In un’epoca segnata da guerre, tensioni internazionali e un diffuso senso di smarrimento, la comunità di Amaroni ha vissuto una Veglia Pasquale di straordinaria intensità spirituale. Nella notte in cui la Chiesa celebra la Risurrezione, la luce accesa nel buio ha assunto un significato ancora più profondo, diventando simbolo di resistenza alle ombre che attraversano il mondo contemporaneo. A presiedere la celebrazione è stato don Roberto Corapi, affiancato da don Fabio Salerno, già Segretario personale di Papa Francesco. La loro presenza ha conferito alla liturgia un tono di forte comunione ecclesiale e di apertura universale. Nell’omelia, don Salerno ha offerto parole capaci di leggere le inquietudini del nostro tempo alla luce del Vangelo, richiamando con lucidità il bisogno urgente di riscoprire la speranza come forza concreta, capace di opporsi alla logica della violenza, della divisione e della paura. Il momento più intenso è giunto con il grido accorato di don Corapi: «Amaroni, sii luce pasquale e togli la pietra dai tanti sepolcri». Un appello che ha risuonato come un invito pressante rivolto non solo ai fedeli presenti, ma a un mondo ferito dai conflitti e da nuove forme di solitudine. Quelle pietre – ha ricordato il sacerdote – sono oggi i simboli delle guerre che devastano popoli, dei muri che dividono, delle paure che paralizzano le coscienze e impediscono gesti di fraternità. Pietre che ciascuno è chiamato a rimuovere, iniziando dai contesti quotidiani, per far spazio alla vita nuova del Risorto. L’invito rivolto alla comunità è stato chiaro: non cedere alla rassegnazione, ma diventare testimoni di pace, costruttori di dialogo, segni concreti di speranza. Amaroni – è stato detto – può e deve essere una piccola luce nel buio del mondo, capace di accogliere, sostenere e generare relazioni nuove, fondate sul rispetto e sulla solidarietà. La Veglia Pasquale si è così trasformata in un forte richiamo alla responsabilità collettiva: dalla fede celebrata alla fede vissuta, dalla preghiera all’impegno concreto per la pace. Un messaggio che supera i confini locali e si apre a una dimensione universale, parlando a un’umanità che oggi più che mai ha bisogno di segni credibili di rinascita. La celebrazione si è conclusa in un clima di intensa partecipazione e profonda commozione. Nei volti dei presenti si leggeva la consapevolezza che la Pasqua non è soltanto memoria, ma presenza viva, capace di interrogare e trasformare. Un invito a essere luce nelle tenebre del proprio tempo, a non lasciarsi sopraffare dalle ombre, a credere che la speranza, quando è condivisa, può davvero cambiare la storia. Carmela Commodaro
Nella basilica concattedrale di Squillace, gremita di fedeli, l’Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, monsignor Claudio Maniago, ha presieduto la messa del giorno di Pasqua di Resurrezione, offrendo un’omelia intensa e centrata sul significato profondo della festa cristiana. «La Pasqua è un grande evento che ha cambiato le sorti dell’umanità e ha cambiato la nostra vita. Questo è il cuore della nostra fede», ha affermato il presule aprendo la sua riflessione. Tra i presenti anche rappresentanti dell’amministrazione comunale di Squillace, tra cui il sindaco Enzo Zofrea, il consigliere regionale Enzo Bruno e autorità militari. Monsignor Maniago ha richiamato il fondamento della fede cristiana: la resurrezione di Cristo. «Se Gesù non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede», ha ribadito, sottolineando come attraverso la morte e la resurrezione il Signore abbia rivelato «tutto ciò che c’è da sapere su Dio e su di noi». Il presule ha ricordato che la vita nuova donata da Dio «non avrà mai fine» e che il cristianesimo non è un insieme di sacrifici, ma un cammino che invita a scoprire «quello che c’è di bello nella nostra vita». La Pasqua, ha aggiunto, è un tempo da accogliere come «un dono di Dio», un’occasione in cui il popolo si raduna per ascoltare il Signore che «si rende presente» e continua a camminare accanto ai credenti. Durante la celebrazione, un momento particolarmente significativo è stato