Si è svolta sabato 25 luglio, nell’Auditorium “Dodò e Cocò” del Parco Peppino Impastato di Lamezia Terme, la presentazione del libro “Olivo & Clima-Effetti dei cambiamenti climatici sull’olivicoltura italiana e strategie di mitigazione”, firmato dal dottore agronomo Thomas Vatrano ed edito da L’Informatore Agrario. L’incontro, moderato dalla giornalista Maria Patrizia Sanzo, si è trasformato in un articolato dibattito sulle criticità ambientali ed economiche che minacciano il settore olivicolo-oleario, proponendo soluzioni concrete per il suo futuro. In apertura, i dottori agronomi Bruno Capogreco, presidente dell’Ordine di Catanzaro, e Vincenzo Ammendola hanno ribadito il ruolo fondamentale dei professionisti agronomici nel guidare le aziende verso modelli produttivi sostenibili e resilienti. A seguire, autorevoli esponenti del mondo accademico, istituzionale e associativo, tra cui Alessandro Guagliardi, Antonio Fazari e Alberto Statti (presidente Confagricoltura Calabria), hanno arricchito il confronto. Nel suo intervento, Francesco Carioti, consulente Ismea, ha sviscerato la crisi economica della filiera, segnata dall’aumento dei costi di produzione, dalla riduzione dei margini per le aziende e dalla forte volatilità dei mercati. Carioti ha evidenziato l’urgenza di rafforzare la struttura organizzativa e la competitività del sistema per valorizzare al meglio l’olio italiano. Sul piano scientifico, il professor Marco Poiana, direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha illustrato i pesanti effetti del riscaldamento globale e degli eventi meteo estremi. L’innalzamento delle temperature determina infatti una contrazione delle rese in olio e una riduzione dell’acido oleico, componente essenziale per il valore nutrizionale, la stabilità ossidativa e la qualità complessiva dell’extravergine. Sul fronte delle politiche pubbliche, Francesco Chiellino, del Dipartimento Agricoltura Regione Calabria, ha presentato le linee guida del Piano olivicolo regionale e i prossimi bandi orientati a sostenere gli investimenti aziendali, la meccanizzazione, l’ammodernamento degli impianti e l’innovazione tecnologica. Il volume di Vatrano nasce proprio per rispondere a queste emergenze operative. Nelle sue conclusioni, l’autore ha espresso la necessità di rinnovare profondamente le tecniche colturali. «È necessario – ha sottolineato – ripensare il modello di coltivazione degli oliveti calabresi, favorendo il più possibile la meccanizzazione e investendo, dove possibile, in sistemi ad alta densità. Questo processo di modernizzazione, tuttavia, non dovrà mai farci dimenticare il rispetto e la tutela del germoplasma olivicolo regionale, che rappresenta un patrimonio genetico, storico, paesaggistico e culturale di straordinario valore». L’incontro di Lamezia Terme ha così tracciato la rotta per un’olivicoltura capace di coniugare innovazione, efficienza economica e tutela della biodiversità autoctona. Carmela Commodaro
Lungo la pietra antica di Salita Tirone, nel centro storico di Squillace, si è accesa una luce nuova. È la luce di “Ode alla Luna”, l’esposizione artistica di Francesco Libero Pancari, inaugurata all’aperto nel percorso che conduce al castello, trasformando il borgo in un teatro naturale dove arte e luogo non si incontrano soltanto, ma si riconoscono. Venti opere, frutto di una ricerca che intreccia classico e moderno, compongono un itinerario che non procede per tappe ma per stati d’animo. Pancari non rappresenta la luna, ma la evoca, la lascia filtrare nelle forme, nelle ombre, nei vuoti. La luna diventa simbolo di attesa, di ritorno, di un chiarore che non ferisce ma accompagna. Il Tirone, con le sue pietre vissute, non ospita le opere, ma le accompagna. L’arte non si espone, ma si incastra, si appoggia, respira insieme al luogo. È un attraversamento, un rito di luce che invita a guardare ciò che spesso sfugge. Il percorso si è acceso al tramonto, quando la luce naturale comincia a cedere il passo a quella interiore. È in questo passaggio che l’arte di Pancari trova la sua dimensione più autentica: un dialogo silenzioso tra ciò che appare e ciò che resta. Tra le opere, il visitatore s’imbatte in un omaggio a San Francesco, figura che richiama la semplicità, la natura, la gratitudine. Un richiamo spirituale che si inserisce nel cammino come pausa meditativa, come respiro. Il viaggio prosegue con una delle opere più intime, “Lettera a mio Padre”, dedicata da Francesco al padre Paolo Pancari Doria, artista e docente dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, scomparso nel 2022. L’opera è un dialogo attraverso i quattro elementi: aria, il respiro del padre, ciò che resta e continua; acqua, il tempo che scivola, ritorna, leviga ed è la parte emotiva della lettera; fuoco, l’origine che accende, il figlio che dice “ti porto con me”; terra, il padre come fondamento, ciò su cui poggia tutto il resto. Nasce come lettera e si manifesta come materia: non solo omaggio, ma confessione, ponte, chiarore che tenta di raggiungere. A Paolo Pancari Doria è stata intitolata