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Emergenza-urgenza in Calabria, Enzo Bruno (Tridico Presidente): “Risposta insoddisfacente. Servono verità, investimenti e rispetto delle competenze”

CATANZARO –  “Nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione scritta al Presidente della Regione, nella sua qualità di Commissario alla Sanità, per segnalare le gravi criticità del sistema di emergenza-urgenza che, quasi quotidianamente, continuano a caratterizzare la Calabria. Ho ricevuto una risposta scritta da parte del Direttore del Dipartimento Emergenza-Urgenza che non mi soddisfa e che lascia aperte numerose perplessità, a partire dall’ottimismo con cui viene rappresentato lo stato del sistema”. È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente” in seguito alla discussione in aula dell’interrogazione scritta sulle gravi criticità del sistema di emergenza-urgenza. “È vero che il numero unico 116-117, destinato alle cure mediche non urgenti, è ancora inattivo. Ed è altrettanto vero che, da solo, potrebbe incidere in misura limitata sulle performance del 118. Ma resta un fatto: la sua assenza priva il sistema di un filtro territoriale fondamentale e contribuisce a scaricare sul 118 richieste che potrebbero essere gestite diversamente, soprattutto nelle ore notturne e nei giorni festivi, quando spesso manca anche il medico di continuità assistenziale, assente in molti grandi comprensori territoriali – afferma il consigliere Bruno -. Ma il problema non si esaurisce qui. Nella risposta si afferma che sul territorio esisterebbe un servizio efficiente di ambulanze di presidio per i servizi programmati e per le consulenze intraospedaliere. Questa affermazione non corrisponde alla realtà. In diversi territori, come ad esempio Soveria Mannelli, questo servizio esiste solo sulla carta: gli autisti sono presenti, ma l’ambulanza è quasi sempre assente perché utilizzata come mezzo di supporto per le postazioni territoriali che hanno l’ambulanza in manutenzione. Una situazione che riguarda anche altri comuni e che costringe il 118 a supplire a funzioni che non gli competono”. A Lamezia Terme, ad esempio, ricorda ancora Bruno “il servizio è garantito solo nelle ore diurne e solo in presenza di personale nei reparti; negli altri casi intervengono le équipe del 118, cosa che accade frequentemente. È legittimo ipotizzare che anche nell’area di Catanzaro la situazione sia sostanzialmente analoga”. “È vero che il numero delle missioni del 118 è aumentato ovunque, ma questo dato non può diventare una giustificazione. Questo aumento è la conseguenza di due problemi strutturali ben noti: da un lato l’inadeguata risposta del territorio, dall’altro l’incapacità delle centrali operative di Cosenza e Catanzaro di filtrare correttamente le chiamate. Le équipe del 118 lo riscontrano quotidianamente sul campo – afferma ancora il capogruppo di “Tridico Presidente” -. La presenza del medico a bordo dell’ambulanza consente una valutazione clinica immediata e, in molti casi, permette di evitare il trasporto improprio in pronto soccorso, lasciando il paziente a domicilio quando non vi è una reale emergenza. In assenza del medico, invece, si finisce per convogliare tutti in pronto soccorso, aumentando la confusione, i tempi di attesa e i disagi per i cittadini”. “Si fa inoltre riferimento alla digitalizzazione della sanità e all’attuazione del PNRR come fattori destinati a ridurre il carico di lavoro del 118. Allo stato attuale, però, questa prospettiva appare più come un auspicio che come una realtà concreta: i processi procedono con estrema lentezza e le strutture territoriali previste sono ben lontane dall’essere operative – evidenzia Bruno -. Anche sui tempi di intervento del 118, intesi come intervallo allarme–target, quanto riportato nella risposta non è attendibile. Basterebbe consultare i tablet delle singole postazioni territoriali per verificare che i 24 minuti indicati non rispecchiano la realtà. In molti casi, in quel lasso di tempo, le ambulanze sono ancora a metà del percorso. Parlare di dati medi senza una verifica puntuale rischia di offrire una rappresentazione distorta del servizio”. “Le criticità, dunque, non solo esistono, ma peggiorano di giorno in giorno. E questo rende ancora più grave il tema della medicalizzazione del 118. Negli ultimi anni la Regione non ha messo in campo alcuna strategia efficace per rendere attrattivo il servizio per i medici. Al contrario, molte scelte hanno contribuito ad allontanare i professionisti già in servizio e a scoraggiare nuovi ingressi, come dimostra il fatto che le zone carenti pubblicate continuano a rimanere sistematicamente deserte” .“In questo contesto, il riferimento a una maggiore “professionalizzazione dei dottori infermieri” richiede chiarezza e rispetto. Gli infermieri sono professionisti fondamentali del sistema sanitario, oggi dotati di una formazione universitaria solida, spesso arricchita da lauree magistrali e percorsi di alta specializzazione – sottolinea Bruno -. Il loro ruolo è essenziale nell’assistenza, nella gestione del paziente e nel lavoro di équipe, e va pienamente valorizzato. Ma proprio perché si tratta di professionisti altamente qualificati, è necessario evitare qualsiasi ambiguità: diagnosi, terapia e stabilizzazione del paziente critico sono e restano competenze proprie della figura medica. Pensare di risolvere una carenza strutturale di medici modificando di fatto l’assetto delle responsabilità cliniche non rafforza il sistema, ma lo espone a rischi ulteriori”. “Per tutte queste ragioni non posso ritenermi soddisfatto della risposta ricevuta. Serve un cambio di rotta netto, fondato su investimenti reali, sul rispetto delle competenze professionali e su un rafforzamento autentico della medicina territoriale. Continuare a negare o minimizzare i problemi significa mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e degli operatori del sistema di emergenza-urgenza”, conclude Bruno.