il battesimo di un bambino, al quale l’arcivescovo ha rivolto parole cariche di tenerezza e speranza: «Il Signore sarà con te, non sei solo. Sei in mezzo a una comunità, sei un dono. In te vediamo una grande benedizione per tutti noi». Un gesto che ha richiamato l’essenza stessa della Pasqua: la vita nuova che nasce, la comunità che accoglie, la fede che si rinnova. La celebrazione si è conclusa in un clima di raccoglimento e gioia condivisa, con la comunità squillacese riunita attorno al suo pastore per celebrare il mistero centrale della fede cristiana. Un messaggio di speranza, quello dell’arcivescovo Maniago, che invita a guardare alla Pasqua come a un cammino che continua, sostenuto dalla presenza del Risorto. Carmela Commodaro
La comunità di Amaroni ha vissuto un Venerdì Santo particolarmente intenso, segnato da un profondo momento di fede e meditazione guidato da padre Giovanni Aitollo, O.F.M., invitato per l’occasione da don Roberto Corapi. Nel giorno in cui la Chiesa fa memoria della Passione di Cristo, la predica di Passione e la meditazione sulla chiamata della Madonna hanno offerto ai fedeli un’occasione preziosa per entrare nel cuore del mistero pasquale. Padre Giovanni ha saputo attualizzare con grande profondità la Parola di Dio, rendendola viva e capace di parlare alle sfide del presente. La sua riflessione ha accompagnato i presenti in un percorso spirituale che ha unito il mistero della Croce alle sofferenze, alle fragilità e alle speranze dell’oggi, mostrando come la fede possa illuminare anche i momenti più complessi della vita. Al centro della meditazione, la figura della Madonna è stata proposta come modello di fede autentica, di ascolto e di totale adesione alla volontà di Dio. La sua presenza ai piedi della Croce, segno di amore e di coraggio, è stata indicata come esempio concreto per affrontare con speranza le prove quotidiane, senza cedere allo scoraggiamento. La partecipazione numerosa e raccolta dei fedeli ha testimoniato il forte coinvolgimento della comunità, che ha accolto questo appuntamento come un dono spirituale nel cuore del Triduo Pasquale. L’iniziativa si inserisce pienamente nel cammino pastorale della parrocchia, confermando l’importanza di offrire momenti di meditazione e approfondimento della fede nei tempi liturgici più significativi. Soddisfatto e riconoscente, don Roberto Corapi ha espresso parole di stima e affetto verso padre Giovanni, ringraziandolo per aver guidato la comunità in un’esperienza capace di far entrare più profondamente nel mistero della Passione di Gesù. Un Venerdì Santo che rimarrà nel cuore degli amaronesi come un momento di grazia e di rinnovata consapevolezza spirituale. Carmela Commodaro
Circa 100 i figuranti e gli organizzatori coinvolti, protagonisti di una rappresentazione che ha saputo emozionare grazie alla forza della semplicità e dell’autenticità. Non attori, ma cittadini che hanno scelto di mettersi in gioco, offrendo tempo ed energie per un progetto condiviso
FILADELFIA (VV) – 3 APRILE 2026 – Una comunità intera che si mette in gioco, si unisce e dà vita a uno degli eventi più intensi e partecipati dell’anno. La Passione Vivente si è trasformata in un autentico momento di fede, tradizione e identità collettiva, capace di coinvolgere centinaia di persone e richiamare un pubblico numerosissimo e partecipe. Circa 100 i figuranti e gli organizzatori coinvolti, protagonisti di una rappresentazione che ha saputo emozionare grazie alla forza della semplicità e dell’autenticità. Non attori, ma cittadini che hanno scelto di mettersi in gioco, offrendo tempo ed energie per un progetto condiviso. L’idea nasce dal sacerdote don Rocco Suppa e prende forma già a fine gennaio, durante un primo incontro con l’amministrazione comunale, rappresentata dall’assessore Masino Diaco, e con il presidente della Pro Loco di Filadelfia, Gabriele Runca. Da quel momento prende il via una vera e propria corsa contro il tempo. In appena due mesi, grazie a un impegno imponente e continuo, si è riusciti a costruire una manifestazione curata nei dettagli, capace di restituire al pubblico tutta