la nuova associazione culturale fondata dal figlio Francesco, nata per realizzare ciò che il padre desiderava: creare opportunità per i giovani artisti del territorio. La missione comprende incentivi e premi artistici, borse di studio per liceo artistico e Accademia di Belle Arti, concorsi adeguati e iniziative culturali mirate. Sulla nuova associazione si è soffermata la giornalista Carmela Commodaro, evidenziandone il valore sociale e comunitario. La direzione artistica della mostra è firmata da Daniele Cristofaro e Giovanni Spadaro, mentre la grafica di comunicazione è stata curata da Fabio Covelli. A guidare il percorso immersivo è stato il professore Pino Vitaliano, accompagnato dalle musiche del maestro sassofonista Pietro Riga, che hanno trasformato la salita in un flusso sonoro capace di amplificare emozioni e percezioni. “Ode alla Luna” non è solo una mostra: è un’esperienza. Un invito a rallentare, a guardare, a lasciarsi attraversare dalla luce che non abbaglia ma rivela. Un gesto d’amore verso l’arte, verso la memoria, verso Squillace. Carmela Commodaro
SOVERATO, – È stato l’attore Can Yaman, amatissimo Sandokan dell’omonima produzione della Calabria Film Commission, il primo ospite d’eccezione della ventitreesima edizione del Magna Graecia Film Festival, sabato 25 luglio, inaugurata ieri nella splendida cornice del lungomare di Soverato. La kermesse, ideata e diretta da Gianvito Casadonte, è stata aperta dalla conversazione d’autorecon l’attore turco Can Yaman, star internazionale accolta con calore dal pubblico di Soverato sia in Arena che alla precedente conferenza stampa, tenutasi presso la sala consiliare del Comune di Soverato, alla quale hanno preso parte anche Anton Giulio Grande e Gianpaolo Calabrese, rispettivamente presidente e direttore della Calabria Film Commission.
«Non è mai stato il mio sogno primario fare l’attore» – ha esordito Yaman stimolato dalle domande del giornalista Antonio Capellupo – «Studiavo alla facoltà di legge con profitto, ma dentro di me sentivo che non era quella la mia strada. La recitazione è nata quasi per caso, inizialmente persino come uno strumento in università per perfezionare il linguaggio del corpo in vista della professione forense. Poi, l’incontro con le persone giuste e la passione hanno trasformato quello studio in qualcosa di travolgente: oggi mi ritrovo attore internazionale invece che avvocato». Una carriera decollata in Turchia, Paese che ha un mercato competitivo in tema di produzione cinematografiche che l’attore descrive come un vero e proprio banco di prova: «Il ritmo delle produzioni turche ti trasforma in una macchina da guerra. Io però mi annoio facilmente e sono sempre alla ricerca di nuove avventure». Da qui la decisione di fare il salto verso l’Italia, forte della conoscenza della lingua e dell’affetto di un pubblico che già lo seguiva: «Non avendo legami familiari la sensazione di libertà mi ha spinto a rischiare. È stato un atto di coraggio che mi ha aperto mondi straordinari».
L’attenzione si è poi spostata sul progetto che lo vede protagonista nei panni della Tigre della Malesia, forte di numeri record al suo esordio (5 milioni di spettatori e oltre il 34% di share). Yaman ha sottolineato il valore dei temi trattati – dal rispetto per la natura all’emancipazione femminile, fino alla convivenza tra culture diverse – ma anche l’umanità del personaggio, capace di mantenere una nota di dolcezza e speranza anche nelle scene più intense, attraverso il caratteristico sorriso. Uno dei passaggi più significativi dell’incontro ha riguardato la scelta della location per alcune scene della fiction grazie al ruolo strategico della Calabria Film Commission. La Malesia del nuovo Sandokan è stata infatti interamente ricostruita tra le bellezze paesaggistiche della Calabria, una decisione produttiva che Yaman ha applaudito con entusiasmo. «Non conoscevo a fondo la regione, ma fin dai primi giorni ho capito che era la scelta perfetta» – ha raccontato l’attore. «L’Italia ha dimostrato una genialità produttiva incredibile: il 90% della serie è stato girato qui, valorizzando un territorio unico e ottimizzando ogni risorsa». Yaman ha infine ricordato le cinque settimane trascorse sul territorio calabrese come un momento di profonda immersione artistica: «Sono stati giorni solitari, trascorsi a vivere dentro il personaggio, ma davanti a un mare e a spiagge infinite ho trovato la serenità e la concentrazione di cui avevo bisogno. La bellezza di questa terra ha influenzato positivamente la mia interpretazione del personaggio».
Ad aprire la serata sul palco, condotta da Carolina Di Domenico e Marco Maccarini, era stato il direttore Gianvito Casadonte: «Abbiamo aiutato a promuovere il cinema in una regione in cui prima mancava e il cinema ci ha donato il triplo dell’amore che abbiamo dato. Siamo bombardati da talmente tante cose che il sistema e il pubblico sono disattenti al talento. La missione del festival, da 23 anni ormai, è proprio questa: mettere in luce i giovani talenti che saranno i maestri del domani».
