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Soverato entra nella rete dell’Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale [VIDEO]

L’intesa sancita a Palazzo di Città nell’incontro tra il sindaco Daniele Vacca e Vito Roti, primo cittadino di Torre di Ruggiero, Comune capofila. Si rafforza un progetto culturale, territoriale e itinerante che mette insieme università, scuole, ordini professionali, imprese e istituzioni

La Città di Soverato entra ufficialmente nella rete dell’Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale. Un nuovo ingresso che amplia ulteriormente il perimetro territoriale di un progetto culturale nato per costruire conoscenza, consapevolezza e collaborazione intorno alle trasformazioni prodotte dall’intelligenza artificiale, con una particolare attenzione alle nuove generazioni.

L’intesa è stata sancita nel corso di un incontro svoltosi a Palazzo di Città, a Soverato, tra il sindaco Daniele Vacca e Vito Roti, sindaco di Torre di Ruggiero, Comune capofila della rete dell’Osservatorio. Una stretta di mano che segna l’avvio di una collaborazione destinata a tradursi nella partecipazione della città alle attività informative, divulgative e scientifiche promosse dalla rete.

L’adesione di Soverato si inserisce in un percorso che, fin dalla sua nascita, ha scelto di non concentrare le proprie iniziative in un’unica sede. Lo spirito dell’Osservatorio, che ha sede a Torre di Ruggiero, è infatti dichiaratamente itinerante: portare il confronto sull’intelligenza artificiale nei territori, coinvolgendo direttamente comunità, amministrazioni, scuole e professionisti.

Un’impostazione che ha trovato una concreta espressione anche nelle attività di quest’anno, che hanno interessato quattro diversi Comuni e coinvolto decine di relatori, docenti provenienti da tre università italiane, rappresentanti degli ordini professionali, istituzioni scolastiche, aziende, professionisti ed esperti provenienti da differenti ambiti disciplinari.

Non semplici incontri divulgativi, dunque, ma momenti strutturati di alta formazione e approfondimento, con iniziative riconosciute anche ai fini dell’aggiornamento professionale, attraverso l’erogazione di crediti formativi e CFU. Un modello che punta a mettere in comunicazione la ricerca accademica con le esigenze concrete dei territori e con le domande che l’intelligenza artificiale pone ormai quotidianamente al mondo della scuola, delle professioni, delle imprese, delle amministrazioni pubbliche e delle famiglie.

Al centro resta soprattutto il rapporto tra minori e intelligenza artificiale: educazione all’uso consapevole degli strumenti generativi, AI literacy, tutela dei ragazzi, responsabilità degli adulti, trasformazioni della didattica, nuove competenze e ricadute sociali ed etiche dell’innovazione tecnologica.

L’Osservatorio nasce proprio con l’obiettivo di evitare tanto gli entusiasmi acritici quanto gli allarmismi, privilegiando invece informazione, ricerca, formazione e confronto interdisciplinare. La tecnologia cambia rapidamente e la sfida è mettere cittadini e nuove generazioni nelle condizioni di comprenderla, governarla e utilizzarla con maggiore consapevolezza.

A garantire la dimensione scientifica del progetto è un Comitato Scientifico presieduto dal rettore dell’Università eCampus, Enzo Siviero, mentre sul versante istituzionale e territoriale un ruolo centrale è affidato a Vito Roti, sindaco di Torre di Ruggiero, Comune capofila della rete.

È proprio dall’incontro tra dimensione accademica e radicamento territoriale che prende forma il modello dell’Osservatorio: una rete nella quale piccoli e grandi centri non sono semplicemente sedi di eventi, ma diventano parte integrante di un laboratorio diffuso di conoscenza e sperimentazione.

L’ingresso di Soverato aggiunge ora un ulteriore tassello a questa costruzione. Una città con una forte vocazione scolastica, culturale e territoriale entra in un sistema che continua ad allargarsi e che punta a creare nuove connessioni tra istituzioni, ricerca, formazione e società civile.

L’obiettivo rimane quello indicato fin dall’inizio: portare l’intelligenza artificiale fuori dai soli ambienti specialistici e trasformarla in un tema di cittadinanza, sul quale amministratori, docenti, professionisti, famiglie e giovani possano confrontarsi disponendo di strumenti adeguati per comprendere uno dei cambiamenti più profondi del nostro tempo.

