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Da Dartmouth a Badolato Marina: perché la chiamiamo «intelligenza artificiale» e come usarla senza subirla

Al Lido Solesi la serata promossa dal Lions Club Soverato e Versante Jonico delle Serre con il Club LEO. Il prof. Francesco Pungitore ripercorre l’intuizione di John McCarthy, smonta il mito della «macchina che pensa» e indica la rotta: utilità concrete, limiti strutturali, rigore etico, AI Act e responsabilità che restano in capo alle persone

Comincia da una domanda apparentemente ingenua, e per questo decisiva: perché si chiama proprio così? Il giardino del Lido Solesi si è riempito di cittadini del comprensorio jonico per l’incontro pubblico «Intelligenza Artificiale — Opportunità, rischi e responsabilità per cittadini, famiglie e professioni», promosso dal Lions Club Soverato e Versante Jonico delle Serre insieme al Club LEO.

Al tavolo dei lavori, la presidente del club Raffaella Ermocida, che ha aperto la serata rivendicando la scelta del tema; il presidente di Zona 22 Danilo Iannello; il presidente della X Circoscrizione Giacomo Mannino; il presidente del Leo Club Soverato V2S Vincenzo Petrillo. Relatore della serata il prof. Francesco Pungitore, giornalista, docente e formatore in intelligenza artificiale.

Un’etichetta nata come bandiera

Il nome, ha spiegato Pungitore, non descrive una scoperta: descrive un programma di ricerca. Lo coniò John McCarthy nel 1955, nella proposta di finanziamento di quel seminario estivo che si tenne a Dartmouth College nell’estate del 1956 e che oggi consideriamo l’atto di nascita della disciplina, firmata insieme a Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon. Serviva un’insegna nuova, capace di distinguere il campo dalla cibernetica e dalla teoria degli automi. McCarthy scelse due parole ad altissimo tasso simbolico e, con esse, una scommessa: che ogni aspetto dell’intelligenza potesse in principio essere descritto con tale precisione da renderlo simulabile da una macchina.

Da qui la prima delle tesi proposte al pubblico: l’aggettivo «artificiale» è esatto, il sostantivo «intelligenza» è un’ipotesi di lavoro che si è irrigidita in senso comune. Chiamandola così, per settant’anni abbiamo importato nel discorso pubblico un lessico mentalistico — la macchina «capisce», «sa», «ragiona» — che oggi orienta le nostre aspettative più di quanto orienti la tecnologia reale.

Cosa è cambiato dal 1956

Molto, e non nella direzione immaginata dai padri fondatori. Il paradigma simbolico, fondato su regole scritte a mano, ha lasciato il posto all’apprendimento statistico dai dati; l’architettura transformer, dal 2017, ha reso possibile la stagione dei grandi modelli linguistici e degli strumenti generativi oggi in mano a chiunque abbia uno smartphone. Il salto non è stato concettuale ma di scala: dati, potenza di calcolo, capitali.

La conseguenza pratica, ha sottolineato il relatore, è che i sistemi che usiamo ogni giorno non verificano: predicono. Producono la continuazione statisticamente più plausibile di una sequenza. Da questa architettura derivano sia i benefici sia i difetti, e non è possibile trattenere i primi eliminando i secondi.

Utilità reali, limiti strutturali

Sul lato dell’utilità, il quadro tracciato è concreto: riduzione dei tempi nelle attività ripetitive, supporto alla stesura e alla revisione di testi, traduzione, sintesi di documenti complessi, supporto decisionale, accessibilità per chi ha difficoltà di lettura o di scrittura, servizi più rapidi per famiglie e piccole imprese.

Sul lato dei limiti, quattro nodi ricorrenti: le allucinazioni, cioè affermazioni false enunciate con tono impeccabile; i bias ereditati dai dati di addestramento, che possono tradursi in discriminazioni quando un sistema entra in processi di selezione, valutazione o accesso a un servizio; la protezione dei dati, con il rischio quotidiano di riversare in una chat informazioni sensibili, sanitarie o aziendali; l’impatto sull’occupazione, che non riguarda soltanto la quantità dei posti ma la ricomposizione dei compiti all’interno di ogni professione.

