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Soverato, l’allarme sul gioco d’azzardo: “In Italia bruciati 165 miliardi”

Al Teatro Comunale il convegno “Liberi dal gioco d’azzardo”, promosso dall’Associazione Il Mantello. I dati illustrati dall’avvocato Roberta Ussia: spesa record, tassazione più bassa rispetto ad altri settori e ricadute sociali sempre più gravi

Una cifra più di ogni altra ha attraversato il convegno di Soverato come un pugno nello stomaco: 165 miliardi di euro. È il volume del gioco d’azzardo in Italia richiamato nel corso dell’incontro “Liberi dal gioco d’azzardo”, ospitato presso il Teatro Comunale e organizzato da Alfredo Costo dell’Associazione Il Mantello, con la partecipazione degli studenti dell’ITT Malafarina e del Liceo linguistico dell’Istituto Maria Ausiliatrice.

Un appuntamento già svolto, ma destinato a lasciare una traccia nel dibattito pubblico locale e regionale. Non solo per la presenza di numerose autorità — tra cui S.E. il Prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa, il consigliere regionale Ernesto Alecci, il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Soverato, capitano Gianluca Girardo, e il comandante della Guardia di Finanza di Soverato, Pierpaolo Friolo — ma soprattutto per la forza dei numeri portati all’attenzione della platea.

Il quadro nazionale, del resto, conferma la gravità del fenomeno: secondo i dati diffusi da Libera e rilanciati dall’ANSA, nel 2025 il gioco d’azzardo in Italia ha superato i 165 miliardi di euro, con una crescita di circa il 5% rispetto all’anno precedente.

A mettere in fila le cifre, durante il convegno, è stata l’avvocato Roberta Ussia, che ha proposto un confronto con altri Paesi europei. In Italia, ha ricordato, si arriverebbe a una spesa media di circa 2.800 euro per abitante, neonati compresi. In Germania, secondo i dati richiamati nel corso dei lavori, il volume sarebbe intorno ai 15 miliardi, con una spesa media di circa 200 euro per abitante; in Francia circa 15 miliardi, con una spesa media intorno ai 220 euro; in Spagna circa 11 miliardi, sempre con una media di circa 220 euro.

Il nodo, secondo Ussia, non è soltanto sociale, ma anche economico e fiscale. «Mentre la tassazione sui lavoratori parte da percentuali ben più alte e può arrivare a livelli molto pesanti sui redditi maggiori, nell’azzardo siamo intorno all’8,5%», ha affermato l’avvocato, denunciando quella che ha definito una evidente sproporzione. «Perché lasciare gli italiani a disperdere stipendi e patrimoni fino a farli arrivare a 165 miliardi, mentre in altri Paesi europei si gioca ma con cifre enormemente inferiori? Non possiamo più stare fermi davanti a questa evidenza: la politica deve fare assolutamente un cambio di passo».

Il ragionamento posto da Ussia è stato netto: quei 165 miliardi, se indirizzati verso l’economia reale, potrebbero sostenere consumi, imprese, lavoro, stabilità familiare e coesione sociale. «Mentre molte attività commerciali chiudono e il Paese mostra segnali di declino economico, assistiamo a una dispersione di denaro che impoverisce famiglie e territori», ha osservato. Da qui l’interrogativo rivolto anche al mondo produttivo: «Perché Confindustria, Confcommercio e le associazioni di categoria non sollevano con forza questo problema? Quanti benefici potrebbe generare nell’economia reale una spesa di 165 miliardi? Quanti posti di lavoro potrebbero nascere?».

«La Calabria non può restare spettatrice di fronte a questi numeri – ha affermato Ussia. – Il punto è politico, economico e morale: possiamo continuare ad accettare che una quantità così impressionante di denaro finisca nel circuito dell’azzardo, mentre territori come la Calabria chiedono lavoro, infrastrutture e dignità? Non si tratta di proibire in modo cieco, ma di ristabilire una gerarchia di valori. Prima vengono le persone, le famiglie, i territori, l’economia reale. Poi tutto il resto. Per questo serve un cambio di passo immediato: nella tassazione, nei controlli, nella prevenzione e nella responsabilità della politica».

Nel corso dell’incontro è stato ricordato anche un altro dato allarmante: sarebbero circa 20 milioni gli italiani coinvolti direttamente o indirettamente nel fenomeno, con circa 2 milioni di giocatori compulsivi. Numeri che trasformano l’azzardo da questione individuale a emergenza collettiva, familiare, sanitaria ed economica.

