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Stalettì in festa per San Rocco, migliaia di persone in piazza tra musica e fuochi d’artificio

Grande partecipazione ai tradizionali festeggiamenti: gli Ultradance 90s hanno trascinato il pubblico in una serata di musica e divertimento, culminata con uno spettacolare show pirotecnico

Una piazza gremita, migliaia di persone e un’atmosfera di festa che ha accompagnato fino a tarda sera uno degli appuntamenti più sentiti dell’estate stalettese. I festeggiamenti in onore di San Rocco hanno richiamato a Stalettì un pubblico numerosissimo, arrivato anche dai centri vicini per partecipare a una serata capace di unire tradizione, devozione e spettacolo. Dopo i momenti legati alle celebrazioni religiose, la festa è entrata nel vivo con la musica degli Ultradance 90s, protagonisti di uno spettacolo ad alto coinvolgimento che ha trasformato la piazza in una grande pista da ballo a cielo aperto. Le sonorità e i grandi successi degli anni Novanta hanno conquistato il pubblico fin dalle prime note, coinvolgendo generazioni diverse in un lungo viaggio musicale tra ricordi, energia e divertimento. Cori, balli e applausi hanno accompagnato l’esibizione, confermando la forza di un repertorio ancora capace di parlare tanto a chi quegli anni li ha vissuti quanto ai più giovani. Una partecipazione imponente che ha restituito l’immagine di una comunità viva e di un appuntamento profondamente radicato nella tradizione locale, ma capace allo stesso tempo di trasformarsi in un momento di richiamo per l’intero comprensorio. A chiudere la serata è stato poi uno straordinario spettacolo pirotecnico, che ha illuminato il cielo sopra Stalettì con giochi di luce, colori e sequenze spettacolari. Con gli occhi rivolti verso l’alto, il pubblico ha seguito l’esibizione fino all’ultimo fuoco, salutandola con un lungo applauso. Una conclusione suggestiva per una giornata nella quale il sentimento religioso e la tradizione popolare si sono intrecciati con musica e spettacolo, facendo registrare una delle immagini più partecipate dell’estate a Stalettì.

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Soverato, rievoca il passaggio della fiaccola olimpica il 19 agosto 1960

L’Amministrazione Comunale di Soverato con la collaborazione della Delegazione CONI di Catanzaro organizza per giorno 19 agosto alle ore 18.30 nella sala Bruno Manti del Palazzo di Città una manifestazione per rievocare il passaggio della fiaccola olimpica da Soverato il 19 agosto 1960.
Alla manifestazione moderata dal giornalista Francesco Pungitore parteciperanno il Sindaco di Soverato arch. Daniele Vacca ,il vice sindaco di Soverato Emanuele Amoruso, il Presidente Regionale del C.O.N.I. Dott. Consolato Scopelliti e il Delegato C.O.N.I. di Catanzaro dott. Giuseppe Pipicelli.
Si partirà dal ricordo della sera del 19 agosto quando la fiaccola olimpica delle XVII Olimpiadi di Roma 1960 (peraltro unica Olimpiade estiva dell’era moderna svolta in Italia) citando i tedofori di Soverato e quanti hanno collaborato alla ottimale riuscita della manifestazione.
A perenne ricordo della manifestazione Soverato ha voluto intitolare una importante via del centro storico Via Olimpia appunto.
Dalle Olimpiadi del 1960 con un salto temporale di 65 anni si arriverà alle Olimpiadi di Milano Cortina 2025 . La fiaccola olimpica è arrivata a Catanzaro Lido il 20 dicembre 2025 accolta dal Delegato CONI Catanzaro Dott. Giuseppe Pipicelli e dal fiduciario locale territoriale Giampaolo Mungo.
Nel corso della manifestazione verranno premiati i tedofori di Soverato e tutti quelli che hanno reso possibile la riuscita dell’evento e precisamente Fausto Apicella, Antonio Caminiti, Antonio Fiorita,Marino Palazzo,Impero Prunestì e Pino Pultrone.
Saranno presenti inoltre gli alunni dell’Istituto Comprensivo di Taverna che hanno disegnato le mascotte delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina.
Sarà inoltre presente il nuotatore catanzarese Giovanni Caserta atleta olimpico di Parigi 2024 e fresco vincitore di una medaglia d’ro e una d’argento ai recenti assoluti di Roma.

