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Bimbo morto a Catanzaro, ricovero precauzionale per un altro piccolo

Un altro bambino che ha frequentato la Family Baby School di Tropea, la stessa struttura frequentata dal piccolo Alessio Pio, il bimbo di un anno e mezzo deceduto il 22 luglio scorso all’ospedale di Catanzaro, è stato trasferito in via precauzionale al presidio ospedaliero “Pugliese-Ciaccio” del capoluogo di regione dopo aver manifestato i medesimi sintomi iniziali di gastroenterite accusati dal piccolo.
Secondo quanto appreso, il bambino non rientrerebbe tra quelli già ricoverati nei giorni scorsi. Il trasferimento in ospedale è stato disposto esclusivamente a scopo precauzionale, così da consentire tutti gli accertamenti clinici necessari e monitorarne attentamente le condizioni.
La notizia è stata confermata all’ANSA dal commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia, Angelo Vittorio Sestito, che ha invitato a mantenere la calma, rassicurando sulle condizioni del piccolo paziente.”Le condizioni del bambino sono buone – ha detto Sestito – e la situazione è sotto controllo”.
Il nuovo ricovero arriva mentre proseguono le indagini sanitarie e giudiziarie per chiarire le cause della morte di Alessio Pio. Gli accertamenti sono concentrati sull’eventuale presenza del batterio che avrebbe provocato il rapido aggravamento delle condizioni del bambino, mentre continuano anche le verifiche epidemiologiche per ricostruire l’origine del contagio ed escludere ulteriori rischi. L’episodio mantiene alta l’attenzione delle autorità sanitarie, che stanno seguendo con particolare prudenza tutti i casi riconducibili ai bambini che hanno frequentato la struttura educativa di Tropea, adottando ogni misura ritenuta necessaria per la tutela della salute dei piccoli pazienti. (ANSA)

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Occhiuto: 1mld in più per ospedali calabresi, ok Stato-Regioni ai nuovi finanziamenti Inail

“La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera allo schema di decreto che assegna nuove risorse Inail per l’edilizia sanitaria.
Per la Calabria è una notizia molto importante: avremo 1 miliardo in più destinato ai nostri ospedali, il finanziamento più alto ottenuto da una Regione italiana in questa tranche di risorse.
Parliamo di 300 milioni di euro per il nuovo ospedale di Catanzaro, 200 milioni per la Cittadella della Salute di Catanzaro, 300 milioni per il nuovo ospedale di Crotone e 200 milioni per il nuovo ospedale di Cosenza.
Investimenti che consentiranno di accelerare la realizzazione di opere strategiche e di avere dunque nei prossimi anni strutture moderne, sicure e all’altezza dei bisogni dei calabresi.
Su uno stanziamento complessivo di circa 2,45 miliardi di euro, la Calabria è la Regione che riceve la quota maggiore, davanti a Puglia ed Emilia-Romagna.
È un risultato che non arriva per caso. È il frutto di un lavoro lungo, spesso silenzioso, fatto di progettazione, interlocuzione costante con il governo e capacità di trasformare idee in interventi concreti.
Per troppi anni la Calabria è rimasta ai margini quando si trattava di grandi investimenti. Oggi non è più così.
Questo miliardo di euro non è un punto di arrivo, ma un passo decisivo nel percorso che abbiamo intrapreso per ricostruire dalle macerie la sanità calabrese, dotandola finalmente di ospedali nuovi, funzionali e capaci di offrire ai cittadini servizi sempre migliori.
Continueremo a lavorare con la stessa determinazione affinché ogni finanziamento ottenuto si traduca rapidamente in cantieri aperti e, soprattutto, in una sanità più efficiente e più vicina ai calabresi”.

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Da Dartmouth a Badolato Marina: perché la chiamiamo «intelligenza artificiale» e come usarla senza subirla

Al Lido Solesi la serata promossa dal Lions Club Soverato e Versante Jonico delle Serre con il Club LEO. Il prof. Francesco Pungitore ripercorre l’intuizione di John McCarthy, smonta il mito della «macchina che pensa» e indica la rotta: utilità concrete, limiti strutturali, rigore etico, AI Act e responsabilità che restano in capo alle persone

Comincia da una domanda apparentemente ingenua, e per questo decisiva: perché si chiama proprio così? Il giardino del Lido Solesi si è riempito di cittadini del comprensorio jonico per l’incontro pubblico «Intelligenza Artificiale — Opportunità, rischi e responsabilità per cittadini, famiglie e professioni», promosso dal Lions Club Soverato e Versante Jonico delle Serre insieme al Club LEO.

