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Ue, Salvini “I fondi di coesione non servono per comprare missili”

MILANO (ITALPRESS) – “I fondi di coesione servono a sviluppare i nostri territori, al Sud ma non solo al Sud; servono a dare risposte concrete alle famiglie, alle imprese, non servono per comprare missili o carri armati.” Così il Ministro dei trasporti Matteo Salvini a margine del Convegno ‘Il nuovo codice della strada: come sta cambiando la cultura della sicurezza stradale in Italia’ sulla possibilità di utilizzare i fondi di coesione per finanziare il riarmo.

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Salva Milano, Salvini “Il Comune dica cosa vuole fare”

MILANO (ITALPRESS) – “Aspettiamo che il Comune di Milano, in base alle cui richieste abbiamo proposto una legge – non abbiamo fatto una legge per Brindisi, Bolzano, Genova – perché qualcuno aveva sbagliato a Milano e noi siamo a disposizione per risolvere i problemi dei cittadini di Milano, ci dica cosa vuole fare. Sperando che la sinistra non continui a dividersi come si è divisa sullo stadio perché abbiamo perso cinque anni per tornare al punto di partenza. Il Comune mi dica cosa vuole fare e io leggevo sui giornali che sono anche d’ostacolo a qualche persona che aveva interessi particolari e che diceva “speriamo che Salvini non cambi la norma e le carte”, ma siccome noi facciamo l’interesse pubblico qui c’è l’interesse dei cittadini di Milano. Mi dica il Comune cosa vuole fare. E io sarò conseguente”. Così il Ministro dei trasporti Matteo Salvini a margine del Convegno ‘Il nuovo codice della strada: come sta cambiando la cultura della sicurezza stradale in Italia’, a proposito degli ultimi sviluppi giudiziari sul Salva Milano.

xp2/trl/mca1

IICB e SBS, le famiglie dei pazienti chiedono la presa in carico

MILANO (ITALPRESS) – Presentato, durante un evento che si è tenuto al Palazzo Pirelli a Milano, un documento d’indirizzo per la presa in carico in Lombardia dei pazienti affetti da Insufficienza Intestinale Cronica Benigna e da Sindrome dell’Intestino Corto. Il documento, di cui l’Associazione ‘Un Filo per la Vita Onlus’ è promotrice, punta a dare una risposta a chi è costretto a convivere con una malattia rara ma molto debilitante.

f03/sat

Paris torna a vincere dopo 15 mesi, sua la discesa di Kvitfjell

Paris torna a vincere dopo 15 mesi, sua la discesa di Kvitfjell

KVITFJELL (NORVEGIA) (ITALPRESS) – Dominik Paris vince la discesa di Kvitfjell, valida per la Coppa del mondo di sci alpino. L’azzurro (1’44″67) torna a vincere dopo oltre un anno (Val Gardena dicembre 2023) e batte gli svizzeri Marco Odermatt, secondo a 0″32, e Stefan Rogentin, terzo a 0″63. Vittoria numero 23 (19esima in discesa), in Coppa del Mondo per l’appuntato dei Carabinieri in forza al Centro Sportivo dell’Arma dei Carabinieri – Sezione Sport Invernali di Selva di Val Gardena, che rifila 83 centesimi a Franjo Von Allmen (4°) e 89 centesimi ad Alexis Monney (5°). “E’ incredibile aver vinto qui. Mi trovo benissimo a Kvitfjell e mi è sempre piaciuta come pista. Di solito le condizioni sono sempre buone e anche oggi lo erano e sono riuscito a portare tanta velocità in fondo. Sono stato anche
fortunato a non trovare vento durante la mia prova”. Florian Schieder e Christof Innerhofer pagano rispettivamente 2″16 e 2″43 dal compagno di squadra per chiudere al 18esimo e ventiduesimo posto, con Nicolò Molteni staccato di 2″70, Giovanni Franzoni di 2″79 e Benjamin Alliod di 3″90; non ha completato invece la prova Matteo Franzoso. A due gare dalla fine della stagione, la classifica di specialità propone solo lievi aggiustamenti: Odermatt (525 punti) allunga in vetta su Von Allmen (422) e Monney (305) con Paris che balza al settimo posto a quota 222. Discorso analogo per la generale che vede Odermatt ormai irraggiungibile (1386) con 440 punti di vantaggio su Kristoffersen e 655 su Meillard; Paris (384) raggiunge l’infortunato Mattia Casse (382): i due azzurri occupano ora la 13esima e la 14esima piazza.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Migranti, Meloni “Da Cassazione sentenza frustrante su risarcimento”

