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Cuturella di Cropani, il medioevo sembra solo ieriUn suggestivo sentiero da ripristinare per rinsaldare legami storiciLo sforzo di una cittadina moderna per mantenere intatte le sue più antiche tradizioni e la sua proverbiale indole di ospitalità

di Francesco Stanizzi

Fari puntati su Cuturella frazione di Cropani, antico villaggio a vocazione squisitamente agricola. Fortissimo il legame di affetto fra cropanesi e cuturellesi, che può definirsi storico, fin dai tempi in cui era isolato per l’assoluta mancanza di collegamenti stradali. Si poteva raggiungere infatti solo a piedi, da una mulattiera ormai abbandonata, che oggi varrebbe la pena di ripristinare per il suggestivo paesaggio che attraversa, ricco di biodiversità e di fauna. Con un mitico ponticello sul fiume Crocchio, una cona dedicata a San Michele Arcangelo, alberi secolari, radure dove ancora echeggiano antiche memorie, storie di briganti, sortilegi, leggende tramandate nei secoli. Un sentiero da riprendere al più presto, che offrirebbe immediati reciproci benefici non solo per Cuturella e Cropani, ma per l’intero comprensorio. Cuturella in questi giorni è stata al centro dell’attenzione, soprattutto mediatica, nell’ambito della rassegna ARTratti promossa dalla Proloco di Cropani presieduta da Angelo Grano, che oltre ad avere dedicato in passato il primo libro sulla storia di Cuturella, ha presentato il suo ultimo volume su Don Raffaele Piccolo. Progetto finanziato con risorse Poc 2014/2020 Az. 6.8.3 Grazie a questo evento, Cuturella si arricchirà di una scultura in bronzo dello storico compianto sacerdote Don Raffaele Piccolo, che realizzerà gratuitamente il direttore artistico di ARTratti, il famoso scultore Luigi Verrino; le spese di fusione saranno a carico della Banca Centro Calabria Credito Cooperativo Italiano, come ha generosamente promesso il Presidente, Dott. Giuseppe Spagnuolo, che come mai nessuno ha sostenuto e sostiene lo sviluppo economico, culturale e sociale del territorio. Sono intervenuti alla presentazione don Alfonso Velonà, don Valentino Cubello, il presidente della Banca Centro Calabria Credito Cooperativo, Dott. Giuseppe Spagnuolo, l’artista Luigi Verrino, il moderatore il giornalista professionista Luigi Stanizzi che ha colto l’occasione anche per esortare il sacerdote don Alfonso Velonà, presidente Ualsi, a pubblicare al più presto un libro sulla sua meritoria opera di accoglienza e cura delle persone più fragili, che va avanti da oltre mezzo secolo. L’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, Mons. Claudio Maniago, ha trasmesso un messaggio di congratulazioni per la presentazione dell’opera. Un video messaggio è stato trasmesso dal rettore dell’Università Magna Grecia, Giovanni Cuda, nel quale ha ricordato il padre Domenico Cuda che da Andali di recava a Cuturella, a piedi, per andare a prendere lezioni di italiano e latino dal prete. Altri tempi, raccontati una quarantina di anni fa dal giornalista professionista Luigi Stanizzi, in una corrispondenza richiesta dall’organo ufficiale di informazione del Consiglio regionale della Calabria. Una rara fotografa d’epoca. Eccola. “E UNA LUCE S’ACCESE AL VILLAGGIO CUTURELLA.
Racconti, memorie, aneddoti, ricordi e
tradizioni di una cultura contadina in via di estinzione, a Cuturella di
Cropani non appartengono a un passato remoto ma recente e per molti versi ancora sopravvivono. La singolare figura di don Raffaele Piccolo, «missionario» per sessant’anni nella minuscola frazione dove il tempo sembra essersi fermato.
Premere un interruttore per accendere la luce e aprire un rubinetto per lavarsi le mani, non sono gesti tanto scontati e naturali per un cuturellese. Poco più di vent’anni fa a Cuturella frazione di
Cropani, per avere un po’ di luce in casa bisognava prendere l’olio, versarlo nel «candiliere», accendere un fiammifero e avvicinarlo al «micciu»; ed ecco la fiammella che illuminava i volti dei contadini più agiati. Per lavarsi, invece,
bisognava prima andare a prendere l’acqua, aspettando il proprio turno, all’unica fonte del villaggio, in periferia, alla «’ndina»; oppure, per evitare la fila, si doveva andare a piedi a «Crocchia» scendere dalla collina per un chilometro, fino al fiume, e poi risalire col secchio pieno d’acqua.
Oggi, quando i contadini al tramonto ritornano a casa, accendono la luce e aprono un rubinetto per lavarsi provano una gioia immensa.
Il villaggio (450 abitanti) sorge a 427 metri sul mare, su un’amena collina compresa fra i fiumi Crocchio e Nasari. Il centro abitato si estende per poche centinaia di metri e domina un bel
paesaggio sul mare Jonio. A nord si stagliano i rilievi della Presila. La
tradizione vuole che il nome abbia origine da «cuota», fazzoletto di terra:
mentre lo studioso Remigio Alberto Le Pera sostiene che derivi dal greco
Katà-ruo che significa presso il torrente Crocchio, oppure di Kutturos. Padre Giovanni Fiore da Cropani, nell’opera storica Calabria Illustrata, nel ‘600 ha scritto: «Un altro villaggio col nome di S. Angelo, e più corrottamente La Cuturella, è ridotto a sole poche anime…>>
Gustavo Valente ha scritto:
«Anticamente casale di Belcastro e detto anche S. Angelo, e Sant’Angelo
Cotorella, appartenne alle famiglie feudatarie di Belcastro, ed i Poerio ebbero appoggiato il titolo di Barone». Nel 1807 i Francesi la inclusero nel governo di Belcastro, successivamente venne classificata frazione di Cropani. La storia di Cuturella, mai scritta, non è
fatta da grandi avvenimenti. Il villaggio fino a pochi decenni addietro è