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Sicurezza, legalità e comunità: al via il ciclo di incontri promosso dalla Parrocchia Sacro Cuore e dal Sindacato FSP Polizia di Stato

Venerdì sera focus sulle truffe agli anziani, presente il Questore Linares.

Si terrà venerdì 30 gennaio, alle ore 19.00, presso il Salone Parrocchiale della Parrocchia Sacro Cuore, nel quartiere Lido di Catanzaro, il primo di due incontri pubblici dedicati ai temi della sicurezza, della legalità e della coesione sociale, promossi dalla Parrocchia Sacro Cuore e dal Sindacato FSP Polizia di Stato. Il primo appuntamento, venerdì sera, sarà incentrato sul tema “Truffa agli anziani: come difendersi e riconoscere i rischi”, con un focus sul ruolo delle Forze dell’Ordine e delle Istituzioni locali nella tutela delle fasce più fragili della popolazione. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza dei cittadini e favorire un dialogo diretto e costruttivo tra comunità, istituzioni e mondo ecclesiale. A moderare l’incontro sarà Giuseppe Brugnano, Segretario nazionale del Sindacato FSP Polizia di Stato. I lavori saranno introdotti da Padre Rocco Predoti, parroco della Parrocchia Sacro Cuore. Interverranno Pietro Falbo, Presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Giuseppe Travagliante, dirigente dell’UPG e SP della Questura di Catanzaro, e Giuseppe Linares, Questore di Catanzaro. «Sicurezza, legalità e comunità sono i pilastri su cui deve essere impostata la nostra società – dichiara Giuseppe Brugnano – ed è da questi tre elementi che vogliamo partire per offrire un contributo concreto, attraverso la comunità parrocchiale, a un quartiere strategico e vitale come Lido, nella città capoluogo di regione. La prevenzione non è solo un tema di ordine pubblico, ma una scelta politica e culturale che richiede responsabilità condivisa, una presenza forte dello Stato e la partecipazione attiva dei cittadini». Brugnano sottolinea inoltre come «la difesa degli anziani dalle truffe rappresenti una priorità sociale e istituzionale, perché colpire i più fragili significa minare la fiducia collettiva e il senso stesso di comunità. Portare le istituzioni nei territori, informare e costruire reti di protezione sociale è un dovere che chiama in causa tutti i livelli della responsabilità pubblica». L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio di confronto e impegno civile: il secondo incontro è infatti già in programma per il prossimo

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TROVARE SUBITO UNA SOLUZIONE PER LA MANCANZA DELL’ANESTESISTA PRESSO L’OSPEDALE DI SERRA SAN BRUNO

Alecci: “A rischio l’intera attività del nosocomio. La comunità si sente abbandonata. Occorrono presto azioni strutturali e durature, per quanto riguarda il personale, la dotazione, i servizi.”

Trovare subito una soluzione al problema della mancanza dell’anestesista presso l’Ospedale di Serra San Bruno e poi procedere ad una ricognizione puntuale delle difficoltà presenti sul territorio per migliorare le condizioni del servizio sanitario pubblico. Occorre procedere al più presto: un presidio fondamentale per tutto il comprensorio non può rimanere ancora privo di una figura fondamentale come quella dell’anestesista, mettendo a rischio tutte le emergenze e l’attività generale dell’intero nosocomio serrese. Per questo motivo chiedo all’Asp di riferimento di mettere in campo tutte le soluzioni possibili, come ad esempio richiamare in servizio il Dottor Miceli, magari attingendo alla normativa da poco approvata in Consiglio Regionale relativa alle “Disposizioni per garantire la continuità dei Servizi sanitari regionali” (Legge regionale 19 gennaio 2026, n. 1). Il Dottor Miceli, in passato, ha saputo dare continuità alle prestazioni sanitarie dell’ospedale, seppur tra mille sacrifici e difficoltà. Si tratterebbe di una soluzione tampone, certamente temporanea, che dovrà essere seguita da azioni strutturali e durature, per quanto riguarda il personale, la dotazione, i servizi. E’ importante fare presto, prestissimo. Come successo recentemente in altre zone della Calabria, dal vibonese a Polistena ad esempio, i comitati cittadini stanno giustamente manifestando tutta la loro preoccupazione, anche attraverso sit-in ed esposti. La comunità di Serra e il comprensorio si sentono abbandonati. Queste persone stanno vivendo sulla loro pelle tutte le difficoltà derivanti dalla graduale cancellazione dei servizi sanitari essenziali nelle aree interne. Occorre fare tutto il possibile per garantire, anche in questi territori, il sacrosanto Diritto alla Salute.

