GENOVA (ITALPRESS) – Il Milan vince in rimonta per 2-1 in casa del Genoa e tiene accesa ancora una piccola speranza in chiave Europa. A decidere la sfida sono la rete di Leao e l’autogol di Frendrup, arrivati dopo il momentaneo vantaggio ligure con Vitinha. La prima chance arriva al 7′ ed è per i padroni di casa, con Maignan costretto a un grande intervento in tuffo su un mancino ravvicinato e angolato di Norton-Cuffy. Il portiere francese è ancora decisivo al 23′, quando salva sulla linea un quasi autogol di Pulisic dopo un corner battuto dalla destra. Poco dopo, Fofana è costretto a uscire dal campo per un problema al piede sinistro. Al suo posto entra Leao, lasciato inizialmente a riposo. Gli uomini di Conceicao si vedono per la prima volta al 38′, quando Hernandez trova spazio centralmente, si avvicina al limite dell’area e calcia con il mancino, ma Leali para in due tempi. L’estremo difensore rossoblù è decisivo al 41′, quando Leao serve nello stretto Pulisic che va al tiro a botta sicura, ma si fa sbarrare la strada dallo stesso Leali in uscita. E’ l’ultima occasione della prima frazione. Al 13′ della ripresa, Thorsby riceve la palla in area e serve all’indietro Frendrup, il quale ci prova con il destro ma la sfera esce a lato. Al quarto d’ora, Vieira mette in campo Vitinha al posto di Messias e la scelta viene premiata dopo appena un minuto. Dalla sinistra, Martin crossa al centro trovando proprio il neo entrato, che impatta alla grande con il piatto destro al volo e infila Maignan nell’angolino per l’1-0. La risposta dei rossoneri arriva al 31′. Joao Felix serve il neo entrato Gimenez che si allarga sulla destra e serve a rimorchio Leao, che firma l’1-1 con il destro sfruttando anche una deviazione di Norton-Cuffy. La rimonta si completa dopo un solo minuto. La formazione di casa si fa trovare scoperta quando Leao riceve palla sulla sinistra da Reijnders, entra in area e serve al centro Joao Felix, con Frendrup che lo anticipa ma ingannando Leali con un tocco fortuito che si infila nell’angolino, superando il suo compagno di squadra per il 2-1. Poco dopo, Leao viene ammonito e salterà per squalifica la prossima sfida di campionato con il Bologna. Il forcing finale del Genoa non sortisce gli effetti sperati e il risultato non cambierà più. Saranno invece i 7 volte campioni d’Europa ad avere un’ultima opportunità in pieno recupero, con Leali che evita un passivo peggiore stoppando in tuffo una conclusione del solito Leao. – foto Image – (ITALPRESS).
ROMA (ITALPRESS) – “La scelta dei dazi è stata sbagliata: non convengono nè a chi li impone nè a chi subisce, perchè fanno un danno all’economia. Noi siamo per il libero commercio e la grande forza delle democrazie è favorire gli scambi internazionali: dove passano le merci non passano le armi, quindi faremo di tutto per difendere il libero commercio”. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a “4 di sera”, su Rete 4.
“Il mio sogno è un mercato unico dell’Occidente che connetta Stati Uniti ed Europa, con zero dazi da una parte e dall’altra – prosegue Tajani -. Una trattativa non è facile, però bisogna lavorarci e far comprendere a Trump che il libero scambio aiuta tutti: mi auguro che ascolti le sue imprese e decida di trovare un accordo che non danneggi nè l’Europa nè gli Stati Uniti. Il nostro Pil a differenza di quello americano è in crescita e dipende dalle esportazioni: il mio obiettivo è passare dai 623 miliardi attuali di export a 700 miliardi entro fine legislatura”.
