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Voltan “Felice per l’oro a Taranto, non me l’aspettavo”

TARANTO (ITALPRESS) – “Sono partita con zero aspettative. Ho provato, ho sperimentato un approccio alla gara un po’ diverso che stiamo provando in allenamento e sono felice che abbia dato i suoi frutti”. Elena Voltan regala all’Italia una splendida medaglia d’oro nella mattinata dedicata alle finali della canoa ai Giochi del Mediterraneo Taranto 2026. L’atleta padovana, protagonista sul bacino della SVAM, ha raccontato tutta la sua sorpresa dopo aver conquistato il gradino più alto del podio. “Sono contenta, non me l’aspettavo. Non mi sembrava di essere prima alla fine, però sono contentissima”, ha spiegato. “Accoglienza calorosissima, tutto perfetto. L’organizzazione e il campo di gara sono molto belli, soprattutto a queste ore della mattina. C’è stato un po’ di onda laterale, ma c’è per tutti, quindi va bene così. Sono contenta, è un bellissimo posto”.

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Rossi “A Taranto ottima organizzazione e campo perfetto”

TARANTO (ITALPRESS) – “Non è una sorpresa. Ho partecipato ai Giochi del Mediterraneo del 1997 a Bari e conoscevo già il calore e l’entusiasmo della gente”. Antonio Rossi, presidente della Federazione Italiana Canoa Kayak, promuove l’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 e il campo di gara che ospita le competizioni di canoa. “Quando sono arrivato a Taranto ero già preparato, ma abbiamo trovato veramente un’ottima organizzazione e un campo perfetto. La logistica è molto bella e vorremmo utilizzarla, come legacy, anche per le future gare della nostra Federazione”, ha spiegato l’ex campione olimpico e mondiale. Positivo anche l’avvio degli azzurri nelle prime gare: “I ragazzi e le ragazze stanno andando molto forte. Abbiamo conquistato un oro, un argento e un bronzo nelle prime tre gare, ce ne mancano altre tre e siamo ottimisti”. Rossi ha poi sottolineato l’impegno dell’intero movimento: “È encomiabile il lavoro degli atleti, dei tecnici e soprattutto di chi sta lavorando per l’organizzazione, dai volontari a tutti gli altri. C’è grande entusiasmo ed è tutto molto bello”.

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Buonfiglio “Taranto ha già vinto medaglia dell’accoglienza”

TARANTO (ITALPRESS) – “Credo che le prime medaglie siano già state vinte con l’accoglienza della gente di Taranto, con l’affetto e con un’ospitalità andata oltre ogni immaginazione”. Luciano Buonfiglio traccia un primo bilancio dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, giunti alla seconda giornata di gare, a margine delle finali di canoa. Il presidente del Coni ha promosso la cerimonia inaugurale allo stadio Erasmo Iacovone: “Una cerimonia d’apertura apprezzata da tutti, nella sua semplicità ma ricca di messaggi”. Quindi il riferimento al primo bilancio sportivo, con l’Italia protagonista fin dall’esordio. “Siamo partiti con l’organizzazione degli eventi, dal ciclismo alla scherma, fino al nuoto, che ieri ci ha regalato un’emozione dietro l’altra. Tredici medaglie nella prima giornata, e non è male”. Buonfiglio ha sottolineato anche il lavoro di squadra della delegazione azzurra, composta da 497 atleti e da oltre 200 tecnici. “A Casa Italia abbiamo festeggiato tutti insieme. La Preparazione Olimpica ha coordinato l’intera spedizione, con i presidenti federali, i gruppi sportivi militari e tutte le componenti impegnate per mettere le atlete e gli atleti nelle migliori condizioni”. Grande apprezzamento anche per i nuovi impianti realizzati per i Giochi. “Siamo qui alla canoa, in questo splendido bacino che meriterebbe di ospitare altri grandi eventi, così come lo Stadio del Nuoto e gli altri impianti che abbiamo visto”. Per Buonfiglio, l’investimento del Governo su Taranto ha anche un forte valore simbolico: “Lo sport può essere lo strumento più adatto per dimostrare senso di appartenenza, per dimostrare che si possono fare le cose e che siamo protagonisti”.

