È scomparso all’età di 87 anni monsignor Raffaele Facciolo. Squillacese, è stato vicario generale dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace con tre arcivescovi. Dopo una lunga malattia, è venuto a mancare stamane all’ospedale di Catanzaro dove era ricoverato da qualche giorno. Ordinato sacerdote nel 1963, ha svolto gli studi teologici al San Pio X di Catanzaro e alla Pontificia Università del Laterano, dove ha conseguito la laurea in Diritto Canonico, materia di cui è stato docente all’Istituto Teologico Calabro. Mons. Facciolo; oltre a ricoprire la carica di vicario generale, è stato decano del capitolo concattedrale, presidente del Tribunale Ecclesiastico Regionale e direttore dell’organo di stampa diocesano “Comunità Nuova”. Negli anni Settanta aveva fondato la “Schola Cantorum Santa Cecilia” della cattedrale di Squillace ed è stato uno dei fondatori dell’emittente cattolica Radio Squillace. Era stato nominato anche cappellano di Sua Santità e prelato d’onore del Papa. A Squillace e nell’arcidiocesi viene ricordato come maestro di vita, che ha lavorato tanto per la Chiesa e per la comunità e per il miglioramento della basilica cattedrale di Squillace. La sua è stata una presenza positiva per diverse generazioni: indimenticabile la sua attività con i giovani soprattutto nel celebre circolo Marcozzi, da lui fondato. La salma è stata portata nella basilica cattedrale di Squillace per una veglia di preghiera prima dei funerali. Le esequie si terranno mercoledì 26 marzo, alle ore 15:30, nella Basilica Concattedrale “Santa Maria Assunta” di Squillace (CZ) Carmela Commodaro
MILANO (ITALPRESS) – Dal 25 al 31 marzo torna la Festa delle Offerte di Primavera di Amazon. Gli amanti dello shopping online, a partire dalla mezzanotte del 25 marzo potranno usufruire di centinaia di migliaia di offerte su un’ampia selezione di prodotti.
f03/mgg
ROMA (ITALPRESS) – Il pomeriggio del 28 febbraio, all’improvviso, le condizioni di Papa Francesco, ricoverato al Gemelli da 14 giorni, si aggravano, ha un broncospasmo, fame d’aria. Chiede aiuto. E’ stato quello il momento peggiore. “Sì, il peggiore. Per la prima volta ho visto le lacrime agli occhi ad alcune persone che stavano intorno a lui. Persone che, ho compreso in questo periodo di ricovero, gli vogliono sinceramente bene, come a un padre. Eravamo tutti consapevoli che la situazione si era ulteriormente aggravata e c’era il rischio che protesse non farcela”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, Sergio Alfieri, il coordinatore dell’èquipe medica che ha curato il Papa. Professore di Chirurgia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, è responsabile dell’Unità operativa complessa di Chirurgia digestiva del policlinico Gemelli di Roma. “Dovevamo scegliere se fermarci e lasciarlo andare oppure forzare e tentare con tutti i farmaci e le terapie possibili, correndo l’altissimo rischio di danneggiare altri organi. E alla fine abbiamo preso questa strada”, ricorda il medico, sottolineando che “decide sempre il Santo Padre. Lui ha delegato ogni tipo di scelta sanitaria a Massimiliano Strappetti, il suo assistente sanitario personale che conosce perfettamente le volontà del Pontefice”. “Provate tutto, non molliamo”, ha detto “E’ quello che pensavamo anche tutti noi. E nessuno ha mollato”. Il giorno dopo il ritorno a Santa Marta del Papa, il professor Sergio Alfieri è di nuovo al lavoro al Gemelli. In questi 38 giorni di degenza gli è stato sempre accanto occupandosi anche delle comunicazioni tra l’interno e l’esterno: “Un lavoro di squadra con molti miei colleghi, questo ci tengo a dirlo e sottolinearlo”, dichiara. Ed alla domanda se Papa Francesco ha capito che rischiava di morire, risponde: “Sì, anche perchè è stato sempre vigile. Anche quando le sue condizioni si sono aggravate era pienamente cosciente. Quella sera è stata terribile, sapeva, come noi, che poteva non superare la notte. Abbiamo visto l’uomo che soffriva. Lui però sin dal primo giorno ci ha chiesto di dirgli la verità e ha voluto che raccontassimo la verità sulle sue condizioni”. “Noi – spiega – comunicavamo ai segretari la parte medica e loro aggiungevano le altre informazioni che poi il Papa approvava, nulla è mai stato modificato oppure omesso. Lui ha persone che ormai sono come familiari, stanno con lui sempre”. “Per giorni – aggiunge il professore – abbiamo rischiato danni ai reni e al midollo ma siamo andati avanti, poi l’organismo ha risposto alle cure e l’infezione polmonare si è attenuata”. C’è stata però un’altra crisi. “Stavamo uscendo dal periodo più duro, mentre mangiava papa Francesco ha avuto un rigurgito e ha inalato. E’ stato il secondo momento davvero critico perchè in questi casi – se non prontamente soccorsi – si rischia la morte improvvisa oltre a complicazioni ai polmoni che erano già gli organi più compromessi. E’ stato terribile, abbiamo pensato davvero di non farcela”, ricorda ancora Sergio Alfieri, aggiungendo: “Si è sempre reso conto di tutto ma credo che la sua consapevolezza sia stata anche il motivo che invece lo ha tenuto in vita”. “In passato – racconta -, quando abbiamo parlato gli ho chiesto come fa a tenere questo ritmo e lui mi ha sempre risposto: ‘Ho metodo e regolà. Al di là di un cuore molto forte, ha risorse incredibili. Penso che a questo abbia contribuito anche il fatto che tutto il mondo pregava per lui”. “Esiste una pubblicazione scientifica secondo la quale le preghiere danno forza al malato, in questo caso tutto il mondo si è messo a pregare – aggiunge -. Io posso dire che per due volte la situazione era persa e poi è avvenuto come un miracolo. Certo, lui è stato un paziente molto collaborativo. Si è sottoposto a tutte le terapie senza mai lamentarsi”. Tornando al 14 febbraio, “stava male da giorni, però resisteva perchè probabilmente voleva rispettare gli impegni del Giubileo – spiega il professore -. Quando ha cominciato a respirare sempre più faticosamente ha capito che non poteva più aspettare. E’ arrivato al Gemelli tanto sofferente, ma forse anche un pò contrariato. In poche ore però ha riacquistato il buon umore”. “Appena ha cominciato a sentirsi meglio ha chiesto di andare in giro per il reparto – racconta ancora Sergio Alfieri -. Gli abbiamo chiesto se voleva che chiudessimo le stanze dei degenti ma lui al contrario ha cercato lo sguardo degli altri pazienti. Si è mosso con la carrozzina, un giorno è uscito dalla stanza cinque volte, forse anche di più. E poi c’è stata la sera della pizza. Ha dato i soldi a uno dei collaboratori e ha offerto la pizza a chi lo aveva assistito quel giorno. E’ stato un miglioramento continuo e ho capito che aveva deciso di tornare a Santa Marta quando, una mattina, mi ha detto: ‘Sono ancora vivo, quando torniamo a casa?’. Il giorno dopo si è affacciato alla finestra, ha cercato il microfono e si è rivolto alla signora con i fiori gialli. A me è sembrato un segnale chiaro per dire sono tornato e sono nel pieno delle mie facoltà”. Alla domanda se il Papa sapeva che molti credevano fosse morto, risponde: “Sì, è sempre stato informato di quello che accadeva e ha sempre reagito con la solita ironia”. “Sicuramente in questa fase – aggiunge – ha delle prescrizioni che dovrebbe osservare, come evitare contatti con gruppi di persone o con i bambini che possono essere veicolo di nuove infezioni. Quando è andato via ci siamo parlati e promessi di non sprecare la fatica fatta. Però lui è il Papa, non siamo noi a poter dettare i comportamenti”. Ed infine l’emozione più forte, “quando l’ho visto uscire dalla stanza al decimo piano del Gemelli vestito di bianco. E’ l’emozione di vedere l’uomo tornato a essere Papa”. – foto Ipa agency – (ITALPRESS).
ROMA (ITALPRESS) – L’IDF israeliano afferma di avere colpito le “capacità militari rimanenti” della Siria in due basi aeree siriane. Le Forze di difesa israeliane annunciano di avere colpito le “capacità militari rimanenti” nelle basi aeree di Palmyra e T-4 in Siria, diversi giorni dopo avere preso di mira in modo simile entrambi gli aeroporti. “L’IDF continuerà ad agire per rimuovere qualsiasi minaccia ai cittadini israeliani”, afferma una dichiarazione dell’esercito.