Al tavolo dei lavori, la presidente del club Raffaella Ermocida, che ha aperto la serata rivendicando la scelta del tema; il presidente di Zona 22 Danilo Iannello; il presidente della X Circoscrizione Giacomo Mannino; il presidente del Leo Club Soverato V2S Vincenzo Petrillo. Relatore della serata il prof. Francesco Pungitore, giornalista, docente e formatore in intelligenza artificiale.

Un’etichetta nata come bandiera

Il nome, ha spiegato Pungitore, non descrive una scoperta: descrive un programma di ricerca. Lo coniò John McCarthy nel 1955, nella proposta di finanziamento di quel seminario estivo che si tenne a Dartmouth College nell’estate del 1956 e che oggi consideriamo l’atto di nascita della disciplina, firmata insieme a Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon. Serviva un’insegna nuova, capace di distinguere il campo dalla cibernetica e dalla teoria degli automi. McCarthy scelse due parole ad altissimo tasso simbolico e, con esse, una scommessa: che ogni aspetto dell’intelligenza potesse in principio essere descritto con tale precisione da renderlo simulabile da una macchina.

Da qui la prima delle tesi proposte al pubblico: l’aggettivo «artificiale» è esatto, il sostantivo «intelligenza» è un’ipotesi di lavoro che si è irrigidita in senso comune. Chiamandola così, per settant’anni abbiamo importato nel discorso pubblico un lessico mentalistico — la macchina «capisce», «sa», «ragiona» — che oggi orienta le nostre aspettative più di quanto orienti la tecnologia reale.

Cosa è cambiato dal 1956

Molto, e non nella direzione immaginata dai padri fondatori. Il paradigma simbolico, fondato su regole scritte a mano, ha lasciato il posto all’apprendimento statistico dai dati; l’architettura transformer, dal 2017, ha reso possibile la stagione dei grandi modelli linguistici e degli strumenti generativi oggi in mano a chiunque abbia uno smartphone. Il salto non è stato concettuale ma di scala: dati, potenza di calcolo, capitali.

La conseguenza pratica, ha sottolineato il relatore, è che i sistemi che usiamo ogni giorno non verificano: predicono. Producono la continuazione statisticamente più plausibile di una sequenza. Da questa architettura derivano sia i benefici sia i difetti, e non è possibile trattenere i primi eliminando i secondi.

Utilità reali, limiti strutturali

Sul lato dell’utilità, il quadro tracciato è concreto: riduzione dei tempi nelle attività ripetitive, supporto alla stesura e alla revisione di testi, traduzione, sintesi di documenti complessi, supporto decisionale, accessibilità per chi ha difficoltà di lettura o di scrittura, servizi più rapidi per famiglie e piccole imprese.

Sul lato dei limiti, quattro nodi ricorrenti: le allucinazioni, cioè affermazioni false enunciate con tono impeccabile; i bias ereditati dai dati di addestramento, che possono tradursi in discriminazioni quando un sistema entra in processi di selezione, valutazione o accesso a un servizio; la protezione dei dati, con il rischio quotidiano di riversare in una chat informazioni sensibili, sanitarie o aziendali; l’impatto sull’occupazione, che non riguarda soltanto la quantità dei posti ma la ricomposizione dei compiti all’interno di ogni professione.

L’AI Act e il perimetro delle regole

Il riferimento normativo è il Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act, primo quadro organico al mondo in materia. La sua logica è quella del rischio: alcune pratiche sono vietate — dal social scoring alle tecniche manipolative che sfruttano la vulnerabilità delle persone —, altre sono classificate ad alto rischio e sottoposte a obblighi stringenti di documentazione, qualità dei dati e sorveglianza umana; per i modelli di uso generale valgono requisiti di trasparenza. L’applicazione è scaglionata nel tempo e alcune scadenze restano oggetto di discussione politica a Bruxelles, ma il principio, ha osservato Pungitore, è già leggibile: la responsabilità non si delega all’algoritmo, resta di chi lo progetta, lo mette in commercio e lo utilizza. Accanto all’AI Act continua a operare il GDPR, che nella pratica quotidiana è spesso lo strumento più immediatamente rilevante.

La ricetta: alfabetizzazione e supervisione

Il passaggio dal tecnico al filosofico è stato il cuore dell’intervento. Se il sistema non comprende, allora la verifica non è un passaggio facoltativo ma la condizione stessa di un uso legittimo: nessun output senza controllo umano, tanto più quando l’esito incide su una diagnosi, una valutazione scolastica, una selezione, un atto amministrativo. Il rigore etico non è un supplemento morale a lavoro finito: è metodo.