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Tg Ambiente – 23/8/2026

ROMA (ITALPRESS) – In questo numero del Tg Ambiente, prodotto dall’Italpress in collaborazione con TeleAmbiente:
– Investimenti sostenibili, 448 milioni per la transizione
– Passaporto digitale di prodotto, origine e impatto di ciò che compriamo
– Idrogeno rinnovabile, incentivi per 400 milioni all’anno
– Auto elettriche, il mercato frena senza gli incentivi
fsc/gtr/col

Pensioni, Fava “Terzo pilastro gestito da Inps, proposta accolta favorevolmente”

RIMINI (ITALPRESS) – “Noi siamo rispettosissimi delle indicazioni del legislatore, quindi ciò che ci dirà il legislatore noi cercheremo di attuarlo a regola d’arte, come abbiamo sempre fatto”. Lo ha detto il presidente dell’INPS, Gabriele Fava, rispondendo ai giornalisti al Meeting di Rimini sulle ipotesi di maggiore flessibilità in uscita dal lavoro e sulla loro sostenibilità nel medio termine per il sistema previdenziale. La domanda faceva riferimento, in particolare, alla proposta annunciata dalla Lega per consentire il pensionamento a 64 anni. “Noi siamo rispettosissimi delle indicazioni del legislatore”, ha ribadito Fava, spiegando che l’Istituto si muoverà sulla base delle scelte che saranno assunte dal Parlamento e dal governo. “La proposta principale che ho formulato, e sulla quale c’è concordanza, riguarda la gestione di questo terzo pilastro da parte dell’Istituto, Mi sembra una proposta di buon senso perché è pensata proprio a favore dei nostri giovani, coerentemente con il progetto giovani”, ha spiegato Fava, aggiungendo di aver “letto con grande piacere” che il ministro del Lavoro ha “raccolto favorevolmente la proposta”. “Sono ben felice di mettermi all’opera non appena avremo il via libera. È un lavoro di squadra con istituzioni, legislatore e governo”, ha proseguito il presidente dell’INPS.

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Cultura e solidarietà, consegnati a Pescina i riconoscimenti del 29° Premio Silone

Cultura e solidarietà, consegnati a Pescina i riconoscimenti del 29° Premio Silone

