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Catanzaro-Squillace, “La memoria è futuro”: iniziative per celebrare la Giornata della Memoria

Fondazione Città Solidale Onlus, comitato provinciale Anpi (associazione partigiani d’Italia) Catanzaro e Istituto tecnico economico “Grimaldi-Pacioli” di Catanzaro insieme per celebrare la Giornata della Memoria, con una serie di iniziative che si svolgeranno tra il capoluogo e Squillace. “La memoria è futuro” è il titolo dell’evento che si articolerà in tre giorni, il 27, il 28 e il 30 gennaio. Si parte lunedì 27, alle ore 9.30, nell’istituto catanzarese diretto dalla preside Elisabetta Zaccone, con una mostra fotografica di 40 pannelli messa a disposizione dall’Anpi, rappresentata da Mario Vallone, dal suo archivio storico: il percorso rappresenta il cammino attraverso storia e memoria sulla Shoa e le leggi razziali. Sempre al “Grimaldi-Pacioli” di Catanzaro, il 28 gennaio sarà approfondito il tema “Aktion T4. Un capitolo oscuro della storia” con testimonianze e un documentario. Giovedì 30 gennaio, la mostra dell’Anpi sarà allestita nella Casa della Culture di Squillace. Alle ore 10 è previsto un incontro con la partecipazione del presidente della Fondazione Città Solidale padre Piero Puglisi, di Mario Vallone dell’Anpi provinciale, di Nunzio Belcaro assessore comunale di Catanzaro alla politiche sociali, del sindaco di Squillace Enzo Zofrea, dell’assessore comunale alle politiche sociali di Squillace Francesca Caristo, dell’assessore alla cultura e politiche giovanili di Squillace Natascia Mellace e della consigliera comunale squillacese delegata all’istruzione Daniela Lioi. Un’occasione importante per riflettere sul valore della memoria storica.
Carmela Commodaro

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Chiaravalle, maltempo: il sindaco risponde su Facebook ma l’opposizione lo incalza

Scontro totale: “Dove sono i dati reali? Basta annunci social, serve serietà istituzionale”

Non si placa la polemica politica a Chiaravalle Centrale. Dopo la richiesta di convocazione urgente del Consiglio Comunale da parte dei consiglieri di minoranza per discutere della reale entità dei danni causati dall’ultima ondata di maltempo, il sindaco Domenico Donato ha scelto Facebook per rispondere alle critiche.
Pubblicando alcune foto e video, il primo cittadino ha dichiarato: “La mia verità sull’alluvione: difendere l’impegno contro le accuse ingiuste. Cari concittadini, sento il dovere di pubblicare alcune foto e video per fare chiarezza e rispondere con la massima trasparenza alle accuse infondate rivolte al mio operato e a chi ha lavorato senza sosta per la sicurezza di tutti noi. Grazie per il vostro sostegno”.
Tuttavia, la mossa del sindaco ha suscitato l’immediata reazione dell’opposizione, che non ha risparmiato critiche alla gestione comunicativa e amministrativa.
I consiglieri di minoranza Vito Maida, Claudio Foti, Giuseppe Antonio Rauti ed Emanuela Neri hanno contestato duramente l’utilizzo dei social da parte del Sindaco, evidenziando che “il sindaco Donato continua a non convocare e a dare risposte in Consiglio Comunale, ma utilizza la piattaforma Facebook come se fosse un luogo istituzionale, cosa che non è”.
Secondo l’opposizione, la richiesta di convocazione è del tutto legittima e necessaria, soprattutto “considerando la necessità di chiarezza che il sindaco continua a eludere, negando il confronto pubblico e trincerandosi dietro schermi e tastiere”.
La minoranza insiste sull’assenza di informazioni dettagliate: “Chiediamo e continuiamo a non sapere qual è stata la reale entità dei danni causati dalle piogge recenti sul centro urbano e sul resto del territorio comunale e se questi danni corrispondono allo scenario drammatico dipinto dal sindaco su media e social”.
La pubblicazione di foto e video, secondo i consiglieri, “non sostituisce un confronto istituzionale serio, né risponde alle domande fondamentali”. “La reazione scomposta del sindaco Domenico Donato sui social – proseguono – appare il sintomo evidente della sua difficoltà a sostenere una narrazione enfatica e quasi apocalittica, costruita attorno ai danni del maltempo, a fronte di una realtà dei fatti che sembra smentire tale scenario”. “È lecito poi chiedersi – continua l’opposizione – quale fosse lo scopo di coinvolgere Rai3 per documentare territori appartenenti ad altri comuni, per giunta senza la presenza degli amministratori di quelle aree. Un’operazione mediatica che solleva dubbi sulla coerenza del messaggio rispetto ai danni che Donato attribuisce all’alluvione”. “In particolare – evidenziano – per quanto riguarda i danni alla rete idrica e fognaria, le immagini trasmesse, come quelle relative ai lavori in corso nei pressi di piazzetta Bellavista o su corso Gregorio Staglianò, non risultano collegabili alle recenti piogge, configurando piuttosto una strumentalizzazione di interventi già programmati e indipendenti dall’emergenza dichiarata”.
Oltre a sollecitare chiarezza sui danni, l’opposizione denuncia quella che definisce “una deriva dell’amministrazione comunale in totale spregio della buona conduzione della cosa pubblica”. L’appello è rivolto al sindaco affinché si assuma pienamente il suo ruolo istituzionale e rinunci a quello che viene descritto come “un uso improprio dei social media per fare annunci senza dati, numeri o riscontri reali”.
Infine, i consiglieri comunali hanno invocato l’intervento urgente di Sua Eccellenza il Prefetto di Catanzaro per “restituire decoro alle istituzioni e ripristinare la democrazia”. La richiesta mira a garantire che il Consiglio Comunale torni a essere il luogo di confronto pubblico e trasparente per affrontare le questioni che interessano i cittadini di Chiaravalle Centrale.