L’AI Act e il perimetro delle regole

Il riferimento normativo è il Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act, primo quadro organico al mondo in materia. La sua logica è quella del rischio: alcune pratiche sono vietate — dal social scoring alle tecniche manipolative che sfruttano la vulnerabilità delle persone —, altre sono classificate ad alto rischio e sottoposte a obblighi stringenti di documentazione, qualità dei dati e sorveglianza umana; per i modelli di uso generale valgono requisiti di trasparenza. L’applicazione è scaglionata nel tempo e alcune scadenze restano oggetto di discussione politica a Bruxelles, ma il principio, ha osservato Pungitore, è già leggibile: la responsabilità non si delega all’algoritmo, resta di chi lo progetta, lo mette in commercio e lo utilizza. Accanto all’AI Act continua a operare il GDPR, che nella pratica quotidiana è spesso lo strumento più immediatamente rilevante.

La ricetta: alfabetizzazione e supervisione

Il passaggio dal tecnico al filosofico è stato il cuore dell’intervento. Se il sistema non comprende, allora la verifica non è un passaggio facoltativo ma la condizione stessa di un uso legittimo: nessun output senza controllo umano, tanto più quando l’esito incide su una diagnosi, una valutazione scolastica, una selezione, un atto amministrativo. Il rigore etico non è un supplemento morale a lavoro finito: è metodo.

Da qui l’insistenza sull’alfabetizzazione. Per le nuove generazioni, che usano questi strumenti con naturalezza e con scarsa consapevolezza dei loro meccanismi; per le famiglie, chiamate a un accompagnamento che non sia né proibizionismo né abdicazione; per i professionisti e le amministrazioni locali, che hanno bisogno di percorsi formativi e non di slogan.

Il dibattito

L’incontro ha privilegiato il confronto. Le domande dal pubblico hanno toccato la tutela della privacy negli usi domestici e professionali, gli strumenti concreti per proteggere i dati, l’educazione digitale dei minori, i percorsi di formazione per chi si prepara a lavorare accanto a queste tecnologie. Ne è emerso un doppio registro: preoccupazioni condivise, ma anche una richiesta pragmatica di indicazioni operative.

La serata si è chiusa con la consegna del gagliardetto e di una copia del volume «Complessità umana. Linearità artificiale», e poi con una ricca apericena che ha permesso di proseguire il dialogo in forma informale.

Al netto delle formule di rito, l’iniziativa lascia un’indicazione politica precisa: sul futuro digitale del territorio non si costruisce nulla senza occasioni di informazione pubblica, responsabilità condivise e politiche di inclusione che mettano al centro cittadini e famiglie. La domanda di partenza — perché la chiamiamo così — non era dunque un vezzo erudito. Era il modo più rapido per ricordare a una platea di adulti che le macchine hanno preso il nome che noi abbiamo deciso di dargli, e che la decisione, su tutto il resto, resta ancora nostra.

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70 anni fa il naufragio dell’Andrea Doria. Un sopravvissuto “Come un terremoto”

LOS ANGELES (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Era il simbolo dell’Italia che si rialzava dopo la guerra: elegante, moderna, considerata tra le navi più sicure del mondo. L’Andrea Doria, ammiraglia della Marina Mercantile Italiana, rappresentava il prestigio del Paese e il sogno di migliaia di emigranti diretti negli Stati Uniti. Nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1956, durante il viaggio verso New York con oltre 1.700 persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio,
entrò però nella storia per una delle più celebri tragedie della navigazione civile. Al largo dell’isola di Nantucket, una fitta nebbia fece da sfondo alla collisione con il transatlantico
svedese Stockholm. Undici ore dopo l’impatto, l’Andrea Doria affondò nell’Oceano Atlantico. Morirono 51 persone, ma il tempestivo intervento delle navi accorse nella zona permise di
salvare oltre 1.600 vite.
Tra quei sopravvissuti Antonio De Girolamo, che allora aveva appena 18 anni e stava raggiungendo New York insieme alla sua famiglia.
(video e intervista di Veronica Maffei)
abr

Giornalista ucciso a Eboli, fermato un 26enne. Ha confessato

SALERNO (ITALPRESS) – Un 26enne di nazionalità tunisina è stato fermato dai carabinieri per l’omicidio del giornalista trovato carbonizzato in un terreno agricolo in località Cioffi a Eboli. Il giovane secondo quanto reso noto dagli investigatori ha confessato. L’uomo è stato trasferito presso la casa circondariale di Salerno in attesa della convalida del fermo da parte del Gip. Gli accertamenti coordinati dalla Procura della Repubblica di Salerno e portati avanti dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri, nei giorni successivi all’omicidio avevano consentito di individuare quasi subito il 26enne, senza fissa dimora e irregolare. La svolta grazie a un’impronta trovata sull’auto della vittima, ai contatti telefonici tra i due emersi dai tabulati e alla verifica delle celle telefoniche.
abr/mca2
(Fonte video: Carabinieri)