– foto Ipa agency –
(ITALPRESS).
ROMA (ITALPRESS) – “Sipario siciliano” è arrivato nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il libro, pubblicato dall’editore Nino Aragno, è stato consegnato al Capo dello Stato dall’autore Giuseppe Cerasa, giornalista di Repubblica. Il volume che ripercorre più di mezzo secolo di vicende siciliane, spesso inedite, parla di donne coraggiose, passioni fortissime, eventi drammatici che hanno segnato la vita di un’isola laboratorio sperimentale e microcosmo indispensabile nella storia italiana. Il Presidente Mattarella è il protagonista dell’ultimo capitolo del libro che racconta dell’omicidio di Piersanti Mattarella per poi soffermarsi sui solidissimi rapporti intensi tra l’autore e il Capo dello Stato. Cerasa e il Presidente si sono confrontati per circa 30 minuti sul ruolo della scuola, sulla speranza che le giovani generazioni possano imprimere una svolta positiva alla storia del mondo, attualmente diviso da guerre e da prospettive incerte. – foto ufficio stampa Quirinale – (ITALPRESS).
Prosegue l’iniziativa del nuovo format “Interviste SottoTraccia”, incluso all’interno del programma OndaRocK che prevede lunghe chiacchierate con il mondo della musica e con chi vi fa parte. Davide Mercurio, con il supporto di Claudio Rijllo e con il servizio fotografico di Mirella Turrà, domenica scorsa si è recato alla Casa delle Culture di Catanzaro per la manifestazione “Catanzaro Vinyl Market” creata da “Semplicemente Dischi” e guidata dal suo genio ideatore Pietro “Piters” Loscavo. «Perché nasce “Semplicemente dischi”? E che mansione ha nel mondo della musica?» è la domanda di Davide al “capitano” Piters. «Semplicemente Dischi nasce nel 2020 in pieno lockdown – risponde Piters- quando ho iniziato a catalogare i dischi che furono di mio padre ai suoi tempi gloriosi da dj. Da quel momento stesso ho iniziato a lavorare anche sui miei dischi della scena alternativa italiana, fino ad arrivare a contattare band di mia conoscenza, per proporre loro la ristampa in vinile degli album, idea ben accettata. E da lì la “galoppata” verso “realtà più affermate” in tutto il territorio italiano, catalogando e riproducendo vinili appunto di “realtà più solide” del panorama nazionale, tra cui dischi di Massimo Zamboni dei CCCP, o Ritmo Tribale, passando per i Sud Sound System, e fino ad avere addirittura un primo partner per questa iniziativa, nonché Giorgio Canali che mi ha dato tutta la sua discografia coi Rossofuoco per ristamparla in vinile». «Il “Vinyl Market” – racconta Piters -è una bellissima iniziativa da visitare e che porta lustro alla città dove viene sviluppata, perché è una manifestazione che comunque tocca più città della Calabria, ma anche fuori regione. Siamo noi a portare la musica in giro, e la presenza di tanta gente, dal semplice ascoltare al collezionista, non fa altro che stimolarci a fare sempre meglio. Non per altro siamo diventati anche partner dei due maggiori Festival calabresi, “Be Alternative” e “Color Fest”». La piacevole chiacchierata tra Piters e Davide è continuata tra sorrisi e sketch e qualche altra domanda su quanto avesse influito il web, l’era di Internet, nel mondo della musica e di “Semplicemente Dischi”, e a questa domanda, la pronta risposta di Loscavo: «sono a favore del web, se non ci fosse il web, “Semplicemente Dischi” non esisterebbe. Abbiamo e-commerce con cui lavoriamo e spediamo in tutto il mondo. Internet dà questa possibilità. Se avessi aperto “Semplicemente Dischi” con un punto vendita a Catanzaro, probabilmente avrei chiuso dopo due mesi. Però, senza tralasciare il fatto che a noi piace ovviamente il contatto con il pubblico, e questa manifestazione ce ne porta tanto». I prossimi appuntamenti del “Vinyl Market” sono il 29 e il 30 marzo a Crotone, a Casa d’Arte per il Vintage e Vinili. Poi fuori regione per un bel po’, dopodiché si torna in Calabria, a Rende il 24 e il 25 maggio, e infine ospiti come “Semplicemente Dischi” dei due Festival “Be Alternative” e “Color Fest”. Mentre il prossimo appuntamento di “Interviste SottoTraccia” è fissato per il 12 aprile a Squillace Lido dove si dialogherà sull’imponente e importante ritorno, dopo anni di silenzio, dei Neraluce. Carmela Commodaro
Letture ad alta voce che hanno incantato tanti bambini e i loro genitori. È stato un momento magico, che ha riunito famiglie e creato ricordi preziosi
FILADELFIA (VV) – La Festa del Papà a Filadelfia quest’anno è stata resa ancora più speciale. Per l’occasione, il Comitato Biblioteca Filadelfia e le volontarie di Nati per Leggere Vibo Valentia hanno organizzato un evento memorabile: letture ad alta voce che hanno incantato tanti bambini e i loro genitori. È stato un momento magico, che ha riunito famiglie e creato ricordi preziosi.
