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La Dama Nadia Montirosso, dalla Calabria alla Sicilia per ricevere uno dei riconoscimenti più significativi dedicati all’eccellenza femminile

Dalla Calabria alla Sicilia per ricevere uno dei riconoscimenti più significativi dedicati all’eccellenza femminile. La Dama Nadia Montirosso, Delegata di Soverato e Catanzaro dell’ANIOC, Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche, è stata insignita del Riconoscimento Speciale nel corso della XXXVI edizione del Premio Nazionale “Essenza Donna”, dedicato al talento femminile presso il salone dell’Auto Yachting Club di Catania. Durante l’iniziativa, sono state premiate 27 donne, tra cui la scrittrice e poetessa soveratese  Bruna Filippone, confermando il valore culturale e sociale di una manifestazione che negli anni è diventata un punto di riferimento per la valorizzazione del talento femminile.
Il premio, ideato e organizzato dalla presidente dell’Accademia d’Arte Etrusca, Carmen Arena, celebra da oltre venticinque anni le donne che si distinguono per impegno, professionalità e valore umano nei diversi ambiti della società.
La giornata è stata introdotta da Santina Caffo, vice comandante della Polizia Locale di Misterbianco che,insieme alla Presidente Arena,ha consegnato il riconoscimento alla Dama Montirosso, alla presenza di autorità civili e militari e di numerose personalità del mondo istituzionale, culturale e artistico. La motivazione del premio sottolinea l’impegno e la dedizione con cui Nadia Montirosso ha operato a favore della collettività e della promozione culturale, distinguendosi per professionalità, capacità organizzativa e attenzione ai valori sociali. “Sono profondamente onorata di ricevere questo prestigioso riconoscimento – ha dichiarato Montirosso –. Il Premio Essenza Donna rappresenta non solo un traguardo personale, ma anche un tributo alla determinazione e al talento che permettono di lasciare un segno nel proprio percorso professionale”. La Dama Montirosso ha voluto dedicare il riconoscimento “a tutte le donne in divisa che ogni giorno svolgono il proprio dovere con spirito di sacrificio e dedizione”.

Rosanna Paravati

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Satriano, bellissima esibizione quella presentata dai pazienti delle Case Famiglia “Peniel” e “Mefiboset”

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Bellissima esibizione quella presentata dai pazienti delle Case Famiglia “Peniel” e “Mefiboset”, che hanno portato in scena “Spettacolo in Norvegia”. Una performance emozionante e coinvolgente accolta presso il Centro Polifunzionale nel centro storico satrianese, dove in tanti sono arrivati per applaudire gli ospiti delle due strutture, i loro canti, balli e recitazioni che hanno entusiasmato tutti i presenti. Sono stati intensi momenti, di varie performance, ricchi di emozioni e di calore, a cui il pubblico ha risposto con lunghi e calorosi applausi. Un momento particolare, l’entrata in scena del paziente satrianese Massimo Marotti, che ha simpaticamente presentato alcune famosi canzoni, come “Perdere l’Amore” di Massimo Ranieri,“Questo piccolo grande amore” di Claudio Baglioni, e sketch recitati, molto apprezzati dai presenti che hanno risposto con affettuosi e lunghi applausi. Dopo la sua esibizione, tanti i saluti e gli abbracci con i suoi concittadini che lui, visibilmente felice e gioioso, ha ringraziato con affetto. Lo spettacolo è continuato con tutti i protagonisti sul palcoscenico, che hanno recitato e cantato, in un clima di allegria e divertimento, concludendo con con il brano “Generale” di Francesco De Gregori,come un inno alla pace, a dimostrazione che anche le persone fragili possono esternare la propria attenzione e sensibilità al particolare momento critico che si sta vivendo. Sul palcoscenico, dunque, i pazienti con disabilità di due realtà socio-assistenziali in cui il teatro assume una valenza particolare. “Peniel” a San Vito per disabilità gravi e “Mefiboset” a Chiaravalle per disabilità mentale. Il teatro, per loro, rappresenta una importante occasione di incontro e di condivisione, un lavorare in modo programmatico ma lasciando spazio a spontaneità e improvvisazione. Un luogo in cui, durante le prove con volontari e familiari, si crea un legame profondo, di rispetto e di amicizia che, automaticamente, porta ad un rapporto normale con gli altri. L’energia, la creatività e le emozioni che si liberano con il teatro, la possibilità di mettersi in gioco e in relazione con le persone, concorrono a coadiuvare il lavoro riabilitativo della comunità stessa.
Rosanna Paravati

