ROMA (ITALPRESS) – E’ morto a Roma, all’età di 90 anni, Massimiliano Cencelli, funzionario della Democrazia Cristiana degli anni ’60. Il suo nome è indissolubilmente legato all’espressione giornalistica “manuale Cencelli”, con cui si allude all’assegnazione di ruoli politici e governativi ad esponenti di vari partiti politici o correnti in proporzione al loro peso. Cencelli si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1954. Ne diventò un funzionario negli anni seguenti e, in particolare, sarà segretario di Adolfo Sarti. Successivamente fu collaboratore di Nicola Mancino, prima che questi divenisse Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Cencelli, nel 2001, fu candidato nella lista de La Margherita per il Consiglio comunale del Comune di Roma. -foto Ipa Agency- (ITALPRESS).
CATANIA (ITALPRESS) – E’ stato arrestato, per rapina aggravata, l’uomo che, il 26 aprile scorso, all’interno di una farmacia a Catania, aveva minacciato con un taglierino due dipendenti, impossessandosi della somma di 900 euro, prelevata dal registratore di cassa. Gli agenti della Sezione Antirapina della Squadra Mobile, al termine dell’esame delle videoriprese dell’esercizio e di alcune attività commerciali limitrofe, sono riusciti ad individuare la vettura e poi ad identificarlo, nonostante al momento della rapina indossasse un vistoso cappello.
I Vigili del Fuoco del Comando di Catanzaro, Distaccamento di Soverato, sono intervenuti sulla SS106, in prossimità dello svincolo per la località Pietragrande, per un grave incidente stradale che ha coinvolto una Fiat Panda, un’Audi e una motocicletta. Nel sinistro ha perso la vita il conducente della Fiat Panda, mentre tre persone sono rimaste ferite. L’intervento dei Vigili del Fuoco è stato finalizzato alla messa in sicurezza dello scenario incidentale e al soccorso delle persone coinvolte. In collaborazione con il personale sanitario del SUEM 118, i feriti sono stati immobilizzati e affidati alle cure dei sanitari, che hanno provveduto al successivo trasferimento presso una struttura ospedaliera. I Vigili del Fuoco hanno inoltre provveduto alla messa in sicurezza dei veicoli coinvolti e dell’area interessata dall’incidente. Per consentire le operazioni di soccorso e i successivi adempimenti, il tratto di SS106 interessato è stato temporaneamente chiuso al traffico in entrambe le direzioni di marcia. Sul posto presente i carabinieri per gli adempimenti di competenza e per i rilievi finalizzati alla ricostruzione della dinamica dell’incidente.
Squillace ha celebrato l’eccellenza con una serata che ha saputo unire orgoglio, comunità e visione. In piazza Duomo, nel centro storico, si è svolta la prima edizione del Premio “Città di Squillace”, iniziativa voluta dall’amministrazione comunale per rendere omaggio a quelle personalità che, attraverso il proprio impegno, contribuiscono a valorizzare la Calabria e a proiettarla oltre i suoi confini. Il riconoscimento è stato assegnato a Floriano Noto, presidente del Catanzaro calcio e vicepresidente nazionale della Lega Serie B, figura che negli ultimi anni ha accompagnato la crescita del club giallorosso con una visione manageriale capace di riportare entusiasmo, risultati e centralità sportiva. La scelta di Noto non è soltanto un tributo al dirigente, ma anche al progetto che ha rilanciato il Catanzaro nel panorama calcistico nazionale. Le motivazioni, lette dall’assessore al turismo Natascia Mellace, hanno sottolineato la capacità del presidente di condurre la squadra dalle serie inferiori ai vertici della Serie B, facendo sognare migliaia di tifosi e costruendo una società solida, ambiziosa e pronta a nuovi traguardi. Il premio, una preziosa targa artistica raffigurante il castello di Squillace, realizzata dal maestro orafo Michele Affidato, ha aggiunto ulteriore prestigio alla serata, trasformando il riconoscimento in un simbolo di appartenenza e gratitudine. La consigliera delegata all’istruzione Daniela Lioi ha letto un messaggio dello stesso Affidato, impossibilitato a partecipare ma presente con la sua arte. La manifestazione, curata