Amaroni, grazie all’Archeoclub inasce la storia della miniera di Piano di Pirara

Il passato industriale della Calabria riemerge dal buio degli archivi. Grazie a una meticolosa ricerca documentale, la sede di Amaroni dell’Archeoclub d’Italia ha ufficialmente identificato e delineato i confini della storica miniera di quarzo e feldspato di località Piano di Pirara. L’annuncio, reso noto dal presidente della sede locale Lorenzo Satanassi, segna un punto di svolta per la conoscenza del patrimonio geologico e lavorativo del comprensorio, ricomponendo un mosaico storico rimasto frammentato per decenni. L’indagine ha permesso di recuperare i registri di servizio del 1965, documenti che offrono uno spaccato vivido della vitalità economica dell’epoca. Già in quegli anni il sito era pienamente operativo con una forza lavoro di 50 operai provenienti dai comuni limitrofi. L’organizzazione era strutturata su turni regolari, validati dall’ingegner Sabatino Meneganti, all’epoca responsabile della gestione operativa e della sicurezza del personale. Questi dati confermano come la miniera non fosse un’attività marginale, ma un pilastro occupazionale per l’area. Un pilastro fondamentale della ricerca è rappresentato dal lavoro del geometra Domenico Naso che fu una figura di spicco della topografia nazionale. Nel 1968 redasse una dettagliata relazione scientifica sulla miniera di Amaroni, corredata da una piantina d’epoca. Questo documento, rintracciato dall’Archeoclub, è oggi considerato decisivo per la localizzazione esatta del sito e per la comprensione della sua rilevanza geologica a livello regionale. L’aspetto più sorprendente emerso dall’indagine riguarda lo stato giuridico del sito. Incrociando i dati delle banche dati del Cnr, i bollettini ministeriali e le mappe dell’Agenzia delle Entrate e del Territorio è emerso che la concessione è regolarmente registrata, non esiste alcuna data di chiusura o cessazione ufficiale nei registri nazionali, e l’area risulta tuttora formalmente vincolata all’attività estrattiva. A seguito di tali evidenze, il Polo Bibliotecario di Reggio Calabria e il Settore 8 (Risorse Minerarie) della Regione Calabria hanno attivato le procedure per il recupero dei decreti originali, necessari a definire l’attuale inquadramento legale del sito. Per garantire l’incolumità pubblica e la tutela del sito, i dettagli sulla localizzazione esatta rimarranno riservati. Saranno resi pubblici solo dopo la visita ufficiale del geologo incaricato che dovrà procedere alla validazione tecnica e alla messa in sicurezza dell’area.
Carmela Commodaro

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