TRAPANI (ITALPRESS) – I militari del Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza ha soccorso e tratto in salvo un uomo di circa 40 anni alla deriva nel Canale di Sicilia, dopo che la sua imbarcazione era stata distrutta da un incendio. L’equipaggio di un elicottero delle Fiamme Gialle, in servizio di pattugliamento aeronavale, la notte scorsa, ha individuato un’imbarcazione in fiamme a oltre 25 miglia nautiche da Marsala ed ha assistito a una potente deflagrazione che in pochi minuti ha ridotto il natante a un relitto fumante. Nel buio totale, tra le onde, è stato individuato un naufrago solo, privo di qualsiasi mezzo di galleggiamento e in evidente difficoltà. L’elicottero ha lanciato la comunicazione di emergenza e grazie al coordinamento dell’Autorità marittima di Palermo sullo specchio d’acqua è stato fatto convergere un Motor Yacht in navigazione nelle vicinanze. L’aeromobile della Guardia di Finanza ha agevolato le operazioni di primo recupero, illuminando la zona con i propri proiettori e mantenendo il contatto visivo con il naufrago. Poco dopo è arrivato anche il Guardacoste 119 “Vitali”, unità d’altura della Guardia di Finanza, che ha preso a bordo l’uomo, ustionato e in stato di shock. Ha fatto rotta su Trapani, dove il naufrago è stato affidato al personale sanitario presente in banchina per le cure del caso. vbo/mca1
(Fonte video: Guardia di Finanza)
ROMA (ITALPRESS) – In questo numero di Agrifood Magazine, prodotto dall’Italpress in collaborazione con TeleAmbiente:
– Continua a crescere la produzione di gelato nell’Ue, +1,9% nel 2025
– Pomodoro, il clima mette alla prova la raccolta
– Meloni, angurie e insalate protagonisti dei consumi estivi 2026
– Olio tunisino, export in crescita. Più controlli in Italia
Ultime settimane di lavoro per Franco Pagliarulo, impegnato a completare nove sgraffiti e un affresco lungo l’itinerario che dal centro storico conduce al Santuario. Con lui l’assistente canadese Sabrina Abballe. Un racconto per immagini delle radici della devozione mariana che ha fatto di Torre la “piccola Lourdes della Calabria”
Dieci tappe per attraversare un paese e, nello stesso tempo, entrare nella sua memoria. Nove “sgraffiti” e un affresco per raccontare attraverso l’arte la storia di una devozione che, da secoli, rappresenta uno degli elementi più profondi dell’identità di Torre di Ruggiero. Si avvicina alla conclusione il grande progetto della “Via della Grazia – Percorso spirituale storico-artistico”, l’itinerario che dal cuore del centro storico conduce idealmente e fisicamente verso il Santuario della Madonna delle Grazie.
Un cammino urbano che restituisce per immagini il significato di Torre di Ruggiero come Civitas Mariae, mettendo in relazione luoghi, storia, fede e arte. La mappa del percorso disegna dieci stazioni disseminate lungo il paese e accompagna il visitatore fino al Santuario, punto di arrivo di una narrazione che affonda le proprie radici nella devozione mariana della comunità.
Sono le ultime, intense settimane di lavoro per Franco Pagliarulo, l’artista chiamato a trasformare i muri di Torre nelle pagine di un racconto diffuso. Già alla fine di giugno il progetto era entrato nella sua fase realizzativa, con le prime opere che cominciavano a emergere dalle superfici degli edifici e con un’idea precisa: non una semplice decorazione urbana, ma un patrimonio artistico capace di raccontare pubblicamente la memoria religiosa e culturale del borgo.
Adesso il traguardo è vicino. Restano gli ultimi lavori, i dettagli e alcune delle opere più impegnative da completare prima dell’inaugurazione dell’intero percorso. Pagliarulo sta lavorando in questi giorni a uno degli ultimi sgraffiti, dedicato proprio all’immagine del Santuario della Madonna delle Grazie, mentre il programma complessivo prevede la conclusione dei nove sgraffiti e la realizzazione dell’ultimo affresco.