e condotta dal giornalista Oldani Mesoraca, ha visto anche la partecipazione dei calciatori Ruggero Frosinini e Alejo Garnica, ai quali sono state consegnate due opere in ceramica artistica, segno di un legame profondo tra la squadra e il territorio. Nel dialogo con Mesoraca, Noto ha ripercorso la cavalcata della scorsa stagione, culminata nella sfiorata promozione in Serie A, definendo l’acquisizione della società come un atto d’amore verso la città. Ha poi evidenziato la necessità di investire nelle strutture, unico tassello mancante in un progetto che oggi può contare su profili societari solidi e competenti. Sul fronte tecnico, Noto ha indicato con chiarezza la strategia: completare la squadra con due o tre innesti di categoria, profili pronti a elevare il livello della rosa a disposizione di Giorgio Gorgone, e successivamente intervenire sulle uscite per evitare un organico troppo ampio. Il sindaco Enzo Zofrea, consegnando il premio, ha definito Noto un grande imprenditore e un grande presidente, capace di riportare il Catanzaro nel calcio che conta grazie a serietà, competenza e visione. La serata si è conclusa con il concerto di Sherrita Duran, accompagnata dai “Pop & Funk”, e con un lungo applauso della comunità, che ha riconosciuto nel premio non solo un omaggio al merito, ma anche un messaggio di fiducia e di identità. Squillace ha celebrato le eccellenze e, nel farlo, ha raccontato la Calabria che cresce, che sogna e che sa riconoscere chi la rappresenta con orgoglio.
ROMA (ITALPRESS) – “Noi non abbiamo fatto nessun putiferio. Abbiamo sospeso Schengen, come prevedono i Trattati, perchè a Ceuta è successo qualcosa di straordinario. Ancora oggi il sindaco Vivas dice che lì sono rimasti tra 8mila e 11mila migranti. E migliaia sono sub-sahariani che non possono essere rimpatriati. Piuttosto, ciò che è incomprensibile e del tutto inaccettabile è la reazione spagnola”. A parlare, in un’intervista a La Stampa, è il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. “Ceuta – prosegue – non è uno spazio Schengen ma è un’exclave spagnola, la Spagna lo è. E il rischio, come dice anche la stampa spagnola, sono i movimenti secondari dei non marocchini. Dove vanno dopo che sono arrivati in Spagna? L’Italia, come destinazione, è il Paese più esposto. Non siamo la Germania o la Norvegia”. “Già una quindicina di irregolari sono stati fermati in Italia – aggiunge -. Senza contare che tra i migranti ce n’erano che erano stati espulsi in precedenza per jihadismo”. “Non sono marocchini, ma questo non sposta i termini del problema – prosegue -. Va messo un pò di ordine: noi non siamo contro la Spagna, ma abbiamo il dovere di proteggere i nostri confini. E non c’è dubbio che gli arrivi dall’Africa sub-sahariana rappresentino una minaccia jihadista. La stessa polizia spagnola ha fermato persone sospette”. “Brunner ha appena richiamato la Spagna alle sue responsabilità, perchè il modo in cui affrontano questa crisi deve tener conto dell’esigenza che non arrivino migranti non controllati nell’Unione europea – aggiunge -. Abbiamo preso la decisione per porti e aeroporti, e riguarda cittadini di Paesi terzi. Secondo l’intelligence spagnola c’è il rischio di una nuova ondata entro Ferragosto: non revocare la misura è una precauzione. Ci auguriamo di poter revocare la sospensione presto, appena non ci sarà più rischio. E’ Sanchez che ha drammatizzato”. Il governo spagnolo, continua Tajani, “non ha vigilato come avrebbe dovuto. E la politica del ‘venite tutti e sarete regolarizzatì, come ha fatto con un milione di immigrati, è un messaggio negativo che mette a rischio la sicurezza di tutti. A me sembra che questa preoccupazione sia condivisa in Europa”. “Difendere i confini-prosegue – non significa mettere a rischio l’Europa, cosa che accade con l’accoglienza indiscriminata. Io ho dato un’intervista al Mundo denunciando i pericoli del milione di persone regolarizzate, prima che accadesse Ceuta. Era il lunedì dopo la finale dei mondiali. Ripeto: appena passerà il pericolo, riapriremo”. -foto Ipa Agency- (ITALPRESS).
