L’essenza dell’incontro è la valorizzazione del dialetto gasperinese come lingua viva, autonoma, stratificata, capace di raccontare la storia di una comunità attraverso le sue parole. È questo il fulcro del saggio “Koinè. Ricerca etimologica sul dialetto di Gasperina” di Gregorio Gallello e Mario Voci, che verrà presentato l’8 agosto, alle ore 18.30, nel giardino di Palazzo Manni. La serata, moderata dall’insegnante Maria Russo, vedrà la partecipazione dei due autori insieme al professor Ulderico Nisticò, che ha curato l’introduzione al volume, e all’editore Oreste Pace. Una squadra di voci autorevoli che accompagnerà il pubblico in un viaggio linguistico lungo oltre duemila anni. Il saggio nasce con l’obiettivo di accrescere la conoscenza di Gasperina attraverso la sua lingua, recuperandone le radici, custodendone la memoria e promuovendone la dignità culturale. Il dialetto, infatti, non è una derivazione dell’italiano, ma una lingua con pari valore e potenzialità espressive, capace di evolversi e rinnovarsi nel tempo. Gli autori hanno analizzato più di 1.100 termini, ricostruendone la storia e le trasformazioni. Ogni lemma è il risultato di un lungo processo di contaminazione linguistica: nel Sud Italia si sono avvicendati Greci, Romani, Bizantini, Normanni, Angioini, Aragonesi, Spagnoli e Francesi. Ogni dominazione ha lasciato tracce nel parlato locale, sedimentando suoni, significati e strutture che oggi compongono l’identità linguistica gasperinese. Da questa sovrapposizione nasce il titolo del saggio: koinè (κοινὴ), termine che rimanda proprio alla fusione di idiomi differenti. Nel volume si tenta un accostamento tra il dialetto gasperinese e parole provenienti dal greco, latino, francese, provenzale, spagnolo, catalano, arabo e inglese (in particolare americanismi introdotti dai gasperinesi rientrati dagli Stati Uniti). Per la pronuncia dei lemmi, gli autori si sono basati sull’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA), garantendo rigore scientifico e uniformità metodologica. Pur essendo un’indagine ampia e accurata, gli autori non la considerano definitiva. Il saggio vuole essere uno stimolo, un punto di partenza per ulteriori approfondimenti e per un coinvolgimento sempre maggiore della comunità nella tutela del proprio patrimonio linguistico. La presentazione del saggio rappresenta un momento significativo per Gasperina, sicuramente un’occasione per riscoprire la propria storia attraverso la lingua, per comprendere come le parole custodiscano memorie, incontri, dominazioni, migrazioni e identità. Carmela Commodaro
Il sindaco Enzo Zofrea annuncia una notizia che incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini: la Tari a Squillace diminuisce. La riduzione arriva dopo l’approvazione, in Consiglio comunale, del Piano economico finanziario del servizio rifiuti, frutto di un lavoro amministrativo lungo, complesso e condiviso. La diminuzione della Tari non è un dettaglio tecnico, ma è un beneficio reale. Per molte famiglie squillacesi, il risparmio annuo sarà tra gli 80 e i 100 euro, a seconda delle caratteristiche dell’utenza. Un sollievo importante in un periodo in cui il costo della vita continua a crescere e ogni alleggerimento delle spese domestiche rappresenta un aiuto concreto. A rendere questo traguardo ancora più significativo è la validazione del Piano da parte di Arrical, l’Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria. Un organismo indipendente che ha verificato la correttezza dei dati e dell’intero procedimento, confermando la solidità, la trasparenza e la serietà del lavoro svolto dal Comune. Il dato locale si inserisce in un quadro nazionale che conferma la portata del risultato. Secondo il Rapporto Cittadinanzattiva 2025, una famiglia italiana tipo paga 340 euro all’anno di Tari. Applicando gli stessi criteri, a Squillace la spesa è di circa 230 euro, oltre 100 euro in meno rispetto alla media nazionale. Un differenziale che racconta una gestione efficiente, attenta e orientata alla sostenibilità economica. La riduzione della tariffa non è stata ottenuta tagliando servizi o abbassando gli standard. Anzi, oggi Squillace può contare su raccolta efficiente, differenziata in crescita e decoro urbano quotidiano. La città è più pulita, più ordinata e più attenta alla gestione dei rifiuti. Un equilibrio virtuoso tra risparmio, efficienza e qualità. Il sindaco Zofrea sottolinea che questo risultato è il frutto dell’impegno congiunto degli uffici comunali, che hanno curato la parte tecnica e amministrativa; degli operatori del servizio rifiuti, che garantiscono ogni giorno puntualità ed efficacia; dei cittadini, protagonisti con il loro senso civico e il rispetto del territorio. Una comunità che partecipa, collabora e costruisce insieme. «Amministrare significa trasformare il lavoro quotidiano in risultati concreti», afferma il sindaco. La riduzione della Tari è uno di questi risultati: tangibile, misurabile, utile. L’impegno dell’amministrazione prosegue con la stessa linea guida: meno Tari, più efficienza e più equità. Una Squillace sempre più vicina ai suoi cittadini, capace di coniugare sostenibilità economica, qualità dei servizi e visione di comunità. Carmela Commodaro
L’esperto Francesco Pungitore spiega la nuova fase del regolamento europeo: aziende, pubbliche amministrazioni, professionisti e scuole dovranno censire gli strumenti utilizzati, contrastare la “shadow AI”, proteggere i dati e dimostrare di avere formato il personale. Previste sanzioni, richieste correttive e verifiche delle autorità competenti
Il 2 agosto 2026 segna un passaggio decisivo nell’applicazione dell’AI Act europeo. Non è la data in cui nasce la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, né il giorno in cui diventano improvvisamente operative tutte le norme previste dal regolamento. È, però, il momento in cui entra nella sua fase generale la macchina della vigilanza e diventano applicabili importanti obblighi di trasparenza, con la possibilità concreta di controlli, contestazioni e sanzioni.