È un lavoro lento, fisico, legato a una tecnica che appartiene a un’altra epoca e che oggi è diventata sempre più rara. Lo sgraffito, infatti, non ha nulla a che vedere con il graffitismo urbano contemporaneo: deriva dalla tradizione decorativa medievale e rinascimentale e nasce dalla sovrapposizione di diversi strati di intonaco, successivamente incisi per fare emergere linee, figure e contrasti cromatici. Una tecnica nella quale l’immagine non viene semplicemente dipinta sulla parete, ma viene letteralmente ricavata dalla materia.
Ed è proprio questa caratteristica a dare al progetto di Torre un valore particolare. La memoria, quasi simbolicamente, viene scavata e riportata alla luce. Le pareti diventano così parte del racconto del paese e accompagnano il visitatore verso il luogo che più di ogni altro ne sintetizza l’identità spirituale.
L’opera alla quale Pagliarulo sta lavorando in questa fase guarda direttamente al Santuario e alla definizione, ormai entrata nell’immaginario collettivo, di Torre di Ruggiero come “piccola Lourdes della Calabria”. Al centro, ancora una volta, c’è la Madonna delle Grazie.
«È il Santuario di oggi, quello che racconta e identifica la piccola Lourdes – spiega Pagliarulo –. La Madonna delle Grazie, con il suo manto, accoglie e protegge tutti: i pellegrini, gli abitanti del paese, i visitatori». Un’immagine che sintetizza lo spirito dell’intero itinerario: non una successione di opere isolate, ma un unico racconto che conduce verso il cuore mariano della comunità.
A rendere più impegnativo il lavoro di queste settimane è stato anche il grande caldo. «Non lo avevo previsto – racconta l’artista –. Mi avevano detto che dopo Ferragosto le temperature si sarebbero abbassate, ma soprattutto al mattino fa ancora troppo caldo. Per questo comincio più tardi, preparo l’intonaco intorno a mezzogiorno e poi lavoro per tutto il pomeriggio». Tempi e condizioni che fanno comprendere quanto la realizzazione di uno sgraffito sia lontana dalla rapidità delle moderne tecniche decorative: ogni superficie richiede preparazione, precisione e una lavorazione che deve rispettare anche i tempi della materia.
Accanto a Pagliarulo continua a lavorare Sabrina Abballe, la giovane assistente canadese che lo ha accompagnato durante questa esperienza calabrese e che proprio a Torre ha potuto approfondire una tecnica artistica oggi conosciuta e praticata da pochissimi.
«Ho imparato tantissimo da Franco – racconta – soprattutto una tecnica che è poco conosciuta. Ma qui ho imparato anche un po’ a essere calabrese». Poi sorride pensando alla conclusione di questa esperienza: «Porterò sicuramente Torre di Ruggiero con me in Canada. Porto con me le amicizie che ho fatto e quello che ho vissuto qui: resterà sempre nel mio cuore».
Parole che raccontano anche l’altra dimensione del progetto: quella umana. Pagliarulo e Abballe, durante la loro permanenza, sono stati accolti dalla comunità e seguiti quotidianamente nelle diverse esigenze dal sindaco Vito Roti, che ha accompagnato da vicino l’evoluzione dei lavori e la costruzione dell’intero itinerario.
Lo stesso Pagliarulo parla con soddisfazione dell’esperienza vissuta: «È andato tutto molto bene. Il ricordo è ottimo soprattutto dal punto di vista dell’accoglienza». E nel racconto dell’artista entrano anche i suoni e l’atmosfera di queste settimane: i giovani presenti per momenti di spiritualità, i canti ascoltati mentre lavorava, la curiosità e l’attenzione degli abitanti davanti alle opere che prendevano lentamente forma.
Quando gli ultimi ponteggi saranno rimossi, Torre di Ruggiero avrà dunque qualcosa in più di un nuovo percorso artistico. Avrà una narrazione permanente della propria identità, costruita lungo le strade del paese e leggibile camminando.
