Chiaravalle, l’allarme di Radici e Ali: “Dissesto bis dietro l’angolo?”
Il movimento civico denuncia il “deragliamento dei conti”. Sul tavolo, oggi, oltre due milioni di disavanzo certificato

La parola che a Chiaravalle nessuno vorrebbe pronunciare è tornata a circolare con insistenza: dissesto. Anzi, dissesto bis. A pronunciarla, senza giri di parole, è il movimento civico “Radici e Ali”, che dopo la seduta di Consiglio comunale di lunedì sull’approvazione del bilancio di previsione 2026-2028 ha deciso di rompere gli indugi e di parlare ai cittadini con il linguaggio dei fatti. E i fatti, oggi, hanno la forma di numeri: 2.076.631,52 euro di disavanzo tecnico certificato dallo stesso ente, ma una stima reale che — secondo l’opposizione — supererebbe i 3,1 milioni, e un fronte di decreti ingiuntivi pendenti che, tra sorte capitale, interessi di mora e spese legali, può pesare per oltre due milioni ulteriori.
“Un Comune che era appena uscito da un dissesto — è la sintesi del movimento civico — è stato riportato, nel corso dell’ultima consiliatura a guida Donato, a un nuovo deragliamento dei conti. La situazione delle casse comunali è stata taciuta per troppo tempo. Adesso il velo è caduto”.
Le promesse di ieri, i numeri di oggi
Quella di “Radici e Ali” non è una requisitoria astratta. È un confronto, parola per parola, tra ciò che la maggioranza ha raccontato per anni e ciò che le carte ufficiali certificano oggi. Da una parte il sindaco Domenico Donato, che fino a pochi mesi fa, in piazze, comizi e interviste, “annunciava avanzi di amministrazione“.
Dall’altra parte la vicesindaca Pina Rizzo, che in aula consiliare arrivò a gridare: “Non ci sono debiti! Ma quale nuovo dissesto!”. Una frase oggi “schiacciata dal peso del prospetto del risultato di amministrazione presunto, che documenta nero su bianco un disavanzo di oltre due milioni di euro — al netto degli accantonamenti che, se calcolati nelle misure dovute, peggiorerebbero ulteriormente il quadro”.
“Ecco — è il commento di “Radici e Ali” — i debiti ci sono. Eccome se ci sono. E sono debiti che qualcuno ha cercato in ogni modo di comprimere, rinviare per oltre due anni, prima che le carte costringessero la maggioranza ad ammetterli, almeno in parte”.
Il sindaco che tace
C’è poi il dato politico più pesante della seduta. Il sindaco Donato, che detiene personalmente la delega al bilancio, lunedì in aula non ha pronunciato una sola parola di presentazione, di relazione o di replica sul documento più importante che un’amministrazione comunale è chiamata ad approvare nel proprio mandato. Una scena muta che, per “Radici e Ali”, parla più di qualunque dichiarazione: “Quando chi ha la responsabilità politica del bilancio non difende il bilancio, significa che quel bilancio non è difendibile”.
Le due ipotesi possibili
Il movimento civico mette i cittadini di fronte a una domanda semplice, ma dirompente. Se fino a pochi mesi fa la narrazione ufficiale parlava di avanzi e di conti in ordine, e oggi le stesse carte dell’amministrazione certificano un disavanzo che oscilla tra due e tre milioni di euro, delle due l’una: “O nell’arco di pochi mesi questa amministrazione ha prodotto un disastro finanziario senza precedenti, oppure prima si faceva finanza creativa e oggi si sta semplicemente toccando con mano la realtà che era già lì, sotto il tappeto”.
In entrambi i casi, “la responsabilità politica ha nome e cognome: Domenico Donato”.
Chi pagherà?
La conseguenza di un disavanzo di queste dimensioni non è retorica. È materiale. Il principio contabile è chiaro: il disavanzo accertato deve essere applicato al bilancio futuro prima di ogni altra spesa. Significa meno risorse per i servizi, meno spazio per abbassare tributi e tariffe, maggiore rigidità del bilancio, necessità di tagli o di nuove entrate, o di entrambe le cose. Significa, soprattutto, che il piano di rientro — che la legge consente di distribuire negli esercizi della consiliatura — peserà sulle spalle dei cittadini di Chiaravalle Centrale per anni.
“Non si pagheranno questi debiti? Si pagheranno — è l’avvertimento di “Radici e Ali” —. A pagarli sarà la cittadinanza. Un euro alla volta. In bollette, tributi, servizi tagliati, opere mancate”.
L’avvertimento finale
A pochi mesi dalla scadenza del mandato, il movimento civico lancia anche un avvertimento politico esplicito, di quelli che non lasciano spazio a interpretazioni: “Adesso aspettiamo le spese allegre pre-elettorali, quelle con cui qualcuno, pur avendo lasciato un buco da tre milioni, proverà a ripresentarsi davanti agli elettori tra ripetuti flop culturali, con annesse sagre e tarantelle. Oppure — e qui il tono cambia — aspettiamo al varco i colpevoli di questo disastro totale?”.
Perché “un disavanzo di oltre due milioni di euro non è un dato tecnico da archiviare. È un’eredità. E le eredità, prima o poi, qualcuno le accetta o le rifiuta. Davanti agli elettori”.
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