Da qui l’insistenza sull’alfabetizzazione. Per le nuove generazioni, che usano questi strumenti con naturalezza e con scarsa consapevolezza dei loro meccanismi; per le famiglie, chiamate a un accompagnamento che non sia né proibizionismo né abdicazione; per i professionisti e le amministrazioni locali, che hanno bisogno di percorsi formativi e non di slogan.

Il dibattito

L’incontro ha privilegiato il confronto. Le domande dal pubblico hanno toccato la tutela della privacy negli usi domestici e professionali, gli strumenti concreti per proteggere i dati, l’educazione digitale dei minori, i percorsi di formazione per chi si prepara a lavorare accanto a queste tecnologie. Ne è emerso un doppio registro: preoccupazioni condivise, ma anche una richiesta pragmatica di indicazioni operative.

La serata si è chiusa con la consegna del gagliardetto e di una copia del volume «Complessità umana. Linearità artificiale», e poi con una ricca apericena che ha permesso di proseguire il dialogo in forma informale.

Al netto delle formule di rito, l’iniziativa lascia un’indicazione politica precisa: sul futuro digitale del territorio non si costruisce nulla senza occasioni di informazione pubblica, responsabilità condivise e politiche di inclusione che mettano al centro cittadini e famiglie. La domanda di partenza — perché la chiamiamo così — non era dunque un vezzo erudito. Era il modo più rapido per ricordare a una platea di adulti che le macchine hanno preso il nome che noi abbiamo deciso di dargli, e che la decisione, su tutto il resto, resta ancora nostra.

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70 anni fa il naufragio dell’Andrea Doria. Un sopravvissuto “Come un terremoto”

LOS ANGELES (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Era il simbolo dell’Italia che si rialzava dopo la guerra: elegante, moderna, considerata tra le navi più sicure del mondo. L’Andrea Doria, ammiraglia della Marina Mercantile Italiana, rappresentava il prestigio del Paese e il sogno di migliaia di emigranti diretti negli Stati Uniti. Nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1956, durante il viaggio verso New York con oltre 1.700 persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio,
entrò però nella storia per una delle più celebri tragedie della navigazione civile. Al largo dell’isola di Nantucket, una fitta nebbia fece da sfondo alla collisione con il transatlantico
svedese Stockholm. Undici ore dopo l’impatto, l’Andrea Doria affondò nell’Oceano Atlantico. Morirono 51 persone, ma il tempestivo intervento delle navi accorse nella zona permise di
salvare oltre 1.600 vite.
Tra quei sopravvissuti Antonio De Girolamo, che allora aveva appena 18 anni e stava raggiungendo New York insieme alla sua famiglia.
(video e intervista di Veronica Maffei)
abr

Giornalista ucciso a Eboli, fermato un 26enne. Ha confessato

SALERNO (ITALPRESS) – Un 26enne di nazionalità tunisina è stato fermato dai carabinieri per l’omicidio del giornalista trovato carbonizzato in un terreno agricolo in località Cioffi a Eboli. Il giovane secondo quanto reso noto dagli investigatori ha confessato. L’uomo è stato trasferito presso la casa circondariale di Salerno in attesa della convalida del fermo da parte del Gip. Gli accertamenti coordinati dalla Procura della Repubblica di Salerno e portati avanti dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri, nei giorni successivi all’omicidio avevano consentito di individuare quasi subito il 26enne, senza fissa dimora e irregolare. La svolta grazie a un’impronta trovata sull’auto della vittima, ai contatti telefonici tra i due emersi dai tabulati e alla verifica delle celle telefoniche.
abr/mca2
(Fonte video: Carabinieri)

Il Gal “Serre Calabresi”, organizza la seconda edizione di “Calabria a Km 0”, il festival dell’agricoltura