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Parte un Progetto Pilota tra ASP di Catanzaro e Comune di Davoli per l’inclusione lavorativa dei soggetti affetti da autismo ad alto funzionamento e condizioni neuropsicologiche affini

Catanzaro, – Ieri, a Davoli, presso la sede della Delegazione comunale, si è svolto il primo incontro di kick off del progetto InDavoli, un momento fondamentale che segna l’avvio operativo degli inserimenti lavorativi tramite borse lavoro, previsti per metà febbraio e destinati a giovani adulti con autismo ad alto funzionamento o condizioni neuropsicologiche affini, in carico ai Servizi dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro. Le attività prevedono una stretta sinergia tra il Comune di Davoli, le aziende del territorio e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro. All’incontro, promosso dall’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Davoli, Giuseppina Zangari, hanno partecipato le aziende aderenti all’iniziativa e, per l’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro, il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dottor Michele Rossi – responsabile del progetto – insieme ad alcuni operatori del Centro di Salute Mentale e ai referenti della Neuropsichiatria di Soverato. Le aziende coinvolte in questa prima fase sono: Tod System Srl, Centro Estetico Elisir, Soluzioni Informatiche Srl, Supermercato Rifugio Srl, Ludoteca L’Arcobaleno. Durante il confronto sono stati condivisi i tempi, le modalità di inserimento e gli obiettivi individuali dei partecipanti, in relazione alle mansioni previste. Il progetto si configura come un primo passo verso l’inclusione sociale e l’inserimento lavorativo delle persone più fragili. L’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro è già impegnata a promuovere iniziative analoghe anche in altri territori, affinché questa esperienza possa diventare l’avvio di un percorso più ampio e stabile nel tempo.

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‘Ndrangheta, catturato in Svizzera il latitante Bruno Vitale

Nella mattinata di venerdì 23 gennaio 2026, la Polizia Cantonale di Zurigo in collaborazione con la Polizia Federale elvetica, su indicazione del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri, ha arrestato il latitante VITALE Bruno, appartenente alla cosca di ndrangheta GALLACE di Guardavalle.
L’attività si inserisce nell’ambito dell’indagine “Ostro-Amaranto” dei Carabinieri del ROS, attraverso la quale è stata ricostruita, a livello di gravità indiziaria, l’operatività della locale di ‘ndrangheta di Guardavalle (CZ), attiva nel soveratese e con ramificazione nel Centro-Nord Italia. L’indagine, conclusa a gennaio dello scorso anno, ha visto l’esecuzione di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale DDA, nei confronti di 44 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso”, “concorso esterno in associazione di tipo mafioso”, “voto di scambio politico mafioso”, “procurata inosservanza di pena”, “tentata estorsione”, “trasferimento fraudolento di valori”, “detenzione, porto in luogo pubblico e traffico, pure internazionale, di armi, anche da guerra, nonché di materiale esplodente”, aggravati dal metodo mafioso.
La cattura del latitante VITALE Bruno costituisce il culmine di una incessante attività di ricerca posta in essere dai Carabinieri del ROS che, sotto la direzione ed il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, con il supporto dell’Unità I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) e in stretta collaborazione con i Reparti Investigativi della Polizia Federale Svizzera, nonché con quelli della Polizia Cantonale di Svitto e di Zurigo diretti e coordinati dall’Ufficio Federale di Giustizia Svizzero e Ministero Pubblico della Confederazione Elvetica, che mediante attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento, anche transfrontaliero, sono riusciti a localizzare il ricercato all’interno di un’abitazione di Wetzikon, cittadina del cantone svizzero di Zurigo.
VITALE Bruno, momentaneamente ristretto presso un carcere elvetico e in attesa di essere estradato in Italia, dovrà rispondere non solo delle accuse di partecipazione all’associazione mafiosa e possesso di armi contestategli nell’operazione “Ostro-Amaranto”, ma anche di reati concernenti il traffico internazionale di sostanze stupefacenti contestategli con la misura cautelare dell’operazione “Kleopatra” a cui era sfuggito lo scorso maggio.
L’indagato è da considerarsi innocente fino ad eventuale sentenza definitiva di condanna.

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In Calabria si può fare impresa di eccellenza nonostante le difficoltà

L’esempio virtuoso dei Verrino che hanno addirittura trasferito l’azienda fondata negli anni Sessanta da Milano a Catanzaro