Migranti, Meloni “Da Cassazione sentenza frustrante su risarcimento”

ROMA (ITALPRESS) – “Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno condannato il governo a risarcire un gruppo di immigrati illegali trasportati dalla nave Diciotti perchè il governo di allora, con Ministro dell’Interno Matteo Salvini, non li fece sbarcare immediatamente in Italia. Lo fanno affermando un principio risarcitorio assai opinabile, quello della presunzione del danno, in contrasto con la giurisprudenza consolidata e con le conclusioni del Procuratore Generale”. Così su X il premier Giorgia Meloni.

“In sostanza, per effetto di questa decisione, il Governo dovrà risarcire – con i soldi dei cittadini italiani onesti che pagano le tasse – persone che hanno tentato di entrare in Italia illegalmente, ovvero violando la legge dello Stato italiano – aggiunge -. Non credo siano queste le decisioni che avvicinano i cittadini alle istituzioni, e confesso che dover spendere soldi per questo, quando non abbiamo abbastanza risorse per fare tutto quello che sarebbe giusto fare, è molto frustrante”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Stretto di Messina, Open Fiber perfeziona test da 81,6 terabit/secondo

Stretto di Messina, Open Fiber perfeziona test da 81,6 terabit/secondo

ROMA (ITALPRESS) – Un ponte digitale da 81,6 terabit al secondo sullo Stretto di Messina. Affidabile, sostenibile e ad altissima capacità. Un deciso passo avanti tecnologico, fondamentale per supportare le novità presenti e future provenienti dal mondo dell’informatica e delle telecomunicazioni. Open Fiber, fin dalla sua nascita pioniera nel campo delle innovazioni digitali al servizio di famiglie e imprese, è il primo operatore wholesale a livello globale “ad aver completato una sperimentazione in grado di rivoluzionare le modalità di trasmissione dati in modo ancora più performante e sostenibile”, si legge in una nota -. Il test è stato eseguito con successo lungo Zion, la rete nazionale di trasporto targata Open Fiber, in particolar modo sulla tratta che congiunge la penisola alla Sicilia passando proprio attraverso lo Stretto di Messina.
Oggi è perciò possibile trasportare su una singola fibra ottica ben 81,6 Tbps grazie all’utilizzo di 34 canali da 2,4 Tbps ciascuno. Un cambio di paradigma sostanziale che permetterà di rivedere le odierne architetture di rete, riducendo fortemente il numero di apparati necessari a gestire l’infrastruttura e di conseguenza i consumi energetici oltre che l’occupazione degli spazi. Questo si traduce in una risposta concreta alle crescenti esigenze computazionali dettate dallo sviluppo degli edge data center, sempre più distribuiti e capillari sul territorio per fornire agli utilizzatori finali servizi migliori e ancora più stabili e sicuri. Un risultato ancora più importante di fronte all’aumento del volume di traffico su internet, che cresce al ritmo di 30 punti percentuali all’anno.
“Siamo sempre alla ricerca di innovazione tecnologica per espandere in modo efficiente e affidabile la capacità della rete, con un’attenzione particolare all’utilizzo di soluzioni future proof, sostenibili, sicure e green – ha dichiarato Nicola Grassi, direttore Technology di Open Fiber -. La prova da 81,6 Tbps sulla nostra Zion è una pietra miliare per massimizzare l’integrazione delle risorse di rete e fornire agli utenti servizi più veloci e affidabili, costruendo un’autostrada digitale ad altissima capacità. Una possibile prima applicazione è l’implementazione nello scenario Edge Data Center Interconnection (DCI) di connessioni ad altissima capacità. Con l’utilizzo di questa nuova piattaforma, Open Fiber sarà inoltre in grado di fornire servizi estremamente affidabili a bassissima latenza, con la possibilità di trasportare anche nei prossimi decenni il traffico di tutti gli operatori nazionali, grazie ad un modello wholesale strettamente legato alla mission di Open Fiber”.
“Questa cruciale innovazione – sottolinea Open Fiber – va a impattare anche e soprattutto sulla Sicilia, regione che Open Fiber ha coperto capillarmente dalle aree metropolitane fino ai borghi più decentrati. L’azienda guidata dall’amministratore delegato Giuseppe Gola, nata nemmeno dieci anni fa, ha del resto già realizzato in tutta l’Isola una rete di telecomunicazioni all’avanguardia estesa per oltre 13.000 chilometri che raggiunge più di 1,4 milioni di unità immobiliari. Senza dimenticare le oltre mille scuole e circa 4.500 cabine elettriche rilegate in fibra ottica. Una terra ben attrezzata ad affrontare le sfide tecnologiche del futuro”.

