Alecci “Mentre la propaganda di Occhiuto da anni ci parla di mezzi sempre più numerosi, a Isola Capo Rizzuto e in altre postazioni il servizio sanitario regionale si deve affidare ad ambulanze private. I costi aumentano e il magnifico mondo creato dal Presidente si scontra con la cruda realtà.”
A Isola Capo Rizzuto, come in altre postazioni della nostra regione, le ambulanze private sono chiamate ad intervenire sui territori, per sopperire alla mancanza di ambulanze del servizio pubblico. Eppure in questi ultimi anni il Presidente Occhiuto ci aveva raccontato più volte di aver definitivamente risolto il problema della scarsità di mezzi di trasporto e soccorso. Prima con l’acquisto delle ambulanze usate dalla regione Lombardia, risultate poi di fatto quasi totalmente inutilizzabili. Poi con l’annuncio dell’acquisto di 60 nuove ambulanze super accessoriate, rilanciato su tutti i media con una parata quasi “militare” di questi mezzi schierati di fronte la Cittadella regionale, che però pare che siano spesso in autofficina per un problema meccanico seriale. E così non è raro vedere per le strade delle nostre province delle ambulanze private che intervengono su chiamata del servizio pubblico con un aumento dei costi, reso ancora più grave dal fatto che gli autisti del servizio regionale, che non hanno una copertura assicurativa per guidare mezzi privati, sono costretti a rimanere in ufficio o, nel migliore dei casi, ad occuparsi di trasporti di carattere secondario. Questa mia testimonianza non vuole essere certamente polemica nei confronti dei servizi privati, che anzi ringrazio per aiutarci a mantenere in piedi un servizio così essenziale, ma non può passare certamente inosservata l’enorme distanza che esiste oggi in Calabria tra il “magnifico mondo” creato dal Presidente sui social e sui mezzi di comunicazione e la realtà dei fatti. Una realtà che dopo quasi 5 anni di governo Occhiuto dimostra senza sconti le sue crepe organizzative e le sue inefficienze… quelle crepe e quelle inefficienze che ogni calabrese vive ogni giorno sulla propria pelle.
BERGAMO (ITALPRESS) – È stato arrestato a Birmingham, nel Regno Unito, un cittadino indiano di 29 anni indagato per il duplice omicidio di Singh Rajinder, 47 anni, e Singh Gurmit, 48, e per il tentato omicidio di S.S. L’uomo era destinatario di un mandato di arresto emesso dal gip del Tribunale di Bergamo su richiesta della Procura della Repubblica.
I fatti risalgono alla notte del 17 aprile scorso, quando le due vittime, originarie del Punjab e residenti da tempo in Italia, furono raggiunte da numerosi colpi di pistola sparati a distanza
ravvicinata davanti ai cancelli di centro culturale sikh di Covo, dove erano in corso i preparativi per una festa. Singh Rajinder fu raggiunto da sette proiettili, Singh Gurmit da sei.
(ITALPRESS).