Sul palco anche il professore Massimo Osanna, capo dipartimento del Ministero della Cultura che definisce il Magna Graecia Film Festival «Il Festival dei nuovi sguardi che guarda al futuro». Presentata poi l’ambassador di quest’edizione, l’attrice italiana Fotinì Peluso, che ha sottolineato l’essenza della manifestazione: «Noi abbiamo il potere di costruire dei ponti, abbattere delle barriere e arricchirci grazie all’umanità e alla conoscenza del prossimo. Solo connettendoci alla nostra umanità possiamo essere veramente liberi», ha dichiarato l’attrice citando l’Epitaffio di Pericle agli Ateniesi del 461 a.C.
Il Magna Graecia Sport è stato il preambolo della serata. Condotto da Tommaso Labate e Massimo Mauro, il panel di apertura della manifestazione ha visto la presenza dell’ospite d’eccezione Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, che ha ripercorso alcune tappe della sua lunga e ricca carriera all’interno della squadra campione d’Italia, condividendo con il pubblico anche alcune riflessioni sul momento del calcio italiano, prima di essere insignito della Colonna d’Oro. Il programma della serata è poi terminato con la proiezione del primo titolo della sezione opere prime e seconde italiane, “Lo chiamava Rock ‘n Roll” di Saverio Smeriglio. Presenti in arena per il dibattito con il pubblico, il regista insieme a Ivana Lotito, Andrea Montovoli e Federico Villa.
Nel pomeriggio invece, al Teatro Comunale di Soverato hanno avuto inizio le proiezioni del MGFF. Ad aprire “Mister TV: SUPER Pippo Baudo Story”, documentario fuori concorso a cura del giornalista Rai Leonardo Metalli. Un viaggio emozionante, andato in onda più volte su Rai Uno, che intreccia la storia personale di Pippo Baudo con la nascita del varietà e della grande cultura dello spettacolo italiano. Un omaggio affettuoso a un pilastro dell’intrattenimento nazionale che continua a rimanere un punto di riferimento insostituibile per il pubblico e per il mondo dello spettacolo. A seguire un altro fuori concorso con “Lacerazioni” di Massimiliano Pacifico, con Sergio Rubino e Ivana Lotito.
Stasera domenica 26 luglio sul palco del MGFF si racconterà una tra le registe italiane più amate dal pubblico, Valeria Golino. L’ospite della seconda conversazione d’autore sarà invece l’attore Marco D’Amore. Secondo film in concorso sarà “La Gioia” di Nicolangelo Gelormini (Sezione Opere Prime e Seconde Italiane) ospiti per il dibattito lo stesso regista, Valeria Golino e Francesco Colella.
In apertura il panel “Le grandi fiction Rai in Calabria” a cui prenderanno parte Maria Pia Ammirati, Direttrice Rai Fiction, Giampaolo Calabrese, Direttore Calabria Film Commission, Maria Francesca Gagliardi, Responsabile Scouting e Acquisizioni Letterarie, FremantleMedia Italy Group, Edmondo Amati, Line Producer, FremantleMedia Italy Group. Nell’ Area Talk sul lungomare alle ore 19.00 sarà inaugurato il Magna Graecia Book a cura di Maria Francesca Gagliardi con “Un popolo di ombre” di Gianni Canova. Al Teatro Comunale, dalle ore 18.00, “Radio Solaire” di Francesco Eppesteingher e Federico Bacci (Sezione Documentari). A seguire, alle ore 19.30 “Brunori Sas – Il tempo delle noci” di Giacomo Triglia (Bella Come il Cinema – Calabria Film Commission) preceduto da un incontro con il regista. In chiusura alle ore 21.30 “Nino” di Pauline Loquès (Sezione Opere Prime e Seconde Internazionali). Il MGFF è sostenuto dal Ministero della Cultura, Calabria Straordinaria – brand della Regione Calabria – Assessorato al Turismo – Calabria Film Commission e Comune di Soverato. Le Colonne d’Oro assegnate durante il festival sono realizzate dal Brand GB Spadafora. Grandi brand nazionali e regionali abbracciano la sfida culturale del Magna Graecia Film Festival: Webgenesys, Vecchio Amaro del Capo, Cinzano, Michele Placido Foundation, Banca Montepaone, Calabria Motori, Silpa Piscine, Gioielleria Megna, L’Aurora.
L’ingresso a tutti gli eventi del Magna Graecia Film Festival, in arena e al Teatro Comunale, è gratuito, senza prenotazione, sino ad esaurimento posti. Nello specifico, in arena, si potrà accedere dalle ore 20 e la serata avrà inizio alle ore 21. Tutto il programma è consultabile sul sito del festival all’indirizzo https://www.mgff.eu/programma.html.