l’intensità della rappresentazione della Passione. «Desidero esprimere, a nome dell’intera Amministrazione comunale, un ringraziamento sentito al Parroco, alla Pro Loco e a tutti i figuranti – ha dichiarato il sindaco di Filadelfia Anna Bartucca – per aver donato alla nostra comunità un momento di così alto valore spirituale e culturale. La straordinaria partecipazione dei cittadini testimonia quanto queste iniziative siano profondamente sentite e rappresentino un patrimonio importante per il nostro territorio. Trattandosi della prima edizione, l’auspicio condiviso è che questa significativa esperienza possa essere riproposta anche negli anni a venire, crescendo ulteriormente in qualità e partecipazione, e continuando a rafforzare lo spirito religioso e il senso di comunità». «La Comunità Pastorale si è cimentata in questa Sacra Rappresentazione sotto la guida del parroco don Rocco Antonio Suppa, don Gregorio e don Francois. «Oggi più che un tempo – ha reso noto don Rocco – queste iniziative aiutano a fare comunione e a far nascere relazioni sane: in una società in cui impera l’individualismo, il soggettivismo, la dipendenza dai social con il loro isolamento, tali momenti di fede, cultura e tradizione fungono da medicina». Dal canto suo, il presidente della Pro Loco di Filadelfia Gabriele Runca ha inteso sottolineare che «il sodalizio turistico ha inoltre rilanciato questa importante tradizione dopo diversi anni, riportandola al centro della vita comunitaria: quella appena svolta rappresenta infatti la sesta edizione. Un percorso di crescita che ha visto negli anni un arricchimento della messa in scena, con l’introduzione di dialoghi strutturati, scene curate e musiche coinvolgenti, elementi che hanno contribuito a rendere la rappresentazione ancora più intensa e suggestiva». Particolarmente apprezzata la successione delle scene chiave, che hanno guidato il pubblico in un percorso emotivo e spirituale: dall’intensità dell’Ultima Cena, al raccoglimento dell’agonia nel getsemani, fino alla tensione del processo. Momenti forti e coinvolgenti si sono vissuti anche durante la Via Crucis, culminando nella toccante rappresentazione della Crocifissione. Significativa anche la scelta delle quattro chiese del paese come luoghi in cui ambientare le diverse scene: una decisione che ha permesso di valorizzare il patrimonio religioso locale e di creare un percorso itinerante capace di coinvolgere ancora di più il pubblico, rendendolo parte integrante della rappresentazione. Accompagnato dalle voci narranti, il numerosissimo pubblico ha seguito con partecipazione e in un silenzio attento e riflessivo i dialoghi e le recitazioni, lasciandosi coinvolgere pienamente dall’intensità delle scene. È stato anche un modo per riscoprire il vero significato della Pasqua, in concomitanza con l’inizio della Settimana Santa, offrendo alla comunità un momento di riflessione profonda e condivisa. Ciò che ha reso davvero speciale questa edizione è stato il forte senso di unità vissuto durante tutta la manifestazione: figuranti, organizzatori e pubblico si sono ritrovati parte di un’unica grande comunità, condividendo emozioni, valori e tradizioni. Un legame autentico che si è percepito in ogni momento della rappresentazione. Un contributo fondamentale è arrivato anche dalla cura dei costumi: la maggior parte degli abiti è stata realizzata con grande maestria dalla stilista Annalisa Caruso, il cui lavoro ha arricchito ulteriormente la qualità e l’impatto visivo dell’intera rappresentazione. Un ringraziamento speciale va inoltre a tutti coloro che hanno lavorato dietro le quinte, spesso lontano dai riflettori ma essenziali per la riuscita dell’evento: gli addetti al copione, i narratori, gli addetti alle scene e al trucco, che con passione e professionalità hanno contribuito a rendere ogni momento credibile e coinvolgente. «Questa esperienza dimostra che quando istituzioni, associazioni e comunità religiosa lavorano insieme si possono raggiungere risultati straordinari. In appena due mesi siamo riusciti a costruire qualcosa di grande, ma soprattutto abbiamo rafforzato