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Squillace, imminente l’inaugurazione della nuova Casa di Comunità dell’Asp

Si svolgerà quasi sicuramente lunedì 25 maggio l’inaugurazione della nuova Casa di Comunità di Squillace. Il Comune di Squillace ha messo a disposizione dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro i locali dell’ex centro servizi ubicati in località Maricello per ospitare la nuova struttura sanitaria, realizzata dall’Asp grazie ad un finanziamento di oltre due milioni di euro a valere sui fondi del Pnrr. Nella Casa di comunità trova posto anche il servizio di dialisi in seguito alla ristrutturazione di un altro piano dello stabile, con i posti disponibili che passeranno dagli attuali 6 a ben 12, più altri 2 posti per chi affetto da malattie infettive. Nella struttura di località Micciulla vi saranno una serie di servizi socio-sanitari del territorio quali i medici di medicina generale, i pediatri, tutti gli specialisti ambulatoriali e gli altri professionisti sanitari attualmente allocati nel polo sanitario di via Assanti. Vi saranno anche i servizi sociali pubblici e le associazioni del territorio impegnate nel settore della salute, in modo da offrire ai cittadini, in un’unica struttura, tutto ciò di cui necessitano per la loro salute e per quella dei loro familiari. La struttura, al contrario di quella dove è attualmente ubicato il polo sanitario territoriale, via Damiano Assanti, è dotata di una vasta area parcheggio e di stanze ampie e luminose. All’inaugurazione saranno presenti le autorità sanitarie provinciali e quelle comunali.
Carmela Commodaro

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Vieni e vivi Squillace: un borgo che racconta la sua storia attraverso l’arte

Nel borgo di Squillace prende forma un nuovo tassello di bellezza e identità, cioè la riqualificazione di Via Salita Tirone, prima tappa del progetto “Arte in Cammino”, un museo diffuso all’aperto che trasforma i vicoli del borgo in un percorso narrativo fatto di immagini, memoria e tradizione. L’iniziativa nasce da una visione chiara del Comune di Squillace, in particolare dell’assessorato al Turismo guidato da Natascia Mellace, e si inserisce nell’ambito dell’avviso pubblico “Sostegno e promozione turistica e culturale – Linea 2 Progetti culturali”, finanziato dalla Regione Calabria attraverso il Programma Operativo Complementare. Lungo la via, oggi completamente rigenerata, sono stati installati in modo permanente pannelli in ceramica che raffigurano scene della vita di Cassiodoro, ispirate alle illustrazioni del fumetto “Cassiodoro il Grande. Scrittore, politico, religioso”, realizzato dall’associazione omonima presieduta da don Antonio Tarzia. Le immagini sono state rielaborate dai maestri ceramisti di Squillace, custodi di un’arte antica che continua a rinnovarsi. Secondo l’assessore Natascia Mellace, la scelta di un museo diffuso nasce dal desiderio di utilizzare un linguaggio visivo, semplice e universale, capace di raggiungere i più piccoli, i visitatori, chi non conosce la storia di Cassiodoro e persino gli studiosi che desiderano riscoprirla attraverso nuove forme narrative. Ogni pannello racconta un frammento di vita, pensiero e spiritualità di una delle figure più significative della storia calabrese. Le immagini, accompagnate da brevi testi didascalici, diventano tappe di un cammino che unisce arte contemporanea nella reinterpretazione grafica e ceramica; tradizione artigiana, radicata da secoli nel borgo; identità storica che riaffiora tra pietre, archi e scorci millenari. Il risultato è un percorso che non solo valorizza gli spazi urbani, ma rende Squillace una mèta culturale di rilievo, capace di dialogare con il mondo e di raccontarsi attraverso la forza delle immagini. “Arte in Cammino” non è soltanto un intervento estetico, ma anche un invito a vivere il borgo, a percorrerlo lentamente, a lasciarsi guidare dalla bellezza. È un modo per riqualificare, educare, accogliere e ispirare. Un progetto che rafforza il legame tra comunità e territorio e che, allo stesso tempo, offre ai visitatori un’esperienza immersiva e accessibile. Squillace continua così il suo percorso di crescita culturale, confermandosi un luogo in cui la storia non è solo custodita, ma raccontata, condivisa e vissuta.
Carmela Commodaro