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Soverato, domani la grande inaugurazione “Binario 21” a cura della scuola Don Bosco

Tra gli ospiti il vescovo Maniago, il presidente Palermo, il procuratore Curcio, l’assessore Caracciolo.

Sarà un evento di straordinaria importanza per il significato del Museo in sé ma anche per il valore simbolico e (ri)fondativo della scuola Don Bosco, che continua una gloriosa tradizione presente a Soverato da oltre cento anni. E che si mostra più propositiva e attiva che mai, con l’inaugurazione, domani alle ore 10 all’istituto salesiano, di un fiore all’occhiello creato negli anni scorsi dai ragazzi del liceo classico, ora restaurato e aggiornato per essere presentato al grande pubblico. Si tratta di “Binario 21. Museo dell’indifferenza”. Un percorso allestito nei grandi spazi sotterranei dell’istituto salesiano dagli allievi della scuola. La mostra sarà senz’altro occasione per riflettere sulla Shoah, a pochi giorni dal Giorno della memoria. Al tempo stesso, però, è un itinerario interattivo e immersivo, estremamente realistico, tra ricostruzioni autentiche, mise en scène, suoni e colori, nell’inferno dei campi di sterminio, che prende il nome dal binario della stazione di Milano dal quale partivano i treni diretti ai campi di concentramento. Un luogo, insomma, dove non solo fare memoria, ma permettere ai ragazzi e al pubblico di rielaborare in modo consapevole e in chiave di speranza e impegno civile la tragedia dell’olocausto. L’obiettivo è proprio quello che gli studenti hanno voluto inserire nel nome: combattere l’indifferenza, parola chiave che la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, ha voluto fosse scolpita sulla pietra, nel Memoriale della Shoah a Milano. Queste premesse spiegano la presenza di ospiti d’eccezione: Mons. Claudio Maniago, arcivescovo della diocesi di Catanzaro-Squillace, Maria Stefania Caracciolo, assessore istruzione della Regione Calabria, Rodolfo Palermo, presidente del Tribunale di Catanzaro, Salvatore Curcio, procuratore della Repubblica di Catanzaro, Danilo Ciancio, dirigente amministrativo del Tribunale di Catanzaro, Daniele Vacca, sindaco di Soverato, Pasqualino Serra, presidente dell’Its Cadmo e Domenico Agazio Servello, dirigente della scuola Don Bosco. Tra i relatori, Roque Pugliese, delegato della comunità ebraica per la Calabria, Alessia Squillace, docente di storia e filosofia del liceo classico che ha guidato i ragazzi nella realizzazione del memoriale ed Elena De Filippis, già dirigente del liceo classico Galluppi di Catanzaro e docente di filosofia. A moderare i lavori, la giornalista Teresa Pittelli.
Appuntamento per domani, venerdì 24 gennaio, alle ore 10 all’istituto salesiano di Soverato.

