Vallefiorita, incontro con l’autrice Elisabetta Corradino

Nella biblioteca comunale di Vallefiorita si è tenuto un incontro di profonda commozione e impegno civile per la presentazione delle opere di Elisabetta Corradino. La docente calabrese ha condiviso con il pubblico il dittico composto da “Anime fragili” e il recente “Il filo invisibile. Una storia vera di amore, fede e speranza”. All’evento hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco Salvatore Megna e il presidente dell’Unpli regionale Pippo Capellupo, a testimonianza della rilevanza sociale dei temi trattati. L’autrice, con estrema dignità, ha chiarito subito la natura del suo intervento: «Non sono qui come scrittrice, sono qui come madre». Al centro della narrazione c’è la storia di suo figlio Giuseppe, scomparso a soli 23 anni. Un percorso interrotto che Elisabetta Corradino ripercorre partendo da un episodio di bullismo subito dal ragazzo a 19 anni, scintilla che ha innescato tre anni di buio fatti di depressione, autolesionismo e dipendenze. Il libro è un atto d’accusa contro l’indifferenza e la tendenza a minimizzare i segnali del disagio. «Il disagio giovanile – ha detto – inizia con una porta che si chiude, con un ‘va tutto bene’ che non è vero». Un passaggio importante della testimonianza riguarda il ruolo dello Stato. Corradino ha raccontato la sofferenza di Giuseppe di fronte a una giustizia che ha visto il reato ma non la fragilità, culminata in 26 giorni di custodia cautelare in carcere. Per un giovane già provato, quella solitudine istituzionale è stata fatale. L’opera punta, dunque, i riflettori sulla necessità di riconsiderare il sistema carcerario come risposta alla sofferenza psichica. La presentazione non è stata solo un momento di riflessione, ma anche di azione. I fondi raccolti dalla vendita dei volumi saranno devoluti al progetto “Adozione in città”, promosso dalla Camera Penale di Catanzaro insieme alle istituzioni locali. L’iniziativa mira ad affiancare famiglie a giovani detenuti privi di riferimenti affettivi, cercando di offrire loro una possibilità di riscatto. «Io non posso più cambiare la mia storia – ha concluso Elisabetta Corradino – ma insieme possiamo cambiare il finale di qualcun altro». Attraverso questo “filo invisibile”, il sacrificio di Giuseppe continua a generare vita, trasformando la tragedia in un messaggio di speranza e ascolto per tutte le anime fragili.
Carmela Commodaro

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