Nati per Leggere (NpL) è molto più di un semplice programma nazionale di promozione della lettura. È un faro di luce per le famiglie con bambini in età prescolare, promosso dall’Associazione Culturale Pediatri, dal Centro per la Salute del Bambino Onlus e dall’Associazione Italiana Biblioteche. Dal 1999, NpL ha diffuso il suo messaggio di amore per la lettura in oltre 2000 comuni italiani, e dal 2010 illumina anche Vibo Valentia.
Le attività di lettura condivisa che Nati per Leggere propone gratuitamente alle famiglie, sono un dono prezioso che nutre la mente dei più piccoli e arricchisce il cuore dei genitori. Leggere ad alta voce è come aprire una porta magica: crea l’abitudine all’ascolto, allunga i tempi di attenzione, suscita il desiderio di imparare a leggere e offre un’esperienza straordinaria per adulti e bambini.
È un balsamo che calma, rassicura e consola, rafforzando il legame affettivo tra chi legge e chi ascolta. Le letture ad alta voce, insieme ai tanti eventi di promozione della lettura, sono state e continuano a essere un nucleo pulsante di aggregazione, un focolare di crescita intellettiva ed emotiva per i piccoli lettori di domani e per le loro famiglie. Un luogo dall’atmosfera incantato in cui immergersi totalmente.
La presidente della biblioteca Mariarosa Anello, che ha fortemente creduto in questo evento, ha manifestato una gioia immensa per aver trasformato le sale di lettura in un meraviglioso arcobaleno di colori e allegria, dove i bambini, con la loro vivace curiosità e attenzione, hanno portato una ventata di magia. Questo è stato lo spirito vibrante che ha inondato la biblioteca.
Un pomeriggio intenso e coinvolgente, culminato in un laboratorio creativo durante il quale i piccoli uditori con l’aiuto delle unità volontarie di NpL, hanno dato vita a piccoli capolavori per esprimere l’amore sconfinato verso i loro papà. Sorrisi radiosi, passeggini e bambini che gattonavano qua e là hanno animato lo spazio, mentre la referente NpL per la provincia di Vibo Valentia Katia Rosi dava vita alle sequenze del libro “Papà-isola” di Émile Jadoul, edito da Babalibri.
Anche il sindaco Anna Bartucca, presente all’evento ha ringraziato tutti gli organizzatori per il tanto impegno e la passione profusi. La prima cittadina ha evidenziato la validità del progetto sottolineando come l’iniziativa incida positivamente sulla comunità stimolando cultura e coesione sociale, soprattutto fra le nuove generazioni.
«È stato – ha aggiunto – un evento speciale che ha reso la giornata ancora più significativa per tanti bambini e genitori. La dedizione di Nati Per Leggere nel promuovere la lettura e nel creare occasioni di condivisione e crescita culturale è un dono che arricchisce tutta Filadeflia. Rafforza, soprattutto, il legame tra generazioni, offrendo ai piccoli opportunità di crescita e agli adulti il piacere di condividere le emozioni dello stare ad ascoltarli».