Un esempio illuminante di come anche in Calabria si possa fare grande impresa, nonostante tutte le ben note difficoltà. “E se si aggiunge che l’azienda nata nel profondo nord, a Milano, si è poi trasferita per scelta nel profondo sud, a Catanzaro, questo dà ancora maggiore valore all’esempio straordinario, che lascia ben sperare per il futuro del meridione d’Italia”, chiosa il fondatore e presidente del Premio Mar Jonio Luigi Stanizzi. Ma l’aspetto più intrigante, è che a dare rilievo alla notizia è proprio un giornale di Milano, YouTrade, che dedica ben sei pagine al giovanissimo Christian Verrino. Il servizio di Veronica Monaco parte appunto da Milano per arrivare a Catanzaro: la storia della Calabroparati si snoda in un viaggio attraverso la Penisola. Dal primo colorificio aperto da Luigi Verrino nel capoluogo lombardo negli anni Sessanta, l’azienda è tornata dieci anni dopo nella terra d’origine del suo fondatore. Passata al figlio Claudio negli anni Ottanta, che al colorificio ha affiancato la commercializzazione di materiali per l’edilizia, Calabroparati è oggi guidata dalla terza generazione. Classe 2002, Christian Verrino da quattro anni ha preso le redini dell’azienda di famiglia per traghettarla nel futuro, con tanti nuovi progetti nel cassetto, tra cui l’apertura di un nuovo showroom e di una piattaforma e-commerce.
Domanda. Quali sono state le principali tappe della vostra storia aziendale?
Risposta. Fondata da mio nonno Luigi, Calabroparati è nata a Milano negli anni Sessanta come piccolo colorificio e rivendita di carta da parati. All’epoca le latte di colore si pesavano ancora con la bilancia. Negli anni Settanta mio nonno ha scelto di tornare in Calabria, dove ha deciso di proseguire l’attività intravedendo grosse possibilità di cre-scita. Inizialmente si è stabilito a Catanzaro, per poi aprire negli anni Ottanta sulla statale SS280, in Viale Lucrezia Della Valle. Più o meno nello stesso periodo mio padre Claudio, che aiutava il nonno in azienda da quando aveva 15 anni, è subentrato come titolare, iniziando ad aggiungere altri prodotti e affiancando l’edilizia al colore e alla carta da parati. Da subito è stato inserito il cartongesso, perché affine al mondo del colore, e successivamente il materiale pesante. Nel frattempo, Calabroparati è cresciuta molto anche sul fronte del colorificio. Nel 2002 l’azienda si è definitivamente trasferita poco più a sud, in viale Magna Grecia 60, sempre a Catanzaro. Infine, tra il 2020 e 2021 sono entrato in azienda come titolare.
D. Quando lei è entrato in azienda, ha portato idee nuove?
R. Il punto vendita era molto più piccolo. Abbiamo ampliato gli spazi e allargato la sala mostra per esporre meglio i prodotti. Questo è stato possibile grazie all’acquisto di un secondo magazzino di 500 metri quadrati nelle vicinanze, adibito a deposito per materiali isolanti.
Nel punto vendita teniamo invece il materiale pesante, mentre nello showroom abbiamo rivestimenti, porte, laminati, parquet, profili e accessori per il cartongesso,
finestre su richiesta.
D. Attualmente quanto pesa il colore nella vostra ri-vendita?
R. Circa il 20%. Il resto del fatturato si divide equamente

tra cartongesso e materiale edile.
D. Chi sono le vostre aziende partner per il colore?
R. Lavoriamo molto con Duco, che abbiamo contribuito a far crescere nella zona di Catanzaro. Poi, abbiamo prodotti di Mapei, Linvea e Area51. Come decorativi trattiamo Giorgio Graesan, e da poco abbiamo inserito anche le loro carte da parati.
D. Quanti tintometri avete?
R. Quattro, uno per ogni marchio: Duco, Linea, Mapci,
Area51. C’è il cliente più legato a un brand o chi si trova particolarmente bene con un certo prodotto: cerchiamo di accontentare tutte le fasce di pubblico.
D. Come si compone la vostra clientela?
R. Lavoriamo molto con imprese di costruzioni, architetti e ingegneri, che compongono circa il 60% della nostra clientela. Il restante 40% è composto da clienti privati.
Accontentiamo tutti, da chi deve fare piccoli lavori a casa ai grandi cantieri.
D. Il superbonus 110% ha spinto il vostro business, soprattutto per quanto riguarda i colori in facciata?
R. Durante il superbonus abbiamo lavorato molto con intonachini, quarzi per esterno e cappotti. C’era una grande richiesta di poliuretano, lana di roccia, polistire-
ne, polistirolo. Da quando è finito il bonus, la richiesta è calata più del 50%.
D. Come sta cambiando il mercato?
R. Continuiamo a operare molto sia all’interno che all’esterno, ma l’era dei cappotti è finita. Non c’è più la richiesta di una volta, oggi limitata al polistirolo.
D. Parlando di colori per interno, quali sono i più richiesti?

