Il Capitano Gianluca Girardo e la squadra della “scientifica” hanno raccontato ai bambini di NanoPiccola come si cerca la verità in una scena del crimine. Stasera la serata in piazza al festival delle nanoscienze
Un cartellino tra le mani, la testa piegata di lato, gli occhi che cercano una somiglianza tra due disegni di linee curve. È così che decine di bambini in maglietta arancione hanno passato la mattinata a Gagliato, nel piccolo borgo delle Preserre catanzaresi: imparando che ogni polpastrello del mondo è diverso da tutti gli altri e che quella differenza, a volte, dà un nome a un colpevole. L’appuntamento fa parte di NanoPiccola, la sezione dedicata ai più piccoli di NanoGagliato, il festival internazionale che da vent’anni trasforma un paese di poche centinaia di anime nel punto d’incontro tra nanoscienze, medicina e divulgazione. A guidare l’incontro il Capitano Gianluca Girardo, comandante della Compagnia Carabinieri di Soverato, affiancato da una squadra di esperti che ha spiegato come lavora la polizia scientifica: cosa si cerca su una scena, come si repertano le tracce, perché un dettaglio invisibile a occhio nudo può reggere un’intera ricostruzione. Il filo che tiene insieme le due cose — la scientifica e le nanoscienze — è più solido di quanto sembri. In entrambi i casi si tratta di leggere ciò che è troppo piccolo per essere visto, di fidarsi di un metodo prima che di un’intuizione. È esattamente la lezione che il festival prova a consegnare ai suoi partecipanti più giovani da quando esiste: la scienza non è una materia scolastica, è un modo di fare domande. Non è un dettaglio secondario che a spiegarlo, qui, sia stata un’istituzione in uniforme. Per molti di quei bambini è stata la prima occasione di vedere un carabiniere non come una figura d’autorità astratta, ma come qualcuno che fa un lavoro tecnico, paziente, verificabile. Un investimento educativo che vale ben oltre la mattinata. Il programma del festival prosegue stasera con la grande serata in piazza, cuore pubblico di NanoGagliato: sul palco ospiti e ricercatori provenienti da tutto il mondo, in quella formula ormai riconoscibile che mette scienziati di rilievo internazionale a parlare davanti a un pubblico di paese, seduto sulle sedie di plastica sotto le luci. Questo il tratto più singolare dell’iniziativa: aver dimostrato che l’alta divulgazione non ha bisogno di grandi città per funzionare, ma di qualcuno disposto a organizzarla.
Seconda giornata, domani Domenica 26 Luglio della ventitreesima edizione Magna Graecia Film Festival in corso a Soverato fino al 1° agosto. Diretto artisticamente da Gianvito Casadonte, il Festival continua a mantenere al centro della propria missione la scoperta e la valorizzazione delle opere prime e seconde, accompagnando le nuove generazioni di registi e interpreti accanto ai grandi protagonisti del cinema mondiale. La sezione Documentari è curata da Antonio Capellupo, mentre quella internazionale è affidata a Silvia Bizio, da anni punto di riferimento tra Hollywood e il cinema italiano. Alle 18.00 al Teatro Comunale la proiezione di Radio Solaire di Francesco Eppesteingher e Federico Bacci , in concorso per la Sezione Documentari, che racconta l’incredibile impresa di Giorgio Lolli, bolognese, rivoluzionario delle onde radio, che in quarant’anni ha dato vita a oltre 500 emittenti in Africa. A seguire alle 19.30 Brunori Sas – Il Tempo Delle Noci di Giacomo Triglia, viaggio intimo e profondo nell’universo creativo e personale del cantautore cosentino Dario Brunori, tramite lo sguardo sensibile e attento del regista, con cui il cantautore condivide un lungo percorso di collaborazione artistica.
