Interviste SottoTraccia di Davide Mercurio. La 45.ma è con Crystal Tea, il rock lisergico che nasce dall’ascolto e dall’improvvisazione

Nati da un intreccio di percorsi diversi e da un legame umano che precede qualsiasi definizione artistica, i Crystal Tea stanno dando forma a un progetto che sfugge alle etichette e si nutre di trasformazione continua. Il trio cosentino, formatosi nel periodo immediatamente successivo alla pandemia, ha scelto di costruire un linguaggio proprio, un territorio sonoro dove psichedelia, grunge, jazz e suggestioni shoegaze convivono senza gerarchie, guidati più dall’istinto che dalla teoria. La pandemia non è stata per loro un punto zero, ma un momento di sospensione fertile. Un’occasione per recuperare idee rimaste in attesa, per trasformare bozze, intuizioni e frammenti in una visione condivisa. Dopo anni trascorsi insieme tra rock’n’roll, reggae, ska, jazz e fusion, i tre musicisti hanno sentito l’urgenza di dare finalmente forma a quel materiale sedimentato nel tempo, lasciato maturare come un seme che aspettava solo il terreno giusto. È da qui che nasce il progetto Crystal Tea: da un’amicizia solida, da un ascolto reciproco profondo, da un modo di stare insieme che precede qualsiasi scelta stilistica. Un approccio che oggi definisce la loro identità più di qualsiasi genere. La definizione di lysergic rock, oggi spesso associata alla band, è nata quasi per scherzo durante le prime jam sperimentali. Eppure, col tempo, è diventata una chiave di lettura efficace: non un genere, ma una condizione creativa. Un modo di vivere la musica come esperienza fluida, aperta, capace di trasportare altrove senza seguire percorsi prevedibili. Questa libertà è la cifra più riconoscibile dei Crystal Tea. Le influenze che attraversano i loro brani non vengono mai forzate: emergono spontaneamente dall’interazione tra i membri, da un’intesa costruita negli anni sui palchi e nelle sale prove. Anche il background jazzistico di due componenti non si manifesta tanto nelle sonorità, quanto nell’approccio: ascolto, interplay, dinamiche, spazio all’imprevisto. La parte più importante della loro scrittura resta l’improvvisazione. Alcuni brani arrivano già strutturati, altri nascono da un riff, da un’idea lanciata quasi per caso, da un’atmosfera che prende forma durante lunghe sessioni collettive. Dal vivo questa natura istintiva si amplifica: arrangiamenti che cambiano, parti che si dilatano o si contraggono, nessuna esecuzione identica alla precedente. È un modo di intendere la musica che restituisce autenticità e movimento, che rifiuta la fissità e abbraccia l’evoluzione continua. Oggi i Crystal Tea sono al lavoro sul loro primo album, un disco che promette atmosfere intense e cinematiche, sospese tra momenti abrasivi e altri più rarefatti. I prossimi singoli saranno solo un assaggio di un percorso che la band vuole svelare gradualmente, mantenendo intatta quella componente visionaria e lisergica che è ormai diventata la loro firma artistica. Il loro viaggio è appena iniziato, ma ha già una direzione chiara: seguire l’istinto, restare fedeli all’imprevisto, trasformare ogni suono in un’esperienza.
Carmela Commodaro

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