rimasto decontestualizzato dal progresso del resto del mondo. Il processo evolutivo infatti è giunto in grande ritardo; attutito. Meno di cinquanta anni fa, a Cuturella, si può dire che si era in pieno Medioevo.
L’unica strada transitabile è stata costruita solo da quindici anni. Eppure i cuturellesi hanno sempre pagato i tributi ai Francesi, ai Borboni e… alla Repubblica Italiana. Ma quando in Italia le città già scoppiavano per il traffico automobilistico, a Cuturella non c’era neanche un’automobile. A che serviva se non c’era la strada? Per acquistare i prodotti dell’industria i contadini dovevano recarsi a Cropani, distante sei chilometri, a piedi o, si fa per dire, «a bordo» del somaro. Mancavano la strada, l’energia
elettrica, l’acqua, le scuole, il medico, la farmacia, il veterinario, le
fognature, l’ufficio postale, il Comune, il cinema, i carabinieri, il telefono,
la televisione, la radio, i giornali, i giradischi, i biliardi, i negozi. Non
c’era neanche il cimitero. A Cuturella c’erano 400 contadini analfabeti che
abitavano nei tuguri assieme a galline e capre, due fiumare, una chiesa e un
parroco americano. Raffaele Piccolo è nato a Nuova York il 9 maggio 1904. I genitori, di Andali, un piccolo Comune a tre chilometri da Cuturella, furono costretti ad emigrare per mancanza di lavoro. In America il padre fu assunto come operaio in uno dei cantieri avviati per la costruzione del ponte di Brooklyn, la madre si mise a lavorare in un’osteria. Dopo avere studiato filosofia, matematica, storia, latino, francese e musica, Raffaele
Piccolo è tornato in Calabria e, all’età di 24 anni, il 29 luglio 1928, è stato
ordinato sacerdote a Crotone. Successivamente gli è stata affidata la
parrocchia di San Michele Arcangelo, a Cuturella, diocesi di Santa Severina,
terza zona pastorale. È da quasi 60 anni quindi che don Piccolo è a Cuturella. «Mi piace essere definito missionario più che parroco» dice oggi monsignor Raffaele Piccolo, mentre discute di cose dotte e semplici nella sua umile casa, nel cuore del villaggio. La stanza è arredata dalla credenza, un canapé, un tavolinetto, quadri con raffigurazioni sacre, anticaglie. In un angolo la macchina da cucire. Anche il telefono, coperto da un centrino «all’uncinetto», è mimetizzato con l’ambiente tranquillo della casa. Don Raffaele con la mantellina sulle spalle sta seduto vicino al braciere; discute, sorride con dolcezza, racconta, si sforza di ricordare e poi risponde alle mie domande con gentilezza innata. Con lo stesso garbo invita la sua fedelissima perpetua ad andare di là a versare un bicchierino di liquore per l’ospite. «Una donna partorì sotto un albero; qui non c’era neanche un medico» rincalza il sacerdote. E gli ammalati come facevano per essere curati? Ci pensava don Piccolo! Infatti prescriveva i farmaci e
addirittura li preparava da solo. Ovviamente, consultava manuali e libri
scientifici che aveva portato con sé. Quando il sacerdote è arrivato a
Cuturella la gente viveva in tuguri costruiti con fango, pietre e calce; c’era un solo letto su cui dormivano marito, moglie e figli. Negli angoli della
stessa stanza c’erano il somaro, capre e conigli; galline e pulcini si
accovacciavano sotto il letto. La povertà era assoluta. La malaria mieteva vittime. La popolazione era composta da braccianti, donne e pastori; i contadini proprietari erano pochissimi, gran parte dei terreni erano dei latifondisti. Nonostante la povertà, l’8 maggio, a San Michele, protettore del villaggio, da sempre è una grande festa. Tutti esultano di gioia e invocano grazie; gli abitanti dei paesi vicini si recano a piedi in pellegrinaggio a Cuturella. La statua del Santo, molto venerata ancora oggi e considerata miracolosa dai fedeli, venne acquistata dai cuturellesi dopo molti sacrifici economici. La tradizione vuole che quando la statua giunse alla
stazione ferroviaria del Carrao (l’attuale Cropani Marina) venne trasportata nel Duomo di Cropani, e i cropanesi non vollero più restituirla tanto era bella. Dopo varie contese, per risolvere la controversia si giunse alla determinazione di mettere la statua su un carro trainato da due buoi e affidarsi alla giustizia divina, alla provvidenza: se i buoi si fossero diretti
verso Cuturella la statua sarebbe andata ai cuturellesi; se, al contrario, i
due buoi si fossero diretti verso Cropani sarebbe rimasta ai cropanesi. Il bifolco scese dal carro portato vicino al cimitero di Cropani: i buoi si mossero e per una volta la buona sorte premiò i cuturellesi: gli animali infatti si diressero verso il villaggio. Se è vero il racconto, questa fu anche una buona occasione per snobbare i cropanesi che hanno sempre guardato i cuturellesi, non sempre a ragione, con aria di presunta superiorità.
«Vita bucolica» dice sorridendo don Raffaele. Poi racconta che quando in chiesa distribuiva le immaginette dei Santi nessuno sapeva leggere le preghiere stampate sul retro. L’analfabetismo era quasi
totale. Fino a vent’anni addietro le poche ragazze che avevano frequentato i primi tre anni delle scuole elementari venivano chiamate maestrine! Inizia quindi la missione di don Piccolo. Il prete avvia corsi privati di insegnamento per i giovani e anziani. Insegna a leggere, a scrivere e a fare i conti. I più non sapevano nemmeno apporre la propria firma. Impartisce anche lezioni di musica e svolge corsi di chitarra, mandolino, fisarmonica, organo e pianoforte.
Si abbona alla rivista «Ricamo Illustrato», diventa un abilissimo ricamatore e insegna alle ragazze il punto a croce, filo erba, i punti a sabbia, veneziana, a giorno e traforo. Dal prete le fanciulle imparano a disegnare e ricamare il loro corredo, usando anche l’uncinetto. All’epoca le ragazze, quasi tutte analfabete,