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FORTE Magna Graecia Summer School: a Catanzaro l’élite europea dei giovani ortopedici

Si terrà dall’8 al 12 giugno all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro la FORTE Magna Graecia Summer School, uno degli appuntamenti formativi più prestigiosi nel panorama europeo dell’ortopedia e della traumatologia. L’evento è organizzato dalla FORTE, Federation of Orthopaedic and Trauma Trainees in Europe, la federazione che riunisce gli ortopedici under 40 del continente, e vede in prima linea il professore Michele Mercurio, presidente del congresso e della stessa società scientifica. Cinque giorni intensivi che trasformeranno l’ateneo catanzarese in un vero hub internazionale della formazione specialistica, con oltre 60 relatori di fama mondiale e più di 100 partecipanti provenienti da tutta Europa e da altri Paesi extraeuropei. Un’occasione unica per giovani ortopedici desiderosi di confrontarsi con colleghi e docenti di altissimo profilo, in un clima di scambio culturale e scientifico che valorizza anche il territorio ospitante. La FORTE Summer School è ormai considerata una pietra miliare per i tirocinanti in Ortopedia e Traumatologia. La sua formula, consolidata negli anni, unisce rigore scientifico, didattica avanzata e un programma sociale curato nei dettagli, pensato per far conoscere ai partecipanti la città di Catanzaro e la Calabria. L’obiettivo è duplice, quello di rafforzare la preparazione clinica e teorica dei giovani specialisti e quello di favorire la costruzione di una comunità professionale europea, capace di condividere esperienze, metodi e prospettive. Dal lunedì al venerdì la Summer School offrirà due corsi distinti, ospitati in sale conferenze separate e attivi in parallelo: il Corso di Revisione Completa (CRC), rivolto a chi desidera ampliare le proprie conoscenze attraverso un percorso di revisione generale, completo e strutturato; e il Corso di Preparazione agli Esami (EPC), pensato per chi si sta preparando agli esami nazionali e all’EBOT, il prestigioso certificato europeo che attesta l’eccellenza specialistica in ortopedia e traumatologia. Entrambi i percorsi prevedono discussioni di casi clinici, interazione diretta con esperti internazionali, lezioni frontali di alta qualità, presentazioni strutturate, keynote lectures tenute da chirurghi pionieri nel loro settore. Un ambiente formativo amichevole, dinamico e stimolante, che favorisce il dialogo e la crescita professionale. La presenza di una faculty così ampia e qualificata testimonia la volontà della FORTE di investire con decisione sulle nuove generazioni. La Summer School rappresenta, infatti, un ponte tra formazione accademica e pratica clinica, offrendo ai giovani specialisti strumenti aggiornati, competenze avanzate e una rete di contatti internazionale. Per Catanzaro e per l’Università Magna Graecia, l’evento costituisce anche un’importante occasione di visibilità, confermando il ruolo dell’ateneo come polo di riferimento nel Mediterraneo per la formazione medica d’eccellenza. Accanto al programma scientifico è previsto un ricco calendario sociale, pensato per valorizzare la città e la regione, con visite culturali, momenti conviviali e attività di networking che permetteranno ai partecipanti di conoscere la storia, le tradizioni e l’ospitalità calabrese. La FORTE Magna Graecia Summer School si prepara così a diventare non solo un appuntamento formativo di altissimo livello, ma anche un’esperienza umana e professionale capace di lasciare un segno duraturo nei giovani ortopedici europei.
Carmela Commodaro