Sul versante normativo è intervenuto l’avvocato Arturo Bova, che ha richiamato la necessità di riportare al centro del dibattito politico calabrese la legge regionale n. 9 del 2018, dedicata alla prevenzione e al contrasto della ’ndrangheta e alla promozione della legalità. All’interno di quella cornice, il tema del gioco d’azzardo patologico assume un rilievo specifico, anche attraverso strumenti come il distanziometro e la regolamentazione degli orari di apertura delle sale gioco e dei centri scommesse. La stessa normativa regionale è stata poi modificata dalla legge regionale n. 53 del 2022, intervenuta sull’articolo 16 relativo alle limitazioni orarie.

Bova ha sottolineato la necessità di rendere realmente operative misure pensate per tutelare soprattutto le fasce più vulnerabili: minori, anziani, persone fragili, famiglie già esposte a difficoltà economiche. In questi giorni, è stato ricordato, anche il consigliere regionale Enzo Bruno ha parlato di una legge progressivamente “svuotata”, chiedendo interventi rapidi davanti a un fenomeno sempre più allarmante. Secondo quanto riportato dal Corriere della Calabria, Bruno ha richiamato proprio le criticità applicative legate a strumenti come distanziometro, orari di apertura e logo “No Slot”.

La psicologa Maria Rita Notaro, in servizio presso il SerD di Soverato, ha invece portato l’attenzione sul percorso di cura del giocatore patologico. Un percorso complesso, spesso segnato da ricadute, fragilità relazionali, senso di vergogna e difficoltà nel riconoscere la dipendenza. Il gioco, è emerso, non colpisce solo chi scommette: travolge famiglie, rapporti affettivi, lavoro, fiducia, patrimonio personale e dignità.

Particolarmente toccante l’intervento di padre Piero Puglisi, che ha raccontato testimonianze drammatiche raccolte nel tempo, tra cui quella di genitori maltrattati da un figlio dipendente dall’azzardo, poi purtroppo scomparso. Il sacerdote ha invitato i ragazzi a non voltarsi dall’altra parte e a segnalare situazioni a rischio alle persone competenti e alle forze dell’ordine. Il punto, ha lasciato intendere, non è giudicare, ma salvare vite e riportare al centro l’umanità delle persone.

Il consigliere regionale Ernesto Alecci ha richiamato anche la propria esperienza da sindaco di Soverato e ha raccolto l’appello arrivato dai presenti affinché la Regione Calabria torni a intervenire con decisione sulla materia. Il Prefetto Castrese De Rosa, rivolgendosi in particolare ai giovani, ha insistito sulla necessità di fare rete e sul valore del rispetto delle regole. Nelle ultime settimane, è stato ricordato, si sono intensificati i controlli su diversi fronti legati alle devianze, dall’alcol alla droga; ma dal convegno è emersa con chiarezza anche l’esigenza di un maggiore controllo sul rapporto tra minori e gioco d’azzardo.

A rendere ancora più concreta la discussione è stata la testimonianza di un giocatore in trattamento presso il SerD di Soverato. Il suo racconto ha mostrato agli studenti la spirale della dipendenza: bugie, inganni, ricerca continua di denaro, isolamento, perdita progressiva del controllo. Una testimonianza emotiva e commovente, utile proprio perché capace di trasformare i numeri in una storia, e la statistica in volto umano.

Il messaggio finale del convegno è stato condiviso: famiglie, scuola, istituzioni, forze dell’ordine, servizi sanitari e classe dirigente devono fare un passo in più. Non basta parlare di divieti. Occorre prevenire, intercettare i segnali, riconoscere le anomalie nella gestione del denaro familiare, intervenire prima che la dipendenza distrugga persone e relazioni. Perché dietro i 165 miliardi giocati non ci sono soltanto entrate fiscali o statistiche nazionali: ci sono stipendi dispersi, patrimoni consumati, attività economiche impoverite, famiglie spezzate.

Ed è proprio da Soverato che arriva una domanda destinata a pesare nel dibattito pubblico: può un Paese permettersi di considerare normale un sistema in cui una quota così enorme di ricchezza privata viene assorbita dall’azzardo, mentre l’economia reale arretra e intere comunità faticano a reggere il peso della crisi?

