Intervista SottoTraccia di Davide Mercurio. Battere il tempo per tenere viva una scena: Max Bovi, i Carcaño e l’Interzone

C’è chi fa rumore per emergere e chi, come Max Bovi, sceglie di restare dietro le quinte per tenere tutto insieme. Batterista dei Carcaño con trent’anni di esperienza dietro le pelli, iniziati quasi per caso negli anni ’90 con il death metal, Max incarna una visione della musica intesa come spazio di ascolto, crescita e responsabilità. Nuova Intervista SottoTraccia di Davide Mercurio, del Collettivo OndaRock, con Max Bovi e la compagna Teresa. «Il giorno in cui penserò di essere arrivato – racconta Max a Davide – vorrà dire che avrò fallito» e riassume un’attitudine rara quanto necessaria in un’epoca di sovraesposizione. I Carcaño non sono solo una band, ma il frutto di un’amicizia lunga una vita. Il loro sound, un impasto pesante e psichedelico che fonde le lezioni di Beatles, Pink Floyd e Black Sabbath attraverso la distorsione del fuzz, si prepara a una nuova evoluzione. È, infatti, in arrivo un nuovo disco, annunciato come il lavoro più maturo della formazione, capace di distillare decenni di influenze in una formula sempre più identitaria. Ma la riflessione di Bovi si sposta rapidamente dal palco alla città. La scena reggina, un tempo fucina underground inarrestabile, oggi cerca faticosamente nuove energie. In questo vuoto si inserisce l’Interzone, spazio indipendente fondato nel 2019 e portato avanti con dedizione insieme alla compagna Teresa. Nato poco prima della pandemia e consolidatosi nel post-emergenza, il locale è diventato un punto di riferimento essenziale per le band originali che attraversano il Sud Italia. «Più che un locale, una rete umana», spiega Teresa, sottolineando come il luogo stia finalmente diventando un catalizzatore anche per le nuove leve, offrendo uno spazio di espressione in un contesto complesso. Tenere vivo un progetto come l’Interzone a Reggio Calabria non è una sfida da poco. Per Max e Teresa, la musica dal vivo non è un hobby né una posa estetica: è partecipazione, supporto reciproco e, soprattutto, presenza fisica. È la prova che, finché qualcuno continuerà a battere il tempo lontano dai riflettori della cultura mainstream, una scena sotterranea avrà sempre un futuro in cui sperare. Il Collettivo OndaRocK ringrazia Max e Teresa per essersi messi a nudo e aver condiviso la propria storia ad “Interviste SottoTraccia”.
Carmela Commodaro

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