ROMA (ITALPRESS) – Una crema proteica golosa, ideale come spuntino o a colazione, a base di ricotta e acqua di cocco e frutti rossi. È la ricetta proposta da Angelica Amodei nella nuova puntata di Sorsi di Benessere.
azn/mgg
Dalla Chiesa alle vie del paese fino alla Villa Comunale: una serata itinerante ha accompagnato la nascita della nuova realtà musicale. E l’Agosto Palermitese conferma la forza di un programma costruito insieme. PALERMITI – Palermiti continua a vivere un agosto vivace, intenso e partecipato, confermando la forza di una comunità che sa riconoscersi nei momenti di autentica cultura e condivisione. Nella serata del 7 agosto, il paese ha accolto l’inaugurazione del Gruppo Musicale “Maria SS. della Luce”, iniziativa promossa dall’Associazione Musicale Palermiti (A.M.P.) che ha coinvolto la cittadinanza in un percorso itinerante iniziato nel cuore della tradizione e proseguito lungo le vie del borgo. La banda ha infatti aperto la serata con un omaggio alla Madonna nella Chiesa Matrice, un momento carico di simboli e identità, per poi muoversi in corteo attraverso le strade del paese, accompagnata da un pubblico che ha seguito con partecipazione e curiosità ogni tappa del percorso. Un evento vissuto “in movimento”, che ha trasformato Palermiti in un palcoscenico diffuso, dove la musica ha incontrato la comunità nei suoi luoghi più familiari. La Villa Comunale ha ospitato la parte conclusiva dell’iniziativa, dedicata alla presentazione ufficiale dell’associazione e dell’organico del nuovo gruppo musicale. Qui, in un clima raccolto e attento — comprensibilmente più contenuto dopo ore di cammino e musica — sono stati illustrati la storia, la visione e gli obiettivi dell’A.M.P., confermando la solidità di un progetto che nasce da lontano e che oggi trova finalmente forma. A novembre del 2025 è nata l’A.M.P., Associazione Musicale Palermiti, realtà no profit all’interno della quale prende vita il Gruppo Musicale “Maria SS. della Luce”, destinato a portare il nome di Palermiti nel mondo della musica bandistica. L’idea è di Maurizio Tavano, presidente dell’associazione, musicista che ha iniziato a studiare a soli dieci anni e che, dopo una lunga pausa, ha ritrovato in età adulta la passione per gli strumenti e per le bande musicali. Nel suo percorso ha suonato nelle bande di Olivadi e Cortale e ha avuto l’opportunità di condividere l’esperienza musicale con il maestro Franco Salime, sassofonista di prestigio che ha collaborato, tra gli altri, con Ennio Morricone. Da questa passione ritrovata è maturata l’idea di dare vita a una banda musicale che portasse il nome di Palermiti, superando anche le difficoltà legate alle dimensioni ridotte del paese attraverso il coinvolgimento di musicisti provenienti dai centri vicini. Un progetto che guarda già al futuro: tra gli obiettivi dell’A.M.P. c’è infatti l’avvio di corsi musicali rivolti a bambini, ragazzi e adulti, per consentire a chiunque abbia voglia di avvicinarsi alla musica di imparare a suonare uno strumento e, in prospettiva, entrare a far parte del gruppo. Alcuni musicisti hanno già intrapreso questo percorso: Faustino Fontanella al sax tenore, Sergio Tripodi al sax contralto, Vito Notaro al clarinetto, Salvatore Aiello al flauto traverso e Claudio Vagnato alle percussioni. Nell’organico del Gruppo Musicale “Maria SS. della Luce” figurano inoltre il maestro collaboratore Igor Gullà, il vice maestro professor Piero Costa, il capo banda amministrativo