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Torre di Ruggiero, con “Generazione Ricerca” il borgo-laboratorio sull’IA apre le porte ai giovani studiosi

L’Osservatorio Nazionale  Minori e Intelligenza Artificiale guarda già alla prossima edizione: allo studio una sessione riservata a tesisti, dottorandi, assegnisti e studiosi under 35. L’obiettivo è fare di Torre di Ruggiero un vero “borgo-laboratorio” nazionale sull’intelligenza artificiale e le nuove generazioni.

Non soltanto un luogo nel quale discutere di intelligenza artificiale, educazione e tutela dei minori, ma uno spazio capace di intercettare nuove idee, valorizzare giovani studiosi e far emergere la ricerca che sta nascendo nelle università e nei centri di studio italiani. È questa una delle prospettive sulle quali l’Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale sta iniziando a lavorare in vista della prossima edizione 2027 del Congresso nazionale ospitato a Torre di Ruggiero.

L’idea nasce anche dall’esperienza dell’edizione dello scorso luglio e da una delle storie che hanno accompagnato il Congresso: quella della giovane ricercatrice dell’Università di Catanzaro Nilde Fera, premiata nel corso della manifestazione. Una presenza che ha contribuito a mettere in evidenza un aspetto destinato ora a diventare sempre più centrale: offrire spazio non soltanto agli esperti già affermati, ma anche a una nuova generazione di studiosi che sta costruendo oggi la ricerca sui grandi cambiamenti prodotti dall’intelligenza artificiale.

Da qui prende forma il progetto, in fase di definizione, di una nuova sessione che si chiamerà “Generazione Ricerca”, interamente dedicata a tesisti, dottorandi, assegnisti e giovani studiosi under 35.

L’obiettivo è quello di raccogliere contributi e ricerche originali sul rapporto tra minori e intelligenza artificiale, affrontato nelle sue molteplici dimensioni: educativa, psicologica, pedagogica, filosofica, giuridica, sociale, comunicativa e tecnologica.

I lavori saranno sottoposti alla valutazione di un comitato scientifico, chiamato a selezionare le esperienze più significative. Le ricerche scelte avranno quindi la possibilità di essere presentate pubblicamente durante il Congresso, davanti a studiosi, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e del mondo della scuola.

Non, dunque, una semplice vetrina, ma un’occasione concreta di confronto e di crescita. Un modo per mettere in relazione chi muove i primi passi nella ricerca con chi da anni opera nei diversi settori coinvolti dalla trasformazione digitale.

La prospettiva è quella di rafforzare progressivamente l’identità di Torre di Ruggiero come “borgo-laboratorio” sull’IA e le nuove generazioni: un piccolo centro calabrese capace di diventare punto d’incontro nazionale per chi studia il rapporto tra tecnologia, educazione, infanzia e adolescenza.

Una scelta che ha anche un forte valore simbolico. La ricerca e l’innovazione, infatti, non devono necessariamente avere come unico scenario le grandi città, le università metropolitane o i principali poli tecnologici del Paese. Anche un borgo dell’entroterra calabrese può costruire reti, produrre cultura scientifica e diventare luogo di elaborazione sulle grandi questioni del presente.

Il Congresso è pronto così a compiere un ulteriore passo avanti: non limitarsi a parlare dei giovani e del loro futuro nell’era dell’intelligenza artificiale, ma affidare proprio ai giovani una parte del racconto e della costruzione di quel futuro.

In questa prospettiva, il riconoscimento tributato a Nilde Fera nell’edizione di luglio assume un significato che va oltre il singolo premio. Diventa il punto di partenza di una nuova traiettoria. Dalla storia di una giovane ricercatrice alla possibilità di aprire le porte a decine di altri studiosi emergenti. Da Nilde Fera, appunto, a “Generazione Ricerca”.

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Soverato, la Flex Gym cambia pelle: nuovo logo, nuovi spazi e un messaggio che parte dalla mente

Presentato il restyling della palestra di via Cuturella insieme alle nuove magliette-gadget. Testimonial Solange Levato, “Sole Functional Trainer”. Il progetto grafico porta la firma del 21enne Alessandro Elia: «Ho costruito l’identità visiva partendo dai muscoli, il mosaico naturale del corpo»

«La vera forza? Sta nella tua mente! Cercala». Non è soltanto uno slogan stampato su una maglietta. È la filosofia che da anni accompagna la Flex Gym di Soverato e che oggi diventa anche il punto di partenza di una nuova identità visiva.

