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L’arte di Giovanni Chiarella al Premio “Pace in Terra”

Per l’Accademia dei Bronzi, poesia e pittura costituiscono, da sempre, un binomio vincente. Sono tante, infatti, le iniziative realizzate dal sodalizio culturale catanzarese, presieduto da Vincenzo Ursini, che hanno coinvolto poeti e pittori con ottimi risultati, a partire dal “Calendario di arte e poesia”, distribuito ogni anno gratuitamente e giunto ormai alla tredicesima edizione.
E l’arte non poteva mancare nemmeno al premio “Pace in Terra” che si terrà sabato 19 luglio, nella Sala delle Culture di Petrizzi, al quale interverranno decine di poeti di tutta Italia.
Ospite dell’incontro sarà l’artista Giovanni Chiarella che per arricchire la manifestazione ha realizzato due preziosi dipinti ispirati ad altrettanti luoghi storici di Petrizzi: “A porta ‘e Jusu” e “Il convento della Pietà”.
Ma c’è di più. Le due opere sono state illustrate da Francesca Misasi, presidente del Premio “Pace in Terra”.
“La fine tessitura della “Porta ‘e Jusu”, – scrive Misasi – svela e ricompone, attraverso il raffinato linguaggio dell’arte pittorica, uno degli angoli più suggestivi del borgo di Petrizzi: l’antica porta d’ingresso del paese. Un vero gioiello di architettura che, se pur corroso dal tempo, si manifesta, all’osservatore, come emblema e testimone del borgo segnandone l’antico splendore. Ma ciò che l’artista Giovanni Chiarella ha impresso sulla tela non è solo la vetusta eleganza e la bellezza della porta e del luogo circostante ma la capacità di aver saputo trasformare simbolicamente ed emozionalmente quest’angolo suggestivo, in sentimento interiore, in memoria, nella storia di un paese e della sua gente in relazione con le proprie radici. Un’opera che trascina lo spettatore oltre il visibile lasciando che a parlare non sia solo la memoria collettiva ma le emozioni del cuore. Tutto nel dipinto richiama la suggestione dello scorrere del tempo laddove l’artista ha saputo cogliere, attraverso significativi tocchi di luce, l’autenticità, l’anima sottesa di questo ameno e suggestivo angolo di mondo, sottolineandone, con la sua arte, la fiera ed austera bellezza nonché l’attinenza ad un passato di saggezza e di valori.”
L’opera “Convento di Santa Maria della Pietà”, “non è solo una semplice esaltazione della bellezza del luogo, ma – scrive Francesca Misasi – è un invito a rientrare, con la memoria, nelle proprie radici, nel tempo e nella storia di un borgo e della sua gente. Lo scenario che si apre dalla visione di quest’opera, è un abbraccio visivo coinvolgente che innalza, al tempo, la bellezza di una dimora, – il vecchio Convento di Santa Maria della Pietà di Petrizzi – una dimora vetusta, ricca di storia e di significati che l’autore riproduce con il linguaggio vibrante dei colori e delle forme e con la stupefacente raffinatezza che solo chi ama questi luoghi dell’anima riesce a imprimere sulla tela. Le pietre sono accostate, accomunate sui muri con rara meticolosità compositiva, ogni angolo, ogni crepa, ogni particolare è accarezzato dalle sfumature e dalla caratura del colore che degrada e si addensa a seconda della grandezza e della luce, tutto sembra essere inciso in una fissità struggente ma dotata di una sottesa vibrazione emotiva laddove l’abbandono sembra quasi animarsi e prendere vita. Gli effetti cromatici delle sfumature cangianti dei colori diventano interpreti del messaggio simbolico racchiuso nel dipinto stesso. L’arco, in particolare, raffigurato in tutta la sua magnificenza, sembra suggellare, con intensa grazia visiva, il passaggio e il punto di unione tra passato e presente.”
Anche in questa occasione, quindi, l’Accademia dei Bronzi propone un bel binomio di arte e poesia, con il borgo di Petrizzi in primo piano.