Il Gal “Serre Calabresi”, organizza la seconda edizione di “Calabria a Km 0”, il festival dell’agricoltura

Il Gal “Serre Calabresi”, organizza la seconda edizione di “Calabria a Km 0”, il festival dell’agricoltura di prossimità che, per la sua seconda edizione, approda a Chiaravalle. venerdì 7 e sabato 8 agosto 2026. Infatti, dopo il successo dello scorso anno a Soverato, il Gal “Serre Calabresi”, ente promotore con il Comune di Chiaravalle e la Pro loco, rinnova nella cittadina delle Preserre, l’impegno per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità, delle filiere corte e dell’identità dei territori rurali calabresi. Spazi espositivi gratuiti sono stati predisposti per aziende e produttori, per la promozione e la vendita dei prodotti a km 0 e le eccellenze del territorio. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto di cooperazione regionale “Rural Hub Calabria – La rete dei GAL per l’innovazione e la cooperazione nei territori rurali calabresi”, attuato nell’ambito dell’Intervento SRG06 LEADER – CSR Calabria 2023/2027. “L’evento –  dichiara il Presidente Marziale Battaglia –  rappresenta un’importante occasione di incontro tra imprese agricole, produttori, cittadini, visitatori e comunità locali, di rafforzamento del marketing territoriale diretto, con l’obiettivo di promuovere il consumo consapevole, sostenere l’economia locale e rinsaldare il legame tra produttori e comunità. Un’opportunità concreta per imprenditori agricoli per far conoscere la qualità delle produzioni delle proprie aziende, per raccontare il valore delle produzioni locali e del proprio lavoro, e per creare nuove relazioni commerciali in un contesto di forte richiamo territoriale. Il Festival –  continua il Presidente Gal Serre Calabresi –  metterà al centro prodotti genuini, sostenibili e provenienti dalla filiera corta, offrendo ai visitatori un’esperienza dedicata ai sapori autentici della Calabria e alle realtà imprenditoriali che ogni giorno contribuiscono alla tutela del territorio e delle sue tradizioni. In questo contesto si inserisce, anche, uno spazio dedicato all’artigianato locale”. Nel corso delle giornate ci saranno: musica, con il concerto il 7 agosto dei Parafoné, un talk per approfondire le tematiche del settore e riflettere sul futuro dell’agricoltura, e ancora la presentazione di un libro che condurrà alla scoperta della cultura gastronomica e delle tradizioni, fra luoghi storici e paesaggi calabresi.

Rosanna Paravati

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La costa jonica continua a rappresentare uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del Mediterraneo

La costa jonica continua a rappresentare uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del Mediterraneo e nonostante la crescente presenza di stabilimenti, conserva ancora angoli di rara bellezza, chilometri di spiagge dorate  e acque cristalline, tratti di spiaggia incontaminata dove il rumore delle onde sostituisce quello della musica  e il paesaggio conserva il suo equilibrio naturale. E’ quello che vuole mettere in evidenza, attraverso un comunicato, Maria Antonietta De Francessco, Segretaria del circolo Pd di Santa Caterina dello Ionio e Vicesegretaria Pd federazione di Catanzaro.  “C’è un tratto di costa, tra Santa Caterina dello Ionio e Guardavalle, dove il tempo sembra essersi fermato -si legge nella nota–  qui la terra si spacca in forme scultoree che raccontano milioni di anni di erosione, e il mare Ionio si stende davanti senza un ombrellone a interromperne la vista. Calanchi,  creste affilate e canaloni che si intrecciano come rughe nella terra, formano un paesaggio quasi lunare, ocra e rossastro, che si accende al tramonto.  È la prova – sottolinea De Francesco –  che un territorio lasciato libero di essere se stesso genera bellezza senza bisogno di alcun intervento umano. Non ci sono lettini allineati, non c’è musica a tutto volume, c’è solo la sabbia, il rumore delle onde, il vento che porta il profumo della macchia mediterranea. Mentre gran parte del litorale italiano è stato spezzettato, recintato, tariffato metro per metro, trovare un tratto di costa ancora libero è un privilegio da custodire come una cosa rara, non da sacrificare al primo che offre un affitto. Qui – continua –  ci si siede dove si vuole, si entra in mare senza attraversare corsie di ombrelloni. È una serenità che non si compra, quella di sentirsi ospiti della natura, non clienti di un servizio. Ormai in troppi posti d’Italia, la costa, è ridotta a un mosaico di concessioni private, mentre chi vuole un pezzo di spiaggia libera deve spesso camminare chilometri per trovarlo. La bella politica – mette in evidenza la segretaria dem – quella che sceglie di proteggere, per fortuna esiste ancora, quella di chi decide di lasciare la costa libera davvero, senza cederla al miglior offerente. È una politica meno appariscente, che non produce inaugurazioni né grandi titoli, ma che vale più di ogni altra, proteggere significa avere il coraggio di dire no a un guadagno immediato in nome di qualcosa che appartiene a tutti, oggi e domani. Le amministrazioni e le comunità che difendono questi tratti di costa, che resistono alla tentazione di riempirli di cemento, stanno facendo la cosa più preziosa che si possa fare per un territorio: lasciarlo respirare.  Ogni volta che si cammina su questa sabbia libera, tra i calanchi e l’azzurro dello Ionio – conclude la segretaria De Francesco –   si capisce che la vera ricchezza di un territorio non sta in quanto riesce a vendere, ma in quanto riesce a preservare. La Calabria ha ancora questi tesori. Sta a chi la abita, e a chi la governa, decidere se farli restare un patrimonio comune o farli diventare l’ennesimo pezzo di costa consegnato al cemento”.

