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Palermo, Ferrandelli “Assegnata casa popolare allo Zen a famiglia con 5 minori”

PALERMO (ITALPRESS) – “E’ stata riacquisita nel quartiere Zen un’altra casa popolare, a seguito del decesso di un precedente assegnatario e a seguito della mediazione della polizia municipale, e dell’Assessorato, con i parenti che volevano continuare a detenere l’immobile pur non avendo i titoli. La consegna dell’immobile è stata seguita dalla riconsegna a un nucleo iscritto alla lista dell’emergenza abitativa avente cinque minori, che finalmente trovano un tetto nel quale poter crescere e formare se stessi. Un’attività costante che portiamo avanti in tutta la città e che sta dando finalmente a chi ha bisogno di una casa il diritto di averla senza dover pagare il pizzo al mercato illegale che negli anni scorsi profittava su un bisogno fondamentale”. Lo ha dichiarato l’assessore all’Abitare Sociale del Comune di Palermo, Fabrizio Ferrandelli, commentando l’assegnazione questa mattina da parte dell’Assessorato, con il supporto della Polizia Municipale, di un nuovo alloggio di edilizia residenziale pubblica nel quartiere Zen. L’immobile è stato destinato a un nucleo familiare, inserito nella graduatoria dell’emergenza abitativa e composto da una famiglia con cinque minori.
tvi/mca1/gtr
(Fonte video: Fabrizio Ferrandelli)

Ue, Tridico “Web Tax è arma per difenderci dall’economia di Trump”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – “La tassa sui servizi digitali, la cosiddetta web tax, è una delle poche armi che l’Europa può utilizzare per proteggere la sua economia. Oggi le big tech stanno facendo un enorme fatturato perché in Europa c’è un mercato di grande valore”. Lo ha dichiarato Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo e presidente della sottocommissione per le questioni fiscali, commentando la strategia dell’Unione di fronte ai colossi digitali globali.

xf4/sat/gsl

Tg Economia – 30/6/2026

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Autostrade e trafori, rinnovato il contratto di lavoro della filiera
– Cresce il turismo delle radici
– Summer Fancy Food Show, 300 aziende italiane a New York
– La lotta all’evasione diventa sempre più sofisticata

sat/gsl

Ettorre “La Federvela si appresta a vivere un biennio magico”

OMA (ITALPRESS) – “Quello della vela è un movimento sicuramente in salute, che si appresta a vivere un biennio magico, pieno di attività sportive di altissimo livello. Ricordiamo l’America’s Cup su tutte, ma anche la SailGp e, ovviamente, le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Un movimento in grande salute anche per l’attività giovanile: con l’estate le nostre scuole di vela ed i tanti circoli sono impegnati in tutta Italia nel far provare le sensazioni di questa disciplina, sia tradizionale che foiling. Ci aspettiamo dunque un’estate molto positiva”. Il presidente della Federazione Italiana Vela, Francesco Ettorre, è certo che sarà un’estate ricca di soddisfazioni per un movimento già proiettato al 2027, anno del centenario della Fiv e decisivo ai fini della presenza azzurro ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.

mc/azn

Tg Sport – 30/6/2026

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Mondiali 2026: clamorosa eliminazione di Germania ed Olanda
– Scatto Inter per Khalaili, la Juve tratta per Kolo Muani e il giovane Ekhator
– Inter, Yann Sommer saluta i nerazzurri dopo tre stagioni
– Premier League, Enzo Maresca è il nuovo allenatore del Manchester City
– Wimbledon 2026: gioia Paolini e Grant al secondo turno, eliminato Arnaldi
– Blitz a Bergamo contro gli “Ultras Italia”, 7 avvisi di garanzia
– Giochi Mediterraneo: Foti “Le opere resteranno ai cittadini, lo sport unisce”
azn

