Squillace, con la presentazione del libro sui castelli della Calabria si conclude il progetto “Cassiodoro e la cultura della restanza”

Un pomeriggio che intreccia memoria, identità e futuro ha animato la Casa delle Culture di Squillace, dove si è svolta la presentazione del libro “I castelli raccontano”, tassello conclusivo del progetto “Cassiodoro e la cultura della restanza” promosso dall’assessorato al Turismo del Comune di Squillace. L’incontro ha riaffermato un principio cardine, e cioè che la storia non è un archivio fermo, ma una forza viva che orienta il domani. Il percorso, realizzato nell’ambito dell’avviso pubblico “Sostegno e promozione turistica e culturale – Linea 2 Progetti culturali” e finanziato dalla Regione Calabria attraverso il Programma Operativo Complementare, ha offerto alla cittadinanza un’esperienza culturale diffusa con giornate di studio, eventi ricreativi, iniziative turistiche, coinvolgimento delle attività commerciali e un borgo animato da visitatori provenienti da tutta la Calabria. Con la presentazione del volume dedicato ai castelli calabresi, tra cui quello di Squillace, e con l’inaugurazione della via della ceramica, dove resteranno esposti pannelli realizzati da tutte le botteghe del territorio, il progetto trova la sua naturale conclusione, lasciando, però, un’eredità concreta e visibile. Dopo i saluti dell’assessore al Turismo Natascia Mellace, il Generale Pasquale Martinello, presidente dell’associazione Calabria in Armi, ha sottolineato come il passato rappresenti un bene comune da difendere e valorizzare, un patrimonio che appartiene a tutti e che tutti sono chiamati a custodire. Il Colonnello Domenico Chianesi ha dedicato un approfondimento al Castello di Squillace, simbolo identitario e presidio di memoria che continua a parlare alle generazioni presenti, mentre il professore Paolo Cristofaro ha arricchito l’incontro con aggiornamenti sugli studi dedicati alla Calabria medievale, ampliando la prospettiva storica del territorio. A moderare l’incontro è stata la giornalista Carmela Commodaro, che ha guidato il dialogo con equilibrio e sensibilità. Il progetto ha ribadito un concetto essenziale: restanza non significa semplicemente restare, ma restare con consapevolezza, con radici profonde e uno sguardo rivolto avanti. Restare significa conoscere la propria storia, riconoscersi in essa, trasformarla in stimolo per investire sul territorio, accrescere il senso di appartenenza, costruire futuro senza perdere memoria. In questa visione, la storia diventa un motore, non nostalgia, ma orientamento; non peso, ma fondamento; non passato da contemplare, ma energia da trasformare. Ogni castello, ogni documento, ogni traccia del passato diventa un tassello di un progetto più grande: una comunità che conosce sé stessa e che, proprio per questo, sa dove vuole andare. Eventi come questo dimostrano che la cultura della restanza è un percorso condiviso, fatto di studio, cura, partecipazione e responsabilità.
Carmela Commodaro







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