Giuseppe De Fazio e il capo banda artistico Stefano De Stefani. Il programma dell’Agosto Palermitese, “promosso e patrocinato” dall’Amministrazione comunale insieme alle numerose associazioni locali, sta mostrando una delle sue caratteristiche più significative: la capacità di valorizzare esperienze differenti all’interno di un progetto unitario. Ogni appuntamento, dalle attività sportive alle sagre, dalle presentazioni di libri agli eventi musicali, contribuisce a costruire un calendario riconoscibile e condiviso. Anche gli eventi nati autonomamente o presentati da terzi come presunti ed estemporanei “apripista” trovano la loro naturale collocazione all’interno di un agosto che, nella sua struttura originaria e ben prima dell’estate, aveva già definito un percorso culturale chiaro. La vivacità di un borgo non si misura con iniziative improvvisate né con tentativi di intestarsi primogeniture, ma con la capacità di riconoscere e rispettare un progetto comune. La cultura non cerca protagonismi: unisce. E quando istituzioni, associazioni e cittadini concorrono, ciascuno nel proprio ruolo, alla costruzione di un cammino collettivo, il risultato appartiene alla comunità intera. Senza necessità di inutili confronti o rincorse ai commenti, i fatti e la partecipazione itinerante raccontano un’estate intensa, vissuta e armoniosa, in cui gli eventi si susseguono e il pubblico risponde con una presenza autentica, distribuita e coinvolta. L’inaugurazione del Gruppo Musicale “Maria SS. della Luce” ha mostrato ancora una volta che Palermiti sta vivendo un momento di straordinaria energia collettiva. La serata di ieri lo ha confermato: la partecipazione dà forza, Palermiti cresce quando la comunità c’è e le istituzioni tracciano la rotta. È così che il paese continua a progredire, mettendo insieme esperienze, competenze e sensibilità diverse all’interno di un mosaico unitario che sta accompagnando i cittadini verso uno degli Agosti più ricchi, partecipati e memorabili degli ultimi anni. Maria Luisa Iezzi
L’incontro quasi casuale con Giovanni Sgrò in una palestra di Soverato diventa il punto di partenza per riscoprire la storia di un calabrese che ha attraversato couture, Milano, Canada e Stati Uniti fino ai vertici della moda internazionale
A volte le storie più interessanti non si incontrano negli uffici stampa, nelle première o dietro le quinte di una sfilata. Si incontrano in palestra.
È successo a Giovanni Sgrò, nella “sua” Flex Gym di Soverato. Tra una serie di esercizi e l’altra, in uno di quei luoghi dove le persone si presentano senza troppi apparati, riconosce dopo anni Daniele Lombardo. Un volto del passato, un ragazzo partito dalla stessa città. Qualche parola, i ricordi, le domande inevitabili su ciò che è accaduto nel frattempo.
Ed è proprio quel “nel frattempo” a trasformare una stretta di mano in una scoperta.
Perché il ragazzo di Soverato, nel frattempo, è diventato uno dei professionisti calabresi che hanno raggiunto i livelli più alti della moda internazionale. Ha lavorato tra Europa e Nord America, ha vissuto per un decennio negli Stati Uniti e nel continente americano, ha ricoperto incarichi creativi di primo piano e oggi porta la sua visione dentro Just Cavalli, con l’obiettivo dichiarato di rafforzarne un’identità autonoma e contemporanea.
Una carriera che, guardandola da Soverato, sembra svilupparsi su una distanza enorme. Lombardo, invece, quella distanza quasi la cancella con poche parole.