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Eolico offshore nel Golfo di Squillace, il punto di “Italia Nostra” Catanzaro su una battaglia che unisce la regione (VIDEO)

Il paesaggio marino della Calabria, in particolare quello del Golfo di Squillace, si trova al centro di una mobilitazione che mira a proteggere la sua unicità e identità dall’invasione delle pale eoliche, destinate a danneggiare l’integrità territoriale e ambientale del territorio, senza alcun coinvolgimento preventivo della cittadinanza. Alimentare il confronto e approfondire la tematica diventa, quindi, uno strumento potente di contrasto alla realizzazione di questo progetto. La sezione di Italia Nostra Catanzaro ha voluto richiamare l’attenzione sulla questione e sulla necessità di mantenere alta la mobilitazione, convocando una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina nella sala concerti di Palazzo de Nobili a Catanzaro, sul tema “Una battaglia che si può vincere. No all’eolico offshore nel Golfo di Squillace”. Un’iniziativa fortemente voluta da tutti i componenti del direttivo, assieme alla presidente Bova: il vice presidente Aldo Ventrici, la segretaria Rossella Greco, la tesoriera Maria Teresa La Vitola e la componente Marisa Gigliotti. La battaglia contro l’eolico offshore vede protagonisti associazioni, istituzioni e amministrazioni locali, grazie anche all’impegno del sodalizio guidato dalla presidente Elena Bova, che ha ribadito: “Italia Nostra è fermamente contraria alla costruzione del parco eolico nel Golfo di Squillace.

Un ‘progetto mostruoso’, lo ha definito, per l’impatto negativo che avrebbe sul paesaggio e sull’ecosistema. La Calabria ha già vissuto l’esperienza dell’eolico a terra, con l’installazione di numerose pale che, secondo gli oppositori, non hanno portato benefici tangibili in termini energetici e hanno gravato su settori vitali come l’agricoltura. La situazione energetica regionale, infatti, è in surplus: la Calabria produce più energia di quanta ne consumi, con la possibilità di ridurre notevolmente i costi delle bollette per i cittadini”. Il progetto di eolico offshore, secondo gli oppositori, rischia non solo di danneggiare l’ambiente, ma anche di compromettere l’identità storica e culturale della regione. Elena Bova ha ricordato come, “proprio nei terreni di Squillace, sia stata recentemente scoperta una villa romana, un altro simbolo del valore archeologico che si rischia di danneggiare con la costruzione di nuove infrastrutture invasive. La protezione di questo patrimonio, sia naturale che culturale, è dunque uno dei motivi principali per cui la mobilitazione continua con determinazione”. La vice sindaca di Catanzaro, Giusy Iemma, ha rafforzato il messaggio di opposizione. Sebbene l’amministrazione comunale sia favorevole alla transizione verso fonti di energia rinnovabile, Iemma ha sottolineato come il progetto di eolico offshore sia in contrasto con la visione di sviluppo della costa calabrese. La città di Catanzaro, infatti, punta a valorizzare il proprio patrimonio naturale, come la Pineta e le Dune di Giovino, e ad attrarre il turismo grazie alla bellezza del mare e dei suoi fondali. L’impatto del parco eolico potrebbe compromettere questa risorsa, che è alla base del futuro economico e culturale del territorio. Inoltre, il Comune è impegnato in progetti di efficientamento energetico, ma sempre con un occhio di riguardo per la sostenibilità ambientale. “Abbiamo strumenti di pianificazione urbanistica che impongono il rispetto del paesaggio, dell’ambiente e della natura. La costruzione di un parco eolico offshore comprometterebbe il nostro panorama marino, che siamo profondamente orgogliosi di possedere”, ha concluso la vice sindaca con delega alle Politiche del mare. Mauro Galeano, collaboratore del consigliere regionale Ernesto Alecci, ha illustrato l’importanza di una pianificazione energetica a lungo termine. Galeano ha spiegato come “la Calabria già produca più energia di quella necessaria e come sia fondamentale un approccio più razionale alla gestione delle energie rinnovabili, con un equilibrio che non danneggi l’ambiente. Il rischio di un’ulteriore proliferazione di impianti eolici senza una regolamentazione precisa è concreto, e le preoccupazioni riguardano anche l’impatto tecnico delle strutture, come la necessità di smaltire le pale eoliche dopo 20-25 anni di utilizzo e i possibili danni ambientali derivanti dall’uso di lubrificanti e rumori”. La proposta di legge presentata dal consigliere Alecci, inoltre, evidenzia la necessità di coinvolgere le comunità locali nelle decisioni e di creare un piano strategico che contempli i rischi e i benefici a lungo termine, senza sacrificare il paesaggio e il turismo. L’avvocato Nicolina Raffaelli ha sottolineato il ruolo cruciale della mobilitazione dei cittadini e delle associazioni, un’azione corale che ha portato alla presentazione di ricorsi legali contro il progetto. “La mobilitazione – ha spiegato – è stata alimentata anche da interventi tecnici di esperti che hanno messo in luce ulteriori problematiche, come il rischio di tsunami in una zona ad alta attività vulcanica.” Raffaelli ha inoltre sollevato dubbi sul fatto che le grandi multinazionali che gestiscono il progetto, tra cui una società spagnola, possano non essere in grado di garantire i danni in caso di incidenti sul territorio, dato il basso capitale sociale di alcune delle società coinvolte. “La Calabria non deve diventare un terreno di sfruttamento energetico privo di considerazione per le sue specificità territoriali e culturali. Le istituzioni e la popolazione calabrese sono unite nella convinzione che il futuro della regione debba essere costruito nel rispetto dell’ambiente, della biodiversità e del paesaggio”. Come ha sottolineato nelle conclusioni il vice presidente di Italia Nostra Catanzaro, Aldo Ventrici: “E’ necessario un cambiamento di paradigma che ponga al centro il benessere della comunità locale, senza svendere le risorse naturali per progetti che, seppur nati con l’intento di promuovere l’energia rinnovabile, rischiano di danneggiare irreparabilmente il territorio”. La mobilitazione proseguirà, consapevoli che il cambiamento è possibile, ma solo se la comunità calabrese rimarrà unita e determinata nel far valere le proprie ragioni, difendendo il mare del Golfo di Squillace come patrimonio di tutti.