ricevevano le lettere d’amore dei fidanzati emigrati o partiti in guerra e che erano riusciti ad imparare a scribacchiare qualcosa. Don Piccolo con la sua santa pazienza, e con un po’ d’imbarazzo, leggeva le missive alle interessate e poi, dietro dettatura, scriveva le risposte formulando anche frasi d’amore molto efficaci. Don Raffaele insomma diventa consigliere familiare di tutti, oltre che per la vita pastorale anche per la vita pratica.
Racconti, memorie, aneddoti, ricordi,
tradizioni, passioni di una cultura contadina in via di estinzione. «Famoso» in questo contesto l’incontro definito anche «storico» fra il professore Saverio Grande, anche lui molto stimato dai cropanesi, e monsignor Raffaele Piccolo.
«Piccolo» disse l’arciprete al momento delle presentazioni, «Grande» rispose il professore; «Piccolo» ripeté umilmente don Raffaele, «Grande» ribadì l’eccentrico insegnante probabilmente più per fare un complimento al missionario che per ripetere il cognome.
Dall’altare, dopo l’omelia, il missionario
comunicava al popolo le più importanti notizie dall’estero, nazionali e locali.
Il primo giradischi, la prima radio, il primo registratore, la prima
televisione, vengono portati a Cuturella da don Piccolo. Questi sono gli avvenimenti storici del villaggio. Come descrivere l’emozione di centinaia di contadini radunati intorno alla casa del prete ad ascoltare per la prima volta la voce della radio? Cosa poteva rispondere don Raffaele a domande del tipo «come si fa a sentire da Roma?» oppure: «come funziona questa diavoleria?». La
«magia» del registratore poi ha avuto effetti stupefacenti. A Cuturella non
sono mai arrivati i giornali, neanche oggi c’è un’edicola. Il parroco si è
abbonato a varie riviste e giornali, fra cui la Gazzetta del Sud. Ancora oggi è
l’unico ad essere abbonato ad un quotidiano. Il missionario, definito «sindaco ideale di Cuturella» dice che gli sono stati anche di grande aiuto i manuali. A Cuturella era difficile vivere e le tribolazioni non finivano neanche dopo la morte. I feretri, infatti, dovevano essere trasportati «a spalla» fino a Cropani per essere seppelliti. Nel mese di agosto del 1927 – racconta don Piccolo – mentre veniva trasportata la bara di
un uomo al cimitero di Cropani, lungo i sentieri e dirupi si verificò uno
strano episodio. Per cause mai accertate, la bara cadde nel burrone del Malpasso e la salma andò a finire nel fiume Crocchio. Intervennero i
carabinieri, venne avvisato il Prefetto dell’epoca, insomma le autorità si
interessarono della penosa vicenda e alla fine, anche grazie all’impegno del
sindaco di Cropani don Alfonso Dolce, venne costruito a Cuturella un piccolo
cimitero. Qualcuno disse che il cadavere fu gettato volutamente al dirupo proprio per ottenere il cimitero.
Risolto il problema dei morti però, ne
restavano molti altri da risolvere per i vivi. Per i matrimoni i promessi sposi
dovevano prima andare a Cropani a piedi o, i più «ricchi», con il somaro; dopo il matrimonio civile dovevano ritornare a Cuturella per il rito religioso e la festa nuziale. Anche per frequentare le scuole elementari e medie i pochissimi bambini e bambine avviati agli studi erano costretti a percorrere a piedi sei chilometri al giorno, lungo valli sperdute, per andare e tornare da Cropani. Fino
alla periferia del paese camminavano scalzi o con scarpe di legno, poi
calzavano gli scarponi (armati di ferretti e chiodi) che avevano abilmente nascosto fra gli arbusti. Il tutto serviva per non consumare le suole. E questo è avvenuto fino a meno di vent’anni addietro.
Una vita fatta di stenti, privazioni,
indigenza; altro che boom economico, società industriale, dell’immagine,
dell’informatica, delle comunicazioni di massa, del post-industriale. Cuturella è ancora oggi una società contadina
che stenta a imboccare la via dello sviluppo, anche se c’è un abisso rispetto a pochi decenni addietro. Per gli uomini politici è considerata solo un piccolo serbatoio di voti dal quale attingere in periodo elettorale. Gli abitanti sono buoni, schietti, semplici e
ospitali. In cinquantanni si è verificato un solo omicidio: una donna uccise
una sua rivale a colpi di pistola. Si produce ottimo vino greco rosso
(profumato, asciutto, corposo, fruttato), olio a bassissima acidità, buoni formaggi e squisiti insaccati di maiale. Si trova anche una varietà di tartufi: il piatto tipico è «fave e frittole». Il villaggio è rinomato anche per la bellezza delle donne.
È chiaro che le condizioni di vita ora sono molto migliorate. È stata costruita la strada, ci sono le scuole materne,nelementari e medie, l’ufficio postale, la delegazione municipale, le reti idrica, fognaria, telefonica; quattro negozi. Tutto questo e nient’altro. Ma il
ricordo degli anni bui è vicino, troppo vicino. Per questo quando i contadini
di Cuturella al tramonto ritornano nelle loro case moderne, accendono la luce ebaprono il rubinetto per lavarsi provano una gioia immensa. E si accontentano, non chiedono di più…>> Fin qui la fotografia di un’epoca, ma oggi c’è da sottolineare che con l’ulteriore passare degli anni le condizioni di vita sono enormemente migliorate, tanto che attualmente Cuturella è una cittadina moderna che comunque si sforza a mantenere intatte le sue più antiche tradizioni, e la sua proverbiale indole di ospitalità. E ripristinare l’antico sentiero che la collegava al centro storico di Cropani, significherebbe non solo recuperare un percorso suggestivo immerso negli uliveti e nella macchia mediterranea, ma rinsaldare un legame storico e umano mai del tutto spezzato.