Nella palestra di via Cuturella, Giovanni Sgrò ha presentato il nuovo logo, il restyling degli ambienti e le magliette-gadget realizzate per raccontare questa nuova fase della struttura. A indossarle, per l’occasione, una testimonial d’eccezione: Solange Levato, conosciuta sui social come “Sole Functional Trainer”, influencer del mondo fitness con oltre 145 mila follower. Attorno a lei tanti amici e frequentatori della Flex, in un ambiente che negli anni è diventato punto di incontro per sportivi, bodybuilder, professionisti e semplici appassionati del benessere fisico.

Il filo conduttore resta quello della motivazione. Perché allenarsi, nella visione proposta dalla Flex Gym, non significa semplicemente sollevare pesi o inseguire un risultato estetico. Significa trovare equilibrio, continuità, disciplina. Quei quaranta minuti sottratti agli impegni della giornata mettono in movimento muscoli, ormoni e cervello e, soprattutto, impongono una scelta: trovare il tempo da dedicare a se stessi.

È proprio attorno a questa idea che la palestra sta portando avanti un percorso di progressivo rinnovamento. Nuovi pannelli, grafiche alle pareti, ambienti ridisegnati e una decisa presenza del giallo, colore scelto per dare luce, energia e allegria agli spazi. Un restyling che non vuole essere soltanto estetico, ma accompagnare l’esperienza quotidiana di chi si allena.

Dietro la nuova immagine c’è anche una storia giovane. Il logo è stato infatti reinterpretato da Alessandro Elia, 21 anni, studente dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e appassionato di arti visive e grafica.

«Per questo lavoro – racconta – ho ideato un’immagine visiva partendo dalla base sulla quale si costruisce la carriera di un bodybuilder: i muscoli. Il corpo è un perfetto mosaico naturale e su questo concetto sono state sviluppate le grafiche e lo stesso logo».

La ricerca ha riguardato ogni elemento. Nel naming FLEX, la “X” nasce graficamente dall’unione delle forme dei muscoli addominali, mentre le decorazioni realizzate sulle pareti richiamano i tessuti muscolari e le loro striature. Una sorta di anatomia stilizzata che trasferisce sul piano grafico ciò che avviene quotidianamente in palestra.

Per Alessandro Elia il progetto ha rappresentato anche il primo confronto concreto con le esigenze di un committente e con i tempi reali del lavoro creativo.

«Questa esperienza mi ha permesso di mettermi alla prova con concretezza e impegno. Ho capito quanto sia importante comprendere non soltanto ciò che un committente desidera, ma anche il suo modo di lavorare e i suoi tempi». Un confronto che, racconta il giovane designer, ha portato a sopralluoghi e verifiche delle bozze anche alle 22 o alle 23.

«Bisogna mettere a proprio agio gli interlocutori. Questo mi ha permesso di ricevere la massima fiducia e di realizzare il progetto che oggi prende luce nella palestra Flex di Soverato. Può sembrare poco, ma sono orgoglioso di questo lavoro. Continuerò a studiare portando questa esperienza nel mio bagaglio personale».

Il nuovo logo rappresenta, però, soltanto l’inizio. La struttura punta infatti su una evoluzione continua degli spazi e dei servizi, con una fascia di apertura particolarmente ampia, dalle 7 del mattino alle 22, pensata per adattarsi alle diverse esigenze di chi lavora, studia o pratica sport a livello più intenso.

La Flex è diventata così un luogo trasversale: ci sono ragazzi e ragazze, persone meno giovani, professionisti dello sport, appassionati di bodybuilding e chi semplicemente vuole mantenersi in forma. E vedere decine di persone allenarsi insieme anche nei pomeriggi più caldi, all’interno di un ambiente confortevole e ventilato, è per Giovanni Sgrò la conferma di una direzione intrapresa ormai da tempo.

«Ci fa capire che siamo sulla strada giusta. Abbiamo abituato chi frequenta la Flex a trovare sempre qualcosa di nuovo, qualcosa capace di rendere migliore sia l’allenamento sia il piacere di stare in palestra».

Perché il punto, alla fine, torna sempre lì: il fitness non è soltanto estetica. È benessere, costanza e capacità di costruire un rapporto diverso con se stessi.

Ed è per questo che, nonostante il nuovo logo, le nuove grafiche e il restyling degli ambienti, lo slogan resta quello di sempre.

«La vera forza sta nella tua mente. Cercala».

La motivazione, prima ancora dei muscoli, parte da lì.