Dal centro storico al Santuario, le dieci tappe della Via della Grazia uniranno così arte, devozione e paesaggio urbano. La tecnica guarda al passato, ma il progetto parla anche al futuro: perché trasforma una memoria immateriale, tramandata attraverso generazioni di fedeli e pellegrini, in un patrimonio visibile e accessibile.
È questa, probabilmente, la cifra più forte dell’intervento. Torre di Ruggiero non prova a inventarsi una nuova identità per diventare attrattiva. Fa l’operazione opposta: porta sulle proprie pareti ciò che è sempre stata.
Una Civitas Mariae. Un paese che dalla sua storia conduce al Santuario. E che adesso quella strada ha deciso di raccontarla, tappa dopo tappa, attraverso l’arte.
NAPOLI (ITALPRESS) – Il sistema fiscale ha ridotto e accorpato le aliquote del secondo scaglione, che scende dal 35% al 33%, con un risparmio per i lavoratori nella fascia tra 28 e 50 mila euro di reddito. Ma l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto dei salari. Il punto dell’economista Gianni Lepre.
mrc/azn
NAPOLI (ITALPRESS) – Sono bastate poche ore ai Carabinieri per identificare l’uomo che avrebbe sottratto un condizionatore portatile da una delle sale d’attesa dell’Istituto dei tumori di Napoli. Un lavoro meticoloso quello dei militari della Compagnia Vomero, agevolato dalle immagini in alta definizione registrate dal sistema di videosorveglianza recentemente installato nella struttura ospedaliera. Le indagini sono partite dalla denuncia di furto presentata dalla direzione dell’Istituto Pascale. Secondo quanto ricostruito attraverso le immagini, frame dopo frame, un dipendente di una società esterna appaltatrice di servizi avrebbe prima avvolto il dispositivo con un sacchetto di plastica nero e, approfittando dell’assenza di pazienti, lo avrebbe caricato su un carrello e poi nella propria auto. vbo/mca2
(Fonte video: Carabinieri)
RIMINI (ITALPRESS) – “La rapidità con cui il mondo è cambiato ci pone davanti a due sole strade: i Paesi dell’Unione europea possono guidare insieme il cambiamento o affrontare da soli il proprio declino. Il rassicurante rifugio di una terza via, ambigua e intermedia, non esiste più. La guerra in Ucraina, l’intelligenza artificiale, le alluvioni, gli incendi, la competitività, la reindustrializzazione, l’energia, l’immigrazione, la sicurezza, il costo della vita: dobbiamo affrontare tutte queste sfide e non ce n’è una che un singolo Stato membro possa gestire meglio da solo”.
A dirlo è la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola al Meeting di Rimini. “Non si tratta di appartenenze politiche nè di ideologia – continua Metsola, – Si tratta di capire se siamo pronti a trovare il coraggio di rispondere a ciò che questo momento storico ci chiede. La mia generazione ha conosciuto un mondo con e un mondo senza l’Unione europea. E il mondo è un posto migliore grazie all’Unione. Un’Europa che non ha paura di rinnovarsi, rinascere, plasmare il futuro. Dobbiamo agire con la determinazione e l’ambizione che tutti i cittadini si aspettano da noi. Il Parlamento ha sempre detto ‘L’Unione europea rappresenta la fiducia nel futuro e non solamente omaggio al passatò. Può essere il simbolo dell’agilità e non della rigidità. Mettiamo al centro la persona e la sua dignità, non procedure senza volto”, prosegue Metsola.
“Dobbiamo preservare la nostra umanità. Le persone devono restare il fine ultimo. E’ questo il principio che deve guidare l’Europa: non avere paura del futuro, ma plasmarlo, facendo in modo che la tecnologia sia sempre al servizio dell’uomo e non il contrario. Lo stesso approccio deve valere anche per l’immigrazione. Anche in questo caso le persone devono venire prima di tutto”, ricorda.