«Il 2 agosto non rappresenta un punto di partenza assoluto, ma un cambio di passo», spiega Francesco Pungitore, docente, giornalista, scrittore (suo è il recente volume “Complessità umana. Linearità artificiale”) formatore esperto nel campo dell’intelligenza artificiale, direttore tecnico dell’accordo di rete tra comuni, scuole e università che ha dato vita all’Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale che ha sede in Calabria, a Torre di Ruggiero. «Da questa data le organizzazioni non potranno più limitarsi a dichiarare genericamente di utilizzare l’AI. Dovranno sapere quali sistemi stanno usando, chi li utilizza, per quali finalità, con quali dati e sotto la responsabilità di chi».
La Commissione europea ha confermato che dal 2 agosto 2026 diventano applicabili le regole generali di vigilanza e controllo e gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act. Occorre tuttavia evitare interpretazioni semplicistiche: una parte della disciplina sui sistemi ad alto rischio è stata rinviata. Le regole per alcuni sistemi indicati nell’Allegato III, tra cui applicazioni nei settori del lavoro, dell’istruzione, dei servizi essenziali e della migrazione, entreranno pienamente in applicazione dal 2 dicembre 2027. Per i sistemi ad alto rischio incorporati in prodotti regolamentati, il termine è invece fissato al 2 agosto 2028.
«Bisogna essere precisi: dal 2 agosto 2026 non diventa operativo nello stesso momento ogni singolo articolo dell’AI Act», sottolinea Pungitore. «Diventano però concretamente operativi la vigilanza generale, la trasparenza verso cittadini e utenti e il sistema attraverso il quale le autorità possono chiedere documenti, verificare le procedure e contestare le violazioni».
Chi effettuerà i controlli in Italia
La legge italiana 23 settembre 2025, numero 132, ha individuato nell’Agenzia per l’Italia digitale, AgID, e nell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, ACN, le autorità nazionali competenti in materia di intelligenza artificiale.
Ad AgID sono attribuiti, tra gli altri, compiti relativi all’innovazione, alla promozione e alle procedure riguardanti gli organismi di valutazione della conformità. L’ACN esercita invece le funzioni di vigilanza del mercato, comprese le attività ispettive e sanzionatorie, e opera come punto di contatto nazionale. Restano ferme le competenze settoriali di autorità come il Garante per la protezione dei dati personali, la Banca d’Italia, la Consob e l’Ivass.
«Un controllo non riguarderà necessariamente soltanto il software acquistato ufficialmente dall’organizzazione», chiarisce Pungitore. «Potrà riguardare anche le modalità reali con cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata nei processi di lavoro, le istruzioni date ai dipendenti, la gestione dei dati, la tracciabilità delle attività e la formazione ricevuta dal personale».
Le verifiche potranno quindi partire da un incidente, da una segnalazione, da un trattamento illecito di dati personali, da un contenuto non correttamente dichiarato come artificiale o dalla scoperta di un sistema utilizzato senza adeguate procedure interne.
Sanzioni fino a 35 milioni di euro
L’AI Act prevede sanzioni differenziate in base alla gravità della violazione. Per il mancato rispetto dei divieti relativi alle pratiche di intelligenza artificiale considerate inaccettabili, la sanzione può arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7 per cento del fatturato mondiale annuo dell’impresa.
Per la violazione di altri obblighi previsti dal regolamento, compresi determinati obblighi a carico di fornitori e utilizzatori e quelli sulla trasparenza, il limite può raggiungere 15 milioni di euro o il 3 per cento del fatturato mondiale. La fornitura alle autorità di informazioni inesatte, incomplete o fuorvianti può comportare sanzioni fino a 7,5 milioni di euro o all’1 per cento del fatturato. Per le piccole e medie imprese viene applicato, nei casi previsti, il valore economicamente più basso. Le autorità possono inoltre adottare avvertimenti, ordini correttivi e misure non monetarie, secondo criteri di effettività e proporzionalità.
«Le cifre massime non devono essere usate per creare allarmismo», osserva Pungitore. «Ma sarebbe altrettanto sbagliato pensare che l’AI Act sia soltanto un insieme di principi etici senza conseguenze. Dal 2 agosto la conformità deve poter essere dimostrata con atti, registri, procedure, contratti, istruzioni e attività formative».
Chatbot, deepfake e contenuti sintetici: cosa cambia
Una delle novità più visibili riguarda la trasparenza. Chi mette a disposizione sistemi che interagiscono direttamente con le persone, come chatbot e assistenti virtuali, deve informare l’utente che sta dialogando con un sistema di intelligenza artificiale, salvo che ciò sia evidente dalle circostanze.