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Tre volte Dybala-Malen, poi Pisilli: la Roma piega la Fiorentina

Tre volte Dybala-Malen, poi Pisilli: la Roma piega la Fiorentina

ROMA (ITALPRESS) – Una grande Roma domina la Fiorentina nella prima giornata di campionato. All’Olimpico finisce 4-0 per la squadra di Gasperini, che inaugura nel migliore dei modi la stagione. Imprendibili Dybala, apparso in ottima condizione fisica, e Malen. L’argentino va a referto con tre assist, tutti per il centravanti olandese, che tra il 27′ e il 60′ mette insieme la seconda tripletta in carriera in Serie A. Cala il poker il gol nel finale di Pisilli, che lancia i giallorossi in vetta alla classifica. Nella prossima giornata la Roma volerà a Lecce (il 31 agosto, alle 18.30); mentre la Fiorentina, alla quale servirà tempo per prendere ritmo con il progetto Grosso, sarà chiamata a reagire nella prima in casa contro il Frosinone (il 29 agosto, alle 18.30).
Subito propositivi i padroni di casa, che prendono in mano il pallino del gioco. Dopo un paio di spunti personali di Dybala, la prima grande occasione ce l’ha Mora, che al 20′ scarta Ranieri e colpisce a giro di destro dal limite dell’area, ma De Gea si distende e salva la Fiorentina con una grande parata.
Continuano a premere i giallorossi e il vantaggio arriva al 27′: Dybala sguscia via a tutta la retroguardia viola e serve Malen. L’olandese si libera in area di Dodo con un bel controllo di tacco e batte di sinistro De Gea per l’1-0. Dopo una mezzora a ritmi elevatissimi, la Roma lascia l’iniziativa alla Fiorentina nel finale di ripresa, ma la squadra di Grosso non crea particolari pericoli dalle parti di Svilar nell’ultimo quarto d’ora della prima frazione.
Nel secondo tempo gli ospiti partono bene, ma l’undici di Gasperini colpisce in contropiede: al 52′ Dybala serve Malen, che salta Dragusin e buca un non attentissimo De Gea per il 2-0. La Fiorentina va in affanno e arriva il tris giallorosso: imprendibile Dybala, che fa il perimetro dell’area di rigore e trova Malen in area piccola per il 3-0 al 60′. Nel finale i ritmi si abbassano, Gasperini toglie tutto il tridente e lascia l’iniziativa alla Fiorentina. La formazione di Grosso non riesce a trovare il guizzo per trovare il gol della bandiera e la Roma cala il poker con Pisilli all’87’ per il 4-0 finale.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Cina, rimandato il lancio della sonda lunare Chang’e-7

Cina, rimandato il lancio della sonda lunare Chang’e-7

WENCHANG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – La sonda lunare cinese Chang’e-7 non soddisfa le condizioni di lancio, che pertanto non potrà avvenire durante la finestra prevista per quest’anno, ha dichiarato ieri la China Manned Space Agency.

La valutazione è stata condotta nel rispetto dei principi di prudenza, affidabilità e assoluto successo della missione, ha affermato l’agenzia.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

