Regno Unito, al via un piano di investimenti per l’aviazione ecologica
ROMA (ITALPRESS) – Il Regno Unito investe nell’aviazione del futuro con un piano da 43 milioni di sterline per progetti di aviazione ecologica. L’obiettivo è ambizioso: portare il settore aeronautico britannico a emissioni nette zero entro il 2050, sostenendo al contempo l’economia e l’occupazione del paese. Il finanziamento, annunciato dal Dipartimento dei Trasporti, sarà destinato ad aziende, università e centri di ricerca in tutto il Regno Unito. Le procedure competitive per accedere ai fondi partiranno a febbraio, permettendo alle organizzazioni di presentare progetti di ricerca e sviluppo focalizzati sulla riduzione delle emissioni nel settore aeronautico. Secondo le stime governative, la sola produzione di combustibili a basse emissioni di carbonio potrebbe generare fino a 5 miliardi di sterline per l’economia britannica entro il 2050. L’investimento pubblico punta inoltre a catalizzare ulteriori capitali privati, creando posti di lavoro qualificati in ingegneria, scienza e tecnologia. Il piano si inserisce in una strategia più ampia che include l’espansione degli aeroporti di Heathrow, Gatwick e Luton, puntando a rafforzare la connettività del paese e a stimolare la crescita economica attraverso un ‘aviazione più verde.sat/azn







ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
ABU DHABI (EMIRATI ARABI UNITI) (ITALPRESS) – “Tra i tanti aspetti che rendono gli Emirati Arabi Uniti un punto di riferimento nella vita internazionale c’è anche questo straordinario carattere di apertura al dialogo tra le religioni, che è ben più di tolleranza
BELLUNO (ITALPRESS) – Anas ha inaugurato e aperto al traffico le varianti di Tai e Valle di Cadore sulla SS 51 di Alemagna, nel giorno del passaggio della Fiamma Olimpica a Cortina d’Ampezzo. La variante di Tai di Cadore si sviluppa per 1,5 chilometri e comprende una galleria di circa 1.000 metri, nuovi svincoli e opere di sistemazione idraulica. La variante di Valle di Cadore si estende per 800 metri, di cui 620 in galleria, ed elimina la storica strozzatura costituita dall’attraversamento urbano della Borgata Costa regolato da impianto semaforico.
ROMA (ITALPRESS) – Numeri da record per uno dei simboli più amati della cucina italiana: la pizza. Secondo le elaborazioni su dati Cna Agroalimentare, in Italia si producono ogni anno circa 2,7 miliardi di pizze, con un consumo enorme di materie prime: oltre 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio d’oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. Nel 2024 le pizzerie attive nel nostro Paese sono state quasi 89 mila, con un aumento vicino al 25% rispetto all’anno precedente. Il fatturato complessivo supera i 15 miliardi di euro, confermando la pizza come un pilastro dell’economia agroalimentare italiana. Il consumo pro capite sfiora gli 8 chili l’anno e per molti italiani la pizza resta un appuntamento fisso: almeno una volta a settimana. La domanda si concentra soprattutto nei fine settimana, in particolare il sabato sera. Accanto alla pizza tradizionale, cresce anche il successo della pinsa, soprattutto per il consumo domestico, con un aumento degli acquisti stimato intorno al 7% nel 2024. Sul fronte dei prezzi, però, si registra un aumento: nel 2024 il costo medio di un pasto in pizzeria — comprensivo di pizza, bevanda e servizio — è cresciuto del 4% rispetto al 2023 e addirittura del 16% rispetto al 2021, con forti differenze tra città e località turistiche. Un successo che continua a crescere, tra tradizione, nuove tendenze e un settore che resta centrale nella cultura e nell’economia del Paese.
ROMA (ITALPRESS) – Negli ultimi dieci anni in Italia hanno chiuso quasi 19 mila stalle bovine. Un dato che fotografa una crisi profonda del settore zootecnico e che sta riducendo in modo significativo la capacità produttiva nazionale. Oggi il nostro Paese riesce a coprire con produzione interna solo il 37% del fabbisogno di carne bovina, aumentando la dipendenza dalle importazioni estere. È questo l’allarme lanciato da Assocarni, l’Associazione nazionale dell’industria e del commercio delle carni. Secondo l’associazione, la chiusura progressiva delle stalle non è solo un problema economico, ma mette a rischio la stabilità dell’intera filiera, dall’allevamento alla trasformazione, fino alla distribuzione. La perdita di migliaia di aziende zootecniche significa meno capi allevati in Italia, maggiori costi per gli operatori e una filiera sempre più fragile di fronte alle oscillazioni dei mercati internazionali. A pesare sono l’aumento dei costi energetici e dei mangimi, la difficoltà di accesso al credito e una redditività sempre più bassa per gli allevatori. Assocarni sottolinea inoltre come il comparto del latte contribuisca in modo importante alla produzione di carne bovina e come modelli integrati, come il cosiddetto beef on dairy, possano rappresentare una risorsa, se accompagnati da strumenti flessibili e da una programmazione efficace. Altro nodo centrale è il ricambio generazionale: sempre meno giovani scelgono di investire nell’allevamento, rendendo ancora più difficile garantire continuità produttiva al settore. Secondo il presidente di Assocarni, Serafino Cremonini, rafforzare la nascita e l’allevamento dei capi in Italia è una condizione indispensabile per dare stabilità alla filiera e rendere l’allevamento una scelta imprenditoriale sostenibile. Il messaggio che arriva dal settore è chiaro: senza interventi strutturali e di lungo periodo, la chiusura delle stalle rischia di diventare irreversibile, con conseguenze dirette sull’autosufficienza alimentare del Paese e sull’economia agricola nazionale.
ROMA (ITALPRESS) – In questo numero di Agrifood Magazine, prodotto dall’Italpress in collaborazione con TeleAmbiente:
PALERMO (ITALPRESS) – “Io non ho idee sul ponte, ho notizie. Sarei felice se si potesse fare, però non si capisce perché continuano a dire che si può fare. Si può fare solo con le tre campate. Non è un problema tecnico, ma di atterraggio. Le soluzioni sono due: o farlo passare sopra la città, o espropriare e farlo atterrare subito. Passare sopra è complicato, così si è sempre detto ‘si espropria’”. Così il deputato regionale Gianfranco Micciché, a margine della presentazione del libro “Il ponte che verrà” di Mario Primo Cavaleri che si è svolta all’Ars. “Le risorse ci sono, non le mettono sul ponte – aggiunge Miccichè -. E’ finto. E’ la più grande presa per i fondelli che viene fatta ai danni del sud. E mi dispiace molto che i presidenti di Regione, da trent’anni, si lascino prendere in giro. Perché Schifani o Occhiuto non si fanno una struttura in casa di gente che gli fa queste valutazioni, perché credono sempre a quello che dice lo Stato e non controllare se è vero o meno? Invece gli credono, perché gli si deve credere, quello che mi fu detto nel 2001”. xd6/vbo/mca3