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Soverato, al Salone del Libro “L’identità dell’anima” di Gabriele Ruggiu

Lunedì 18 maggio, nello stand della Regione Calabria, il romanzo breve dell’autore calabrese sarà al centro di un dialogo con Francesco Pungitore: una storia visionaria sul confine tra umano, tecnologia, identità digitale e intelligenza artificiale.

Soverato sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 anche con una riflessione letteraria di forte attualità: il rapporto tra identità umana, tecnologia e intelligenza artificiale. Lunedì 18 maggio, dalle 15 alle 15.40, nello stand della Regione Calabria, Padiglione Oval, coordinate U138–V137, sarà presentato “L’identità dell’anima” di Gabriele Ruggiu. A discuterne con l’autore sarà il prof. Francesco Pungitore. Il libro, pubblicato l’11 maggio 2025 su Amazon come romanzo breve, mette al centro una figura fragile e potentemente contemporanea: Fixer, un uomo solo, separato, emotivamente spezzato, che vive chiuso nel proprio garage. In quello spazio ristretto, insieme officina, rifugio e prigione, trasmette dirette online mentre tenta di ridare vita a oggetti abbandonati: schede madri, hard disk, circuiti, componenti elettronici ormai scartati. Ma la riparazione, nel romanzo di Ruggiu, non è mai soltanto tecnica. Ogni gesto compiuto da Fixer davanti alla telecamera diventa il riflesso di una ferita più profonda. L’uomo non sta provando soltanto ad aggiustare macchine rotte: sta tentando, senza riuscirci davvero, di aggiustare se stesso. È qui che il libro intercetta uno dei grandi temi del nostro tempo: la promessa della tecnologia come compensazione della solitudine. Fixer cerca pubblico, notifiche, like, attenzione. Vuole essere visto e ascoltato, ma la connessione digitale si rivela progressivamente un palliativo insufficiente, incapace di colmare il vuoto della relazione umana. La rete gli restituisce presenze intermittenti, non legami autentici. La svolta narrativa arriva durante una riparazione in diretta, quando Fixer si ferisce alla mano. Da quel momento il confine tra realtà, memoria, allucinazione e trasformazione interiore comincia a cedere. Il dolore fisico si mescola a scariche, automatismi, compulsioni e perdita di controllo. Il garage diventa una scena mentale, quasi rituale. Le notifiche assumono un valore inquietante. La tecnologia, da strumento, sembra trasformarsi in forza estranea, meccanica, disumanizzante. In questa prospettiva, “L’identità dell’anima” può essere letto anche come un romanzo sull’epoca dell’intelligenza artificiale: non perché racconti semplicemente una macchina intelligente, ma perché interroga il punto decisivo della nostra contemporaneità. Che cosa resta dell’identità personale quando l’essere umano si specchia continuamente nei dispositivi, nei dati, negli schermi, negli algoritmi e nei propri doppi digitali? Il tema del “doppio” attraversa infatti il cuore del romanzo. Fixer si confronta con una versione altra di sé, proiettata nello spazio digitale e alimentata da memoria, colpa, desiderio di riconoscimento e bisogno di controllo. La tecnologia diventa una soglia: attraverso email, monitor, hard disk, password e dirette online affiorano le parti sommerse della sua coscienza. Il nucleo più drammatico riguarda il trauma familiare: il fallimento del matrimonio, la frattura con il figlio e il ricordo devastante di un gesto di rabbia che ha ferito proprio il bambino. Da quel punto, il romanzo si sposta sempre più dall’esterno all’interno. La vicenda non è più soltanto quella di un uomo che ripara oggetti, ma di una coscienza costretta a guardare la propria parte più oscura. La falena che sbatte contro il neon diventa il simbolo più efficace di questa condizione: una creatura attratta dalla luce fino a consumarsi in essa. Come Fixer, attratto dalla visibilità digitale, dalla promessa di un pubblico, dalla possibilità di essere riconosciuto, ma incapace di distinguere la luce che salva da quella che brucia. Il valore del romanzo di Ruggiu sta proprio in questa tensione: raccontare la tecnologia non come semplice scenario, ma come specchio deformante dell’anima. L’intelligenza artificiale, il digitale, la riproduzione tecnica dell’identità non cancellano le domande fondamentali dell’uomo. Le rendono, semmai, più urgenti: chi siamo quando nessuno ci guarda davvero? Che cosa significa essere riconosciuti? Una macchina può restituirci un’immagine, ma può restituirci anche una verità? Il finale rimane aperto e inquieto. Fixer comprende che ciò che inseguiva non era il successo, né il pubblico, né la perfezione tecnica. La vera riparazione riguarda il legame umano tradito, soprattutto quello con il figlio. È lì che il romanzo colloca la sua domanda più profonda: nessuna tecnologia, nessun algoritmo, nessun doppio digitale può sostituire il confronto con la parte ferita di sé. “Il romanzo di Gabriele Ruggiu – commenta Francesco Pungitore – ha il merito di usare la tecnologia non come semplice sfondo narrativo, ma come luogo simbolico in cui l’uomo contemporaneo si misura con la propria solitudine, con il bisogno di riconoscimento e con le fratture della propria identità. Ne L’identità dell’anima il digitale, le dirette online, gli schermi e il possibile doppio artificiale non sostituiscono l’umano: lo interrogano. Ed è proprio qui che il libro diventa attuale, perché nell’epoca dell’intelligenza artificiale la domanda decisiva non è soltanto che cosa possano fare le macchine, ma che cosa resta dell’uomo quando cerca negli algoritmi una risposta alla propria ferita interiore”.