Frattesi subito protagonista, la Lazio vince 1-0 a Bologna

Frattesi subito protagonista, la Lazio vince 1-0 a Bologna

BOLOGNA (ITALPRESS) – La Lazio ottiene una preziosa vittoria in casa del Bologna nella prima giornata di Serie A e si mette alle spalle la brutta eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Mantova: termina 0-1 grazie alla rete del nuovo acquisto Frattesi nel secondo tempo. Per la sua prima partita nel campionato italiano, Tedesco sorprende tutti preferendo dal primo minuto Odgaard a Bernardeschi, mentre in attacco ci sono Piccoli e Cambiaghi con Dovbyk e Rowe in panchina. Anche Gattuso cambia i piani rispetto alla vigilia lasciando in panchina proprio Frattesi: al suo posto c’è Dele-Bashiru, mentre in attacco viene confermato Cancellieri con Noslin e Isaksen in panchina. Ritmi buoni fin dai primi minuti della partita, ed è la Lazio a farsi preferire. Il primo tentativo è firmato da Zaccagni, che non riesce a piazzare il pallone sul secondo palo dopo un bello scambio con Dia, che aveva fatto un buon movimento ad uscire per liberare la corsia interna. Il Bologna risponde con una timida girata di Piccoli, ben controllata da Mandas. Il portiere biancoceleste trema al 37′, quando viene preso in controtempo da un tiro di Zortea deviato da Provstgaard, ma per sua fortuna la palla si spegne sul fondo. Pochi minuti prima, Dia aveva trovato il gol ma partendo in netto fuorigioco sul lancio lungo di Doekhi. Da segnalare al 19′ l’uscita dal campo di Marusic per un problema fisico, al suo posto Floriani Mussolini. Si chiude quindi senza reti una prima frazione molto fisica e nervosa, con ben cinque ammoniti. Al 48′ occasione enorme per il Bologna: il cross di Ferguson trova Odgaard completamente libero nell’area piccola, ma sul colpo di testa del danese è super la parata di Mandas. Al 54′ Gattuso perde un altro pezzo quando è costretto a uscire anche Dele-Bashiru, sostituito da Frattesi. Ed è proprio lui, l’uomo più atteso in casa biancoceleste, a sbloccare il risultato al 59′ con un tiro potente da pochi passi dopo l’ottimo triangolo con Dia, che libera il centrocampista con un colpo di tacco. Tedesco prova a dare una scossa ai suoi con i cambi, ma Rowe e Dovbyk non incidono. Incide un pò di più Bernardeschi, che al 76′ su calcio di punizione prova a sorprendere sul proprio palo Mandas, che smanaccia sul legno. Il portiere ospite è ancora efficace pochi secondi dopo anticipando proprio Rowe, che si era avventato su un pallone vagante. I minuti passano ma il Bologna non riesce a trovare lo spunto per pareggiare se non proprio in extremis, quando Dovbyk manca l’aggancio in area e Ferguson calcia addosso a Floriani Mussolini. A festeggiare, quindi, è Gattuso, che aggiorna il proprio score positivo contro i rossoblù (sei vittorie e due pareggi in otto precedenti da allenatore) ma soprattutto porta a casa i primi tre punti nella sua nuova avventura in biancoceleste.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

La Cina inaugura un’esposizione sulla tutela della diversità linguistica

La Cina inaugura un’esposizione sulla tutela della diversità linguistica

CHANGSHA (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una nuova sala espositiva dedicata alla conservazione delle diverse risorse linguistiche della Cina è stata inaugurata oggi a Changsha, capoluogo della provincia centrale cinese dello Hunan, presentando al pubblico, attraverso installazioni digitali e interattive, i risultati di un impegno decennale volto a documentare lingue e dialetti.

La Sala espositiva del Progetto per la tutela delle risorse linguistiche della Cina, situata nel Museo dello Hunan, riunisce registrazioni e altri materiali linguistici raccolti in oltre 1.800 siti di indagine sul campo in tutto il Paese, riguardanti dialetti cinesi, lingue delle minoranze etniche e tradizioni culturali correlate.

Sono inoltre esposti più di 30 reperti culturali legati alle lingue.

Secondo Chen Xuliang, responsabile del museo, l’esposizione presenta registrazioni audio originali rappresentative di 10 importanti dialetti cinesi e di oltre 100 lingue delle minoranze etniche, tra cui mongolo, tibetano, uiguro e zhuang.

I visitatori possono ascoltare dialetti regionali, canti popolari e registrazioni sul campo di alcune lingue a rischio di estinzione, mentre le installazioni interattive consentono loro di esplorare lo sviluppo e la diversità delle lingue in tutta la Cina, ha aggiunto Chen.

La mostra attinge a materiali raccolti nell’ambito di un progetto nazionale di tutela linguistica avviato nel 2015 per documentare e preservare le diverse lingue e i diversi dialetti del Paese. Secondo gli esperti, si tratta del più grande progetto al mondo nel suo genere.

Oggi è stata inoltre istituita un’alleanza che riunisce università e istituti di ricerca per promuovere l’impiego delle tecnologie linguistiche in ambiti quali l’istruzione, la ricerca scientifica e la conservazione culturale.
(ITALPRESS).
-Xinhua-

Sisma 2016, Meloni ad Amatrice per il decennale. Zuppi “Ricostruire la comunità”

Sisma 2016, Meloni ad Amatrice per il decennale. Zuppi “Ricostruire la comunità”

