“Strega comanda colore”, quando il teatro fa ridere e poi lascia il cuore senza parole

Ci sono spettacoli che fanno ridere. Altri che fanno riflettere. E poi ce ne sono alcuni, più rari, capaci di fare entrambe le cose e, quasi senza avvertire, di portarti in un punto in cui il sorriso si ferma e gli occhi si fanno lucidi.
È quello che è accaduto a Palermiti con “Strega comanda colore”, l’ultima commedia dell’associazione Palermiti ARTEM, andata in scena il 21 agosto nell’ambito della programmazione dell’Agosto Palermitese 2026. Una commedia brillante, scritta e diretta da Igor Gullà, capace per buona parte dello spettacolo di trascinare il pubblico tra situazioni esilaranti, equivoci e personaggi eccentrici, per poi aprire improvvisamente una finestra su qualcosa di molto più profondo.E lì la risata lascia spazio all’emozione.
Il risultato è una commedia che ha nella leggerezza la propria forma, ma nella sensibilità la propria forza.
La storia ruota attorno a Milena Loggia, interpretata da Ilenia Marcella, una psicologa costretta a ricominciare a lavorare dopo un lungo periodo di inattività. A complicare la sua vita c’è il nipote Lillo, un ragazzo autistico interpretato da Domenico Aloisi, e una famiglia tutt’altro che semplice. Il fratello Nuccio, Sergio Tripodi, cerca di aiutarla ingaggiando un educatore professionale, Domingo Servideo, dalla dubbia professionalità.
Intorno a Milena si muove una galleria di personaggi improbabili: Mara Tinta, interpretata da Sonia Regozzini, ex alcolista; Ottavia Dieci, Francesca Pia Vallone, una ragazza che ha perso la memoria; uno stranissimo tecnico informatico, Mario Cristofaro; e un commissario, Roberto Aiello, alle prese con un’indagine nella quale finisce coinvolto proprio Lillo.
Il caos è servito. E funziona.
Perché ogni personaggio, anche quello apparentemente marginale, entra in un meccanismo preciso. Le storie si intrecciano, gli equivoci si moltiplicano e il pubblico viene trascinato dentro una vicenda che riesce a essere brillante senza perdere mai di vista ciò che vuole raccontare.
Poi arriva Lailah, interpretata da Rebecca Ranieri.
Ed è qui che “Strega comanda colore” cambia profondità.
Lailah è un personaggio particolare, difficile da raccontare senza togliere qualcosa alla sorpresa. È dalla sua presenza che la vicenda prende una direzione inattesa, conducendo verso quel territorio emotivo nel quale il pubblico smette per un attimo di ridere e comincia semplicemente ad ascoltare.
L’idea di Lailah, racconta Gullà, è stata proprio la scintilla da cui è nata la storia: il desiderio, impossibile nella realtà, di poter incontrare ancora una persona amata che non c’è più. Anche soltanto per pochi minuti. Anche soltanto per sapere che sta bene.
L’arte, però, può andare oltre ciò che la realtà concede.
E forse è proprio questo uno dei motivi per cui il teatro, quando riesce davvero nel suo intento, può arrivare così lontano. Ridere senza ferire. C’è poi Lillo.
E qui la scrittura avrebbe potuto facilmente cadere nella trappola dello stereotipo. Non lo fa.
Lillo non è il personaggio comico. È un personaggio che, attraverso la sua autenticità, genera situazioni comiche.
«Ho voluto sin dall’inizio rappresentare il personaggio in maniera reale e mai sopra le righe», spiega Gullà. «Il personaggio innesca situazioni comiche senza essere comico».
È una differenza decisiva.
Parlare di autismo attraverso il teatro significa camminare su un terreno delicato: trovare il sorriso senza trasformarlo in derisione, permettere al pubblico di ridere senza mai chiedergli di ridere di qualcuno.
Domenico Aloisi raccoglie questa sfida con una prova che lascia il segno. Il pubblico ride, ma ride per la verità delle situazioni, non perché Lillo venga trasformato in una caricatura.
È questa misura a permettere alla commedia di mantenere la propria leggerezza senza tradire la delicatezza del tema.
Anche Milena nasce da un’esperienza che ha lasciato nell’autore una traccia profonda. Il personaggio prende il nome dalla cugina di Gullà, insegnante di sostegno, che ha seguito un bambino autistico non verbale riuscendo, in un anno, a ottenere risultati importanti. Un’esperienza osservata da vicino, capace di far conoscere all’autore quella particolare luce negli occhi dei genitori quando una difficoltà diventa una conquista.