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Furto al MuMe di Messina, sentiti i quattro custodi del museo

Furto al MuMe di Messina, sentiti i quattro custodi del museo

MESSINA (ITALPRESS) – Proseguono le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura di Messina, sul furto delle opere di Antonello da Messina al Museo regionale. Il MuMe oggi è rimasto chiuso e gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere interne e quelle delle strade vicine.
Sono stati sentiti i quattro custodi in servizio la sera del colpo. Secondo una prima ricostruzione, ad agire sarebbero state almeno quattro persone: due entrate nel museo e due rimaste all’esterno. Dopo avere forzato una porta laterale, i ladri avrebbero portato via le tavole del Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte. Due delle opere sarebbero state poi abbandonate su un muretto lungo il viale Annunziata e ritrovate grazie alla segnalazione di una famiglia al 112.
Gli investigatori stanno verificando anche il funzionamento dell’allarme e i tempi della sua eventuale attivazione. Al vaglio inoltre le modalità della fuga: due sbarre della recinzione, vicino alla porta laterale, risultano allargate. La Procura indaga per furto pluriaggravato di opere d’arte.
– foto xr6 Italpress –
(ITALPRESS).

Kristensen “Atalanta club ambizioso, Sarri decisivo per la mia scelta”

Kristensen “Atalanta club ambizioso, Sarri decisivo per la mia scelta”

BERGAMO (ITALPRESS) – “Ho scelto l’Atalanta perchè conosco bene questa società, è un club con grande ambizione, ha raggiunto grandi risultati a livello europeo, ho pensato subito fosse la scelta giusta per me”. Thomas Kristensen è arrivato a Bergamo dopo una trattativa lampo – all’Udinese 22 milioni più 3 di bonus e il 10% sulla plusvalenza – e la pesante eredità lasciata da Berat Djimsiti, trasferitosi nei giorni scorsi in Arabia Saudita. Oggi la presentazione al centro sportivo ‘Bortolottì di Zingonia: “Sono stati giorni molti impegnativi, mi sono sentito subito ben accolto da tutti, anche i miei nuovi compagni sono stati fantastici. Il nostro obiettivo è conoscere questo nuovo modulo di gioco, cercherò di dare il mio contributo e fare il meglio possibile”. L’ex difensore bianconero ha poi parlato della sua scelta di sposare il progetto nerazzurro: “Sarri? Le sue squadre sono molto organizzate, tutti sanno cosa fare. Questo è un club molto ambizioso, è un grande allenatore, ha avuto una grande influenza sulla mia scelta, è un allenatore internazionale e sa come migliorare il reparto difensivo”.
Spazio anche a quelli che saranno gli obiettivi stagionali della nuova Dea: “Faremo il meglio che possiamo fare in tutte e tre le competizioni, giovedì ci sarà il primo scoglio importante, sarà una gara fondamentale”, riferendosi alla doppia sfida contro l’Hapoel Tel-Aviv, valida per gli spareggi di Conference League. Kristensen ha ritrovato in nerazzurro Lazar Samardzic, compagno ai tempi del suo primo anno in Friuli: “Sì, ho conosciuto Lazar durante il mio primo anno con l’Udinese, è un piacere per me averlo seguito qui, ha grande qualità, è una persona speciale. Ci siamo sentiti e siamo rimasti in contatto, sono molto felice di averlo ritrovato. Idolo? Nella mia posizione non ho un punto di riferimento, da bambino giocavo centrocampista e il mio idolo era Yaya Tourè. Nel mio ruolo Van Dijk è uno dei migliori”.
Durante la conferenza stampa è intervenuto anche il direttore sportivo Cristiano Giuntoli: “Kristensen? E’ stata una trattativa repentina per via della cessione di Berat Djimsiti che ci ha chiesto di andar via, non potevamo dire di no dopo tutto quello ha fatto per il club. E’ un ragazzo molto giovane, pensiamo possa fare molto bene. Abbiamo preso l’allenatore più conteso sulla piazza, è un allenatore capace e credibile, pensiamo che Sarri possa rappresentare il nostro plus. Abbiamo preso un regista come Gaetano, abbiamo fatto uno sforzo per allungare il contratto di Ederson, un calciatore ambito da grandi club in Europa, e per ultimo è arrivato Kristensen, questo è stato il percorso finora”. Sul mercato ha poi specificato: “Vogliamo essere reattivi e attenti, per ogni occasione, vogliamo cominciare un percorso e farlo nel migliore dei modi. Pensiamo ci voglia del tempo per mettere a posto un pò di cose, chiediamo pazienza al nostro popolo e al nostro pubblico”.
– foto Pia/Italpress –
(ITALPRESS).