(fonte video Carabinieri di Bergamo)
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Un altro bambino che ha frequentato la Family Baby School di Tropea, la stessa struttura frequentata dal piccolo Alessio Pio, il bimbo di un anno e mezzo deceduto il 22 luglio scorso all’ospedale di Catanzaro, è stato trasferito in via precauzionale al presidio ospedaliero “Pugliese-Ciaccio” del capoluogo di regione dopo aver manifestato i medesimi sintomi iniziali di gastroenterite accusati dal piccolo. Secondo quanto appreso, il bambino non rientrerebbe tra quelli già ricoverati nei giorni scorsi. Il trasferimento in ospedale è stato disposto esclusivamente a scopo precauzionale, così da consentire tutti gli accertamenti clinici necessari e monitorarne attentamente le condizioni. La notizia è stata confermata all’ANSA dal commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia, Angelo Vittorio Sestito, che ha invitato a mantenere la calma, rassicurando sulle condizioni del piccolo paziente.”Le condizioni del bambino sono buone – ha detto Sestito – e la situazione è sotto controllo”. Il nuovo ricovero arriva mentre proseguono le indagini sanitarie e giudiziarie per chiarire le cause della morte di Alessio Pio. Gli accertamenti sono concentrati sull’eventuale presenza del batterio che avrebbe provocato il rapido aggravamento delle condizioni del bambino, mentre continuano anche le verifiche epidemiologiche per ricostruire l’origine del contagio ed escludere ulteriori rischi. L’episodio mantiene alta l’attenzione delle autorità sanitarie, che stanno seguendo con particolare prudenza tutti i casi riconducibili ai bambini che hanno frequentato la struttura educativa di Tropea, adottando ogni misura ritenuta necessaria per la tutela della salute dei piccoli pazienti. (ANSA)
“La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera allo schema di decreto che assegna nuove risorse Inail per l’edilizia sanitaria. Per la Calabria è una notizia molto importante: avremo 1 miliardo in più destinato ai nostri ospedali, il finanziamento più alto ottenuto da una Regione italiana in questa tranche di risorse. Parliamo di 300 milioni di euro per il nuovo ospedale di Catanzaro, 200 milioni per la Cittadella della Salute di Catanzaro, 300 milioni per il nuovo ospedale di Crotone e 200 milioni per il nuovo ospedale di Cosenza. Investimenti che consentiranno di accelerare la realizzazione di opere strategiche e di avere dunque nei prossimi anni strutture moderne, sicure e all’altezza dei bisogni dei calabresi. Su uno stanziamento complessivo di circa 2,45 miliardi di euro, la Calabria è la Regione che riceve la quota maggiore, davanti a Puglia ed Emilia-Romagna. È un risultato che non arriva per caso. È il frutto di un lavoro lungo, spesso silenzioso, fatto di progettazione, interlocuzione costante con il governo e capacità di trasformare idee in interventi concreti. Per troppi anni la Calabria è rimasta ai margini quando si trattava di grandi investimenti. Oggi non è più così. Questo miliardo di euro non è un punto di arrivo, ma un passo decisivo nel percorso che abbiamo intrapreso per ricostruire dalle macerie la sanità calabrese, dotandola finalmente di ospedali nuovi, funzionali e capaci di offrire ai cittadini servizi sempre migliori. Continueremo a lavorare con la stessa determinazione affinché ogni finanziamento ottenuto si traduca rapidamente in cantieri aperti e, soprattutto, in una sanità più efficiente e più vicina ai calabresi”.
Al Lido Solesi la serata promossa dal Lions Club Soverato e Versante Jonico delle Serre con il Club LEO. Il prof. Francesco Pungitore ripercorre l’intuizione di John McCarthy, smonta il mito della «macchina che pensa» e indica la rotta: utilità concrete, limiti strutturali, rigore etico, AI Act e responsabilità che restano in capo alle persone
Comincia da una domanda apparentemente ingenua, e per questo decisiva: perché si chiama proprio così? Il giardino del Lido Solesi si è riempito di cittadini del comprensorio jonico per l’incontro pubblico «Intelligenza Artificiale — Opportunità, rischi e responsabilità per cittadini, famiglie e professioni», promosso dal Lions Club Soverato e Versante Jonico delle Serre insieme al Club LEO.
Al tavolo dei lavori, la presidente del club Raffaella Ermocida, che ha aperto la serata rivendicando la scelta del tema; il presidente di Zona 22 Danilo Iannello; il presidente della X Circoscrizione Giacomo Mannino; il presidente del Leo Club Soverato V2S Vincenzo Petrillo. Relatore della serata il prof. Francesco Pungitore, giornalista, docente e formatore in intelligenza artificiale.