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Calabria, dopo le pompe a secco il rischio degli scaffali vuoti. E intanto l’azzardo brucia 17 milioni al giorno

La protesta di agricoltori e autotrasportatori mette sotto pressione la distribuzione alimentare. I supermercati rischiano difficoltà nei rifornimenti, mentre cresce l’incertezza tra famiglie e imprese. Sullo sfondo il paradosso di una regione che fatica ad arrivare a fine mese, ma continua ad affidare miliardi di euro alle scommesse

Dopo le pompe di benzina a secco, il prossimo rischio è quello degli scaffali vuoti nei supermercati. La protesta che sta attraversando la Calabria, con la mobilitazione degli agricoltori e il fermo degli autotrasportatori contro il caro carburante, potrebbe produrre nei prossimi giorni nuove conseguenze sulla distribuzione dei beni alimentari. Il problema riguarda soprattutto i prodotti freschi, per i quali sono indispensabili consegne frequenti e una catena logistica regolare. Il fermo proclamato dal 16 al 20 ottobre e i presìdi organizzati in diversi punti strategici della regione alimentano l’incertezza sui tempi di approvvigionamento. Non si tratta ancora di una carenza generalizzata di merci, ma di un rischio concreto qualora le difficoltà nei trasporti dovessero prolungarsi.