I fornitori di sistemi che generano o manipolano testi, immagini, audio e video devono rendere gli output riconoscibili anche attraverso marcature in formato leggibile dalle macchine. Per i sistemi di generazione di contenuti già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026 è previsto un periodo transitorio, con adeguamento entro il 2 dicembre 2026.
Chi pubblica un deepfake deve dichiarare che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente. Anche i testi prodotti dall’AI e destinati a informare il pubblico su questioni di interesse generale devono essere segnalati, salvo i casi in cui siano stati sottoposti a un’effettiva revisione umana e una persona o un’organizzazione assuma la responsabilità editoriale della pubblicazione.
Le persone esposte a sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica devono inoltre essere adeguatamente informate. Resta vietato, salvo limitate ragioni mediche o di sicurezza, utilizzare sistemi di riconoscimento delle emozioni negli ambienti di lavoro e nelle istituzioni scolastiche.
«Non basta inserire in fondo a una pagina una formula generica come “contenuto creato con l’AI”», precisa Pungitore. «L’informazione deve essere chiara, tempestiva e comprensibile. La persona deve poter capire quando sta interagendo con una macchina e quando ciò che vede, ascolta o legge è stato generato oppure alterato artificialmente».
Il fenomeno della “shadow AI”
Uno dei principali problemi per aziende, studi professionali e uffici pubblici è rappresentato dalla cosiddetta shadow AI, cioè l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale non autorizzati, non censiti o non sottoposti a valutazione da parte dell’organizzazione.
Può accadere quando un dipendente utilizza il proprio account personale per sintetizzare un documento aziendale, quando copia dati di clienti dentro un chatbot pubblico, quando installa un’estensione del browser non approvata oppure quando affida a un sistema generativo la preparazione di una valutazione, di un contratto o di una comunicazione ufficiale senza comunicarlo ai responsabili.
«La shadow AI è l’intelligenza artificiale sommersa», spiega Pungitore. «L’organizzazione pensa di utilizzare due o tre strumenti ufficiali, ma nel frattempo i dipendenti ne stanno usando dieci, spesso con account personali e senza sapere dove finiscono i dati inseriti».
I rischi riguardano la possibile diffusione di dati personali, segreti commerciali, informazioni sanitarie, documenti riservati e credenziali. A questi si aggiungono errori, allucinazioni, discriminazioni, violazioni del diritto d’autore, dipendenza da fornitori non verificati e impossibilità di ricostruire il percorso attraverso il quale è stata assunta una decisione. La shadow AI non è una categoria giuridica autonoma prevista dal regolamento, ma costituisce una grave debolezza organizzativa. Se un ente non conosce gli strumenti effettivamente utilizzati dai propri dipendenti, difficilmente potrà garantire trasparenza, sicurezza, protezione dei dati e responsabilità.
«Vietare tutto non è quasi mai la soluzione», aggiunge Pungitore. «Serve invece offrire strumenti approvati, creare ambienti sicuri, stabilire quali dati non possono essere inseriti e predisporre un canale attraverso il quale i dipendenti possano segnalare nuovi casi d’uso».
La formazione è obbligatoria dal 2 febbraio 2025
Un capitolo centrale riguarda l’AI literacy, cioè la capacità delle persone di comprendere il funzionamento essenziale, le opportunità, i rischi e i limiti dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati.
L’obbligo non nasce il 2 agosto 2026. L’articolo 4 dell’AI Act è applicabile dal 2 febbraio 2025. Da un anno e mezzo, quindi, fornitori e utilizzatori professionali di sistemi di AI devono adottare misure adeguate per favorire un livello sufficiente di competenza del personale e delle altre persone che operano per loro conto.
La formazione deve essere proporzionata alle conoscenze, all’esperienza, al ruolo ricoperto, al contesto d’uso e alle persone che potrebbero essere coinvolte o danneggiate dal sistema. Non esiste un numero unico di ore valido per tutti, né un attestato europeo standard obbligatorio. Occorre però essere in grado di dimostrare che l’organizzazione ha valutato il fabbisogno formativo e ha adottato misure concrete.
«La formazione del personale non comincia il 2 agosto 2026: è obbligatoria dal 2 febbraio 2025», rimarca Pungitore. «Chi arriva oggi senza avere ancora avviato un percorso di AI literacy presenta già un ritardo organizzativo di diciotto mesi».
Non basta un incontro generico o una dimostrazione delle funzioni di un chatbot. Un dirigente deve conoscere responsabilità e criteri decisionali; chi lavora nelle risorse umane deve comprendere i rischi di discriminazione; chi tratta dati personali deve conoscere i limiti di utilizzo; un addetto alla comunicazione deve sapere quando un contenuto sintetico va dichiarato; il personale informatico deve governare accessi, registri, fornitori e sicurezza.
«La vera AI literacy non consiste nell’imparare qualche prompt», continua Pungitore. «Significa sapere quando utilizzare l’AI, quando non utilizzarla, quali dati non inserire, come verificare una risposta e quando è obbligatorio l’intervento umano».
Per la violazione dell’articolo 4 non si applica automaticamente la fascia europea dei 15 milioni di euro o del 3 per cento prevista per altre specifiche inosservanze. Le autorità nazionali possono tuttavia adottare sanzioni e misure correttive proporzionate, soprattutto quando un incidente o una violazione risultino collegati alla mancanza di istruzioni e formazione.
