L’antica via dell’acqua che custodisce i sapori della Calabria

Al Naturium di Montepaone il racconto di Roberto Galati sull’“acquaro” comunale dei Casali di Postaglianadi: quattro chilometri di storia, agricoltura e responsabilità collettiva

Ci sono infrastrutture che non hanno bisogno di cemento, grandi opere o tecnologie sofisticate per raccontare la storia di un territorio. Sono tracciati discreti, spesso nascosti tra la vegetazione e i campi, che attraversano le generazioni portando con sé acqua, lavoro e memoria. Nelle aree interne della Calabria, gli antichi canali irrigui rappresentano ancora oggi un patrimonio essenziale: non soltanto una risorsa per l’agricoltura, ma un bene comune affidato alla responsabilità di chi vive e coltiva la terra. È una delle storie raccontate al Naturium di Montepaone nell’ambito del mese dedicato alla Calabria, l’iniziativa culturale promossa per valorizzare le eccellenze agricole, le produzioni tipiche e le tradizioni rurali della regione. Protagonista dell’incontro è stato Roberto Galati, produttore dei Casali di Postaglianadi, nel territorio di San Vito sullo Ionio, che ha illustrato il funzionamento e il valore storico del cosiddetto “acquaro” comunale: un antico corso d’acqua utilizzato per irrigare i terreni agricoli e custodito dagli stessi coltivatori. Il suo racconto è nato da un piccolo imprevisto quotidiano. Arrivato in ritardo al Naturium per effettuare la consegna dei prodotti, Galati ha spiegato di avere dimenticato l’acqua deviata verso i propri terreni. Una circostanza che lo ha costretto a tornare rapidamente nei campi, sia per evitare un’irrigazione eccessiva delle colture sia per ripristinare il corso principale dell’acquaro. «Quando termina l’irrigazione di un terreno – ha spiegato – bisogna riportare l’acqua sulla via principale, affinché possa continuare il proprio percorso ed essere utilizzata dagli altri agricoltori. È una tradizione storica della quale siamo tutti custodi». Nel caso dei Casali di Postaglianadi, l’acquaro è formalmente riconosciuto anche nelle mappe catastali con la denominazione di “comunale Postaglianadi”. L’acqua viene derivata dal torrente Passo di Gatto, che più a valle diventa il torrente Beltrame e sfocia nel tratto di costa compreso tra Soverato e Montepaone. Il canale si sviluppa per quasi quattro chilometri e serve diverse località, tra cui Minà, Passo di Gatto, Postaglianadi e Tripomelingi, interessando un’area che si estende tra San Vito sullo Ionio e Chiaravalle Centrale. Un sistema antico ma ancora indispensabile, soprattutto durante l’estate, quando l’acqua diventa la condizione necessaria per garantire la sopravvivenza delle colture e la qualità dei prodotti. La sua gestione, tuttavia, richiede esperienza e attenzione. Irrigare troppo, soprattutto durante periodi caratterizzati da temperature elevate, può infatti provocare danni simili a quelli causati dalla siccità. Galati ha mostrato alcuni dei pomodori coltivati nei Casali di Postaglianadi: non soltanto il tradizionale “seccagno”, già conosciuto dal pubblico del Naturium, ma anche il tondo liscio e la varietà Big Rio, particolarmente indicata per la preparazione della salsa grazie alla sua polpa succosa. Pomodori coltivati in maniera naturale, senza l’impiego di ormoni, e proprio per questo differenti l’uno dall’altro per forma, dimensioni e grado di maturazione. Una diversità che non rappresenta un difetto, ma il segno concreto di una produzione agricola rispettosa dei ritmi della natura. Durante l’incontro è stato mostrato anche un pomodoro parzialmente danneggiato da uno sbalzo nell’irrigazione. Quando il terreno riceve improvvisamente una quantità eccessiva d’acqua dopo un periodo di forte caldo, la pianta può non riuscire ad assorbirla correttamente. Il frutto rischia così di spaccarsi, mentre un’irrigazione insufficiente può bloccarne la crescita e provocare sofferenza alla pianta. La situazione diventa ancora più complessa durante le settimane nelle quali le temperature rimangono elevate anche nelle ore notturne. In assenza del naturale abbassamento termico della notte, le piante non riescono a recuperare pienamente dallo stress accumulato durante il giorno. Per proteggerle, Galati utilizza anche la polvere di caolino, un prodotto naturale ottenuto da una roccia di colore chiaro. Distribuita sulle colture, la polvere contribuisce a ridurre la temperatura superficiale della pianta e a limitare gli effetti dell’eccessiva esposizione solare, fornendo al tempo stesso sostanze minerali utili al suo sviluppo. Il racconto dell’acquaro si è così trasformato in una lezione concreta sul lavoro agricolo, sull’equilibrio necessario tra acqua e terra e sulla conoscenza tramandata dagli agricoltori delle aree interne calabresi. A conclusione dell’incontro non è mancato un suggerimento gastronomico semplice e profondamente legato all’identità regionale: un’insalata preparata con pomodori dei Casali di Postaglianadi, cipolla rossa di Tropea e olio extravergine d’oliva calabrese di alta qualità. Una ricetta essenziale che racchiude, però, una storia molto più ampia. Dietro ogni pomodoro non ci sono soltanto un terreno e una stagione, ma un corso d’acqua custodito, una comunità che ne rispetta i turni, una competenza agricola antica e una responsabilità condivisa. È anche attraverso questi racconti che il progetto Naturium continua a valorizzare la Calabria: non limitandosi a presentare i suoi prodotti, ma riportando alla luce il patrimonio umano, culturale e ambientale che rende possibile la loro esistenza.

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