Trump “Israeliani non colpiscano Gaza, Hamas ha accettato di deporre le armi”

Trump “Israeliani non colpiscano Gaza, Hamas ha accettato di deporre le armi”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Gli israeliani “non dovrebbero condurre attacchi a Gaza” perchè Hamas ha “accettato di deporre le armi”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intervistato dall’emittente Fox News.
“Abbiamo un nostro rapporto con Hamas”, ha detto Trump. “Stanno consegnando le armi”, ha aggiunto.

(ITALPRESS).
-Foto Ipa Agency –

Ucraina, Kallas annuncia sanzioni a Mosca mentre non si fermano gli attacchi

Ucraina, Kallas annuncia sanzioni a Mosca mentre non si fermano gli attacchi

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Pesanti attacchi con droni hanno colpito l’Ucraina nella notte, in particolare nei distretti di Kryvyi Rih, Zaporizhzhia e Sumy, provocando morti tra i civili.
Vittime fra i civili si segnalano anche a Belgorod, in Russia, a seguito degli attacchi condotti dalle forze ucraine nelle ultime ore. Il ministero della Difesa russo ha reso noto che sono stati abbattuti 822 droni in tutto il Paese nel corso della notte.
Intanto l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dll’Ue, Kaja Kallas, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt che sono in fase di messa a punto delle nuove sanzioni contro Mosca. Kallas ha annunciato che in autunno presenterà “la più ampia lista di sanzioni dall’inizio della guerra” e, se approvata, questa lista aumenterebbe di un terzo il numero di persone, aziende e organizzazioni russe sottoposte a misure restrittive. “Le sanzioni Ue sono costate finora molto alla Russia e hanno già sottratto alla sua macchina da guerra oltre mille miliardi di euro”, ha osservato Kallas, aggiungendo che “la pressione deve essere aumentata finchè la Russia non porrà fine alla guerra”. La responsabile della diplomazia europea ha definito “terrorismo sistematico” gli attacchi contro civili e infrastrutture ucraine e ha denunciato una crescente attività ibrida russa: “Sabotaggi, spionaggio e attacchi informatici sono nella maggior parte dei casi riconducibili a Mosca”. Per Kallas, anche le recenti violazioni dello spazio aereo sul fianco orientale mostrano una crescente propensione russa al rischio: “Se reagiremo in modo troppo debole, vedremo ancora più incidenti di questo tipo”.
Alla dimensione securitaria si accompagna una riflessione sull’architettura diplomatica europea: “Il mondo sta cambiando più rapidamente e l’Ue deve cambiare con esso”, ha osservato, chiedendo decisioni più rapide, meno duplicazioni istituzionali e maggiore coordinamento tra diplomazia, commercio, cooperazione e missioni europee. Sul Medio Oriente, Kallas ha indicato infine nella riapertura dello Stretto di Hormuz una priorità strategica: “Il mondo sta pagando un prezzo elevato per la chiusura dello stretto. La libertà di navigazione deve restare garantita e non deve essere gravata da tasse”.
(ITALPRESS).

Trump riduce le esercitazioni con la Corea del Sud, “Pyongyang rispettosa”

Trump riduce le esercitazioni con la Corea del Sud, “Pyongyang rispettosa”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “In virtù del mio ottimo rapporto con Kim Jong Un, presidente della Corea del Nord, non sono contento del fatto che gli Stati Uniti abbiano, già da tempo, accettato di partecipare alle esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un messaggio su Truth, precisando di avere disposto una riduzione delle esercitazioni militari con la Corea del Sud. “Queste esercitazioni non solo sono costose, con gran parte dei costi a carico degli Stati Uniti (come al solito!), ma inviano un segnale totalmente inappropriato e ostile a un Paese che, fin da quando Donald J. Trump è stato presidente, si è sempre dimostrato non minaccioso e rispettoso. Pertanto, e dato che ormai è troppo tardi per annullarle, ho incaricato il segretario alla Guerra, Pete Hegseth, di ridurre sostanzialmente le esercitazioni militari congiunte”, ha scritto il capo della Casa Bianca. “Anche se in qualche modo non correlato (?), di recente ho chiesto al presidente della Corea del Sud se volesse unirsi a noi nella denuclearizzazione della Repubblica Islamica dell’Iran, e mi hanno risposto: No, grazie”, ha concluso Trump.
(ITALPRESS).
-Foto Ipa Agency-