“L’apertura a nuovi mercati è una prospettiva concreta, così come rinforzare quelli dove siamo più deboli. Tra i mercati più interessanti ci sono India e Giappone, ma anche all’interno dell’Unione europea bisogna rafforzare lo scambio; pensiamo anche ai paesi dell’area del Golfo, al Sudamerica, all’Africa, al Vietnam, alla Turchia, all’Indonesia – ha sottolineato Tajani -. Siamo il paese con la maggior gamma di prodotti da esportare dopo la Cina e in questo senso possiamo occupare mercati importanti”.
ROMA (ITALPRESS) – Quella dei bassi salari è una grande questione per l’Italia, per i lavoratori per le famiglie. L’Associazione Lavoro&Welfare ha promosso un confronto tra docenti, esperti del settore, sindacalisti, sul tema della povertà retributiva. “Bisogna agire su più fronti per alzare i salari – ha detto Cesare Damiano, presidente dell’associazione Lavoro&Welfare -. Il primo sicuramente è quello della diminuzione della pressione fiscale, ha iniziato il governo Draghi, ha continuato questo governo, è stato reso strutturale, bisogna quindi che questa strada rimanga. In secondo luogo, a mio avviso, si tratta di introdurre misure di salario minimo, come viene richiesto in parlamento, ma il governo non ascolta, in terzo luogo bisogna agire sul tema della fiscalizzazione degli aumenti retributivi, quando i contratti vengono rinnovati nei loro tempi naturali, perché ritardare il rinnovo dei contratti vuol dire diminuire il potere d’acquisto e poi non dimenticare il tema delle pensioni soprattutto per il ceto medio”.
ROMA (ITALPRESS) – “Il progressivo deterioramento della situazione geopolitica internazionale impone oggi un ennesimo cambiamento. La professionalità e l’abilità mostrate in ogni occasione e riconosciute in maniera unanime, in ambito sia nazionale sia internazionale, sono caratteri ed elementi di alto valore per affrontare con efficacia le sfide attuali e quelle future”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale una delegazione dell’Esercito in occasione del 164^ anniversario della fondazione. “La nostra Costituzione costituisce il fondamento delle azioni di ogni militare. I valori della libertà, dell’eguaglianza, della giustizia, della dignità della persona, scolpiti nei suoi primi articoli, ispirano giorno per giorno l’operato dell’esercito – ha sottolineato il capo dello Stato -. Nel giuramento solenne di servire la patria, la Repubblica, con disciplina e onore, si realizza l’impegno a difendere con lealtà questi ideali. Ogni vostra missione rappresenta piena testimonianza della fedeltà ai principi democratici e ai diritti inviolabili su cui si fonda la nostra nazione. L’esercito italiano, ovunque operi, è chiamato a custodire e difendere questi valori fondamentali, testimoniando con il proprio impegno quotidiano la fedeltà alla dignità delle persone e dei popoli, alla libertà, alla pace”.
L’arcivescovo di Napoli parla delle disuguaglianze e della dignità, promuovendo un’economia inclusiva
A sorpresa lo scorso 4 novembre Papa Francesco ha annunciato di aver incluso fra i nomi dei nuovi cardinali del Concistoro del 7 dicembre anche monsignor Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli dal dicembre 2020. Si è trattato di un’aggiunta alla lista già annunciata, modalità che ha comunque un precedente, quando nel 2001 Giovanni Paolo II allargò l’elenco già comunicato inserendovi altri 7 nomi, tra i quali il capo della chiesa ucraina Lubomyr Husar e il presidente dei vescovi tedeschi Karl Lehmann, due dimenticanze forse un po’ pesanti. In tutto quella volta, alla fine, furono 44 i nuovi cardinali tra i quali anche Jorge Mario Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires. Anche se in quei giorni (ormai sei mesi fa) è stato detto che la rinuncia di un presule indonesiano abbia suggerito a Francesco di conferire la porpora al suo posto a Battaglia, resta che questa decisione inattesa ha avuto un grande significato perché ha portato ora in Conclave una voce assolutamente originale (e spesso dissonante), quella di un prete di strada (il suo ministero è stato tutto a servizio delle comunità di recupero) ma anche di un poeta con una forte sensibilità verso chi soffre per povertà, malattia, ma anche per un disagio esistenziale, qualcosa che spesso agli uomini di Chiesa sembra futile: non così a Francesco e non così a don Mimmo.