«Qui è casa. È dove sono nato e cresciuto. Tutto è partito da qui e sarà per sempre così».
Ed è probabilmente questa la chiave più interessante della sua storia: non quella di chi fugge dalla provincia per dimenticarla, ma di chi parte, attraversa il mondo e continua a riconoscere il proprio punto zero.
Il geometra diventato designer
La moda, curiosamente, non era nei programmi.
A Soverato Lombardo sceglie inizialmente gli studi da geometra. Oggi racconta quella decisione sorridendo, come un piccolo errore di interpretazione della propria vocazione.
«Ho fatto il geometra per “errore”. Avevo confuso il disegno in generale, che amo, con il disegno tecnico, parte fondamentale di un istituto tecnico, che invece non digerivo molto bene».
Ma proprio il disegno era già l’indizio.
L’arte, racconta, non è qualcosa che abbia scoperto improvvisamente: «Credo sia nata e cresciuta insieme a me, passo dopo passo. Ho sempre disegnato e creato».
La moda arriva dopo. E arriva grazie all’intuizione del padre.
Lombardo lo descrive come una persona «apertissima per i tempi», capace, nella Calabria di allora, di immaginare per il figlio un percorso professionale molto meno convenzionale di quelli considerati sicuri.
Dopo le superiori gli suggerisce di frequentare una scuola di moda.
È una svolta.
Lombardo studia all’Istituto Mediterranea del Design di Catanzaro, orientando finalmente quel talento per il disegno verso la progettazione di moda, e successivamente completa la formazione con un master all’Istituto Marangoni di Milano, che definisce senza esitazioni «la Mecca della moda a livello italiano e mondiale».
Fino ai diciotto anni quel mondo era stato quasi sconosciuto. Pochi anni dopo sarebbe diventato la sua vita.
La telefonata di Renato Balestra
Nelle carriere importanti esiste spesso un momento che, riletto a posteriori, appare come il punto in cui tutto cambia.
Per Lombardo ha un nome preciso: Renato Balestra.
«Il primo vero passo è stata la chiamata di Renato Balestra, maestro assoluto della couture a quei tempi. Mi offrì uno stage nel suo studio, dove poi sono rimasto tre anni, assunto come designer».
Non una semplice esperienza professionale, ma l’ingresso in una concezione della moda fatta ancora di atelier, costruzione dell’abito, artigianalità, immaginazione.
«In quel mondo e in quella moda fatta di sogni che era la couture parte la mia avventura».
Da quel momento la geografia si allarga.
Milano. L’Europa. Il Canada. Gli Stati Uniti. New York, Los Angeles. Nel curriculum entrano importanti aziende internazionali e anche una lunga esperienza come Creative Director di Buffalo David Bitton in Canada, prima dell’approdo all’universo Cavalli.
La stampa internazionale si accorge del suo lavoro. Maxim, raccontando il rilancio di Just Cavalli, lo presenta come il creativo chiamato a costruire per il marchio una personalità più riconoscibile, non semplicemente quella di una linea giovane legata al nome Roberto Cavalli, ma un’identità capace di parlare il linguaggio dello streetwear contemporaneo e del nuovo lusso.
Da Soverato al mercato globale, dunque.
Ma Lombardo evita la retorica della strada spianata.
L’ambizione, prima nemica e poi alleata
Quando gli si chiede quali ostacoli abbia incontrato, non indica una città difficile, un’azienda, una porta chiusa.
Indica se stesso.
O meglio, l’ambizione.
«Non ho mai considerato gli ostacoli nel mondo del lavoro. L’unico mio nemico nella crescita è stato poi l’arma che si è rivelata il mio successo: l’ambizione».
Da giovane, spiega, desiderare continuamente qualcosa di più gli impediva di riconoscere il valore dei piccoli avanzamenti.
«Volevo di più e per questo reagivo e sceglievo sbagliando. Con il tempo ho capito che tutti quei piccoli passi e quegli errori mi servivano come il pane. Era il tempo che mi stava formando e plasmando in quello che sono oggi».