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Amaroni, la soddisfazione per i vincitori della gara di Matematica

Un risultato che profuma di impegno, talento e orgoglio per l’intera comunità amaronese. Gli studenti della scuola media di Amaroni hanno conquistato il primo posto al concorso di Matematica e Scienze promosso dall’Istituto Superiore Ettore Majorana di Girifalco. A darne notizia è l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Gino Ruggiero, sottolineando la soddisfazione per un traguardo che valorizza il lavoro quotidiano dei ragazzi e dei loro docenti. Coordinati dal professor Giuseppe Citraro, gli studenti amaronese hanno partecipato alla gara a squadre dedicata a matematica, logica e scienze, confrontandosi con i coetanei degli istituti comprensivi di Girifalco, Borgia e Squillace. La squadra, composta da Raffaele Cardamone, Micaela Lagrotteria, Alice Marra e Melissa Muraca, si è classificata prima tra dodici classi partecipanti, distinguendosi per preparazione, spirito di collaborazione e capacità di ragionamento. Alla consegna del premio erano presenti i professori Antonio Cristallo ed Elisabetta Catalano, che hanno espresso le loro congratulazioni ai giovani vincitori. Un riconoscimento che non celebra soltanto un risultato scolastico, ma anche la capacità dei ragazzi di mettersi in gioco, affrontare prove complesse e lavorare in squadra. Alle parole dei docenti si uniscono quelle dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità di Amaroni, che vede in questo successo un segnale positivo per il futuro dei propri giovani. Un risultato che conferma quanto la scuola del territorio sappia essere un luogo vivo, capace di stimolare curiosità, impegno e crescita. Questo primo posto è una tappa importante, ma soprattutto un incoraggiamento a continuare su questa strada fatta di studio, passione e collaborazione.
Carmela Commodaro

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Da Soverato a Torino, Ruggiu racconta l’intelligenza artificiale che interroga la fragilità dell’uomo

Al Salone del Libro, l’autore calabrese ha presentato il suo romanzo “L’identità dell’anima” in dialogo con il giornalista Francesco Pungitore. Al centro dell’incontro, il rapporto tra tecnologia, solitudine, coscienza e ricerca di senso

Non un semplice romanzo sull’intelligenza artificiale, ma un viaggio dentro la parte più vulnerabile dell’essere umano. Al Salone del Libro di Torino, l’autore calabrese, di Soverato, Gabriele Ruggiu ha presentato L’identità dell’anima in dialogo con il giornalista Francesco Pungitore, dando vita a un confronto intenso sul rapporto tra la potenza della tecnologia e la fragilità dell’uomo contemporaneo. Il libro utilizza l’IA non come puro espediente narrativo, ma come specchio. Uno specchio ambiguo, affascinante e inquietante, davanti al quale l’essere umano è costretto a interrogarsi su ciò che lo rende davvero unico: la coscienza, la memoria, il dolore, il desiderio, la solitudine, la domanda di senso.

Fixer, l’uomo che ripara le macchine per riparare se stesso

Al centro del romanzo c’è Fixer, un uomo solitario che vive ai margini, in un garage, riparando vecchi computer e componenti elettronici degli anni Ottanta. La sua attività non è solo tecnica: è una metafora esistenziale. Fixer aggiusta ciò che il mondo considera superato, rotto, inutile. Ma, in realtà, tenta anche di rimettere insieme i pezzi della propria vita. In una società che corre a velocità sempre più alta, dominata dall’efficienza, dall’apparenza e da modelli di successo spesso costruiti sui social, Fixer rappresenta l’uomo fuori tempo. Non perché arretrato, ma perché incapace di aderire senza resistenza al culto della prestazione e della perfezione. La sua marginalità diventa così una forma di verità.