L’incontro con il regista è il primo della rassegnaBella come il Cinema,realizzata in collaborazione con la Calabria Film Commission, che propone una selezione di opere sostenute dalla Fondazione che raccontano la Calabria come luogo di ispirazione, produzione e narrazione cinematografica: dalla musica d’autore con “Brunori Sas – Il tempo delle noci” di Giacomo Triglia a “Rino Gaetano– Sempre più blu” di Giorgio Verdelli, ai racconti di migrazione e integrazione di “Nyumba” di Francesco Del Grosso, fino alle storie di relazioni, conflitti e riscatto sociale narrate in “Da oggi in poi” di Gianluca Gargano e ne “Il quieto vivere” di Gianluca Matarrese. Alle 21.30 per la Sezione Opere Prime e Seconde Internazionali, la proiezione di Nino opera prima di Pauline Loquès, ritratto delicato e profondamente umano di un giovane che si confronta con la propria mortalità con sorprendente lucidità e resilienza. Una toccante riflessione su ciò che condividiamo, e su ciò che custodiamo in silenzio, quando il tempo sembra improvvisamente restringersi. Il festival proseguirà alle 21.00 in Arena sul Lungomare con il panel moderato da Antonio Capellupo, Le grandi Fiction Rai In Calabria con la partecipazione di Maria Pia Ammirati, Direttrice RAI Fiction, Giampaolo Calabrese, Direttore Calabria Film Commission, Maria Francesca Gagliardi, Responsabile Scouting e acquisizioni letterarie Fremantlemedia Italy Group ed Edmondo Amati, Line Producer Fremantlemedia Italy Group. A seguire sul palco Valeria Golino e Marco D’Amore che racconteranno aneddoti e curiosità delle loro carriere, nelle Conversazioni d’autore moderate da Carolina Di Domenico. Chiuderà la serata la proiezione del film in concorso nella Sezione Opere Prime e Seconde Italiane, La Gioia di Nicolangelo Gelormini, tratto dall’opera teatrale “Se non sporca il mio pavimento – Un melò” scritta da Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori, liberamente ispirata ad un tragico episodio di cronaca. A presentare il film il regista, Francesco Colella e la stessa Valeria Golino.
Alecci “Mentre la propaganda di Occhiuto da anni ci parla di mezzi sempre più numerosi, a Isola Capo Rizzuto e in altre postazioni il servizio sanitario regionale si deve affidare ad ambulanze private. I costi aumentano e il magnifico mondo creato dal Presidente si scontra con la cruda realtà.”
A Isola Capo Rizzuto, come in altre postazioni della nostra regione, le ambulanze private sono chiamate ad intervenire sui territori, per sopperire alla mancanza di ambulanze del servizio pubblico. Eppure in questi ultimi anni il Presidente Occhiuto ci aveva raccontato più volte di aver definitivamente risolto il problema della scarsità di mezzi di trasporto e soccorso. Prima con l’acquisto delle ambulanze usate dalla regione Lombardia, risultate poi di fatto quasi totalmente inutilizzabili. Poi con l’annuncio dell’acquisto di 60 nuove ambulanze super accessoriate, rilanciato su tutti i media con una parata quasi “militare” di questi mezzi schierati di fronte la Cittadella regionale, che però pare che siano spesso in autofficina per un problema meccanico seriale. E così non è raro vedere per le strade delle nostre province delle ambulanze private che intervengono su chiamata del servizio pubblico con un aumento dei costi, reso ancora più grave dal fatto che gli autisti del servizio regionale, che non hanno una copertura assicurativa per guidare mezzi privati, sono costretti a rimanere in ufficio o, nel migliore dei casi, ad occuparsi di trasporti di carattere secondario. Questa mia testimonianza non vuole essere certamente polemica nei confronti dei servizi privati, che anzi ringrazio per aiutarci a mantenere in piedi un servizio così essenziale, ma non può passare certamente inosservata l’enorme distanza che esiste oggi in Calabria tra il “magnifico mondo” creato dal Presidente sui social e sui mezzi di comunicazione e la realtà dei fatti. Una realtà che dopo quasi 5 anni di governo Occhiuto dimostra senza sconti le sue crepe organizzative e le sue inefficienze… quelle crepe e quelle inefficienze che ogni calabrese vive ogni giorno sulla propria pelle.
