Frana Niscemi, Musumeci “Respingo attacchi nei miei confronti”
ROMA (ITALPRESS) – “Il quadro di Niscemi, sulla base di documenti che ho potuto consultare per la prima volta in questi giorni, è davvero complesso e articolato per quanto riguarda gli ultimi 28 anni: dopo la prima frana del 1997 venne adottata una sequela di nove ordinanze in cinque anni, vennero stanziate le prime risorse con 7 milioni e nominati vari soggetti attuatori alternati tra presidenti di Regione, capi dipartimento di Protezione civile e prefetti competenti per territorio”. Così il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci nella sua informativa in Senato. “Gli interventi da realizzare furono chiari fin da subito: demolizione e delocalizzazione degli edifici interessati, consolidamento della frana che consisteva in una galleria di valico da un torrente all’altro, messa in sicurezza del versante franoso con la regimentazione delle acque del torrente, deviazione delle acque nere e realizzazione del nuovo depuratore”, ha aggiunto. “Il rimpallo di responsabilità e competenze produsse una condizione quasi permanente di stallo, basti pensare che il progetto esecutivo arrivò solo dieci anni dopo la frana. Quando sono arrivato alla presidenza della Regione nel dicembre 2017 la Sicilia era l’unica regione italiana a non avere un’Autorità di bacino, quindi la gestione di rischio idrogeologico e delle frane era frammentata tra mille enti: noi l’abbiamo istituita in appena tre mesi”, ha sottolineato.
“Ho il diritto e il dovere di respingere con fermezza la rappresentazione che isola strumentalmente un singolo passaggio negli ultimi tre mesi del mio mandato, tra maggio e agosto 2022, tentando di coprire un quarto di secolo di inerzie, omissioni e sottovalutazioni di altri: non è compito mio cercare i responsabili, aspetto a cui penseranno altre istituzioni, ma non sono disposto a coprire chi aveva il compito istituzionale dopo il 1997 di intervenire per mettere in sicurezza quel territorio e non lo ha fatto. La campagna mediatica che in questi giorni si è sviluppata attorno alla mia figura e a presunte inefficienze del governo sulle attività di Protezione civile è andata ben oltre la normale dialettica politica: si è cercato in malafede un capro espiatorio, soprattutto sulla frana di Niscemi, invece di provare a contribuire a una seria comprensione dei fatti”, ha concluso il ministro.
(ITALPRESS).
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ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
MILANO (ITALPRESS) – Il settore hi-tech continua la sua ascesa e dati e Intelligenza Artificiale si confermano i driver più rilevanti della crescita globale. Chi saprà governare dati e AI avrà un vantaggio competitivo decisivo nel futuro. E c’è chi pensa anche oltre: Elon Musk ha appena annunciato la cancellazione dei modelli S ed Y, per produrre umanoidi Optimus. Il giro d’affari del settore tecnologico e dell’Intelligenza Artificiale è infatti in rapida espansione, trainato da investimenti massicci in infrastrutture: data center, cloud computing e AI rappresentano i principali motori propulsivi, su cui convergono oltre 300 miliardi di dollari, senza considerare l’indotto. Poiché l’impatto coinvolge società, economie nazionali e industria, le cifre crescono in modo esponenziale. Le stime indicano un valore complessivo di 1.000 miliardi di dollari a livello globale, concentrato soprattutto negli Stati Uniti, in Cina e in India. Ma attenzione anche alla Corea del Sud che ha aziende fortemente impegnate nella AI e i microchip, come Samsung, che ha registrato un consolidato di 64 miliardi di euro nell’ultimo trimestre, con record storico di utile pari a 13,7 miliardi e il Gruppo Hyundai anch’esso con risultati record che nella robotica e più precisamente negli umanoidi e nei dati è molto impegnato. E l’Europa? Insegue, frenata dall’atavico problema della frammentazione. La Francia, sul fronte dei dati e dei Large Language Model, spinge con decisione su Mistral, società nata nel 2023 e sostenuta dall’Eliseo, che ha superato i 10 miliardi di euro di valutazione e punta a rafforzare una sovranità tecnologica europea. In questo scenario emerge con forza anche il tema del cloud risk: tra crisi geopolitiche, guerre e dazi, chi non dispone di infrastrutture proprie può trovarsi in difficoltà, così come chi non governa dati, qualità e interoperabilità rischia di essere spiazzato in un mondo che corre veloce e richiede risposte sempre più rapide e complesse. A ciò si aggiunge la questione energetica, perché i data center su cui si regge questa trasformazione sono anche grandi consumatori di energia. L’Italia, in questo contesto, si muove o resta ferma? Sui dati, che sono alla base di tutto, cosa è stato costruito? L’ecosistema digitale Amelia, nato dalla Fondazione Grins con il supporto del PNRR e basato su un’eccellenza italiana come Cineca, può rappresentare un tassello strategico. E in Europa, cosa bisognerebbe fare per costruire un futuro sostenibile e competitivo? Nella puntata 71 di Focus ESG, il giornalista economico Marco Marelli e il professor Matteo Cervellati, ordinario di Economia all’Università di Bologna e presidente della Fondazione Grins, discutono su questi grandi temi che promettono la più grande rivoluzione di tutti i tempi ma anche garantiscono futuro e indipendenza se si riesce a gestirli e soprattutto governarli. E questa è la sfida più importante in un mondo non solo sempre più complesso ma soprattutto dove sarà il possesso della tecnologia a fare la vera differenza.
BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – L’Europa deve investire sulla difesa non per riarmarsi, ma perché è “totalmente esposta” di fronte alle nuove minacce. Lo ha detto l’eurodeputata del Partito Democratico Lucia Annunziata, intervistata da Claudio Brachino per Primo Piano Europa, nuovo format tv dell’agenzia Italpress.
BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – “L’approvazione della lista dei Paesi terzi sicuri colma una lacuna fondamentale nel diritto europeo e italiano, permettendo di distinguere chi ha diritto di entrare da chi abusa del sistema d’asilo”. Lo afferma Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d’Italia, in un’intervista a Claudio Brachino per Primo Piano Europa, il nuovo format televisivo dell’agenzia Italpress.
ROMA (ITALPRESS) – Il 2026 si apre con un cambio di passo per il mercato dell’olio d’oliva. Dopo due anni di forti tensioni sui prezzi, le quotazioni stanno scendendo, soprattutto in Italia, dove nell’ultimo trimestre del 2025 si è registrata una delle correzioni più marcate in Europa: in alcune aree produttive i prezzi sono diminuiti fino al 20% rispetto ai picchi del biennio precedente. È quanto emerge dall’Osservatorio sul mercato oleario internazionale di Certified Origins, che descrive un settore in fase di riequilibrio. La flessione non ha però colpito in modo uniforme tutte le categorie: gli oli Dop, Igp e di alta qualità hanno mostrato una maggiore tenuta, confermando che il valore dell’olio resta strettamente legato all’origine e al posizionamento qualitativo. Sul fronte produttivo, la campagna 2025-2026 segna un recupero per l’Italia, con una produzione stimata intorno alle 300 mila tonnellate. Un dato in crescita rispetto agli anni precedenti, ma non sufficiente a coprire il fabbisogno interno. Il nostro Paese resta infatti uno dei principali importatori mondiali di olio d’oliva, confermando il suo ruolo centrale come hub industriale e commerciale della filiera. A livello internazionale il quadro è stabile ma disomogeneo. La Spagna, primo produttore mondiale, dovrebbe raggiungere circa 1,37 milioni di tonnellate, mentre la Tunisia si consolida tra i protagonisti del Mediterraneo con volumi stimati tra 450 e 500 mila tonnellate. La sorpresa arriva dalla Turchia, che registra una produzione record e una maggiore apertura all’export. Sul fronte dei mercati, gli Stati Uniti restano uno sbocco fondamentale per l’olio europeo, ma tra dazi, incertezze normative e debolezza del dollaro le trattative risultano più complesse. Cresce intanto l’interesse verso nuovi mercati: i negoziati dell’Unione Europea con India e Paesi del Mercosur potrebbero aprire l’accesso a bacini da oltre un miliardo e mezzo di consumatori. In questo scenario aumentano anche l’attenzione su controlli e tracciabilità. La competizione internazionale spinge il settore a puntare sempre di più su qualità certificata, origine e trasparenza, per distinguere il valore dei diversi oli sugli scaffali e rafforzare la fiducia dei consumatori.