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Primo maggio La tradizionale discesa da Squillace Paese al Santuario

Il Primo Maggio, giorno dedicato al lavoro e alla dignità dell’uomo, qui da noi si trasforma in cammino, memoria e fede. La tradizionale discesa da Squillace Paese al Santuario non è soltanto un gesto che si ripete nel tempo, ma un legame vivo che unisce generazioni nel segno della devozione.

Quest’anno, questo cammino si arricchisce di un significato ancora più profondo: ricorrono i cinquant’anni dal restauro della chiesa e dall’arrivo della nuova statua, dono generoso delle famiglie Mungo Agazio e Mercurio Giuseppe. Il restauro, avviato su iniziativa di don Domenico Cirillo, rappresenta un segno concreto dell’amore e dell’impegno di una comunità che, guidata da una fede salda, ha saputo rinnovare e custodire il proprio Santuario.

A questa opera si è data continuità nel tempo grazie alla presenza e al servizio di Don Emidio Commodaro e, successivamente, con l’arrivo di Padre Piero Puglisi, che hanno contribuito a far crescere il Santuario non solo nella sua struttura, ma soprattutto nella vita spirituale della comunità, rendendolo sempre più punto di riferimento per i fedeli.

A questo cammino si unisce anche la comunità di Squillace Lido, che insieme a Squillace centro si muove in pellegrinaggio verso il Santuario: un segno forte di unità, che testimonia come, pur nelle diverse realtà, siamo un unico popolo che si ritrova ai piedi della Madonna.

Ogni passo verso il Santuario racconta una storia, ogni sguardo custodisce un ricordo, ogni preghiera rinnova una promessa. In quel restauro, in quel dono e nel cammino che continua ancora oggi, c’è il lavoro di tante mani, ma soprattutto il cuore di un popolo che non ha mai smesso di credere.

Scendere insieme significa ritrovarsi, riconoscersi parte di una storia più grande, rendere grazie per ciò che abbiamo ricevuto e affidarci con fiducia al futuro. Come il lavoro, anche la fede si costruisce giorno dopo giorno, con gesti semplici ma autentici.

Inoltre, questo Primo Maggio segna anche l’inizio del mese mariano: un tempo speciale che affidiamo con devozione alla Madonna, perché accompagni il cammino della nostra comunità.

E così, tra memoria e devozione, il Primo Maggio diventa per tutti noi una testimonianza viva: quella di una comunità unita, che continua il suo cammino, custodendo il passato e guardando con speranza a ciò che verrà.