PESCINA (L’AQUILA) (ITALPRESS) – Si è conclusa a Pescina la XXIX Edizione del Premio Internazionale “Ignazio Silone”, manifestazione che celebra la figura, il pensiero e l’eredità letteraria e politica del celebre scrittore abruzzese. L’appuntamento conclusivo, che si è svolto presso la Sala Conferenze Ignazio Silone del Teatro San Francesco, ha rappresentato il momento clou di un ricco programma culturale articolato su tre giornate, dal 20 al 22 agosto, che ha visto alternarsi convegni di studio, approfondimenti scientifici e visite guidate nei luoghi siloniani più significativi della città. L’evento – patrocinato dalla Regione Abruzzo e dal Comune di Pescina, e condotto dal giornalista Luca Di Nicola – ha visto la presenza del neo eletto sindaco di Pescina Luigi Soricone e dell’assessore comunale alla Cultura, Giovanni Tranquilli; del Vice Presidente della Regione Abruzzo Emanuele Imprudente; del Consigliere Regionale Massimo Verrecchia; dell’Assessore Regionale al Bilancio Massimo Quaglieri e della Consigliera regionale Antonietta La Porta.Il vincitore di questa ventinovesima edizione è Giorgio Pasotti, celebre attore e Direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo (TSA). Il premio, spiega una nota, “riconosce il suo straordinario contributo al panorama artistico e il costante impegno nella valorizzazione delle attività culturali e teatrali del territorio abruzzese, in perfetta sintonia con lo spirito di riscatto e di valorizzazione delle identità locali tanto caro a Silone”. Nell’ambito della sezione speciale dedicata alle eccellenze del panorama scientifico, sociale e culturale, sono state conferite le Menzioni Speciali “Che fare a Fontamara” a personalità e istituzioni che si sono distinte nei rispettivi campi: Virginia Di Mascio (Centro Studi I.S.); Gabriele Cipollitti (Regista); Bruno Mancini (Universitè de Lorraine – Francia); Gianni Melilla (Presidente Emerito del Consiglio Regionale d’Abruzzo) e Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, presieduta da Alessandra Taccone, “per l’incessante e meritorio operato a favore della solidarietà, del sociale e dell’inclusione culturale”.
La motivazione della Menzione Speciale alla Fondazione Terzo Pilastro, unico Ente destinatario del riconoscimento, è stata la seguente: “Ad un’Istituzione filantropica tra le più importanti del Paese, fondamentale nel sostegno a settori strategici: cultura, arte e sociosanitario, promossi con autentiche eccellenze progettuali, diventate un modello di ‘social benchmark’, a carattere globale. Una visione lungimirante e coerente, valorizzata in Abruzzo nella Città di Pescina, con un personaggio unico, come lo scrittore Ignazio Silone ed in quella di Avezzano, in collaborazione con l’Associazione Anffas onlus, assistendo persone con disabilità intellettiva e/o relazionale e le loro famiglie. La Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, con la guida del Prof. Emmanuele F. M. Emanuele, ha restituito nuovo splendore alla Casa Museo Ignazio Silone, con i progetti di promozione del Centro Studi Ignazio Silone, lasciati in eredità alla sua terra. Quest’ultima, ora, con la Presidente Prof.ssa Alessandra Taccone, originaria proprio della Piana del Fucino, continua così ad esprimere personalità illuminate in ogni campo della società italiana, promuovendo sempre i valori di libertà, uguaglianza ed emancipazione, da tramandare alle nuove generazioni del terzo millennio”.
Un momento solenne è stato quello dedicato alla consegna delle due Targhe Commemorative, destinate ad altrettante figure simbolo che hanno lasciato un’impronta indelebile nella custodia dei valori siloniani: Tiziana Cucolo (Presidente Emerita del “Centro Studi IS”) – Emmanuele F. M. Emanuele, già Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e Cittadino Onorario di Pescina.
Un lungo applauso del pubblico ha accompagnato il ricordo di Tiziana Cucolo, per anni figura di riferimento della cultura del territorio, e del professor Emanuele, recentemente scomparso, al quale la città ha espresso attraverso l’intitolazione della targa la propria gratitudine per una figura che, con “impareggiabile spirito filantropico e lungimirante mecenatismo”, ha legato il suo nome a Pescina. Celebrato il ruolo decisivo di Emanuele nella “rinascita della Casa Museo Ignazio Silone”, un’operazione che ha donato “nuova luce e risonanza internazionale alle nostre radici letterarie” nel segno dei valori di “libertà, uguaglianza e solidarietà”, oggi perpetuati dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale.
“Sono profondamente onorata di ricevere, quale Presidente della Fondazione Terzo Pilastro, la Menzione Speciale del Premio Silone 2026 conferita alla nostra Istituzione per il suo costante impegno nei settori della cultura e della solidarietà: un riconoscimento che ci lega ancor più a Pescina e alla figura di Ignazio Silone nel nome dei valori universali di libertà, uguaglianza e inclusione, e che personalmente – essendo io originaria di questa Regione – vivo oggi con una particolare emozione – ha detto Alessandra Taccone -. Parallelamente, ho accolto con commozione e sincera gratitudine anche l’omaggio sentito della città al mio illustre e indimenticato predecessore, il Prof. Emmanuele Emanuele, che – come è stato giustamente ricordato – con “impareggiabile spirito filantropico” ha, tra le altre cose, ridato splendore alla Casa Museo di Silone e rilanciato il Centro Studi che porta il suo nome”. “La Fondazione Terzo Pilastro, che ho l’onore di rappresentare qui oggi, ne ha raccolto con orgoglio l’eredità morale e si impegna ogni giorno a perpetuarla, nella ferma convinzione che la cultura debba continuare ad essere un potente motore di solidarietà e giustizia sociale”, ha concluso Taccone.

– foto ufficio stampa Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale
Da sinistra, nella foto: il consigliere regionale Massimo Verrecchia, il sindaco di Pescina Luigi Soricone, l’Assessore alla Cultura Giovanni Tranquilli, la Presidente FTPI Alessandra Taccone, il Vice Presidente della Regione Emanuele Imprudente, l’Assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri e la Consigliera Regionale Antonietta La Porta –
(ITALPRESS).