Protezione dei dati: l’AI Act non sostituisce il GDPR
Il regolamento sull’intelligenza artificiale si aggiunge alle norme già esistenti e non sostituisce il GDPR. Continuano ad applicarsi il regolamento europeo 2016/679, il Codice italiano della privacy, la direttiva ePrivacy 2002/58/CE e, nei settori competenti, la direttiva europea 2016/680 sul trattamento dei dati da parte delle autorità giudiziarie e di polizia.
«Un dato personale copiato dentro un prompt resta un trattamento di dati personali», avverte Pungitore. «Il fatto che il trattamento avvenga attraverso un chatbot non elimina la necessità di avere una base giuridica, una finalità determinata, tempi di conservazione e adeguate misure di sicurezza».
Aziende ed enti devono quindi verificare quali dati vengono trasmessi ai fornitori, dove sono conservati, se vengono utilizzati per addestrare ulteriormente i modelli, quali subfornitori intervengono e se vi sono trasferimenti fuori dallo Spazio economico europeo.
Quando il trattamento può comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone, può rendersi necessaria una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati. Devono essere inoltre aggiornate informative, contratti con i responsabili esterni, sistemi di autorizzazione e procedure per l’esercizio dei diritti degli interessati.
Cosa devono fare le aziende
Per le imprese il primo passo è censire tutti i sistemi utilizzati, compresi quelli gratuiti, sperimentali o impiegati tramite account personali. È poi necessario distinguere se l’organizzazione opera come fornitore, utilizzatore professionale, importatore o distributore del sistema.
Occorre adottare una policy interna, classificare i dati che possono o non possono essere inseriti, verificare i contratti con i fornitori, documentare i casi d’uso, formare il personale e stabilire chi autorizza l’impiego di nuovi strumenti.
Particolare attenzione deve essere riservata ai sistemi utilizzati nella selezione, nella valutazione e nella gestione dei lavoratori. Anche prima dell’applicazione completa del regime europeo sui sistemi ad alto rischio, restano operativi il GDPR, il diritto del lavoro, i divieti contro la discriminazione e le regole sulla sorveglianza dei dipendenti.
Cosa devono fare professionisti e studi
Avvocati, commercialisti, consulenti, giornalisti, architetti, ingegneri e professionisti sanitari devono evitare di inserire informazioni riservate o coperte da segreto professionale in strumenti non autorizzati.
Le risposte generate devono essere controllate e non possono sostituire il giudizio professionale. È opportuno documentare gli strumenti utilizzati, definire regole per collaboratori e dipendenti, verificare la tutela della riservatezza e mantenere una chiara responsabilità umana sul lavoro finale. «L’AI può assistere il professionista, non assumersi la sua responsabilità», sintetizza Pungitore. «Una relazione sbagliata, un parere inventato o una diagnosi non verificata non diventano meno gravi perché sono stati prodotti da un algoritmo».
Cosa devono fare pubbliche amministrazioni e uffici
La legge italiana numero 132 del 2025 stabilisce che le pubbliche amministrazioni possono utilizzare l’intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi, ma devono garantire conoscibilità del funzionamento, tracciabilità dell’impiego e responsabilità umana.
L’AI deve avere una funzione strumentale e di supporto. La responsabilità dei provvedimenti e delle decisioni resta in capo alle persone. Le amministrazioni sono inoltre chiamate ad adottare misure tecniche, organizzative e formative adeguate.
Per un Comune, un ministero, un’azienda sanitaria o un altro ente pubblico ciò significa mappare i sistemi, verificare le basi giuridiche dei trattamenti, controllare gli acquisti, disciplinare l’uso dei chatbot pubblici, conservare la tracciabilità delle operazioni e impedire che un algoritmo produca automaticamente decisioni amministrative non comprensibili o non contestabili.
Il riferimento alla scuola
Anche le istituzioni scolastiche rientrano nel quadro generale, pur non essendo l’unico settore interessato. Il decreto ministeriale 9 agosto 2025, numero 166, ha introdotto le linee guida per l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle scuole.
Gli istituti devono prestare particolare attenzione alla protezione dei minori, alla scelta degli strumenti approvati, alla formazione di docenti e personale, alla sicurezza degli account e al mantenimento della responsabilità educativa e valutativa in capo agli insegnanti.
«Nella scuola innovare non significa delegare all’algoritmo la relazione educativa», afferma Pungitore. «L’AI può sostenere la didattica e l’organizzazione, ma non può sostituire la responsabilità del docente, né trasformare i dati degli studenti in materiale da sperimentazione incontrollata».
Il regime completo previsto dall’AI Act per alcuni sistemi educativi ad alto rischio entrerà in applicazione nel dicembre 2027. Sono però già vigenti gli obblighi di formazione, il GDPR, le norme sulla tutela dei minori e il divieto di utilizzare il riconoscimento delle emozioni nelle istituzioni scolastiche, salvo le limitate eccezioni previste dalla legge.
Le azioni da compiere subito
Secondo Pungitore, ogni organizzazione dovrebbe partire da alcune operazioni essenziali: istituire un registro dei sistemi di AI; individuare un responsabile o un gruppo di coordinamento; approvare una policy; mettere a disposizione strumenti autorizzati; vietare l’inserimento di determinate categorie di dati nei servizi pubblici; controllare i contratti con i fornitori; formare il personale per ruolo; conservare registri e documenti; predisporre verifiche umane e un canale per la segnalazione degli incidenti.