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Lamezia Terme, tre mesi fa è stato vittima di un incidente. Ora fa visita ai vigili del fuoco che gli hanno salvato la vita

Dopo tre mesi dall’incidente, il Sig. Loduca Nicola fa visita ai Vigili del Fuoco di Lamezia Terme per ringraziarli: “Mi avete salvato la vita”. Nella serata di martedì 15 luglio, il signor Loduca Nicola, sopravvissuto a un grave incidente stradale avvenuto il 17 aprile scorso in località Spartà, nel comune di Lamezia Terme, ha fatto visita al distaccamento dei Vigili del Fuoco del Comando di Catanzaro – sede di Lamezia Terme, per esprimere la propria riconoscenza a chi, con coraggio e prontezza, ha contribuito a salvargli la vita. Dopo oltre tre mesi trascorsi tra terapia intensiva, interventi chirurgici e riabilitazione, Nicola ha voluto incontrare di persona i soccorritori, consegnando loro una targa commemorativa con parole di profonda gratitudine: “Ai Vigili del Fuoco, desidero esprimere la mia più profonda gratitudine a tutto il vostro team per l’intervento che ha salvato la mia vita. In un momento di grande paura e pericolo, avete dimostrato un coraggio, una prontezza e un’umanità che non dimenticherò mai. Il vostro lavoro quotidiano richiede forza, sacrificio e dedizione, ma per chi, come me, è stato salvato da voi, significa molto di più: significa una seconda possibilità. Grazie per il vostro impegno instancabile, per aver messo a rischio la vostra incolumità per proteggere la mia. Non ci sono parole sufficienti per esprimere quanto io vi sia riconoscente. Con profondo rispetto e gratitudine. Loduca Nicola”. L’incidente si era verificato in località Spartà: un furgone Iveco Daily, che trasportava sul cassone un miniescavatore, ha perso il controllo mentre percorreva una discesa molto ripida, probabilmente a causa di un surriscaldamento dei freni, terminando la sua corsa contro un muretto e ribaltandosi. A bordo del veicolo si trovavano tre persone, tutte rimaste ferite. Due di loro riportarono gravi lesioni: una fu trasferita in elisoccorso all’ospedale di Catanzaro, mentre gli altri due furono trasportati all’ospedale di Lamezia Terme. Il pronto intervento della squadra dei Vigili del Fuoco di Lamezia Terme si rivelò cruciale garantendo il supporto necessario al personale sanitario del SUEM 118, intervenuto per prestare le prime cure. La visita di martedì rappresenta un momento di forte commozione e riconoscimento per il prezioso lavoro quotidiano svolto dai Vigili del Fuoco, spesso in condizioni estreme e con alto rischio personale. Un gesto, quello di Nicola Loduca, che sottolinea l’importanza della gratitudine e il valore di chi dedica la propria vita al servizio della collettività.

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Papa Leone XIV “Venga una tregua, è in gioco la nostra umanità”

ROMA (ITALPRESS) – “Cari amici che giocate o assistete alla partita del cuore, questo vostro incontro mi induce a condividere alcune riflessioni; a partire dal significato delle parole che lo definiscono: “partita” e “cuore”. Partita significa, in questo caso, incontro. Un incontro dove anche gli avversari trovano una causa che li unisce: quest’anno, in particolar modo, quella dei bambini che chiedono aiuto, dei bambini che arrivano in Italia da zone di guerra, e ai quali un progetto dell’Ospedale e della Fondazione Bambin Gesù e della Caritas Italia offre accoglienza. Sembra sempre più difficile, quasi impossibile, trovare spazi di ascolto per queste cose”. Così Papa Leone XIV nel videomessaggio in occasione della Partita del Cuore 2025 allo Stadio “Gran Sasso d’Italia Italo Acconcia” a L’Aquila. “‘Partita’ e ‘cuore’ diventano così due parole da coniugare insieme – prosegue -. Ed è bello anche che questo avvenga in un evento benefico che è insieme sportivo e televisivo. E che raccoglie fondi per la vita, per la cura, non per la distruzione e la morte”. “Auguro ad ognuno di voi e a tutti coloro che saranno uniti da questo evento, e aiuteranno il progetto che esso sostiene, di guardarli negli occhi i bambini e di imparare da loro. Di ritrovare il coraggio dell’accoglienza ed essere uomini e donne dell’incontro. E la forza di credere e chiedere che venga una tregua, un tempo che fermi la rincorsa dell’odio. È in gioco la nostra umanità. Che questa partita che parla di pace segni un punto a suo favore”, conclude.

col3/mca1

(Fonte video: ufficio stampa Ospedale Pediatrico Bambino Gesù)