L’intelligenza artificiale come specchio del nostro narcisismo

Uno dei passaggi più significativi dell’incontro ha riguardato la natura dell’intelligenza artificiale contemporanea. Pungitore e Ruggiu hanno riflettuto sul fatto che sistemi come ChatGPT non siano coscienze, non siano esseri senzienti, ma elaboratori statistici predittivi: strumenti capaci di produrre risposte linguisticamente fluide, ma privi di interiorità. Eppure, proprio questa fluidità genera un’illusione potente. L’IA sembra comprenderci, ascoltarci, restituirci parole ordinate, rassicuranti, talvolta persino empatiche. È quello che nell’incontro è stato definito una sorta di “effetto Narciso”: la macchina ci rimanda spesso l’immagine di ciò che vorremmo essere o sentirci dire, fino a farci percepire, paradossalmente, più capiti da un algoritmo che da una persona reale. Qui il romanzo apre una domanda profonda: cosa accade quando la tecnologia non si limita più ad assisterci, ma comincia a occupare lo spazio simbolico della relazione, dell’ascolto, della consolazione?

Il virus, l’arbitrio e l’anima

Nel libro, Fixer viene “infettato” da un virus informatico. Ma l’infezione digitale diventa molto più di un evento narrativo: è il punto di contatto tra macchina e umano, tra codice e coscienza, tra automatismo e libertà. La questione che emerge è radicale: può un algoritmo comprendere l’arbitrio umano? Può avvicinarsi all’anima? Può davvero capire l’imprevedibilità, la contraddizione, il trauma, il desiderio, il ricordo involontario? La risposta che attraversa il dialogo è netta: la macchina può simulare, prevedere, imitare, ma non vivere. Può organizzare informazioni, ma non trasformarle in esperienza interiore. Può generare parole, ma non possedere quella scintilla biografica che nasce dall’aver sofferto, amato, perduto, ricordato.

La società si abitua troppo in fretta

La presentazione ha toccato anche un nodo sociale decisivo: la rapidità con cui ci abituiamo a tecnologie sempre più invasive. Ciò che ieri sembrava fantascienza oggi diventa normale. Robot, algoritmi decisionali, sistemi di sorveglianza, automazioni: tutto entra progressivamente nella vita quotidiana, spesso senza che l’opinione pubblica abbia il tempo di capirne davvero le conseguenze. Il rischio, emerso nel confronto, è che l’uomo non riesca più a stare al passo con la velocità del progresso tecnologico. Da qui possono nascere sentimenti di inadeguatezza, depressione, spaesamento. Non è solo la macchina a cambiare: cambia il modo in cui l’essere umano percepisce se stesso.

La politica deve tornare a governare la tecnologia

Un altro tema centrale è stato quello della governance. L’intelligenza artificiale è oggi sviluppata e gestita in larga parte da grandi multinazionali private, mosse da logiche di mercato e profitto. Questo pone una questione etica e politica enorme: chi decide i limiti della tecnologia? Chi stabilisce cosa sia accettabile? Chi tutela il bene comune? Nel dialogo è emersa la necessità di un ritorno della Politica, intesa nel senso più alto del termine: non come propaganda o amministrazione del consenso, ma come capacità di orientare lo sviluppo, porre limiti, garantire trasparenza, difendere la centralità della persona.

La macchina non sa rispondere al “perché”

Il cuore filosofico dell’incontro è arrivato nella parte finale, quando Ruggiu ha richiamato la domanda più umana di tutte: “Perché?”. Una macchina può elaborare dati, imitare stili, riconoscere schemi, perfino guidare un corpo artificiale. Ma non può possedere i ricordi involontari che fondano l’identità profonda di una persona. Non può sentire il peso di una scelta. Non può cercare senso nel dolore. Non può interrogarsi davvero sul proprio destino. È qui che L’identità dell’anima mostra la sua ambizione più alta: ricordare che l’essere umano non è soltanto intelligenza, calcolo o linguaggio. È memoria, ferita, desiderio, limite, libertà. È domanda.