ROMA (ITALPRESS) – “Nelle città esistono tesori da custodire, perchè possano essere tramandati e raccontati alle future generazioni. Proteggere e riqualificare questo patrimonio fa parte dell’impegno che, con orgoglio, il nostro Gruppo ha assunto verso le comunità in cui opera, per la tutela del bello e la protezione del passato che abbiamo la fortuna di aver ereditato. Il senso di quell’eredità vive nell’equilibrio tra la tecnica e la bellezza, lo stesso equilibrio che Webuild ricerca nelle grandi infrastrutture che realizza nel mondo”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini, commentando la conclusione della ristrutturazione della Chiesa di Santa Maria di Loreto, capolavoro cinquecentesco che affaccia la sua cupola su piazza Venezia a Roma. “Ne abbiamo testimonianza proprio a Roma, dove, con la costruzione di un’opera tecnologicamente sfidante e innovativa come la linea C della metropolitana, contribuiamo a rafforzare la mobilità sostenibile nella Capitale, valorizzando al contempo la storia che ci ha preceduti – ha aggiunto Salini -. Lo facciamo tramite i reperti che, lavorando, ogni giorno abbiamo l’opportunità di riportare alla luce, ma anche attraverso la tutela dei monumenti e dei palazzi storici lungo tutta la linea. A Piazza Venezia ad esempio abbiamo lavorato per il consolidamento e il restauro della chiesa di Santa Maria di Loreto, in sinergia con le istituzioni e in particolare con la Soprintendenza Speciale di Roma”.
“La Chiesa torna oggi a splendere grazie ad un grande lavoro di squadra multidisciplinare, che ha permesso di valorizzare e riportare all’originario splendore la sua ricchezza artistica, frutto di una lunga storia, che guarda oggi al futuro grazie a questo intervento. Voluta dalla corporazione dei Fornai di Roma e autorizzata da Papa Alessandro VI Borgia nel 1492, la chiesa è uno dei 15 edifici di valore artistico monitorati e valorizzati nell’ambito dei lavori della stazione Venezia della Linea C”, ha detto ancora Salini.
La Chiesa è stata riportata oggi agli antichi fasti grazie agli interventi di ristrutturazione del consorzio guidato da Webuild e Vianini Lavori, nell’ambito delle attività di realizzazione della futura stazione Venezia della Linea C della Metropolitana. Gli interventi sulla Chiesa di Santa Maria di Loreto rientrano in un più ampio programma eseguito dal consorzio per la tutela e la valorizzazione dei monumenti e dei palazzi storici di Piazza Venezia, in pieno centro storico, con la direzione scientifica e l’alta sorveglianza della Soprintendenza Speciale di Roma. In questo caso, le attività si sono concentrate sulla chiesa dedicata alla Madonna di Loreto di proprietà del Pio Sodalizio dei Fornai.
Diciotto mesi di interventi, iniziati nel 2023, hanno permesso di riqualificare questo tesoro di Roma grazie ad un grande lavoro di squadra che ha unito competenze ingegneristiche, architettoniche e artistiche con il coinvolgimento di un team multidisciplinare di operai, ingegneri, architetti, topografi e restauratori. Le attività hanno previsto il consolidamento strutturale, con l’inserimento di rinforzi in acciaio nelle murature e l’installazione di innovativi sistemi di monitoraggio, e il restauro del prezioso patrimonio artistico interno, tra cui gli affreschi della cupola e gli stucchi del presbiterio.
Fu la corporazione dei fornai di Roma, autorizzata da Papa Alessandro VI Borgia nel 1492, a finanziare la costruzione di questa chiesa iniziata nel 1507, interrotta a causa del Sacco di Roma, e poi ricominciata fino alla conclusione dei lavori nel 1594. Un patrimonio unico opera di Antonio da Sangallo il giovane per l’edificio, mentre la Cupola porta la firma di Jacopo Del Duca, allievo di Michelangelo. Il suo restauro nel 1870 fu curato da Giuseppe Sacconi, l’architetto che pochi anni dopo avrebbe progettato e diretto i lavori di costruzione del Vittoriano.
Uscendo dalla chiesa, arte e infrastrutture si fondono anche nel vicino cantiere per la realizzazione della stazione Venezia. Promosso dal consorzio, con il patrocinio di Roma Capitale e di concerto con le Soprintendenze competenti, il progetto di rigenerazione urbana Murales ha trasformato Piazza Venezia in una innovativa piattaforma culturale, trasformando i silos del cantiere, tipici strumenti industriali, in tele per la rappresentazione di opere di arte contemporanea create da artisti di respiro internazionale che a partire dallo scorso dicembre si alterneranno ogni quattro mesi. Ad aprile sarà dunque svelata l’opera del secondo dei sei artisti selezionati per interpretare le trasformazioni in corso nella città.