Un altro bambino che ha frequentato la Family Baby School di Tropea, la stessa struttura frequentata dal piccolo Alessio Pio, il bimbo di un anno e mezzo deceduto il 22 luglio scorso all’ospedale di Catanzaro, è stato trasferito in via precauzionale al presidio ospedaliero “Pugliese-Ciaccio” del capoluogo di regione dopo aver manifestato i medesimi sintomi iniziali di gastroenterite accusati dal piccolo. Secondo quanto appreso, il bambino non rientrerebbe tra quelli già ricoverati nei giorni scorsi. Il trasferimento in ospedale è stato disposto esclusivamente a scopo precauzionale, così da consentire tutti gli accertamenti clinici necessari e monitorarne attentamente le condizioni. La notizia è stata confermata all’ANSA dal commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia, Angelo Vittorio Sestito, che ha invitato a mantenere la calma, rassicurando sulle condizioni del piccolo paziente.”Le condizioni del bambino sono buone – ha detto Sestito – e la situazione è sotto controllo”. Il nuovo ricovero arriva mentre proseguono le indagini sanitarie e giudiziarie per chiarire le cause della morte di Alessio Pio. Gli accertamenti sono concentrati sull’eventuale presenza del batterio che avrebbe provocato il rapido aggravamento delle condizioni del bambino, mentre continuano anche le verifiche epidemiologiche per ricostruire l’origine del contagio ed escludere ulteriori rischi. L’episodio mantiene alta l’attenzione delle autorità sanitarie, che stanno seguendo con particolare prudenza tutti i casi riconducibili ai bambini che hanno frequentato la struttura educativa di Tropea, adottando ogni misura ritenuta necessaria per la tutela della salute dei piccoli pazienti. (ANSA)
“La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera allo schema di decreto che assegna nuove risorse Inail per l’edilizia sanitaria. Per la Calabria è una notizia molto importante: avremo 1 miliardo in più destinato ai nostri ospedali, il finanziamento più alto ottenuto da una Regione italiana in questa tranche di risorse. Parliamo di 300 milioni di euro per il nuovo ospedale di Catanzaro, 200 milioni per la Cittadella della Salute di Catanzaro, 300 milioni per il nuovo ospedale di Crotone e 200 milioni per il nuovo ospedale di Cosenza. Investimenti che consentiranno di accelerare la realizzazione di opere strategiche e di avere dunque nei prossimi anni strutture moderne, sicure e all’altezza dei bisogni dei calabresi. Su uno stanziamento complessivo di circa 2,45 miliardi di euro, la Calabria è la Regione che riceve la quota maggiore, davanti a Puglia ed Emilia-Romagna. È un risultato che non arriva per caso. È il frutto di un lavoro lungo, spesso silenzioso, fatto di progettazione, interlocuzione costante con il governo e capacità di trasformare idee in interventi concreti. Per troppi anni la Calabria è rimasta ai margini quando si trattava di grandi investimenti. Oggi non è più così. Questo miliardo di euro non è un punto di arrivo, ma un passo decisivo nel percorso che abbiamo intrapreso per ricostruire dalle macerie la sanità calabrese, dotandola finalmente di ospedali nuovi, funzionali e capaci di offrire ai cittadini servizi sempre migliori. Continueremo a lavorare con la stessa determinazione affinché ogni finanziamento ottenuto si traduca rapidamente in cantieri aperti e, soprattutto, in una sanità più efficiente e più vicina ai calabresi”.
Al Lido Solesi la serata promossa dal Lions Club Soverato e Versante Jonico delle Serre con il Club LEO. Il prof. Francesco Pungitore ripercorre l’intuizione di John McCarthy, smonta il mito della «macchina che pensa» e indica la rotta: utilità concrete, limiti strutturali, rigore etico, AI Act e responsabilità che restano in capo alle persone
Comincia da una domanda apparentemente ingenua, e per questo decisiva: perché si chiama proprio così? Il giardino del Lido Solesi si è riempito di cittadini del comprensorio jonico per l’incontro pubblico «Intelligenza Artificiale — Opportunità, rischi e responsabilità per cittadini, famiglie e professioni», promosso dal Lions Club Soverato e Versante Jonico delle Serre insieme al Club LEO.