Piazza Duomo è pronta a trasformarsi, ancora una volta, nel grande palcoscenico del divertimento comunitario. L’11 agosto, a partire dalle ore 18, tornano i Giochi popolari, seconda edizione, un appuntamento che lo scorso anno ha conquistato grandi e piccoli e che la Consulta giovanile di Squillace rilancia con entusiasmo e nuove sorprese. La Consulta giovanile punta a far rivivere l’atmosfera genuina dei giochi di una volta: competizione sana, collaborazione, voglia di stare insieme. Un evento pensato per coinvolgere tutta la comunità, con un’organizzazione strutturata in due momenti distinti: torneo ragazzi (6-12 anni) dalle 18 e torneo adulti (13-99 anni) dalle 20. Le squadre dovranno essere composte da 5 partecipanti. Per i minorenni è richiesta l’autorizzazione dei genitori. Per i bambini sotto i 6 anni sarà allestita un’area riservata, così anche loro potranno vivere la festa in sicurezza, tra giochi adatti alla loro età e animazione dedicata. La partecipazione è libera, ma i posti sono limitati. Le iscrizioni resteranno aperte fino al raggiungimento del numero massimo previsto. Sul profilo Facebook della Consulta giovanile sono disponibili i link per registrarsi e formare la propria squadra. In palio ci saranno numerosi premi, pensati per rendere ancora più coinvolgente la sfida tra le squadre. Ma il vero premio sarà la possibilità di vivere una serata di aggregazione, tradizione e allegria, nel cuore del borgo storico di Squillace. La seconda edizione dei Giochi popolari conferma la volontà della Consulta giovanile di investire in eventi capaci di unire generazioni diverse, valorizzare la socialità e animare la piazza con iniziative semplici, autentiche e partecipate. Non perdere l’occasione di metterti in gioco. L’11 agosto, la festa è in piazza Duomo. Carmela Commodaro
Grande partecipazione alla serata pubblica del Festival delle nanoscienze fondato da Mauro e Paola Ferrari. Nel borgo catanzarese ricercatori di fama mondiale, cittadini, famiglie e docenti universitari per un’esperienza che da quasi vent’anni unisce ricerca, divulgazione e sviluppo del territorio
Una piazza gremita, tante famiglie e numerosi bambini seduti ad ascoltare scienziati e ricercatori provenienti da diverse parti del mondo. La grande serata pubblica di NanoGagliato ha confermato ancora una volta la forza di un progetto capace di trasformare un piccolo centro della provincia di Catanzaro in uno dei luoghi più originali della divulgazione scientifica internazionale.
Piazza Domenico Vitale è diventata il punto d’incontro tra la ricerca più avanzata e una comunità che, negli anni, ha imparato a riconoscersi nella propria vocazione di “Paese delle nanoscienze”. Non un pubblico occasionale o semplicemente incuriosito dalla presenza di ospiti prestigiosi, ma una platea attenta, partecipe, abituata ormai a confrontarsi con argomenti complessi come la nanomedicina, le biotecnologie, la ricerca oncologica, le neuroscienze e il trasferimento delle innovazioni dai laboratori ai pazienti.
In prima fila c’erano anche tanti bambini che, nel corso della giornata, avevano già preso parte alle attività laboratoriali di NanoPiccola. Esperimenti pratici, osservazioni e giochi scientifici avevano permesso loro di avvicinarsi al mondo dell’infinitamente piccolo non attraverso formule astratte, ma mediante l’esperienza diretta. NanoPiccola, rivolta ai bambini e ai ragazzi tra i 5 e i 14 anni, nasce infatti per stimolare curiosità, metodo scientifico e interesse per le discipline STEM, offrendo l’opportunità di incontrare ricercatori e professionisti della scienza.
La loro presenza durante la serata pubblica è forse l’immagine che meglio racconta il significato profondo di NanoGagliato: bambini che, dopo aver sperimentato la scienza con le proprie mani, restano in piazza per ascoltare chi quella scienza la pratica nei maggiori centri di ricerca internazionali. È in questa continuità tra laboratorio, racconto e confronto pubblico che il festival manifesta la propria originalità.
Tra gli ospiti presenti al tavolo dei relatori figuravano, tra gli altri, accademici e manager come Lorenzo Pradella, imprenditori delle biotecnologie, neuroscienziati statunitensi, esperti di innovazione nel settore delle scienze della vita e oncologi di fama internazionale come Andrew C. von Eschenbach, già direttore del National Cancer Institute americano e già commissario della Food and Drug Administration.
Nel pubblico erano presenti anche docenti dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, a testimonianza di un dialogo che coinvolge non soltanto gli ospiti internazionali e la popolazione, ma anche il sistema universitario e scientifico calabrese. Un confronto particolarmente importante per un territorio che può trovare nella ricerca, nell’alta formazione e nelle reti internazionali leve concrete di crescita culturale ed economica.
Al centro dell’esperienza rimane il lavoro portato avanti da Mauro e Paola Ferrari. Scienziato di fama mondiale e tra i pionieri della nanomedicina il primo, fondatrice e instancabile anima culturale e organizzativa del progetto la seconda, i coniugi Ferrari hanno costruito nel tempo qualcosa che va ben oltre un convegno specialistico. Dal 2008, NanoGagliato riunisce infatti ricercatori, medici, innovatori e professionisti con l’obiettivo di favorire il confronto scientifico, sostenere le collaborazioni internazionali e rendere accessibili al pubblico le nuove frontiere della medicina e delle tecnologie.
La ricerca nelle nanoscienze sta modificando profondamente il modo di affrontare alcune delle patologie più difficili. In campo oncologico, per esempio, nanoparticelle e nanodispositivi possono essere progettati per trasportare principi attivi in maniera più selettiva verso i tumori, migliorare l’imaging diagnostico, monitorare la risposta alle terapie e ridurre, almeno potenzialmente, l’esposizione dei tessuti sani agli effetti tossici dei farmaci.
