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Focus ESG – Episodio 75

MILANO (ITALPRESS) – L’energia fossile non abdica e attenzione ai molti interessi globali. Il paradosso europeo: riserve infinite di petrolio nel mondo ma mancanza di raffinazione. E’ allarme per il jet fuel, il cherosene, nel Vecchio Continente. Una possibile soluzione se la crisi permane? Chiedere soccorso agli USA nell’immediato, ma quello che serve è un cambio di passo strategico. Attenzione alle mosse dell’Arabia Saudita ma anche al ruolo della Turchia. Sull’energia c’è una concentrazione di interessi mai vista prima perché il mondo è sempre più energivoro e l’efficienza non basta come le rinnovabili. Negli anni settanta i grandi consumatori erano pochi, Stati Uniti, Unione Sovietica, Europa Occidentale e Giappone. Oggi si sono aggiunti: Cina, India, Mercosur, Arabia. I consumi si stima siano aumentati del 175 per cento e c’è chi parla di aumenti nel medio periodo altrettanto significativi per l’intelligenza artificiale in primis. L’Asia si muove alla ricerca di energia, con Corea e India fortemente attivi. L’Europa è in crisi e cerca di reagire perché la transizione con le fonti rinnovabili non basta. L’energia può essere fossile, petrolio, carbone e gas; rinnovabile, solare, eolico, idroelettrico; e nucleare. Nel mondo il mix energetico oggi vede prevalere ancora il fossile con l’80%, il 14-15% per le rinnovabili e il nucleare è al 4-5%. Costo energia e disponibilità sono i due asset strategici, ma anche la lavorazione dal grezzo al prodotto finito. In Italia abbiamo chiuso negli ultimi quindici anni ben sei raffinerie e in Europa sono passate da 114 a 94 per una perdita di capacità superiore al 15%. Nel passato si è fatto troppo affidamento agli approvvigionamenti dalla Russia e con la guerra ancora in atto in Ucraina si è persa capacità e ci si è scoperti corti. Ma quanto petrolio c’è nel mondo e dove si trovano le riserve maggiori? L’Arabia Saudita non ha mai rivelato le sue riserve. E il petrolio del Venezuela quanto incide? Gli Stati Uniti estraggono oggi più di Russia e Arabia Saudita messe insieme grazie alla tecnologia del fracking e hanno raggiunto l’indipendenza energetica. E sempre gli Stati Uniti hanno una produzione di Jet Fuel che potrebbe risolvere la carenza che in Europa potrebbe mettere a rischio i voli a breve. Oggi si sente dire anche che il momento che stiamo vivendo è peggiore di quello degli anni settanta. Ma è vero? Nell’Adriatico c’è un giacimento di gas che l’Italia non sfrutta mentre la Croazia lo fa. E perché il gasolio costa sempre di più? Ma anche quanta consapevolezza c’è, sempre sul gasolio, che è più pulito perché gli è stato tolto lo zolfo e ha richiesto additivazione speciali e viene miscelato con biodiesel che ha costi elevati? Con la crisi russa del 2022 l’Europa ha pensato di ricollegarsi al Medio Oriente, dove nel frattempo sono partite raffinerie anche molto importanti. Adesso dopo il cigno nero in Russia, si è aggiunto il cigno nero dello stretto di Hormuz e quindi siamo a livello europeo in una situazione molto critica. Nell’ultimo documento che verrà discusso a Cipro il 22-23 di questo mese, l’Europa inizia ad individuare una criticità nella raffinazione e potrebbe essere il cambio di passo necessario per ridurre i rischi. Sul gasolio l’Italia è tra i quattro paesi europei che ha una capacità di raffinazione che supera la domanda nazionale; sul jet fuel si copre il 50% della domanda, un altro 50% lo dobbiamo importare. Larry Fink, CEO di BlackRock, ha fatto due scenari, 150 dollari al barile se l’Iran dovesse continuare a rappresentare un pericolo per la stabilità regionale, 40 dollari nel caso in cui l’Iran venisse reintegrato pienamente nell’economia internazionale. E’ una forchetta eccessiva? Sapendo che la chiusura dello stretto di Hormuz vale 20 milioni di barili al giorno, significa che ogni giorno quei paesi perdono 2 miliardi di dollari, che è una cifra talmente alta che sicuramente troveranno il modo di spostare una parte di quei volumi sul Mar Rosso, cosa che ad esempio l’Arabia Saudita sta già facendo, oppure spostarli dalla zona dell’Iraq verso la Turchia e poi utilizzare la pipeline che va a Ceyhan, che è un’altra opportunità, magari potenziandola. Quando cresce il prezzo del petrolio, chi guadagna molto è chi estrae petrolio; la parte che sta a valle, quella del downstream petrolifero, fatta di raffinazione e distribuzione è di fatto compressa. In un contesto complicato il ruolo dei consumatori per avere prezzi più bassi alla stazione di servizio non va comunque sottovalutato. Nella puntata 75 di FOCUS ESG, il giornalista Marco Marelli e il Presidente di UNEM Gianni Murano affrontano il tema energia e fonti fossili, petrolio compreso, a 360°, per saperne tutti di più.