«La domanda da porsi non è più soltanto “possiamo usare questo strumento?”, ma “possiamo dimostrare di usarlo in modo legittimo, trasparente, sicuro e responsabile?”», conclude Pungitore.
«L’AI Act non chiede alle organizzazioni di fermare l’innovazione. Chiede di uscire dall’improvvisazione. Dal 2 agosto 2026 l’intelligenza artificiale utilizzata negli uffici, nelle aziende e nei servizi pubblici non può più restare una zona grigia».–
L’iniziativa promossa da Giovanni Sgrò, avviata a metà luglio e destinata a proseguire oltre Ferragosto, valorizza produzioni artigianali, sapori autentici e protagonisti di una regione ricca di storia, natura e qualità
La Calabria raccontata attraverso le sue eccellenze, le sue tradizioni e le storie di chi, ogni giorno, sceglie di investire nella qualità e nel territorio. È questo lo spirito del “Mese della Calabria”, l’iniziativa promossa da Giovanni Sgrò nell’ambito del progetto culturale Naturium, avviata a metà luglio e destinata a proseguire oltre Ferragosto. Non una semplice rassegna commerciale, ma un vero e proprio percorso di conoscenza e valorizzazione dedicato a una terra capace di esprimere produzioni artigianali, enogastronomiche e imprenditoriali di grande pregio. Una Calabria ricca di storia, biodiversità, saperi antichi e materie prime straordinarie, che Naturium sceglie di mettere al centro attraverso un racconto concreto, approfondito e mai superficiale. Il “Mese della Calabria”, infatti, non si limita a offrire una vetrina passiva dei prodotti regionali. Il programma comprende degustazioni, incontri con produttori, approfondimenti e momenti di confronto con i protagonisti dell’imprenditoria calabrese. Donne e uomini che hanno trasformato tradizioni familiari, intuizioni e competenze in attività capaci di coniugare innovazione e rispetto delle radici. L’obiettivo è andare oltre i prodotti più conosciuti, ricercando anche quelle nicchie di estrema qualità che spesso operano lontano dai grandi circuiti commerciali, ma custodiscono autenticità, professionalità e un legame profondo con i luoghi di origine. Dietro questa iniziativa c’è l’impegno certosino di Giovanni Sgrò, da tempo attento promotore di una cultura dell’alimentazione consapevole e del consumo responsabile. La sua ricerca non riguarda soltanto la qualità delle produzioni, ma anche i valori che animano le imprese selezionate: il rispetto dell’ambiente, la correttezza dei processi, la tutela della salute, la dignità del lavoro e una precisa visione etica dell’attività economica. Un approccio che rende il “Mese della Calabria” un progetto culturale prima ancora che promozionale. Ogni prodotto diventa così il punto di partenza per raccontare una comunità, un paesaggio, un metodo di lavorazione o una scelta imprenditoriale fondata sulla responsabilità. L’iniziativa continua e può essere vissuta direttamente a Montepaone, visitando il punto Naturium di via Nazionale e il vicino Urban Market. Due luoghi nei quali è possibile toccare con mano la varietà delle proposte, degustare, conoscere le storie dei produttori e riscoprire una Calabria operosa, creativa e capace di guardare al futuro senza rinunciare alla propria identità. Il “Mese della Calabria” si conferma, dunque, come un invito a conoscere meglio la regione attraverso ciò che produce di più autentico. Un viaggio nei sapori e nei saperi che restituisce l’immagine positiva di una terra nella quale qualità, natura, tradizione e impresa possono diventare parte di un unico racconto di valore.
Soverato 2 agosto 2026 – E’ calato il sipario sul Magna Graecia Film Festival, la manifestazione cinematografica ideata e diretta da Gianvito Casadonte. Otto serate dense di emozioni, proiezioni, incontri con registi, attori e personalità di spicco, dibattiti su sport, libri e giustizia, musica dal vivo e valorizzazione delle eccellenze del territorio, presentate da Carolina di Domenico e Marco Maccarini. Ambassador e madrina dell’edizione, l’attrice Fotinì Peluso. Il Magna Graecia Film Festival si conferma un ponte tra arte e territorio, diventando il fiore all’occhiello di una Calabria che sa raccontarsi attraverso bellezza, passione e talento. «Forse è proprio questo il compito della nostra generazione: costruire un nuovo rinascimento» – ha dichiarato nel suo discorso di chiusura Gianvito Casadonte. «Un rinascimento in cui l’intelligenza artificiale non sostituisca il pensiero umano, ma lo amplifichi. Un rinascimento in cui la cultura torni ad essere il motore dello sviluppo civile, economico e sociale. Ed è in fondo ciò che, con infinita umiltà ma con ostinazione, abbiamo cercato di fare in questi ventitré anni. È per questo che il Magna Grecia Film Festival continua ad esistere: non per celebrare il cinema, ma per celebrare l’uomo attraverso il cinema». Il momento di massimo respiro internazionale è stata la conversazione d’autore condotta da Silvia Bizio con il due volte Premio Oscar Kevin Spacey, insignito della prestigiosa Colonna d’Oro. In un racconto intimo e profondo, l’attore