Vallefiorita, un modello di accoglienza che genera comunità: il progetto Sai voluto dall’amministrazione Megna ripopola il paese e costruisce integrazione

Vallefiorita sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda grazie al Progetto Sai – Sistema di Accoglienza e Integrazione, promosso dal Comune e gestito dalla Fondazione Città Solidale Onlus. Un’iniziativa che non solo offre protezione a famiglie migranti in fuga da guerre, violenze e marginalità, ma che sta contribuendo in modo concreto alla vitalità sociale, economica e culturale del paese. Tre anni fa il Comune ha aderito allo specifico Decreto del Ministero dell’Interno, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, ottenendo un finanziamento di 320 mila euro l’anno. Una scelta strategica che, come sottolinea il sindaco Salvatore Megna, rappresenta «uno dei punti più qualificanti della nostra attività amministrativa». Il progetto, realizzato in coprogettazione con la Fondazione Città Solidale, ha permesso di attivare servizi, creare occupazione locale e valorizzare immobili disabitati messi a disposizione da cittadini del posto. Il Sai di Vallefiorita, attivo dal 2024, ospita fino a venti persone e ha già accolto tre nuclei familiari provenienti da Iraq, Nigeria e Costa d’Avorio. La scelta dell’accoglienza diffusa, con abitazioni integrate nel tessuto urbano, ha favorito un inserimento immediato e naturale nella vita quotidiana del paese. Gli operatori della Fondazione seguono ogni fase del percorso, dall’apprendimento linguistico all’inserimento scolastico, dal supporto psicologico all’orientamento lavorativo. Le famiglie accolte portano con sé percorsi complessi, segnati da migrazioni forzate e sofferenze. La famiglia irachena, composta da nove persone, ha trovato stabilità dopo anni di precarietà; la famiglia nigeriana, passata attraverso la Libia, sta ricostruendo un futuro sereno; la famiglia ivoriana, cinque persone di cui tre minori, è arrivata in Italia dopo un viaggio che ha attraversato Turchia e Mediterraneo. Proprio quest’ultimo nucleo rappresenta oggi un esempio di integrazione riuscita, perché il padre ha ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato in una ditta edile e ricopre il ruolo di capitano della squadra di calcio locale; la madre sta svolgendo un tirocinio formativo nel settore dei servizi domestici; i bambini frequentano regolarmente la scuola. Il 1° aprile la famiglia uscirà dal progetto, avendo raggiunto piena autonomia e un radicamento stabile nella comunità. Il sindaco Megna evidenzia come il progetto abbia avuto effetti positivi anche sul territorio: è stata scongiurata la chiusura di sezioni scolastiche dell’infanzia e della primaria; è stato creato indotto economico e sociale; si è rivitalizzato il centro abitato grazie all’uso di case prima disabitate; e vi è anche un arricchimento culturale e religioso, in quanto due persone accolte riceveranno battesimo e comunione durante la Pasqua nella chiesa parrocchiale (si tratta della giovane madre ivoriana e di una figlia). Il Comune, inoltre, ha avanzato richiesta per ampliare il progetto, con l’obiettivo di garantire maggiore assistenza e contrastare lo spopolamento, una delle sfide più urgenti per i piccoli centri calabresi. Il Sai di Vallefiorita dimostra che l’integrazione non è un concetto astratto, ma un percorso fatto di relazioni, fiducia e quotidianità condivisa. È un progetto che costruisce ponti tra culture, che offre nuove opportunità a chi arriva e rafforza l’identità di chi accoglie. In un tempo in cui l’accoglienza viene spesso raccontata come emergenza, Vallefiorita mostra che può diventare una risorsa per il territorio, capace di generare lavoro, coesione e futuro.
Carmela Commodaro
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