Squillace, presentata la terza campagna archeologica del Vivarium Project

La terza campagna del Vivarium Project è stata al centro di un incontro che si è svolto a Squillace su iniziativa del Pontificio Istituto per l’Archeologia Cristiana (Piac) di Roma che ha avviato il progetto dal 2023 nell’area di Squillace e Stalettì, in convenzione con l’arcidiocesi e l’autorizzazione della Soprintendenza archeologica, con l’obiettivo di arricchire il bagaglio di conoscenze sui luoghi di Cassiodoro. La campagna di scavi archeologici si svolge nella zona di Ceraso, nella proprietà della famiglia Lopez-Pascali, dove è stato rinvenuto un insediamento romano suburbano. Dopo i saluti del sindaco di Squillace Enzo Zofrea, il quale ha evidenziato che «parlare di Cassiodoro significa riconoscere che la nostra terra ha dato i natali a una figura che ha lasciato un segno nella storia d’Europa», è intervenuto il segretario del Piac mons. Carlo Dell’Osso, che ha puntato l’attenzione sullo scriptorium di Cassiodoro e sul suo contributo alla trasmissione dei testi del passato. Per la Soprintendenza archeologica è intervenuto il dottor Alfredo Ruga, che ha parlato soprattutto di tutela e valorizzazione dei luoghi oggetto di ricerca. Era presente anche il consigliere regionale Pietro Molinaro, il quale di recente con il suo gruppo ha proposto in Consiglio una mozione per la valorizzazione della figura di Cassiodoro, su cui ora sta lavorando per trasformarla in proposta di legge. Il presidente della Camera di Commercio Pietro Falbo, dal canto suo, ha assicurato il sostegno dell’ente camerale al progetto. Sugli interventi svolti finora si sono soffermati i direttori scientifici del progetto, Gabriele Castiglia e Domenico Benoci. Quest’ultimo ha evidenziato che «il Vivarium project quest’anno è tornato nei luoghi storici legati alla figura di Cassiodoro con nuove forze e con una rete di collaborazioni notevole che ha come obiettivo principale quello di restituire la storia a questo territorio nel modo più duraturo possibile», mettendo in risalto «l’elevato numero di candidature alla campagna di quest’anno da parte di numerosi studenti provenienti da diverse università italiane e straniere, in particolare, dalla Spagna». Castiglia ha parlato dell’avanzamento dei lavori in località Ceraso, facendo la cronistoria dei ritrovamenti precedenti fino al rinvenimento di quest’anno che riguarda il “praefurnium” della villa romana che serviva per il riscaldamento degli ambienti e per il “calidarium”. Giuseppe Mantella, direttore dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici della diocesi di Locri-Gerace; e Francesco Cuteri, docente di Beni culturali e ambientali all’Accademia di Belle Arti, si sono occupati rispettivamente sul piano di consolidamento e restauro e sugli interventi per la conservazione e la fruizione.
Carmela Commodaro

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Sanità, da associazioni pazienti un manifesto per sistema più inclusivo