R. I colori sul tortora, i grigi-verde e l’azzurro mare.
D. Trai vostri partner c’è anche Polyglass: che rapporto vi lega a questa azienda?
R. Lavoriamo bene con le guaine a rotolo per l’involucro.
Polyglass è un’azienda che si differenzia per la qualità dei suoi prodotti e il rappresentante è sempre molto propo-sitivo. C’è un buon rapporto di partnership anche per quanto riguarda la formazione.
D. Quanto tempo dedicate alla formazione del personale interno e quante iniziative organizzate coinvolgendo invece i clienti?
R. Internamente abbiamo dipendenti con 20-30 anni di esperienza, quindi già molto formati. Ovviamente il mercato è sempre in evoluzione e sui nuovi prodotti c’è sempre da imparare. Quando le aziende ci invitano a partecipare a qualche corso, rispondiamo sempre positivamente per cercare di stare al passo. Con i clienti organizziamo almeno due-tre open house al mese durante la bella stagione, e siamo sempre aperti a nuove iniziative.
D. I vostri clienti vi chiedono prodotti sostenibili o bio?
R. No, non c’è ancora la cultura. Chiedono maggiormente prodotti con certificati Cam per il Pnrr.
D. Quanta parte del vostro business è legata al Pnrr?
R. Il 30-35%. Ultimamente siamo coinvolti in diversi cantieri, soprattutto in scuole e ospedali.
D. Trattate anche prodotti per il consolidamento strut-turale?
R. Qualche prodotto su ordinazione. Le richieste comunque sono in crescita e non trascuriamo in futuro di inserire questa tipologia di prodotti in rivendita.
D. Fate parte di un gruppo o di un consorzio?
R. No, per adesso non ne sentiamo la necessità.
D. Com’è andato il 2024 e che cosa si aspetta dal 2025:
R. Il 2024 si è chiuso in linea con l’anno precedente. Nel 2025 mi aspetto di migliorare ancora di più. Vogliamo essere un punto di riferimento per il territorio e stiamo crescendo molto sul cartongesso e le finiture per interno ed esterno. Da poco abbiamo anche aggiunto anche i corrugati per fognature e cavidotti.
D. Che cosa le dà lo spunto per migliorare e ideare
nuovi progetti?
R. Lo spirito imprenditoriale di mio nonno, che ancora mi dà suggerimenti e consigli, e la perseveranza ed esperienza di mio padre, che ancora lavora in azienda.
Da lui ho tanto da imparare e questo mi porta a cercare di migliorare sempre di più.
D. Quali sono i vostri prossimi progetti?
R. Abbiamo in progetto di acquistare un nuovo capanno-ne, vicino al punto vendita, per realizzare uno showroom in modo da inserire più prodotti, focalizzandoci comunque sempre su porte, laminati, piastrelle e rivestimenti.
Vorremmo inoltre investire nella pubblicità online e aprire un e-commerce dedicato ai prodotti che trattiamo, esclusi i materiali pesanti.

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“Il cuore e le pietre”, videopoesia da record di Vincenzo Ursini