Battaglia: un prete di strada
Battaglia è un prete che ha passato la sua vita soccorrendo i più piccoli e abbandonati, gli ex tossicodipendenti che soprattutto al Sud non è facile strappare al destino di relitti umani che troppo spesso li attende. Cordiale e attento alle ragioni di tutti, in passato ha guidato con grande equilibrio la diocesi difficile di Cerreto Sannita, Telese e Sant’Agata dei Goti, che ebbe come vescovo Sant’Alfonso Maria de Liguori, che veniva proprio da Napoli, mentre Battaglia ha percorso la traiettoria all’inverso, dalla periferia alla metropoli del Meridione.
Biografia di Domenico Battaglia
Nato a Satriano, provincia di Catanzaro e arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, il 20 gennaio 1963, Battaglia ha svolto gli studi filosofico-teologici nel Pontificio Seminario Regionale per essere poi ordinato sacerdote il 6 febbraio 1988 da monsignor Antonio Cantisani, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, a Satriano nella Chiesa di Santa Maria di Altavilla. Dal 1989 al 1992 è stato rettore del Seminario Liceale di Catanzaro e membro della Commissione diocesana “Giustizia e Pace” e poi direttore dell’Ufficio Diocesano per la “Cooperazione Missionaria tra le Chiese”, parroco a Satriano e collaboratore al Santuario “Santa Maria delle Grazie” in Torre di Ruggiero.
Impegno per i più deboli
Ma soprattutto si è interessato ai più deboli e agli emarginati tanto da essere chiamato “prete di strada”. Dal 1992 al 2016 ha guidato il “Centro Calabrese di Solidarietà” (Comunità dedita al trattamento e al recupero delle persone affette da tossicodipendenze), struttura legata alla figura carismatica di don Mario Picchi, un grande genio e un vero eroe nella lotta non solo alla droga ma più in generale all’emarginazione dei giovani, di cui Mimmo Battaglia può essere considerato l’erede morale oltre che il successore, dal 2006 al 2015, nell’incarico di presidente nazionale della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche. Dal 2000 al 2006 era stato vicepresidente della “Fondazione Betania” di Catanzaro (Opera diocesana di assistenza-carità).
Nomina a vescovo
Eletto alla sede vescovile di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti il 24 giugno 2016 da Papa Francesco, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 3 Settembre 2016, nella Cattedrale di Catanzaro, dall’arcivescovo monsignor Vincenzo Bertolone, co-consacranti l’arcivescovo emerito Antonio Cantisani e l’allora arcivescovo di Campobasso monsignor Giancarlo Maria Bregantini, in precedenza impegnato in Calabria nella pastorale sociale e nella lotta alla ‘ndrangheta.
Dichiarazione di Battaglia
Per capire don Battaglia è opportuno leggersi la sua dichiarazione al momento dell’inserimento, totalmente inatteso, nella lista dei cardinali dell’ultimo Concistoro di Bergoglio: “Da un lato sento il peso di questa responsabilità con cui il Papa mi invita ad allargare il cuore, per aiutarlo nel suo ministero e ospitarvi la sua premura per la Chiesa universale e per il mondo intero. Dall’altro avverto una sincera gratitudine verso Papa Francesco non tanto per l’attenzione che rivolge alla mia persona ma perché nel chiamarmi a questo servizio ha guardato a un figlio del Sud, vescovo di una Chiesa del Sud, di questo Sud che è al contempo terra di fatica e di speranza. Per questo sento come mio dovere anche in questo nuovo incarico portare con me le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono nel nostro Meridione e in tutti i sud del mondo, sud esistenziali e non solo geografici”.