Al tavolo dei lavori, la presidente del club Raffaella Ermocida, che ha aperto la serata rivendicando la scelta del tema; il presidente di Zona 22 Danilo Iannello; il presidente della X Circoscrizione Giacomo Mannino; il presidente del Leo Club Soverato V2S Vincenzo Petrillo. Relatore della serata il prof. Francesco Pungitore, giornalista, docente e formatore in intelligenza artificiale.
Un’etichetta nata come bandiera
Il nome, ha spiegato Pungitore, non descrive una scoperta: descrive un programma di ricerca. Lo coniò John McCarthy nel 1955, nella proposta di finanziamento di quel seminario estivo che si tenne a Dartmouth College nell’estate del 1956 e che oggi consideriamo l’atto di nascita della disciplina, firmata insieme a Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon. Serviva un’insegna nuova, capace di distinguere il campo dalla cibernetica e dalla teoria degli automi. McCarthy scelse due parole ad altissimo tasso simbolico e, con esse, una scommessa: che ogni aspetto dell’intelligenza potesse in principio essere descritto con tale precisione da renderlo simulabile da una macchina.
Da qui la prima delle tesi proposte al pubblico: l’aggettivo «artificiale» è esatto, il sostantivo «intelligenza» è un’ipotesi di lavoro che si è irrigidita in senso comune. Chiamandola così, per settant’anni abbiamo importato nel discorso pubblico un lessico mentalistico — la macchina «capisce», «sa», «ragiona» — che oggi orienta le nostre aspettative più di quanto orienti la tecnologia reale.
Cosa è cambiato dal 1956
Molto, e non nella direzione immaginata dai padri fondatori. Il paradigma simbolico, fondato su regole scritte a mano, ha lasciato il posto all’apprendimento statistico dai dati; l’architettura transformer, dal 2017, ha reso possibile la stagione dei grandi modelli linguistici e degli strumenti generativi oggi in mano a chiunque abbia uno smartphone. Il salto non è stato concettuale ma di scala: dati, potenza di calcolo, capitali.
La conseguenza pratica, ha sottolineato il relatore, è che i sistemi che usiamo ogni giorno non verificano: predicono. Producono la continuazione statisticamente più plausibile di una sequenza. Da questa architettura derivano sia i benefici sia i difetti, e non è possibile trattenere i primi eliminando i secondi.
Utilità reali, limiti strutturali
Sul lato dell’utilità, il quadro tracciato è concreto: riduzione dei tempi nelle attività ripetitive, supporto alla stesura e alla revisione di testi, traduzione, sintesi di documenti complessi, supporto decisionale, accessibilità per chi ha difficoltà di lettura o di scrittura, servizi più rapidi per famiglie e piccole imprese.
Sul lato dei limiti, quattro nodi ricorrenti: le allucinazioni, cioè affermazioni false enunciate con tono impeccabile; i bias ereditati dai dati di addestramento, che possono tradursi in discriminazioni quando un sistema entra in processi di selezione, valutazione o accesso a un servizio; la protezione dei dati, con il rischio quotidiano di riversare in una chat informazioni sensibili, sanitarie o aziendali; l’impatto sull’occupazione, che non riguarda soltanto la quantità dei posti ma la ricomposizione dei compiti all’interno di ogni professione.
L’AI Act e il perimetro delle regole
Il riferimento normativo è il Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act, primo quadro organico al mondo in materia. La sua logica è quella del rischio: alcune pratiche sono vietate — dal social scoring alle tecniche manipolative che sfruttano la vulnerabilità delle persone —, altre sono classificate ad alto rischio e sottoposte a obblighi stringenti di documentazione, qualità dei dati e sorveglianza umana; per i modelli di uso generale valgono requisiti di trasparenza. L’applicazione è scaglionata nel tempo e alcune scadenze restano oggetto di discussione politica a Bruxelles, ma il principio, ha osservato Pungitore, è già leggibile: la responsabilità non si delega all’algoritmo, resta di chi lo progetta, lo mette in commercio e lo utilizza. Accanto all’AI Act continua a operare il GDPR, che nella pratica quotidiana è spesso lo strumento più immediatamente rilevante.