Un’etichetta nata come bandiera
Il nome, ha spiegato Pungitore, non descrive una scoperta: descrive un programma di ricerca. Lo coniò John McCarthy nel 1955, nella proposta di finanziamento di quel seminario estivo che si tenne a Dartmouth College nell’estate del 1956 e che oggi consideriamo l’atto di nascita della disciplina, firmata insieme a Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon. Serviva un’insegna nuova, capace di distinguere il campo dalla cibernetica e dalla teoria degli automi. McCarthy scelse due parole ad altissimo tasso simbolico e, con esse, una scommessa: che ogni aspetto dell’intelligenza potesse in principio essere descritto con tale precisione da renderlo simulabile da una macchina.
Da qui la prima delle tesi proposte al pubblico: l’aggettivo «artificiale» è esatto, il sostantivo «intelligenza» è un’ipotesi di lavoro che si è irrigidita in senso comune. Chiamandola così, per settant’anni abbiamo importato nel discorso pubblico un lessico mentalistico — la macchina «capisce», «sa», «ragiona» — che oggi orienta le nostre aspettative più di quanto orienti la tecnologia reale.
Cosa è cambiato dal 1956
Molto, e non nella direzione immaginata dai padri fondatori. Il paradigma simbolico, fondato su regole scritte a mano, ha lasciato il posto all’apprendimento statistico dai dati; l’architettura transformer, dal 2017, ha reso possibile la stagione dei grandi modelli linguistici e degli strumenti generativi oggi in mano a chiunque abbia uno smartphone. Il salto non è stato concettuale ma di scala: dati, potenza di calcolo, capitali.
La conseguenza pratica, ha sottolineato il relatore, è che i sistemi che usiamo ogni giorno non verificano: predicono. Producono la continuazione statisticamente più plausibile di una sequenza. Da questa architettura derivano sia i benefici sia i difetti, e non è possibile trattenere i primi eliminando i secondi.
Utilità reali, limiti strutturali
Sul lato dell’utilità, il quadro tracciato è concreto: riduzione dei tempi nelle attività ripetitive, supporto alla stesura e alla revisione di testi, traduzione, sintesi di documenti complessi, supporto decisionale, accessibilità per chi ha difficoltà di lettura o di scrittura, servizi più rapidi per famiglie e piccole imprese.
Sul lato dei limiti, quattro nodi ricorrenti: le allucinazioni, cioè affermazioni false enunciate con tono impeccabile; i bias ereditati dai dati di addestramento, che possono tradursi in discriminazioni quando un sistema entra in processi di selezione, valutazione o accesso a un servizio; la protezione dei dati, con il rischio quotidiano di riversare in una chat informazioni sensibili, sanitarie o aziendali; l’impatto sull’occupazione, che non riguarda soltanto la quantità dei posti ma la ricomposizione dei compiti all’interno di ogni professione.
L’AI Act e il perimetro delle regole
Il riferimento normativo è il Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act, primo quadro organico al mondo in materia. La sua logica è quella del rischio: alcune pratiche sono vietate — dal social scoring alle tecniche manipolative che sfruttano la vulnerabilità delle persone —, altre sono classificate ad alto rischio e sottoposte a obblighi stringenti di documentazione, qualità dei dati e sorveglianza umana; per i modelli di uso generale valgono requisiti di trasparenza. L’applicazione è scaglionata nel tempo e alcune scadenze restano oggetto di discussione politica a Bruxelles, ma il principio, ha osservato Pungitore, è già leggibile: la responsabilità non si delega all’algoritmo, resta di chi lo progetta, lo mette in commercio e lo utilizza. Accanto all’AI Act continua a operare il GDPR, che nella pratica quotidiana è spesso lo strumento più immediatamente rilevante.
La ricetta: alfabetizzazione e supervisione
Il passaggio dal tecnico al filosofico è stato il cuore dell’intervento. Se il sistema non comprende, allora la verifica non è un passaggio facoltativo ma la condizione stessa di un uso legittimo: nessun output senza controllo umano, tanto più quando l’esito incide su una diagnosi, una valutazione scolastica, una selezione, un atto amministrativo. Il rigore etico non è un supplemento morale a lavoro finito: è metodo.
