Squillace, evento nella basilica cattedrale: conferita la cittadinanza onoraria al cardinale Mimmo Battaglia (foto)

Don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, è da oggi anche cittadino onorario di Squillace. Nella basilica cattedrale, gremita e partecipe, si è svolta la cerimonia ufficiale con cui l’amministrazione comunale ha conferito a Sua Eminenza il cardinale Battaglia il più alto riconoscimento civico della città. Una scelta che affonda le radici nella storia personale del cardinale e nel suo legame profondo con la comunità squillacese. Proprio qui, infatti, ha vissuto una parte decisiva della sua formazione sacerdotale, negli anni trascorsi nel Seminario vescovile. “Don Mimmo”, come ama farsi chiamare, non ha mai reciso il filo affettivo che lo lega a Squillace. Negli anni è tornato spesso per ritrovare gli ex compagni di studio, per respirare l’aria dei luoghi che lo hanno visto crescere, per custodire relazioni autentiche. Non è un caso che abbia scelto proprio la cattedrale squillacese per celebrare la sua prima messa da vescovo: un gesto che già allora raccontava un’appartenenza mai interrotta. A condurre l’evento è stato Oldani Mesoraca, consulente del sindaco per le relazioni istituzionali e la promozione dell’immagine del Comune. Il sindaco Enzo Zofrea ha proclamato ufficialmente la cittadinanza onoraria, consegnando al cardinale un attestato di riconoscimento e le chiavi simboliche della città realizzate in ceramica dall’artista Beatrice Russomanno. L’orafo squillacese Luigi Mungo, invece, ha realizzato l’artistica targa consegnata al cardinale Battaglia, il quale ha poi firmato l’iscrizione nel registro della cittadinanza onoraria di Squillace. Il presidente del Consiglio comunale Claudio Panaia ha letto la delibera approvata all’unanimità il 24 febbraio, che motiva il conferimento “per il forte legame che ha saputo mantenere con la nostra comunità. In questa città ha trascorso gli anni dell’adolescenza che lo hanno visto frequentare il Seminario vescovile. Da qui è partito con il seme della spiritualità e della fedeltà alla Parola del Vangelo, che lo hanno accompagnato nel suo devoto servizio a favore dei bisognosi e dei più deboli”. Per il sindaco Zofrea, si è trattato di «un momento storico, la festa di un’intera comunità. Don Mimmo è figlio di questa terra: è partito da qui ma non è mai andato via. Squillace consegna a lui il suo abbraccio. Benvenuto a casa». Dopo un intermezzo musicale a cura della soprano Rossella Facciolo, Salvatore Taverniti, a nome degli ex compagni di Seminario, ha condiviso ricordi degli anni Settanta, restituendo l’immagine di un giovane Mimmo Battaglia già attento, sensibile e vicino agli altri. Gli studenti del liceo artistico di Squillace hanno donato al cardinale una loro opera, segno della gratitudine delle nuove generazioni. Sono intervenuti anche Isa Mantelli, presidente del Centro Calabrese di Solidarietà fondato proprio da don Mimmo; il prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa; e mons. Salvino Cognetti, vicario generale dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, delegato dell’arcivescovo Claudio Maniago. Mons. Cognetti ha sottolineato come l’esempio del cardinale richiami alla costruzione di parrocchie sempre aperte al territorio e a chi ha bisogno. Nel suo intervento conclusivo, don Mimmo ha ripercorso i tre anni trascorsi nel Seminario di Squillace. «Pezzi di vita – ha sottolineato – che si sono costruiti in queste strade, dove sono nate relazioni, ho sperimentato la fatica e ho sentito la presenza di Dio accanto a me durante la mia prima formazione. Una comunità che mi ha visto bambino e mi ha visto crescere». Ha poi rivolto uno sguardo alla situazione internazionale, segnata da tensioni e apprensione, lasciando alla comunità una serie di consegne, come è solito fare: pace, quella concreta, che si possa toccare e che non faccia vergognare di essere umani; coraggio, per dire basta al male e difendere i più deboli; giustizia, intesa come responsabilità; speranza, quella rivoluzionaria che crea alleanze. «Mi fa paura l’indifferenza – ha concluso – che è il fertilizzante di tutte le guerre. Auguro a tutti di essere costruttori di pace e cittadini di speranza».
Carmela Commodaro










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