Quella luce è finita dentro il personaggio.
E Ilenia Marcella riesce a darle corpo, costruendo una Milena fragile, esasperata, ma ancora capace di cercare una via d’uscita quando tutto sembra perduto.
«Mi interessa far divertire il pubblico», racconta Gullà, «ma allo stesso tempo raccontargli una storia che accomuni le persone, che li faccia sentire parte del racconto. Mi piace parlare della vita. La nostra esistenza non è fatta solo di sorrisi».
Forse è questa frase a spiegare meglio di qualsiasi altra cosa ciò che accade durante lo spettacolo.
Si ride perché la vita fa ridere. Si piange perché la vita, qualche volta, fa male.
E si torna a sorridere perché, nonostante tutto, vale la pena continuare a cercare un colore dentro le giornate.
Il teatro che Palermiti ha costruito
“Strega comanda colore” è anche il risultato di una storia che a Palermiti dura dal 2008, quando nasce l’associazione ARTEM.
Negli anni sono arrivati spettacoli, eventi musicali, tradizioni, due presepi viventi e la rappresentazione della Passione di Cristo. Poi, nel 2017, il sogno più grande: l’inaugurazione del piccolo teatro da 99 posti, costruito con il lavoro e l’aiuto di tante persone del paese.
Novantanove posti possono sembrare pochi.
Per una piccola comunità, invece, possono essere novantanove possibilità di incontrarsi.
Il teatro ha ospitato quattro stagioni teatrali, laboratori per ragazzi e compagnie provenienti da altre realtà, diventando uno spazio di scambio e di confronto. E quando arriva la commedia di ARTEM, ormai, il pubblico risponde.
«Il pubblico è la parte fondamentale», dice Gullà. «Senza pubblico il teatro non esiste».
È una frase semplice che racconta tutta la fatica di portare avanti una realtà culturale in un piccolo paese.
E il futuro, per ARTEM, passa soprattutto dai ragazzi. La vera vittoria, racconta Gullà, sarebbe scoprire tra bambini e giovani qualcuno che abbia la passione e la volontà di raccogliere un giorno questo percorso.
Perché la vittoria non sarebbe semplicemente continuare.
Sarebbe continuare senza di loro.
E poi rimane Lailah
Forse, alla fine, è proprio questo che resta di “Strega comanda colore”.
Non una morale precisa. L’autore non vuole imporla. La commedia lascia allo spettatore la libertà di scegliere quale filo seguire: quello di Milena, quello di Lillo, quello di Lailah, quello della famiglia, della fragilità, della perdita, della cura, della possibilità di ricominciare.
Ognuno può trovare il proprio significato.
Ma c’è un momento, dopo le risate e gli applausi, in cui qualcosa rimane sospeso.
È il pensiero di Lailah.
Il desiderio impossibile di poter incontrare ancora qualcuno che abbiamo amato e che non c’è più. Poterlo vedere per un istante. Sapere che sta bene. Dirgli magari soltanto una cosa. O forse non dirgli niente.
Solo averlo di nuovo davanti.
Una volta, uscendo da uno spettacolo di ARTEM, qualcuno disse a Gullà:
«Mi fate sentire meglio ogni volta che vengo da voi».
Forse è questa la misura più vera di un teatro.
Non quante risate riesce a strappare. Non quanti applausi riceve.
Ma quello che lascia dentro quando le luci si spengono.
E quella sera, a Palermiti, “Strega comanda colore” ha lasciato qualcosa.
Ha ricordato che ci sono persone che vorremmo poter incontrare ancora. Che ci sono fragilità che hanno bisogno di essere guardate con occhi diversi. Che dietro ogni comportamento c’è una storia che spesso non conosciamo.
E che, qualche volta, il teatro può regalarci ciò che la vita non può più concederci: un ultimo incontro, un ultimo sorriso, la sensazione che per un istante chi abbiamo perduto sia tornato vicino a noi.
Poi cala il sipario. Restano gli applausi. Restano le luci.
E resta quella domanda silenziosa che forse ognuno porta a casa con sé:
se potessi riavere per un solo istante una persona che ami e che non c’è più, cosa le diresti?
Forse non servirebbe dire nulla. Forse basterebbe guardarla. E sapere, finalmente, che sta bene.
Maria Luisa Iezzi

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