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Filca CISL Calabria su rinnovo contratto lavoratori cooperative comparto edilizia

«Il rinnovo del contratto regionale dei lavoratori delle cooperative del comparto edilizia siglato nei giorni scorsi con Legacoop Calabria insieme alle altre sigle sindacali di categoria, rappresenta un passo significativo verso una maggiore tutela dei lavoratori del settore, migliorando le loro condizioni economiche, mettendo al centro i temi della sicurezza e della legalità. In un settore in crescita grazie agli investimenti del PNRR è fondamentale concentrare ogni sforzo sulla garanzia dei diritti dei lavoratori e sul sostegno alle imprese virtuose». E’ quanto afferma il segretario generale della Filca-Cisl Calabria, Christian Demasi, che sottolinea, tra gli aspetti centrali emersi durante il confronto, «l’importanza della formazione come leva di qualificazione e sicurezza». «Crediamo fermamente – dice Demasi – che la formazione dei dipendenti delle imprese artigiane rappresenti un elemento cruciale per garantire il buon andamento dei lavori nei cantieri, grandi e piccoli, la serena consegna delle opere e, soprattutto, un miglioramento delle condizioni dei lavoratori. La professionalità e la qualificazione del personale sono requisiti imprescindibili per un settore che mira a coniugare innovazione e tradizione. Per questo, il sistema bilaterale deve continuare a investire in percorsi formativi di alta qualità». La Filca-Cisl considera prioritario anche il tema della legalità: «Se da un lato – dice Demasi – è incoraggiante vedere come i protocolli d’intesa nei cantieri delle grandi opere abbiano contribuito a innalzare i livelli di trasparenza e regolarità, dall’altro è fondamentale non abbassare la guardia sui cantieri di minore entità. Questi ultimi, spesso trascurati per ragioni di opportunità o minor visibilità, necessitano di maggiore attenzione per garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure. Come Filca-Cisl, continueremo a vigilare affinché anche nei lavori meno rilevanti siano rispettati la sicurezza e i diritti dei lavoratori». Demasi esprime quindi solidarietà «ai lavoratori del cantiere Sirio, recentemente coinvolti in procedimenti giudiziari. Questo episodio richiama la necessità di mantenere alta l’attenzione sui temi della sicurezza e della legalità. Non possiamo dimenticare l’attentato compiuto nello scorso mese di giugno nel cantiere della trasversale delle Serre. Tali eventi evidenziano l’importanza di un monitoraggio costante e di un rafforzamento degli strumenti di tutela per chi opera nei cantieri».

