatore della mostra -, abitare la vita umana è un pò abitare un paradosso perchè tu stesso non ti dai la vita. Il paradosso lo si può vivere solamente se si accetta che la vita ha come prospettiva qualcosa che non è nelle nostre forze, potremo tutti saper accettare il fato, guardare invece la resurrezione come destino della vita, rende diversa la reazione anche in situazione di questo genere dove una comunità sa rialzarsi perchè è piena di speranza”.
Tra gli artisti presenti con le loro opere alla mostra lo scultore Giuliano Giuliani che ha raccontato “l’assonanza tra la forza e la resistenza della pietra e la sua fragilità e leggerezza”, le sue opere raccontano “il prima del terremoto e il dopo, ovvero la distruzione, poi c’è la pietra ferita; ma anche il vedere oltre”. Graziano Giordani con la sua opera “Attraverso la crepa”, ha voluto rappresentare il terremoto con un vero e proprio “ricamo sul legno, il castagno, che è il legno principale dei nostri Appennini e del territorio dell’epicentro e la faglia disegnata, un territorio tutto frantumato che abbiamo ricucito. Un’opera un pò unica, una tecnica di lavorazione nuova messa a disposizione di questo evento bellissimo”.

– foto xb1/Italpress –
(ITALPRESS).

Intesa Sanpaolo, Lucchini “Meeting luogo di fiducia, su IA attenzione a regole”

RIMINI (ITALPRESS) – Il Meeting di Rimini è un luogo di partecipazione e di “scambio di fiducia”, mentre di fronte allo sviluppo dell’intelligenza artificiale occorre tenere insieme le opportunità offerte dalla tecnologia con una maggiore attenzione alla regolamentazione, alle fake news e alla trasparenza delle fonti. Lo dice Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer di Intesa Sanpaolo, in un’intervista a Italpress a margine del Meeting, dove interverrà al panel “I padroni del mondo”. Lucchini, che ha ricordato di seguire il Meeting “da quasi 30 anni”, sottolina in particolare il ruolo dei circa 3.000 volontari impegnati nella manifestazione. “Sono ingegneri, sono medici, sono persone semplicissime, ma allo stesso tempo grandi personaggi che dedicano i loro 15 giorni, anziché andare in ferie, per far sì che tutto funzioni al meglio”, afferma. “Questa è la forza del Meeting”, aggiunge Lucchini. “Oggi la partecipazione diventa una cosa sempre più importante, significa uno scambio di fiducia”, un valore che, secondo il manager di Intesa Sanpaolo, può rappresentare un punto di riferimento anche nel rapporto con le nuove generazioni. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Lucchini pone il tema di una “umanizzazione delle cose”. “L’IA – spiega -sta dando dei segnali molto forti” e può portare “grandi vantaggi”, a partire dalle applicazioni nella ricerca contro le grandi malattie. “Ci auguriamo tutti che finalmente verranno sconfitte delle grandi malattie grazie all’intelligenza artificiale”, auspica. Accanto alle opportunità, restano però alcuni rischi. “Forse manca un po’ di regolamentazione, o forse una regolamentazione che non è simmetrica a livello internazionale. Anche su questo bisognerà avere la giusta attenzione”, sottolinea”,

xi5/trl/mca3

Sisma 2016, Castelli “In 3 anni 4,3 miliardi per la ricostruzione”

RIMINI (ITALPRESS) – “In questi tre anni complicati lo Stato ha messo a disposizione, solo per la ricostruzione, qualcosa come 4,3 miliardi perché c’è stato da governare anche l’uscita dal Superbonus che aveva in qualche modo funestato anche il cratere; 5mila cantieri su 10mila in corso che rischiavano di rimanere bloccati. Devo dire che la presidente Meloni non farà mancare tutto ciò che in più sarà necessario”. Così il Commissario Straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli, nel corso di un punto stampa al Meeting di Rimini.

xb1/trl/mca3

Cina, restauratori al lavoro per preservare nel tempo le grotte di Mogao

Ai margini del deserto del Gobi sorge Dunhuang, un’antica città-oasi che un tempo si trovava al crocevia della Via della Seta. Qui, le grotte di Mogao custodiscono una delle più importanti collezioni al mondo di arte buddhista, tra cui raffinati murales e sculture risalenti a secoli fa.
Ma questi tesori affrontano una lotta costante contro il tempo, la sabbia e il deterioramento.
Da decenni, i conservatori dell’Accademia di Dunhuang lavorano per proteggerli attraverso il restauro dei murales, il controllo della desertificazione e la conservazione digitale.
Combinando l’artigianato tradizionale con la tecnologia moderna, stanno contribuendo a preservare questo patrimonio millenario per le generazioni future. (XINHUA/ITALPRESS) mec/lcr (Fonte video: Xinhua)