Più di 11.000 visualizzazioni in soli 30 giorni. È un traguardo davvero strepitoso per la videopoesia «Il cuore e le pietre» di Vincenzo Ursini, un testo che il poeta di Petrizzi aveva scritto alla fine degli anni ʼ70 e che ha riproposto di recente partecipando a prestigiosi concorsi letterari vincendone diversi, tra i quali la 55esima edizione del premio Pietro Borgognoni di Pistoia e la IV edizione del premio La Casa Rossa di Cesena.
Apparso poco prima di Natale su FB come videopoesia, il testo di Ursini, arricchito di penetranti immagini e recitato con singolare finezza emozionale, ha ottenuto in pochissimo tempo questo ambito risultato letterario.
«Il cuore e le pietre» di Vincenzo Ursini, una delle più autorevoli, autentiche e ricercate voci poetiche del secondo novecento, – scrive la professoressa Francesca Misasi – è una poesia che nasce «ab imo pectore» (Lucrezio) dal profondo del cuore ed in cui parola ed emozione hanno raggiunto note così alte da toccare lʼanima e la ragione. Una poesia di rilevante attualità, che ha sfidato e sfida il tempo, un componimento originale, unico, che rifugge dall’ovvio, dai modelli dominanti e da qualsiasi formalismo preimpostato o indotto. Un piccolo gioiello di rara e ritrovata coscienza linguistica, dote rarissima di questi tempi, che scolpisce, attraverso unʼinteriorità rivelata, una sovraesposizione emotiva che fa sentire il lettore, attraversato da un’irrefrenabile commozione, parte della narrazione. Si coglie, nel testo, che trasmuta in fragranza di memoria, quella ricerca interiore che diventa espressione di unʼanima ancorata ai ricordi, alla lotta tra sentimento e ribellione, tra solitudine e angoscia, legata a un passato ancora vivo ma abitato da velati stati di coscienza, e dal quale emerge il legame fondamentale e tormentato col padre e il senso di smarrimento per averlo troppo presto perduto.
Affiora nella lirica, infatti, con grande dignità comunicativa, sapienza del cuore e radicale onestà, un affetto sofferto, malcelato, frutto probabilmente di una contrapposizione generazionale ma che il poeta solo col tempo, ha saputo trasformare in rimpianto, in conforto in poesia, in quel verso di riconciliazione e grande serenità interiore che recita “rancore più non sento per la morte.
Nei suoi versi, infatti, lʼamore filiale, alla stregua di P. Neruda, (amore-perdita) si dilata, si riconosce come sentimento profondo legato alla quotidianità, ai ricordi che diventano, nel tempo, quella forza vitale che dona senso alla vita. Non a caso il Nostro, con affascinante e ricercata nitidezza espressiva, fa rivivere la figura paterna tra gli orrori, le macerie e le sofferenze di un periodo complesso e doloroso della nostra storia. Un periodo processato e stigmatizzato nella lirica, in un concentrato di versi lucidi, penetranti che svelano e decodificano, parola per parola, la paura, il terrore, la sofferenza e dove la scenografia d’insieme, diventa personaggio chiave della tragicità del dramma vissuto. Versi inimitabili in cui il dolore non è il dolore dostoevskiano che diventa strumento di purificazione e coscienza, ma è dolore esistenziale, quello che arriva a distruggere l’amore sacro per la vita.
Una poesia che si può accostare, per l’intensità simbolica ed espressiva di versi lancinanti come «aveva unghie di fuoco/…» e «…donne appese come capre alle forche dei pioppi lungo il fiume./ », alla valenza figurativa e surreale della Guernica di Picasso diventando, come il dipinto, strumento potente e silenzioso dell’Arte quale memoria collettiva e monito contro la violenza e la sopraffazione. «Il cuore e le pietre» non è solo una lirica ineffabile, o il flusso emotivo di un ricordo ma una poesia universale, una cosmogonia lirica dʼincommensurabile valore poetico che riflette e si accosta, in modo autentico e personale, alle voci più pure e autorevoli del firmamento poetico internazionale. Si coglie, infatti, nello scorrere fluido dei versi, l’eco della tenerezza delicata e aulica del Pascoli, della malinconica eleganza del Leopardi (Quieta disperazione), della discrezione formale, del pudore, del sentimento e dell’austera meditazione del Montale nonché il richiamo al verso sobrio, cristallino e malinconico de «La vita fugge» del Petrarca! Una poesia articolata e sublimata dalle emozioni del poeta che diventa, come per W. Whitman, (Varie sfaccettature delle emozioni), ʼenergia puraʼ esperienza totale ed espressione vitale dei sentimenti. Una lirica di nostalgia e luce, percezione e memoria, dove la raffinatezza della forma si fonde con la tensione comunicativa aprendo varchi di senso e di significati, scoprendo in poche, mirate e illuminanti immagini, conflitti e realtà irrisolti.
Ursini, che conosce molto bene lʼarte del comporre, ha saputo cogliere e deflemmare, attraverso una struttura lineare e vibrante, come pochi riescono a fare, il senso autentico della realtà e i sentimenti in modo personale e istintivo ma anche logico e concettuale. È riuscito a trarre dal dolore, un canto consolatorio e necessario emulsionando, nel contempo, coscienza civile e poesia. Importante altresì, sottolineare la magistrale finezza compositiva del Nostro, nellʼaver saputo legare il tempo passato, al tempo della sua giovinezza e al presente senza per questo, creare vuoti o fratture al fluire limpido o al ritmo costante dei versi, facendo emergere, nel contempo, che dalla realtà vissuta dal padre quando «…la fame /dormiva sulla pancia del gatto…/ » e quando «Tu / portavi dentro baratri improvvisi…» e da quella della sua gioventù di «… e noi viviamo ergastoli infiniti.» nulla sia cambiato veramente. Pochi, toccanti e icastici versi che spiegano, più di mille argomentazioni, la cruda negatività della realtà di quel tempo.
È una poesia «Il cuore e le pietre», che si sgrana come un ʺrosario dell’esistenzaʺ, una cromia di sentimenti che attraversano le anguste geometrie dell’animo umano e dove si sente il profumo del pane caldo di famiglia e dove «… il mare ha brividi di azzurro/ e l’estate è una stella cadorina,/…»
Versi d’incanto che seducono come i riflessi notturni e ammalianti della luna sull’acqua. Un altro straordinario elemento chiave di questa eloquente lirica, è l’uso della parola che, incisiva, tagliente, levigata, scarnificata dal superfluo ma intrisa d’interiorità e nutrita di un sentimento autentico, diventa, nel contesto, veicolo di valori, coniugazione di verità e lirismo emozionale. Vincenzo Ursini usa nel testo, la purezza e la ricchezza semantica della parola per costruire, plasmare e raffigurare la narrazione dell’animo umano. Dal punto di vista strutturale inoltre, lʼuso della parola si lega, con elegante rilevanza, al richiamo delle potenti ed illuminate metafore elaborando un codice lirico florido ed espressivo di particolare sensibilità.
Anche il linguaggio, forbito e aduso alla ricercatezza, – conclude Francesca Misasi – si distingue per lʼeleganza dello stile e recupera, nella parola, il senso vero della tradizione oltre ad assumere quel valore etico che richiama la grande poesia del ‘900. «Il cuore e le pietre» rappresenta, per la poesia, una pietra miliare, un esempio di dignità comunicativa, di coscienza linguistica e di senso estetico ed evocativo, elementi fondamentali per un’ispirata progettualità poetica. Una lirica magistrale la cui potenza suggestiva conferma, qualora ce ne fosse bisogno, il grande e inestimabile carisma di Vincenzo Ursini!
«Il cuore e le pietre» é una poesia d’ineguagliabile bellezza, un concentrato di emozioni che vanno dritte al cuore, una lirica che misura tutta la grandezza e lʼumiltà di chi lʼha composta.