La ricetta: alfabetizzazione e supervisione
Il passaggio dal tecnico al filosofico è stato il cuore dell’intervento. Se il sistema non comprende, allora la verifica non è un passaggio facoltativo ma la condizione stessa di un uso legittimo: nessun output senza controllo umano, tanto più quando l’esito incide su una diagnosi, una valutazione scolastica, una selezione, un atto amministrativo. Il rigore etico non è un supplemento morale a lavoro finito: è metodo.
Da qui l’insistenza sull’alfabetizzazione. Per le nuove generazioni, che usano questi strumenti con naturalezza e con scarsa consapevolezza dei loro meccanismi; per le famiglie, chiamate a un accompagnamento che non sia né proibizionismo né abdicazione; per i professionisti e le amministrazioni locali, che hanno bisogno di percorsi formativi e non di slogan.
Il dibattito
L’incontro ha privilegiato il confronto. Le domande dal pubblico hanno toccato la tutela della privacy negli usi domestici e professionali, gli strumenti concreti per proteggere i dati, l’educazione digitale dei minori, i percorsi di formazione per chi si prepara a lavorare accanto a queste tecnologie. Ne è emerso un doppio registro: preoccupazioni condivise, ma anche una richiesta pragmatica di indicazioni operative.
La serata si è chiusa con la consegna del gagliardetto e di una copia del volume «Complessità umana. Linearità artificiale», e poi con una ricca apericena che ha permesso di proseguire il dialogo in forma informale.
Al netto delle formule di rito, l’iniziativa lascia un’indicazione politica precisa: sul futuro digitale del territorio non si costruisce nulla senza occasioni di informazione pubblica, responsabilità condivise e politiche di inclusione che mettano al centro cittadini e famiglie. La domanda di partenza — perché la chiamiamo così — non era dunque un vezzo erudito. Era il modo più rapido per ricordare a una platea di adulti che le macchine hanno preso il nome che noi abbiamo deciso di dargli, e che la decisione, su tutto il resto, resta ancora nostra.
Il Gal “Serre Calabresi”, organizza la seconda edizione di “Calabria a Km 0”, il festival dell’agricoltura di prossimità che, per la sua seconda edizione, approda a Chiaravalle. venerdì 7 e sabato 8 agosto 2026. Infatti, dopo il successo dello scorso anno a Soverato, il Gal “Serre Calabresi”, ente promotore con il Comune di Chiaravalle e la Pro loco, rinnova nella cittadina delle Preserre, l’impegno per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità, delle filiere corte e dell’identità dei territori rurali calabresi. Spazi espositivi gratuiti sono stati predisposti per aziende e produttori, per la promozione e la vendita dei prodotti a km 0 e le eccellenze del territorio. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto di cooperazione regionale “Rural Hub Calabria – La rete dei GAL per l’innovazione e la cooperazione nei territori rurali calabresi”, attuato nell’ambito dell’Intervento SRG06 LEADER – CSR Calabria 2023/2027. “L’evento – dichiara il Presidente Marziale Battaglia – rappresenta un’importante occasione di incontro tra imprese agricole, produttori, cittadini, visitatori e comunità locali, di rafforzamento del marketing territoriale diretto, con l’obiettivo di promuovere il consumo consapevole, sostenere l’economia locale e rinsaldare il legame tra produttori e comunità. Un’opportunità concreta per imprenditori agricoli per far conoscere la qualità delle produzioni delle proprie aziende, per raccontare il valore delle produzioni locali e del proprio lavoro, e per creare nuove relazioni commerciali in un contesto di forte richiamo territoriale. Il Festival – continua il Presidente Gal Serre Calabresi – metterà al centro prodotti genuini, sostenibili e provenienti dalla filiera corta, offrendo ai visitatori un’esperienza dedicata ai sapori autentici della Calabria e alle realtà imprenditoriali che ogni giorno contribuiscono alla tutela del territorio e delle sue tradizioni. In questo contesto si inserisce, anche, uno spazio dedicato all’artigianato locale”. Nel corso delle giornate ci saranno: musica, con il concerto il 7 agosto dei Parafoné, un talk per approfondire le tematiche del settore e riflettere sul futuro dell’agricoltura, e ancora la presentazione di un libro che condurrà alla scoperta della cultura gastronomica e delle tradizioni, fra luoghi storici e paesaggi calabresi.