– foto screenshot video Open Fiber –

(ITALPRESS).

Hyundai, Calcara “L’elettrico ha tanti vantaggi”

Hyundai, Calcara “L’elettrico ha tanti vantaggi”

MILANO (ITALPRESS) – La transizione verso l’elettrico in Italia è meno indietro di come viene descritta da un certo tipo di narrazione. Ne ha parlato Francesco Calcara, presidente e Ceo di Hyundai Motor Company Italy, in un’intervista a Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy.
A sei mesi dal suo insediamento, Calcara evidenzia: “La prima sfida da affrontare è quella del mercato, sopratutto per quanto riguarda la transizione verso l’elettrificazione, tema di cui sta discutendo anche la Commissione europea in questi giorni: oggi si dice che il mercato italiano non sembra pronto, ma non è la realtà dei fatti e c’è stata tanta disinformazione su questo. I prodotti elettrici sono arrivati inizialmente non nei segmenti giusti per il mercato italiano e questa è stata una grande barriera”.
La seconda sfida su cui si sofferma Calcara è “il brand: siamo attivi in 34 settori merceologici differenti. Seguiamo tutta la filiera, dalla produzione d’acciaio fino alla logistica. Le navi che partono dalla Corea sono i cargo più grandi al mondo, in sessant’anni siamo diventati il terzo gruppo mondiale dell’automobile e c’è ancora molto da raccontare: oggi Hyundai è un brand che ha ancora molto valore nel prodotto e una grande qualità costruttiva, deve trasferire ancora al cliente italiano il concetto di progress for humanity”. Per il mercato italiano quest’anno e nel prossimo “le previsioni sono ancora un pò stagnanti: oggi c’è confusione nella testa del cliente, perchè non sa qual è la transizione e cosa va comprato”.
Tornando al tema dell’elettrico, secondo Calcara “viene raccontato ancora in maniera maliziosa, però ha anche tanti vantaggi. Una macchina sotto i 25-30mila euro, che deve fare 30 km in città e si ricarica dal 20% all’80% in un quarto d’ora, non vedo perchè non dovrebbe essere la scelta giusta. L’Italia non è più fanalino di coda per quanto riguarda le infrastrutture di ricarica. Oggi non c’è quella capillarità del rifornimento delle motorizzazioni diesel o benzina, ma non siamo più fanalino di coda, e poi c’è anche l’opportunità della ricarica privata. L’auto elettrica ha costi di gestione molto più bassi, legati non solo al rifornimento ma anche ad esempio alla manutenzione”.
“Se un marchio è attrattivo e il cliente vi si riconosce sicuramente le opportunità di vendita aumentano, sia nel medio che nel lungo periodo. Le nuove generazioni stanno cambiando il mondo dell’automobile, i ragazzi di oggi pensano all’efficienza e all’interazione uomo-macchina: in più rispetto a 6-7 anni fa abbiamo a bordo una tecnologia che garantisce ulteriore sicurezza”.
Il 2025 è l’anno che segna sul mercato italiano l’arrivo della nuova Hyundai Inster: “Mettiamo a disposizione del cliente italiano la vettura giusta al posto giusto – spiega Calcara, – Arriverà subito dopo l’estate. Il nostro Paese ha bisogno di questo tipo di vetture e questa è la ricetta perfetta per far capire che l’elettrico è perfettamente accessibile e democratico”.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