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Chiaravalle Centrale, l’opposizione replica a Poste: “Nessuna tutela per i cittadini”

Confermato il trasferimento dei servizi a San Vito sullo Ionio durante i lavori di ammodernamento: critiche al sindaco Donato per la mancanza di soluzioni alternative e alle ripercussioni per gli utenti fragili

I consiglieri comunali di opposizione di Chiaravalle Centrale – Emanuela Neri, Claudio Foti, Giuseppe Antonio Rauti e Vito Maida – tornano a contestare la gestione della temporanea chiusura dell’ufficio postale cittadino, confermata da una nota ufficiale di Poste Italiane. L’azienda ha confermato, in una nota, lo spostamento dei servizi a San Vito sullo Ionio «per tutta la durata dei lavori di ammodernamento» legati al progetto “Polis – Casa dei Servizi Digitali”, iniziativa nazionale per migliorare l’accesso ai servizi pubblici nei comuni sotto i 15mila abitanti.
Secondo l’opposizione, però, la comunicazione di Poste Italiane conferma esattamente le critiche già sollevate nei confronti del sindaco: «Nulla è stato fatto per tutelare i cittadini durante i lavori», sottolineano i consiglieri. «Se, come dice Poste Italiane, il dialogo con l’amministrazione comunale è stato costante – aggiungono – è evidente che nessuno, a partire dal sindaco Donato, ha chiesto di garantire servizi sostitutivi a Chiaravalle. Si è solo subìta la decisione, senza negoziare soluzioni».
Le polemiche si concentrano su due fronti. Il primo riguarda le persone con mobilità ridotta: non è chiaro come possano raggiungere San Vito, distante circa 6 chilometri, in assenza di trasporti dedicati. Il secondo interroga la capacità operativa del piccolo ufficio di San Vito, che dovrà assorbire l’utenza di un altro comune di oltre 5mila abitanti: «Siamo sicuri che gli sportelli reggeranno il flusso aggiuntivo? E i parcheggi dove sono previsti?», chiedono i consiglieri.
A complicare la situazione, il ricordo della recente chiusura della filiale bancaria locale, che aveva spinto molti correntisti a trasferire i risparmi proprio alle Poste. «Dopo il danno, la beffa: prima la banca, ora i servizi postali», commenta l’opposizione.
Poste Italiane, dal canto suo, ribadisce che la continuità sarà garantita nell’ufficio di San Vito (aperto dal lunedì al sabato, con ATM attivo 24 ore) e che i lavori mirano a migliorare comfort e accessibilità. Ma per l’opposizione, queste rassicurazioni di oggi non bastano: «Il sindaco la smetta di nascondersi e venga in Consiglio comunale a chiarire subito le criticità – concludono i consiglieri – e spieghi perché non ha difeso gli interessi dei cittadini».

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Automotive, in Italia metà delle aziende non prevede nuovi investimenti

