Dai Gesuiti all’Università Magna Graecia: il 25 luglio a Palermiti si presenta il libro sull’Ateneo di Catanzaro di Aristide Anfosso e Piero Canino

PALERMITI – Sabato 25 luglio 2026, alle ore 18:00, il Teatro ARTEM di via Canistrà a Palermiti aprirà le porte a un incontro culturale di profondo valore identitario: la presentazione del volume “L’Università di Catanzaro. Storia della nascita dell’Ateneo del capoluogo dai Padri della Compagnia di Gesù al Consorzio per la Libera Università”.
All’incontro, patrocinato dal Comune di Palermiti, prenderà parte l’editore del volume Riccardo Colao (Titani Editori), che introdurrà l’opera insieme agli autori, il Dr. Aristide Anfosso e il Dr. Piero Canino. Il dibattito sarà coordinato e moderato dalla Dott.ssa Marianna Lomanni.
Il saggio racconta un aspetto del tutto sconosciuto: la nascita dell’Università di Catanzaro non è stata una concessione calata dall’alto della politica ministeriale dei tempi recenti, ma una grande epopea di riscatto sociale voluta e conquistata dall’intera comunità nel corso dei secoli.
L’Università di Catanzaro non nasce nel 1972.
Quella data rappresenta certamente una tappa fondamentale della storia cittadina, ma le radici dell’attuale Università Magna Graecia affondano molto più lontano nel tempo e attraversano quasi cinque secoli di vicende culturali, civili e istituzionali.
Il primo capitolo di questa storia si apre nel 1563, anno conclusivo del Concilio di Trento, quando i Padri della Compagnia di Gesù fondarono a Catanzaro il Collegio Gesuitico. In piena Controriforma, il Collegio divenne uno dei più importanti centri di formazione della Calabria, contribuendo per oltre due secoli alla crescita culturale e intellettuale della città.
La soppressione della Compagnia di Gesù interruppe quell’esperienza, ma non cancellò la vocazione di Catanzaro all’alta formazione.
Un nuovo e decisivo capitolo si aprì nel 1812, quando Gioacchino Murat promosse nel Regno di Napoli una riorganizzazione degli studi superiori che portò all’attivazione a Catanzaro di veri e propri corsi universitari. Tali corsi continuarono a svolgere la loro funzione formativa per oltre un secolo, attraversando il periodo borbonico, l’Unità d’Italia e i primi decenni dello Stato unitario, fino al 1923, anno della Riforma Gentile che ne determinò la soppressione.
Per oltre cento anni, dunque, Catanzaro fu sede di attività formative di livello universitario, confermando una tradizione culturale che affondava le proprie radici nel Collegio dei Gesuiti.
Negli anni Sessanta del Novecento la questione universitaria tornò al centro del dibattito pubblico grazie all’impegno del Presidente della Provincia Aldo Ferrara. Per circa un decennio Ferrara condusse una intensa azione politico-istituzionale per ottenere una sede universitaria per Catanzaro. Nonostante incontri, trattative e rassicurazioni provenienti dai diversi livelli della politica nazionale, quei tentativi non riuscirono a tradursi in risultati concreti.
La svolta arrivò grazie all’iniziativa del giudice Salvatore Blasco, Presidente del Circolo Unione di Catanzaro e dei suoi amici Francesco Pucci, Francesco Bova, Elio Tiriolo e Vincenzo Speziali.
Convinto che la città non potesse più attendere, Blasco promosse la costituzione del Consorzio per la Libera Università, trasformando una storica aspirazione cittadina in una realtà concreta.
Attraverso il Consorzio per la Libera Università nacquero i corsi di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Pedagogia e Medicina. Per la prima volta Catanzaro disponeva di una struttura universitaria capace di offrire ai giovani del territorio una concreta opportunità di formazione superiore.
Quell’esperienza, tuttavia, rischiò di interrompersi drammaticamente nel gennaio del 1976, quando venne annunciata la chiusura dei corsi universitari per ragioni economiche e politiche.
A giugno dello stesso anno i corsi di Giurisprudenza, Scienze Politiche e Pedagogia cessarono la propria attività. Il corso di Medicina fu l’unico a sopravvivere e ciò avvenne grazie alla straordinaria mobilitazione degli studenti del Collettivo di Medicina.
Si aprì così una delle pagine più significative della storia universitaria catanzarese.
Per tre anni gli studenti diedero vita ad assemblee, manifestazioni, scioperi, occupazioni e incontri istituzionali. Non si trattò di una protesta ideologica né di una rivendicazione corporativa.
Fu una battaglia civile per difendere il diritto allo studio e per impedire che la città perdesse una conquista costruita attraverso secoli di impegno, sacrifici e speranze.
Quei giovani compresero che la chiusura dei corsi avrebbe potuto cancellare una storia iniziata molto tempo prima.
Non erano studenti che protestavano contro qualcosa.
Erano studenti che si sentivano responsabili di qualcosa.
Responsabili del futuro della loro università.
Responsabili di una luce che rischiava di spegnersi.
Ed è proprio per questo che decisero di mantenerla accesa.
La loro azione contribuì a sensibilizzare l’opinione pubblica e a costruire un ampio fronte di sostegno che coinvolse istituzioni, amministratori e forze politiche.
Nel gennaio del 1979 il Consiglio Comunale e il Consiglio Provinciale di Catanzaro approvarono all’unanimità la costituzione del Consorzio Universitario tra Enti Pubblici, garantendo la continuità delle attività didattiche e la sopravvivenza dell’esperienza universitaria cittadina.
Nello stesso anno venne riattivato il corso di Giurisprudenza, mentre Scienze Politiche e Pedagogia non furono più riaperte.
Senza la visione di Aldo Ferrara, senza la determinazione di Salvatore Blasco e senza la straordinaria mobilitazione degli studenti del Collettivo di Medicina, oggi probabilmente non esisterebbe l’Università Magna Graecia.
La storia dell’ateneo catanzarese è la storia di una città che ha cercato, costruito, perduto e riconquistato più volte la propria università.
Una storia lunga quasi cinque secoli che appartiene all’intera comunità catanzarese e che merita di essere conosciuta, custodita e tramandata alle nuove generazioni.
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