Maxi sequestro di 1,17 milioni di euro falsi e documenti contraffatti a Trieste

TRIESTE (ITALPRESS) – Maxi operazione della Guardia di Finanza di Trieste, in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha portato al sequestro di oltre 1,17 milioni di euro in banconote false e di numerosi documenti contraffatti destinati al mercato europeo. L’intervento è scaturito da un’attività di analisi sui flussi logistici in ingresso nel porto giuliano, nell’ambito del dispositivo permanente di vigilanza doganale e contrasto ai traffici illeciti. Il carico è stato intercettato a bordo di un tir proveniente dal porto turco di Akçansa/Gemlik e diretto ad Amburgo, formalmente spedito da una società turca attiva nel settore delle telecomunicazioni e destinato a un’azienda olandese di servizi alle imprese. Le verifiche hanno consentito di rinvenire 23.400 banconote da 50 euro false, per un valore complessivo superiore a 1,17 milioni di euro, insieme a 25 documenti di identità contraffatti tra carte d’identità, passaporti, permessi di soggiorno e visti riconducibili a diversi Paesi europei ed extra UE. All’interno del mezzo sono stati inoltre sequestrati un hard disk e una chiavetta USB contenenti circa 10.000 file digitali, tra cui modelli grafici, fotografie, font, codici alfanumerici e software utilizzati per la produzione di documenti falsi. Tra i materiali rinvenuti figurano anche 110 certificati relativi a visti, carte d’identità, permessi di soggiorno e patenti di guida di vari Paesi, inclusa una patente italiana intestata a un cittadino russo richiedente asilo e segnalato per possibili collegamenti con ambienti radicalizzati. Secondo gli investigatori, il fenomeno della contraffazione documentale e monetaria si inserisce in reti criminali transnazionali che sfruttano piattaforme digitali criptate e canali del dark web per la produzione e distribuzione dei materiali illeciti. In tale contesto, aree come la Turchia e diversi Paesi dell’Europa orientale rappresentano snodi strategici per la produzione e lo smistamento. Il sequestro eseguito nel porto di Trieste conferma il ruolo del territorio italiano come possibile punto di accesso per l’introduzione di tali prodotti nel mercato europeo. Il materiale è stato posto sotto sequestro su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, che ha avviato ulteriori approfondimenti investigativi anche attraverso la cooperazione internazionale tra autorità giudiziarie e forze di polizia.

tvi/mca1

(Fonte video: Guardia di Finanza)

Maxi sequestro di 1,17 milioni di euro falsi e documenti contraffatti a Trieste

TRIESTE (ITALPRESS) – Maxi operazione della Guardia di Finanza di Trieste, in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha portato al sequestro di oltre 1,17 milioni di euro in banconote false e di numerosi documenti contraffatti destinati al mercato europeo. L’intervento è scaturito da un’attività di analisi sui flussi logistici in ingresso nel porto giuliano, nell’ambito del dispositivo permanente di vigilanza doganale e contrasto ai traffici illeciti. Il carico è stato intercettato a bordo di un tir proveniente dal porto turco di Akçansa/Gemlik e diretto ad Amburgo, formalmente spedito da una società turca attiva nel settore delle telecomunicazioni e destinato a un’azienda olandese di servizi alle imprese. Le verifiche hanno consentito di rinvenire 23.400 banconote da 50 euro false, per un valore complessivo superiore a 1,17 milioni di euro, insieme a 25 documenti di identità contraffatti tra carte d’identità, passaporti, permessi di soggiorno e visti riconducibili a diversi Paesi europei ed extra UE. All’interno del mezzo sono stati inoltre sequestrati un hard disk e una chiavetta USB contenenti circa 10.000 file digitali, tra cui modelli grafici, fotografie, font, codici alfanumerici e software utilizzati per la produzione di documenti falsi. Tra i materiali rinvenuti figurano anche 110 certificati relativi a visti, carte d’identità, permessi di soggiorno e patenti di guida di vari Paesi, inclusa una patente italiana intestata a un cittadino russo richiedente asilo e segnalato per possibili collegamenti con ambienti radicalizzati. Secondo gli investigatori, il fenomeno della contraffazione documentale e monetaria si inserisce in reti criminali transnazionali che sfruttano piattaforme digitali criptate e canali del dark web per la produzione e distribuzione dei materiali illeciti. In tale contesto, aree come la Turchia e diversi Paesi dell’Europa orientale rappresentano snodi strategici per la produzione e lo smistamento. Il sequestro eseguito nel porto di Trieste conferma il ruolo del territorio italiano come possibile punto di accesso per l’introduzione di tali prodotti nel mercato europeo. Il materiale è stato posto sotto sequestro su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, che ha avviato ulteriori approfondimenti investigativi anche attraverso la cooperazione internazionale tra autorità giudiziarie e forze di polizia.

tvi/mca1

(Fonte video: Guardia di Finanza)

Attacchi cyber, Ranzato (Deas) “La vera sfida è comprendere la minaccia”

Attacchi cyber, Ranzato (Deas) “La vera sfida è comprendere la minaccia”