fsc/gsl

“Kenya: un grande Paese che guarda al futuro”, MedOr e Luiss incontrano Ruto

ROMA (ITALPRESS) – Un Paese di oltre 55 milioni di abitanti con un Pil in crescita e uno dei mercati africani più interessanti per l’Italia: è il Kenya, a cui Fondazione MedOr e la Luiss hanno dedicato, in occasione della visita a Roma dei suoi massimi esponenti istituzionali, l’incontro dal titolo “Kenya: un grande Paese che guarda al futuro alla presenza del presidente William Samoei Ruto.
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Terremoto Friuli, Revelant “Siamo qui per dire grazie al popolo americano”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Siamo venuti qui per dire grazie al popolo e al governo americano che allora ci diedero una grossa mano per ripartire dopo la devastazione. Gemona fu duramente colpita, con 400 vittime e un paese distrutto, così come tutto il Friuli che contò circa mille vittime. La solidarietà di tutti è stata il motore che ha permesso di risorgere da questa tragedia”. Lo ha dichiarato il sindaco di Gemona del Friuli, Roberto Revelant, a margine di “Orcolat ’76”, lo spettacolo teatrale andato in scena presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC. Un’opera intensa, capace di rievocare con rigore documentale e forte impatto emotivo il terremoto che colpì il Friuli Venezia Giulia nel 1976.

xp6/tvi/mca2

Terremoto Friuli, Roberti “In questi 50 anni Regione è profondamente cambiata”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Questo è un modo per farsi conoscere e per ricordare soprattutto il post terremoto. In questi 50 anni il Friuli è profondamente cambiato e il cosiddetto ‘modello Friuli’ nasce dalla capacità di trasformare una tragedia in opportunità di ricostruzione e crescita, passando da territorio rurale a realtà economicamente dinamica. Essere qui a Washington significa ribadirlo e rilanciare nuovi progetti di partenariato con gli Stati Uniti”. Lo ha detto l’assessore regionale alle autonomie locali, funzione pubblica, sicurezza e immigrazione Pierpaolo Roberti a margine di “Orcolat ’76”, lo spettacolo teatrale andato in scena presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC. Un’opera intensa, capace di rievocare con rigore documentale e forte impatto emotivo il terremoto che colpì il Friuli Venezia Giulia nel 1976.

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Terremoto Friuli, Zilli “A 50 anni dal sisma profonda gratitudine agli Usa”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Il concerto di Simone Cristicchi, con la direzione artistica del maestro Walter Sivilotti, è una occasione bellissima per esprimere la profonda gratitudine agli Stati Uniti d’America a 50 anni dal sisma. Una gratitudine che si è tradotta fin da subito in azioni concrete di sviluppo e infrastrutture per il benessere dei nostri cittadini. Dopo Washington, la missione proseguirà a Toronto per ringraziare i due partner internazionali che più hanno contribuito con interventi tempestivi alla rinascita del Friuli”. Lo ha detto l’assessore alle Finanze della Regione Friuli Venezia Giulia Barbara Zilli a margine di “Orcolat ’76”, lo spettacolo teatrale andato in scena presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC. Un’opera intensa, capace di rievocare con rigore documentale e forte impatto emotivo il terremoto che colpì il Friuli Venezia Giulia nel 1976.