americano ha ripercorso la propria vita partendo dall’infanzia: «Quando avevo solo otto anni i miei genitori già sapevano che avrei voluto fare l’attore. Mio padre pensava fosse un’idea sciocca, ma ogni volta che mi faceva le prediche su come trovare un vero lavoro, mia madre gli diceva di tacere e che avrei vinto degli Oscar. Mia madre credeva così tanto in me che in cucina mi dava la bottiglia del ketchup e mi insegnava come accettare un Oscar: è da lei che ho imparato ad accettare premi come questi che mi state consegnando stasera». Spacey ha riflettuto anche sul senso profondo del proprio percorso e del mestiere dell’attore: «Vincere è una cosa, ma ho sempre imparato molto di più quando ho perso. Sono diventato più forte perdendo. Perché le sfide, l’avversità e l’incertezza sono le grandi attrazioni della vita e per gli artisti sono parte del nostro processo. La creatività fiorisce nel conflitto, l’eccellenza esplode nella sfida. Perché senza il buio non c’è il dramma, senza il dramma non c’è arte e senza arte non c’è luce. Attraverso il nostro lavoro possiamo tutti avvicinarci di più: la cosa più importante è che potete perdere di tutto, ma non dovete perdere mai voi stessi». Infine, ha affidato alla platea il suo messaggio di ripartenza riassunto in cinque parole simbolo: «Risanato, riparato, restaurato, rinato, rinnovato. Voglio ringraziare soprattutto i miei fan in Italia, che continuano a credere nel mio lavoro e mi danno la fiducia di continuare». Il MGFF si è concluso con la proiezione del suo celebre film Swimming with Sharks – Il prezzo di Hollywood. Nel corso della serata si è tenuta la cerimonia di premiazioni dei film in concorso. La Giuria del Concorso Italiano Opere Prime e Seconde, composta da Renato De Maria (Presidente), Marco D’Amore, Aurora Giovinazzo e Matteo Oscar Giuggioli ha attribuito i seguenti riconoscimenti: Miglior Opera Prima e Seconda Italiana – Tienimi Presente di Alberto Palmiero; Miglior Regia – Gioia Mia di Margherita Spampinato; Miglior Sceneggiatura – Breve Storia D’amore di Ludovica Rampoldi; Miglior Attore – Francesco Colella per La Gioia di Nicolangelo Gelormini; Miglior Attrice – Valeria Golino per La Gioia di Nicolangelo Gelormini; Menzione Speciale – Saul Nanni per La Gioia di Nicolangelo Gelormini; Premio Giuseppe Petitto – Aurora Quattrocchi per Gioia Mia. La Giuria del Concorso Internazionale opere prime e seconde (curato da Silvia Bizio), composta da Caterina Murino (Presidente), Ivan Carlei e Valeria Bilello ha assegnato il premio di Miglior Opera Internazionale aUn Poeta di Simon Mesa Soto. La Giuria del concorso Documentari (curato da Antonio Capellupo) composta da Domenico Vacca, Francesco Frangipane (Presidenti) e i ragazzi dell’Associazione Jump ha premiato come Miglior Documentario Il Pilastro di Roberto Beani con una Menzione Speciale perOceani di Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino. Sul palco è stata consegnata la Colonna d’Oro a Nadia Paone, vincitrice del David di Donatello 2026 per la categoria “Miglior suono”, grazie al suo straordinario lavoro nel film Primavera, diretto da Damiano Michieletto. Spazio anche alla grande lirica nel dialogo condotto da Marco Maccarini con la soprano Mariam Battistelli. Dall’adozione a Mantova dalle sue origini etiopi fino ai successi all’Opera di Vienna e alle collaborazioni con Andrea Bocelli, Marco Bellocchio e Vittorio Storaro, la cantante ha emozionato il pubblico ricordando le proprie radici: «Ogni volta che decido di cantare e salgo sul palco è un modo per ringraziare mia mamma per aver creduto in me. Quando nel 2010 sono tornata in Etiopia per riscoprire le mie origini, ho visto la vita che avrei potuto vivere e oggi mi sento molto privilegiata». Battistelli ha poi regalato un’indimenticabile esibizione dal vivo sulle note di Summertime e ‘O sole mio. Il MGFF OFF, spazio vivo di racconto e valorizzazione delle storie del territorio, condotto dalla giornalista Eugenia Ferragina, si è aperto invece nel segno della sensibilità e della vicinanza istituzionale con un accorato appello dedicato alla sicurezza stradale, un valore sacro da custodire quotidianamente. Sul palco, la presenza dei vertici dell’Arma dei Carabinieri – il Comandante Provinciale di Catanzaro Generale Giovanni Pellegrino, il Comandante della Compagnia di Soverato Capitano Gianluca Girardo e il Comandante della Stazione Luogotenente Carica Speciale Salvatore Simione, affiancati da quattro militari dello stand promozionale – ha accompagnato un toccante e corale pensiero di speranza rivolto alla giovane figlia del Luogotenente Minasi, di Santa Caterina dello Ionio, che sta affrontando una difficile battaglia in seguito a un grave incidente. Il filo conduttore dell’inclusione e dell’empatia ha attraversato l’intero panel grazie al lavoro costante delle interpreti LIS TeresaColonna e Sabrina Genovese, alle vibrazioni canore di Frank Murdolo e all’intervento dello psicoterapeuta Salvo Noè, che ha invitato la platea a riscoprire la propria unicità e a imparare