ROMA (ITALPRESS) – Dieci anni dopo il terremoto che nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 devastò Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, l’Italia torna a ricordare le 299 vittime del sisma in una giornata segnata dal dolore, ma anche dagli appelli a completare la ricostruzione e a restituire un futuro alle comunità colpite. Per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella quella di 10 anni fa è stata “una pagina drammatica della storia della Repubblica”, che “funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro territorio”: con le sue parole, Mattarella ha richiamato le istituzioni alla responsabilità di portare a termine il processo di rinascita. “Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile”, ha detto. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato in un messaggio che, dopo “troppi rinvii e false partenze” che hanno rallentato la ricostruzione, si registra ora un “deciso cambio di passo” impresso dal governo. “Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare”, ha aggiunto, indicando come obiettivo “la rinascita dell’Appennino centrale”.
Nel pomeriggio la premier, accompagnata dal ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci, dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e dal ministro dello Sport Andrea Abodi, ha partecipato alla commemorazione ad Amatrice, deponendo una corona di alloro al Monumento alle vittime, prima di incontrare i familiari delle vittime e partecipare alla messa celebrata al campo sportivo dal cardinale Matteo Maria Zuppi, che in mattinata aveva presieduto anche la celebrazione ad Arquata del Tronto. “Il ricordo di questi dieci anni ci rende sapienti, non rassegnati. Ricostruiamo” e “mettiamo anche noi mano vigorosamente alla buona impresa”. Dieci anni dopo, ha ricordato nella sua omelia il presidente della Cei, restano le ferite del terremoto e quelle legate allo spopolamento e alla fragilità delle aree interne, perchè “ricostruire non è solo una questione di edifici ma soprattutto di relazioni, comunità, fiducia, solidarietà. La rinascita non nasce soltanto dai cantieri, ma soprattutto dalle persone, dalle relazioni e dalla speranza condivisa”.
Per il Commissario Straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, “negli ultimi 3 anni, grazie anche al forte sostegno del governo, alla filiera istituzionale che vede protagoniste anche le regioni, c’è stata la possibilità di un cambio di passo, un cambio di passo documentato anche qui in queste zone dove la ricostruzione non solo è partita, ma finalmente sta per avere quegli esiti concreti documentati dai numeri”.
Anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha legato il ricordo alla responsabilità delle istituzioni, con l’obiettivo di “continuare con determinazione e immutata fermezza nell’impegno per la ricostruzione”, mentre il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha ricordato le “ferite profonde” lasciate dal sisma nelle comunità e nel Paese, rivolgendo il proprio pensiero alle famiglie delle vittime, come ha fatto anche il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, secondo cui il sisma non ha distrutto soltanto edifici, ma ha “sconvolto la vita di migliaia di persone” e ferito l’identità di intere comunità. Per questo, ha aggiunto, “non possiamo accontentarci” dei risultati raggiunti. Infine il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha sottolineato la forza con cui i territori hanno saputo reagire alla tragedia, ringraziando i soccorritori e volontari impegnati nei giorni più drammatici dell’emergenza.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