Le prime conseguenze della crisi sono già visibili sulla rete dei carburanti. In diverse località calabresi, a cominciare da Cosenza e Vibo Valentia, numerosi distributori hanno esaurito benzina e gasolio, mentre gli automobilisti si sono ritrovati in coda davanti alle poche pompe ancora operative. Alle proteste locali si sono aggiunte le difficoltà provocate dal blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, un nodo importante per i rifornimenti del Mezzogiorno.

Ma il carburante è soltanto il primo anello di una catena economica molto più complessa. Se i camion non riescono a circolare regolarmente, o se le consegne vengono rinviate senza una data certa, il problema finisce inevitabilmente per trasferirsi sui punti vendita.

Non tutti i supermercati, naturalmente, si trovano nelle stesse condizioni. Le attività che dispongono di depositi propri, scorte consistenti e rapporti diretti con i produttori possono affrontare periodi di interruzione più lunghi. Più esposte sono invece le strutture organizzate su rifornimenti frequenti, con magazzini ridotti e una rotazione molto elevata delle merci.

Bastano alcuni giorni di mancato arrivo dei camion per compromettere la disponibilità dei prodotti più richiesti. Frutta, verdura, latticini e altri alimenti deperibili rappresentano la parte più vulnerabile di questo sistema.

C’è poi un’altra conseguenza, meno visibile ma altrettanto significativa: la paura.

L’incertezza sulle forniture può modificare i comportamenti di acquisto, provocando un’iniziale contrazione dei consumi e, successivamente, una possibile corsa alle scorte. Un meccanismo che rischia di amplificare le difficoltà logistiche, perché scaffali momentaneamente meno riforniti possono essere interpretati come il segnale di una carenza destinata a durare.

Il quadro è particolarmente delicato per una regione nella quale agricoltura, commercio e trasporti rappresentano componenti essenziali dell’economia. Gli agricoltori denunciano costi di produzione sempre più difficili da sostenere, gli autotrasportatori contestano l’incidenza del carburante sui bilanci aziendali e i commercianti temono di subire le conseguenze di una paralisi che non dipende dalle loro scelte.

La protesta, dunque, non può essere liquidata come un semplice problema di viabilità. Dietro i trattori e i camion fermi ci sono imprese che chiedono condizioni economiche sostenibili e lavoratori che denunciano l’impossibilità di continuare a operare con margini sempre più ridotti.

Il governo ha convocato un confronto con il settore dell’autotrasporto per il 27 ottobre, ma il calendario delle istituzioni rischia di procedere a una velocità diversa da quello dell’economia reale. Per un’attività commerciale che attende una consegna o per un’azienda agricola che deve portare il proprio prodotto sul mercato, anche pochi giorni possono fare la differenza.

Eppure, in questa Calabria attraversata dalla protesta e dall’incertezza economica, esiste un’altra cifra che meriterebbe altrettanta attenzione: quella del gioco d’azzardo.

Secondo i dati relativi al 2025, elaborati da Libera e Federconsumatori, nella regione la raccolta complessiva del gioco, tra canali fisici e online, ha raggiunto circa 6,17 miliardi di euro. Significa una media di quasi 17 milioni di euro giocati ogni giorno. Una cifra impressionante, soprattutto se confrontata con le difficoltà economiche denunciate da una parte crescente del tessuto produttivo.

Un fenomeno che interroga profondamente la società calabrese.

Perché una regione che protesta contro il costo della vita e la progressiva erosione del potere d’acquisto continua a destinare volumi così elevati di denaro all’azzardo?

La risposta non può essere semplicistica, né trasformarsi in un giudizio morale sui cittadini. Il gioco non nasce sempre dalla povertà e non tutti coloro che giocano vivono una condizione di disagio. Ma esiste una dimensione psicologica e sociale che non può essere ignorata.

Per alcune persone, soprattutto quando il futuro appare chiuso e le opportunità sembrano ridursi, l’azzardo può trasformarsi nell’illusione di una via d’uscita. Il biglietto del Gratta e Vinci, la schedina o la puntata online diventano allora qualcosa di diverso da un semplice passatempo: la possibilità immaginata di cambiare improvvisamente la propria condizione.

È il paradosso della speranza affidata al caso. Quando diminuisce la fiducia nella possibilità di migliorare la propria vita attraverso il lavoro, la prospettiva di una vincita può assumere un’attrattiva maggiore. Ma una promessa affidata alla fortuna non rappresenta una risposta alla precarietà economica. Nei casi più gravi, il gioco problematico può aggravare l’indebitamento e compromettere gli equilibri familiari.