L’ambizione non è scomparsa. È stata educata.
«Ho ancora la stessa ambizione, ma oggi riesco a gestirla e dominarla. Ci vogliono sacrifici per raggiungere le vette più alte e dietro ogni successo c’è una lunga strada piena di ostacoli».
È forse la parte meno patinata e più interessante del racconto di un uomo che lavora in un settore costruito anche sull’immagine: dietro il risultato visibile esiste un accumulo invisibile di tentativi, errori, spostamenti e decisioni.
Just Cavalli e la regola dell’identità
Oggi una delle parole che Lombardo utilizza più volentieri parlando di moda è identità.
In un sistema che cambia rapidamente, inseguendo tendenze che nascono e scompaiono nel giro di una stagione — ormai talvolta di poche settimane — considera pericoloso trasformare un marchio in un semplice inseguitore del mercato.
«Ogni brand di successo deve avere dei valori chiari. L’identità è uno di questi. Nella moda che cambia continuamente inseguendo i trend, il vero successo è restare fedeli all’identità creata per il proprio brand».
Poi un secondo principio: «Il team vince sul singolo».
Un’affermazione significativa in un settore che ha costruito per decenni il mito dello stilista-star. Dietro il direttore creativo, sottolinea invece Lombardo, c’è necessariamente una squadra.
Identità, lavoro collettivo e, aggiunge, «decisioni facili e coerenti».
Just Cavalli resta un marchio particolarmente forte sul mercato italiano, ma la direzione è quella dell’internazionalizzazione. Lombardo conosce bene entrambe le sponde dell’Atlantico e considera ancora il Made in Italy un capitale straordinario.
America e Russia continuano a mostrare una forte attrazione per i grandi marchi italiani, ma, osserva, il prestigio dell’Italia rimane globale.
Un patrimonio, tuttavia, che non può essere considerato acquisito per sempre.
«La Francia è già sopra di noi, la Cina corre»
Alla domanda sulla leadership italiana, Lombardo non ricorre all’autocompiacimento.
«Siamo ancora a un buon livello, ma se non ci attrezziamo la Francia è già sopra di noi. La Cina cresce più rapidamente del previsto e l’America porta innovazione con nuovi brand giovani».
C’è poi il problema produttivo.
Il peso dei costi sta progressivamente spostando quote di produzione verso Portogallo e Turchia, oltre ai grandi poli manifatturieri di Cina, India e Bangladesh.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto lo stile. Riguarda materiali, tecnologia, organizzazione industriale, capacità di innovare.
E inevitabilmente riguarda anche l’intelligenza artificiale.
Moda e intelligenza artificiale: il cambiamento è appena cominciato
Su questo terreno Lombardo distingue nettamente l’uso popolare dell’IA da quello che sta avvenendo dentro le imprese.
La sua formulazione è volutamente provocatoria:
«Per ora l’AI è solo un giocattolo usato per lo più per cose stupide dalla maggior parte delle persone».
Ma la seconda parte del ragionamento è molto più seria.
«Nelle aziende, invece, questi sistemi stanno già prendendo il posto dell’uomo e il futuro credo sarà caratterizzato da un cambiamento sociale molto impattante nel lavoro e nel rapporto uomo-macchina».
È una distinzione importante: mentre nel dibattito pubblico l’intelligenza artificiale viene spesso percepita attraverso immagini, chatbot o applicazioni curiose, nelle filiere produttive sta già modificando processi, tempi e ruoli professionali.
Anche per un’industria creativa come la moda, quindi, la questione non è più domandarsi se la tecnologia arriverà. È capire come cambierà il lavoro creativo quando sarà pienamente integrata nei processi industriali.
Il corpo come parte della disciplina creativa
Poi la conversazione ritorna nel luogo in cui era cominciata: la palestra di Soverato.