Sanità, da associazioni pazienti un manifesto per sistema più inclusivo

ROMA (ITALPRESS) – Valorizzare a ogni livello la comunicazione delle associazioni dei pazienti, oggi protagoniste del sistema salute e risorsa primaria per dare concretezza alla partecipazione dei pazienti. E’ l’invito rivolto a istituzioni e comunità scientifica attraverso il Manifesto “Comunicare è – La comunicazione delle Associazioni pazienti cambia il Sistema Salute”, lanciato nell’ambito del progetto Relazioni promosso da Lilly Italia.
Il documento è stato messo a punto da 16 associazioni di pazienti nazionali che rappresentano circa 20 milioni di pazienti e che sono coinvolte nel progetto Relazioni, un percorso di confronto e dialogo tra Lilly Italia e Associazioni dei pazienti attive in diverse aree – neuroscienze, oncologia e onco-ematologia, diabete e obesità, e patologie autoimmuni – per condividere spunti e riflessioni sulle principali sfide in sanità e valorizzare le competenze offerte da chi rappresenta i pazienti.
La seconda edizione di Relazioni, che si è svolta a Roma a fine maggio, ha avuto come focus proprio il ruolo strategico della comunicazione delle associazioni nei confronti di tutti gli attori del sistema salute.
Il Manifesto lanciato oggi rappresenta quindi il punto di arrivo di un percorso costruito nel tempo, attraverso dibattiti e momenti di confronto tra rappresentanti delle associazioni, istituzioni sanitarie, politici ed esperti di management sanitario, comunicazione e advocacy. «Per Lilly Relazioni non è solo un progetto, ma un impegno concreto e a lungo termine a supporto del valore delle associazioni dei pazienti nell’ecosistema salute – dichiara Federico Villa, Associate VP Corporate Affairs & Patient Access di Lilly Italia -. Il lancio del manifesto rappresenta oggi un momento cruciale in questo percorso avviato oltre un anno fa. Auspichiamo che questo documento diventi un impegno concreto per la comunità scientifica, i decisori pubblici e i rappresentanti delle Istituzioni affinchè riconoscano l’autorevolezza, la rappresentatività e la competenza delle Associazioni dei pazienti nei processi decisionali, garantendo un dialogo aperto e un ascolto attivo”.
Le Associazioni di pazienti sono emerse a metà del secolo scorso, principalmente negli Stati Uniti e in Europa, con l’obiettivo di promuovere i diritti dei pazienti all’interno dei sistemi sanitari. Per molti anni si sono concentrate soprattutto nel fornire informazioni e supporto ai malati e alle loro famiglie. Il loro ruolo si è ampliato dalla fine degli anni ’80, quando i movimenti dei malati hanno acquisito rilevanza globale grazie alle battaglie per l’accesso alle cure nella lotta all’AIDS. Da allora le Associazioni di pazienti sono diventate uno stakeholder sempre più rilevante e ascoltato nei processi decisionali, favorendo l’evoluzione della Sanità italiana verso una maggiore equità, partecipazione e sostenibilità e agendo quindi come vero e proprio “fattore di cambiamento”. Di recente in Italia il loro ruolo è stato sancito dalla Legge di Bilancio 2025/2027, dove viene prevista la definizione di criteri, da parte del Ministro della Salute e l’Agenzia Italiana del Farmaco, per la loro partecipazione ai principali processi decisionali in materia di salute.
Ma quale è in concreto il valore aggiunto della comunicazione promossa dalle Associazioni dei pazienti? Il Manifesto individua quattro aree. La prima è quella dell’informazione, ovvero l’insieme delle attività svolte dalle Associazioni per aiutare i pazienti a conoscere il loro percorso di cura e informare cittadini e Istituzioni sui loro bisogni. In questo ambito è cruciale il confronto con le Istituzioni, per orientarle nelle scelte di politica sanitaria, con le Società scientifiche e professionisti sanitari per costruire i percorsi di cura e con i cittadini, per costruire vicinanza ed empatia con l’esperienza dei pazienti.
Il secondo ambito è quello della rappresentanza di bisogni, diritti e aspirazioni dei pazienti che ha come aspetto centrale la comunicazione basata sull’ascolto. E’ proprio attraverso questo tipo di comunicazione che le Associazioni danno voce a chi non la ha, con azioni di advocacy per portare le istanze e i diritti dei pazienti all’attenzione delle Istituzioni e promuovere l’equità nell’accesso alle cure. Fondamentali in questo ambito sono, oltre all’ascolto, anche il coinvolgimento, per sensibilizzare tutte le figure che partecipano ai percorsi di cura, la collaborazione tra le Associazioni, per dare più forza ai diritti dei pazienti, e la formazione, per offrire un punto di vista approfondito e consapevole.
La partecipazione è la terza area in cui si specifica la comunicazione promossa dalle Associazioni ed è fondamentale per aiutare i pazienti a essere protagonisti dei propri percorsi di cura, consapevoli dei propri diritti e coinvolti nelle scelte sulla propria salute. La comunicazione delle associazioni in questo ambito è rivolta alla proattività, per cercare nuove soluzioni insieme a tutti gli stakeholder, alla progettazione che includa il punto di vista dei pazienti e alle connessioni tra pazienti, strutture sanitarie, clinici e risorse del territorio.
Quarta area è quella della condivisione che aiuta a far conoscere storie ed esperienze dei pazienti e a far comprendere tutte le ricadute delle malattie, comprese quelle psicologiche e sociali. Elementi chiave, in questo tipo di comunicazione, sono le narrazioni, che fanno conoscere in presa diretta i bisogni dei pazienti, la partecipazione emotiva, per dare spazio a tutti i vissuti e le emozioni legate alla malattia, e l’accuratezza, per raccontare esperienze di malattia senza nascondere e senza enfatizzare.
I valori e le potenzialità della comunicazione delle associazioni dei pazienti sono promossi anche attraverso un video emozionale, un’opera collettiva girata nel corso dell’evento che ha come interpreti tutti i rappresentanti delle associazioni pazienti, ripresi mentre “costruiscono” insieme la parola “comunicazione”, per simboleggiare la costruzione di una comunicazione efficace cross-patologia, e testimoniare il valore della comunicazione come strumento di connessione, espressione e inclusione.
-foto ufficio stampa Lilly –
(ITALPRESS).