La costa jonica continua a rappresentare uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del Mediterraneo e nonostante la crescente presenza di stabilimenti, conserva ancora angoli di rara bellezza, chilometri di spiagge dorate e acque cristalline, tratti di spiaggia incontaminata dove il rumore delle onde sostituisce quello della musica e il paesaggio conserva il suo equilibrio naturale. E’ quello che vuole mettere in evidenza, attraverso un comunicato, Maria Antonietta De Francessco, Segretaria del circolo Pd di Santa Caterina dello Ionio e Vicesegretaria Pd federazione di Catanzaro. “C’è un tratto di costa, tra Santa Caterina dello Ionio e Guardavalle, dove il tempo sembra essersi fermato -si legge nella nota– qui la terra si spacca in forme scultoree che raccontano milioni di anni di erosione, e il mare Ionio si stende davanti senza un ombrellone a interromperne la vista. Calanchi, creste affilate e canaloni che si intrecciano come rughe nella terra, formano un paesaggio quasi lunare, ocra e rossastro, che si accende al tramonto. È la prova – sottolinea De Francesco – che un territorio lasciato libero di essere se stesso genera bellezza senza bisogno di alcun intervento umano. Non ci sono lettini allineati, non c’è musica a tutto volume, c’è solo la sabbia, il rumore delle onde, il vento che porta il profumo della macchia mediterranea. Mentre gran parte del litorale italiano è stato spezzettato, recintato, tariffato metro per metro, trovare un tratto di costa ancora libero è un privilegio da custodire come una cosa rara, non da sacrificare al primo che offre un affitto. Qui – continua – ci si siede dove si vuole, si entra in mare senza attraversare corsie di ombrelloni. È una serenità che non si compra, quella di sentirsi ospiti della natura, non clienti di un servizio. Ormai in troppi posti d’Italia, la costa, è ridotta a un mosaico di concessioni private, mentre chi vuole un pezzo di spiaggia libera deve spesso camminare chilometri per trovarlo. La bella politica – mette in evidenza la segretaria dem – quella che sceglie di proteggere, per fortuna esiste ancora, quella di chi decide di lasciare la costa libera davvero, senza cederla al miglior offerente. È una politica meno appariscente, che non produce inaugurazioni né grandi titoli, ma che vale più di ogni altra, proteggere significa avere il coraggio di dire no a un guadagno immediato in nome di qualcosa che appartiene a tutti, oggi e domani. Le amministrazioni e le comunità che difendono questi tratti di costa, che resistono alla tentazione di riempirli di cemento, stanno facendo la cosa più preziosa che si possa fare per un territorio: lasciarlo respirare. Ogni volta che si cammina su questa sabbia libera, tra i calanchi e l’azzurro dello Ionio – conclude la segretaria De Francesco – si capisce che la vera ricchezza di un territorio non sta in quanto riesce a vendere, ma in quanto riesce a preservare. La Calabria ha ancora questi tesori. Sta a chi la abita, e a chi la governa, decidere se farli restare un patrimonio comune o farli diventare l’ennesimo pezzo di costa consegnato al cemento”.