Il fisico allenato, i tatuaggi, l’attenzione evidente all’immagine personale potrebbero apparire semplicemente coerenti con il mondo professionale di Lombardo.
Per lui rappresentano qualcosa di più.
«Amare se stessi e prendersi cura della propria immagine, della salute personale e delle proprie energie è una formula per il successo».
Sport e bodybuilding diventano così parte di una disciplina più ampia.
«Non è soltanto un biglietto da visita, ma una vibrazione che trasmetti agli altri prima ancora della tua stretta di mano».
Ed è curioso che proprio una stretta di mano, quella con Giovanni Sgrò, abbia permesso di riaprire questa storia.
Perché nell’uomo incontrato in palestra a Soverato convivono mondi apparentemente lontanissimi: il ragazzo che disegnava, lo studente che aveva scoperto di non amare il disegno tecnico, il figlio incoraggiato da un padre lungimirante, l’apprendista di Renato Balestra, il designer emigrato, il manager creativo che ha conosciuto l’America e il professionista chiamato oggi a ripensare l’identità di un grande marchio italiano.
E poi c’è ancora Soverato.
Il mare, gli amici, la palestra, i ricordi dell’infanzia.
Non uno sfondo nostalgico da recuperare quando si torna in vacanza. Piuttosto un punto fermo dentro una biografia costruita sul movimento.
«Sono un sognatore, Gianni»
Alla fine Giovanni Sgrò gli domanda che cosa sogni adesso Daniele Lombardo.
Una domanda quasi inevitabile per qualcuno arrivato così lontano.
La risposta, però, non contiene una posizione aziendale, una città o un prossimo traguardo.
«Io sono un sognatore, Gianni. Non ho mai smesso di farlo e mi lascio sempre sorprendere e trasportare dai sogni. È un processo naturale e di crescita. Sogno sempre il meglio».
Forse è questo il punto in cui la distanza tra Soverato e le capitali della moda diventa improvvisamente molto più breve.
Perché prima delle maison, delle collezioni, dei mercati internazionali e delle direzioni creative c’è stato un ragazzo che disegnava in Calabria senza sapere ancora dove quel gesto lo avrebbe portato.
Ha attraversato molti luoghi, ma non ha cambiato il luogo da cui racconta di essere partito.
E per salutare sceglie una formula antica, quasi in contrasto con un’industria ossessionata dal prossimo trend, e proprio per questo perfettamente coerente con tutta la sua storia:
SILVERSTONE (GRAN BRETAGNA) (ITALPRESS) – Jorge Martin (Aprilia) vince la Sprint Race del Gran Premio di Gran Bretagna, dodicesimo appuntamento del Mondiale di MotoGp. Lo spagnolo domina dal primo all’ultimo giro e precede l’Aprilia Trackhouse del giapponese Ai Ogura. Completa il podio Marco Bezzecchi, che chiude il tris Aprilia a Silverstone. Quarto Alex Marquez (Ducati Gresini) davanti a Fabio Di Giannantonio (Ducati VR46). In grande difficoltà la Ducati ufficiale. Marc Marquez termina nono dopo una Sprint condizionata dal degrado alla gomma posteriore, mentre Francesco Bagnaia non va oltre la 17esima posizione. – foto Ipa Agency – (ITALPRESS).
PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Dopo Elisa Cosetti, anche Andrea Barnabà conquista la medaglia d’argento nei tuffi dalle grandi altezze agli Europei di Parigi. Dai 20 metri l’azzurro, in testa dopo i primi due round, chiude il quarto salto con un totale di 386 punti e si deve arrendere solamente al romeno Catalin Petru Preda, che si prende l’oro con 411.60 punti e un ultimo tuffo da 145 punti. Bronzo al francese Gary Hunt con 382.50 punti, appena davanti allo spagnolo Carlos Javier Gimeno Martinez (378.85). L’altro azzurro è Davide Baraldi, quinto con 350.20 punti. – Foto Ipa Agency – (ITALPRESS).