Il Gal “Serre Calabresi”, organizza la seconda edizione di “Calabria a Km 0”, il festival dell’agricoltura di prossimità che, per la sua seconda edizione, approda a Chiaravalle. venerdì 7 e sabato 8 agosto 2026. Infatti, dopo il successo dello scorso anno a Soverato, il Gal “Serre Calabresi”, ente promotore con il Comune di Chiaravalle e la Pro loco, rinnova nella cittadina delle Preserre, l’impegno per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità, delle filiere corte e dell’identità dei territori rurali calabresi. Spazi espositivi gratuiti sono stati predisposti per aziende e produttori, per la promozione e la vendita dei prodotti a km 0 e le eccellenze del territorio. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto di cooperazione regionale “Rural Hub Calabria – La rete dei GAL per l’innovazione e la cooperazione nei territori rurali calabresi”, attuato nell’ambito dell’Intervento SRG06 LEADER – CSR Calabria 2023/2027. “L’evento –  dichiara il Presidente Marziale Battaglia –  rappresenta un’importante occasione di incontro tra imprese agricole, produttori, cittadini, visitatori e comunità locali, di rafforzamento del marketing territoriale diretto, con l’obiettivo di promuovere il consumo consapevole, sostenere l’economia locale e rinsaldare il legame tra produttori e comunità. Un’opportunità concreta per imprenditori agricoli per far conoscere la qualità delle produzioni delle proprie aziende, per raccontare il valore delle produzioni locali e del proprio lavoro, e per creare nuove relazioni commerciali in un contesto di forte richiamo territoriale. Il Festival –  continua il Presidente Gal Serre Calabresi –  metterà al centro prodotti genuini, sostenibili e provenienti dalla filiera corta, offrendo ai visitatori un’esperienza dedicata ai sapori autentici della Calabria e alle realtà imprenditoriali che ogni giorno contribuiscono alla tutela del territorio e delle sue tradizioni. In questo contesto si inserisce, anche, uno spazio dedicato all’artigianato locale”. Nel corso delle giornate ci saranno: musica, con il concerto il 7 agosto dei Parafoné, un talk per approfondire le tematiche del settore e riflettere sul futuro dell’agricoltura, e ancora la presentazione di un libro che condurrà alla scoperta della cultura gastronomica e delle tradizioni, fra luoghi storici e paesaggi calabresi.

Rosanna Paravati

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La costa jonica continua a rappresentare uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del Mediterraneo

La costa jonica continua a rappresentare uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del Mediterraneo e nonostante la crescente presenza di stabilimenti, conserva ancora angoli di rara bellezza, chilometri di spiagge dorate  e acque cristalline, tratti di spiaggia incontaminata dove il rumore delle onde sostituisce quello della musica  e il paesaggio conserva il suo equilibrio naturale. E’ quello che vuole mettere in evidenza, attraverso un comunicato, Maria Antonietta De Francessco, Segretaria del circolo Pd di Santa Caterina dello Ionio e Vicesegretaria Pd federazione di Catanzaro.  “C’è un tratto di costa, tra Santa Caterina dello Ionio e Guardavalle, dove il tempo sembra essersi fermato -si legge nella nota–  qui la terra si spacca in forme scultoree che raccontano milioni di anni di erosione, e il mare Ionio si stende davanti senza un ombrellone a interromperne la vista. Calanchi,  creste affilate e canaloni che si intrecciano come rughe nella terra, formano un paesaggio quasi lunare, ocra e rossastro, che si accende al tramonto.  È la prova – sottolinea De Francesco –  che un territorio lasciato libero di essere se stesso genera bellezza senza bisogno di alcun intervento umano. Non ci sono lettini allineati, non c’è musica a tutto volume, c’è solo la sabbia, il rumore delle onde, il vento che porta il profumo della macchia mediterranea. Mentre gran parte del litorale italiano è stato spezzettato, recintato, tariffato metro per metro, trovare un tratto di costa ancora libero è un privilegio da custodire come una cosa rara, non da sacrificare al primo che offre un affitto. Qui – continua –  ci si siede dove si vuole, si entra in mare senza attraversare corsie di ombrelloni. È una serenità che non si compra, quella di sentirsi ospiti della natura, non clienti di un servizio. Ormai in troppi posti d’Italia, la costa, è ridotta a un mosaico di concessioni private, mentre chi vuole un pezzo di spiaggia libera deve spesso camminare chilometri per trovarlo. La bella politica – mette in evidenza la segretaria dem – quella che sceglie di proteggere, per fortuna esiste ancora, quella di chi decide di lasciare la costa libera davvero, senza cederla al miglior offerente. È una politica meno appariscente, che non produce inaugurazioni né grandi titoli, ma che vale più di ogni altra, proteggere significa avere il coraggio di dire no a un guadagno immediato in nome di qualcosa che appartiene a tutti, oggi e domani. Le amministrazioni e le comunità che difendono questi tratti di costa, che resistono alla tentazione di riempirli di cemento, stanno facendo la cosa più preziosa che si possa fare per un territorio: lasciarlo respirare.  Ogni volta che si cammina su questa sabbia libera, tra i calanchi e l’azzurro dello Ionio – conclude la segretaria De Francesco –   si capisce che la vera ricchezza di un territorio non sta in quanto riesce a vendere, ma in quanto riesce a preservare. La Calabria ha ancora questi tesori. Sta a chi la abita, e a chi la governa, decidere se farli restare un patrimonio comune o farli diventare l’ennesimo pezzo di costa consegnato al cemento”.

Rosanna Paravati

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