Passo dopo passo, tra memoria e speranza, il nostro cammino continua: custodito dalla fede di ieri, illuminato dall’amore di oggi.
Carlo Mauro

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Squillace, prevenzione e attenzione per i più piccoli: il progetto “Occhio ai bambini”

Si è chiuso con un bilancio estremamente positivo lo screening visivo gratuito rivolto ai bambini dell’Istituto Comprensivo di Squillace Centro e Lido, iniziativa che ha registrato una partecipazione ampia e attenta da parte delle famiglie. “Occhio ai bambini”, progetto dedicato alla prevenzione oculistica in età scolare, è stato promosso dalla Fondazione Iaps Italia, in collaborazione con il Comune di Squillace, rappresentato dall’assessore alla Sanità Tommaso Cristofaro, dall’assessore alle Politiche sociali Francesca Caristo e dalla consigliera delegata all’Istruzione Daniela Lioi. Fondamentale il contributo organizzativo dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Catanzaro, che ha messo a disposizione professionalità e competenze. Lo screening ha coinvolto numerosi alunni, sottoposti a controlli visivi semplici, rapidi e non invasivi, utili per individuare precocemente eventuali difficoltà o disturbi della vista. Un gesto di attenzione che va ben oltre l’aspetto sanitario: la vista è infatti uno dei pilastri del percorso di apprendimento, e intercettare un problema in tempo può evitare ricadute su rendimento scolastico, socialità e benessere generale. La prevenzione in età pediatrica rappresenta uno degli strumenti più efficaci per garantire ai bambini un corretto sviluppo. Disturbi come ambliopia, difetti di refrazione o problemi di coordinazione oculare, se riconosciuti precocemente, possono essere trattati con successo, riducendo il rischio di difficoltà future. Investire in controlli regolari significa quindi investire nella crescita armoniosa dei più piccoli. L’assessore Cristofaro, anche vicesindaco di Squillace, ha sottolineato come l’amministrazione comunale consideri la salute dei cittadini, soprattutto dei bambini, una priorità assoluta. «Investire nella prevenzione significa costruire basi solide per il futuro della nostra comunità», ha detto Cristofaro, evidenziando l’importanza di accompagnare i più giovani in un percorso di crescita sano e sereno. Il successo dell’iniziativa è frutto di una collaborazione virtuosa tra enti, professionisti, scuola e famiglie. Un ringraziamento sentito va alla Fondazione Iaps Italia, all’Uici di Catanzaro, all’Istituto Comprensivo, ai docenti e ai genitori che hanno aderito con entusiasmo, comprendendo il valore di un gesto semplice ma fondamentale. In un contesto in cui i bambini trascorrono sempre più tempo davanti a schermi e dispositivi digitali, iniziative come questa assumono un significato ancora più importante. Educare alla prevenzione, sensibilizzare le famiglie e offrire controlli gratuiti significa prendersi cura del domani, perché la salute visiva è un patrimonio prezioso che va tutelato fin dai primi anni di vita.
Carmela Commodaro

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Montepaone, Rattà non ci sta: «Nessun calcolo dietro l’esclusione. Continueremo la nostra battaglia fuori dal Consiglio»

È vero, per la prima volta ci sarà un solo simbolo sulla scheda elettorale.

Il nostro, quello del “sole che sorge”, è stato escluso dalla competizione elettorale per vizi nella presentazione della lista.
Questa è assolutamente una nostra responsabilità che non può essere addossata a nessun altro e della quale chiediamo scusa a tutti i cittadini, soprattutto ai tantissimi che avevano visto nella nostra coalizione, dopo dieci anni, una reale e solida opportunità di cambiamento democratico. È a loro che va principalmente il nostro pensiero ed il nostro infinito ringraziamento per gli attestati di incondizionata stima ed affetto. Premesso tutto questo, veramente sgomenti ed attoniti ci lasciano i contenuti apparsi in queste ore sui social da parte del candidato a sindaco della lista avversaria, nei quali, in maniera sprezzante ed altezzosa, si preoccupa unicamente di marcare la propria precisione e capacità nel collazionare la necessaria documentazione, adombrando incompetenze ed incapacità altrui, senza neppure una parola di circostanza sul vulnus democratico che il nostro involontario incidente ha inevitabilmente provocato. Ancora più grave è che, sia pure con formule allusive, si sia voluto insinuare negli onesti cittadini di Montepaone il dubbio che si sia trattato di una scelta orientata da calcolo elettorale, da volontà di provocare il caos o da altro occulto utilitarismo. Si tratta di illazioni ingiuste, offensive e del tutto infondate, che respingiamo con fermezza, anche perché rivolte a persone che, per storia personale, professionale, amministrativa e politica, hanno sempre agito alla luce del sole, con serietà e nel rispetto delle istituzioni. L’obiettivo dichiarato era e resta fieramente quello di essere alternativi e diversi dall’attuale compagine amministrativa. Questo era, è e rimarrà l’unico nostro obiettivo presente e futuro da perseguire nelle forme e nei modi che la legge ci consentirà. Se non potremo farlo dai banchi del consiglio comunale, lo faremo per le strade del nostro Comune, denunciando ogni forma di degenerazione nell’amministrazione della cosa pubblica e lottando strenuamente contro ogni latente forma di rivalsa o prevaricazione. Il mancato accenno da parte della più alta Istituzione comunale al patrimonio valoriale messo in campo dai tanti giovani e dalle tante donne che con entusiasmo hanno aderito alla sfida di cambiamento e rinnovamento è la cifra del rispetto che si ha della comunità tutta, al netto di ogni slogan, di ogni facile proclama e prescindendo dall’orientamento politico di tutti i cittadini.