Iran, Pezeshkian “Mondo sbalordito da nostra resistenza, non siamo il Venezuela”

Iran, Pezeshkian “Mondo sbalordito da nostra resistenza, non siamo il Venezuela”

TEHERAN (IRAN) (ITALPRESS) – “Siamo in una guerra economica, militare e di sicurezza totale, ma non siamo caduti”. Lo ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un discorso televisivo ripreso dall’agenzia statale Irna, respingendo fermamente i paragoni con altri Paesi in crisi.
“I nostri nemici avevano previsto che l’Iran sarebbe crollato fino a diventare come il Venezuela”, ha sottolineato il leader riformista. “Questo non solo non è accaduto, ma il mondo intero è rimasto sbalordito dalla nostra resistenza, solidarietà e coesione”. “Abbiamo firmato l’intesa perchè crediamo che nulla si possa ottenere con la guerra. Non chineremo la testa davanti al nemico; risolveremo i problemi con la forza, ma guidati dalla logica” ha aggiunto. Pezeshkian ha quindi rilanciato l’appello a porre fine alle ostilità con Washington partendo da una posizione di vantaggio negoziale, garantito dal parziale blocco dello Stretto di Hormuz: “E’ meglio concludere la guerra oggi, mentre siamo al potere e l’America è isolata e odiata a livello internazionale per i suoi attacchi”. (ITALPRESS).

Foto: Ipa Agency

CALABRIA, LA BELLEZZA NON BASTA, CARIGLINO (AZIONE LAMEZIA): «NON È UN CONTENITORE DA LODARE, È UN TERRITORIO DA COSTRUIRE»

Dai voti record alla maturità ai voli sostenuti dai fondi pubblici, dagli eventi estivi alle strutture sanitarie ancora vuote: “Non servono altri complimenti sul panorama, ma scuole, ospedali, infrastrutture e lavoro”