Il National Cancer Institute statunitense indica proprio nella diagnosi più precoce, nel miglioramento delle immagini cliniche e nella somministrazione mirata dei trattamenti alcuni dei principali campi di applicazione della nanotecnologia contro il cancro. La ricerca punta inoltre a superare la resistenza ai farmaci e alcune barriere biologiche che ostacolano l’arrivo delle terapie all’interno dei tumori. Non si tratta, dunque, di una scienza distante dalla vita quotidiana, ma di un insieme di tecnologie che può incidere concretamente sulla prevenzione, sulla diagnosi e sulla cura.
Gli studi coordinati negli anni da Mauro Ferrari hanno esplorato, tra gli altri ambiti, i sistemi multistadio e i materiali in silicio nanoporoso per trasportare farmaci verso le metastasi. È una delle sfide decisive della medicina contemporanea: non soltanto individuare una molecola efficace, ma riuscire a farla arrivare nella giusta quantità, nel punto corretto e nel momento più opportuno, attraversando le complesse barriere fisiche e biologiche create dalla malattia.
Il sindaco Salvatore Sinopoli, intervenendo nel corso della manifestazione, ha sottolineato come la nanomedicina stia producendo avanzamenti in molti settori della ricerca, compreso quello dei farmaci. Ma il primo cittadino ha anche guardato oltre la singola edizione, richiamando i progetti legati all’Accademia di Gagliato e la necessità di costruire condizioni affinché questa straordinaria esperienza «non sia soltanto quattro giorni d’estate».
È questo il passaggio decisivo per il futuro: trasformare un evento di altissimo profilo in una presenza stabile, capace di generare formazione, ricerca, residenze scientifiche, turismo culturale e opportunità per i giovani durante tutto l’anno. L’Amministrazione comunale sta lavorando da tempo affinché la vocazione scientifica del borgo possa diventare un modello permanente di attrattività e sviluppo per l’intero comprensorio.
Un risultato che sarebbe impensabile senza il sindaco Sinopoli, senza Mauro e Paola Ferrari, ma anche senza la partecipazione della comunità di Gagliato. Dietro l’arrivo degli scienziati, l’accoglienza degli ospiti, i laboratori, gli allestimenti e la gestione delle giornate c’è infatti il lavoro di cittadini, volontari e associazioni. Tra queste, la Pro Loco, parte attiva negli aspetti organizzativi e nell’accoglienza, insieme alle altre realtà del paese che contribuiscono a rendere NanoGagliato un’esperienza realmente comunitaria.
La popolazione non svolge una funzione marginale o puramente logistica. È parte integrante del progetto. Negli anni gli abitanti hanno accolto ricercatori e ospiti anche nelle proprie abitazioni, trasformando l’ospitalità in uno degli elementi distintivi della manifestazione. Proprio questa alleanza tra comunità locale e comunità scientifica ha permesso a un borgo di poche centinaia di abitanti di acquistare una riconoscibilità internazionale.
NanoGagliato è unico perché non trasferisce semplicemente un congresso universitario in una piazza. Costruisce un linguaggio comune tra persone che, normalmente, vivono in ambienti lontanissimi: lo scienziato abituato ai laboratori internazionali, il docente universitario, il medico, l’amministratore locale, il cittadino e il bambino che osserva per la prima volta un esperimento.
In un tempo in cui molti piccoli centri combattono contro lo spopolamento e la perdita di servizi, Gagliato ha scelto di non inseguire modelli estranei alla propria identità. Ha costruito, invece, una nuova identità attorno alla conoscenza. La scienza non è stata utilizzata come semplice richiamo promozionale, ma è diventata una pratica collettiva, una forma di educazione permanente e una prospettiva di futuro.
Dalla nascita dell’iniziativa nel 2008 sono trascorsi diciotto anni: un arco temporale ormai prossimo ai vent’anni, durante il quale l’esperienza è cresciuta fino a raggiungere nel 2026 la sua sedicesima edizione. Una durata che testimonia come non si sia trattato di un’intuizione estiva o di una manifestazione effimera, ma di una costruzione culturale paziente e tenace.
La piazza gremita della grande serata pubblica rappresenta perciò molto più del successo di un evento. È la dimostrazione che anche dalla Calabria interna può nascere un progetto internazionale credibile; che la ricerca può uscire dai luoghi riservati agli specialisti senza perdere rigore; che i bambini possono essere considerati interlocutori della scienza e non semplici spettatori; che una comunità, quando riconosce e sostiene una visione, può trasformare la propria marginalità geografica in una centralità culturale.
Per alcuni giorni, scienziati provenienti da tutto il mondo non sono arrivati a Gagliato soltanto per parlare delle tecnologie del futuro. Sono arrivati per costruire relazioni, condividere conoscenza e riconoscere in un piccolo paese calabrese un luogo nel quale il futuro può essere immaginato insieme.