C’è anche una questione pubblica che merita di essere affrontata senza ipocrisie. Lo Stato ricava entrate fiscali dal gioco legale, mentre sostiene politiche di prevenzione e contrasto alla dipendenza da azzardo. Una contraddizione che impone almeno una domanda: quanto spazio occupa, nelle politiche economiche e sociali, la tutela delle persone più vulnerabili rispetto alla convenienza fiscale del settore?

In questo contesto, anche una scelta collettiva di scioperare contro le giocate potrebbe diventare davvero una forma di protesta civile, oltre che un gesto di tutela del reddito familiare. Non una soluzione automatica ai problemi degli agricoltori o degli autotrasportatori, ma un’occasione per riflettere su dove finiscono le risorse economiche dei cittadini e su quali aspettative alimentano determinati consumi.

La Calabria si trova così davanti a due emergenze differenti, che raccontano però una medesima fragilità. Da una parte l’economia produttiva, che fatica a sostenere i propri costi e chiede risposte. Dall’altra una parte della società che rischia di cercare nella fortuna ciò che non riesce più a intravedere nelle opportunità reali.

E intanto la protesta continua.

Il problema non è soltanto capire per quanti giorni ancora potranno circolare regolarmente i camion o quanto tempo impiegheranno le merci ad arrivare sugli scaffali. È comprendere perché interi settori economici debbano arrivare alla paralisi per rendere visibili difficoltà che denunciano da tempo.

Anche l’informazione ha una responsabilità. Raccontare i presìdi, le code ai distributori e le testimonianze drammatiche degli agricoltori è necessario, ma non sufficiente. La cronaca deve diventare occasione per porre domande precise, chiedere risposte verificabili e mantenere alta l’attenzione anche quando le immagini della protesta scompaiono dai telegiornali.

Perché oggi il problema sono le pompe a secco. Domani potrebbero essere gli scaffali vuoti. Ma la vera emergenza è il rischio che, insieme alle risorse economiche, si esaurisca anche la fiducia dei cittadini nella possibilità di un futuro migliore.

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A Milano musica, cultura e nuovi talenti al centro di “Ploom Flavour Garden”

MILANO (ITALPRESS) – Musica, creatività e innovazione sono state al centro di “Ploom Flavour Garden – Something New Is Growing”, appuntamento organizzato da JTI a Milano. Ispirata alla metafora del giardino come luogo in cui idee, persone e talenti possono crescere, l’iniziativa ha visto come protagonista il rapper Ernia, che ha guidato il momento principale della programmazione musicale accanto a una line-up di artisti emergenti.
f12/fsc/gtr
(Video in collaborazione con JTI Italia)

Chiaravalle, successo per il Concerto dal titolo “Capelli” proposto dal duo: Maurizio Mastrini

Successo per il Concerto dal titolo “Capelli” proposto dal duo: Maurizio Mastrini al pianoforte e Antony Guerrini alla chitarra, presso la storica sala di Palazzo Staglianò a Chiaravalle.  Un numeroso pubblico è intervenuto per godere della strepitosa serata, che ha regalato un arcobaleno di suoni e musiche, spaziando da quella classica, alla contemporanea e sonorità cinematografiche, che hanno emozionato i presenti. E’ stato proposto un vasto e articolato programma, con tanti  suggestivi brani del panorama musicale italiano e internazionale. Il concerto inserito nella  Stagione “Note d’autunno” , ha riscontrato grande successo di pubblico e di critica, con tanti applausi esternati dai tanti presenti.  Soddisfazione è stata espressa dalla vice sindaca di Chiaravalle, con delega alla Cultura, Rosaria Giuseppina Rizzo, la quale nel porgere il suo plauso ai maestri musicisti, si è detta gratificata anche per l’interazione tra l’Amministrazione comunale e le attività messe in campo dalla Consulta della Cultura  rappresentata in sala da Vincenzo Macrì e Paola Sangiuliano, componenti del direttivo nonchè Direttori Artistici della Stagione. La sinergia e l’impegno messo in atto, ha sottolineato la vicesindaca, sta portando avanti una efficace promozione  culturale del territorio, grazie anche alla  collaborazione attivata con l’Associazione Culturale Animula – Aps, di Lamezia Terme,promotrice del concerto, diretta da Claudio Fittante. Rosanna Paravati

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Chivu “Sconfitta col Bruges un episodio, niente drammi e reagire”

Chivu “Sconfitta col Bruges un episodio, niente drammi e reagire”

APPIANO GENTILE (ITALPRESS) – Perdere fa male, sempre, ma bisogna essere subito bravi a ripartire. E’ quello che Cristian Chivu chiede alla sua Inter, attesa domani a Bologna dopo la sconfitta incassata martedì a San Siro, in Champions, per mano del Bruges. “Accettiamo le nostre responsabilità – assicura il tecnico rumeno – In alcuni momenti le cose non hanno funzionato ma non perdiamo di vista quello che invece ha funzionato perchè fino all’1-2 siamo stati in partita, abbiamo creato tanto, abbiamo avuto due grandi opportuinità. Poi dopo il secondo gol è crollato il castello, per cui si dovrebbero analizzare due partite in una. Siamo consapevoli che dobbiamo reagire e ritrovare energia il prima possibile, nessuno ci aspetta, non dobbiamo piangerci addosso”.