a “lasciare andare le cose per aiutare il sole a sorgere e tramontare”. Spazio anche al cinema indipendente, con l’assegnazione del premio Vittorio De Seta del Clorofilla Film Festival. A presentare il riconoscimento, il presidente di giuria Franco Blandi.Il premio è stato assegnato ad Angelo Resta per “Cutro, 94 & more…”, opera intensa che racconta la tragedia di Cutro. Il premio simbolo del festival, le Colonne d’Oro del brand GB Spadafora, sono state consegnate nel corso del festival a: Piero Ausilio, Lino Banfi, Rino Barillari, Carl Brave, Marco D’Amore, Isabella Ferrari, Irene Maiorino, Giulia Michelini, Caterina Murino, Kevin Spacey, Can Yaman, Pasquale Anselmo, Nadia Paone e al corpo della Protezione Civile Calabria. I riconoscimenti consegnati dal Presidente della Fondazione Calabria Film Commission, Anton Giulio Grande, sono andati alle due icone del cinema: Kevin Spacey e Isabella Ferrari. Il premio Ippocampo d’Oro creato dal gioielliere catanzarese Tommaso Megna, è stato consegnato a: Fotinì Peluso, Leonardo Metalli, Manuela Sain, Mariana Lancellotti, Darko Peric, Giulia Bevilacqua e Mariam Battistelli. Il MGFF è sostenuto dal Ministero della Cultura, Calabria Straordinaria – brand della Regione Calabria – Assessorato al Turismo – Calabria Film Commission e Comune di Soverato. Le Colonne d’Oro assegnate durante il festival sono realizzate dal Brand GB Spadafora. Grandi brand nazionali e regionali abbracciano la sfida culturale del Magna Graecia Film Festival: Webgenesys, Vecchio Amaro del Capo, Cinzano, Michele Placido Foundation, Banca Montepaone, Calabria Motori, Silpa Piscine, Gioielleria Megna, L’Aurora.
Proseguono senza sosta i controlli interforze coordinati dalla Questura di Catanzaro per garantire una movida sicura e nel rispetto delle regole lungo la costa ionica, particolarmente affollata nel periodo estivo. L’obiettivo è quello di coniugare divertimento e sicurezza, tutelando le migliaia di giovani e turisti che ogni fine settimana frequentano i principali luoghi di aggregazione. Nella notte è scattato il sequestro preventivo di un noto locale di Soverato, da anni punto di riferimento della movida estiva. Il provvedimento è stato eseguito dalla Polizia amministrativa in esecuzione dell’ordinanza firmata dal Questore di Catanzaro, al termine di una complessa attività ispettiva svolta con il coinvolgimento di tutte le forze e gli enti competenti. Ai controlli, ciascuno per le proprie attribuzioni, hanno preso parte personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco, dell’Ispettorato del Lavoro, dell’Arpacal e dell’Asp. Nel corso delle verifiche sarebbero emerse numerose irregolarità amministrative e sotto il profilo della sicurezza, contestazioni rispetto alle quali la proprietà avrà la possibilità di far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti. Tra gli aspetti rilevati figurerebbero la presenza di un numero di avventori significativamente superiore rispetto alla capienza autorizzata e criticità riguardanti le vie di fuga, ritenute non adeguate a garantire il regolare deflusso delle persone in caso di emergenza. Le risultanze degli accertamenti hanno quindi determinato l’adozione del provvedimento di sequestro preventivo della struttura. L’operazione si inserisce nel più ampio piano di controlli predisposto dalla Questura di Catanzaro per l’intera stagione estiva, finalizzato a verificare il rispetto delle norme in materia di sicurezza, tutela dei lavoratori, igiene e ambiente, con l’obiettivo di assicurare che il divertimento si svolga in condizioni di piena sicurezza per cittadini e turisti. (font catanzaroinforma.it)
Un evento magico si prepara a prendere vita alla bellissima spiaggia dell’Ippocampo di Soverato, dove, il 6 agosto 2026 alle ore 22:00, si svolgerà la rassegna musicale “Note tra le Onde”. In una cornice straordinaria, tra il fascino del mare, il profumo della sabbia e l’incanto di melodie senza tempo, rendiamo omaggio al maestro Ennio Morricone, simbolo della musica cinematografica mondiale.
“ENNIO MORRICONE… LA MUSICA SENZA TEMPO”
La serata vedrà la partecipazione straordinaria della voce narrante di Giorgio Pasotti e del Quintetto Saverio Mercadante, un ensemble di talenti unici e appassionati. Il quintetto è composto da:
Rocco Debernardis (clarinetto)
Giampaolo Caldarola (sassofono baritono)
Roberto Corlianò (pianoforte)
Marco Liguigli (percussioni)
Francesco Tizianel (chitarra)
Ennio Morricone, uno dei compositori di colonne sonore più amati di sempre, ha incantato generazioni con le sue opere, spaziando attraverso diversi generi musicali e lasciando un’impronta indelebile nella storia del cinema. I suoi eccezionali riconoscimenti includono due premi Oscar, tre Grammy Awards, quattro Golden Globes e dieci David di Donatello. Le sue melodie evocano frame di film indimenticabili come “C’era una volta il west”, “Il Buono, il brutto e il cattivo” e “Nuovo cinema Paradiso”, fino all’ultima strepitosa colonna sonora di “The Hateful Eight”, che gli ha regalato l’Oscar nel 2016.
