Colpo al clan Arena: la Gdf sequestra beni per oltre 4,3 milioni di euro

I militari del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno eseguito un importante sequestro patrimoniale, su disposizione della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore Salvatore Curcio. Il provvedimento riguarda 23 unità immobiliari, 24 appezzamenti di terreno, quote societarie e una ditta individuale, per un valore complessivo stimato in oltre 4,3 milioni di euro (precisamente 4.301.590 euro). I beni sono risultati riconducibili, direttamente o tramite prestanome, a tre soggetti ritenuti vicini o appartenenti al clan mafioso “Arena”, attivo a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese. Si tratta di soggetti classificati come “socialmente pericolosi” ai sensi del Codice antimafia del 2011, perché indiziati di far parte di associazioni mafiose o di aver commesso gravi reati di criminalità organizzata. I tre erano già stati coinvolti nel 2017 nell’ambito dell’operazione antimafia “Jonny”, che aveva acceso i riflettori sugli interessi della cosca Arena nella gestione del Centro di Accoglienza per migranti “Sant’Anna” di Isola Capo Rizzuto. Le indagini avevano rivelato come le cosche crotonesi, un tempo in conflitto tra loro, avessero raggiunto un accordo – una vera e propria “pax mafiosa” – per spartirsi le ingenti risorse pubbliche destinate all’accoglienza, attraverso forniture spesso gonfiate o simulate con fatture false. Oltre al business dell’accoglienza, le attività investigative avevano messo in luce anche il controllo del clan su settori come le scommesse on-line – gestite in modo totalmente illecito – e il noleggio di apparecchi da gioco. Al momento, la posizione processuale dei destinatari del sequestro non è ancora definitiva. Alcuni aspetti sono infatti oggetto di un giudizio di rinvio pendente davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro, disposto dalla Corte di Cassazione. I sequestri eseguiti oggi si basano su approfondite indagini economico-patrimoniali coordinate dalla DDA di Catanzaro e condotte dagli specialisti della Sezione Misure di Prevenzione del G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro, insieme al Servizio Centrale I.C.O. Le indagini hanno evidenziato una marcata sproporzione tra il valore dei beni posseduti e i redditi ufficialmente dichiarati. Sono stati sequestrati anche immobili ritenuti frutto di attività illecite o utilizzati per reinvestire capitali di provenienza criminale, in alcuni casi intestati fittiziamente per nascondere operazioni di usura. Si tratta di un nuovo tassello all’interno di un più ampio lavoro di contrasto patrimoniale alla criminalità organizzata: analoghi provvedimenti avevano già portato, in precedenza, al sequestro di altri beni per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro, riconducibili ad altri soggetti coinvolti nella stessa inchiesta. I sequestri sono stati disposti ai sensi dell’articolo 20 del Codice antimafia del 2011. Nei prossimi mesi, nell’ambito dei procedimenti di prevenzione ancora in corso, si svolgerà il contraddittorio davanti al Tribunale di Catanzaro per accertare la sussistenza dei presupposti per l’eventuale confisca definitiva dei beni.

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