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Elvira e Rocco Ceravolo da Vallefiorita nel team hairstyling delle selezioni regionali di Miss Italia 2026

Vallefiorita diventa protagonista nel panorama della bellezza nazionale grazie al talento di Elvira Ceravolo, hair stylist affermata, che insieme al fratello Rocco farà parte del team ufficiale di parrucchieri alle selezioni regionali di Miss Italia Calabria 2026. Un traguardo prestigioso che conferma la crescita professionale dei due artisti dell’acconciatura. Miss Italia, storica manifestazione nata nel 1939, rappresenta ancora oggi uno dei concorsi di bellezza più seguiti e riconosciuti del Paese. Nel corso degli anni ha lanciato figure diventate icone dello spettacolo, del cinema e della moda. La macchina organizzativa del concorso è nota per la sua attenzione ai dettagli e per la selezione rigorosa dei professionisti che lavorano nel backstage, dai make-up artist agli hairstylist, fino ai fotografi e ai tecnici di scena. In questo contesto, la presenza di Elvira e Rocco assume un valore ancora più significativo. Elvira, già giudice regionale nel 2025, ha superato anche quest’anno le selezioni dedicate agli hairstylist, un percorso che richiede competenze tecniche, creatività e capacità di lavorare sotto pressione. Le selezioni avvengono attraverso i partner ufficiali della manifestazione. Nel suo caso, il prestigioso marchio Framesi, multinazionale italiana che da oltre 75 anni sostiene e forma gli acconciatori professionisti. Framesi ha il compito di individuare i talenti più preparati per il backstage, con l’obiettivo di valorizzare la bellezza autentica delle concorrenti e mantenere un alto standard qualitativo durante tutte le fasi del concorso. La filosofia del brand si sposa perfettamente con le tendenze previste per l’edizione 2026; un ritorno alla naturalezza elegante, con acconciature curate ma dall’aspetto autentico. Le linee guida per gli hairstylist della selezione regionale calabrese prevedono onde morbide e luminose, capelli sciolti dall’effetto naturale, styling lisci e raffinati, attenzione alla salute e alla brillantezza del capello. Un’estetica che punta a esaltare la personalità delle ragazze, senza eccessi, in linea con la nuova immagine di Miss Italia, sempre più orientata alla valorizzazione della donna nella sua unicità. Elvira e Rocco Ceravolo porteranno nel backstage tutta la loro esperienza, la loro passione e la loro professionalità, contribuendo a un evento che continua a rappresentare un simbolo della cultura estetica italiana. Per Vallefiorita, un motivo di orgoglio; per i due hairstylist, un nuovo passo in un percorso costruito con dedizione e talento.
Carmela Commodaro

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Giornata della Memoria a Catanzaro [Foto]

Condivisione con i giovani dei valori della memoria, della pace e della democrazia in ricordo degli Internati Militari Italiani

Catanzaro, Presso la Caserma “Pepe Bettoja”, sede del Comando Militare Esercito “Calabria”, si è svolta la cerimonia dedicata al Giorno della Memoria alla presenza delle autorità civili e militari e di studenti di istituti del territorio calabrese, a testimonianza della rilevanza istituzionale della cerimonia e della condivisione dei valori della memoria, della pace e della democrazia. La cerimonia è iniziata con l’esecuzione del “Canto degli Italiani”, interpretato dai Maestri Viola Trapasso e Maria Veraldi, ed è proseguita con i saluti istituzionali del Comandante del Comando Militare Esercito “Calabria”, Colonnello Ugo Gaeta e della Direttrice Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria, Dott.ssa Loredana Giannicola, promotori dell’evento. L’iniziativa ha visto prima la consegna delle medaglie commemorative ai familiari di soldati internati della provincia di Catanzaro e successivamente la premiazione della seconda edizione del concorso “Giornata della Memoria – I giovani ricordano”. In particolare, sono state conferite le medaglie commemorative alla memoria per il periodo bellico 1943–1945 ai familiari del Soldato Francesco Vigliaturo, nato a Nicastro (CZ) nel 1922, prigioniero dal 9 settembre 1943 e rimpatriato nel marzo 1945 e del Soldato Domenico Dragone, nato a Zagarise (CZ) nel 1924, prigioniero dal maggio 1943 e rimpatriato nel maggio 1945. Significativo l’approfondimento storico del Dott. Giacomo Maria Oliva, che ha illustrato agli studenti la figura degli Internati Militari Italiani (IMI), cittadini che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, subirono deportazione, lavoro coatto e violenze per aver rifiutato di collaborare con il regime nazionalsocialista e con la Repubblica Sociale Italiana. La giornata è proseguita con la premiazione della seconda edizione del Premio “Giorno della Memoria – I giovani ricordano”, concorso letterario e artistico rivolto agli studenti delle scuole della provincia di Catanzaro. Hanno partecipato all’iniziativa 9 istituti scolastici, con la presentazione di 50 elaborati tra lavori letterari, artistici e multimediali, realizzati anche grazie alla consultazione della documentazione storica custodita dall’Ufficio Documentale del Comando Militare Esercito “Calabria”. I riconoscimenti assegnati sono stati la Menzione speciale per l’originalità e l’uso creativo dell’IA tributata al lavoro “La morale messa alla prova: Cefalonia 1943” dell’Istituto Comprensivo “Corrado Alvaro” di Chiaravalle Centrale e la Menzione speciale per l’originalità e la presenza scenica all’esibizione di ballo, sulle note del brano “Schindler’s List”, dell’Istituto Comprensivo Sersale/Petronà. Inoltre, i principali premi sono stati conferiti all’Istituto Comprensivo di Maida, 3° classificato con la poesia “Fiore Iannì”, alla 5ª C del Liceo Classico “Galluppi” di Catanzaro che, grazie a una “Ricerca Storica”, si è classificata al 2° posto dopo il collage digitale e materico su tela “L’altra faccia della Resistenza: gli internati militari italiani”, presentato dall’Istituto Comprensivo Sersale Petronà – plesso di Zagarise che si è guadagnato il podio della competizione. La manifestazione ha evidenziato come i giovani, attraverso lo studio, l’arte e la creatività, possano essere autentici custodi della memoria e dei valori democratici.