Semaforo verde per l’attesa XXIII edizione del MGFF: Gianvito Casadonte, ideatore e Nume Tutelare della kermesse, ancora una volta ha approntato un menù degno di un pranzo festivo calabrese, di quelli che non finiscono mai e che ingolosiscono tutti, ai quali vorresti essere invitato per tutta la vita. Il lungomare di Soverato ha accolto il palcoscenico, il megaschermo e la possente struttura dove si svolgerà il concorso cinematografico; abbiamo visto, nel giro di pochi giorni, sorgere la postazione di Rai Radio 2, l’ingresso, il backstage, con annessa “zona ristoro di qualità” : Soverato ha “indossato” il mitico tappeto rosso e le comode poltrone per godersi i più famosi divi internazionali ed italiani, direttamente dal cinema, dalla Tv, tutti felici di trovarsi sul lungomare della Perla dello Jonio. Una manifestazione allestita, preparata, studiata, curando ogni particolare: un’onda anomala di goliardica gioventù, effervescente fantasia ed altissima professionalità organizzativa. Decine di testate giornalistiche accreditate, migliaia di fans disposti a tutto per un selfie, tantissimi cinefili pronti a competere in materia di conoscenze cinematografiche presenti, passate e future. E’ la Sky line di Soverato che cambia grazie all’intuizione del “ragazzo che si è costruito il treno del successo da solo”, unitamente all’Amministrazione Comunale, targata Daniele Vacca e Lele Amoruso (Sindaco e vice Sindaco). Dei visionari che sin dai tempi della Scuola sapevano organizzare feste ed happening ed ora, giovani esperti ma non ancora boomer, si ritrovano ad incastonare con decine di pietre preziose un diadema pregiato e di grande valore. Un ingranaggio perfettamente funzionante e solo apparentemente casuale: un esercito di operatori, ognuno con il proprio compito e con la voglia di spaccare il mondo, capace di dimostrare come la Calabria sia straordinariamente viva e pulsante. Rassegne collaterali, incontri e talk show, semplici cittadini e personaggi importanti gli uni accanto agli altri in un confronto culturale ad ingresso libero, sui temi della giustizia della salute, dello sport, che ha saputo mantenere le proprie caratteristiche fondamentali sin dalla prima edizione . Il mondo cambia, si evolve, matura e si differenzia: il MGFF ne racconta la storia, insieme alla propria, fatta di passi in avanti, variazioni di temi e, soprattutto, caratterizzata da un Amore smisurato verso il Cinema, l’Arte e la Cultura. Uno spaccato del mondo meraviglioso dei Sogni e delle idee con opere prime e seconde, documentari e panel dedicati al cinema ed alla fiction insieme a tanto, tanto altro. Può servire dire che, nella giornata di apertura siano arrivati Can Yaman, Fotinì Peluso, Piero Ausilio, Massimo Mauro, Tommaso Labate, Carolina di Domenico e Marco Maccarini, il “corto” “Lacerazioni” di Massimiliano Pacifico, ” lo chiamava Rock ‘n Roll” di Saverio Smeriglio, “Mister Tv : Pippo Baudo Story”, di Leonardo Metalli ? È importante ma non decisivo : ciò che conta è l’essenza del MGFF, vale a dire riuscire a rendere internazionale Soverato inserendola in un contesto culturale mondiale. Lo spazio del MGFF è aperto: Gianvito e la Sua Crew vi aspettano per continuare a vivere, insieme ed intensamente, un’emozione che dura da ventitré anni e vive per dodici mesi. Sarà un cenone calabrese di quelli di cui non ti pentirai mai e che vorresti durassero in eterno … … to be continued … Giorgio de Filippis S1 Tv
L’affollatissima conferenza stampa, tenutasi nella Sala Comunale Bruno Manti, ha dimostrato quanto fosse atteso l’arrivo di “Sandokan” insieme all’inizio della XXIII edizione del Magna Graecia Film Festival. Una piazza Maria Ausiliatrice gremita all’inverosimile ha applaudito l’arrivo dell’ attore turco che si è subito prestato a selfie con il pubblico ed alle risposte alle domande dei giornalisti. Dopo i saluti di Gianvito Casadonte, del Sindaco di Soverato, Daniele Vacca, di Anton Giulio Grande e Giampaolo Calabrese per la Film Commission Calabria, Yaman ha ricordato quanto sia stato bene in Calabria nelle cinque settimane in cui ha girato le storie di Salgari. Yam si è dichiarato cittadino del mondo, che ha ampiamente percorso, anche se” sono sempre le persone a rendere bella o brutta una location”. Quando Antonio Cappellupo ha ricordato che l’attore è laureato in giurisprudenza, Caman ha sottolineato come gli studi intrapresi gli siano stati utili per acquisire un metodo nell’affrontare l’ attività lavorativa. Da lunedì Yan Caman inizierà una nuova produzione per Prime Video : e con questa anticipazione si è chiusa la prima Conferenza stampa del MGFF. Giorgio de FilippisS1 tv