ROMA (ITALPRESS) – “Per oltre un decennio la cybersicurezza è stata raccontata come una disciplina della difesa. Un approccio necessario, ma che oggi non basta più: il problema non è soltanto proteggere le infrastrutture, è comprendere la minaccia”. Lo afferma Stefania Ranzato, fondatrice di Deas (Difesa e Analisi Sistemi), società italiana di cybersicurezza nata nel 2018, alla testata Open (https://www.open.online/2026/06/30/cybersicurezza-italia-stefania-ranzato-deas). Secondo l’ultimo rapporto Clusit l’Italia concentra il 9,6% degli attacchi cyber globali, una quota superiore al suo peso economico e demografico. Nel mirino soprattutto i servizi essenziali: sanità, trasporti, banche. Nel 2025, secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, gli attacchi alla sanità sono cresciuti del 40%. “Le capacità offensive, intese come capacità di comprendere l’offesa per neutralizzarla, si sviluppano attraverso ricerca e confronto con problemi reali – aggiunge Ranzato -. Formare e trattenere queste professionalità significa presidiare una porzione di autonomia nazionale”.
Un approccio che, per funzionare davvero, dovrebbe essere accompagnato anche da una maggiore consapevolezza dei cittadini: aggiornare i dispositivi, utilizzare password intelligenti, riconoscere i tentativi di truffa via sms o mail. Insomma, conoscere i rischi della rete e saperli gestire, seguendo le buone prassi della cyber literacy, perchè anche nella cybersicurezza prevenire è meglio che curare. “La difesa più efficace – osserva ancora Ranzato – non nasce dalla protezione delle infrastrutture, ma dalla capacità di comprendere come ragiona chi intende comprometterle”. Perchè il vantaggio competitivo, soprattutto nel settore cyber, “appartiene a chi capisce prima”.
Se i reati informatici preoccupano e sono in aumento, la ragione più immediata è che il valore economico dei dati è enorme. Proprio per questo, sostiene Ranzato, servono investimenti non soltanto nelle tecnologie, ma soprattutto nelle persone: “Le capacità offensive, intese come capacità di comprendere l’offesa per neutralizzarla, non si trovano sugli scaffali. Si sviluppano attraverso ricerca, sperimentazione continua e confronto con problemi reali». E’ il principio che regge gli ecosistemi cyber più maturi a livello internazionale, nei quali la ricerca offensiva è uno strumento ordinario per migliorare la resilienza complessiva dei sistemi.
Da questo discende una conseguenza che la politica industriale italiana farebbe bene a interiorizzare: in un settore dove il fattore decisivo è il capitale umano, la dipendenza tecnologica dall’esterno non è un dettaglio operativo ma una vulnerabilità strategica. “Formare, trattenere e valorizzare professionalità capaci di operare a questo livello significa, in ultima istanza, presidiare una porzione di autonomia nazionale”, sottolinea Ranzato.

– Foto ufficio stampa Deas –

(ITALPRESS).

Attacchi cyber, Ranzato (Deas) “La vera sfida è comprendere la minaccia”

Attacchi cyber, Ranzato (Deas) “La vera sfida è comprendere la minaccia”

ROMA (ITALPRESS) – “Per oltre un decennio la cybersicurezza è stata raccontata come una disciplina della difesa. Un approccio necessario, ma che oggi non basta più: il problema non è soltanto proteggere le infrastrutture, è comprendere la minaccia”. Lo afferma Stefania Ranzato, fondatrice di Deas (Difesa e Analisi Sistemi), società italiana di cybersicurezza nata nel 2018, alla testata Open (https://www.open.online/2026/06/30/cybersicurezza-italia-stefania-ranzato-deas). Secondo l’ultimo rapporto Clusit l’Italia concentra il 9,6% degli attacchi cyber globali, una quota superiore al suo peso economico e demografico. Nel mirino soprattutto i servizi essenziali: sanità, trasporti, banche. Nel 2025, secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, gli attacchi alla sanità sono cresciuti del 40%. “Le capacità offensive, intese come capacità di comprendere l’offesa per neutralizzarla, si sviluppano attraverso ricerca e confronto con problemi reali – aggiunge Ranzato -. Formare e trattenere queste professionalità significa presidiare una porzione di autonomia nazionale”.
Un approccio che, per funzionare davvero, dovrebbe essere accompagnato anche da una maggiore consapevolezza dei cittadini: aggiornare i dispositivi, utilizzare password intelligenti, riconoscere i tentativi di truffa via sms o mail. Insomma, conoscere i rischi della rete e saperli gestire, seguendo le buone prassi della cyber literacy, perchè anche nella cybersicurezza prevenire è meglio che curare. “La difesa più efficace – osserva ancora Ranzato – non nasce dalla protezione delle infrastrutture, ma dalla capacità di comprendere come ragiona chi intende comprometterle”. Perchè il vantaggio competitivo, soprattutto nel settore cyber, “appartiene a chi capisce prima”.
Se i reati informatici preoccupano e sono in aumento, la ragione più immediata è che il valore economico dei dati è enorme. Proprio per questo, sostiene Ranzato, servono investimenti non soltanto nelle tecnologie, ma soprattutto nelle persone: “Le capacità offensive, intese come capacità di comprendere l’offesa per neutralizzarla, non si trovano sugli scaffali. Si sviluppano attraverso ricerca, sperimentazione continua e confronto con problemi reali». E’ il principio che regge gli ecosistemi cyber più maturi a livello internazionale, nei quali la ricerca offensiva è uno strumento ordinario per migliorare la resilienza complessiva dei sistemi.
Da questo discende una conseguenza che la politica industriale italiana farebbe bene a interiorizzare: in un settore dove il fattore decisivo è il capitale umano, la dipendenza tecnologica dall’esterno non è un dettaglio operativo ma una vulnerabilità strategica. “Formare, trattenere e valorizzare professionalità capaci di operare a questo livello significa, in ultima istanza, presidiare una porzione di autonomia nazionale”, sottolinea Ranzato.

– Foto ufficio stampa Deas –

(ITALPRESS).