Automotive, in Italia metà delle aziende non prevede nuovi investimenti

ROMA (ITALPRESS) – In Italia quasi la metà delle aziende automotive non prevede investimenti significativi in nuovi prodotti, e, tra chi investe, la maggioranza intende farlo nella mobilità elettrica, che si pone anche come l’unico comparto dell’industria con prospettive di crescita occupazionale. E’ quanto emerge dall’analisi presentata oggi al ministero delle Imprese e del Made in Italy dall’Osservatorio TEA, l’osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive italiano, guidato dal Center for Automotive & Mobility Innovation dell’Università Cà Foscari Venezia (CAMI) e dal CNR-IRCrES, nell’ambito dell’evento “Mobilità elettrica e industria italiana: i risultati della survey 2024”.
La ricerca si basa sulle risposte a una survey condotta nel 2024 a cui hanno partecipato 397 delle oltre 2.100 imprese mappate dall’Osservatorio, rappresentative dell’ecosistema industriale automotive italiano. Dalle risposte emerge che il 48,1% delle aziende rimarrà sostanzialmente fermo a livello di investimenti nel triennio 2024-2027, rinunciando a sviluppare nuovi prodotti in scia al clima di incertezza che si è generato in Italia sulla transizione tecnologica dei trasporti. A livello numerico, le aziende che continueranno a investire lo faranno guardando più alla mobilità elettrica (31% dei rispondenti) che alle motorizzazioni endotermiche (20,9%).
In termini di volumi di risorse, il 61,6% degli investimenti sarà rivolto a componenti che non sono collegati al tipo di alimentazione del veicolo, rispecchiando la natura fortemente invariante del portafoglio prodotti e delle competenze della filiera. Il 17,9% degli investimenti si concentrerà sullo sviluppo di componenti esclusivi per i veicoli elettrici, il 10,1% sui componenti peculiari per i veicoli endotermici, il 6,7% su ingegneria e design e solo il 3,8% sul software, che rappresenterà invece uno dei principali terreni di sfida dei prossimi anni.
Le aziende di maggiori dimensioni e con una più spiccata visione internazionale sono quelle che dimostrano la maggiore propensione all’innovazione, mentre le realtà medio-piccole, situate in molti casi nel Mezzogiorno e fortemente dipendenti da pochi grandi committenti, faticano a mantenere il passo.
Guardando alla transizione tecnologica in atto, il 66% delle imprese prevede che nel periodo considerato l’elettrificazione non avrà impatti sul portafoglio prodotti o non richiederà in ogni caso particolari adeguamenti, il 26,6% si appresta ad adottare un percorso specifico di adattamento e il 7,4% ipotizza di agire radicalmente sul proprio portafoglio prodotti o di concentrarsi su altre attività non collegate al settore automotive.
Accanto al tema dello sviluppo di prodotto, preoccupa la generalizzata carenza di investimenti anche sul versante dell’innovazione di processo: nonostante le politiche incentivanti esistenti, infatti, il 55,2% delle aziende non ha in programma investimenti di questo tipo.
Sotto il profilo occupazionale, l’analisi rileva che le imprese che investiranno nelle produzioni rivolte alla mobilità elettrica sono le uniche con outlook positivo, soprattutto per quanto riguarda le assunzioni nelle aree a maggior valore aggiunto, come ricerca e sviluppo (+5,6%) e sistemi informatici (+8%).
Cosa chiedono quindi le aziende per affrontare nel migliore dei modi la transizione e per preservare (o rilanciare) la propria competitività?
In cima alle preoccupazioni della filiera c’è il nodo dei costi dell’energia, seguito dall’esigenza di un’accelerazione sull’adozione delle fonti rinnovabili, percepita come un elemento di competitività rilevante per via delle certificazioni sull’impronta carbonica richieste ai fornitori di componenti. Inoltre, si invocano politiche per la diffusione dell’infrastruttura di ricarica, per facilitare assunzioni e formazione del personale e per stimolare la domanda di veicoli elettrici, agendo così indirettamente anche sulle economie di scala.
Si segnalano infine tra le priorità indicate dalla filiera le azioni orientate a favorire la realizzazione di nuovi impianti, il rientro in Italia di attività produttive, la collaborazione tra soggetti diversi, gli accordi di innovazione per l’automotive e l’attrazione di nuovi investitori.
“La ricerca rende il quadro di una filiera estesa che non è esposta in modo particolare all’elettrificazione del drivetrain -spiega il Direttore dell’Osservatorio TEA, Francesco Zirpoli – le crisi in atto sono da attribuire prevalentemente ad una diminuzione significativa e generalizzata delle commesse che riguarda prevalentemente i fornitori che hanno un alto volume d’affari con Stellantis. L’analisi identifica un numero molto significativo di imprese che presenta alte potenzialità di crescita nel prossimo triennio. Sono quelle che investono più della media in innovazione e che dall’Italia sono cresciute verso l’estero”.
“Le risposte delle imprese alla survey hanno confermato i risultati dell’anno scorso, le imprese della filiera automotive estesa italiana investono maggiormente nei nuovi prodotti per l’elettrificazione del veicolo rispetto ai componenti per le motorizzazioni tradizionali e ciò si traduce per queste imprese anche i migliori performance occupazionali”, sottolinea il Responsabile della survey e dell’analisi dati, Giuseppe Calabrese, “perdurano tuttavia le difficoltà a trovare personale adeguato soprattutto per le posizioni più qualificate come è evidenziato dalla richiesta di politiche industriali. Inoltre, si segnala una carente relazione con le istituzioni finanziarie per favorire l’innovazione”.

– Foto Agenzia Fotogramma –

(ITALPRESS).