Presentazione del saggio “Koinè. Ricerca etimologica sul dialetto di Gasperina”

L’essenza dell’incontro è la valorizzazione del dialetto gasperinese come lingua viva, autonoma, stratificata, capace di raccontare la storia di una comunità attraverso le sue parole. È questo il fulcro del saggio “Koinè. Ricerca etimologica sul dialetto di Gasperina” di Gregorio Gallello e Mario Voci, che verrà presentato l’8 agosto, alle ore 18.30, nel giardino di Palazzo Manni. La serata, moderata dall’insegnante Maria Russo, vedrà la partecipazione dei due autori insieme al professor Ulderico Nisticò, che ha curato l’introduzione al volume, e all’editore Oreste Pace. Una squadra di voci autorevoli che accompagnerà il pubblico in un viaggio linguistico lungo oltre duemila anni. Il saggio nasce con l’obiettivo di accrescere la conoscenza di Gasperina attraverso la sua lingua, recuperandone le radici, custodendone la memoria e promuovendone la dignità culturale. Il dialetto, infatti, non è una derivazione dell’italiano, ma una lingua con pari valore e potenzialità espressive, capace di evolversi e rinnovarsi nel tempo. Gli autori hanno analizzato più di 1.100 termini, ricostruendone la storia e le trasformazioni. Ogni lemma è il risultato di un lungo processo di contaminazione linguistica: nel Sud Italia si sono avvicendati Greci, Romani, Bizantini, Normanni, Angioini, Aragonesi, Spagnoli e Francesi. Ogni dominazione ha lasciato tracce nel parlato locale, sedimentando suoni, significati e strutture che oggi compongono l’identità linguistica gasperinese. Da questa sovrapposizione nasce il titolo del saggio: koinè (κοινὴ), termine che rimanda proprio alla fusione di idiomi differenti. Nel volume si tenta un accostamento tra il dialetto gasperinese e parole provenienti dal greco, latino, francese, provenzale, spagnolo, catalano, arabo e inglese (in particolare americanismi introdotti dai gasperinesi rientrati dagli Stati Uniti). Per la pronuncia dei lemmi, gli autori si sono basati sull’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA), garantendo rigore scientifico e uniformità metodologica. Pur essendo un’indagine ampia e accurata, gli autori non la considerano definitiva. Il saggio vuole essere uno stimolo, un punto di partenza per ulteriori approfondimenti e per un coinvolgimento sempre maggiore della comunità nella tutela del proprio patrimonio linguistico. La presentazione del saggio rappresenta un momento significativo per Gasperina, sicuramente un’occasione per riscoprire la propria storia attraverso la lingua, per comprendere come le parole custodiscano memorie, incontri, dominazioni, migrazioni e identità.
Carmela Commodaro
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