Battaglia e la pace
E anche in questi pochi mesi da cardinale non le ha mandate a dire se c’era da prendere posizione a favore dei deboli e contro abusi, ingiustizie e ogni tipo di violenza. “Ogni euro speso in armi è sottratto a scuola, sanità, poveri”, ha denunciato infatti l’arcivescovo di Napoli, in un’intervista rilasciata ai media vaticani, affermando: “La pace non si costruisca armando i popoli, ma disarmando i cuori”.
Scelta di campo
“È una scelta di campo. La vera sicurezza non nasce dalla forza, ma dalla giustizia, dall’educazione, dal dialogo”. “Noi, come Chiesa, dobbiamo essere profeti di pace, anche quando è scomodo”. Per il cardinale di Napoli “in un tempo che sembra premiare chi alza di più la voce o rincorre il consenso facile, si può essere liberi nel Vangelo. Gesù è la libertà fatta carne: non ha inseguito il potere, non ha scelto la via del compromesso, ma ha vissuto nella verità, nell’amore, fino in fondo. Seguirlo significa restare fedeli al cuore, scegliere la mitezza come forza, il perdono come risposta, la coscienza come bussola. È una libertà che ha un prezzo, certo, soprattutto se si guarda la vita con gli occhi del successo a tutti i costi o della corsa al potere. Ma è l’unica libertà che davvero rende umani, perché nasce dall’amore e si misura nel dono”.
Libertà nel Vangelo
“In un tempo che sembra premiare chi alza di più la voce o rincorre il consenso facile, si può essere liberi nel Vangelo, una libertà che ha un prezzo ma è l’unica che rende umani”, ha sostenuto il porporato, che sulla strategia del riarmo in Europa non ha usato giri di parole: “Capisco le paure, le tensioni geopolitiche, ma non possiamo abituarci all’idea che la guerra sia inevitabile”. “La vera sicurezza – ha spiegato – non nasce dalla forza, ma dalla giustizia, dall’educazione, dal dialogo. Come dice il Vangelo, chi prende la spada perirà di spada. E noi, come Chiesa, dobbiamo essere profeti di pace, anche quando è scomodo. In genere, seguendo l’esempio di un grande profeta di pace che è Papa Francesco, ogni anno celebro la Messa del Giovedì Santo con la lavanda dei piedi con persone ferite dalla vita”.
Lavanda dei piedi
“Quest’anno – ha confidato l’arcivescovo di Napoli che ha voluto padre Alex Zanotelli tra i concelebranti del Giovedì Santo ai quali ha lavato i piedi imitando nella liturgia il gesto di Gesù – ho la percezione più che mai che l’ultima, la più povera e ferita dalla vita sia proprio la pace e per questo ho voluto lavare i piedi a uomini e donne della mia città impegnati attivamente nella difesa della pace. Perché la loro beatitudine non venga meno: beati infatti sono i messaggeri di pace, quelli che con gesti silenziosi e parole misurate seminano speranza nel quotidiano. Che costruiscono ponti, che resistono senza violenza, scegliendo la giustizia. E ho detto loro una cosa di cui sono convinto: quando saranno stanchi, sarà il Signore stesso a lavare loro i piedi! E in quell’acqua troveranno la pace che hanno seminato nel mondo”.
Battaglia e il suo affetto per Napoli
Battaglia ha parlato sempre con affetto della città nella quale è stato chiamato da Papa Francesco al ruolo di arcivescovo: “Napoli è una terra meravigliosa, piena di bellezza e di umanità, ma anche segnata da ferite antiche e nuove. C’è un grido che sale dalle periferie, non solo quelle geografiche ma anche quelle esistenziali. La fraternità non è mai un punto di partenza, è sempre una conquista. E se non impariamo a guardarci negli occhi, a riconoscerci come fratelli, l’amicizia sociale resta solo una bella parola. È a rischio, certo, ma proprio per questo dobbiamo custodirla come si custodisce un fuoco: con cura, ogni giorno, alimentandolo con piccoli gesti di vicinanza, di ascolto, di perdono”.