“Abitare, un privilegio di tutti”, al Meeting di Rimini la casa come diritto

“Abitare, un privilegio di tutti”, al Meeting di Rimini la casa come diritto

RIMINI (ITALPRESS) – La casa come diritto, infrastruttura sociale e condizione per costruire una vita, non soltanto come bene immobiliare. E’ il tema dell’incontro “Abitare, un privilegio di tutti”, organizzato da Cdo Edilizia al Meeting di Rimini come terzo appuntamento del ciclo dedicato alla riqualificazione urbana, all’abitare e al buon governo delle città. Moderati da Simona Frigerio, coordinatrice di Cdo Edilizia, sono intervenuti Davide Albertini Petroni, presidente di Confindustria Assoimmobiliare; Gianluca Comazzi, assessore al Territorio e ai Sistemi verdi della Regione Lombardia; Costantina Regazzo, della direzione Relazioni istituzionali, educazione e sviluppo di Fondazione Progetto Arca; Felice Squitieri, commissario del Piano Casa; Irene Tinagli, presidente della Commissione speciale HOUS sulla crisi degli alloggi nell’Unione europea; Tobia Zevi, assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative del Comune di Roma. Frigerio ha presentato il manifesto di Cdo Edilizia per l’emergenza abitativa, elaborato con soci e territori, richiamando la domanda posta da Leone XIV sul ‘grande cantierè del nostro tempo: che cosa stiamo costruendo? Città sempre più attrattive ma meno accessibili rischiano di espellere famiglie, lavoratori e fasce fragili. La risposta emersa dal confronto è che produzione di alloggi, servizi, relazioni e qualità urbana devono essere affrontati insieme.
Albertini Petroni ha descritto le città come la massima espressione delle relazioni sociali, economiche e lavorative, sottoposte a trasformazioni accelerate dall’innovazione tecnologica e dalla pandemia. Per governare il cambiamento ha indicato tre azioni: conservare storia e identità, collegare comuni e quartieri distribuendo servizi e politiche abitative, pianificare nel lungo periodo infrastrutture, rigenerazione e offerta residenziale. Londra, Amsterdam e Vienna mostrano l’utilità di programmi pluriennali monitorati e aggiornati. In presenza di risorse pubbliche limitate, il settore immobiliare può mettere a disposizione capitali e capacità progettuale, ma serve una governance credibile del partenariato pubblico-privato. I presupposti sono fiducia reciproca, condivisione degli obiettivi collettivi e regole ‘chiare, non interpretabili e stabili nel tempo», capaci di collegare il diritto a costruire a risultati pubblici e sociali misurabili. Per realizzare case a prezzi accessibili, gli investimenti devono accettare rendimenti contenuti; occorre quindi ridurne il rischio mediante certezza urbanistica, tempi affidabili, stimoli fiscali e norme coerenti con il quadro europeo. Il valore sociale, ha osservato, non è estraneo al rendimento: nelle operazioni immobiliari di lunga durata contribuisce a mantenere e accrescere il valore nel tempo. Rigenerare significa perciò integrare sostenibilità ambientale, accessibilità economica e interesse della comunità.
Comazzi ha presentato la Lombardia come un laboratorio di contraddizioni: dieci milioni di abitanti e il 22 % del PIL nazionale, una Milano che concentra circa il 54 % dello sviluppo immobiliare regionale e, nello stesso territorio, valli e piccoli centri colpiti dallo spopolamento. Le politiche devono rispondere sia ai prezzi elevati e all’espulsione del ceto medio dai grandi centri sia alla perdita di servizi nelle aree periferiche. Regione Lombardia gestisce, insieme ai Comuni, circa 200.000 alloggi pubblici e ha assunto come riferimenti le leggi sul consumo di suolo e sulla rigenerazione urbana. La priorità è recuperare edifici, capannoni dismessi e oltre cento ‘buchi nerì censiti nella sola Milano, evitando nuova occupazione del territorio. Ma l’offerta non può crescere se ogni intervento edilizio viene considerato contraddittorio con la tutela urbana: occorre riconoscere il bisogno di costruire e nello stesso tempo orientarlo alla sostenibilità. Nel secondo intervento, Comazzi ha invitato a superare una città metropolitana esistente soltanto sulla carta. Con 1.500 comuni lombardi, molti sotto i 5.000 o 10.000 abitanti, la co-pianificazione diventa indispensabile per evitare frammentazione e duplicazione dei servizi. Provincia e corona urbana sono chiamate a diventare parte della città futura, seguendo l’esempio delle grandi metropoli europee.
Regazzo ha portato l’esperienza di Fondazione Progetto Arca, nata dall’incontro con le persone senza dimora e sviluppata attraverso più di 250 abitazioni e modelli differenti: Housing First, Housing Led, co-housing, microcomunità e percorsi verso l’autonomia. Dalla strada alla casa, ha spiegato, non basta consegnare una chiave. Chi non dispone di lavoro, legami affettivi e rete sociale necessita di accompagnamento, senza che l’aiuto si sostituisca alla sua capacità di scelta e di riscatto. La casa è il luogo nel quale ritrovarsi, rigenerarsi e ricostruire gli affetti; intorno ad essa deve però rinascere il ‘villaggiò delle relazioni, della sussidiarietà e dell’aiuto reciproco. Le trasformazioni della famiglia e della società richiedono forme dell’abitare diverse, sempre centrate sull’individualità e sulla dignità di chi viene accolto. Perdere la casa può accadere a chi fugge da una guerra come a chi attraversa una crisi personale o economica: la fragilità non è una categoria separata dal resto della città. «Le persone ci chiedono innanzitutto di non essere lasciate sole», ha ribadito Regazzo. Per questo il Terzo Settore deve partecipare alla progettazione insieme a istituzioni, architetti, ingegneri e cittadini. Sburocratizzare i processi, condividere competenze e impiegare bene risorse pubbliche e private può trasformare gli assistiti in attori della città che desiderano.
