Da Camini a Montepaone, le ceramiche di Jungi Mundu raccontano una Calabria che rinasce

Le produzioni artigianali della cooperativa sociale approdano al Naturium di Montepaone Lido. Un incontro tra accoglienza, lavoro, cultura e valorizzazione dei piccoli borghi calabresi

Le ceramiche e le altre creazioni artigianali di Jungi Mundu, la cooperativa sociale di Camini diventata negli ultimi anni uno dei simboli più significativi della rigenerazione dei borghi calabresi, sono arrivate a Montepaone Lido. I prodotti sono ora disponibili negli spazi del Naturium, grazie a una nuova collaborazione nata nell’ambito del progetto culturale che da tempo promuove le eccellenze, le esperienze e le storie più autentiche della Calabria. Non si tratta soltanto dell’ingresso di una nuova linea di manufatti all’interno di un punto vendita. Dietro ogni ceramica ci sono percorsi di integrazione, formazione professionale, recupero delle tradizioni e costruzione di nuove opportunità lavorative. A raccontare la nascita dell’iniziativa è Rosario Antonio Zurzolo, fondatore e presidente della cooperativa Eurocoop Servizi “Jungi Mundu”. «La conoscenza con Giovanni Sgrò è nata attraverso i campi promossi da Libera – spiega Zurzolo –. Tra giugno e luglio abbiamo organizzato quattro campi, durante uno dei quali abbiamo avuto anche la presenza di don Luigi Ciotti. In quell’occasione il Comune di Camini ha inaugurato una piazza dedicata a Vincenzo Grasso e abbiamo accompagnato don Ciotti e i rappresentanti di Libera Calabria alla scoperta del centro storico e dei nostri laboratori». Sono state proprio le immagini diffuse sui social durante quella giornata a far conoscere a Giovanni Sgrò le ceramiche prodotte nel borgo reggino. Da lì, il contatto e la decisione di portare le creazioni artigianali fino al Naturium di Montepaone Lido. Tra i protagonisti del laboratorio di ceramica c’è Amsa, giovane siriano arrivato a Camini nel 2016 quando era ancora minorenne. Dopo aver incontrato alcuni artigiani provenienti da Lamezia Terme, il ragazzo si è appassionato alla lavorazione dell’argilla, ha imparato il mestiere e oggi gestisce il laboratorio di ceramica della cooperativa. Ogni oggetto viene realizzato artigianalmente e presenta caratteristiche proprie. Non esistono due pezzi perfettamente identici: forme, colori e decorazioni raccontano la creatività degli artigiani e l’incontro tra culture differenti. Il nome “Jungi Mundu”, espressione calabrese che significa “unire il mondo”, sintetizza la filosofia di un progetto iniziato nel 1999 e sviluppatosi, a partire dal 2011, attraverso l’accoglienza di persone migranti. In quegli anni Camini attraversava una situazione comune a molti centri delle aree interne: popolazione in diminuzione, case vuote, servizi ridotti e una scuola destinata progressivamente a scomparire. La cooperativa decise allora di coinvolgere anche i tanti emigrati originari del paese, chiedendo la disponibilità delle abitazioni non utilizzate per ospitare nuove famiglie. «Nel 2011 la scuola materna era chiusa da tempo e rimaneva una sola pluriclasse – ricorda Zurzolo –. Oggi abbiamo due sezioni della scuola dell’infanzia e cinque classi della scuola primaria. All’interno dell’istituto lavoravano soltanto un collaboratore scolastico e un insegnante; nel 2026 le persone impiegate tra docenti e personale scolastico sono circa venti». Il progetto ha quindi prodotto conseguenze che vanno ben oltre l’accoglienza: ha contribuito alla riapertura delle scuole, alla nascita di laboratori artigianali, alla creazione di posti di lavoro e alla ricostruzione di una comunità. Complessivamente, secondo quanto riferito dai promotori, sono circa sessanta le persone che lavorano nelle diverse attività legate alla cooperativa e ai progetti sviluppati sul territorio. Un’esperienza che ha colpito profondamente anche Giovanni Sgrò, promotore del progetto culturale Naturium. «Avevo sentito spesso parlare di Camini come di un’importante esperienza internazionale di accoglienza – racconta – ma non immaginavo di trovare una realtà così viva. Sono arrivato intorno alle 23.30 e ho visto più di sessanta bambini giocare insieme in piazza, in maniera armoniosa e felice, senza cellulari. Camini sembra un paese vivo degli anni Settanta, con l’energia di una comunità che ha saputo ricostruire il proprio futuro». Il borgo, situato tra Stilo e Riace, è diventato così un laboratorio sociale e territoriale osservato anche al di fuori dei confini regionali. «Un paese che sembrava non avere prospettive è rinato grazie a Jungi Mundu – continua Sgrò –. Rosario Zurzolo ha dimostrato capacità imprenditoriale e visione, perché creare lavoro per decine di persone attraverso progetti europei, affrontando burocrazia e difficoltà organizzative, non è affatto semplice. Sarebbe importante che anche altri amministratori del nostro comprensorio conoscessero e studiassero questa esperienza». L’arrivo delle ceramiche al Naturium di Montepaone rappresenta ora un ulteriore passo nella costruzione di una rete territoriale capace di collegare produzioni, comunità e consumatori. «Non chiediamo a nessuno un gesto di beneficenza – sottolinea Sgrò –. Questi sono prodotti belli, originali e di qualità, che meritano di essere acquistati per il loro valore. Ogni creazione è unica e porta con sé il lavoro di tanti artigiani. Sceglierla significa sostenere concretamente una comunità che ha saputo creare occupazione e futuro». Le ceramiche e gli altri manufatti di Jungi Mundu sono dunque disponibili presso il Naturium di Montepaone Lido, dove potranno essere conosciuti e acquistati dal pubblico. Un incontro, quello tra Naturium e la cooperativa di Camini, che dimostra come cultura, accoglienza e attività produttive possano diventare strumenti concreti di rigenerazione. Da un piccolo borgo della Locride alla costa ionica catanzarese, ogni pezzo racconta una storia diversa, ma porta con sé lo stesso messaggio: i paesi possono tornare a vivere quando le persone, le competenze e le opportunità vengono messe in relazione.

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