Vocazione dei cristiani
Secondo Battaglia, “i cristiani sono chiamati tutti a essere voci libere, autentiche, incarnando lo stile di Gesù Cristo. Non è facile, ma è possibile”, ha sottolineato. “Anche oggi, in un tempo che sembra premiare chi alza di più la voce o rincorre il consenso facile, si può essere liberi nel Vangelo. Gesù è la libertà fatta carne: non ha inseguito il potere, non ha scelto la via del compromesso, ma ha vissuto nella verità, nell’amore, fino in fondo. Seguirlo significa restare fedeli al cuore, scegliere la mitezza come forza, il perdono come risposta, la coscienza come bussola. È una libertà che ha un prezzo, certo, soprattutto se si guarda la vita con gli occhi del successo a tutti i costi o della corsa al potere. Ma è l’unica libertà che davvero rende umani, perché nasce dall’amore e si misura nel dono”.
Disuguaglianze e dignità
E davanti alle disuguaglianze che anche in Italia “si stanno acuendo in maniera sempre più preoccupante, la strada per cercare di colmarle”, prima di tutto richiede di “ascoltare chi non ha voce”. “Le disuguaglianze – ha assicurato il porporato – si colmano quando si restituisce dignità, non solo assistenza. Proprio per questo serve una politica che guardi ai volti, non ai numeri!”.
Economia e solidarietà
“Questo – ha poi promesso pochi giorni prima del Conclave – è un concetto che non smetterò mai di richiamare: dietro alle statistiche ci sono storie, occhi, cuori che reclamano dignità, custodia, cura! È urgente un’economia che non escluda, che generi uguaglianza e che tenga conto, in modo prioritario, del capitale inestimabile della solidarietà, della cooperazione, intese come qualità umane, anzi, come le qualità che ci fanno umani e ci aiutano restare tali. Ma la dimensione sociale è strettamente legata anche alla conversione personale: occorre smettere di pensare solo al proprio tornaconto, cominciare a condividere, a rinunciare a qualcosa per il bene comune. Il bene, anche quello che si traduce in scelte strutturali capaci di riformare la società, parte sempre da un cuore che si lascia toccare”. (agi)
ROMA (ITALPRESS) – “Il calcio femminile sta vivendo un momento di continua evoluzione e che richiede sempre maggiore attenzione. Il calcio femminile serve a tutto il movimento calcistico italiano”. Lo ha detto il presidente della Figc, Gabriele Gravina a margine dell’evento “Frecciarossa Game On – Women in Sport 2025”, organizzato dalla Divisione Serie A femminile professionistica della Federcalcio e dal Gruppo FS presso Officine Farneto.
MILANO (ITALPRESS) – L’edizione 2025 del Concorso d’Eleganza Villa d’Este “si prospetta innovativa, affascinante, con una sintesi perfetta tra innovazione e tradizione” e coincidente con “i 70 anni di Bmw Isetta. Si tratta forse dell’automobile che ha davvero rappresentato l’antesignana della mobilità urbana e la mettiamo in relazione con l’ultima nata di casa Bmw, l’M3 CS Touring, quindi un’automobile che esprime oggi al meglio i valori sportivi del brand Bmw attraverso un concetto di maggiore potenza, minor peso e prestazioni eccellenti”. Lo ha detto Massimiliano di Silvestre, presidente e amministratore delegato Bmw Italia, a margine della presentazione del Concorso d’Eleganza Villa d’Este.
