Giovedì Santo ad Amaroni: l’amore che si fa dono

Ad Amaroni il Giovedì Santo si è trasformato in un abbraccio collettivo, in un momento in cui la fede ha preso forma concreta nei gesti, nelle parole e nei volti della comunità. La celebrazione della Messa in Coena Domini, presieduta da don Roberto Corapi, ha restituito alla liturgia la sua forza originaria: quella di un amore che si china, che serve, che si dona fino alla fine. La chiesa gremita, il silenzio attento, la lavanda dei piedi ai papà dei bambini della Prima Comunione, la reposizione del Santissimo Sacramento: ogni gesto ha parlato più di mille discorsi. Eppure le parole del parroco hanno scavato in profondità, toccando corde intime e attuali. Don Roberto ha guidato i fedeli dentro il cuore del mistero cristiano, ricordando che il Giovedì Santo non è una semplice commemorazione, ma un invito a guardare il mondo con gli occhi di Cristo. «Viviamo in un tempo segnato da guerre, violenze, divisioni e paure», ha detto. «Eppure, proprio qui, in questa liturgia che sembra “fuori logica”, troviamo la risposta più vera: il servizio. Mentre fuori risuonano parole di potere, qui ascoltiamo un’altra parola: amare fino alla fine». Un messaggio che ha assunto un peso particolare quando il parroco ha ricordato che l’Eucaristia nasce dal riconoscere l’altro come fratello, non come nemico. E che il sacerdozio stesso è un dono che nasce da un gesto di umiltà: «Non è un privilegio, è una chiamata a consumarsi. Non è un ruolo, è una vita donata». Durante la celebrazione, don Roberto ha elevato una preghiera intensa: per una Chiesa fatta di sacerdoti “innamorati”, capaci di piangere con chi soffre e di spezzarsi come pane; per una comunità unita al Papa, segno di comunione in un mondo diviso; per Amaroni, per le famiglie, i giovani, gli anziani, per chi vive la gioia e per chi affronta la prova. «Fa’ che questa piccola porzione del tuo popolo sia segno di pace in un mondo inquieto», ha invocato. «Che qui si impari il linguaggio del servizio, del perdono, della fraternità». Il gesto della lavanda dei piedi, compiuto ai papà dei bambini della Prima Comunione, ha reso visibile il Vangelo. Non figure lontane, ma uomini concreti, con il peso delle responsabilità quotidiane. A loro – come a ciascuno – Cristo si avvicina, si china, ama. «Pensate che forza ha questo gesto: Dio si inginocchia davanti all’uomo. Non chiede di essere servito, ma insegna a servire. Non impone, ma si dona». Il parroco ha lanciato un appello semplice e radicale: innamorarsi di Gesù. Perché solo l’amore trasforma davvero. Solo l’amore dà il coraggio di restare, di ricominciare, di perdonare. Solo l’amore rende possibile credere anche quando è difficile. Innamorarsi di Gesù non significa essere perfetti, ma non sentirsi mai soli. Significa scoprire che Lui cammina accanto a noi, dentro la vita di ogni giorno. La parrocchia: non un luogo, ma una casa
Don Roberto ha poi rivolto un appello diretto alla comunità: «Ho bisogno di voi. Non da spettatori, ma da protagonisti attivi. La parrocchia sentitela vostra: è la vostra casa». Una casa aperta, sempre, a tutti. Una casa dove si cresce insieme, dove si impara a volersi bene, dove si costruisce pace in un mondo che spesso semina divisione. Il Giovedì Santo ad Amaroni non è stato solo una celebrazione liturgica, ma un’esperienza di comunione. Un invito a riscoprire la bellezza del servizio, la forza dell’amore gratuito, la responsabilità di essere comunità viva. Davanti a Gesù che si dona, la preghiera finale del parroco è diventata il desiderio di tutti: “Signore, insegnaci ad amare. Insegnaci a inginocchiarci davanti agli altri. Insegnaci a costruire casa, insieme”.
Carmela Commodaro
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