Nulla di tutto questo, purtroppo.

Noi, invece, che abbiamo come unico scopo il rispetto ed il bene di tutti i nostri concittadini, indipendentemente dall’appartenenza e dal tifo, con senso di enorme responsabilità invitiamo anche i nostri moltissimi sostenitori a recarsi alle urne e facilitare il raggiungimento del quorum necessario a scongiurare il commissariamento dell’ente. Per fortuna Montepaone, nonostante l’innegabile sviluppo intervenuto, è ancora una piccola comunità nella quale ognuno ha la dignità ed il prestigio che merita e nella quale tutti conoscono tutti. È su questo convincimento che sono sicuro si potrà ricostruire una visione ed un futuro migliore per la nostra comunità.

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Mattarella visita lo stabilimento Piaggio di Pontedera

PONTEDERA (PISA) (ITALPRESS) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato, alla vigilia della Festa del Lavoro, allo stabilimento Piaggio di Pontedera (Pisa), “uno dei simboli della creatività e dell’operosità italiana”, come sottolinea il Quirinale. La scelta di celebrare il 1° maggio nei luoghi rappresentativi del lavoro in Italia, rinnovata anche quest’anno, si inserisce in una consuetudine ormai consolidata, avviata dallo stesso Presidente a Reggio Emilia nel 2023 e proseguita a Cosenza nel 2024 e a Latina nel 2025.

gsl/sat
(fonte video: Quirinale)

Canada, Bocchi (ICE) “Cresce import prodotti italiani, agrifood protagonista”

MONTREAL (CANADA) (ITALPRESS) – “Il 2025 è stato l’anno migliore degli ultimi cinque anni per i prodotti italiani autentici importati in Canada, per un valore di circa 9 miliardi di euro, +40% negli ultimi 4 anni. L’Ontario è primo con circa il 50% di questo valore, il Quebec il secondo con il 40%, il resto tra Alberta e British Columbia. Tutti i i settori crescono e l’agroalimentare concorre a questi risultati con circa 3 miliardi di euro di valore”. Lo ha detto Carlo Angelo Bocchi, direttore uffici ICE in Canada, a margine del taglio del nastro della partecipazione italiana al Sial Canada 2026.
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Decreto 1° Maggio, Cafà “Scelta che valorizza lavoro e contrattazione di qualità”

Decreto 1° Maggio, Cafà “Scelta che valorizza lavoro e contrattazione di qualità”