“Stiamo costruendo un sistema che funzioni davvero: giusto e umano, ma anche fermo ed efficiente – continua Metsola, – Un sistema che protegga le nostre frontiere, combatta le reti criminali dei trafficanti che sfruttano i più vulnerabili e consenta di destinare le risorse a chi ne ha realmente bisogno. Possiamo proteggere le nostre frontiere senza rinunciare ai nostri valori. Le due cose possono convivere perfettamente. Sono proprio questi valori a rendere l’Europa un punto di riferimento stabile in un mare in tempesta. La nostra forza nasce dall’azione comune”, conclude.
RIMINI (ITALPRESS) – Rendere visibile ciò che normalmente non si vede: l’infrastruttura digitale che attraversa città, piccoli comuni e aree interne, arrivando direttamente nelle case, nelle imprese e nelle sedi della Pubblica Amministrazione. Una rete che non è solo tecnologia, ma anche uno strumento di inclusione e coesione sociale: avvicina persone, comunità e territori, riduce le distanze e contribuisce a offrire a tutti le stesse opportunità di accesso ai servizi, alla partecipazione e alla crescita. E’ questo il filo conduttore della presenza di Open Fiber alla 47ª edizione del Meeting di Rimini. Nello spazio Open Fiber, situato nella Hall Sud, i visitatori stanno avendo la possibilità di conoscere più da vicino la tecnologia FTTH (Fiber To The Home), la fibra che arriva fino a casa, e scoprire non soltanto cosa c’è dietro una connessione ultraveloce, ma soprattutto ciò che la fibra abilita nella vita di tutti i giorni. Contenuti informativi ed esperienze immersive mostrano come la fibra renda possibili attività e servizi ormai quotidiani: dal lavoro alla didattica digitale, dalla telemedicina all’intrattenimento, fino alla domotica, al cloud e ai servizi pubblici online. “Una tecnologia – spiega Alessia Gozzi, Responsabile Media Relations and Digital Communication dell’azienda – alla quale si stanno avvicinando sempre più famiglie”. “Vogliamo raccontare l’infrastruttura in fibra ottica che Open Fiber ha portato in tutto il Paese e i benefici nella vita quotidiana – aggiunge -. Lo facciamo offrendo anche un’esperienza immersiva con i nostri visori, che permettono di toccare letteralmente con mano i servizi digitali di una casa completamente smart, dalla telemedicina alla didattica a distanza fino all’intrattenimento”.
Open Fiber sottolinea quindi il ruolo sociale di questo strumento per contrastare il digital divide e colmare il divario tra città e periferie. “Connettendo luoghi e persone accorcia le distanze e dà le stesse opportunità a chi vive in una grande città come in un piccolo paese, annullando sostanzialmente la distanza centro-periferia – sottolinea Gozzi -. Ci sono borghi che non si sono spopolati, aziende che non hanno delocalizzato e giovani famiglie che si sono potute formare nei territori d’origine perchè potevano avere occasioni di lavoro altrimenti impensabili”.
Un’autostrada digitale che ha già permesso all’Italia di superare il 70% di copertura nazionale. “L’infrastruttura di Open Fiber conta oggi oltre 17 milioni di unità immobiliari connesse ed è lunga 168 mila chilometri, quattro volte il giro della Terra. Quello che ancora manca è uno scatto in più, cioè far percepire alle persone il valore della fibra e aumentarne l’adozione. Solo in questo modo – conclude – sarà possibile coglierne appieno i benefici”.
“Abito in un comune di collina abbastanza isolato, da quando ho Open Fiber, tre anni circa, la qualità del servizio è migliorata parecchio – racconta la propria esprienza Matteo Bartolini, cliente Open Fiber -. E per lo streaming, il lavoro, il cellulare, posso usare serenamente la connessione internet perchè non più i problemi di bassa velocità di prima”.