Squitieri ha illustrato il primo compito del Piano Casa: ricostruire una conoscenza certificata del patrimonio pubblico, stabilendo proprietà, localizzazione, destinazione, condizioni e interventi in corso. Il patrimonio, ha sottolineato, è valore e può attivare finanza, ma soltanto se i dati sono affidabili. La ricognizione riguarda circa 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi non assegnati, non occupati o non abitabili. La dotazione iniziale è di 700 milioni di euro per l’ERP e 270 milioni per l’edilizia residenziale sociale; la distribuzione ai territori sarà determinata dal patrimonio posseduto e dal fabbisogno di abitazioni. L’obiettivo è rendere disponibili rapidamente più case e ricostruire il rapporto tra Stato e cittadini dopo decenni nei quali la questione abitativa è stata lasciata soprattutto al mercato. La regia pubblica deve tornare centrale, mentre privati, tecnici e amministrazioni concorrono alla seconda fase dedicata all’ERS. Squitieri ha annunciato anche la possibilità per i Comuni di frazionare grandi appartamenti ERP degli anni Sessanta, adeguandoli a nuclei familiari più piccoli e conteggiando le nuove unità nel finanziamento. Edifici direzionali dismessi e patrimoni inutilizzati devono poter cambiare funzione: ‘La città non è un elemento statico, è un organismo dinamico che cambia con i bisognì.
Tinagli ha spiegato che la crisi dell’abitare non riguarda più soltanto Milano, Parigi, Berlino o Madrid. Prezzi di acquisto e affitti sono aumentati senza un analogo incremento del potere d’acquisto, coinvolgendo lavoratori, giovani professionisti e classe media in tutta Europa. Finanziarizzazione del mercato immobiliare, turismo nelle abitazioni e trasformazione della domanda superano i confini delle singole città. Pur restando le politiche abitative competenza nazionale, l’Unione europea può mobilitare risorse, riformare gli aiuti di Stato, offrire un quadro sugli affitti brevi e sostenere la semplificazione dell’offerta. La revisione dei fondi di coesione consente già di riprogrammare risorse non utilizzate per progetti abitativi; la sfida è inserire strumenti più forti nel prossimo bilancio europeo. Tinagli ha riassunto il piano in quattro pilastri: sostegno e semplificazione dell’offerta, investimenti pubblici e privati, riforme del mercato e protezione delle fasce fragili. “Il Piano Casa va bene, ma non può essere solo un “piano mattoni”: deve essere un piano comunità, un piano persone, un piano città». Zevi ha ricordato che a Roma l’edilizia pubblica rappresenta appena il 5 % degli alloggi, contro il 20 % di Parigi, il 40 di Amsterdam e il 60 di Vienna. Il fabbisogno stimato per dieci anni è di 70.000 case: 20.000 pubbliche, 30.000 sociali e 20.000 di mercato libero.
L’esperienza romana ha mostrato come affiancare emergenza e visione: acquisto di migliaia di alloggi popolari, mappatura degli edifici da rigenerare, riforma del welfare abitativo e istituzione dell’Agenzia sociale per l’abitare, chiamata a mettere in relazione domanda e offerta nel mercato privato. Zevi ha segnalato anche 150.000 abitazioni vuote nella capitale: sbloccarne una parte con incentivi efficaci consentirebbe di aumentare l’offerta senza ‘posare neanche un mattonè. La questione non è però soltanto quantitativa. Le città sono luoghi di relazione e insieme di solitudine; quartieri più belli, sostenibili, accoglienti e socialmente misti devono rispondere alla crescita dei nuclei composti da una sola persona e al bisogno di comunità. Dal confronto è emersa una responsabilità condivisa: il pubblico deve pianificare e garantire l’interesse generale; il privato deve accettare obiettivi sociali misurabili; il Terzo Settore deve portare la conoscenza delle fragilità e delle reti di accompagnamento; l’Europa deve offrire risorse e regole adeguate. Abitare torna così a essere un pilastro del modello sociale, accanto a lavoro, sanità, istruzione e previdenza. La città accessibile non nasce dalla semplice moltiplicazione degli edifici, ma dalla capacità di riconoscere ogni persona, distribuire servizi, recuperare il patrimonio esistente e creare luoghi nei quali nessuno sia costretto a scegliere tra una casa e la possibilità di vivere.

– foto ufficio stampa Meeting Rimini –
(ITALPRESS).

Meloni ad Amatrice “Grazie per l’accoglienza”, un anziano si commuove

AMATRICE (ITALPRESS) – “Grazie per l’accoglienza, per il calore e soprattutto per la straordinaria determinazione con cui state ricostruendo il vostro futuro”. Così sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo la sua visita ad Amatrice per le celebrazioni nel decimo anniversario del sisma che colpì il Centro Italia. Durante la visita, la premier si è trattenuta a parlare con i cittadini presenti. Tra questi, un anziano si è commosso e le ha rivolto un saluto caloroso: “Ci hai onorato, è la gioia più grande che ho avuto nella mia vita”.
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