Ordine Fisioterapisti Milano “Servono controlli rigorosi su prestazioni”

Ordine Fisioterapisti Milano “Servono controlli rigorosi su prestazioni”

MILANO (ITALPRESS) – “L’Ordine dei Fisioterapisti di Milano, in qualità di istituzione pubblica a tutela della professione e della salute collettiva, sente il dovere di lanciare un forte appello alle autorità competenti, ai cittadini e alla politica. E’ tempo di una presa di coscienza concreta rispetto al proliferare di figure che, pur non essendo professionisti sanitari, operano in ambiti delicatissimi della salute pubblica, mettendo a rischio i cittadini e confondendo le regole basilari che governano la responsabilità degli atti terapeutici”. Così, in una nota, il presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti interprovinciale di Milano, Angelo Mazzali. “A seguito delle recenti indicazioni della Direzione Generale delle Professioni Sanitarie del Ministero della Salute – prosegue -, si chiarisce definitivamente che il massofisioterapista non può essere considerato un professionista sanitario. Si tratta, infatti, di un operatore di interesse sanitario, privo di autonomia professionale, con una formazione di rango inferiore, che non può esercitare in maniera indipendente e che non ha titolo per utilizzare dispositivi medici riservati ai professionisti sanitari. Questa posizione è chiara, definitiva, e rappresenta un argine normativo a tutela della salute dei cittadini”.
“Ma ciò che preoccupa ancora di più è la diffusione di soggetti che non rientrano nemmeno tra gli operatori di interesse sanitario, come nel caso dei Massaggiatori Capo Bagnino degli Istituti Idroterapici – ribadisce -. Questi ultimi appartengono infatti alle cosiddette arti ausiliarie delle professioni sanitarie: per definizione, figure che non possiedono alcuna autonomia professionale, nessuna responsabilità clinica e che possono operare esclusivamente in affiancamento e sotto la supervisione di un professionista sanitario abilitato. E’ dunque evidente che, se già un operatore di interesse sanitario non può agire in autonomia, ancora meno può farlo un’arte ausiliaria che, per legge, esiste come supporto, come “ausilium”, e non come soggetto protagonista della presa in carico del bisogno di salute. Permettere a questi operatori di esercitare in studi autonomi, di utilizzare elettromedicali in modo indipendente, significa esporre i cittadini a prestazioni prive di tutela legale (assenza di obbligatorietà delle arte ausiliarie di assicurarsi per la responsabilità professionale secondo quanto previsto dalla “legge Gelli-Bianco”), clinica e formativa. I trattamenti effettuati da chi non è legittimato a esercitare una professione sanitaria non rientrano nei meccanismi normativi che regolano la responsabilità professionale e, quindi, il cittadino non è protetto in caso di errore, danno o complicanza. Anche la prescrizione medica non può in alcun modo trasferire la responsabilità di un atto sanitario a chi non ha titolo per assumerla”.
“L’atto terapeutico, per definizione, richiede competenze specifiche, formazione universitaria, abilitazione e appartenenza a un Ordine che ne certifichi l’esercizio e vigili sul rispetto deontologico – sottolinea -. In questo quadro allarmante con diverse migliaia di queste figure presenti, l’Ordine dei Fisioterapisti di Milano chiede che venga finalmente fatta chiarezza, anche sul piano politico. Serve una regolamentazione urgente e puntuale che impedisca l’apertura di studi professionali privi della presenza di almeno un fisioterapista regolarmente abilitato e iscritto all’albo. E’ solo attraverso la presenza effettiva di un professionista sanitario che può essere garantita la presa in carico responsabile del bisogno di salute e la piena responsabilità clinica, terapeutica e assicurativa dell’intervento. La nostra richiesta è semplice: dove si cura, dove si applicano terapie, dove si risponde a un bisogno sanitario, deve esserci un professionista sanitario. E’ un principio di civiltà e di tutela, non negoziabile. Sono ormai tantissimi gli “studi professionali” in Lombardia senza PROFESSIONISTI SANITARI al loro interno e questo è un allarme che deve essere lanciato, come è stato negli anni addietro tra odontotecnici e medici odontoiatri oggi la nostra professione subisce lo stesso problema a danni della salute collettiva dei cittadini. Anche il fenomeno degli osteopati che, per superare gli stretti vincoli di operatività del nuovo profilo professionale e in assenza del relativo albo, spesso utilizzano in modo strumentale il titolo di Massaggiatore Capo Bagnino per esercitare pratiche terapeutiche in autonomia, rappresenta una grave criticità. E’ doveroso ricordare che ad oggi nessun osteopata è riconosciuto come professionista sanitario. I percorsi universitari sono ancora in fase di attuazione e i primi laureati si formeranno solo nel 2028. I decreti attuativi non sono ancora in vigore e, dunque, nessun soggetto è autorizzato dallo Stato a esercitare la professione di osteopata in modo indipendente. L’utilizzo di scorciatoie per aggirare questa assenza normativa è un fatto gravissimo, che va fermamente contrastato”.
“Rivolgiamo pertanto un appello accorato alle ATS perchè vigilino in modo sistematico su ciò che accade sul territorio e ai Comandi territoriali dei NAS, affinchè intervengano con tempestività contro tutte le forme di esercizio abusivo della professione. Ma il nostro appello è anche alla politica: servono regole chiare, controlli efficaci e soprattutto l’impegno comune a garantire che la salute dei cittadini sia sempre nelle mani giuste.
L’Ordine dei Fisioterapisti interprovinciale di Milano conferma la piena disponibilità a collaborare con le istituzioni, le autorità sanitarie e le forze dell’ordine per tutelare la salute pubblica. E’ un dovere che sentiamo nostro, come professionisti e come cittadini. Ma ora serve che anche le istituzioni tutte rispondano con responsabilità e tempestività.
“Non possiamo accettare che la salute venga trattata come un’opinione o affidata a chi non ha le competenze per prendersene cura. Serve vigilanza, serve responsabilità, serve rispetto per il cittadino e per le professioni che la legge ha istituito proprio a tutela della salute pubblica”, conclude il presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti interprovinciale di Milano.