Cambiamenti climatici, a rischio 1 coltura su 3

ROMA (ITALPRESS) – Il riscaldamento globale ridurrà drasticamente la quantità di terreni agricoli disponibili per le colture di base, ovvero riso, mais, grano, patate e soia, che rappresentano oltre due terzi dell’apporto energetico alimentare mondiale. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Nature Food, condotto da un gruppo internazionale di ricercatori, coordinati dall’università di Aalto. I ricercatori hanno studiato come i futuri cambiamenti di temperatura, precipitazioni e aridità influenzeranno le condizioni di crescita di 30 principali specie di colture alimentari in tutto il mondo. Secondo lo studio, le regioni a bassa latitudine affrontano conseguenze significativamente peggiori rispetto alle latitudini medie o alte. A seconda del livello di riscaldamento, fino a metà della produzione agricola nelle aree a bassa latitudine sarebbe a rischio, poiché le condizioni climatiche diventerebbero inadatte alla produzione. Allo stesso tempo, quelle regioni vedrebbero anche un forte calo della diversità delle colture. “In molte aree a bassa latitudine, specialmente in Africa, le rese sono piccole rispetto ad aree simili altrove nel mondo. Potrebbero ottenere rese maggiori con l’accesso a fertilizzanti e irrigazione, oltre a ridurre le perdite alimentari attraverso la catena di produzione e stoccaggio. Tuttavia – ha spiegato l’autore senior dello studio, il professor Kummu – il riscaldamento globale in corso aggiungerà molta incertezza a queste stime e probabilmente saranno necessarie ancora più azioni, come la selezione delle colture e la nuova selezione”. Al contrario, le aree a media e alta latitudine probabilmente manterranno la loro terra produttiva, ma potrebbero cambiare le zone per colture specifiche. È probabile che queste aree vedano anche un aumento della diversità delle colture. “Se vogliamo proteggere il nostro sistema alimentare in futuro, dobbiamo sia mitigare il cambiamento climatico sia adattarci ai suoi effetti – hanno spiegato i ricercatori – anche se i cambiamenti più grandi si verificano nelle regioni equatoriali, ne risentiremo tutti gli effetti attraverso il sistema alimentare globalizzato. Dobbiamo agire insieme per affrontare questi problemi”. Per far fronte a questi cambiamenti sarà quindi necessaria la capacità di adeguarsi e adattarsi man mano che si sviluppano le conseguenze del cambiamento climatico.
mrv

Il buco dell’ozono si sta rimarginando

ROMA (ITALPRESS) – Un nuovo studio dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts, pubblicato sulla rivista Nature, dimostra che lo strato di ozono antartico si sta rimarginando, come risultato diretto degli sforzi globali volti a ridurre le sostanze che impoveriscono l’ozono. Gli scienziati, hanno osservato segnali di ripresa anche in passato, ma il nuovo studio è il primo a dimostrare, con elevata confidenza statistica, che questa ripresa è dovuta principalmente alla riduzione delle sostanze che impoveriscono l’ozono, rispetto ad altre influenze come la variabilità meteorologica naturale o l’aumento delle emissioni di gas serra nella stratosfera. Nel nuovo studio, il team di ricercatori ha adottato un approccio quantitativo per identificare la causa del recupero dell’ozono antartico, prendendo in prestito un metodo dalla comunità del cambiamento climatico, noto come “fingerprinting”. Lo studio ha applicato il metodo dell’impronta digitale per identificare l’effetto delle riduzioni umane di sostanze che danneggiano l’ozono sul ripristino del buco dell’ozono. I ricercatori hanno prima creato delle simulazioni dell’atmosfera terrestre, generando più “mondi paralleli”, o simulazioni della stessa atmosfera globale, in diverse condizioni iniziali, poi hanno confrontato queste simulazioni per osservare come l’ozono nella stratosfera antartica cambiasse, sia con la stagione, sia a diverse altitudini, in risposta a diverse condizioni iniziali. Il team ha poi cercato questa impronta digitale nelle osservazioni satellitari effettive del buco dell’ozono antartico dal 2005 a oggi, scoprendo che nel tempo l’impronta digitale che avevano identificato nelle simulazioni è diventata sempre più chiara nelle osservazioni. Nel 2018, l’impronta digitale era al suo massimo e il team ha potuto affermare con il 95% di sicurezza che il recupero dell’ozono era dovuto principalmente alle riduzioni delle sostanze che lo impoveriscono. Se questa tendenza dovesse proseguire e l’impronta del recupero dell’ozono diventasse più forte, secondo i ricercatori, presto lo strato di ozono rimarrà completamente intatto. Ed il buco dell’ozono rimarrà chiuso per sempre.
mrv