RIMINI (ITALPRESS) – “Io sono contrarissimo a qualsiasi ipotesi di extraprofitto, di tasse. Cioè, quando sento la parola ‘tassè mi viene l’orticaria. Un confronto, un contributo è giusto che sia dato, come abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni. Deve esserci un confronto concordato”, si può “chiedere un contributo in momento difficile anche da parte delle aziende del settore, ma non voglio sentire la parola ‘extraprofittò che sa molto di Unione Sovietica“. Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, arrivando al Meeting di Rimini.
“E’ una parolaccia ‘extraprofittò. Un contributo concordato mi sembra invece una cosa giusta, l’abbiamo sempre sostenuto – aggiunge -. Nel momento di difficoltà, tutti devono contribuire alla soluzione dei problemi, ma un conto è contribuire con un accordo, un conto è abbattere la mannaia delle tasse; io sono contrario all’aumento della pressione fiscale, il nostro mantra è ‘meno tasse, meno tasse, meno tassè. Le tasse sono come la gramigna, sono un elemento negativo e vanno estirpate comunque”.
Sui carburanti, nel Consiglio dei Ministri di oggi pomeriggio “si proroga la decisione già adottata all’ultimo Cdm, il tempo necessario per preparare un intervento sostanziale che possa essere anche strutturale”, ricorda. “Per quanto riguarda l’aspetto dell’energia stiamo lavorando anche” per “tutte le proposte che dovremo fare alla Commissione Europea; grazie allo scostamento che abbiamo ottenuto con la possibilità di poter utilizzare questi 14 miliardi, ritengo che si possano fare cose molto positive che vadano nella riduzione dei costi energetici nei confronti delle famiglie e delle imprese. Ma quei fondi non possono essere utilizzati per tagliare le accise, serve un intervento strutturale. Nello stesso tempo lavoriamo perchè si possa ricomporre la situazione internazionale, perchè non è una responsabilità nè dell’Italia e nè dell’Europa se aumenta il costo del petrolio, del gas e dei fertilizzanti. Ci sono delle guerre in corso, c’è una crisi a Hormuz e la chiave del problema è lì”, conclude Tajani.
La storia del cinematografo a Squillace è un capitolo prezioso della memoria collettiva, un frammento di vita comunitaria che continua a vibrare nel ricordo di chi ha attraversato quelle stagioni di entusiasmo e socialità. Tutto ebbe inizio con Antonio Gallo, figura centrale della cultura popolare squillacese, che nel secondo dopoguerra trasformò una semplice sala sotto il municipio in un luogo capace di unire generazioni, emozioni e sogni. Non era soltanto un gestore, ma era un operatore culturale d’altri tempi, un uomo che portava il cinema nel paese con la stessa dedizione con cui si custodisce un bene comune. Le pellicole, le celebri “pizze” di metallo, arrivavano grazie ai suoi viaggi e alla sua tenacia, e i proiettori funzionavano perché lui stesso li curava, la sala si animava perché la famiglia Gallo, nel tempo, ne fece una missione condivisa, dividendosi tra biglietteria, accoglienza e cabina di regia. Le serate al cinema erano un rito collettivo. Nei fine settimana la sala si riempiva fino a non contenere più nessuno, mentre sullo schermo scorrevano i capolavori del neorealismo, i western che infiammavano l’immaginario popolare, le grandi produzioni hollywoodiane, i film religiosi e d’avventura. Durante gli intervalli, il brusio si mescolava al profumo delle semenze e delle caramelle, alle bibite fresche vendute come piccoli tesori di festa. Il cinematografo non era soltanto un luogo di proiezione, ma diventava palcoscenico per rappresentazioni teatrali amatoriali, concerti, assemblee cittadine, recite scolastiche, feste di comunità. Era, in fondo, di una grande importanza culturale per Squillace. Poi arrivarono gli anni ’80 e ’90, con le televisioni private, i Vhs, la digitalizzazione. Come accadde in tutta Italia, le sale monostagionali iniziarono a spegnersi una dopo l’altra. Questa storia è tornata a vivere la sera del 