LAMEZIA TERME  – «In questi giorni Jovanotti è venuto in Calabria per un concerto. E come quasi tutti gli artisti che passano da queste parti, non ha potuto fare a meno di celebrare la bellezza della nostra terra: il mare, i paesaggi, l’atmosfera. Puntuale, una certa politica locale si è affrettata a cavalcare la dichiarazione, sbandierandola come se fosse un endorsement, un titolo di merito da intestarsi. Ecco, è proprio da qui che bisogna partire per capire cosa non funziona». Lo afferma Antonello Cariglino, presidente del circolo di Azione a Lamezia Terme.
Il problema non è la bellezza
Cariglino aggiunge: «Che la Calabria sia bellissima lo sappiamo benissimo, non serve che ce lo confermi un artista di passaggio. Il punto è un altro, ed è tanto semplice quanto scomodo: con la sola bellezza non si mangia. Non si costruisce un futuro, non si trattiene chi è nato qui, non si dà un lavoro a chi lo cerca.
Vorrei invitare questi artisti, con tutto il rispetto, a venire a vivere in Calabria — non a passarci una sera di concerto — con le loro famiglie. Solo così potrebbero rendersi conto di cosa significhi abitare un territorio non infrastrutturato, dove mancano i servizi essenziali. Un conto è ammirare un tramonto dal palco, un altro è portare un figlio a scuola, aspettare un treno che non arriva, cercare una cura che altrove è normale amministrazione».
L’istruzione che non decolla — e un paradosso che va guardato in faccia
Dice ancora Cariglino: «C’è un dato che dovrebbe far riflettere più di ogni panorama: i risultati delle prove INVALSI in Calabria restano tra i più bassi d’Italia, e i diplomati calabresi mostrano livelli di preparazione più deboli rispetto ai coetanei delle altre regioni, soprattutto in matematica. Questo non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è la fotografia di un sistema che non garantisce a un ragazzo calabrese le stesse possibilità di partenza di un ragazzo lombardo o veneto. È diseguaglianza pura, e si misura in numeri, non in opinioni.
Ma c’è un secondo dato, ancora più inquietante, che va messo accanto al primo — perché è quello che svela davvero le storture del sistema. Alla maturità 2026 la Calabria è arrivata prima in Italia, a pari merito con la Puglia, per percentuale di lodi: il 6,1% dei maturandi, contro appena l’1% della Lombardia. Sommando lodi e semplici 100, in Calabria il massimo dei voti lo ha preso il 16% dei diplomati — quasi uno studente su sei, in alcune rilevazioni addirittura uno su cinque — contro il 2,8% della Lombardia. Gli stessi ragazzi che alle prove INVALSI dello stesso anno — standardizzate, corrette centralmente, uguali per tutti — hanno fatto registrare tra i risultati più bassi del Paese (al Sud solo il 36% raggiunge la sufficienza in matematica, contro oltre il 60% del Nord), arrivano alla maturità con i voti più alti d’Italia, assegnati in buona parte dagli stessi insegnanti che li hanno seguiti per tre anni.
Questo cortocircuito non può essere liquidato come un caso. O gli insegnanti calabresi riescono, nell’ultimo anno, a fare miracoli che nessun test nazionale riesce a certificare — ipotesi poco credibile — oppure una parte del corpo docente, e soprattutto delle commissioni che assegnano i voti finali, sceglie sistematicamente l’indulgenza: voti gonfiati che non fotografano le competenze reali, ma che fanno comodo a tutti nel breve periodo — alla scuola, che si presenta bene con le famiglie; ai docenti, che evitano frizioni; ai ragazzi, che si illudono di essere pronti. Il conto, però, lo pagano dopo: all’università, nei test d’ingresso, nel mondo del lavoro, quando quel 100 e lode si scontra con una preparazione che non c’è.
Non è un problema di pigrizia dei ragazzi calabresi. È un problema di sistema, che coinvolge anche chi dovrebbe valutare con onestà e invece preferisce la scorciatoia del voto alto. Ed è un’altra faccia della stessa medaglia di cui parlavo: una regione che si accontenta delle apparenze — i complimenti degli artisti, i voti gonfiati in pagella — invece di misurarsi con la sostanza».
Un’economia che gira intorno alla politica, non al mercato
Il presidente di Azione Lamezia evidenzia: «E qui arriva il nodo più duro: le imprese che funzionano davvero, in troppi casi, sono quelle che hanno in qualche modo un rapporto privilegiato con la pubblica amministrazione. Non il merito, non l’innovazione, non la capacità di competere sul mercato — ma la vicinanza al potere. È un modello che scoraggia chi vorrebbe investire pulito e premia chi sa muoversi nei corridoi giusti».
L’aeroporto pieno, il territorio vuoto
Cariglino insiste: «C’è un altro dato che viene sbandierato come segno di sviluppo: la crescita record dei passeggeri negli aeroporti calabresi grazie a Ryanair — 3,2 milioni l’anno, +14%, decine di nuove rotte. Anche qui, però, basta guardare dietro il numero per capire che si tratta dello stesso schema: un risultato di facciata che nasconde l’assenza di una vera strategia di lungo periodo.