il senso di appartenenza della nostra comunità. La Passione Vivente non è solo un atto di fede, ma anche una forma concreta di valorizzazione del territorio e della nostra tradizione locale. È questa la strada da seguire per il futuro: fare rete, collaborare e investire nella nostra identità», ha sottolineato, infine, il presidente della Pro Loco di Filadelfia, Gabriele Runca che ha coordinato la realizzazione trasformando insieme agli altri organizzatori un’idea in un evento concreto, partecipato e fortemente identitario. La Passione Vivente si conferma così non solo come rappresentazione religiosa, ma come il simbolo più autentico di una comunità che, quando si unisce, è capace di costruire bellezza, emozione e memoria condivisa.
Dopo trentotto anni di carriera, il Luogotenente Carica Speciale Giuseppe Chiaravalloti, in forza al Nucleo Investigativo dell’Arma di Catanzaro, lascia il servizio. Il Generale Pellegrino lo ha ricevuto il giorno del suo commiato Esperto nelle attività di repertamento, Chiaravalloti ha fornito il proprio contributo, con estrema serietà e competenza, in moltissimi dei più efferati delitti verificatisi nella provincia di Catanzaro negli ultimi decenni. Grazie all’approfondimento delle più sofisticate tecniche di investigazione scientifica, ha rappresentato un punto di riferimento per tutti gli addetti ai lavori, instaurando e alimentando altresì una proficua collaborazione scientifica tra i Carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro e l’Università Magna Graecia, al fianco della quale, anche in futuro, continuerà a mantenere un rapporto di partnership scientifica. Al Luogotenente Carica Speciale Giuseppe Chiaravalloti vanno la gratitudine dei colleghi e gli auguri di un futuro altrettanto entusiasmante
Lancia l’allarme la Confederazione Produttori Agricoli (Copagri), per il blocco delle prove di profilassi da parte dei servizi veterinari per mancanza tubercolina. Il presidente provinciale di Reggio Calabria, Vincenzo Lentini, ha scritto all’Asp n. 5, e ad altre autorità locali e regionali competenti, per intervenire con la massima urgenza e risolvere il problema. “Si porta alla vostra attenzione – precisa Vincenzo Lentini nella missiva urgente – una situazione che sta generando notevoli difficoltà tra moltissimi allevatori della provincia di Reggio Calabria. Ci viene continuamente segnalato, che i servizi veterinari provinciali non stanno procedendo alle consuete prove di profilassi per le aziende bovine, relativamente alla TBC per l’anno 2026, a causa della mancanza di tubercolina per effettuare le necessarie iniezioni ai capi. Questa problematica – rimarca l’esponente della Copagri – non solo mette a rischio la qualifica sanitaria di “ufficialmente indenne” per TBC e BRC delle aziende, ma sta anche causando danni economici significativi. Infatti, l’impossibilità di certificare i capi come indenni impedisce la movimentazione degli animali in uscita, bloccando di fatto l’attività di molte imprese agricole”. Il presidente provinciale della Confederazione Produttori Agricoli chiede quindi “di valutare, con urgenza, la situazione e di intervenire quanto prima, per risolvere questa inefficienza da parte dei servizi veterinari provinciali, così da tutelare la salute degli animali e la continuità lavorativa degli allevatori”. A rimarcare con forza la necessità di intervenire tempestivamente è il presidente regionale della Copagri, Francesco Macrì, che sollecita interventi immediati a tutti gli organismi competenti. “In un momento così complicato per le imprese agricole – mette in rilievo il presidente della Confederazione produttori agricoli della Calabria Francesco Macrì – dagli enti ci aspettiamo la massima disponibilità e il massimo sostegno, e non intralci al lavoro quotidiano che portano avanti eroicamente gli allevatori, in un territorio così difficile e con livelli di redditi particolarmente bassi. Le complicate congiunture internazionali purtroppo – evidenzia il barone Francesco Macrì – stanno già mettendo a dura prova l’intero comparto, ecco perché ci aspettiamo la massima collaborazione”.