25 agosto, nell’atrio della Casa delle Culture, quando l’Archeoclub “Guido Rhodio”, presieduto da Gabriele Mauro, ha dedicato un incontro alla memoria del cinema squillacese, proponendo anche la proiezione integrale di “Nuovo Cinema Paradiso”, film che più di ogni altro racconta la magia perduta delle sale di paese. Tra i presenti c’era Ettore Gallo, figlio di Antonio, custode naturale di quella tradizione familiare. Il socio Ruggero Mauro ha ricordato tanti altri protagonisti di quella stagione, primo fra tutti Martino Merenda, figura chiave che raccolse il testimone dopo la gestione dei Gallo, contribuendo a mantenere viva la fiamma del cinema locale. Oggi, quel cinematografo non esiste più, ma continua a vivere nei racconti, nelle fotografie, nelle emozioni di chi lo ha frequentato. È un pezzo di storia che non appartiene soltanto al passato, ma è un patrimonio affettivo che Squillace continua a custodire, come si fa con le cose che hanno insegnato a una comunità a ritrovarsi, a sognare, a crescere insieme. Carmela Commodaro
La storia del cinematografo a Squillace è un capitolo prezioso della memoria collettiva, un frammento di vita comunitaria che continua a vibrare nel ricordo di chi ha attraversato quelle stagioni di entusiasmo e socialità. Tutto ebbe inizio con Antonio Gallo, figura centrale della cultura popolare squillacese, che nel secondo dopoguerra trasformò una semplice sala sotto il municipio in un luogo capace di unire generazioni, emozioni e sogni. Non era soltanto un gestore, ma era un operatore culturale d’altri tempi, un uomo che portava il cinema nel paese con la stessa dedizione con cui si custodisce un bene comune. Le pellicole, le celebri “pizze” di metallo, arrivavano grazie ai suoi viaggi e alla sua tenacia, e i proiettori funzionavano perché lui stesso li curava, la sala si animava perché la famiglia Gallo, nel tempo, ne fece una missione condivisa, dividendosi tra biglietteria, accoglienza e cabina di regia. Le serate al cinema erano un rito collettivo. Nei fine settimana la sala si riempiva fino a non contenere più nessuno, mentre sullo schermo scorrevano i capolavori del neorealismo, i western che infiammavano l’immaginario popolare, le grandi produzioni hollywoodiane, i film religiosi e d’avventura. Durante gli intervalli, il brusio si mescolava al profumo delle semenze e delle caramelle, alle bibite fresche vendute come piccoli tesori di festa. Il cinematografo non era soltanto un luogo di proiezione, ma diventava palcoscenico per rappresentazioni teatrali amatoriali, concerti, assemblee cittadine, recite scolastiche, feste di comunità. Era, in fondo, di una grande importanza culturale per Squillace. Poi arrivarono gli anni ’80 e ’90, con le televisioni private, i Vhs, la digitalizzazione. Come accadde in tutta Italia, le sale monostagionali iniziarono a spegnersi una dopo l’altra. Questa storia è tornata a vivere la sera del 25 agosto, nell’atrio della Casa delle Culture, quando l’Archeoclub “Guido Rhodio”, presieduto da Gabriele Mauro, ha dedicato un incontro alla memoria del cinema squillacese, proponendo anche la proiezione integrale di “Nuovo Cinema Paradiso”, film che più di ogni altro racconta la magia perduta delle sale di paese. Tra i presenti c’era Ettore Gallo, figlio di Antonio, custode naturale di quella tradizione familiare. Il socio Ruggero Mauro ha ricordato tanti altri protagonisti di quella stagione, primo fra tutti Martino Merenda, figura chiave che raccolse il testimone dopo la gestione dei Gallo, contribuendo a mantenere viva la fiamma del cinema locale. Oggi, quel cinematografo non esiste più, ma continua a vivere nei racconti, nelle fotografie, nelle emozioni di chi lo ha frequentato. È un pezzo di storia che non appartiene soltanto al passato, ma è un patrimonio affettivo che Squillace continua a custodire, come si fa con le cose che hanno insegnato a una comunità a ritrovarsi, a sognare, a crescere insieme. Carmela Commodaro