Quella crescita non nasce dal mercato: nasce da centinaia di milioni di euro di soldi pubblici. Solo nel triennio 2024-2026 la Regione ha versato a Ryanair oltre 21 milioni di euro in campagne di co-marketing, a cui si sommano oltre 14 milioni di euro l’anno di incentivi alle rotte tramite SACAL, dentro un regime autorizzato dalla Commissione Europea che può arrivare fino a oltre 37 milioni di euro in tre anni. Secondo gli osservatori del settore, l’intera impalcatura della crescita aeroportuale calabrese poggia su un piano di finanziamenti pubblici che supera abbondantemente i 100 milioni di euro in tre anni. E la cifra esatta versata finora non è nemmeno del tutto trasparente: un consigliere regionale ha dovuto presentare un’interrogazione formale per chiedere al presidente della Regione a quanto ammonti davvero il totale erogato.
Il problema non è aver attratto una compagnia aerea — è legittimo e persino intelligente, se fatto bene. Il problema è che questo modello ha tre difetti che lo rendono l’ennesimo esempio di sviluppo comprato e non costruito. Primo: è sviluppo che dipende interamente dal sussidio, non dal territorio. Gli stessi accordi scadono nel 2027, e senza un rinnovo il rischio, segnalato apertamente in Consiglio regionale, è che i voli si spostino altrove, lasciando la Calabria di nuovo isolata e vanificando decine di milioni spesi. Secondo: nonostante tutti questi soldi pubblici, i calabresi continuano a pagare il caro-voli, soprattutto quando tornano a casa per le feste, senza che siano mai stati introdotti tetti tariffari a tutela dei residenti. Terzo: non c’è alcuna programmazione per il dopo — nessuna clausola che vincoli l’investimento a ricadute strutturali durature sul territorio.
È lo stesso film di sempre: si festeggia il dato di crescita, si intestano meriti politici, ma non si costruisce nulla che regga senza il sostegno pubblico permanente. Un aeroporto pieno di turisti in transito non è sviluppo, se il territorio che quei turisti attraversano resta com’era prima: senza infrastrutture, senza servizi, senza un’economia capace di camminare sulle proprie gambe».
Quaranta giorni di palco, trecentoventicinque di silenzio
Afferma, inoltre, Cariglino: «E infine il capitolo più amaro, quello da cui siamo partiti: i soldi che la Regione mette sul piatto proprio per costruire l’immagine da cartolina che poi gli artisti, puntualmente, ci restituiscono in forma di complimento.
Solo tra i principali bandi regionali attivi nel 2026 — eventi turistici, “Agorà Calabria”, grandi eventi sportivi — si superano i 12-13 milioni di euro l’anno di fondi pubblici destinati a spettacoli, concerti e manifestazioni. E non è un dettaglio: tra le spese esplicitamente ammesse a contributo, i bandi elencano proprio il cachet degli artisti, oltre a viaggio, vitto e alloggio del personale artistico. In più, gli stessi bandi impongono l’obbligo di brandizzare la comunicazione con lo slogan “Calabria Straordinaria” — cioè la Regione paga anche per il racconto patinato, non solo per il palco.
Non c’è nulla di scandaloso, di per sé, nel finanziare cultura e turismo. Il problema è la proporzione e la sostanza. Per quaranta giorni all’anno, tra luglio e agosto, la Calabria diventa una scenografia perfetta: piazze piene, lungomare illuminati, cachet pagati, tour operator soddisfatti, e un artista di passaggio che, giustamente ricompensato, ci ricorda quanto siamo belli. Poi, per i restanti trecentoventicinque giorni, resta il deserto di sempre: le stesse strade dissestate, gli stessi ospedali in affanno, gli stessi ragazzi che a settembre tornano a studiare in scuole che non funzionano, gli stessi treni che non arrivano.
Siamo bravi tutti a tessere le lodi di un territorio quando veniamo pagati profumatamente per farlo. Il punto è che una regione non si costruisce sui complimenti di agosto: si costruisce sugli investimenti di gennaio, quelli che nessuno applaude perché non fanno rumore, non riempiono un lungomare e non producono un post sui social — ma sono gli unici che restano quando il palco viene smontato».
Ospedali di carta, cure che non arrivano
«E poi c’è la sanità – dice ancora il presidente di Azone Lamezia -, che di tutti gli esempi è forse il più crudele, perché qui non si parla di voti gonfiati o di passeggeri in transito: si parla di persone che si ammalano.
Anche qui il copione è identico: si inaugura, si taglia il nastro, si fotografa l’opera compiuta — ma la struttura fisica non basta a garantire una cura. La Corte dei Conti, nella relazione sul bilancio 2025, ha fatto un conto impietoso: delle 61 Case della Comunità previste dal PNRR in Calabria, solo due risultano davvero funzionanti, entrambe nel Reggino, con appena un servizio realmente attivo. Il risultato è che il 17% dei calabresi ha smesso di curarsi del tutto, e chi vive nell’entroterra, quando si ammala, si trova davanti solo due strade: una lista d’attesa interminabile oppure un “viaggio della speranza” verso un’altra regione. Quella migrazione sanitaria costa alla Calabria 329 milioni di euro l’anno, in costante crescita — soldi calabresi che finiscono a pagare stipendi e reparti altrove, mentre le famiglie si indebitano per farsi visitare.