Giorgio Pasotti accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso racconti e aneddoti della vita del grande compositore, rendendo la serata ancora più emozionante e coinvolgente.
La direzione artistica è affidata al maestro Rocco Debernardis, il quale guiderà il quintetto in un’esibizione che promette emozioni intense, esaltando la bellezza della musica di Morricone.
Un Invito alla Magia
Vi aspettiamo il 6 agosto 2026 alla spiaggia dell’Ippocampo di Soverato, per una serata di emozioni uniche tra le onde del mare e le note senza tempo di Ennio Morricone. Non mancate a questa celebrazione della musica, dell’arte e della bellezza!,dove la musica diventa poesia, e il mare fa da cornice a una notte di sogni e ricordi.
Martedì 04 Agosto inizieranno I Giochi del Golfo , manifestazione ludico-sportiva intercomunale che si svolgerà tra i Comuni di Soverato , Davoli , Montepaone e Stalettì all’insegna di uno spirito goliardico e di collaborazione al fine di rendere l’estate ancora più ” frizzante” e giocosa . L’associazione Vola Calabria da me presieduta è lieta di annunciarne l’inizio , ricordando che i giorni di svolgimento saranno 4-5-6-7 .
Un evento straordinario che unisce arte, cultura e passione: Lunedì 3 e Martedì 4 Agosto, presso il suggestivo Teatro sul mare di Soverato, prenderà vita una rappresentazione unica de “Le Troiane Le voci delle vinte”.
Questa produzione, interamente realizzata a Soverato e che coinvolge oltre 100 persone tra artistie maestranze,rappresenta non solo uno spettacolo teatrale, ma un vero e proprio atto d’amore verso la cultura e la comunità locale. Grazie alla Scuola di Teatro Spazio Scenico e all’estro dello scenografo Pino Procopio, ci apprestiamo a rivivere una delle opere più significative della letteratura, portando in scena le emozioni e le voci delle donne, le protagoniste di una storia di resilienza e forza.
In un contesto incantevole come il lungomare Antonino Calabretta, vi invitiamo a immergervi in un’esperienza coinvolgente che tocca l’anima, celebrando il potere dell’arte di unire le persone e di dare voce a chi, spesso, rimane inascoltato.
Non perdete l’occasione di assistere a questo evento imperdibile, che rappresenta il meglio della creatività e della dedizione della nostra comunità.
In occasione della solennità di Santa Barbara, la comunità di Amaroni si è ritrovata unita nella fede e nella tradizione. La solenne celebrazione eucaristica, arricchita dal Panegirico, è stata presieduta da don Roberto Corapi, Cappellano dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Nell’omelia, il sacerdote ha invitato tutti a guardare oltre l’aspetto esteriore della festa patronale, come le luminarie, la musica e le processioni, per riscoprirne il vero cuore: l’incontro con Gesù Cristo e il rinnovo della propria fede al seguito dell’esempio di martirio e speranza della patrona. Don Corapi ha ricordato la figura di Santa Barbara, una giovane che ha rinunciato ai propri sogni terreni dopo l’incontro con Cristo, affrontando le sofferenze pur di non tradire l’amore di Dio. Riflettendo sulle difficoltà del tempo presente, quali la disoccupazione, le malattie, le divisioni familiari, la solitudine e la paura del futuro, il sacerdote ha sottolineato che la speranza fondata su Dio rappresenta un’ancora sicura in grado di non deludere mai. Nel corso dell’omelia, don Roberto ha rivolto un pensiero specifico a tutte le componenti del tessuto sociale di Amaroni. Ai giovani, l’invito è stato quello di non farsi condizionare dal successo materiale o dai “mi piace” sui social network, ricordando che il proprio valore supera fallimenti e paure. Don Corapi li ha esortati a essere coraggiosi, a pregare e a mettere l’intelligenza e la fede al servizio del paese. Alle famiglie: definite come la ricchezza più grande della comunità, le famiglie sono state esortate a ritrovare il dialogo autentico e la preghiera comune, superando le distanze causate dalla frenesia quotidiana e dall’uso eccessivo della tecnologia. Agli anziani e agli ammalati: considerati una parte preziosa e fondamentale della comunità, sono stati confortati dal valore immenso della loro preghiera e della loro testimonianza di pazienza. Agli emigrati: un abbraccio spirituale è stato rivolto a tutti i concittadini lontani per motivi di lavoro, riaffermando che la comunità di origine li custodisce sempre con affetto e preghiera. La parte conclusiva dell’omelia si è focalizzata sull’autenticità della fede, che non deve esaurirsi nei giorni di festa ma tradursi in gesti concreti di vita quotidiana: l’onestà nel lavoro, il perdono, l’aiuto verso i più fragili e la gentilezza. Don Corapi ha invitato tutti i fedeli a non cedere al pessimismo, alla rassegnazione o alle divisioni, ma a farsi “costruttori di speranza” e edificatori di ponti, con la certezza che il Signore cammina sempre al fianco della sua comunità. La celebrazione si è chiusa con l’affidamento di Amaroni, dei suoi giovani, delle famiglie, dei malati e degli emigrati alla protezione di Santa Barbara. Carmela Commodaro