Rosanna Paravati

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Giornata Mondiale della Prevenzione dell’Annegamento: a Squillace una mattinata dedicata alla sicurezza in mare

Una mattinata interamente dedicata alla prevenzione e alla sicurezza in mare. È questo il significato dell’iniziativa che si svolge oggi, 25 luglio, in occasione della Giornata Mondiale della Prevenzione dell’Annegamento, un appuntamento internazionale che richiama l’attenzione su comportamenti responsabili e buone pratiche per ridurre i rischi lungo le coste. Dalle ore 10, nella spiaggia libera tra il Lido di Squillace e il Lido Ulisse, volontari e operatori del soccorso danno vita a una simulazione di salvataggio in acqua, mostrando tecniche, procedure e modalità di intervento in caso di emergenza. Protagonisti dell’iniziativa sono i volontari della Croce Rossa Italiana, gli Angeli Blu di Squillace e i bagnini degli stabilimenti balneari, che collaborano per ricreare uno scenario realistico di soccorso. L’esercitazione consente ai presenti di osservare da vicino: tecniche di primo intervento, dall’avvicinamento alla persona in difficoltà alla gestione del recupero; coordinamento tra operatori, un elemento decisivo per ridurre i tempi di intervento; uso delle attrezzature di salvataggio, baywatch, pattini, salvagenti e strumenti di supporto. La simulazione è seguita da un debriefing informativo, durante il quale gli operatori illustrano le fasi dell’intervento e rispondono alle domande dei cittadini. Dopo l’esercitazione, la mattinata prosegue con una campagna di informazione rivolta a residenti e bagnanti. L’obiettivo è diffondere comportamenti corretti e consapevoli, fondamentali per prevenire incidenti in acqua. Tra i temi, riconoscere situazioni di rischio, comportamenti sicuri per adulti e bambini, importanza della sorveglianza attiva, ruolo dei bagnini e dei volontari. Un momento di dialogo e partecipazione che coinvolge numerosi presenti, confermando quanto la cultura della prevenzione sia ormai parte integrante della vita delle comunità costiere. La Giornata Mondiale della Prevenzione dell’Annegamento ricorda che la sicurezza in mare non dipende solo dagli operatori, ma anche dai comportamenti di ciascuno. Un gesto consapevole, una scelta prudente, un’attenzione in più possono salvare una vita. L’iniziativa di oggi a Squillace si inserisce proprio in questa visione, quella di unire formazione, dimostrazioni pratiche e informazione per rendere il mare un luogo più sicuro per tutti.
Carmela Commodaro

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Longevity Magazine – Puntata del 25/7/2026

MILANO (ITALPRESS) – Tutto per una sana e lunga vita. Nella quattordicesima puntata di Longevity Magazine, format Tv dell’agenzia di stampa Italpress, Ernesto Di Pietro, osteopata e docente di biomeccanica della colonna vertebrale, intervista Antonio Scialdone, medico specialista in Oftalmologia medica e chirurgica, e Matteo Marcatili, psicologo e medico specialista in psichiatria. I temi al centro dei colloqui la prevenzione oculistica generazionale e la depressione.

sat/gsl