Poesia dialettale e comunità: Accussì chiude la rassegna culturale nel segno della tradizione




Nel castello di Squillace, la sera del 26 agosto, la rassegna culturale dedicata al Maestro Giacinto Cuccunato ha chiuso la sua edizione con un appuntamento interamente rivolto alla poesia dialettale, trasformando l’antico maniero in un luogo di ascolto, memoria e partecipazione. L’iniziativa, curata dall’associazione Accussì Aps, con il patrocinio del Comune di Squillace, dell’Università della Calabria e della Pro loco, ha richiamato un pubblico numeroso e attento, segno di quanto il dialetto continui a essere una radice viva della comunità. A introdurre la serata è stato il presidente del sodalizio squillacese Sardo Bruzzese, seguito dai saluti istituzionali dell’assessore al turismo Natascia Mellace e dagli interventi del past president della Pro loco Sandro Mauro, di Dina Cuccunato, figlia del compianto prof. Giacinto, dell’attore catanzarese Enzo Colacino e del professore Luciano Romito, ordinario di Glottologia e Linguistica all’Università della Calabria. Proprio Romito ha offerto la riflessione centrale, cioè la scrittura come forma di preservazione del dialetto, un ponte tra ricerca accademica e vita quotidiana, capace di portare la lingua della tradizione dentro la comunità e di mostrarne la sorprendente capacità di raccontare il presente. Un tema che apre naturalmente alla discussione su scrittura dialettale e sul ruolo delle parole come custodi di identità. La serata è stata scandita da un susseguirsi di voci provenienti da diversi centri del territorio, in un mosaico di letture, interpretazioni e testimonianze. Colacino ha dato avvio alle letture con poesie e brani di Bebè Castagna, Giovanni Patari e Ferruccio Fregola. Da Borgia sono intervenuti Rocco Chiera e Rocco Antonio Vonella; da Girifalco, Rocco Cristofaro accompagnato dal mentore prof. Pino Vitaliano; da Gasperina, Gianni Lupica e Giovanna Messina con testi di Antonio Pisano e Cenzu Grande; da Gagliato, Antonio Fodaro con il mentore prof. Giulio De Loiro; da Badolato, Cecè Serrao; da Vallefiorita, Pietro Olivadoti. Squillace ha portato sul palco Enzo Vaccaro, il mentore Salvatore Taverniti con poesie di Franco Mercurio, e Seby Spanò, che ha letto le liriche del padre Totò Spanò, poeta dialettale e storico conduttore radiofonico, ricordato con commozione. Il risultato è stato un incontro intenso, capace di unire generazioni, paesi e sensibilità diverse sotto il segno della parola dialettale. Una serata che ha confermato il valore culturale della rassegna e la sua capacità di custodire e rilanciare i dialetti calabresi, trasformando la poesia in un gesto di comunità e di appartenenza.
Carmela Commodaro
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