ROMA (ITALPRESS) – Il decreto Primo Maggio rappresenta, per CIFA Italia, un passaggio significativo nella costruzione di un sistema del lavoro più equo, trasparente e competitivo. La scelta del Governo e del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, di affrontare il tema salariale attraverso il rafforzamento della contrattazione collettiva viene accolta con favore dal Presidente di CIFA Italia, Andrea Cafà, che la definisce “una risposta equilibrata, moderna e coerente con la tradizione italiana delle relazioni industriali”.
“Con questo provvedimento – afferma Cafà – si mette finalmente un punto fermo su un tema centrale per il Paese. Il dibattito sul salario minimo viene ricondotto dentro una prospettiva più ampia e più aderente alla realtà produttiva italiana: quella del salario giusto. Non una soglia astratta e uguale per tutti, ma un trattamento economico complessivo capace di tenere insieme dignità del lavoro, qualità della contrattazione, specificità dei settori produttivi e sostenibilità delle imprese”.
Secondo CIFA Italia, il valore del decreto sta proprio nella scelta di non indebolire la contrattazione collettiva, ma di rafforzarla. Il salario giusto, infatti, viene costruito a partire dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, valorizzando il ruolo delle parti sociali nella definizione di trattamenti economici adeguati alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.
“Il Ministro Calderone – prosegue Cafà – ha scelto una strada che riconosce centralità alla contrattazione collettiva di qualità. E’ una scelta che produce benefici sia per i lavoratori sia per le imprese, perchè consente di promuovere organizzazioni aziendali più virtuose, più responsabili e più orientate alla crescita. Un buon contratto collettivo non è soltanto uno strumento retributivo: è anche un modello di welfare, bilateralità, formazione, sicurezza, produttività e partecipazione”.
Il decreto, nella lettura di CIFA Italia, offre anche una risposta concreta al fenomeno del dumping salariale e contrattuale. Collegare incentivi, benefici e verifiche al rispetto di trattamenti economici complessivi adeguati significa premiare le imprese corrette e valorizzare chi opera nel mercato nel rispetto delle regole.
“Il provvedimento – sottolinea Cafà – consente di distinguere con maggiore chiarezza la contrattazione seria da quella utilizzata in modo improprio per comprimere il costo del lavoro e alterare la concorrenza. In questo senso, rappresenta un passo importante per tutelare i lavoratori e, allo stesso tempo, per proteggere le imprese sane dalla concorrenza sleale”.
Particolarmente rilevante, per CIFA Italia, è anche il riconoscimento del pluralismo contrattuale. Il decreto assegna ai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente e comparativamente rappresentative il ruolo di parametro di riferimento, ma non chiude lo spazio ai contratti meno applicati che siano in grado di garantire trattamenti economici complessivi equivalenti.
“Questo è un punto di grande equilibrio istituzionale – evidenzia Cafà – perchè riconosce il valore dei CCNL leader, ma allo stesso tempo conferma che anche contratti meno diffusi possono avere piena dignità quando assicurano livelli di tutela equivalenti. E’ una scelta che valorizza il pluralismo, riconosce il ruolo delle minoranze contrattuali qualificate e consente al sistema delle relazioni industriali di continuare a evolvere nel rispetto della libertà negoziale”.
In questa prospettiva, il ruolo del CNEL viene considerato da CIFA Italia particolarmente importante. L’archivio nazionale dei contratti, il monitoraggio dei trattamenti economici e la raccolta ordinata delle informazioni contrattuali possono diventare strumenti decisivi per rafforzare la trasparenza del sistema.
“Il CNEL – afferma Cafà – può offrire un contributo istituzionale essenziale. Attraverso il proprio archivio e le attività di monitoraggio, potrà mettere a disposizione di imprese, consulenti, stazioni appaltanti, pubbliche amministrazioni e organi di controllo un quadro chiaro, ordinato e accessibile della contrattazione collettiva. E’ un lavoro prezioso, perchè la trasparenza dei riferimenti contrattuali aiuta le imprese ad applicare correttamente le regole, sostiene le stazioni appaltanti nelle valutazioni e contribuisce a prevenire incertezze interpretative”.
Per CIFA Italia, dunque, il decreto Primo Maggio apre una fase nuova: una fase nella quale il contrasto al dumping può procedere insieme alla valorizzazione della buona contrattazione, della libertà sindacale e della responsabilità delle parti sociali.
“Il salario giusto – conclude Cafà – non è una misura contro le imprese, ma una scelta a favore delle imprese di qualità. E’ una garanzia per i lavoratori, ma anche uno strumento di competitività per il sistema produttivo. Quando la contrattazione collettiva è seria, equilibrata e innovativa, il lavoro diventa più tutelato e l’impresa diventa più forte. E’ questa la direzione giusta per costruire relazioni industriali moderne, inclusive e responsabili”.
“Nel giorno del Primo Maggio – aggiunge il Presidente di CIFA Italia – rivolgiamo un augurio sincero ai lavoratori, agli imprenditori, alle parti sociali, alle istituzioni e a tutte le comunità produttive del Paese. Il lavoro e l’impresa crescono insieme quando sono fondati su qualità, dignità, responsabilità e partecipazione. Buon Primo Maggio a tutti”.
-foto ufficio stampa CIFA-
(ITALPRESS).