Chivu non si nasconde. “Sono il primo responsabile della squadra e sta a me per primo switchare – continua l’allenatore nerazzurro in vista dell’impegno di Bologna – Ho un gruppo di giocatori meravigliosi che si calano in tutte le nostre richieste, si tratta di trovare un pò di unità, di non farci abbattere dalle avversità che subentrano durante una gara. Non dobbiamo fare drammi di una sconfitta in Champions: ci fa male, le aspettative erano alte, si poteva fare. Loro ci hanno messo in difficoltà quando noi, dal punto di vista mentale, siamo calati un pò. Ma la prendiamo come un episodio. C’è solo da migliorare nei piccoli dettagli, non è tutto da buttare quello che abbiamo fatto in partita. Quando abbiamo mantenuto le distanze giuste, li abbiamo costretti a regalarci la palla. Ma la responsabilità è mia, devo far meglio nel far capire le cose. Dobbiamo migliorare nella corsa, nell’unità, nella comunicazione di quello che si deve fare in campo”.

Ora l’Inter deve calarsi in campionato e dovrà farlo senza il suo capitano, Lautaro Martinez, infortunatosi col Bruges. “Non faccio il medico ma mi è stato detto che probabilmente rientrerà dopo la sosta”, conferma sui tempi di recupero Chivu, sicuro però del fatto che l’Inter “ha diversi leader”, mentre per quanto riguarda Provedel – candidato a sostituire Martinez domani o nel prossimo impegno di Champions mercoledì – si limita a dire che “ha la mia considerazione, la mia stima, ci darà una mano durante la stagione”. Infine, sul nuovo Bologna di Palladino, chiosa: “Ha dato un’identità alla squadra nella verticalità, nell’energia, nell’intensità che ci mettono. E’ una squadra organizzata, che ha corsa, gamba: se non vinci i duelli e se non corri come devi, puoi andare in difficoltà”.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Zelensky “Intercettori sufficienti per inverno, Mosca non vuole tregua energetica”

Zelensky “Intercettori sufficienti per inverno, Mosca non vuole tregua energetica”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito la necessità del sostegno europeo per affrontare il prossimo inverno, sottolineando che “l’Europa dispone di abbastanza intercettori PAC-2 e PAC-3 perchè l’Ucraina possa superare l’inverno”. In conferenza stampa a Bruxelles, al termine del suo intervento al Consiglio europeo, Zelensky ha ringraziato l’Ue per il sostegno ricevuto, affermando: “Sento il pieno sostegno dell’Europa, soprattutto nell’ultimo mese. L’Europa è molto unita, è consapevole di tutti i rischi e ciò non mette a rischio le relazioni con gli Stati Uniti”. Sul fronte diplomatico, il presidente ucraino ha dichiarato di ritenere possibile avviare un dialogo con Mosca, affermando che “l’Europa sta compiendo alcuni passi per seguire una propria strada, che rappresenti i suoi interessi”. “Possiamo trovare un formato per parlare con i russi, penso che tutto questo accadrà”, ha aggiunto, precisando che ciò “non significa che escluderemo qualcuno da questi processi”. Zelensky ha inoltre riferito che anche negli Stati Uniti sono in corso iniziative parallele: “Vorremmo avere una serie di percorsi che possano offrire questa opportunità di avvicinarci a soluzioni pacifiche”. Kiev, ha spiegato, mantiene contatti costanti con Washington. “Stiamo parlando con il team negoziale americano. So che la nostra squadra è in contatto costante e che nei prossimi giorni si terrà un incontro a un certo livello”, ha dichiarato. Zelensky ha tuttavia espresso sorpresa per alcuni sviluppi nei rapporti tra Stati Uniti e Russia, citando l’intesa sul diesel e la revoca delle sanzioni. “L’accordo sul diesel avviato tra Stati Uniti e Russia era un’intesa di cui non eravamo a conoscenza. Anche la revoca delle sanzioni è stata una sorpresa”, ha affermato. Il presidente ucraino ha ricordato che la proposta di Kiev era quella di una tregua energetica, che aveva ricevuto il sostegno pubblico del presidente americano. “La nostra proposta era molto semplice: una tregua energetica”, ha dichiarato, aggiungendo che, se questa soluzione non è sul tavolo, “bisogna dimostrare passi concreti di de-escalation. E tutto dipende dalla Russia”. Mosca, ha sostenuto, non ha accettato l’iniziativa e continuerà a colpire le infrastrutture energetiche ucraine. “Attaccheranno la nostra rete energetica, senza una tregua sul fronte energetico”, ha avvertito, concludendo: “Quello che sta accadendo mi sembra strano”. Il presidente ucraino ha infine richiamato l’attenzione sul rallentamento del sistema satellitare Starlink, utilizzato dalle forze ucraine per contrastare i droni russi Shahed. “Noi non usiamo Starlink per attaccare la Russia o per rispondere agli attacchi russi, noi usiamo Starlink per fermare gli Shahed che attaccano la nostra popolazione”, ha dichiarato. “Rallentando Starlink, si rende più pericolosa la linea del fronte”, ha aggiunto, riferendo che Kiev ha già allertato gli Stati Uniti e spera che “la velocità del sistema Starlink venga ripristinata ai livelli precedenti”. (ITALPRESS).