Don Alfonso Velonà festeggia i 48 anni di sacerdozio e i 45 come responsabile delle case famiglia per disabili, anziani, donne con diffocoltà, minoriUna vita dedicata ai più fragili

Grande festa per Don Alfonso Velonà, che ha celebrato il 48° anniversario di ordinazione sacerdotale e i 45 anni alla guida delle case famiglia del territorio. Presidente della UALSI (Unione Amici di Lourdes e Santuari Italiani), don Alfonso rappresenta da decenni un punto di riferimento fondamentale nell’assistenza a disabili, anziani, minori e donne in difficoltà.
La vocazione sociale di Don Alfonso nasce da un dramma personale: la scomparsa del fratello Adolfo, ad appena 21 anni, in un incidente stradale. Un dolore transformato in una missione di vita, dando vita alla prima casa accoglienza per chi non aveva una famiglia.
Oggi la Ualsi ha dato vita a ben sette strutture tra Botricello e Cropani — tra cui la Residenza Sanitaria Assistenziale, la Casa Protetta “Mons. Andrea Stanizzi”, la Casa Famiglia “S. Francesco di Paola”, il centro “Dopo di Noi – Maria SS.ma di Costantinopoli”, i gruppi appartamento e le comunità di accoglienza per minori e minori stranieri non accompagnati, oltre alla Cooperativa Sociale “Velonà”.
Un’opera colossale che non solo garantisce cure e dignità a persone con disabilità e a tanti altri ospiti, ma costituisce anche un importante motore di occupazione e sviluppo socio-economico per l’intero comprensorio. Ben 225 ospiti e 203 dipenti otre le cooperative mensa, lavenderia ed altre!
Nel corso dei festeggiamenti, circondato dall’affetto di collaboratori e operatori, Don Alfonso ha ripercorso le tappe di questo lungo cammino, ricordando le tante sfide superate e guardando già al futuro: tra i prossimi obiettivi, la realizzazione di una fattoria sociale dedicata ai ragazzi con disabilità.
Un esempio straordinario di dedizione, responsabilita e amore verso il prossimo, senza il quale il territorio si troverebbe privo di presidi di solidarietà essenziali.

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San Vito, dieci anni di “Sonati Vicinu”: quando un festival diventa parte della biografia di un paese

In piazza Marconi Natalia Ceravolo e Francesco Pungitore hanno ripercorso con il direttore artistico Francesco Denaro e il team della manifestazione un decennio di idee, fatiche e visioni. Dal racconto degli inizi alla necessità di costruire una rete territoriale: il festival entra nella sua decima edizione mostrando di aver prodotto non soltanto eventi, ma un diverso modo di abitare culturalmente i luoghi