Ad Amaroni il Giovedì Santo si è trasformato in un abbraccio collettivo, in un momento in cui la fede ha preso forma concreta nei gesti, nelle parole e nei volti della comunità. La celebrazione della Messa in Coena Domini, presieduta da don Roberto Corapi, ha restituito alla liturgia la sua forza originaria: quella di un amore che si china, che serve, che si dona fino alla fine. La chiesa gremita, il silenzio attento, la lavanda dei piedi ai papà dei bambini della Prima Comunione, la reposizione del Santissimo Sacramento: ogni gesto ha parlato più di mille discorsi. Eppure le parole del parroco hanno scavato in profondità, toccando corde intime e attuali. Don Roberto ha guidato i fedeli dentro il cuore del mistero cristiano, ricordando che il Giovedì Santo non è una semplice commemorazione, ma un invito a guardare il mondo con gli occhi di Cristo. «Viviamo in un tempo segnato da guerre, violenze, divisioni e paure», ha detto. «Eppure, proprio qui, in questa liturgia che sembra “fuori logica”, troviamo la risposta più vera: il servizio. Mentre fuori risuonano parole di potere, qui ascoltiamo un’altra parola: amare fino alla fine». Un messaggio che ha assunto un peso particolare quando il parroco ha ricordato che l’Eucaristia nasce dal riconoscere l’altro come fratello, non come nemico. E che il sacerdozio stesso è un dono che nasce da un gesto di umiltà: «Non è un privilegio, è una chiamata a consumarsi. Non è un ruolo, è una vita donata». Durante la celebrazione, don Roberto ha elevato una preghiera intensa: per una Chiesa fatta di sacerdoti “innamorati”, capaci di piangere con chi soffre e di spezzarsi come pane; per una comunità unita al Papa, segno di comunione in un mondo diviso; per Amaroni, per le famiglie, i giovani, gli anziani, per chi vive la gioia e per chi affronta la prova. «Fa’ che questa piccola porzione del tuo popolo sia segno di pace in un mondo inquieto», ha invocato. «Che qui si impari il linguaggio del servizio, del perdono, della fraternità». Il gesto della lavanda dei piedi, compiuto ai papà dei bambini della Prima Comunione, ha reso visibile il Vangelo. Non figure lontane, ma uomini concreti, con il peso delle responsabilità quotidiane. A loro – come a ciascuno – Cristo si avvicina, si china, ama. «Pensate che forza ha questo gesto: Dio si inginocchia davanti all’uomo. Non chiede di essere servito, ma insegna a servire. Non impone, ma si dona». Il parroco ha lanciato un appello semplice e radicale: innamorarsi di Gesù. Perché solo l’amore trasforma davvero. Solo l’amore dà il coraggio di restare, di ricominciare, di perdonare. Solo l’amore rende possibile credere anche quando è difficile. Innamorarsi di Gesù non significa essere perfetti, ma non sentirsi mai soli. Significa scoprire che Lui cammina accanto a noi, dentro la vita di ogni giorno. La parrocchia: non un luogo, ma una casa Don Roberto ha poi rivolto un appello diretto alla comunità: «Ho bisogno di voi. Non da spettatori, ma da protagonisti attivi. La parrocchia sentitela vostra: è la vostra casa». Una casa aperta, sempre, a tutti. Una casa dove si cresce insieme, dove si impara a volersi bene, dove si costruisce pace in un mondo che spesso semina divisione. Il Giovedì Santo ad Amaroni non è stato solo una celebrazione liturgica, ma un’esperienza di comunione. Un invito a riscoprire la bellezza del servizio, la forza dell’amore gratuito, la responsabilità di essere comunità viva. Davanti a Gesù che si dona, la preghiera finale del parroco è diventata il desiderio di tutti: “Signore, insegnaci ad amare. Insegnaci a inginocchiarci davanti agli altri. Insegnaci a costruire casa, insieme”. Carmela Commodaro