Foto: Ipa Agency

Gasperini “Non pensiamo allo scudetto, dalle ultime tre gare usciamo rafforzati”

Gasperini “Non pensiamo allo scudetto, dalle ultime tre gare usciamo rafforzati”

ROMA (ITALPRESS) – “Dalle partite con Inter, Como e Real usciamo rafforzati nell’idea che ce la giochiamo con tutte, sempre se non succede qualcosa come l’espulsione di Malen. Non dobbiamo pensare allo scudetto o alla Champions, ma a giocare come sappiamo. Questa squadra ha dimostrato un valore”. Lo ha detto il tecnico della Roma, Gian Piero Gasperini, in conferenza stampa alla vigilia del match contro il Genoa.

Poi tornando sugli errori che hanno portato ai tre gol del Real nel finale di gara in Champions League: “Non guardo solo agli errori sugli angoli, ma anche alle cose buone fatte – ha aggiunto -. Non è stata solo questione di stanchezza fisica, anche se domani giochiamo la terza partita in sette giorni: sul 3-2 col Real c’è stato il contraccolpo, un calo morale. Tre gol subiti su angolo non li avevo mai visti, l’anno scorso mi erano capitati tre rigori sbagliati ma questa volta ci siamo superati…”.

Con il Genoa ci saranno dei cambi di formazione: “Quelli che giocheranno domani, magari qualcuno come Castro, Mora o altri che sicuramente saranno impiegati, hanno bisogno di acquisire la stessa fiducia e la stessa forza, perchè le competizioni si giocano con la rosa”, le parole di Gasperini che ha fatto anche il punto sulla situazione degli infortunati dopo la gara di Champions con il Real.

“Kone ha fatto la risonanza e ha una lesione di primo grado, non particolarmente significativa, ma serve il tempo necessario e speriamo di poterlo recuperare per il Sassuolo, un pò prima della sosta. Per Dybala non ci sono situazioni particolari, c’è un affaticamento al gemello del polpaccio e speriamo di poterlo recuperare la prossima settimana. Speriamo di recuperare Cristante col Napoli o per la partita successiva. Vista l’emergenza a centrocampo, anche Pellegrini può giocare tra i due”, ha aggiunto il tecnico giallorosso.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Salute Magazine – 16/10/2026

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– HIV, migliorano cure e qualità della vita ma sfide ancora aperte
– Tumore al seno, “Sorrisi in Rosa” compie 10 anni al fianco delle donne
– Dalla ricerca alle terapie, 50 anni di medicina celebrati da Fondazione Menarini
– A Milano un’installazione sulle patologie renali rare
sat/gtr

Lombardia, Salvini contestato a Palazzo Pirelli “Pensa ai treni”

MILANO (ITALPRESS) – Il vicepremier e ministro delle infrastrutture Matteo Salvini è stato pesantemente contestato all’arrivo a Palazzo Pirelli dove doveva presenziare ad una conferenza stampa sulla proposta di legge regionale a firma Lega per lo stop alle moschee abusive in Lombardia. I consiglieri regionali delle opposizioni ha esposto cartelli con scritto “Pensa ai treni”, “I soldi per la M4 dove sono?”, “Pensa agli aerei”, “Salvini peggio di un blocco stradale”. Sono stati urlati slogan contro il ministro per i vari disagi sulle linee di comunicazione e chiesto conto dei ritardi e mancati finanziamenti a diverse opere infrastrutturali lombarde. Salvini non ha risposto alle contestazioni ed entrato in sala per la conferenza.(ITALPRESS).

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