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Furto da 500mila euro in gioielleria ad Asti, individuati i responsabili

Furto da 500mila euro in gioielleria ad Asti, individuati i responsabili

ASTI (ITALPRESS) – La Polizia di Stato di Asti, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale, ha individuato i presunti autori del furto aggravato messo a segno lo scorso agosto in una gioielleria del centro cittadino, da cui erano stati sottratti preziosi per un valore stimato di circa 500mila euro.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, si sono basate su un’attenta analisi dei sistemi di videosorveglianza, sia pubblici che privati, sui controlli del territorio effettuati nei giorni precedenti e successivi al colpo e sull’acquisizione dei dati relativi ai transiti autostradali. Un lavoro investigativo meticoloso che ha consentito di risalire a due soggetti, entrambi con precedenti per reati contro il patrimonio, in particolare truffe e furti aggravati, il cui modus operandi è risultato compatibile con quello utilizzato nel colpo ad Asti.

Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire le fasi preparatorie del furto: nei giorni precedenti sarebbero stati effettuati sopralluoghi per studiare le abitudini dei titolari, le vie di accesso e di fuga e per realizzare un foro nel muro di un locale adiacente, in disuso. Proprio da lì, nel giorno stabilito, i malviventi si sarebbero introdotti all’interno della gioielleria, riuscendo a impossessarsi dei preziosi senza destare sospetti.

Al termine dell’attività investigativa, l’Autorità giudiziaria ha emesso misure cautelari nei confronti dei due indagati: per uno sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per l’altro l’obbligo di dimora con presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

foto: screenshot video Polizia di Stato

(ITALPRESS).

Blitz antimafia a Niscemi, 35 arresti e aziende sequestrate per 6 milioni

Blitz antimafia a Niscemi, 35 arresti e aziende sequestrate per 6 milioni

CALTANISSETTA (ITALPRESS) – Maxi operazione antimafia all’alba nel Nisseno, dove circa 200 Carabinieri del Comando Provinciale di Caltanissetta, con il supporto delle unità cinofile, dello Squadrone Cacciatori di Sicilia e del 9° Nucleo Elicotteri, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Caltanissetta nei confronti di 35 persone. Per 32 indagati è stata disposta la detenzione in carcere, mentre altri 3 sono stati posti agli arresti domiciliari. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza e traffico di sostanze stupefacenti.

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Caltanissetta, ha fatto emergere gravi elementi indiziari sull’infiltrazione della famiglia mafiosa di Niscemi nel settore della raccolta degli oli vegetali esausti. Secondo gli investigatori, il comparto sarebbe stato di fatto monopolizzato attraverso accordi imposti con modalità intimidatorie a imprese del settore, risultate colluse e ora sottoposte a sequestro preventivo.

Il valore complessivo delle aziende sequestrate supera i 6 milioni di euro. Parallelamente, le attività investigative hanno documentato l’esistenza di una articolata rete di spaccio di cocaina e marijuana, organizzata secondo logiche mafiose.

Il gruppo avrebbe imposto un sistema di “autorizzazioni” per la vendita al dettaglio nel territorio di Niscemi, pretendendo in cambio somme di denaro o la disponibilità operativa degli spacciatori. Gli inquirenti hanno ricostruito oltre 200 episodi di cessione di droga, delineando un quadro di capillare controllo criminale sul territorio e sul tessuto economico locale.

-Foto di repertorio IPA Agency-

(ITALPRESS).

Terremoto Friuli, Peronaci “Il legame tra italoamericani è fondamentale”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Quella di oggi è una ulteriore testimonianza molto toccante di quanto pregnanti siano i rapporti tra Italia e America. Il ’76 è stato un durissimo colpo per il Friuli Venezia Giulia che però si è risollevato brillantemente e lo ha fatto anche grazie alla solidarietà non solo italiana o europea ma anche degli americani, che è stata molto significativa. Il legame degli italoamericani con la terra di origine è fondamentale e tutto questo è stato mirabilmente rievocato in questo spettacolo che unisce un testo scritto da Cristicchi con delle musiche molto belle”. Lo ha detto l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci, a margine di “Orcolat ’76”, lo spettacolo teatrale andato in scena presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC. Un’opera intensa, capace di rievocare con rigore documentale e forte impatto emotivo il terremoto che colpì il Friuli Venezia Giulia nel 1976.