Nel quadro di una più ampia ed articolata attività di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti condotta sul territorio del Reventino, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Soveria Mannelli e della Stazione di Conflenti hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lamezia Terme, su richiesta del Procuratore della Repubblica ff. di Lamezia Terme, a carico di quattro persone ritenute responsabili, a vario titolo, del reato di coltivazione e produzione illecita di sostanze stupefacenti in concorso, con condotte aggravate dalla rilevante quantità dello stupefacente trattato. L’indagine, avviata nel mese di maggio 2025 dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Soveria Mannelli, supportata dalla Stazione Carabinieri di Conflenti, nonché dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” di Vibo Valentia – assetto d’élite dell’Arma, in possesso di elevata specializzazione tattica e militare, in grado di svolgere infiltrazioni e prolungate attività di osservazione in aree boschive impervie – è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme e si è sviluppata attraverso una lunga, complessa e capillare attività investigativa, articolata in gravosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento, spesso compiuti in arco notturno, nonché in mirati riscontri sul territorio. Tali attività hanno consentito di ricostruire un quadro dettagliato del modus operandi dei soggetti coinvolti, che si avvalevano di strumentazione tecnica sia per monitorare le aree ove avveniva la coltivazione, grazie all’utilizzo di foto-trappole, sia per tentare di eludere i controlli degli investigatori dell’Arma, mediante un disturbatore di frequenza telefonica del tipo jammer. Momento centrale dell’intera operazione è stato il sequestro, avvenuto il 5 settembre 2025, di una vasta piantagione di Marijuana tra i territori comunali di Conflenti (CZ) e Lamezia Terme (CZ). In tale circostanza, erano state rinvenute 4.826 piante, per un quantitativo complessivo stimato in oltre un milione e 300mila dosi medie ed un valore economico di circa 2,5 milioni di euro, dato che evidenzia in modo significativo la portata dell’attività illecita ed il potenziale impatto sul mercato degli stupefacenti. Le risultanze investigative hanno consentito di delineare la filiera produttiva della sostanza e le modalità di gestione dei proventi illeciti. Proprio in ragione di tali elementi, la Procura, oltre all’emissione degli odierni provvedimenti restrittivi della libertà personale, nei giorni scorsi aveva altresì disposto il sequestro dei beni nella disponibilità di tre dei quattro soggetti colpiti dal provvedimento restrittivo, ritenuti riconducibili ai proventi derivanti dall’attività criminosa. In particolare, all’indomani del sequestro della vasta piantagione, gli investigatori dell’Arma, coordinati dal Procuratore della Repubblica ff. di Lamezia Terme, si sono concentrati sui redditi dichiarati e sui patrimoni degli indagati, da cui è emerso un valore complessivo di circa 220.000 euro ritenuto non giustificato e sproporzionato rispetto alle capacità reddituali dichiarate. Di conseguenza, il quadro indiziario ha consentito l’emissione del decreto di sequestro preventivo, che ha interessato un immobile destinato a privata abitazione, nove veicoli e ventuno rapporti finanziari, tra conti correnti, buoni di risparmio, carte di credito e prepagate. Il provvedimento, emesso nei giorni scorsi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme, che ha di recente intensificato l’azione di contrasto in materia di stupefacenti, si inserisce in una strategia investigativa mirata non solo alla