Il Comune di Squillace ha aderito alla Giornata mondiale della prevenzione dell’annegamento, promossa dal Ministero della Salute e celebrata il 25 luglio, con una mattinata interamente dedicata alla sensibilizzazione, alla formazione e alla diffusione della cultura della sicurezza in mare. Un appuntamento che ha trasformato la spiaggia in un vero spazio educativo, coinvolgendo cittadini, operatori e volontari in un percorso condiviso di consapevolezza. Il mare è parte dell’identità di Squillace: luogo di incontro, svago, lavoro e socialità. Ma è anche un ambiente che richiede attenzione, conoscenza e responsabilità. Promuovere momenti di informazione rivolti ai cittadini significa tutelare le persone, prevenire rischi e rendere le spiagge luoghi sempre più sicuri. Conoscere le corrette regole di comportamento, sapere come affrontare situazioni di difficoltà e imparare le manovre essenziali di primo soccorso sono strumenti fondamentali per intervenire tempestivamente in attesa dei soccorsi. La consigliera comunale delegata Daniela Lioi ha espresso un sentito ringraziamento alla Croce Rossa Italiana, Comitato di Catanzaro, per la straordinaria disponibilità e professionalità dimostrata durante l’iniziativa. Un grazie particolare ai referenti Gregorio Cosentino e Giuseppe Pacicca, che hanno coordinato le attività, e a Dario Marasciulo, protagonista della formazione svolta direttamente in spiaggia. Durante la mattinata sono state illustrate le manovre di primo soccorso da effettuare in caso di emergenza su neonati, bambini e adulti: valutazione delle funzioni vitali, tecniche di rianimazione, gestione delle ostruzioni delle vie aeree. Strumenti preziosi che permettono ai cittadini di affrontare con maggiore sicurezza situazioni delicate. Uno dei momenti più significativi è stata la simulazione di salvataggio in mare, realizzata con la partecipazione dei bagnini Saverio, Giorgio e Francesco degli stabilimenti balneari del territorio. La dimostrazione ha mostrato tecniche di recupero in acqua, manovre salvavita, utilizzo del defibrillatore, coordinamento tra bagnini e soccorritori. Un segnale forte, in quanto le spiagge di Squillace sono presidiate da personale preparato, attento e pronto a intervenire in caso di emergenza. Lioi ha ringraziato anche la Protezione Civile di Squillace per il supporto durante l’iniziativa e ha rivolto un ringraziamento particolare al dottor Aldo Zofrea, membro dello staff del sindaco, per la preziosa collaborazione nell’organizzazione e nella buona riuscita della manifestazione. Un grazie sincero è stato rivolto a tutti coloro che hanno partecipato e contribuito alla realizzazione di questa giornata dedicata alla sicurezza. La Giornata mondiale della prevenzione dell’annegamento si chiude con un messaggio chiaro, e cioè che la prevenzione passa dalla conoscenza, dalla formazione e dalla collaborazione. Investire nella sicurezza significa prendersi cura della comunità, proteggere il territorio e costruire un ambiente più consapevole e responsabile. Carmela Commodaro
Nella sede di Montepaone, per il Mese della Calabria, tra libri, cultura e testimonianze
La sede Naturium di Montepaone si è riempita di pubblico per una presentazione culturale che ha finito per somigliare a una conversazione lunga tra persone che si riconoscono. Al centro, il libro Tesori da scoprire. La cultura gastronomica tra luoghi storici e paesaggi calabresi (Calabria Letteraria Editrice), scritto da Marisa Raffaela Gigliotti e Sandra Ianni, con la prefazione di Barbara Nappini. L’appuntamento, organizzato in occasione del Mese della Calabria, è nato dalla collaborazione tra Naturium Cibo & Natura e la Condotta Slow Food Soverato — Versante Jonico.
Ai saluti e alla moderazione Roberta Ussia, responsabile della sede Naturium di Montepaone Lido. Con lei il sindaco di Montepaone, Mario Migliarese, e Pasquale Perronace, presidente della Condotta Slow Food Soverato — Versante Jonico. Il primo cittadino, va detto, non si è limitato al passaggio istituzionale: è rimasto per tutta la serata, seguendo gli interventi e poi fermandosi a parlare con il pubblico. Tra i presenti anche Vittoria Lazzaro, presidente della Fidapa.
Le testimonianze: agricoltura, ferrovie, bandi vinti
Un cambio di programma rispetto alla locandina è arrivato dall’associazione “Jungi Mundu”: Rosario Zurzolo, il presidente, era impegnato in una manifestazione a Camini e ha delegato Pierfrancesco Multari, consulente e suo collaboratore da anni. Multari ha raccontato il progetto e un risultato non banale: l’associazione è rientrata in una graduatoria che ha selezionato quattro realtà in tutto il Mezzogiorno, aggiudicandosi il relativo bando. Da lì il discorso si è spostato sui prossimi interventi previsti nell’area di Camini.
L’altra testimonianza, quella di Roberto Galati dell’azienda “I Casali di Postaglianadi”, ha colpito i presenti. Galati ha parlato della sua attività agricola ma anche del suo lavoro nel mondo dei trasporti ferroviari, e il pubblico si è mostrato sorpreso dalla quantità di energia e di competenze che un singolo imprenditore riesce a tenere insieme, tutte orientate a un’idea di turismo sostenibile che non resta uno slogan.
Il libro: cucina medievale e nessun nome da promuovere
Sandra Ianni ha aperto il suo intervento da una posizione insolita: non è calabrese. Ha raccontato il legame costruito con questa regione, l’innamoramento progressivo, e le persone incontrate insieme a Marisa Gigliotti durante la ricerca — figure interessanti che, come capita spesso, gli stessi calabresi non conoscono. La parte più densa del suo intervento ha riguardato la cucina storica e medievale, alla quale il volume dedica ampio spazio: una ricostruzione documentata della storia gastronomica del territorio, illustrata con una dovizia di particolari che ha tenuto la sala attenta fino in fondo.