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Giornata di formazione,“25 anni dalla Legge 150/2000: informazione e comunicazione pubblica tra etica, regole e innovazione alla frontiera dell’Intelligenza Artificiale”

“25 anni dalla Legge 150/2000: informazione e comunicazione pubblica tra etica, regole e innovazione alla frontiera dell’Intelligenza Artificiale”, questo il tema della giornata di formazione, organizzata, nella splendida cornice di Baia dell’Est, dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, che nell’occasione verrà intitolata a Gerardo Mombelli, con l’Ordine dei Giornalisti della Calabria. Hanno patrocinato l’evento la Giunta e il Consiglio regionale della Calabria, il Corecom Calabria, l’Amministrazione provinciale di Catanzaro, il Movimento Europeo, il Comune di Stalettì. Si tratta di una giornata di formazione sugli effetti dell’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione, con al centro la comunicazione pubblica italiana che si interroga sul futuro dominato dall’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito il delicato equilibrio tra l’eredità della Legge 150/2000 e le sfide poste dall’AI Act europeo e dalla recente Legge 132/2025. Esperti, accademici e rappresentanti istituzionali, organizzazioni sindacali, si confronteranno su come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo il rapporto tra istituzioni e cittadini, con un focus particolare sulla trasparenza, sull’etica del dato e sulla Pubblica Amministrazione.
I lavori, presieduti e coordinati in apertura, da Pasquale Mancuso, Consigliere Nazionale dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, saranno introdotti, dopo i saluti del Sindaco di Stalettì Mario Gentile, da Leda Guidi e Marco Magheri, Presidente e Segretario Generale dell’Associazione. Seguiranno gli interventi di
Giuseppe Soluri, Presidente Ordine dei Giornalisti Calabria, Wanda Ferro, Sottosegretario di Stato Ministero dell’Interno, Sen. Nicola Irto, Castrese De Rosa, Prefetto di Catanzaro, Filippo Mancuso,Vicepresidente della Giunta regionale della Calabria, Giuseppe Ranuccio, Vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Amedeo Mormile, Presidente Amministrazione provinciale di Catanzaro, Pasquale Petrolo, Segretario Regionale CORECOM Calabria, Mario Arcuri, Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali Arcidiocesi di Catanzaro – Squillace. Seguirà la prima sessione di lavori, presieduta da Marco Magheri, sul tema.” Europa, Italia: dall’AI Act alla legge n. 132/2025” con gli interventi di Angela Busacca, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria,Sandra Cioffi, Presidente Consiglio Nazionale degli Utenti-AGCOM, Mario Caligiuri, Università della Calabria Presidente SOCINT, Flavio Vincenzo Ponte, Università della Calabria, Brando Benifei, Parlamentare Europeo – co-relatore del regolamento UE 2024/1689 AI Act, Fulvio Gigliotti, Università Magna Graecia di Catanzaro – Coordinatore Dottorato di ricerca in “Diritto della società digitale e dell’innovazione tecnologica”, Pier Virgilio Dastoli, Presidente Movimento Europeo . La seconda sessione dei lavori, nel primo pomeriggio, presieduta da Pasquale Mancuso, avrà per titolo:” Sviluppi organizzativi, professionali e contrattuali”.
Ad aprire gli interventi il Presidente di ARAN, Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, Antonio Naddeo, Rita Longobardi, Segretaria Generale Nazionale UIL-FPL, Bruno Talarico, Segretario Regionale FP CGIL Calabria, Roberto Cosentino, Responsabile CISL FP Calabria Area Dirigenza Comparto Funzioni Locali, Oldani Mesoraca, Ordine dei Giornalisti Calabria, Pierdomenico Lonzi, Consigliere Nazionale Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, Teresa Benincasa, Servizio Comunicazione URP – ARPACAL, Vittorio Scerbo, Sindaco di Marcellinara – specialista della comunicazione Regione Calabria, Salvatore Condito, URP-Ufficio Relazioni con il Pubblico Regione Calabria, Maria Antonietta Sacco, Direttrice Gal dei Due Mari e Responsabile del PAL – Soveria Mannelli, Sergio Tassone, Dipartimento Giunta regionale Calabria per la valorizzazione del Capitale Umano e l’innovazione nel lavoro pubblico e Dirigente Settore “Affari Istituzionali, Sviluppo delle competenze, Comunicazione Pubblica ed Istituzionale – BURC – Ufficio Stampa”. Le conclusioni saranno affidate a Pier Virgilio Dastoli – Presidente Movimento Europeo e Marco Magheri – Segretario Generale Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e .Istituzionale.
Rosanna Paravati

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