Ci sono manifestazioni che si misurano contando le edizioni e altre per le quali, a un certo punto, il numero non basta più. Perché nel frattempo sono entrate nella biografia di un luogo, ne hanno modificato il lessico, le attese, perfino la percezione che una comunità possiede di se stessa. La decima edizione di “Sonati Vicinu” appartiene ormai a questa seconda categoria. È quanto emerso dall’incontro che, in piazza Marconi a San Vito sullo Ionio, ha accompagnato la presentazione della X edizione del festival. La scrittrice Natalia Ceravolo e il giornalista Francesco Pungitore hanno dialogato con il gruppo (Jessica D’Amato, Patrizia Macrì, Francesca Paolinelli) che in questi anni ha costruito la manifestazione, guidato dal direttore artistico Francesco Denaro, provando però a sottrarre la serata alla facile liturgia dell’anniversario. Più che celebrare un traguardo, si è cercato infatti di capire che cosa sia accaduto in questi dieci anni. Nato nel 2017, “Sonati Vicinu” si definisce un festival di cultura e comunità e individua nella relazione tra musica, narrazione, vissuto dei luoghi e appartenenza uno dei propri nuclei originari. Lo stesso gruppo organizzatore racconta il progetto come uno spazio nato dall’esigenza di coltivare la vita culturale di San Vito e del comprensorio, mettendo in relazione persone rimaste, partite e ritornate. Dietro una definizione ormai consolidata, tuttavia, durante l’incontro sono tornati alla luce gli anni in cui tutto questo consolidato non era affatto. Denaro e il team hanno raccontato la fatica degli inizi, il lavoro spesso invisibile che precede ogni appuntamento pubblico, i dubbi, gli entusiasmi, gli errori e quella particolare forma di ostinazione senza la quale difficilmente un progetto culturale riesce a sopravvivere per un decennio in un piccolo centro. Prima di diventare esperienza concreta, “Sonati Vicinu” è stato osservazione: lo sguardo rivolto ad altri festival, la curiosità verso modelli differenti, la domanda su quanto di quelle esperienze potesse essere reinterpretato dentro una realtà come San Vito. Non una semplice imitazione, dunque, ma un processo di traduzione culturale. Ed è forse proprio qui che si trova una delle ragioni della sua durata. Un festival non mette radici quando viene semplicemente trasferito in un luogo; le mette quando quel luogo comincia a trasformarlo e, contemporaneamente, a esserne trasformato. Gli aneddoti emersi nel corso della conversazione hanno restituito anche la dimensione più umana di questa storia: episodi, incontri, imprevisti, persone passate sul palco o dietro le quinte. Ma il racconto della memoria non ha assunto il tono nostalgico dell’album di famiglia. È diventato piuttosto materiale per interrogare il futuro. Che cosa deve diventare adesso Sonati Vicinu? È probabilmente questa la domanda più interessante lasciata dalla serata. Dopo dieci anni, infatti, il rischio di ogni esperienza culturale è quello di trasformare la propria identità in una formula. L’esigenza emersa a San Vito sembra invece opposta: continuare a cambiare senza disperdere ciò che è stato costruito. E soprattutto superare definitivamente una concezione della cultura come sommatoria di appuntamenti estivi. Da questo punto di vista assume un significato preciso il tema della rete territoriale. Gli eventi “off”, che hanno preceduto il programma centrale della decima edizione, dichiarano già nella loro struttura la volontà di allargare geograficamente e culturalmente il perimetro della manifestazione. Ma la rete, se vuole essere qualcosa di più di una parola ricorrente nel vocabolario della progettazione culturale, richiede una visione: significa riconoscere che i piccoli centri non possono continuare a pensarsi come isole che organizzano ciascuna il proprio evento, bensì come parti di uno stesso paesaggio culturale. È una questione che riguarda il futuro stesso delle aree interne. Non soltanto portare pubblico da un paese all’altro, ma mettere in circolo narrazioni, competenze, artisti, memorie e luoghi. Anche il racconto delle locandine realizzate da Francesco Totino nelle diverse edizioni ha mostrato quanto la costruzione di un festival non coincida con ciò che accade sopra un palco. C’è un pensiero visivo che precede l’evento, un’immagine che ogni anno deve condensarne il tema e trasformarlo in segno. La grafica, in questo senso, smette di essere semplice comunicazione promozionale e diventa parte dell’opera: archivio iconografico di un percorso culturale. E poi ci sono i volti. In dieci anni sono stati numerosi i personaggi che hanno attraversato Sonati Vicinu, lasciando parole, musica, riflessioni, provocazioni. Artisti e intellettuali che non sono stati soltanto “ospiti”, ma elementi di una sedimentazione progressiva. Perché la cultura produce i suoi effetti più profondi proprio quando ciò che accade in una sera non termina con quella sera. È qui che la decima edizione suggerisce forse la chiave interpretativa più interessante. Sonati Vicinu è diventato un evento performativo. Non soltanto nel significato artistico del termine, ma in quello più radicale: qualcosa che, accadendo, produce una trasformazione. Esiste una San Vito precedente a questa esperienza e ne esiste ormai una successiva. Non perché un festival possa risolvere i problemi strutturali di un territorio o invertire da solo le dinamiche demografiche e sociali dei piccoli borghi. Sarebbe una retorica tanto rassicurante quanto falsa. Ma perché dieci anni di continuità culturale modificano inevitabilmente l’immaginario collettivo. Generano aspettative. Creano memoria. Rendono possibile ciò che prima appariva improbabile. E soprattutto dimostrano che anche un piccolo centro può non limitarsi a essere scenario della cultura, ma diventare luogo nel quale la cultura viene pensata e prodotta. Forse è questo il significato più profondo di quel “vicinu” contenuto nel nome della manifestazione. Non soltanto una prossimità geografica, ma la costruzione di una vicinanza tra persone, linguaggi, generazioni e paesi. Dopo dieci anni, allora, la domanda non è più se Sonati Vicinu sia riuscito a diventare un festival. La domanda, molto più impegnativa, è che cosa saprà fare adesso del patrimonio immateriale che ha generato. Ed è proprio da questa domanda, più che dall’anniversario, che sembra cominciare la sua seconda storia.

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