– Fonte foto Italpress –
(ITALPRESS).

Arrestate al confine due donne con 18,5 Kg di cocaina e 54 Kg di hashish

Arrestate al confine due donne con 18,5 Kg di cocaina e 54 Kg di hashish

IMPERIA (ITALPRESS) – La Guardia di Finanza di Imperia ha sequestrato complessivamente quasi 73 Kg di sostanza stupefacente, di cui 18,5 kg di cocaina e oltre 54 di hashish, e ha arrestato due donne italiane che la trasportavano abilmente occultata all’interno delle numerose intercapedini dell’autovettura sulla quale viaggiavano.
In particolare, i finanzieri della locale Compagnia di Ventimiglia, hanno fermato e controllato un’autovettura con targa spagnola con a bordo due donne in entrata sul territorio nazionale dal valico autostradale di Ventimiglia.

Sottoposta all’infallibile fiuto dei cani anti-droga e anti-valuta Hura e Ysidor, venivano rinvenuti quasi 550 panetti di sostanze stupefacenti di tipo cocaina e hashish occultati con maestria all’interno del portellone del bagagliaio, nel paraurti, nelle paratie laterali, nelle prese d’aria e persino nel vano motore del veicolo.

Sentita l’Autorità Giudiziaria della Procura della Repubblica di Imperia, che assumeva la direzione delle attività, la sostanza stupefacente del valore di circa un milione di euro sul mercato e 1.700 euro in contanti venivano sequestrati e le due donne arrestate per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

– Foto: ufficio stampa Guardia di Finanza –

(ITALPRESS).