Un autore indipendente tra letteratura e visione

Nel corso dell’incontro, Ruggiu ha parlato anche del suo percorso di autore indipendente, autopubblicato su Amazon, e dei progetti futuri. Tra questi, Blue, dedicato al processo a Barbablù e alla costruzione sociale del colpevole; Strappifilati, ispirato agli artisti Mimmo Rotella e Rosa Spina; e Tropicana, ideale prosecuzione del romanzo, centrata sul cambiamento sociale. La presentazione si è conclusa con i ringraziamenti alla Regione Calabria e al pubblico del Salone, ma anche con una consapevolezza: parlare di intelligenza artificiale, oggi, significa parlare dell’uomo. Delle sue paure, delle sue illusioni, dei suoi limiti e della sua irriducibile domanda di senso. Per questo L’identità dell’anima non è soltanto un libro sulla tecnologia. È, soprattutto, un libro su ciò che la tecnologia non potrà mai sostituire.

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PROGETTO ESTATE SICURA E VISITA DEL COMANDANTE PROVINCIALE A SOVERATO.

La stagione estiva non è ancora iniziata ufficialmente, ma il Comando Provinciale dei Carabinieri di Catanzaro si è già messo in moto con il passo deciso di chi conosce bene il territorio e le sue esigenze. Sulla costa jonica catanzarese, soprattutto tra Guardavalle a Stalettì, è partito un piano di controlli intensificati che punta a garantire una movida sicura, ordinata e vivibile per residenti e turisti.
Un impegno che si traduce in pattuglie, anche a piedi, posti di controllo, verifiche nei locali e una presenza costante lungo le arterie più frequentate. Un’estate che si prepara con anticipo e il cui obiettivo è chiaro: ancora più pattuglie al fine di intensificare monitoraggio e prevenzione dei problemi per la collettività.
Il Comando Provinciale sta lavorando su due fronti. Da una parte l’attività preventiva con controlli mirati, pattuglie a piedi, attenzione ai punti sensibili della movida. Dall’altra, attività repressiva con interventi tempestivi contro reati predatori, truffe agli anziani, guida in stato di ebbrezza, spaccio di stupefacenti e comportamenti pericolosi.
Ieri mattina il programma è stato illustrato dal Comandante Provinciale dei Carabinieri di Catanzaro, il Generale Giovanni Pellegrino, che ha fatto visita alla Compagnia di Soverato, uno dei principali cuori operativi del dispositivo estivo. Un incontro dal forte valore simbolico e operativo. Il Generale ha salutato il personale, ascoltato i Comandanti di Stazione e ribadito l’importanza di un presidio costante e capillare del territorio.
La visita ha rappresentato un momento di vicinanza e motivazione per gli uomini e le donne dell’Arma, impegnati in un territorio strategico, in un periodo dell’anno che richiede attenzione, prontezza e capacità di intervento rapido.
Il messaggio che arriva dal Comando Provinciale è chiaro: l’estate 2026 sarà accompagnata da un dispositivo di sicurezza robusto, dinamico e vicino ai cittadini. Una presenza che non vuole essere solo controllo, ma anche ascolto, supporto e dialogo con il territorio.

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Squillace-Stalettì, Giornate Ecologiche, 22 e 23 maggio, Eco-Schools: gli studenti protagonisti della tutela del territorio