Marisa Raffaela Gigliotti ha portato la sua consueta energia e ha messo in evidenza una scelta editoriale che merita di essere sottolineata: nel libro non è citato un ristorante, non è citata un’azienda agricola, non c’è una sola inserzione promozionale. Nessun hotel, nessuna cantina, nessun marchio. Una decisione presa per lasciare lo spazio aperto e concentrare tutto sulla qualità del racconto, senza trasformare il volume nel catalogo di qualcuno. In un settore dove la narrazione gastronomica finisce spesso per essere marketing travestito, è una presa di posizione. A seguire, il firmacopie con le due autrici.
Le degustazioni, e quello che è venuto dopo
La serata si è chiusa con le degustazioni e le anteprime gratuite. Ma il dato più significativo è quello che il programma non prevedeva: finiti gli interventi, il pubblico non si è disperso. Le persone sono rimaste a chiacchierare a lungo, tranquillamente, ben oltre il momento del palco. Non è un dettaglio da poco per chi organizza eventi culturali d’estate, quando la concorrenza è il mare e il lungomare. Il pubblico di Naturium è un pubblico che sceglie: interessato, affezionato al progetto, disposto a restare in piedi a discutere di cucina medievale e Calabria alle undici e mezza di sera. L’apprezzamento, unanime, è arrivato da lì più che dagli applausi.
Nasce la scuola primaria Montessori nel territorio soveratese. Così l’istituto Don Bosco di Soverato ha deciso di dare risposta alla domanda di innovazione e qualità nella didattica, arrivata negli anni dalle famiglie, sia all’interno che all’esterno dell’istituzione scolastica. La novità sarà presentata all’open day che si terrà nei locali dell’istituto mercoledì 29 luglio, dalle ore 17 alle 19. Tra gli altri risultati conseguiti di recente dalla Don Bosco, da menzionare i sei 100 e lode ottenuti dai ragazzi della quinta liceo classico agli esami di maturità. “Le lodi rappresentano un traguardo pienamente meritato, frutto dell’impegno degli studenti. Raccontano anche il valore di una classe che ha saputo crescere insieme, rendendo il lavoro in aula stimolante e gratificante. È questo, credo, l’aspetto più bello del nostro mestiere”, commenta Marianna Tropeano, docente di latino e greco del liceo. “Sono convinta che questo sia solo il primo passo di un percorso – ha aggiunto la professoressa Tropeano – che riserverà loro traguardi ancora più importanti e soddisfacenti”. Eliano Aiello, Lorenzo Caristo, Martina Codispoti, Maria Bruna Cuteri, Antonio Sinopoli e Maria Pia Sinopoli sono i sei studenti che hanno ottenuto il voto massimo cum laude. Ma anche il resto del gruppo classe ha raggiunto ottimi risultati, che consentiranno di scegliere con consapevolezza e fiducia il proprio percorso universitario. “Per il liceo classico di Soverato puntiamo inoltre sull’umanesimo digitale, basato sull’integrazione nella didattica del know tecnologico dell’Its Cadmo”, racconta Pasqualino Serra, presidente della Fondazione Cadmo che gestisce la scuola. “Per l’avvio del prossimo anno scolastico possiamo già contare su numerosi iscritti alla prima liceo – continua Serra – con circa una ventina di famiglie che hanno dato fiducia alla scuola e allo storico indirizzo classico, potenziato dall’approccio digitale. Un approccio da realizzare sia nei laboratori, di cui abbiamo dotato l’istituto, che integrandolo nelle lezioni d’aula. E dallo scorso anno abbiamo inserito due ore settimanali di informatica al biennio”.
E se il liceo vuole rinnovarsi integrando saperi umanistici e tecnologie digitali, la novità per gli alunni più piccoli, con la primaria Montessori, si annuncia eclatante. Per la prima volta sul territorio, infatti, una scuola pubblica (in questo caso paritaria non statale) adotta il metodo educativo ideato da Maria Montessori e famoso in tutto il mondo. A guidare il progetto sarà Viviana Vitale, pedagogista e formatrice del metodo Montessori per la Fondazione Montessori Italia, da sempre impegnata nella realizzazione e diffusione dell’educazione montessoriana attraverso realtà educative consolidate, come l’asilo Montessori ‘Bambini al centro’ a Montepaone (Cz). “Ritengo che questo sia un sogno che diventa realtà. Un progetto che porta con sé una visione educativa profonda, dove il cuore e lo spirito della pedagogia di Don Bosco incontrano l’ordine, la cura, l’autonomia, l’ambiente e l’apprendimento esperienziale del Metodo Montessori”, spiega Vitale. Secondo la pedagogista “questa non è soltanto una nuova classe ma una grande opportunità per il nostro territorio, per le famiglie e soprattutto per i bambini”. L’applicazione del metodo partirà dalla classe prima, ma potrà essere di ispirazione pedagogica per tutta la scuola primaria e via via anche per i gradi superiori (la scuola conta tutti e tre i gradi, primaria, secondaria di primo grado e liceo classico). I dettagli saranno illustrati da Vitale e dai vertici della scuola mercoledì 29 luglio, durante l’open day aperto a tutti gli interessati.