Un monitoraggio ufficiale sul PNRR sanitario, pubblicato a maggio 2026, ha certificato la stessa distanza tra carta e realtà: aumentano i pagamenti, aumentano i contratti firmati, ma nessuna struttura risulta ancora davvero operativa. Anche dentro le forze politiche che sostengono la Giunta regionale c’è chi lancia l’allarme: senza un piano serio di assunzioni, Case e Ospedali di Comunità rischiano di diventare — è l’espressione usata da un consigliere regionale — delle “cattedrali nel deserto”: involucri vuoti, senza personale per erogare i servizi per cui sono stati costruiti. Un caso emblematico è quello del nuovo Ospedale della Sibaritide, a Corigliano-Rossano: quasi completato nel cemento, ma bloccato da mancanze infrastrutturali di base — fognature, rete idrica, viabilità d’accesso — con il concreto rischio di restare una scatola vuota, imponente e inutile.
E anche dove gli ospedali funzionano da anni, il personale manca in modo strutturale: in molti Pronto Soccorso calabresi oltre la metà dei turni è coperta da medici “gettonisti”, pagati a chiamata, mentre chi lavora stabilmente nel pubblico è sempre più vicino al burnout e alla fuga verso il privato o altre regioni.
Costruire un ospedale, un’aula, una pista d’atterraggio non è, di per sé, sviluppo. Lo diventa solo se dentro quelle mura ci sono le persone — medici, infermieri, insegnanti — messe nelle condizioni di lavorare. Altrimenti resta solo un’altra fotografia buona per un comunicato stampa, mentre chi ha bisogno di una cura continua, come sempre, a doversela andare a cercare altrove».
Il divario tra chi comunica bene e chi amministra male
«C’è un ultimo punto – puntualizza Cariglino -, forse il più urgente di tutti, ed è quello da cui bisogna far ripartire il ragionamento dei cittadini: oggi il divario più pericoloso non è solo quello tra Nord e Sud, o tra promesse e fatti. È il divario tra quello che viene raccontato ogni giorno, con grande abilità comunicativa, e quello che davvero accade sul territorio.
Lo abbiamo visto in ogni singolo esempio di questo articolo. I voti di maturità più alti d’Italia raccontano un successo scolastico che gli INVALSI smentiscono. I 3,2 milioni di passeggeri raccontano un aeroporto in crescita, ma nascondono che quella crescita vive di sussidi pubblici e rischia di sgonfiarsi nel 2027. I cachet pagati agli artisti comprano quaranta giorni di elogi patinati, mentre il resto dell’anno resta il deserto di sempre. Gli ospedali inaugurati e fotografati raccontano un sistema sanitario che si rinnova, mentre la Corte dei Conti certifica che quasi nessuna di quelle strutture è davvero operativa.
In ognuno di questi casi, chi comunica bene ha vinto sulla realtà. E questo è un problema serio, forse più grave della cattiva amministrazione in sé, perché rende la cattiva amministrazione invisibile, la maschera, la rende impossibile da contestare finché non la si vive sulla propria pelle — in un pronto soccorso, in una lista d’attesa, in un ragazzo che arriva impreparato all’università.
La comunicazione istituzionale, oggi, sta facendo lo stesso identico danno che faceva la vecchia retorica vuota: distrae, addormenta, convince che tutto stia andando bene mentre i problemi reali restano irrisolti. Cambia solo lo strumento — prima il comizio, oggi il post curato, il video istituzionale, l’immagine patinata — ma il risultato è identico: un cittadino che applaude un racconto invece di pretendere un risultato.
Per questo serve che il popolo calabrese si svegli, e cominci a distinguere chi comunica bene da chi amministra bene. Sono due cose diverse, e chi le confonde continuerà a votare per il consenso invece che per lo sviluppo. Bisogna imparare a guardare oltre l’annuncio, oltre l’inaugurazione, oltre il dato sbandierato — e chiedere sempre: cosa resta di questo, il giorno dopo che le telecamere se ne sono andate?»
Basta con la retorica della bellezza usata per lucrare
E ancora: «Si continua a lodare le bellezze della Calabria, salvo poi usare quella retorica solo per intascare consenso, per fare cassa politica, per distrarre dal fatto che non si costruisce nulla di strutturale. Ma questa terra non può continuare a essere un contenitore da sfruttare a parole. Un contenitore, prima o poi, si svuota. Questa terra ha bisogno di contenuti: infrastrutture vere, scuole che funzionano, sanità che cura, imprese che competono senza bisogno di santi in paradiso».
Serve una classe dirigente, non una gestione familiare del potere
Poi conclude: «Serve una classe dirigente che smetta di pensare a se stessa, ai propri familiari e ai propri amici, e cominci a creare le condizioni perché chi vuole investire possa farlo: strade, ferrovie, banda larga, ospedali, scuole all’altezza. Solo così un imprenditore — calabrese o no — potrà scegliere di scommettere su questo territorio invece di scappare, come fanno ogni anno migliaia di giovani.
Siamo stanchi di essere considerati solo un bacino di voti, buono per garantire consenso a una classe dirigente che pensa alla propria sopravvivenza politica più che allo sviluppo della regione.
La Calabria non ha bisogno di altri complimenti sul panorama. Ha bisogno che chi amministra ci metta la faccia, prenda decisioni, e costruisca — finalmente — le condizioni perché la bellezza smetta di essere l’unica cosa che questa terra ha da offrire».

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