Una mattinata interamente dedicata alla prevenzione e alla sicurezza in mare. È questo il significato dell’iniziativa che si svolge oggi, 25 luglio, in occasione della Giornata Mondiale della Prevenzione dell’Annegamento, un appuntamento internazionale che richiama l’attenzione su comportamenti responsabili e buone pratiche per ridurre i rischi lungo le coste. Dalle ore 10, nella spiaggia libera tra il Lido di Squillace e il Lido Ulisse, volontari e operatori del soccorso danno vita a una simulazione di salvataggio in acqua, mostrando tecniche, procedure e modalità di intervento in caso di emergenza. Protagonisti dell’iniziativa sono i volontari della Croce Rossa Italiana, gli Angeli Blu di Squillace e i bagnini degli stabilimenti balneari, che collaborano per ricreare uno scenario realistico di soccorso. L’esercitazione consente ai presenti di osservare da vicino: tecniche di primo intervento, dall’avvicinamento alla persona in difficoltà alla gestione del recupero; coordinamento tra operatori, un elemento decisivo per ridurre i tempi di intervento; uso delle attrezzature di salvataggio, baywatch, pattini, salvagenti e strumenti di supporto. La simulazione è seguita da un debriefing informativo, durante il quale gli operatori illustrano le fasi dell’intervento e rispondono alle domande dei cittadini. Dopo l’esercitazione, la mattinata prosegue con una campagna di informazione rivolta a residenti e bagnanti. L’obiettivo è diffondere comportamenti corretti e consapevoli, fondamentali per prevenire incidenti in acqua. Tra i temi, riconoscere situazioni di rischio, comportamenti sicuri per adulti e bambini, importanza della sorveglianza attiva, ruolo dei bagnini e dei volontari. Un momento di dialogo e partecipazione che coinvolge numerosi presenti, confermando quanto la cultura della prevenzione sia ormai parte integrante della vita delle comunità costiere. La Giornata Mondiale della Prevenzione dell’Annegamento ricorda che la sicurezza in mare non dipende solo dagli operatori, ma anche dai comportamenti di ciascuno. Un gesto consapevole, una scelta prudente, un’attenzione in più possono salvare una vita. L’iniziativa di oggi a Squillace si inserisce proprio in questa visione, quella di unire formazione, dimostrazioni pratiche e informazione per rendere il mare un luogo più sicuro per tutti. Carmela Commodaro
Nella mattinata di giovedì 23 luglio 2026, presso il Campo Scuola organizzato dalla Protezione Civile – “Nucleo Emergenze Reventino Savuto” in Loc. Gesariello di Decollatura (CZ), i Carabinieri della Compagnia di Soveria Mannelli (CZ) hanno intrattenuto i circa 30 ragazzi partecipanti al progetto “Anch’io sono la Protezione Civile” con una lezione sul tema della legalità. L’evento, al quale hanno partecipato sia il Comandante della Compagnia Carabinieri di Soveria Mannelli che il Comandante della Stazione Carabinieri di Decollatura, è iniziato con la solenne cerimonia dell’alzabandiera alla quale hanno preso parte, con sentito orgoglio, tutti i ragazzi presenti che hanno cantato l’Inno di Mameli. Nel loro intervento, i militari hanno affrontato temi di grande attualità quali la sicurezza stradale, l’abuso di sostanze stupefacenti e di alcool, il corretto utilizzo dei social network, oltre a richiamare l’attenzione sulla necessità del rispetto reciproco sia nella comunità scolastica che in tutte le altre realtà quotidiane; è stato inoltre rinnovato l’impegno dell’Arma nella vicinanza ai più giovani, con l’obiettivo di diffondere i sentimenti di solidarietà reciproca, con l’obiettivo di prevenire l’egoismo, l’isolamento giovanile e le devianze. Particolare interesse ed entusiasmo ha suscitato la dimostrazione operativa dei militari delle Unità Cinofile di Vibo Valentia, inquadrate nello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria. Questi ultimi hanno offerto una spettacolare dimostrazione delle tecniche di utilità e difesa del cane, spiegando le modalità di addestramento e l’importanza della collaborazione uomo-animale nelle operazioni di ordine e sicurezza pubblica. L’incontro ha rappresentato un significativo momento di dialogo tra il mondo giovanile e quello delle Istituzioni, volto a rafforzare nei ragazzi il senso civico, un responsabile approccio ai doveri, il valore della collaborazione, nonché il senso di solidarietà ed appartenenza alla comunità.