repressione delle condotte illecite, ma anche all’aggressione dei patrimoni accumulati attraverso attività criminali, incidendo in maniera concreta sulle risorse economiche che alimentano il traffico di sostanze stupefacenti. Il sequestro è stato eseguito in conformità a strumenti normativi che consentono di intervenire sui beni nella disponibilità di indagati, indiziati in relazione ad uno dei reati indicati nell’art. 240 bis cp, qualora emergano elementi di evidente sproporzione rispetto ai redditi dichiarati o quando gli stessi risultino collegati ad attività delittuose. Si tratta di una misura di particolare incisività, volta a colpire il cuore economico delle attività criminali e a prevenire la prosecuzione delle stesse. L’operazione rappresenta un salto di qualità dell’azione di contrasto svolta dall’Arma dei Carabinieri in piena sinergia con l’attività di direzione e coordinamento della Procura della Repubblica di Lamezia Terme che, grazie a strumenti normativi efficaci, è in grado di colpire significativamente le strutture economiche che alimentano il narcotraffico. L’attività condotta conferma, inoltre, l’elevato livello di attenzione e la costante presenza sul territorio degli assetti info-investigativi e delle Stazioni posti alle dipendenze del Comando Provinciale dei Carabinieri di Catanzaro, impegnati frontalmente in un’azione incisiva e capillare volta a contrastare ogni forma di illegalità e a garantire la sicurezza delle comunità locali. In tale contesto, l’aggressione ai patrimoni illeciti, si configura come uno degli strumenti più efficaci per disarticolare i circuiti criminali, restituendo al contempo fiducia e tutela alle collettività. I quattro arrestati sono stati associati alla casa circondariale di Catanzaro.
Si è svolta nella mattinata di oggi, mercoledì 1° aprile 2026, presso i reparti pediatrici dell’Ospedale di Lamezia Terme, l’iniziativa benefica “Poliziotto Pediatra 2026”, promossa dalla Segreteria Provinciale FSP Polizia di Stato di Catanzaro in collaborazione con l’Associazione Donatori Nati – Sezione Lamezia Terme-Catanzaro. L’evento ha registrato una significativa partecipazione, rappresentando un momento di alto valore umano e sociale. I poliziotti hanno donato ai piccoli pazienti uova di Pasqua e altri omaggi, accompagnando la consegna con momenti di intrattenimento e vicinanza, contribuendo a rendere più serena la degenza dei bambini. All’iniziativa hanno preso parte il primario del reparto di Pediatria, dottoressa Mimma Caloiero, e la Dirigente del Commissariato di Lamezia Terme, dottoressa Concetta Gangemi, presente in rappresentanza del Questore Linares. Presenti anche i componenti della Segreteria Provinciale del Sindacato Fsp Polizia e il rappresentante dell’Associazione DonatoriNati, Nicolino Ferraro. Parallelamente si è svolta, con ampia adesione, la giornata di donazione del sangue presso il Centro Trasfusionale del Presidio Ospedaliero, a testimonianza di un impegno concreto a favore della collettività. Il Segretario Generale Provinciale Fsp Polizia di Stato di Catanzaro, Rocco Morelli, ha dichiarato: “L’iniziativa odierna rappresenta una concreta testimonianza dei valori che ispirano l’azione della Polizia di Stato, improntata alla prossimità e alla solidarietà. In un contesto delicato come quello pediatrico, la vicinanza delle istituzioni rafforza il legame con la comunità e offre un segnale tangibile di attenzione verso i più fragili.” Morelli ha inoltre aggiunto: “Anche un gesto semplice, come la consegna di un uovo di cioccolato, può assumere un forte valore simbolico, trasformandosi in un momento di conforto e speranza e contribuendo alla coesione