Restare: il coraggio di non fuggire più. Presentato a Squillace il romanzo di Danilo Conti

Nel castello di Squillace, grazie al patrocinio del Comune, il 22 agosto, è stato presentato “Restare. Smettere di vivere in difesa”, romanzo psicologico di Danilo Conti che indaga la fragilità maschile contemporanea. I saluti istituzionali sono stati portati dall’assessora comunale al Turismo Natascia Mellace, mentre l’attore Giuseppe Zavaglia ha letto alcuni brani, accompagnati dalle riflessioni dell’autore. Conti racconta la storia di Nicodemo Barone, 34 anni, cresciuto con l’idea che tenere le relazioni in superficie fosse l’unico modo per non soffrire. L’immagine infantile dei genitori in crisi, osservata sui gradini di casa, ha generato in lui una postura difensiva fatta di controllo e distanza. Il romanzo segue la sua lenta trasformazione: la separazione, la paternità condivisa, l’amore che cambia forma, la malattia del padre, la vulnerabilità della madre, fino alla conquista di una “casa intera”, emotiva e identitaria. Nel dialogo con la giornalista Carmela Commodaro, Conti ha spiegato come Nicodemo non sia solo un individuo, ma un archetipo della fragilità maschile di oggi. La sua difesa emotiva nasce da meccanismi psicologici comuni: paura del fallimento, timore dell’abbandono, incapacità di sostenere le crepe della vita. La paternità diventa il punto di svolta che incrina la corazza, mentre le figure di Claudia ed Elena rappresentano due modi diversi di amare: uno che chiede protezione, l’altro che invita alla maturità. Oggetti e simboli (la tazza scheggiata, le scale, i silenzi) diventano metafore di una crescita che procede per piccoli gesti. Conti rivendica una narrativa che non urla, ma osserva: una scrittura che dà voce a uomini reali, alle loro paure quotidiane, alla “solitudine buona” che permette di ricostruirsi. Restare, spiega l’autore, è un atto di coraggio, perché significa scegliere la presenza, non vivere più in difesa, abitare le proprie fragilità senza fuggire. È un messaggio che parla a chiunque abbia imparato a proteggersi troppo. La serata si è chiusa con un gesto semplice e significativo: l’autore ha invitato il pubblico a scrivere le proprie impressioni su un registro, trasformando l’incontro in un dialogo condiviso, vivo, capace di restare.
Carmela Commodaro

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