L’Istituto Comprensivo di Squillace rinnova il proprio impegno per l’educazione ambientale aderendo alle Giornate Ecologiche del 22 e 23 maggio, iniziativa inserita nel progetto internazionale Eco-Schools, promosso in collaborazione con FEE Italia e con i Comuni di Squillace e Stalettì. Due mattinate dedicate alla cittadinanza attiva, alla cura degli spazi costieri e alla sensibilizzazione sul tema dell’inquinamento da plastica, uno dei problemi più urgenti per la salute dei nostri mari. L’adesione dell’Istituto Comprensivo al programma Eco-Schools si traduce in un percorso formativo che unisce teoria e pratica. Le Giornate Ecologiche rappresentano infatti un momento di apprendimento sul campo: gli studenti sperimentano la cittadinanza attiva; comprendono l’impatto dei rifiuti plastici sugli ecosistemi marini; collaborano con istituzioni e associazioni del territorio; rafforzano il senso di appartenenza alla comunità. Venerdì 22 maggio, giornata ecologica dedicata alla Scuola Primaria di Squillace centro e lido e Stalettì: dopo l’arrivo sulla spiaggia di Copanello, ci saranno i saluti istituzionali e un briefing tecnico; seguirà la raccolta dei rifiuti, con particolare attenzione alla plastica. Sabato 23 maggio, giornata ecologica dedicata alla Scuola Secondaria di primo grado di Squillace lido e Stalettì: arrivo sulla spiaggia di Squillace, saluti istituzionali e briefing e poi l’attività di raccolta dei rifiuti. La raccolta dei rifiuti spiaggiati non è solo un’azione simbolica, ma contribuisce a ridurre l’impatto ambientale immediato; previene il ritorno in mare dei materiali trasportati dal vento; tutela la fauna marina, spesso vittima dell’ingestione di plastica; educa le nuove generazioni alla responsabilità verso il territorio. Le amministrazioni comunali di Squillace e Stalettì, insieme a FEE Italia, sottolineano come iniziative di questo tipo rappresentino un tassello fondamentale per costruire una comunità più consapevole e attenta alla sostenibilità. Le Giornate Ecologiche non sono un evento isolato, ma parte di un percorso più ampio che mira a rendere gli studenti protagonisti del cambiamento. L’obiettivo è consolidare una cultura della prevenzione, della cura degli spazi pubblici e della partecipazione attiva, valori che il progetto Eco-Schools promuove a livello internazionale.
Carmela Commodaro

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Ad Amaroni si rinnova ogni mattina il “Buongiorno Maria”: preghiera, canti e gioia nel giardino di Casa Maria

Si rinnova con entusiasmo la tradizione del “Buongiorno Maria” ad Amaroni, un appuntamento che ogni mattina accompagna i bambini nel loro cammino verso la scuola, trasformando l’inizio della giornata in un momento di serenità, fede e comunità. Nel giardino di Casa Maria tra canti, sorrisi e preghiere, i più piccoli vivono un’esperienza che, pur nella sua semplicità, custodisce un grande valore educativo e spirituale. A guidare questo momento è don Roberto Corapi, che con passione e dedizione anima ogni incontro, accompagnando i bambini con parole di incoraggiamento e gesti di vicinanza. Il “Buongiorno Maria” è ormai diventato un segno distintivo della vita parrocchiale di Amaroni, capace di coinvolgere non solo i bambini, ma anche famiglie e fedeli che scelgono di condividere questo momento di preghiera quotidiana. Un appuntamento che rafforza i legami, alimenta la fede e dona alla comunità un ritmo di vita più umano e più fraterno. Nei giorni scorsi, la comunità ha vissuto una gioia particolare accogliendo don Giovanni Manfrini, Vicario dell’Opus Dei per l’Italia che ha condiviso con don Roberto un intenso momento di comunione con i bambini e le famiglie impegnate nel cammino della Prima Confessione. L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità, partecipazione e affetto. L’accoglienza riservata a don Manfrini è stata calorosa e gioiosa, segno della vitalità della comunità e del forte legame che unisce le famiglie alla vita parrocchiale. Grande soddisfazione è stata espressa da don Roberto Corapi, che ha sottolineato quanto questi momenti quotidiani rappresentino occasioni preziose di crescita nella fede, nella condivisione e nella gioia cristiana. Il “Buongiorno Maria” non è solo una preghiera mattutina: è un percorso educativo, un seme di bene che ogni giorno viene piantato nel cuore dei bambini, aiutandoli a scoprire la bellezza della fede vissuta insieme. La comunità di Amaroni conferma così la sua capacità di custodire tradizioni che parlano al cuore, rinnovandole con entusiasmo e partecipazione. Il “Buongiorno Maria” continua a essere un piccolo grande gesto che illumina le giornate dei bambini e rafforza il senso di appartenenza alla comunità cristiana.
Carmela Commodaro

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