Paltrinieri argento nella 10 km ai Mondiali di Singapore

Paltrinieri argento nella 10 km ai Mondiali di Singapore

SINGAPORE (ITALPRESS) – Arriva la prima medaglia per l’Italia ai Mondiali di Singapore e non poteva che conquistarla Gregorio Paltrinieri, argento nella 10 chilometri maschile in acque libere. Il 30enne campione carpigiano dà spettacolo nella prova che apre il programma a Sentosa, regalandosi un sontuoso secondo posto in una gara tutta in recupero dove frantuma pian piano la concorrenza. Un crescendo che polarizza gli occhi del pubblico negli ultimi cinquecento metri: Supergreg parte alla caccia della testa dal sesto posto e recupera fino al secondo, finendo per appena 3″7 alle spalle dell’altro olimpionico, il tedesco Florian Wellbrock, che acciuffa la tripletta iridata come il connazionale Lurz toccando in 1h59″55’5. Bronzo all’australiano Kyle Lee (+14″8), ottimo settimo posto per Andrea Filadelli (+48″2).
Sul podio per l’ottavo Mondiale di fila fra vasca e fondo, Paltrinieri conquista dunque anche la sua 17esima medaglia iridata. Considerando solo le acque libere, la prima gioia era arrivata con la staffetta mista, argento, a Gwangju 2019 mentre tre anni dopo ecco la tripletta di Budapest, con oro nella 10 km, argento nella 5 km e bronzo nella staffetta mista; a Fukuoka 2023 arriveranno ancora un argento (5 km) e un oro (mixed team) mentre lo scorso anno a Doha ha centrato un altro argento a squadre. In mezzo anche il bronzo olimpico nella 10 km a Tokyo nel 2021.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Italiano record presenze e interrogazioni a Europarlamento, è di Antoci

Italiano record presenze e interrogazioni a Europarlamento, è di Antoci

ROMA (ITALPRESS) – “97,16% di presenze (il restante 2,84% dovuto comunque a impegni istituzionali anche all’estero); 70 interrogazioni parlamentari (52 presentate da me, 18 in co-firma): il massimo consentito in un solo anno; 12 interventi in seduta plenaria a Strasburgo; 26 interventi in Commissione”. Sono i “numeri” del primo anno al Parlamento europeo di Giuseppe Antoci. “Numeri che, mi dicono, rappresentano un vero e proprio record”, afferma l’eurodeputato del M5S e Presidente della Commissione Politica DMED del Parlamento Europeo. Che ricorda: “Era il 16 luglio 2024 quando, a Strasburgo, prendeva ufficialmente il via la decima legislatura del Parlamento Europeo. Ricordo bene quella mattina: la Rai titolava così – “Porta il tricolore la prima interrogazione parlamentare della legislatura, e porta il nome dell’italiano Giuseppe Antoci”.
E’ cominciata così la mia legislatura: portando un pezzo del nostro Paese dentro quell’aula, con responsabilità, con passione, con dedizione. Da quel momento, il mio impegno non si è mai fermato. Non ha mai rallentato. Mai – sottolinea -. Ho dato tutto me stesso per portare avanti, con le mie gambe, le battaglie e gli ideali del Movimento 5 Stelle. Ho cercato di seguire le indicazioni del Presidente Giuseppe Conte, che non ha mai fatto mancare la sua vicinanza e i suoi preziosi consigli. E al tempo stesso non ho mai voluto abbandonare i ragazzi, le scuole, le università: ho continuato a incontrarli, ad ascoltarli, a raccontare”.
Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi, ammette anche che “ci sono stati momenti davvero duri, lo confesso. Settimane in cui ho preso 13 voli in 7 giorni. Eppure, non ho mai perso un giorno di lavoro in Parlamento. Andavo. Tornavo. Sempre. Con senso del dovere e, lo ammetto, anche con un pizzico di ostinazione”.
“Ma il vero record, il più importante per me, è un altro: non aver mai perso il vostro affetto, la vostra vicinanza, i vostri consigli. Siete stati una fonte continua di ispirazione, e ho cercato di trasformare tutto questo in consapevolezza – evidenzia -. La consapevolezza che un rappresentante delle istituzioni, quando si innamora solo delle proprie idee e smette di ascoltare i territori, le persone, chi vive le difficoltà reali…beh, forse in quel momento dovrebbe capire che è arrivato il tempo di fare un passo indietro. E lasciare spazio ad altri. E’ un’utopia? No. E’, secondo me, il modo migliore per rappresentare davvero i cittadini”.

– foto ufficio stampa Antoci –
(ITALPRESS).