– foto ufficio stampa Webuild –
(ITALPRESS).
CITTADELLA (ITALPRESS) – Nell’ultima amichevole prima degli Europei di giugno, l’Italia Under 21 pareggia 1-1 contro la Danimarca al ‘Tombolatò di Cittadella grazie ad un gol di Prati. Si chiude quindi senza vittorie questa sosta per i ragazzi di Carmine Nunziata, reduci dalla sconfitta di Venezia contro un’Olanda rimasta in nove ma capace di beffare i padroni di casa nel recupero. Oggi serviva una reazione per voltare pagina, ma a Cittadella agli azzurrini è mancata anche quella fluidità di gioco che aveva spinto Nunziata a guardare il bicchiere mezzo pieno contro gli oranje.
Ciò che non è mancato al ‘Tombolatò è invece qualche ingenuità di troppo. Come quella al 21′ che ha portato al vantaggio danese, dopo un gol annullato agli ospiti. Zanotti calcia addosso a Prati e aziona la ripartenza della Danimarca: Jorgensen lavora bene un pallone per Sorensen che si inserisce in area e batte Desplanches. Una reazione strutturata da parte dell’Italia non c’è. La squadra di Nunziata sembra soffrire l’intensità dei danesi e per il pareggio serve un eurogol di Prati, che al 37′ dopo una respinta della difesa lascia partire una conclusione al volo da fuori area che coglie di sorpresa Jumgdal.
All’intervallo Nunziata richiama Desplanches, Pisilli e Bianco. Dentro Sassi, Ndour e Doumbia. Più fisicità a centrocampo, ma anche più esperienza internazionale con l’ingresso poco dopo di Baldanzi e Fabbian al posto di Pafundi ed Esposito. L’occasione del 2-1 ce l’ha proprio Fabbian che si inserisce con i tempi giusti dopo un tiro deviato di Zanotti, ma il suo tocco in spaccata termina fuori. Al 70’ scocca anche l’ora di Koleosho, che al primo pallone toccato spreca una chance a tu per tu con il portiere. Nel recupero è Ghilardi a colpire la traversa sugli sviluppi di un corner. Finisce 1-1 al ‘Tombolatò. Servirà un’altra Italia in Slovacchia a giugno.
TORINO (ITALPRESS) – “Moneta e promesse. Sette storie di banchieri che hanno plasmato il mondo moderno” è il titolo del libro di Paolo Zannoni, banchiere d’affari di lungo corso, presentato a Torino, al Museo del Risparmio di Intesa Sanpaolo. In questo volume Zannoni spiega il complesso rapporto tra banche e Stati, mostrando come regimi diversi in periodi e in culture differenti abbiano tutti collaborato con le banche per raggiungere i propri obiettivi. Dal rione di Rialto nella Venezia del XVII secolo alla nascita della Banca d’Inghilterra, dal Regno di Napoli alla Russia bolscevica, dalla Rivoluzione americana all’Ecu de Marc, l’antenato dell’euro. Il libro ripercorre un viaggio nella storia per riflettere sul ruolo delle banche e del debito fra passato e presente. “Dopo essere stato in banca d’affari per diversi anni – spiega Zannoni – ho cominciato a leggere sulla moneta, l’argomento era molto complicato e non ero soddisfatto di quello che trovavo. Per questo ho deciso di andare a guardare i documenti originali. Il punto saliente del mio libro è uno solo: il debito delle banche è la moneta degli Stati moderni”. Per il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro “Zannoni lavora come uno storiografo, ha letto i libri contabili dei primissimi banchieri e di chi emetteva debito. Il volume racconta di diverse epoche e sovrani. Quando si esagera nell’emettere promesse la gente non ci crede più, la promessa perde valore e si chiama inflazione”. Gros-Pietro sottolinea l’importanza dell’educazione finanziaria che “richiede un certo impegno. Conoscere la finanza è essenziale per fare in modo che il denaro sia al servizio della persona e non viceversa. Noi come banca offriamo gratuitamente una formazione di istruzione finanziaria e competenze”. -foto f19/Italpress- (ITALPRESS).