ROMA (ITALPRESS) – “Contribuire ad assicurare la cornice di sicurezza internazionale entro la quale la nostra comunità nazionale possa vivere liberamente e prosperare costituisce responsabilità di grande impegno per la Forza Armata. Soprattutto in un quadro come quello di oggi fortemente destabilizzato e in cui si affacciano fantasmi di un passato di conflitti che pensavamo definitivamente archiviato“. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in occasione del 164° anniversario di costituzione dell’Esercito, ha ricevuto al Quirinale il Generale C.A. Carmine Masiello, capo di Stato Maggiore dell’Esercito, accompagnato da una rappresentanza di appartenenti alla Forza Armata.
“Il capitale umano rappresentato dalle donne e dagli uomini dell’esercito è prezioso e la sua importanza è accresciuta proprio dagli sviluppi tecnologici, da questi avanzamenti tecnologici in atto nel settore della difesa – ha aggiunto il capo dello Stato -. Sarebbe un grave errore immaginare che in un mondo sempre più cibernetico, robotizzato, dotato di intelligenza artificiale, si possa fare a meno della consapevolezza umana, della capacità di discernimento, del coraggio di agire, di sentimenti come l’altruismo e la solidarietà, della creatività e di quant’altro appartiene soltanto all’essere umano. L’evoluzione tecnologica non cancella le ragioni dell’etica improntata al rispetto della dignità umana. Si tratta di adeguare quella a questa, di evitare di consegnare a sistemi di armamento dotati di intelligenza artificiale la valutazione e la scelta circa la vita o la morte delle persone. Si tratta di utilizzarne le capacità senza rischiare di perdere il controllo”.
“Il progressivo deterioramento della situazione geopolitica internazionale impone oggi un ennesimo cambiamento. La professionalità e l’abilità mostrate in ogni occasione e riconosciute in maniera unanime, in ambito sia nazionale sia internazionale, sono caratteri ed elementi di alto valore per affrontare con efficacia le sfide attuali e quelle future – ha detto ancora il presidente della Repubblica -. La nostra Costituzione costituisce il fondamento delle azioni di ogni militare. I valori della libertà, dell’eguaglianza, della giustizia, della dignità della persona, scolpiti nei suoi primi articoli, ispirano giorno per giorno l’operato dell’esercito – ha sottolineato il capo dello Stato -. Nel giuramento solenne di servire la patria, la Repubblica, con disciplina e onore, si realizza l’impegno a difendere con lealtà questi ideali. Ogni vostra missione rappresenta piena testimonianza della fedeltà ai principi democratici e ai diritti inviolabili su cui si fonda la nostra nazione. L’esercito italiano, ovunque operi, è chiamato a custodire e difendere questi valori fondamentali, testimoniando con il proprio impegno quotidiano la fedeltà alla dignità delle persone e dei popoli, alla libertà, alla pace”.
“In questa occasione rivolgo un pensiero particolare agli oltre 7.500 vostri commilitoni che in questo momento sono schierati in aree di interesse vitale, dall’Europa Nord-Orientale, al Medio Oriente, all’Africa, nell’ambito di missioni determinate da Governo e Parlamento per contribuire alle iniziative di pace della comunità internazionale – ha proseguito Mattarella -. Durante i miei incontri, sia con capi di Stato dei Paesi dove avete operato o state operando, sia con capi di Stato di Paesi alleati, è motivo di orgoglio per me raccogliere sempre i giudizi lusinghieri sul lavoro che svolgete per la professionalità e il senso di umanità che lo caratterizzano. Testimonianza di un atteggiamento costante, attento sia agli aspetti tecnici sia ai profili umani, in un quadro di autentica volontà d’aiuto al prossimo che fa onore all’Esercito e all’Italia. Una riflessione riguarda anche i compiti gravosi cui assolve l’Esercito sul territorio nazionale, anche con azioni di supplenza e di sostegno in condizioni di emergenza a favore di altre pubbliche amministrazioni. Spesso vi si aggiunge il soccorso alle operazioni colpite da calamità naturali. E’ di grande significato il contributo offerto alla cornice di sicurezza per il libero espedarsi dell’attività della nostra comunità nazionale. L’Italia è grata per l’impegno delle donne, degli uomini e dell’Esercito”.