sociale.” Natale Maiolo, giovane componente della Segreteria Provinciale del Sindacato Fsp Polizia, ha aggiunto: “Il modo in cui fai una cosa è il modo in cui fai ogni cosa. Regalare uova di cioccolato ai bimbi può sembrare banale, ma il vero successo prende forma quando si riescono a strappare sorrisi sinceri.” Un sentito ringraziamento è stato rivolto a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell’evento, in particolare agli sponsor Multiservice Car di Fusto Salvatore, Elefante Cash&Carry e Mascottoys di Francesco Stranges. Si esprime inoltre gratitudine al Commissario Straordinario dell’ASP di Catanzaro, Antonio Battistini, al Direttore Sanitario dottor Antonio Gallucci, al dottor Giorgio Palmieri, Primario del Centro Trasfusionale, e a tutto il personale sanitario coinvolto nella giornata di raccolta sangue. L’iniziativa si conferma un importante momento di vicinanza istituzionale e solidarietà, rafforzando il legame tra la Polizia di Stato e il territorio. La Segreteria Provinciale della Federazione Sindacale di Polizia di Stato di Catanzaro augura a tutti una serena Pasqua, all’insegna della speranza e della solidarietà.
Le note degli inni europeo, greco e italiano hanno dato il via, nella sala consiliare del Comune di Squillace, a un momento destinato a restare nella storia della cittadina. Con la firma ufficiale del gemellaggio tra Squillace e la città greca di Pyrgos, si è suggellato un legame millenario che affonda le radici nella comune civiltà magnogreca. L’incontro, moderato dal giornalista Oldani Mesoraca, consulente del sindaco per le relazioni istituzionali, ha subito inquadrato il valore storico dell’evento: già nel VII secolo a.C., l’antica Skylletion fioriva come colonia greca, cuore pulsante di scambi e cultura. «Vi accogliamo non come ospiti, ma come amici che tornano a casa», ha dichiarato, dal canto suo, con emozione il sindaco di Squillace Enzo Zofrea, ricordando la recente visita della delegazione calabrese in Grecia. «Il gemellaggio – ha aggiunto – non è un atto formale, ma un impegno morale per costruire relazioni vere e progetti che coinvolgano giovani e associazioni. È un patto di fiducia e futuro». Il sindaco di Pyrgos, Efstathios Kannis, ha risposto con parole di profonda fratellanza. «Il mare Ionio – ha sottolineato – non ci divide, ci avvicina: osserviamo la stessa luna dalle due sponde. Trovare scritte in greco a Squillace e scoprire un territorio così simile al nostro è stato emozionante. Insieme svilupperemo cultura e commercio». Al tavolo dei relatori, il segretario generale della Camera di Commercio Italo-Ellenica, Panos Vamvakaris, presente con l’altro rappresentante camerale Fabio Pisciuneri, ha tracciato la rotta operativa del patto, basata su tre pilastri: turismo delle radici, sostenibilità e scambio di competenze. L’archeologo della Soprintendenza Alfredo Ruga ha, invece, arricchito la mattinata con una sintesi storica sulle vicende che portarono alla fondazione di Skylletion. La cerimonia ha visto una partecipazione corale di autorità: oltre ai sindaci di Squillace e Pyrgos, erano presenti i primi cittadini di Andravida-Kyllini, Ioannis Lentzas, di Antica Olimpia, Aristidis Panagiotopoulos, e di Cirò Marina, Andrea Aprigliano, insieme all’assessore comunale al Turismo di Crotone Giovanna Lamanna. Dopo il tradizionale scambio di doni, la delegazione greca ha trascorso il pomeriggio alla scoperta del patrimonio monumentale di Squillace, confermando come questo abbraccio tra popoli sia già realtà. Il cammino è tracciato, perché Squillace e Pyrgos guardano al futuro con la forza di chi conosce, e onora, le proprie radici. Carmela Commodaro