Inwit, l’assemblea approva Bilancio 2025 e dividendo di 0,5543 euro per azione

Inwit, l’assemblea approva Bilancio 2025 e dividendo di 0,5543 euro per azione

ROMA (ITALPRESS) – L’assemblea di Inwit (Infrastrutture Wireless Italiane), riunita oggi sotto la presidenza di Oscar Cicchetti, ha approvato il Bilancio d’esercizio 2025 che evidenzia un utile netto di esercizio pari a 362,6 milioni di euro e ha preso atto del Bilancio Consolidato di Gruppo 2025 che si è chiuso con un risultato netto consolidato di 360,8 milioni di euro.
L’Assemblea ha altresì deliberato la distribuzione di un dividendo per l’esercizio 2025, al lordo delle ritenute di legge applicabili, di euro 0,5543 – in crescita del 7,5% rispetto all’anno precedente – per ciascuna delle azioni ordinarie in circolazione alla data di stacco cedola, con esclusione delle azioni proprie in portafoglio. Il dividendo verrà posto in pagamento dal 20 maggio prossimo, con stacco cedola il 18 maggio (in conformità al calendario di Borsa Italiana) e record date (ossia la data di legittimazione al pagamento del dividendo stesso) il 19 maggio.
L’Assemblea di Inwit, inoltre, ha approvato il Piano di incentivazione azionaria di lungo termine 2026-2030 e ha nominato il consigliere di amministrazione Paolo Favaro (già nominato per cooptazione nella riunione del Consiglio di Amministrazione del 22 settembre 2025) sino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2027 “attribuendo allo stesso il medesimo compenso di ciascun consigliere non esecutivo nel rispetto dell’ammontare complessivo determinato dall’Assemblea dei soci del 15 aprile 2025”.
L’Assemblea di Inwit, in sede straordinaria, ha quindi approvato l’annullamento di 27.895.167 azioni proprie senza riduzione del capitale sociale e la conseguente modifica dell’art. 5 dello statuto sociale. Le deliberazioni avranno efficacia dalla data di iscrizione presso il Registro delle Imprese.
“I risultati economici ed operativi confermano le capacità industriale di Inwit, anche nell’attuale contesto di mercato altamente sfidante e contrassegnato da elevata conflittualità e turbolenza – afferma Diego Galli, Direttore Generale di Inwit -.
Il modello di business, fondato sulla condivisione delle infrastrutture, si conferma un motore capace di creare valore a beneficio di tutta la filiera e dell’ecosistema delle infrastrutture digitali. La rete infrastrutturale di Inwit è il risultato di 40 anni di investimenti e lavoro di ottimizzazione da parte di Telecom, Vodafone e Inwit; rete strategica, capillare, connessa, sicura e disponibile a condizioni di accesso competitive. Riusciamo a garantire la massima efficienza ai nostri clienti, anche grazie alla condivisione delle infrastrutture, all’ottimizzazione del costo del capitale e all’elevata specializzazione industriale, salvaguardando l’ambiente”.
Secondo Oscar Cicchetti, Presidente di Inwit “l’industria delle telecomunicazioni europea resta in una situazione di crisi strutturale le cui motivazioni sono evidenti: drenaggio di valore da parte delle Big Tech, mercato iper-frammentato ed altamente competitivo, prezzi bassi, insufficienti investimenti in reti di nuova generazione. Tutto ciò si traduce in un evidente ritardo nello sviluppo di infrastrutture, reti e servizi e nella conseguente perdita di competitività rispetto a Paesi che invece cavalcano l’innovazione digitale. L’Italia è uno dei Paesi Europei in cui tali criticità sono più marcate: prezzi dei servizi tra i più bassi d’Europa, limitata generazione di cassa e basso livello di investimenti dei principali operatori.
Allo scenario complessivo che, per quanto già detto, è sicuramente problematico si sono aggiunte alcune difficoltà nella relazione con i nostri clienti principali. Abbiamo però contezza di alcuni elementi chiave che ci rendono fiduciosi sulle prospettive future”. “Il primo – spiega – è sicuramente la qualità dei nostri asset e la capacità di generare valore per l’intera filiera massimizzando la condivisione delle infrastrutture e l’efficienza gestionale. Un ulteriore elemento di ottimismo è dato dalla capacità dell’Azienda di esportare il modello di neutral host su altre infrastrutture digitali, come dimostrato nella crescita sulle coperture indoor”.
In conclusione, “è lecito prevedere un nuovo ciclo di investimenti nel potenziamento e nella modernizzazione delle reti mobili in cui sarà necessario ottimizzare capex ed opex, ridurre i consumi di energia e consumare meno territorio”.

– foto ufficio stampa Inwit –
(ITALPRESS).