SALSOMAGGIORE TERME (ITALPRESS) – Geng e Bilozertsev trionfano a Salsomaggiore nella 42^ edizione del Torneo Bayer. L’evento rappresenta non solo una vetrina per le promesse del tennis internazionale, ma anche un’occasione per promuovere valori fondamentali come impegno, benessere e inclusione.
mgg/gsl
Si occupava principalmente di informatica, ma sin da piccolo era un appassionato dell’arte magica. Chi non ricorda le sue incantevoli esibizioni che venivano organizzate nei teatrini di Squillace? Parliamo di Gregorio Samà, conosciuto con il diminutivo Rino, un vero genio, figlio di Squillace, trasferitosi presto al Nord. Rino è scomparso all’età di 59 anni lo scorso anno, ma il suo ricordo vive, oltre che negli affetti familiari (la mamma, il papà, le sorelle e il fratello), anche nelle opere che ha lasciato e nel bene che ha fatto. Nel campo dell’illusionismo era conosciuto come ricercatore, studioso e ideatore di nuovi effetti magici. Lascia due monografie magiche (“Giochi magici con il musty-finger” e “Trilogia magica”) e diverse altre opere e articoli, come quelli pubblicati su Internet e sulla rivista ufficiale del Club Magico Italiano, “Magia moderna”, e altri periodici. Dicevamo che era un genio: già da piccolo, quando frequentava le scuole medie squillacesi, ricevette una borsa di studio come migliore studente. Dopo le scuole superiori, conseguì la laurea in Scienze Informatiche. Tra le sue performance creative, c’è la realizzazione di un programma di gestione d’impresa che suscitò l’interesse della Regione Calabria. Rino era davvero un genio: parlava diverse lingue, tra cui il coreano, scrisse poesie e canzoni, fu disegnatore, scrittore; insomma un personaggio poliedrico che non si dava mai delle arie, anzi dimostrava sempre il contrario. Era un altruista e pensava sempre al prossimo. Tornando alla sua innata passione, aveva realizzato svariati effetti magici, ciascuno accompagnato da un libretto di istruzioni, completo e dettagliato, in modo da offrire ai prestigiatori possibilità di utilizzo e di presentazione. Tra i suoi prodotti magici, alcuni dei quali distribuiti all’estero, ci sono “Magic billiards”, “Deland’s automatic playing cards”, “Psi color deck”, “Symbol test”, “Sheep counter”, “Summer cards”, “Psychic cards”, “Cubesum”, “Menù cards”, “Christmas cards”. Fu scrittore di libri di magia e ripubblicò l’opera completa del sacerdote gesuita Salvatore Cimò, che negli anni Sessanta aveva arricchito la letteratura magica italiana, producendo una vera e propria enciclopedia magica, divisa per materiale, in un gruppo di tredici volumi e un quattordicesimo volume come ristampa dell’Enciclopedia Cartomagica, oltre ad un volume sulla vita e sulle opere di padre Cimò. C’è da aggiungere un importante volume biografico (in due edizioni) su Padre Cimò. Pochi mesi prima della sua morte, Rino pubblicò altri due libri: uno studio sulla vita di Carlo Rossetti e una nuova ristampa dei suoi libri, considerati i pilastri della magia italiana, dal titolo “Magia delle carte” e “Il trucco c’è, ma non si vede”. Quello di Gregorio Samà, insomma, è uno dei nomi magici da ricordare in Italia. Grazie alla donazione dei suoi familiari, di recente il Museo della Magia di Cherasco (Cuneo) ha raccolto le sue pubblicazioni, i suoi libri e i suoi giochi e li ha esposti nelle sue sale come ricordo prezioso per le nuove generazioni di giovani maghi italiani. Carmela Commodaro