Da qui l’insistenza sull’alfabetizzazione. Per le nuove generazioni, che usano questi strumenti con naturalezza e con scarsa consapevolezza dei loro meccanismi; per le famiglie, chiamate a un accompagnamento che non sia né proibizionismo né abdicazione; per i professionisti e le amministrazioni locali, che hanno bisogno di percorsi formativi e non di slogan.
Il dibattito
L’incontro ha privilegiato il confronto. Le domande dal pubblico hanno toccato la tutela della privacy negli usi domestici e professionali, gli strumenti concreti per proteggere i dati, l’educazione digitale dei minori, i percorsi di formazione per chi si prepara a lavorare accanto a queste tecnologie. Ne è emerso un doppio registro: preoccupazioni condivise, ma anche una richiesta pragmatica di indicazioni operative.
La serata si è chiusa con la consegna del gagliardetto e di una copia del volume «Complessità umana. Linearità artificiale», e poi con una ricca apericena che ha permesso di proseguire il dialogo in forma informale.
Al netto delle formule di rito, l’iniziativa lascia un’indicazione politica precisa: sul futuro digitale del territorio non si costruisce nulla senza occasioni di informazione pubblica, responsabilità condivise e politiche di inclusione che mettano al centro cittadini e famiglie. La domanda di partenza — perché la chiamiamo così — non era dunque un vezzo erudito. Era il modo più rapido per ricordare a una platea di adulti che le macchine hanno preso il nome che noi abbiamo deciso di dargli, e che la decisione, su tutto il resto, resta ancora nostra.
CAGLIARI (ITALPRESS) – Stavano organizzando un assalto a un portavalori carico di lingotti d’oro. Con questa accusa la Polizia di Stato ha arrestato undici persone. Le indagini sono state
coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari. Il furgone portavalori avrebbe dovuto trasportare 30 chili di lingotti.
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ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Italia destinazione di riferimento, trainano gli stranieri
– Nuove risorse per valorizzare le aree interne
– Cultura, nel 2025 aumentano valore e occupazione
mgg/gtr
LOS ANGELES (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Era il simbolo dell’Italia che si rialzava dopo la guerra: elegante, moderna, considerata tra le navi più sicure del mondo. L’Andrea Doria, ammiraglia della Marina Mercantile Italiana, rappresentava il prestigio del Paese e il sogno di migliaia di emigranti diretti negli Stati Uniti. Nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1956, durante il viaggio verso New York con oltre 1.700 persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio,
entrò però nella storia per una delle più celebri tragedie della navigazione civile. Al largo dell’isola di Nantucket, una fitta nebbia fece da sfondo alla collisione con il transatlantico
svedese Stockholm. Undici ore dopo l’impatto, l’Andrea Doria affondò nell’Oceano Atlantico. Morirono 51 persone, ma il tempestivo intervento delle navi accorse nella zona permise di
salvare oltre 1.600 vite.
Tra quei sopravvissuti Antonio De Girolamo, che allora aveva appena 18 anni e stava raggiungendo New York insieme alla sua famiglia.
(video e intervista di Veronica Maffei)
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SALERNO (ITALPRESS) – Un 26enne di nazionalità tunisina è stato fermato dai carabinieri per l’omicidio del giornalista trovato carbonizzato in un terreno agricolo in località Cioffi a Eboli. Il giovane secondo quanto reso noto dagli investigatori ha confessato. L’uomo è stato trasferito presso la casa circondariale di Salerno in attesa della convalida del fermo da parte del Gip. Gli accertamenti coordinati dalla Procura della Repubblica di Salerno e portati avanti dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri, nei giorni successivi all’omicidio avevano consentito di individuare quasi subito il 26enne, senza fissa dimora e irregolare. La svolta grazie a un’impronta trovata sull’auto della vittima, ai contatti telefonici tra i due emersi dai tabulati e alla verifica delle celle telefoniche.
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(Fonte video: Carabinieri)
ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– La Bce mantiene i tassi invariati
– Dal Parlamento via libera al nuovo partenariato con il Messico
– La Commissione accelera sull’unione bancaria
sat/gtr