xp6/tvi/mca2

Terremoto Friuli, Cristicchi “Averlo raccontato in Usa emozione incredibile”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Sono 50 anni dalla scossa che devastò il Friuli il 6 maggio 1976 ed essere qui in un luogo così prestigioso e importante per noi è stata una emozione incredibile. Aver raccontato quello che è successo a quel popolo, soprattutto la forza interiore che è servita per risorgere dalle macerie, per ricostruire e per sentirsi parte di una comunità è qualcosa che non dovremmo mai dimenticare. Non siamo isole ma siamo connessi, non solo attraverso i social network ma anche tra anime e nei momenti di disgrazia emerge questa grande solidarietà umana. Aiutare l’altro dà un senso alla nostra esistenza e il terremoto del Friuli diventa così un racconto universale che appartiene a tutti noi”. Lo ha detto Simone Cristicchi, autore e interprete dello spettacolo, a margine di “Orcolat ’76”, lo spettacolo teatrale andato in scena presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC. Un’opera intensa, capace di rievocare con rigore documentale e forte impatto emotivo il terremoto che colpì il Friuli Venezia Giulia nel 1976.

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Catanzaro, Naturium dà “lezione” alla Magna Graecia: dal biologico certificato all’impresa che educa il territorio

All’Università di Catanzaro il seminario con l’avvocato Roberta Ussia, introdotto dalla prof.ssa Maria Carlotta Rizzuto, si è trasformato in un confronto vivo fra regulatory compliance, etica d’impresa e responsabilità sociale. Giovanni Sgro: “Investite prima in voi stessi”

Un’aula universitaria, il diritto agroalimentare come cornice, un progetto imprenditoriale calabrese come caso di studio. E, sullo sfondo, una domanda che ha attraversato tutto l’incontro: che cosa significa, davvero, “biologico”? Si è svolto martedì 21 aprile, nella Sala Riunioni “Vittorio Daniele” del Campus “Salvatore Venuta” di Catanzaro, il seminario “Agricoltura biologica e regulatory compliance nella filiera agroalimentare sostenibile. Il caso Naturium”, ospitato nell’ambito del corso tenuto dalla prof.ssa Maria Carlotta Rizzuto, ricercatrice dell’Università Magna Graecia.

A dialogare con gli studenti, due voci complementari: quella giuridica dell’avv. Roberta Ussia, voce legale di Naturium, e quella imprenditoriale di Giovanni Sgro, fondatore del progetto. Il risultato è stato un’ora e mezza in cui la dimensione tecnico-normativa e la dimensione valoriale dell’impresa bio si sono intrecciate senza gerarchie.

Il biologico come sistema di controlli: la parte “burocratica e legale”

Ad aprire il merito degli interventi è stata l’avv. Ussia, che ha guidato la platea lungo la filiera dei controlli richiesti dal metodo biologico: le caratteristiche che un’azienda deve mantenere per poter rivendicare la certificazione, il ruolo degli enti preposti alla vigilanza, gli adempimenti documentali che costituiscono la massima garanzia per il consumatore — e, specularmente, per l’operatore commerciale che quei prodotti sceglie di vendere.

Da qui, un messaggio diretto agli studenti, che è anche un invito all’alfabetizzazione del consumatore: non lasciarsi guidare dai claim roboanti. “Parole come natura e sostenibilità, le immagini di prati e montagne, non bastano”, è stata in sintesi la linea tracciata. Occorre andare a verificare se il produttore è effettivamente certificato e se l’etichetta risponde alle normative europee in materia. È su questo crinale — fra comunicazione commerciale seduttiva e obblighi informativi cogenti — che si gioca buona parte della regulatory compliance di chi opera nel biologico.

La parola a Sgro: perché scelgo il bio, e perché è un fatto etico prima che commerciale

Esaurita la parte tecnica, è toccato a Giovanni Sgro restituire la filosofia d’impresa che tiene insieme tutto il progetto Naturium. Con un’avvertenza preliminare: la scelta del biologico non si giustifica, a suo avviso, con un confronto quantitativo fra nutrienti — “più proteine”, “meno carboidrati” — né con dati scientifici definitivi sul valore nutrizionale assoluto. Si giustifica, piuttosto, con ciò che il prodotto biologico non contiene: i residui di una lavorazione troppo raffinata e di trattamenti chimici che, nei prodotti convenzionali, spesso “non vengono nemmeno ricercati” nelle analisi.

L’esempio offerto agli studenti è eloquente. Scegliere l’integrale convenzionale, ha spiegato Sgro, equivale a “mangiare una mela trattata con la buccia”: il grano integrale porta con sé la parte esterna del chicco, quella più esposta ai trattamenti di concimazione e conservazione. Se della mela togliamo la buccia per cautela, la stessa logica dovrebbe valere per i cereali. È la filiera intera, dal seme allo scaffale, il vero oggetto del controllo.

L’impresa come responsabilità territoriale

Il secondo filone dell’intervento di Sgro ha riguardato la sua idea di impresa. Naturium — ha raccontato — nasce privilegiando il chilometro zero, i prodotti biologici rispetto a quelli di importazione, la collaborazione con strutture ricettive e ristoranti che vogliano inserire in menù referenze bio o vegane di qualità, e un lavoro costante con le scuole. Accanto al biologico, il negozio si è specializzato anche nel mondo della cosiddetta dieta “senza”: senza zucchero, senza glutine, senza lattosio — aprendosi così a una clientela che arriva anche da 70-100 chilometri di distanza.

Ma è sul nodo dell’accessibilità economica che l’intervento ha preso la piega forse più politica. Naturium opera, ha ricordato Sgro, in una regione “altamente depressa dal punto di vista economico”, con uno dei redditi pro capite più bassi del Paese. “Questo non vuol dire che i nostri concittadini debbano mangiare diversamente rispetto ad altri territori”. Di qui la scelta di non trattare il prezzo come priorità assoluta, ma di mettere in primo piano la dimensione etica, divulgativa e conoscitiva, senza ovviamente dimenticare la sostenibilità economica dell’impresa: “dobbiamo pagare le tasse, dobbiamo restituire al territorio”. L’impresa, in altri termini, come una tessera di un patto fiscale e sociale più ampio.

Il messaggio agli studenti: lavorate, investite in voi, non temete le statistiche

Nel dialogo con l’aula, Sgro ha riservato una lunga parentesi al valore formativo dei lavori cosiddetti umili. Il lavoretto estivo — fare il cameriere, stare alla cassa di un supermercato — è un’esperienza che, messa in un curriculum, rappresenta “un valore aggiunto incredibile”, apprezzato da qualsiasi imprenditore illuminato proprio per ciò che racconta di flessibilità e capacità di rendersi utili anche al di fuori del proprio percorso di studi.

A chiudere, l’incoraggiamento a non farsi paralizzare dalle statistiche di mercato: “quando si elaborano, sono già vecchie, raccontano cose già accadute”. Se si percepisce un’esigenza nuova, ha spiegato Sgro, bisogna avere il coraggio di muoversi per primi — come accaduto con Naturium, nato “dal nulla” in una Calabria che non contemplava ancora un negozio vegano, intercettando l’evoluzione di un consumatore che in quel momento stava cambiando.

Una sola avvertenza finale, quasi un manifesto: investire prima in se stessi, mettersi in prima persona in ciò che si fa, diffidare dall’illusione di poter delegare subito a terzi una buona idea. “Formare altre persone è difficile e complesso. Meglio restare piccoli ma sostenibili, che scalare un progetto e lasciarsi dietro macerie”.

Un laboratorio di compliance etica

L’esito dell’incontro restituisce quella che, verosimilmente, era la scommessa didattica della prof.ssa Rizzuto: mostrare agli studenti del corso di Diritto Agro-alimentare che la compliance non è un adempimento formale, ma la traduzione tecnica di una scelta culturale sul modo in cui l’impresa sta nel mercato e nel territorio. Il biologico — dietro le certificazioni, le etichette, i controlli di filiera — è in questo senso uno dei banchi di prova più istruttivi.

E la Calabria, con casi come Naturium, offre all’accademia non soltanto un esempio: offre un laboratorio vivente in cui diritto, economia circolare ed educazione al consumo responsabile si misurano insieme. Non è poco.

L’articolo Catanzaro, Naturium dà “lezione” alla Magna Graecia: dal biologico certificato all’impresa che educa il territorio proviene da S1 TV.